Destra di Popolo.net

IL LITIGIO TRA DUE CLOCHARD FATTO PASSARE PER SCONTRO DI CIVILTA’, LA POLIZIA SMENTISCE: “LITE PER FUTILI MOTIVI, ESCLUSO MOVENTE RELIGIOSO”

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

STAZIONE TERMINI, ACCOLTELLATO 44ENNE GEORGIANO, FERITA LIEVE…NON C’ENTRA NULLA CHE PORTAVA AL COLLO UN CROCIFISSO, AL MASSIMO L’AGGRESSORE GLIELO VOLEVA RUBARE

Lite tra senzatetto nei pressi della stazione Termini a Roma, dove un 44enne georgiano è stato accoltellato da un 37enne marocchino.
L’episodio è accaduto sabato 20 aprile, la vigilia di Pasqua, intorno alle ore 10.30. Un testimone ha raccontato che l’aggressore avrebbe tentato di colpire la vittima al collo con una lama, senza fortunatamente riuscirci.
Secondo le informazioni apprese dalla Questura si è trattato di una lite tra senzatetto. Ai poliziotti la vittima ha raccontato di essere stata colpita mentre al collo indossava un crocifisso, che comunque non sarebbe stato l’oggetto della discussione, nata per futili motivi.
La Questura infatti, contattata da Fanpage.it ha negato il movente religioso.
La lite è iniziata a bordo di un autobus, poi, una volta scesi dal mezzo adibito al trasporto pubblico, R.M. ha colpito la vittima ferendola alla gola, generando momenti di paura nei pressi della stazione Termini, quotidianamente sorvegliata dalle forze dell’ordine.
Gli agenti della Polizia di Stato sono stati allertati dal 44enne ferito che si è rivolto a loro insanguinato, spiegando che aveva bisogno di aiuto perchè era stato aggredito da un uomo. Alla vista degli agenti, il 37enne si è allontanato e ha cercato di scappare. I poliziotti hanno iniziato l’inseguimento, terminato in via Cavour, dove hanno bloccato il responsabile che è finito in manette.
Condotto negli uffici del commissariato Viminale per essere sottoposto a   ulteriori accertamenti, è stato arrestato mentre il coltello è stato recuperato e sequestrato. Il 44enne ferito è stato soccorso e trasportato in ospedale dove ha ricevuto le cure dei medici necessarie al caso, e una prognosi di ventuno giorni
A creare l’equivoco è stata la vittima che avrebbe fornito due versioni diverse. Come riporta l’ANSA il cittadino georgiano avrebbe riferito ai medici del pronto soccorso che l’intenzione del marocchino era quella di rubargli la catenina con il crocifisso mentre agli inquirenti ha spiegato che l’aggressore avrebbe motivato il gesto a motivi religiosi.
A quel punto una notizia relativamente poco importante è diventata ottimo materiale per la propaganda di Salvini che questa mattina ha reso noto che un marocchino ha accoltellato un uomo col crocifisso alla stazione Termini di Roma: “Scrivo a tutti i prefetti e questori per aumentare controlli e attenzione in luoghi di aggregazione di cittadini islamici, per prevenire ogni tipo di violenza contro cittadini innocenti”.
Il vicepremier ha però chiaramente preso un abbaglio, dato che la Questura di Roma ha smentito il movente religioso.
“Sarebbe grave se Matteo Salvini, in seguito alle prime notizie di stampa, che mostrano contraddizioni rispetto a quelle che provengono dalla Questura di Roma dopo un accoltellamento nei pressi della stazione Termini, abbia sollevato un polverone mettendo in difficoltà  chi sta lavorando sul caso per far luce sulla dinamica dell’accaduto” ha detto il responsabile della comunicazione Pd Marco Miccoli,
riguardo al 44enne ferito al collo a Piazzale dei Partigiani.
“Non è la prima volta che Salvini commenta a caldo informazioni delicate sulle quali gli investigatori stanno ancora compiendo le dovute indagini, svilendo in questo modo il prezioso lavoro dell’apparato di sicurezza”.

