Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE FRANCESE: “DOBBIAMO USARE LA CATASTROFE PER UNIRCI”
«Oggi ribadisco che noi siamo un popolo di costruttori e noi ricostruiremo la cattedrale, anche più bella, perchè possiamo farlo entro cinque anni. E dopo questo periodo dovremo riflettere e agire, ma non dobbiamo farci portare via dalla fretta. Perchè io capisco l’impazienza di chi vorrebbe agire dopo la crisi, però bisogna anche pensare alla storia, dobbiamo usare la catastrofe per unirci».
Sono le parole del presidente francese Macron questa sera in diretta nel discorso alla nazione all’indomani dell’incendio che ha devastato parte di Notre Dame de Paris.
Al termine della ricostruzione di Notre Dame, per la quale il presidente francese ha indicato una durata di cinque anni, «diventeremo migliori di quel che eravamo», avendo messo in piedi «un progetto umano, che riguarda uomini e donne».
«Mi rivolgo a tutte le persone che amano Parigi – ha sottolineato, concludendo – condivido il vostro dolore e la vostra speranza: riusciremo nell’impresa.
(da “La Stampa”)
argomento: emergenza | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
MA GLI IMPRENDITORI NON SI TOGLIEVANO LA VITA SOLO CON I GOVERNI PRECEDENTI? ORA SULLA COSCIENZA LI HANNO SALVINI E DI MAIO, NON E’ CAMBIATO NULLA
“Per anni, in attesa di una positività alla quale non credo più. Ed allora queste brevi parole per
giustificare un passaggio terreno che non può ridursi ad una supina ed inerme accettazione degli eventi”.
Con queste parole, riportate in una lettera d’addio, Riccardo Morpurgo, imprenditore edile 64enne di Senigallia, ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a suicidarsi.
La lettera, destinata alla famiglia, è stata inviata dalla stessa ad alcune testate, con l’invito a renderla pubblica. La figlia l’ha letta ad amici e parenti al termine del funerale del padre: a motivare il gesto, le difficoltà di affrontare la crisi che ha investito il settore edile.
Si legge sul Messaggero
Una crudele, sfinente ed umiliante alternanza tra illusione e repentina disillusione, tra fiduciosa, e finalmente luminosa, speranza ed immediata cocente delusione, e così per anni, in attesa di una positività alla quale non credo più. Ed allora queste brevi parole per giustificare un passaggio terreno che non può ridursi ad una supina ed inerme accettazione degli eventi: lo debbo ai miei figli ed a mia moglie che mi hanno sempre gratificato di una cieca fiducia e che certo non approveranno, lo debbo ai miei collaboratori, tutti ragazzi eccezionali che certamente hanno pieno diritto ad un futuro meno funereo di quello che invece si vuole loro prospettare, lo debbo ai miei tanti amici cari che molto patiranno, lo debbo a me stesso che della onestà , dell’etica, professionale e non, della libertà e giustizia sociale ho fatto un credo incrollabile
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
SPESE PERSONALI ATTRIBUITE AL GRUPPO REGIONALE… A BREVE CI SARA’ ANCHE LA SENTENZA AL PROCESSO PENALE, SIA PER LUI CHE PER IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA RIXI (RICHIESTI 3 ANNO E 4 MESI DI CARCERE)
I giudici della Corte dei Conti della Liguria, nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette `Spese pazze’ in Regione, hanno condannato l’attuale senatore della Lega Francesco Bruzzone a risarcire oltre 33 mila euro.
Le rendicontazioni prese in considerazione dalla procura contabile e contestate a Bruzzone sono quelle del 2008, quando lo stesso Bruzzone era consigliere regionale dell’allora Lega Nord.
La procura contestava a Bruzzone le spese giudicate non inerenti all’attività istituzionale, come quelle di acquisto o noleggio di attrezzature, spese di trasporto, rimborsi per convegni o seminari.
In alcuni casi, la documentazione delle spese non riportava l’indicazione del beneficiario, in altri, invece, l’intestazione risultava aggiunta dallo stesso utilizzatore oppure non riportava alcuna motivazione istituzionale.
