Destra di Popolo.net

LA MELONI “MAMMA E CRISTIANA” SI SPOSI IN CHIESA, NON ABBIA FIGLI FUORI DAL MATRIMONIO O NON STIA A GIUDICARE IL PROSSIMO

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

SE UNO VUOLE FARE LA MORALE AGLI ALTRI ABBIA LE CARTE IN REGOLA O IMPARI A FARSI I CAZZI PROPRI…SIAMO STANCHI DI LEADER CHE STRAPARLANO DI “VALORI CRISTIANI” E POI NON LI SEGUONO

Facciamo una premessa: non abbiamo nulla contro la convivenza o il matrimonio, siamo perchè ognuno segua le proprie inclinazioni senza per questo essere giudicato.
Siamo abituati a valutare le persone per il loro cervello e il loro cuore, non per il conto in banca o per le preferenze sessuali.
Siamo per il rispetto della libertà  di scelta dell’individuo da quando avevamo 20 anni e ne abbiamo conosciuto di politici coerenti (pochi) e parolai (tanti).
Ecco, la coerenza per noi è un “valore” che ci permette di aver un “pensiero politico” autonomo e definito e sulla base di questo valutare la “vicinanza” o meno alle idee degli interlocutori politici del momento.
La nostra stima quindi è limitata a quei politici che si esprimono “coerentemente” al loro percorso e al loro stile di vita. Non ce ne frega nulla se sono di destra, di sinistra o di centro o di qualsiasi altro colore.
Una cosa è combattere le loro idee, altra cosa riconoscergli “coerenza”.
E veniamo al dunque.
La nostra avversione politica ai “sovranisti” è nota e cerchiamo da questo blog di spiegarne ogni giorno le ragioni, argomentando nel merito (si può essere d’accordo o meno con noi, ma questo è un aspetto di cui non ce ne frega sinceramente nulla, ognuno è libero di pensarla come gli pare).
Uno degli aspetti che riteniamo insopportabili è che soggetti sedicenti di destra diano lezioni di morale cristiana agli Italiani senza averne titolo.
Da laici rispettosi del credo altrui non sentiamo il bisogno che pluridivorziati che hanno disseminato il Paese di figli e di scandali o che convivono con figli nati “dal peccato” (come direbbero loro) senza legame matrimoniale, ci rompano i maroni con i “valori della famiglia tradizionale”, affermazioni omofobe e family day vari.
Siamo i primi a non giudicare le loro legittime scelte, ma non fate la morale su ciò che è giusto e cià  che è sbagliato, perchè NON NE AVETE TITOLO.
Non lo avreste in   ogni caso, ma ancora di più quando SIETE INCOERENTI CON VOI STESSI.
Invece che ergervi a SEDICENTI CRISTIANI, cominciate a vivere cristianamente.
Quindi prima vi sposate in Chiesa e poi generate figli, possibilmente non disseminate di figli ogni relazione che avete con partner diversi senza regolarizzare il rapporto, magari evitate di organizzare festini o bunga bunga che non sono notoriamente contemplati nel Vangelo e cercate anche di evitare di agitare rosari e crocifissi se poi non partecipate alle funzioni religiose.
Perchè noi rispettiamo i   laici e i cristiani, gli etero e i gay, la destra e la sinistra, i ricchi e i poveri, ma non i PAGLIACCI.
Coerenti a casa nostra, per capirci.

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RIMANE IL MAL DI PANCIA TRA DI MAIO E CONTE IN ATTESA DI UN VERTICE

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

ZINGARETTI FA LA FIGURA DI QUELLO CHE HA PIU’ BUON SENSO…   DI MAIO HA PORTATO IL M5S DALLA “LOTTA AI PRIVILEGI” ALLE MARCHETTE ALLA LOBBY DI COMMERCIANTI, AUTONOMI E IMPRENDITORI

