Destra di Popolo.net

NEGLI STATI UNITI CI SONO DUE GENERAZIONI A CUI IL SOCIALISMO COMINCIA A PIACERE

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

L’ANALISI GALLUP: SOTTO I 39 ANNI IL 49% PREFERISCE UN SISTEMA SOCIALISTA A QUELLO CAPITALISTA … LE CRITICHE SONO RIVOLTE ALLA CONCENTRAZIONE IN GROSSI GRUPPI ECONOMICI

Socialismo o capitalismo? La società  di analisi Gallup ha pubblicato i dati di una ricerca sulle preferenze politiche negli Stati Uniti.
I dati sono divisi su tre generazioni: i Millennial e la Generazione Z, quelli che ora hanno tra i 18 e i 39 anni, la Generazione X, tra 40 e 54 anni, e i Baby Boomers e Traditional, dai 55 anni in su.
Le tendenze sono chiare. In tutti i campioni di intervistati si registra un avanzata del socialismo, anche se per Generazione X e Baby Boomer il sistema preferito rimane ancora il capitalismo, scelto rispettivamente dal 61% e dal 68% della popolazione.
Le distanze fra capitalismo e socialismo si riducono in modo sensibile tra i Millennial e Generazione Z. Nelle interviste, la differenza tra i due sistemi economici è davvero ridotta: il 49% dei giovani adulti valuta positivamente il socialismo, il restante 51% il capitalismo.
Conseguenza di queste tendenze è anche il giudizio sul Big Business, una formula che indica un’economia basata su grandi gruppi che puntano su un commercio in vasta scala. Questo modello è valutato positivamente solo dal 46% tra i più giovani, contro 55% della Generazione X e di Baby Boomer.
Gli analisti di Gallup scrivono, al termine del report, che questi dati spiegano che i giovani adulti americani sono ancora favorevoli a un economia basata sul libero mercato ma, allo stesso tempo, sono preoccupati dei grandi gruppi che stanno acquisendo sempre più potere.
E sarebbero più sereni se il loro governo cominciasse ad occuparsi di più di queste realtà .

(da agenzie)

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L’EUROPA PREMIA OLEG SENTSOV, IL REGISTA UCRAINO OPPOSITORE DI PUTIN, E I LEGHISTI SPARISCONO DALL’AULA

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

CONDANNATO A CINQUE ANNI SOLO PER AVER MANIFESTATO IN PIAZZA CONTRO L’ANNESSIONE DELLA CRIMEA…I SOVRANISTI CHE VOGLIONO VENDERE L’ITALIA AI RUSSI NON POSSONO INIMICARSI IL LORO PADRONE