I giudici contabili hanno accolto totalmente la tesi della procura, condannando Bruzzone a risarcire gli oltre 33 mila euro di spese giudicate illegittime.
In attesa della sentenza del tribunale penale che vede imputati sia Bruzzone che il sottosegretario Rixi (condanna richiesta a 3 anni e 4 mesi per peculato)
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA MELONI VITTIMA DELL’ODIO CHE HA DIFFUSO… I SOVRANISTI DELLA CRISTIANITA’ PENSANO SOLO AI CAZZI E AI SOLDI LORO
«Ricostruiremo Notre Dame e la ricostruiremo insieme. Siamo tutti mobilitati: Fratelli d’Italia
parteciperà alla raccolta fondi e presenterà in Parlamento una mozione per impegnare il Governo italiano a contribuire e a mettere a disposizione le nostre migliori energie».
Giorgia Meloni ha passato gli ultimi mesi ad attaccare Emmanuel Macron con la bufala del Franco CFA che ci riempie di immigrati.
In altre occasioni ha spiegato — dimenticandosi di aver votato la mozione sulla guerra in Libia — agli elettori di destra che se i migranti vogliono venire in Italia è colpa dei francesi che hanno voluto la guerra in Libia.
Oggi la Meloni lancia messaggi di pace oltralpe, perchè c’è da ricostruire un simbolo della cristianità e come si suol dire Parigi val bene una messa.
Su Internet il passo da regina dei sovranisti italiani a paladina della cristianità europea il passo è breve e occupa giusto lo spazio di un Tweet.
Ma per i veri sovranisti, quelli che per anni si sono abbeverati alla fonte della propaganda di Fratelli d’Italia, si tratta di un boccone duro da mandare giù.
In fondo ieri la Meloni cinguettava sulla sinistra italiana «ormai lontana dagli ultimi e asservita alla Francia e a Bruxelles».
A febbraio a Di Martedì invece dichiarava che «ci siamo fatti insultare da Macron e i senatori del Pd hanno mandato una lettera di scuse per le azioni del governo. Nelle altre nazioni cose del genere non succedono perchè i politici sono con il popolo». Per tacere di quando Fratelli d’Italia attaccava la Francia (e Gentiloni) con la storia del trattato di Caen e del mare italiano “rubato” dai francesi.
Chiaro che sentire dire dalla Meloni che bisogna aiutare proprio loro i francesi è una cosa che fa stare male. Dove è finito l’orgoglio nazionale italico? Non è forse Roma — e non Parigi — la capitale d’Italia? E così i follower meloniani sono rimasti assai spiazzati dall’apertura della leader di FdI nei confronti della Francia.
Un conto è la solidarietà , quella gratis dei tweet e dei messaggi, un conto è quella che costa.
Ecco che i sovranisti scendono in campo per impartire una bella lezione di populismo e sovranismo a quella che vorrebbe essere a capo della coalizione sovranista italiana.
Perchè dare soldi ai francesi quando loro non ci hanno mai aiutato quando si è trattato delle nostre disgrazie? Non è vero perchè aziende francesi hanno donato fondi per la ricostruzione post-sisma del 2016 ed Europarlamentari francesi hanno votato a favore della mozione europea a favore delle popolazioni colpite dal terremoto (Salvini invece non era in Aula).
Non manca un po’ di sana retorica anticlericale — che ti aspetteresti da quei mangia preti dei bolscevichi e non dai timorati di Dio della destra italiana — di quella che dice che siccome Notre-Dame è di proprietà della Chiesa se la pagasse il Papa. Però la Cattedrale è di proprietà dello Stato francese.
La Meloni chiede soldi per ricostruire Notre-Dame? Perchè non si preoccupa degli italiani e dei terremotati che vivono ancora nelle tende (con gli immigrati negli hotel!).
E che senso ha ricostruire Notre-Dame dal momento che è un falso storico?
Chissà se questi italiani sono gli stessi che parlano dell’assalto ai valori e alle tradizioni millenarie dell’Europa cristiana. Probabilmente i simboli e le “radici” fanno comodo solo quando possono essere evocati (è gratis!) e non quando devono essere restaurati.