(da “Fanpage”)

argomento: Giustizia | Commenta »

“ITALIANO DI MERDA”: L’INSULTO A SARRI DALLA PANCHINA DEL BURNLEY

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

APERTA INCHIESTA SUI VERGOGNOSI INSULTI AL TECNICO DEL CHELSEA

Un brutto risultato, l’espulsione, una serie di insulti ricevuti dalla panchina rivale, la stagione finita per uno dei giocatori più in forma.
Una serata decisamente da dimenticare quella vissuta da Maurizio Sarri a Stamford Bridge.
Il tecnico del Chelsea, espulso a fine gara nel match casalingo con il Burnley finito sul 2-2 che ha frenato la corsa ad un posto Champions, secondo quanto riferito da Espn, sarebbe stato offeso più volte con l’epiteto “italiano di merda”.
Possibile l’apertura di un’inchiesta da parte della FA, di certo Sarri non ha nascosto il nervosismo per l’accaduto, tanto da non presentarsi nella rituale conferenza stampa di fine partita.
A sostituirlo è stato il suo vice, Gianfranco Zola, che ha cercato di minimizzare: “Sarri è frustrato per quanto accaduto, durante la partita può capitare che l’adrenalina ti porti a dire cose che non vorresti”.
Altra nota dolente, l’infortunio a Callum Hudson-Odoi, che salterà  il resto della stagione dopo aver riportato la rottura del tendine d’Achille. Lo stesso giocatore ha chiarito via Twitter sulle sue condizioni:   “Davvero distrutto per dover terminare la mia stagione con il tendine d’Achille rotto, devo lavorare duro e provare a tornare più forte per la prossima stagione!”.
A completare il quadro, un certo nervosismo di Gonzalo Higuain. Sostituito nella ripresa, l’attaccante argentino ha manifestato tutto il suo disappunto nel sedersi in panchina, prendendo a calci anche una bottiglietta d’acqua.

(da agenzie)

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NELLA TASK FORCE DEL MINISTERO PER I RAPPORTI CON LA CINA, SPUNTA L’ESTREMISTA A PROCESSO PER TRUFFA

