Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile
NON SI TROVANO AUTISTI LOCALI… SE NON VI VANNO BENE AUTISTI ITALIANI ANDATE A PIEDI E NON ROMPETE I COGLIONI: L’AUTISTA DEVE CONOSCERE LA STRADA NON FARE CONVERSAZIONE
Un’interrogazione presentata in consiglio provinciale a Bolzano dalla lista Sà¼d-Tiroler Freiheit (Stf),
quella di Eva Knoll, pasionaria sudtirolese, chiede che si risolva un problema impellente: quello degli autisti del sud sui bus della Val Venosta che non parlano tedesco:
Tutto è cominciato quando, mesi fa, le ferrovie hanno avviato i lavori di elettrificazione della linea che percorre la Val Venosta. I treni sono stati sostituiti da bus. E i conducenti sono in gran parte italiani. “Veniamo quasi tutti dal Sud”, racconta uno di loro: “È già capitato in passato quando sono stati compiuti lavori in Val Pusteria. Passiamo mesi in Alto Adige dove ci porta il lavoro che in Sicilia non si trova”. Parlate tedesco? “No. Hanno reclutato noi perchè di sudtirolesi disposti a guidare un bus pare non se ne trovino”.
Ma la Stf, riferisce l’Alto Adige, ha presentato un’in terrogazione sulla “presenza di autisti del Sud Italia che non sanno il tedesco e si ostinano a parlare in italiano sui bus sostitutivi tra Malles a Silandro”.
“Gli autisti non conoscono il territorio e non sanno il tedesco che parla la maggioranza della popolazione e dei turisti”. In Val Venosta chi parla italiano non supera il 5%.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile
A DIFFERENZA DI ALTRI PAESI CHE LO HANNO GIA’ FATTO, NOI PENSIAMO SOLO AI QUATTRINI:: CERCHIAMO L’OMBRELLO UE PER NON PERDERE LE COMMESSE
Basta vendere armi alla Turchia: lo dicono tutti in Italia. Lo dice Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, lo dice Luigi Di Maio ministro degli Esteri, lo dice l’intero Partito Democratico per una volta riunito.
Ma la parte divertente della vicenda è che lo dicono tutti quelli che invece dovrebbero farlo. A differenza di Francia, Germania e a altri paesi, l’Italia non ha ancora bloccato la vendita di armi alla Turchia e attende invece una decisione collegiale dell’Unione Europea.
Ieri Di Maio dal palco di Italia 5 Stelle ha detto che al Consiglio Affari Esteri di oggi a Bruxelles chiederà che l’Ue blocchi la vendita di armi alla Turchia
Una nota di Palazzo Chigi spiega che «il governo italiano è già al lavoro affinchè l’opzione della moratoria nella vendita di armi alla Turchia sia deliberata in sede europea quanto prima possibile»
L’Italia invoca una posizione unitaria dal momento che la decisione va presa dal Consiglio europeo all’unanimità . Ma, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, per farlo serve tempo:
Difficilmente si riuscirà nell’immediato a incidere sulla posizione del presidente turco Erdogan, che ha già annunciato che il blocco della vendita delle armi non fermerà la sua avanzata contro i curdi nel Nord-Est della Siria ribadendo la minaccia di far arrivare in Europa milioni di profughi siriani. Già nel 2011 l’Europa ha deciso lo stop di vendite di armi all’Egitto, sull’onda della rivolta di Piazza Tahir contro il regime di Hosni Mubarak. Allora a perorare la causa era stata l’ex ministre degli Esteri italiana Emma Bonino.
Del “lodo” Di Maio l’Italia —il terzo Paese che vende più armi alla Turchia dopo Qatar e Pakistan — sarebbe tra i Paesi più danneggiati: nel 2018 ha autorizzato export di munizioni, bombe, missili e altre apparecchiature per 362,3 milioni, oltre il doppio rispetto al 2016.
La cifra è superiore anche a quella delle esportazioni tedesche, che nel 2018 sono ammontate a 243 milioni di euro, quasi un terzo del totale nazionale. Tra le maggiori fornitrici italiane ci sono anche Leonardo, Alenia e Beretta.
Invece Norvegia, Finlandia e Olanda hanno già deciso autonomamente lo stop. Sabato, fa sapere Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, stava per farlo anche l’Italia:
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sentito più volte, su questo, sia Di Maio che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, del Pd. Ma la nota che doveva scaturire da quei colloqui è stata bloccata. Insieme, i tre responsabili della politica estera e di difesa del nostro Paese hanno deciso di non proseguire con azioni unilaterali, ma di cercare un’azione coordinata dell’Europa.