Il limite della sopportazione lo fissa Nicola Zingaretti alle otto e mezza di sera, quando sulla manovra si è consumata un’altra giornata di tensione.
Tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è calato il gelo. Per dirne una: il vertice di maggioranza di lunedì a palazzo Chigi, che i grillini hanno caricato di condizioni ultimative, a sera non era ancora stato convocato dal premier.
Il segretario del Pd è negli studi televisivi di La7, ospite di ‘Non è l’Arena’. Va dritto al punto: “Diciamo agli alleati che si può andare avanti, ma nessuno ricominci a mettere le bandierine sulle identità  perchè gli italiani sono stanchi e non sono dei coglioni. Bisogna mantenere la parola sennò si arrabbiano e ci sarà  una rivolta”.
La manovra non è ancora scritta e si trova già  a scontare il peso della ripartenza: l’intesa politica dentro alla maggioranza da ridiscutere, a cascata le misure da ricalibrare. Il primo giro è andato a vuoto. Generando fibrillazioni e ultimatum.
Le parole di Zingaretti puntano dritto a quella che è diventata la cifra politica ed emotiva della manovra: la polemica. “Se in questo governo – insiste – qualcuno si illude che può dire che ‘siamo d’accordo’ ma poi fa polemiche, l’interesse ad andare avanti viene meno”.
Dopo una gestazione con pochissimi screzi, fatta eccezione per le divisioni sul ritocco all’Iva, le dinamiche degli ultimi giorni hanno consegnato una maggioranza divisa e in grande affanno.
Le tre condizioni dettate oggi da Di Maio per il via libera – manette ai grandi evasori, stop alla stretta sulle partite Iva e niente multe per i Pos – rimandano ai giorni turbolenti delle grandi tensioni interne al governo Lega-M5s. I renziani insistono sullo stop alle mini-tasse, con Matteo Renzi che tuttavia ha messo il governo al riparo dal rischio caduta, quantomeno per ora. Seppure con toni e pesi differenti, è polemica su un testo che tra l’altro è ancora fermo sulle scrivanie dei tecnici del Tesoro per essere scritto.
Il Pd è sulla linea di Conte, vuole cioè frenare l’emorragia della polemica e portare il testo della manovra in Parlamento. Lì ci sarà  spazio per qualche modifica, ma l’impianto e i saldi – è la linea dei dem – non possono essere stravolti.
Solo che Di Maio e i suoi continuano a puntare i piedi: vogliono un altro accordo politico, muovendo da un diverso settaggio di alcune misure. I 5 stelle sono in pressing sul premier per provare a correggere il tiro di alcune decisioni che hanno fatto infuriare una parte importante del proprio elettorato: piccoli imprenditori, commercianti e artigiani.
Di Maio è partito dall’evocare un nuovo Consiglio dei ministri, per poi virare su un vertice di maggioranza. Il presidente del Consiglio ha risposto picche al primo, ha aperto al secondo. Ma tra i due i rapporti sono ai ferri corti, secondo quanto riferiscono alcune fonti di governo. Il capo politico dei 5 stelle è tornato ad evocare il vertice di maggioranza per ben due volte oggi, dicendosi soddisfatto del fatto che la riunione è in programma lunedì. Conte è rimasto in silenzio tutto il giorno e alle otto di sera quattro dei partecipanti al tavolo di palazzo Chigi spiegavano ad Huffpost che il vertice ballava ancora.
La partita sulla manovra è tutta politica. Sullo sfondo ci sono i nodi tecnici su cui si sta provando a trovare una mediazione. Sulle multe agli esercenti che rifiuteranno i pagamenti con il bancomat o la carta di credito, la direzione va verso un alleggerimento della sanzione pari a 30 euro più il 4% del valore della transazione. Questo 4% potrebbe essere diminuito o cancellato.
I pentastellati lamentano poi una stretta dannosa sulle partite Iva con un reddito compreso tra 0 e 65mila euro. Le norme anti-abusi, che mirano a scovare le partite Iva realmente destinatarie della flat tax al 15%, per i 5 stelle restringono troppo il perimetro dell’efficacia della misura.
Una misura, tra l’altro, voluta e votata con la Lega al governo. La strada che si tra provando a sondare è quella di lasciare il forfettario al 15% fino a 30mila euro, per poi applicare la cosiddetta contabilità  analitica per il restante pezzo di reddito. Sulle manette agli evasori, il ministro della Giustizia in quota 5 stelle Alfonso Bonafede annuncia che il provvedimento sarà  portato al tavolo del Consiglio dei ministri convocato lunedì sera. “Il pacchetto è pronto”, annuncia.
Ma quello che non è pronto è il tavolo che conta a palazzo Chigi. Chi si siederà  intorno porterà  rivendicazioni, tensioni, volontà  precise. La manovra deve ancora vivere il suo passaggio definitivo.