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

STEFANO DI MARTINO E’ STATO CONDANNATO IN PRIMO GRADO: UN PASSATO A DESTRA, ORA CONTIGUO ALLA LEGA

Gli accordi fra Italia e Cina, con tanto di visita del presidente Xi a marzo, sono stati salutati come un successo diplomatico dal governo Gialloverde e con preoccupazione dal resto dei paesi europei.
Quello che però è rimasto in ombra è la lista di persone che di questi rapporti si occuperà : la “task force Cina” voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico di Luigi Di Maio e dal Sottosegretario in quota Lega Michele Geraci.
Una task force “aperta ai contributi di tutte le parti sociali interessate, e al mondo delle università , think-tank e della consulenza”, spiega una nota dell’agosto scorso del Mise, che promuoverà  incontri periodici, destinati in vario modo a fluidificare i rapporti economici fra i due paesi.
Per scoprire chi fa parte di questa squadra bisogna cercare nella newsletter che la stessa Task Force redige ed invia.
C’è chi rientra nel gruppo che si occupa di demografia, chi monitora la green economy, chi segue finanza e mercati. C’è buona parte di quel demi-monde che a Roma ronza intorno al Rione Sallustiano, dove il Mise ha sede: lobbisti, consulenti, responsabili delle relazioni istituzionali per le più disparate aziende, membri di think tank. Ma anche parlamentari, docenti e giornalisti freelance. E poi, c’è qualche sorpresa.
Stefano Di Martino, milanese, classe 1966, nella sua prima vita, è un dirigente nazionale del Fronte della Gioventù e del Fronte universitario d’azione nazionale (FUAN) e un giovanissimo segretario dell’MSI milanese, a cavallo degli anni ’80.
Nella sua seconda vita, a partire dai primi anni ’90 fino a metà  dei 2000, scala la carriera politica locale, fino a divenire Vice Presidente del Consiglio Comunale, transumando da AN al Pdl.
Le cronache locali lo ricordano per certi particolari curiosi, che — del resto — Di Martino non nasconde nemmeno sul suo profilo social: di simpatie monarchiche, vanta un lungo elenco di onorificenze da parte di ordini cavallereschi.
Ma non solo: collezionista di gadget e cimeli del Ventennio, come ricorda un vecchio articolo del dorso milanese de “la Repubblica”, a gennaio 2017 è al tavolo di un convegno organizzato dalla destra milanese, insieme ad Orsola Mussolini — figlia di Guido — ospite d’onore in un dibattito organizzato da Luca Romanoli, ex europarlamentare della Fiamma Tricolore, in cui l’appellativo “camerata” si spreca.
Nella sua terza vita — quella che lo porta a divenire membro della Task Force ministeriale — alle passioni novecentesche di Di Martino si affianca l’amore per la Cina. Di Martino oggi, come si legge sul suo sito personale, è “Ambasciatore per l’amicizia del Popolo Cinese nel mondo”, un titolo che nulla ha a che fare con i ranghi della diplomazia e che, secondo quanto lui stesso asserisce, gli sarebbe stato conferito nel 2008 dal Governo cinese, per il suo attivismo nel favorire i rapporti fra Italia e Cina.
Questo amore, tuttavia, ha causato anche qualche inciampo nella carriera di Di Martino.
Nel 2010, Di Martino viene rinviato a giudizio, perchè accusato di aver truffato il Comune di Milano in relazione a un finanziamento da oltre 470mila euro per l’associazione Alkeos, che avrebbe dovuto svolgere attività  di mediazione culturale con la comunità  cinese in città , pur non avendone i requisiti.
Nel 2011, il Pdl ne blocca la candidatura alle amministrative, a causa dei guai giudiziari.
Nel 2012, arriva la condanna in primo grado: 2 anni e 4 mesi di reclusione, temporanea interdizione dai pubblici uffici, confisca di beni. Di Martino ha fatto ricorso in appello, ma non si è ancora arrivati a una sentenza di secondo grado. In ogni caso l’esperto vantava già  una precedente condanna del 2007 per aver partecipato alla sommossa scoppiata nel quartiere, la cui pena era stata sospesa.