Eppure Notre-Dame rappresenta proprio questo: uno dei simboli dell’Europa cristiana. Ed è per questo che la Meloni vuole partecipare alla ricostruzione. Ma è difficile spiegare l’esistenza di valori europei condivisi quando si è sovranisti.
C’è il sovranista che ci spiega che «uno stato sovrano dovrebbe essere in grado di effettuare in sicurezza le opere di restauro, di tutelare il proprio patrimonio artistico e culturale, ma soprattutto di rimettersi in piedi».
No agli aiuti dall’estero che minano la nostra sovranità ! E poi magari dopo la ricostruzione consentiranno ai musulmani di pregare sul sagrato come è successo in piazza Duomo a Milano. Quasi quasi è meglio farci un parcheggio.
Gli elettori della Meloni hanno imparato così bene la lezione del “prima gli italiani” che sanno bene che la solidarietà non gode del diritto di libera circolazione e il confine nazionale rappresenta un ostacolo insormontabile. In fondo che differenza c’è tra l’usare i soldi degli italiani per aiutare i migranti ed usarli per aiutare quei traditori dei francesi? Meloni è stata bravissima nel creare dei nemici, il problema è che una volta creato l’avversario è difficile far capire quando lo si può aiutare.
La logica binaria del sovranismo è fatta tutta di contrapposizioni noi/loro, italiani/stranieri, disgrazie nostrane versus disgrazie altrui.
Cosa ha fatto la Francia dopo la caduta del Ponte Morandi, chiede uno dimenticando che in quella tragedia morirono anche dei ragazzi francesi.
«I nostri soldi li impegniamo per i terremotati» scrive uno, e un’altra gli fa eco «capisco il gesto simbolico ma se vogliamo fare qualcosa mettiamo al centro dell’attenzione la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto».
Non è solo un problema di soldi, quelli si trovano sempre. È un problema di solidarietà , che manca. Quella sovranista è a senso unico, è una solidarietà a sovranità limitata. E ora la Meloni si gode i frutti delle sue campagne d’odio.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA DIRETTIVA AD PERSONAM DI SALVINI CONTRO “MARE JONIO” E’ SEGNO CHE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE E’ ALLA FRUTTA
Apprendiamo che il Viminale ha dedicato, nella sua intensa attività di produzione di “direttive ad navem”, una nuova direttiva interamente dedicata alla nostra nave, Mare Jonio, salpata per la seconda missione del 2019 il 14 aprile scorso.
La direttiva appare scritta come se il Governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispettivi obblighi internazionali nè alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese nè a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018). Forse dovrebbero parlarsi tra Ministeri: la Ministra della Difesa italiana ha appena affermato infatti che “con la guerra non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati si accolgono”.
Nelle considerazioni introduttive della direttiva in questione, si leggono una serie di slogan di propaganda, oltre che un elenco di bugie, peraltro relative a eventi al momento sotto l’attenzione della Procura di Agrigento nel corso dell’indagine che ci riguarda e che abbiamo accolto offrendo tutta la nostra collaborazione. Sappiamo infatti di avere sempre rispettato i diritti e il diritto, cosa che i governi europei, e il nostro in particolare, dovrebbero cominciare a fare in relazione a quanto avviene nel Mediterraneo Centrale.
La direttiva dice che la nostra presenza in mare sarebbe un incentivo per chi lascia la Libia: bisognerebbe appunto ricordare al Viminale che in Libia c’è una guerra, e che in ogni caso, come l’ONU e l’UE non perdono occasione di ricordare, quel paese non è mai stato un porto sicuro, ma piuttosto il teatro di “indicibili orrori”, stupri quotidiani, torture, esecuzioni sommarie per tutti i migranti, inclusi i bambini.
La direttiva dice che rischiamo di favorire l’ingresso di pericolosi terroristi.
Auspichiamo che, una volta sbarcate nel porto più sicuro le persone eventualmente soccorse, questo governo sia in grado di effettuare tutte le indagini necessarie a garantire la sicurezza pubblica, ricordando però che i terroristi solitamente non viaggiano su barche che in un caso su tre affondano, ma che hanno ben altri mezzi per spostarsi.