(da “Huffingtonpost”)

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LANDINI: “SUL “NO TASSE” NÉ CON RENZI NÉ CON SALVINI, BISOGNA LOTTARE CONTRO L’EVASIONE FISCALE”

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

“PRONTI ALLA PIAZZA SE SI TOCCA IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE”… “I POLITICI PARLINO DI LAVORO”

“Il messaggio che si deve dare al paese non è ‘no tasse’ ma ′ no evasione fiscale’”. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a Mezz’ora in più interviene sulla manovra e sottolinea che per il sindacato la battaglia che va condotta non è quella alla tassazione, ma a chi non paga i tributi.
Non si dice preoccupato dalla piazza del centrodestra di ieri: “Non è la prima volta con Berlusconi anni fa fu riempita molto di più. C’è invece un elemento che preoccupa: una serie di messaggi che arrivano da lì e non solo, su un punto e anche dalla Leopolda. Se di fronte a quanto accade da destra e non solo arriva il messaggio che il problema e no tasse questo è inaccettabile. Il messaggio che deve dare il paese è basta evasione fiscale. Una lotta che va rafforzata”, sostiene. E ancora: “Per me chi evade il fisco ruba e deve essere sanzionato, no ai condoni”.
“Abbiamo apprezzato il fatto che il governo ci abbia chiamato prima di fare la legge di stabilità ”, ha continuato. Alcune richieste dei sindacati sono state accolte in manovra: “Ad esempio la riduzione del cuneo fiscale”, dice Landini.
Poi il messaggio all’esecutivo: “Il governo con noi ha preso degli impegni. E la riduzione del cuneo e la lotta all’evasione per noi sono punti fondamentali”. Quanto al cuneo, il sindacato è pronto alla piazza: ”È indubbio che dentro una situazione con più forze politiche c’è una discussione, ma se vi confrontate con il sindacato e vi prendete degli impegni non può succedere che siano messi in discussione per le beghe interne, dovrete renderne conto”.
Un riferimento poi alla manifestazione del centrodestra: “Quando abbiamo riempito San Giovanni non avevamo una piazza di parte, era una piazza che aveva unito. Avevamo messo insieme lavoratori che avevano potuto votare a destra come sinistra”.
Il messaggio a Salvini e Renzi è chiaro: “Vorrei che parlassero di quello che sta facendo” nel mondo del lavoro, dice. Il riferimento è a un fatto recentissimo che ha visto, loro malgrado, protagonisti dei fattorini di Bologna: “A Bologna hanno licenziato 40 rider e a Crotone sono stati licenziati dei lavoratori con un WhatsApp.
Il problema è il presente, devono rimettere al centro il lavoro e la qualità  del lavoro. Ma di questo non ne parlano”.
Poi il focus su Alitalia: “Stiamo chiedendo che si acceleri. Nulla in contrario all’ingresso di Fs, Atlantia o del Mef con una quota. Ma è necessario che si definisca un piano industriale”.
Per fronteggiare la vicenda Whirlpool, e tutte le altre crisi industriali, servirebbe secondo Landini una “agenzia per lo sviluppo, una sorta di nuova Iri”. Si tratterebbe, continua, di “nuovi strumenti”:   “non si tratta di nuove nazionalizzazioni ma di un intervento pubblico”.