Di Martino scompare dalle cronache politiche, ma — come testimoniano i suoi album fotografici — si mantiene attivo nel tessere i rapporti sociali: colleziona inviti ai ricevimenti ed eventi dell’associazionismo cinese in Italia, fino al 22 marzo scorso, quando entra all”Italy-China Business Forum on Third Market Cooperation, durante la visita del presidente Xi Jinping. Le foto lo ritraggono alle spalle di Michele Geraci.
Di Martino, però, non si occupa solo di Cina: a febbraio 2019, ricompare, negli spazi della rappresentanza ufficiale della Commissione Europea a Milano, al tavolo di un convegno dal titolo “Italia protagonista in Europa e nel mondo. Strategie geopolitiche fra Eurasia e Mediterraneo”, organizzato da SINERGIE, un centro studi presieduto da Gianfranco Benedetto, un docente universitario.
Con Di Martino, siedono l’europarlamentare leghista Angelo Ciocca e Alan Christian Rizzi, sottosegretario al Pirellone, con delega ai rapporti internazionali.
Ma c’è anche un altro volto noto accanto a Di Martino: Gianluca Savoini, storico portavoce di Matteo Salvini e presidente dell’associazione Lombardia Russia, l’uomo al centro di un’inchiesta di questo settimanale sui rapporti fra la Lega di Matteo Salvini e la Russia di Putin.
Scorrendo l’elenco dei partecipanti alla Task Force Cina, un altro nome salta agli occhi. È quello di Stefano Vernole, accreditato come rappresentante del Centro Studi Eurasia Mediterraneo.
Il Centro nasce a Trieste nel 2012, dall’iniziativa di un gruppo di collaboratori di Eurasia — Rivista di Studi Geopolitici, della quale Vernole è vicedirettore. Il direttore della rivista è Claudio Mutti, saggista e fondatore delle Edizioni all’insegna del Veltro, ma — soprattutto — come lo definisce un vecchio numero della rivista Gnosis dell’AISI, “figura carismatica della destra filoislamica”.
L’Osservatorio antisemitismo del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano spiega, in una sua inchiesta, che Mutti è colui che ha introdotto il rossobrunismo in Italia. Collaboratore delle Edizioni di Ar, di Franco Freda, nel 1976 curò una edizione dei Protocolli dei Savi di Sion e, con la sua casa editrice ha pubblicato gli scritti negazionisti di Robert Faurisson.
Vernole non vanta solo vicinanza a Mutti: gli archivi on line lo annoverano fra i collaboratori de “Il resto del Siclo”, rivista dell’Associazione degli Anziani Amatori di Racconti di Guerra e di Olocausto. Il tema? Il pensiero di Aleksandr Dugin, ideologo di Putin.
Segretario del Fronte della Gioventù di Modena negli anni ’90, oggi Vernole è nello staff del gruppo consiliare della Lega in Emilia Romagna e, di recente, il suo nome è comparso in una vicenda di dossieraggio ai danni del sindaco di Carpi Alberto Bellelli, vicenda sulla quale sta indagando la magistratura e che non vede indagato Vernole.
A Modena, chi lo conosce lo indica come l’eminenza nera della Lega locale, un deus ex machina che mai compare e che, tuttavia, decide le sorti della politica locale.
La sua vicinanza alla Lega è di lunga data: gli annali de La Padania annoverano un vecchio dibattito a tema geopolitico, cui parteciparono sia Vernole che Savoini. Mentre risale al 2014 un incontro moderato da Vernole per conto dell’Associazione Culturale Russia Emilia-Romagna, con la quale il
CeSEM vanta una partnership tuttora in corso, e che vide la presenza anche di Luca Bertoni, compagno d’associazione di Savoini.
Il più recente amore di Vernole è quello per la Cina: il sito del CeSEM, da quando è nata la Task Force Cina, raccoglie interviste a Michele Geraci e diffonde la newsletter ufficiale. Proprio quella che contiene l’elenco dei membri della rete messa in piedi dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico.