La direttiva dice che avremmo rifiutato il coordinamento SAR di autorità straniere legittimamente responsabili. Ricordiamo che nel nostro soccorso avvenuto il 18 marzo, nessuna autorità ci ha ordinato alcunchè, se non di stare lontani 8 miglia da un punto dal quale siamo rimasti ben più distanti per tutto il tempo.
In ogni caso, ci auguriamo che la direttiva non faccia riferimento all’autorità libica, poichè in questo caso, si tratterebbe di una istigazione a delinquere: se già in precedenza era un reato riportare in Libia le persone soccorse, oggi, con la guerra in corso, è un’affermazione semplicemente criminale.
La cosiddetta guardia costiera libica, su delega e finanziamenti italiani, ha catturato per anni le persone in mare riportandole in quell’inferno e rimettendole in mano ai trafficanti, contrastati di fatto solo dalla presenza delle navi della società civile, le uniche a strappare le persone soccorse dalle mafie criminali. Sempre in relazione all’evento del 18 marzo, contrariamente alle menzogne riportate dalla direttiva,
ricordiamo di avere fatto rotta verso l’Italia, obbedendo linearmente a quanto previsto dal diritto internazionale, in quanto Lampedusa era il porto sicuro più vicino per i naufraghi soccorsi.
La direttiva ci accusa infine di volere condurre nuovamente le stesse attività : lo confermiamo.
Siamo di nuovo nel Mediterraneo, grazie alle tantissime realtà e persone che ci sostengono, per continuare nella nostra missione di monitoraggio e denuncia della violazione dei diritti umani, senza sottrarci mai all’obbligo giuridico ed etico di salvare le vite in pericolo e portarle in salvo.
Ci atterremo, nel farlo, esattamente come chiede la direttiva, alle vigenti norme nazionali e internazionali, cosa che implica l’impossibilità di fare alcun riferimento alla Libia, certi che anche l’illegittimità della sua zona SAR sarà presto definitivamente riconosciuta.
Diffidiamo altresì chiunque, e nella fattispecie il Ministro dell’Interno italiano, dal mettere in atto comportamenti che violino le leggi nazionali ed internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e di obbligo di salvataggio in mare.
Mediterranea
argomento: emergenza | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
TONINELLI: “BASTA POLITICA PORTI CHIUSI, BISOGNA COINVOLGERE L’EUROPA”
Matteo Salvini ripete il suo mantra delirante ogni giorno: “Chi parte dalla Libia non è un rifugiato”. 
Ma dal fronte 5Stelle, per il secondo giorno di seguito, fioccano le prese di distanza. A parlare oggi è lo stesso premier, Giuseppe Conte. Che dice: “La politica sull’immigrazione dell’Italia non si è mai ridotta a porti aperti sì o porti aperti no. Questa è una semplificazione bellissima per il grande pubblico, ma chi la segue può scoprire che la politica italiana sull’immigrazione è molto più complessa”.
Anche Danilo Toninelli lascia capire che la politica dei porti chiusi non è più adeguata. Mentre la responsabile della Difesa, Elisabetta Trenta, è la più dura. “Non ho tempo di vaneggiare come fa qualcun altro”, dice con intento polemico. E sembra proprio riferirsi al Viminale.
Tutto questo mentre il ministro dell’Interno “avverte” la nave Mare Jonio che non tollererà violazioni della normativa nazionale e internazionale (cioè quelle che è lui a violare)
Dal fronte 5Stelle stamattina parla Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, cioè colui che dovrebbe avere la competenza sui porti. E parla una lingua diversa rispetto al ministro dell’Interno. “Sicuramente solo chiudere i porti non basta più: devono essere aperti gli altri confini e la parola d’ordine è cooperazione”, ha detto ospite di Radio anch’io.