(da “Huffingtonpost”)

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ZINGARETTI AGLI ALLEATI: “BASTA POLEMICHE, GLI ITALIANI NON SONO COGLIONI, E SONO STUFI”

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

“NON RESTO IN UN ESECUTIVO SOLO PER OCCUPARE POLTRONE”… GLI ITALIANI SONO STANCHI DELLE BEGHE INTERNE AL M5S E DELLE POLEMICHE DI RENZI

Dal fronte dem la reazione del segretario Nicola Zingaretti alle parole di Di Maio e a quelle di Renzi è dura: “Non fa solo effetto, fa male, noi saremo molto responsabili e diciamo agli alleati che si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine su identità , perchè gli italiani sono stanchi e non sono dei coglioni. Bisogna mantenere le parole sennò si arrabbiano e ci sarà  una rivolta”.
Il segretario dem è intervenuto a ‘Non è l’arena’ su La7. E rincara la dose. “Questa legge di bilancio è stata votata in Cdm da tutti i partiti, sono stati fatti gli emendamenti e si è approvata. Se in questo governo qualcuno si illude che facendo il furbo un giorno dice sì e poi il giorno dopo fa polemica l’interesse ad andare avanti viene meno. Non accetto un gioco a chi la spara più grande”.
“Nei quindici mesi precedenti – continua Zingaretti – sono stati bruciati per la non credibilità  del governo precedente 20 miliardi di euro di interessi bancari sul debito. Quando è cambiato il Governo lo spread è calato. Non ricominciamo con gli sgambetti. In un governo solo per occupare le poltrone non ci rimango”.

(da agenzie)

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ONDATA VERDE NELLE ELEZIONI SVIZZERE, CALANO I SOVRANISTI

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

I DUE PARTITI ECOLOGISTI RAGGIUNGONO IL 20%… SCONFITTI UDC, PS, PLR E PPD… NEL CANTON TICINO LA LEGA PERDE IL 5%

Giornata trionfale per i due partiti verdi, che si confermano i grandi vincitori di queste elezioni parlamentari.
Il Partito ecologista svizzero (Verdi) guadagna 16 seggi in Consiglio nazionale, ossia il più alto numero strappato da un partito dall’introduzione del sistema elettorale proporzionale nel 1919.
Il record precedente era detenuto dall’UDC, che nel 1999 aveva ottenuto 15 seggi in più.
Progrediscono sensibilmente anche i Verdi liberali, che potranno contare su 9 seggi supplementari nella prossima legislatura.
In base alle terze proiezioni della SSR per il Consiglio nazionale, realizzate dall’istituto gfs.bern, i Verdi dovrebbero guadagnare 5,9 punti salendo dal 7,1% delle preferenze di quattro anni fa al 13%.
Da parte loro, i Verdi liberali raggiungerebbero il 7,9% dei voti, contro il 4,6% raccolti nel 2015.
In perdita di voti invece gli altri principali schieramenti politici nazionali: l’UDC rimane il primo partito svizzero, ma scende dal 29,4 al 25,8% delle preferenze. Si tratta del suo peggior risultato dal 1999.
Il PS ottiene il 16,6% dei suffragi, contro il 18,8% di quattro anni fa, e si mantiene al secondo rango.
In terza posizione si piazza anche questa volta il PLR, che deve però accontentarsi del 15,3% delle preferenze (16,4%).
Il PPD non riesce neppure questa volta a bloccare il suo lunghissimo declino elettorale: i popolari democratici scendono dall’11,8% di quattro anni fa all’11,6%.
Vengono così scavalcati dai Verdi e si ritrovano al quinto rango tra i maggiori partiti svizzeri.
Da notare inoltre il nuovo ripiegamento del PBD, che raggiunge appena il 2,4% dei voti (4,1%).
In base a dati ancora provvisori, il Consiglio nazionale sarà  così composto per quanto riguarda i maggiori partiti: UDC 54 seggi (-11 rispetto al 2015), PS 38 (-5), PLR 29 (-4), Verdi 28 (+17), PPD 25 (-3), Verdi liberali 16 (+9), PBD 3 (-4).
In calo anche la partecipazione a queste elezioni federali: al voto ha preso parte solo il 45,5% degli aventi diritto, contro il 48,5% raggiunto quattro anni fa. A livello nazionale la partecipazione più bassa risale al 1995, quando era stata pari al 42,2%.
Nel canton Ticino, la lista Verdi e Sinistra alternativa è riuscita a guadagnare ben 9,9 punti percentuali, salendo al 14,5%. Quattro anni fa gli ecologisti correvano da soli e si erano fermati al 4%.
In controtendenza rispetto ai dati svizzeri anche l’UDC, che a sud delle Alpi ha guadagnato 1,4 punti salendo al 12,7%.
In calo invece gli altri partiti, in particolare la Lega che ha perso 4,8 punti percentuali, scendendo al 16,9%.
Il PLR è calato di ben 3,2 punti percentuali, fissandosi al 20,5%, il PPD ha perso 1,9 punti al 18,2% e il PS 1,5 al 14,1%.
La lista Verdi e Sinistra alternativa è riuscita così a sottrarre un seggio alla Lega dei Ticinesi al Consiglio Nazionale. L’ecologista Greta Gysin farà  la sua entrata a Berna a scapito di Roberta Pantani, che dopo otto anni deve lasciare.