(da “L’Espresso”)

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“SE SIRI RESTASSE AL SUO POSTO IL M5S DEVE FAR CADERE IL GOVERNO”

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

NICOLA MORRA, PRESIDENTE GRILLINO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA, NON HA DUBBI

“Se Armando Siri dovesse restare al suo posto si dovrebbe far cadere il governo Lega-M5s? ‘Secondo me sì, problemi non ce ne saranno”, perchè “tra il mantenere un esecutivo che manda messaggi equivoci e il far capire che la prima emergenza di questo paese è combattere le organizzazioni mafiose, M5s non avrà  esitazione alcuna nello scegliere in coerenza con i valori fondativi del movimento”. Nicola Morra, presidente M5s della commissione antimafia, lo dice ad Agorà  su Raitre.
“Gli scenari si stanno valutando ora per ora”, spiega Morra, “ma in qualità  di capo politico Luigi Di Maio ha fatto capire che sarebbe intollerabile la permanenza di Armando Siri nella compagine governativa”, quindi “siamo fiduciosi un provvedimento in tal senso verrà  preso”.
Parole che completano quanto detto al Corriere della sera dal capogruppo M5s alla Camera. “Ora la situazione è un po’ più seria, un po’ perchè ci sono le elezioni e un po’ perchè il caso Siri ci ha colpito per la sua gravità , ma il governo deve andare avanti. Abbiamo preso un impegno e, nonostante i battibecchi, dobbiamo realizzare tutti i punti del contratto”, ha detto Francesco D’Uva, in un’intervista al Corriere della Sera.
Se Matteo Salvini volesse andare al voto in ottobre, “se ne assumerebbe la responsabilità “, afferma D’Uva. Quanto alla possibilità  di un ribaltone, con la Lega alleata con FI e FdI, “un simile scenario mi fa paura, da italiano. Se Salvini vuole fare il governo del vecchio e della restaurazione assieme a Berlusconi faccia pure. Ma io non ci credo”.
Il caso Siri “è molto preoccupante”, osserva D’Uva. “Il sottosegretario dovrà  dimostrare la propria estraneità . Nel frattempo, per opportunità  politica, sarebbe meglio che facesse un passo di lato. Un governo del cambiamento non può lasciare che ci siano dubbi sulla longa manus di qualcuno”.
Il presidente dei deputati M5s rimarca le differenze con la sindaca di Roma: “Su Virginia Raggi non c’è mai stata l’ombra di una tangente”.
Quanto all’opportunità  che il figlio di Arata resti a Palazzo Chigi, “Federico Arata ha un ottimo curriculum, ma ci saranno tanti altri architetti poliglotti da poter prendere in considerazione. Abbiamo chiesto a Giorgetti di ragionare sull’opportunità  che resti”.
Il deputato smentisce l’accusa di giustizia a orologeria che arriva dal Carroccio: “Non ci vedo l’orologeria e, se pure fosse, sarebbe contro tutti i partiti, come dimostrano De Vito e il Pd in Umbria”.
Nell’intervista D’Uva si dice fiducioso sull’approvazione della misura per la capitale, che “non è un Salva Roma”, ma “un provvedimento che elimina la gestione commissariale e fa risparmiare due miliardi e mezzo per abbassare le tasse ai romani, a costo zero per lo Stato”.