Le due cose non si escluderebbero, tanto che — appunto — è proprio con la Francia che Di Maio lavorerà già da stamattina per un bando europeo. Ma qualcosa ha spinto a frenare.
Questo perchè interrompere la vendita delle armi prevista nei contratti già in essere è una procedura complicata. Diverso è fermare le nuove autorizzazioni (il governo intende farlo se, come si teme, a Lussemburgo e poi a Bruxelles mercoledì, durante il vertice dei leader, non si troverà un’intesa).
E poi c’è un terzo fattore:
Un bando unilaterale concederebbe dei vantaggi ai concorrenti italiani in quanto a export di armi. Le commesse al nostro Paese dalla Turchia sono già diminuite drasticamente dal 2018 — che contava 70 autorizzazioni per oltre 362 milioni di euro — al 2019: al 30 settembre sono in atto 57 autorizzazioni per poco più di 49 milioni di euro. Negli ultimi anni le importazioni di armi sono passate dall’80 al 35 per cento.
Insomma, il governo da una parte fa la faccia brutta, dall’altra si inchina al realismo politico. Perchè la verità è molto semplice: Roma cerca l’ombrello dell’Unione Europea per non perdere commesse.
Quanto reggerà questa commedia?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile
“SE LASCEREMO CHE ERDOGAN ESPUGNI KOBANE PERDEREMO LA FACCIA”
La notizia di questa mattina è che centinaia di carri armati, mezzi blindati e unità militari dell’esercito
turco e delle Milizie arabe aggregate alla bisogna sono entrate nel nord della Siria, nella zona a ovest del fiume Eufrate che è già controllata dalle forze armate di Ankara.
Si apprestano — dicono fonti certe e credibili — a sferrare un attacco alla città simbolo di Kobane.
Ecco, è inutile farla lunga: se il mondo, l’Europa e per quel che ci riguarda l’Italia permetteranno che i soldati di Erdogan compiano la loro azione di morte e distruzione in quella città , che non è solo emblema della presenza curda in Siria, ma anche della resistenza e della vittoria contro l’Isis, l’esercito dello Stato Islamico, compiute in nome di tutti noi e della nostra civiltà , sarebbe la nostra sconfitta più vergognosa.
Ciò che non abbiamo osato, abbiamo già perduto.
Già Trump e l’America hanno perso la faccia con la loro ritirata che ha permesso l’azione turca. Abbiamo poche ore di tempo, come paesi dell’Europa, per non perdere la nostra, ignominiosamente, per viltà o peggio per convenienza.
Enrico Mentana
(da Open)
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Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile
L’APPELLO A UN OCCIDENTE VIGLIACCO DELLE VALOROSE COMBATTENTI CHE DA TRE GIORNI RESISTONO SOTTO I BOMBARDAMENTI DI UN CRIMINALE
“Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia”. Le donne curde si rivolgono al mondo, mentre assistono all’avanzare delle truppe di Erdogan nel loro territorio e cercano di fermarle.
Chiedono che la comunità internazionale agisca affinchè venga posta fine all’ “invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord”. Lo fanno con una lettera intitolata “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà ”.
Il testo è stato pubblicato da Repubblica ed è la testimonianza della situazione che oggi si trovano a fronteggiare i curdi che abitano nella Siria del nord, da quando il territorio dove vivono è ostaggio dell’offensiva della Turchia.
Nel testo si legge
“Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi. Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni”.
Le testimonianze non si fermano qui. Nel documento si legge degli attacchi aerei che stanno distruggendo i villaggi, delle persone che sono costrette alla fuga, ma anche della resistenza, senza sconti, che i curdi hanno stanno mettendo in atto. Quindi l’appello alla comunità internazionale, affinchè si adoperi per fermare la Turchia.
Le donne curde hanno stilato una serie di richieste, tra queste lo stop alla vendita delle armi a Erdogan. Una misura che alcuni Paesi Ue hanno già messo in campo. Tra questi per il momento non c’è l’Italia.
Questi gli interventi richiesti:
– Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord
– Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est
– Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche
– Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale
– Fermare la vendita di armi in Turchia
– Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia
– Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.
(da agenzie)
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