(da agenzie)

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I MILITARI TURCHI MARCANO LE CASE DI ARMENI E CRISTIANI

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

FURTI E SACCHEGGI A TAL ABYAD

Erdogan e le sue truppe sono avvezze alla pulizia etnica: la Turchia ha una storia di tutto rispetto di persecuzioni nei confronti delle minoranze religiose e culturali, come le angherie verso i cristiani e l’eccidio degli armeni hanno dimostrato.
Hanno anche poi la grande faccia tosta di negare persino l’evidenza, come stanno facendo in queste ore in cui continuano a sostenere di non aver violato la tregua in Rojava, mentre video e foto inviate dalle agenzie curde dimostrano che le barbarie dei turchi non si sono fermate neanche un istante.
Tra l’altro, la sete di sangue dei mercenari johadisti al soldo di Erdogan non si limita cerco ai curdi: nella città  di Tal Abyad fonti curde raccontano con tanto di foto che le case dei cristiani e armeni sono state segnate con scritte rosse.
Nell’intera area si sono registrati furti e saccheggi ad opera delle milizie turche, come accadde ad Afrin nel 2018.

(da Globalist)

argomento: denuncia | Commenta »

CIVILI ASSASSINATI DAI JIHADISTI AL SOLDO DI ERDOGAN

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

SONO LE STESSE MILIZIE PAGATE DAI TURCHI A DIFFONDERE IN RETE IMMAGINI DEI LORO OMICIDI

Le organizzazioni umanitarie denunciano, le Nazioni Unite indagano e i turchi negano l’evidenza.
Ma – purtroppo o per fortuna – sono gli stessi assassini, soprattutto le milizie jihadiste al soldo di Erdogan – a girare video e scattare foto per vantarsi delle loro uccisioni.
Oltre a ciò le squadre di soccorso stanno trovando i corpi dei civili morti sotto le macerie di case bombardate dagli aerei turchi mentre dagli ospedali vengono diffuse le foto e i video di morti e di persone ustionate dall’uso di armi chimiche, in particolare bombe al fosforo lanciate contro la popolazione.
Nelle immagini (ne pubblichiamo solo una debitante oscurata) i miliziani della Sultan Murad Brigade, sostenuti dalla Turchia, hanno pubblicato alcune foto per mostrare l’esecuzione di 3 civili a Serekaniye avvenuta il 17 Ottobre

(da Globalist)

argomento: criminalità | Commenta »

FORZA ITALIA VIVA

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

ELOGIO AL “MODELLO BERLUSCONI” E OPA AGLI SCONTENTI DI FORZA ITALIA E AL PD… IL MACRONISMO ALL’ITALIANA CHE SA DI RESTAURAZIONE IN CHIAVE PERSONALISTICA