(da agenzie)

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LUCA MORISI E L’ESPERIMENTO DELLA FOTO DI SALVINI CON IL MITRA

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

SE SI ESAURISCE LA CAMPAGNA D’ODIO CONTRO I MIGRANTI, MORISI MOSTRA TUJTTI I SUOI LIMITI

Luca Morisi è il nuovo problema di Matteo Salvini.
Il social media manager del Capitano ha dimostrato con la foto del mitra di non avere ancora abbastanza chiaro quale sia la sua funzione istituzionale e quella del suo assistito, visto che l’ha pubblicata dopo la notizia dell’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia sui trentamila euro che avrebbe preso Armando Siri dal re dell’eolico Paolo Arata e sul figlio Federico alla corte di Giorgetti a Palazzo Chigi.
L’intenzione del Casaleggio di Salvini è la solita, collaudata in anni e anni di bugie dei politici: far credere che le indagini della magistratura siano più o meno un complotto politico nei confronti del Salvatore dell’Italia.
Una strategia già  sentita, diciamo, dall’inizio del secolo, e che potrebbe avere successo verso quel pubblico già  ampiamento rincoglionito dalle baggianate di Berlusconi.
Ma che dimostra anche di che pasta (tecnica, culturale) sia fatto il nuovo “genio” dei social network che ha preso il posto della Casaleggio nell’immaginario collettivo.
E se la Casaleggio senza Grillo si era dimostrata una società  che aveva la creatività  per partorire al massimo Tzè Tzè e La Fucina, Morisi senza navi di naufraghi non ci fa una figura migliore.
Luca Morisi fa attualmente parte dello staff del ministro dell’Interno al Viminale: è incasellato come “consigliere strategico” con un compenso di 65.000 euro l’anno. Il suo socio Andrea Paganella è capo della segreteria particolare e ha uno stipendio più alto: 85.979 euro. I due sono doppiamente retribuiti per il lavoro che svolgono per Salvini: oltre agli stipendi del ministero, c’è il contratto da 170.000 euro l’anno che la loro società  — Sistema Intranet srl — ha stipulato con la Lega.
Secondo il Corriere della Sera   grazie a Morisi, architetto de «La Bestia», (così è stata ribattezzata la macchina per la propaganda online), la Lega ha più che raddoppiato i consensi: dal 17,4% incassato alle Politiche al 36,9% secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere.
Analizzando i contenuti su Facebook, Twitter e Instagram, le parole chiave cavalcate verso questo successo sono: «Italia, sicurezza, immigrazione, clandestini», oltre alla battaglia contro la Ue.
Roberto Saviano su Repubblica dice che Morisi con quella foto ha condotto un esperimento riuscito:
Il giorno di Pasqua, utilizzando — con l’agghiacciante amoralità  che lo identifica — le centinaia di vittime dell’odio religioso in Sri Lanka, Luca Morisi ha condotto un esperimento per comprendere fino a che punto spingere la comunicazione di Matteo Salvini nella prospettiva di un futuro superamento della Costituzione repubblicana Già , la Costituzione. Chissà  quanto durerà  ancora la Costituzione nell’era di Facebook e della sua irresponsabilità . Chissà  quanto inconsapevole. Ma, in fin dei conti, dobbiamo essere per certi versi grati a Luca Morisi: oggi conosciamo meglio i volti, le parole e le azioni di chi vuole spingerci di nuovo nel buco nero della Storia. Non vi daremo tregua e fino a che avremo fiato in gola denunceremo i vostri intenti criminali. Dovrete ucciderci per farci tacere.
46 anni, originario di Mantova, laurea in Filosofia con il massimo dei voti, poi un dottorato e fino a quattro anni fa professore a contratto all’università  di Verona (corso di Laboratorio di informatica filosofica), con il socio Andrea Paganella (insieme fondarono la “Sistema Intranet srl”), Morisi è stato
messo sotto contratto dal Viminale, mentre in passato la società  fu beneficiata da richieste di consulenza di Asl lombarde, come raccontato da Report.
Memorabile è stata la battaglia con il suo fake.C’è un FAKE (rigorosamente tutto maiuscolo) dedicato a lui? «Va bene, provvederemo», scriveva minaccioso qualche tempo fa. Un paio di giorni dopo Morisi è più esplicito: «dovrò denunciarti, caro account FAKE», scrive rivolto a M0nisi.
Come prevedibile Morisi è caduto nella trappola del troll che lo imita e da giorni si aggira su Twitter a caccia dei post del finto Morisi per spiegare agli utenti che stanno conversando con un FAKE. Anche quando M0nisi si limita a ripetere la vulgata salviniana. Eccolo qui impegnato a spiegare a Chef Rubio (che si rivolge al vero Salvini) che l’accoglienza a dei cittadini di Bari   è stata “molto calorosa”. Il che è esattamente quello che ha scritto Morisi su Twitter postando i video della visita di Salvini al quartiere Libertà .
La cosa davvero divertente è che a cascare nel trucco degli account parodia non sono i simpatizzanti della Lega ma quelli degli altri partiti. Insomma l’account fake non induce in errore i leghisti ma i loro avversari. Ecco qui Morisi che spiega ad utente l’esistenza di un FAKE. Morisi sembra essere particolarmente infastidito da questi FAKE mentre non dimostra alcun interesse per pagine parodia — come Noi che amiamo il Capitano Matteo — i cui contenuti in molte occasioni vengono condivisi in maniera non ironica anche da simpatizzanti leghisti.
Morisi però non gradisce la parodia. In un altro scambio di tweet un utente fa sapere di aver segnalato il falso account twitter di Salvini. Subito M0nisi interviene a difesa dell’account parodia rivelando che “Twitter è controllato dal PD” e spiegando che è stato lui stesso a segnalare l’account FAKE.
Morisi, spazientito, interviene e si rivolge al suo FAKE dicendogli «te ne pentirai presto». Don’t feed the troll, dice invece la legge dell’Internet. Ma l’esperto non lo sa.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