E ancora, sempre riferendosi all’aggravarsi della crisi in Libia: “Se dovessero arrivare migliaia di richiedenti asilo non può bastare l’approccio porti chiusi, se cambia la situazione dobbiamo andare a bussare alla porta agli altri Paesi. L’Italia deve tornare al centro dell’attenzione e l’emergenza migranti deve essere il fulcro del dibattito europeo”.
Quindi i porti italiani a quel punto sarebbero ‘aperti’ “come quelli degli altri paesi europei”, spiega.
E Luigi Di Maio aveva attaccato direttamente Salvini per le sue alleanze. “Non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle”.
Sull’inchiesta Sea Watch, che lo vede sotto indagine insieme a Salvini, Di Maio e Conte, Toninelli dice: “Non me la vendo come una medaglia al valore, come fa Salvini”
Ieri Luigi Di Maio era stato ancora più netto. “Sono indagato, ma non mi sento Napoleone”, aveva detto smarcandosi dal capo del Viminale.
Sulla politica dei porti chiusi, ieri era arrivata la dichiarazione tranchant della ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. “Se si dovesse arrivare alla guerra, non avremmo migranti ma rifugiati. E devono essere raccolti”.
Frasi che avevano scatenato l’irritazione di Salvini. Oggi Trenta puntualizza, seccata: “Ho evidenziato i possibili sviluppi che potrebbero esserci da un eventuale inasprimento delle tensioni in Libia. È un dovere di un ministro informare i cittadini. Poi la scelta spetta agli italiani: si può scegliere di essere presi in giro o meno”. E infine, con una chiusura al veleno: “Non ho tempo di vaneggiare come fa qualcun altro, preferisco lavorare”.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
LO DIFENDE DA CHI LO INSULTA SU FB: “GLI AVVERSARI POLITICI VANNO BATTUTI CON LA FORZA DELLE IDEE, NON CON LA VIOLENZA, NON ACCETTO QUESTI COMMENTI SULLA MIA PAGINA”
La difesa dei principi prima di tutto, nonostante il suo avversario politico prosegua nel portare avanti un atteggiamento social completamente opposto.
Laura Boldrini ha dato un insegnamento su come andrebbero gestiti i propri profili Twitter e Facebook, mettendo a tacere i suoi sostenitori che travalicano il senso della decenza scrivendo sotto ai suoi post commenti pieni di odio, irrazionali e al di fuori della sua battaglia sull’hate speech.
E per farlo prende le ‘difese’ anche del suo avversario (politico) Matteo Salvini.
Questa mattina, Laura Boldrini aveva twittato sul proprio profilo la notizia del bambino di Ferrara insultato dai suoi compagni di classe perchè ebreo. Alcuni di loro, infatti, lo avrebbero addirittura minacciato dicendo: «Quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni, ebrei di merda». Insomma, la deriva dell’odio con frasi pronunciate da coloro i quali dovrebbero rappresentare il futuro dell’Italia.
A questo tweet di Laura Boldrini, un utente — evidentemente fan della stessa ex presidente della
Camera, ma che non ha mai colto le battaglie contro l’odio sul web portata avanti dalla deputata di Leu — ha ben pensato di citare l’Olocausto e augurarlo a gente come Matteo Salvini, Giorgia Meloni e al giornalista Mario Giordano.
Parole piene di odio e fuori luogo che, invece di analizzare il problema in maniera cosciente e razionale, istigano ancora di più chiamando in causa altri personaggi.
Pochi minuti dopo, però, è stata la stessa Laura Boldrini a intervenire per zittire l’autore di quel commento (di cui abbiamo oscurato il nome), spiegando a tutti come il suo modo di fare politica non è nel vedere ‘nemici’, ma avversari politici che vanno sconfitti con la forza delle idee e non sputando odio.
Un atteggiamento completamente antitetico rispetto a quel che fanno Matteo Salvini, Luca Morisi e il resto della squadra social del leader della Lega che, attraverso le pagine del ministro dell’Interno portano avanti una propaganda fatta di gogna mediatica e chiamata agli insulti da parte dei suoi sostenitori, senza mai mettere a tacere commenti che augurano violenze e morte.