Il gran finale di questo “nuovo inizio” ha il sapore stantio dell’elogio a Silvio Berlusconi, e, udite udite, a quel che ha rappresentato in questo paese, senza tanti se e tanti ma. Proprio un elogio, che lo colloca di diritto nel Pantheon di questa novella “Forza Italia Viva”. Sentitelo Renzi, sul palco della Leopolda, che ne parla come di un “modello” per un quarto di secolo, in quanto “destra europea, popolare e liberale” in Italia, modello tradito solo oggi dalla partecipazione del Cavaliere alla manifestazione di San Giovanni. E dunque l’invito, a quanti ci hanno creduto, a “venire con noi”.
Proprio così. Basterebbe, se proprio uno avesse smarrito la memoria, una telefonata alla Merkel o a Sarkozy, o a uno dei tanti leader della destra europea, per ricordare ciò che il berlusconismo è stato, ovvero l’anomalia italiana nella destra europea: moderato o estremista, a seconda degli interessi politici, economici o giudiziari del momento.
Il “modello” è colui che, negli ultimi dieci anni, compie la scelta moderata di Monti, per poi scaricarlo come “servo della Merkel”, che rielegge Napolitano per poi urlare ai colpi di Stato, che vorrebbe la grazia per poi marciare sulla procura di Milano, che, altra amnesia, fa il “patto del Nazareno” tranne poi risuscitare l’alleanza con la Lega sovranista, tanto per ricordare gli anni in cui il nostro lo ha visto da vicino.
E che, in questi anni, si è pressochè estinto perchè abbandonato dal ceto medio piegato dalla crisi, perchè in Italia, come in tutto il mondo, i moderati si sono “arrabbiati” e rivoltati contro l’establishment.
Ecco, il modello (Berlusconi) è un leader che ha fallito.
E il nuovo inizio di Renzi è un disegno vecchio e già  fallito, quando l’abolizione dell’Imu e le promesse di fare il Ponte sullo Stretto o le critiche ai magistrati, non portarono un solo voto da destra, mentre si scavava un baratro con il popolo della sinistra.
Disegno che viene riproposto con la speranza di raccattare un po’ di ceto politico in cerca di sopravvivenza dal berlusconismo morente. E di prendersi i voti di ciò che resta del suo blocco sociale, lisciando il pelo all’Italia dei bottegai che vogliono alta la soglia del contante e a quell’Italia dell’evasione diffusa che si sente meno minacciata dalle “patenti fiscali” a punti più che dall’inasprimento delle pene.
La “renzinomics” in fondo è questo, il tentativo di conquista di un elettorato “moderato” che non vuole la rimodulazione dell’Iva, che preferisce gli sgravi sulle famiglie al cuneo, più sensibile al “meno tasse” che alla “tassazione progressiva”.
Parliamoci chiaro, questo discorso, con l’elogio a Silvio più enfatico del solito, è la definitiva fuoriuscita dal campo del centrosinistra tradizionale.
E del definitivo rifiuto di costruirne uno nuovo, organico, trasformando l’attuale maggioranza di governo in un’alleanza politica stabile. Ciò che viene chiamato futuro e pomposamente presentato come il “macronismo” all’italiana è, semplicemente, il passato, sia pur in salsa populista.
L’Italia del proporzionale, dove il principale avversario è il partito più vicino, dove si esaltano le differenze e il governo diventa il campo di battaglia per rosicchiare consenso piantando ogni giorno una bandierina, senza mai metterlo in discussione perchè la volontà  popolare in fondo fa paura.
C’è solo questo, nell’appello ai delusi di Forza Italia e, contestualmente, a chi non vuole un’alleanza stabile tra Pd e Cinque stelle. Si dirà , è una doppia Opa che, presentata così, sembra anche suonare bene. Oggi però, perchè poi le chiacchiere si misurano sui fatti. Perchè poi bisogna vedere chi arriva, se chi ha votato che Ruby era la nipote di Mubarak o qualcuno dal Pd.
Altro che Macron, che vinse in quanto novità .
L’unico disegno di questa operazione è la riproposizione di sè, nell’ennesimo partito personale senza radici e senza storia, anzi con una storia che è una sequenza di sconfitte del suo protagonista.
E, attenzione, la fragilità  è proprio nel messaggio politico, al netto delle parole d’ordine e dell’effetto scenico. Non è un caso che Renzi ha accuratamente evitato di prendere di petto il tema immigrazione, come se fosse un problema che si risolve ignorandolo o non parlandone, perchè è proprio la questione che potenzialmente rompe la favola bella del “prendo un po’ di voti a destra e un po’ a sinistra”. È la più divisiva, la più “identitaria” di questo tempo, su cui la nuova destra ha costruito una sua egemonia culturale.
Insomma, in questa Leopolda si è capito che il governo non rischia (per ora) perchè Renzi non è pronto per il voto — e non è il solo — e perchè, in questo Parlamento, vuole condizionare l’elezione del prossimo capo dello Stato, come ha candidamente spiegato nel suo discorso, che sarà  suonato, per parecchi, come il sinistro annuncio dei “nuovi 101” per i candidati a lui sgraditi (il cui elenco è già  lungo).
Ma proprio questa ricerca di visibilità  e centralità  politica rende il governo più fragile, come si è visto in questi giorni di protagonismo renziano.
Il problema è che tutti, al momento, sono costretti a convivere in questo litigioso condominio, perchè anche la minaccia fatta filtrare dal Pd di “andare al voto con Conte” è solo spin, con una manovra aperta e un disegno di riforma costituzionale che deve consumare il suo iter.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI HA CENTRATO IL PROBLEMA: IN ITALIA MANCA UN’AREA LIBERALE, DEMOCRATICA, MODERATA E RIFORMISTA

Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile

CHE PIACCIA O MENO, CHE CI RIESCA O MENO, INUTILE NEGARE CHE STA COLMANDO UN VUOTO… QUALCUNO SE LA PRENDA CON CHI LO QUEL VUOTO L’HA LASCIATO

Per curiosità , per capire meglio cosa stia accadendo, via web ho ascoltato l’intervento conclusivo di Matteo_Renzi alla Leopolda10.
Potrà  piacere o meno. Potrà  essere considerato un “bulletto” oppure no. Fatto sta che Renzi ha idee chiare che esprime benissimo..
Dal punto di vista della comunicazione, invero, rispetto a tutti altri leader in campo, Renzi è quello più efficace
La sua tecnica comunicativa è calda, avvolgente e ricca di accenti rotondi
Pur essendo veloce e sciolto, conserva un fraseggio sempre gradevole. Arriva, insomma..
Berlusconi, per esempio, è sempre più lento e ridondante. Salvini è lento e pesante. La Meloni à  sguatissima. DiMaio sembra la valeriana a 10 secondi dall’effetto finale, quello di farti addormentare…
Ha carisma, Renzi, ed è un trascinatore…
Non ho idea cosa combinerà  e dove arriverà  con Italia Viva. Di sicuro ha centrato il punto della questione.
Nel Paese non c’è una prateria da conquistare, ma un bisogno da colmare: la ristrutturazione di un’area liberale, democratica, moderata, riformista.
Un’area capace di spingere il “sistema Paese” verso una sburocratizzazione degli iter favorendo (e puntando) alla competitività  e competizione; che elevi il merito a virtù propugnando eguaglianza ma non egualitarismo; un sistema che dia rispetto e risposte al popolo delle partite IVA, al mondo delle imprese, del terzo settore ed a quello della ricerca e dello sviluppo tecnologico; un sistema capace di rispettare i “diritti naturali” dell’individuo sino al compiuto riconoscimento dei relativi diritti civili, ivi compresa la legittima pretesa al fine vita…
Un nuovo progetto a trazione Europea..
Ieri, a Roma, è finito il modello culturale del centrodestra così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 26 anni: il centrodestra liberale si è trasformato in centrodestra sovranista. Berlusconiani ha ceduto lo scettro a Salvini. Storia triste. Storia greve. L’incapacità  di sapersi fare da parte per lasciare spazio ai giovani, ha consumato l’ennesimo “genocidio politico di piazza”.
Non ho idea cosa farà  Forza Italia. Non ho idea cosa faranno personaggi come la Carfagna. Questo centrodestra è pessimo, però…
Bisognerà  continuere a ripensarla in modo diversa quell’area. Ritornare ad immaginare il Paese da qui a 20 anni, superando la paranoia dell’odio e degli spot, perchè governare non è affatto un gioco. Farlo può significare, anzi deve significare, contribuire a fare la storia.
Che sia una storia di sana rivoluzione liberatoria: la “notte” lasciamola agli altri…

Salvatore Totò Castello
Right BLU – la Destra liberale

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