LA FIGURACCIA DELLA RAGGI PER LA FOTO DEL NATALE DI ROMA “RUBATA” A SAMUEL CHAN

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

LO STAFF DELLA COMUNICAZIONE DELLA SINDACA PUBBLICA UNA FOTO SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE

Doveva essere un semplice post per celebrare il Natale di Roma.
Il 21 aprile la Città  Eterna ha festeggiato 2772 anni, secondo la leggenda è stata fondata il 21 aprile 753 avanti Cristo.
Ma Virginia Raggi ha l’innata dote di sbagliare anche le cose più facili. Il post su Facebook (e su Instagram) con una bella foto dall’alto della Capitale, dove si riconoscono il Palazzaccio (la sede della Corte suprema di cassazione) e Castel Sant’Angelo, ha un problema.
Lo staff della comunicazione della sindaca infatti avrebbe preso la foto (da Internet) senza chiedere il permesso all’autore.
A farlo notare è stato Daniele Cinà  che si è accorto che nei commenti al post sul profilo Instagram della sindaca un utente segnalava di essere il fotografo che ha scattato la foto usata dal post celebrativo della Raggi chiedendo di aggiungere i credit o rimuovere il post.
Il fotografo autore dello scatto è il cinese Samuel Chan ma ad oggi il post non è stato rimosso nè è stata aggiunta una didascalia per segnalare la paternità  della foto.
Magari negli uffici della sindaca sono impegnati in faccende ben più importanti, ma visto che lo staff della comunicazione è pagato dai cittadini romani ci si potrebbe attendere meno pressapochismo. La foto usata per il post è a tutti gli effetti quella di Chan, basta scorrere il suo feed su Instagram per trovarla pubblicata (assieme ad altre vedute di città  italiane) il 4 gennaio 2019.
Forse alla sindaca pentasellata gli 85 collaboratori assunti nello staff della giunta non bastano.
Eppure ai romani lo staff della Raggi costa la bella cifra di 3,8 milioni di euro, ben più di quel “meno di un milione” che il MoVimento 5 Stelle aveva promesso di spendere all’indomani della vittoria del 2016.
Più di qualche romano si chiede cosa vengono pagati a fare quei collaboratori. Perchè non solo la città  versa nelle condizioni che tutti sappiamo (e che non sfuggono nemmeno alla sindaca) ma non si riesce nemmeno a pubblicare una foto attribuendola al legittimo proprietario (anche se qualcuno che difende la sindaca c’è: come quello che ipotizza che la foto sia stata scattata senza i dovuti permessi e autorizzazioni per il drone).
E se per i tanti guai e mali della Capitale si può dare la colpa alle tanto vituperate amministrazioni precedenti come giustificare questa piccola figuraccia internazionale?

(da “NextQuotidiano”)

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MANCA ANCORA LA FIRMA DI MATTARELLA SULLA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

RINVIARLA ALLE CAMERE O ACCOMPAGNARLA CON ALCUNE PRECISAZIONI, DI FRONTE AI DUBBI DI INCOSTITUZIONALITA’

Sergio Mattarella non ha ancora firmato la legge sulla legittima difesa. E domenica scadono le norme che impongono al presidente della Repubblica di promulgare il provvedimento entro 30 giorni, a meno che non chieda un nuovo esame al Parlamento.
I dubbi di costituzionalità  sulla norma potrebbero spingere il Quirinale a rimandare la legge alle camere, così come è accaduto per la norma sulle mine anti-uomo nel 2017.
Anche nel caso in cui   proceda alla promulgazione, tuttavia, il Presidente ha la facoltà  di accompagnare le sue decisioni con alcune precisazioni.
Questo è quello che accadde, ad esempio, il 4 ottobre scorso, quando in riferimento all’emanazione del decreto legge sicurezza, Mattarella aveva scritto al premier Conte per ribadire la validità  degli “obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”.
E la strada stretta del presidente della Repubblica, eletto dal parlamento precedente e oggi non esattamente visto con adorazione dal Carroccio, potrebbe portare a qualche sorpresa.
Anche perchè la legge sulla legittima difesa non serve a molto (per non dire a nulla): la legge sulla legittima difesa, quella attuale, funziona.
Lo dimostrano l’archiviazione del procedimento a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda che sparò e uccise un ladro nella sua abitazione; e in precedenza l’archiviazione delle accuse nei confronti di Graziano Stacchio, il benzinaio che sparò contro alcuni rapinatori che avevano assaltato una gioielleria. Nessuno di loro è stato processato.
La Lega però si attacca al caso di Ermes Mattielli, che sparò 14 colpi contro 2 ladri di rame che stavano scappando (quindi avevano già  desistito dal furto) e che venne condannato per eccesso di legittima difesa.
Il comma b) dell’art. 52 del Codice penale prevede infatti che c’è legittima difesa «quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione».
Proprio questo comma, che ora la Lega vuole abrogare era stato fatto introdurre nel 2006   su proposta della Lega Nord. L’idea era quella di creare un ulteriore deterrente ai malviventi. Ora la Lega vorrebbe modificare la legge per “ammorbidire” la definizione di legittima difesa e creare un nuovo deterrente. Il gioco potrebbe andare avanti all’infinito.
Lo stesso vale per il discorso della proporzionalità  o quello della discrezionalità  del magistrato. Nessuno deve   “chiedere” al ladro quali siano le proprie intenzioni o verificare, accendendo la luce e facendo domande se l’intruso sia armato o meno.
Può accadere infatti che chi si difende commetta l’errore di sentirsi minacciato quando in realtà  non è in pericolo, questa eventualità  è prevista ed è la cosiddetta legittima difesa putativa che nasce appunto dalla convinzione di trovarsi in pericolo.