(da Globalist)
argomento: Costume | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO E TONINELLI DOVREBBERO RINUNCIARE ALL’IMMUNITA’ E SALVINI SAREBBE ALLE CORDE… MA PER FARE UN’OPERAZIONE DEL GENERE BISOGNA AVERE LE PALLE
Il caso Sea Watch 3 è diventato un’indagine per sequestro di persona nei confronti di Matteo Salvini,
Danilo Toninelli, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte.
E siccome questo è successo mentre Di Maio cerca di raccattare voti a sinistra tra i fessi al quadrato che gli crederanno magari per la seconda o terza volta, oggi il MoVimento 5 Stelle pensa di mandare Salvini a processo per la Sea Watch 3 dopo averlo incredibilmente salvato con la Diciotti:
L’aria è così elettrica che non tutti, nei 5 Stelle, sono pronti a scommettere che – se il caso Sea Watch approdasse in Parlamento – le cose andrebbero come nel caso Diciotti. Se il Tribunale dei ministri decidesse di rinviare alle Camere sia il leader della Lega sia Di Maio, entrambi indagati, la situazione cambierebbe di molto. Il leader del Movimento potrebbe giocare una carta devastante, evocando le parole pronunciate da Roberto Fico sul caso Diciotti: «Se toccasse a me, mi farei processare». Qualora Di Maio rinunciasse all’immunità per se stesso, difficilmente il suo partito potrebbe salvare Salvini. Anzi avrebbe tutto l’interesse a sfidarlo: «Noi affrontiamo il processo, loro scappano».
Ma c’è di più, raccontano Monica Guerzoni e Alessandro Trocino:
Ma se anche Di Maio non venisse rinviato alla Camera, i 5 Stelle potrebbero decidere di votare contro l’alleato. Non sono sfuggite le parole dette ai collaboratori ieri: «È curiosa la posizione di Salvini. Quando teme di essere processato dice che le cose si fanno insieme, quando invece è in campagna elettorale, dice che decide da solo sui porti».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
COMMOVENTE MOMENTO AL PROCESSO… TEDESCO: “SI SONO NASCOSTI PER 10 ANNI DIETRO LE MIE SPALLE”
“Mi dispiace”. Ha pronunciato queste due parole Francesco Tedesco, carabiniere imputato e superteste nel processo Cucchi, mentre stringeva la mano a Ilaria, la sorella del geometra romano morto nel 2009. Al termine dell’interrogatorio si è alzato e si è diretto verso la donna. Le ha teso la mano e ha pronunciato questa frase.
Davanti al giudice il carabiniere, che nei mesi scorsi ha rotto un muro di silenzio durato quasi dieci anni accusando i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo del pestaggio del ragazzo, ha continuato con le sue dichiarazioni. “Dopo il primo schiaffo, Stefano non ha avuto il tempo di lamentarsi, non ha gridato – ha detto in aula – È caduto in terra stordito e non ha urlato neppure dopo il calcio che gli è stato sferrato a terra. Poi, quando l’ho aiutato a rialzarsi, gli ho chiesto come stava e lui mi ha detto di stare tranquillo perchè era un pugile. Ma si vedeva che non stava bene”.
Poi un’accusa ai colleghi: “Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo si sono nascosti per dieci anni dietro le mie spalle. A differenza mia, non hanno mai dovuto affrontare un pm. L’unico ad affrontare la situazione e ad avere delle conseguenze ero io. In tutti questi anni l’unica persona che aveva da perdere ero io, ero l’unico minacciato”.
Tedesco ha parlato solo pochi mesi fa, ma era molto tempo che rifletteva sulla possibilità di raccontare la sua verità su quella sera: “Cominciai a maturare la convinzione di dover parlare il 30 luglio 2015, quando fui convocato dal pm”, ha anche spiegato Tedesco. Il carabiniere ha anche ricostruito tutte le fasi dell’arresto di Stefano dicendo di aver visto personalmente lo scambio droga-denaro di Cucchi con il suo cliente e indicando tutti i componenti del gruppo che realizzarono le varie perquisizioni (personale, dell’auto e domiciliare) del giovane quella notte.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Giustizia | Commenta »