(da “NextQuotidiano”)

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MILLE EURO IN MENO ALL’ANNO GLI STIPENDI DEI PROFESSORI RISPETTO A DIECI ANNI FA

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

NEL 2008 GUADAGNAVANO 29.280 EURO, NEL 2017 L’IMPORTO SI E’ RIDOTTO A 28.440 EURO… E POI TUTTI PARLANO DELL’IMPORTANZA DI INVESTIRE IN CULTURA E FORMAZIONE

Mille euro in meno all’anno rispetto a dieci anni fa. Passando per diversi governi, da Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e ora Conte i professori hanno sempre e solo perso reddito.
La spesa statale destinata al personale docente e ata, cioè il personale ausiliario, tecnico e amministrativo, nel 2017 è molto al di sotto rispetto a quella del 2008: 4 miliardi di euro in meno secondo la stima del sindacato scuola della Cgil.
Sugli stipendi questa è la ricaduta: dieci anni fa guadagnavano 29.280 euro, nel 2017 l’importo è stato pari a 28.440 euro.
Un docente italiano di scuola superiore ad inizio carriera guadagna 7.231 euro l’anno in meno rispetto al collega spagnolo, mentre al culmine della carriera la distanza è di 6.417 euro.
Se si prende come termine di paragone un docente tedesco la distanza a inizio carriera è addirittura di 28.227 euro l’anno e al culmine della carriera è di 37.877 euro.

(da “Huffingtonpost”)

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PRIMA GLI ITALIANI: ARRESTATO CAPORAL MAGGIORE DEGLI ALPINI PER AVER VIOLENTATO UNA RAGAZZINA DI 13 ANNI

Aprile 23rd, 2019 Riccardo Fucile

L’ACCUSA E’ VIOLENZA SESSUALE AGGRAVATA E DIFFUSIONE DI MATERIALE PEDO-PORNOGRAFICO SU INTERNET

Graziano Battista, caporalmaggiore di 30 anni dell’Esercito in forza al II Reggimento Alpini della caserma “Vian” di Cuneo, è stato posto agli arresti domiciliari con le accuse di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 13 anni e diffusione di materiale pedo-pornografico su Internet.
Il militare è stato scarcerato a seguito della richiesta presentata la scorsa settimana al Tribunale del Riesame dal suo avvocato Carmine Boccuni, del Foro di Taranto.
Dopo più di quattro mesi nel penitenziario di Biella per Battista è stato scelto un domicilio fuori dal Piemonte per i domiciliari.
Come ricorda La Stampa solo a marzo era stata diffusa la notizia dell’arresto di Battista.
In una nota divulgata del ministero della Difesa sulla vicenda si leggeva: “Confermando totale condanna e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione e assicurando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito esprime la totale intransigenza, tolleranza zero, nel contrastare tali inammissibili condotte”.
I reati sarebbero stati commessi dall’Alpino alcuni anni fa, ma la vicenda era riemersa nell’autunno scorso, quando la vittima, che oggi è ancora minorenne, aveva ricevuto attraverso Instagram una richiesta volgare da parte di un utente anonimo, che le indagini della Squadra Mobile di Cuneo avrebbero appurato trattarsi proprio del militare: “Mandami foto dove sei nuda o diffondo le altre di quando eri ragazzina”.
A denunciare il tutto era stato un amico della vittima, che si era rivolto alla polizia che a sua volta aveva fatto scattare degli accertamenti arrivando ad ascoltare la giovane, che dopo le prime titubanze aveva accettato di raccontare tutto, parlando per sei ore consecutive davanti a una poliziotta e a una psicologa: la ragazza aveva riferito che i fatti sarebbero durati dal 2015, quando era appena tredicenne e lui aveva 27 anni.
I due si erano conosciuti tramite un’amica comune e lui avrebbe ottenuto prima delle foto osè e poi diversi e continui rapporti sessuali non protetti, sempre attraverso minacce e ricatti.

(da “Fanpage”)

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