Dopo cinque anni di detenzione in Russia, il regista e attivista ucraino Oleg Sentsov ha potuto finalmente ritirare di persona il Premio Sacharov che l’Unione Europea gli ha assegnato l’anno scorso.
Oggi Sentsov, arrestato per aver protestato in Piazza Indipendenza a Kiev contro l’annessione della sua nativa Crimea alla Russia, ha ritirato il premio a Strasburgo dove l’Europarlamento è riunito in plenaria. Assenti dall’aula al momento della consegna del premio, tutti gli eurodeputati leghisti e gran parte dei loro colleghi sovranisti del gruppo “Identità  e democrazia”.
Spiegazione ufficiale dalla delegazione del partito di Salvini: altri impegni pregressi hanno impedito agli europarlamentari del Carroccio di partecipare. Ma in aula non ce n’era nemmeno uno e questo all’Europarlamento ha alimentato gli interrogativi su un’assenza non casuale ma voluta, per non partecipare alla premiazione di un dissidente anti-Putin, dati i legami della Lega con Mosca.
Il Premio Sacharov per la libertà  di pensiero, così chiamato in onore del fisico e dissidente politico sovietico Andrei Sacharov, viene assegnato annualmente dal 1988 a persone e organizzazioni che difendono i diritti umani e le libertà  fondamentali.
“E’ un grande onore e una grande responsabilità  ricevere questo premio — ha detto Sentsov quando il presidente dell’Europarlamento David Sassoli gli ha consegnato il premio – Lo accetto non come un onore personale ma come un premio a tutti i prigionieri politici ucraini che sono passati dalle prigioni russe o che ci si trovano tuttora”.
I russi, ha aggiunto, “non vogliono la pace nel Donbass, non vogliono la pace per l’Ucraina, vogliono che viviamo in ginocchio, vogliono controllare la politica europea secondo i loro metodi e non possiamo permetterlo”.
“Lei è rimasto saldo nei suoi principi e nelle sue convinzioni e ha pagato per questo. Nessuno dovrebbe pagare un prezzo per la propria libertà  — sono le parole di Sassoli – Sentsov è stato rilasciato ma molti altri, fra cui giornalisti e blogger come Stanislav Aseyev, sono tuttora tenuti in ostaggio in Ucraina orientale. Chiediamo insieme che vengano liberati”.
Condannato a 20 anni di reclusione per “aver tramato atti terroristici” contro il governo de facto russo in Crimea, Sentsov è stato rilasciato il 7 settembre 2019 come parte di un accordo di scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina.
Amnesty International ha descritto il suo processo come “un processo ingiusto di fronte a un tribunale militare”.
Il regista è diventato un simbolo per i circa 70 cittadini ucraini illegalmente arrestati e condannati a sentenze molto severe dalle forze di occupazione russe nella penisola di Crimea. Sentsov ha fatto uno sciopero della fame da metà  maggio 2018 al 6 ottobre 2018, quando l’ha concluso sotto la minaccia di venire alimentato con la forza.

(da “Huffingtonpost”)

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IL BRACCINO CORTO DEI FAN DI SALVINI PER I TERREMOTATI ALBANESI

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

PERCHE’ NON DICEVANO “PRIMA I TERREMOTATI” QUANDO GOVERNAVA SALVINI E NON HA FATTO UNA MAZZA? … L’EUROPA CI HA AIUTATO CON UN MILIARDO DI EURO, NON SE NE FOTTE DEL PROSSIMO COME SONO ABITUATI A FARE I SOVRANISTI

Quando erano gli altri ad aiutare noi (e noi ad aiutare altri ancora)
Siamo ormai abituati agli slanci di generosità  dei fan di Salvini e dei sovranisti. Abbiamo visto quanti si sono affrettati a mettere le mani avanti quando l’ex ministro dell’Interno lanciava una raccolta fondi a favore della vedova di Mario Cerciello Rega oppure Giorgia Meloni chiedeva di versare un contributo per la ricostruzione di Notre Dame, nel tentativo di dimostrare che sovranità  non è il contrario di solidarietà .
Nel caso servisse un’altra dimostrazione il pretesto ce lo fornisce il terremoto di questa mattina sulla costa albanese.
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato su Twitter di aver disposto «l’invio di uomini e mezzi di soccorso. Squadre di vigili del fuoco, personale della Protezione civile».
Una decisione che non è piaciuta al deputato della Lega e componente della commissione Esteri della Camera Paolo Grimoldi che ha parlato di «nobile gesto» ribadendo che «in questo momento l’Italia è in ginocchio per il maltempo».
Insomma «giusto aiutare l’Albania, ci mancherebbe, ma prima pensiamo a casa nostra e ai nostri cittadini e lasciamo ad altri Stati UE i soccorsi all’Albania».
Nel frattempo anche lo Stato Maggiore della Difesa ha annunciato la mobilitazione per aiutare la popolazione albanese.
Ma l’onorevole Grimoldi non è il solo. Anche nel post in cui Matteo Salvini esprime tutta la sua vicinanza e solidarietà  all’Albania colpita dal terremoto i commentatori non sono così d’accordo.
Prima gli italiani è il grido di battaglia che si leva dai social. Gli italiani sono stati ben educati dalla propaganda della Lega Nord e della Lega di Salvini ed ormai si tratta quasi di un riflesso condizionato. In fondo la lezione di Catechismo dell’ex ministro Lorenzo Fontana è stata molto chiara: aiutare prima gli italiani.
Sono tutti estremamente dispiaciuti e rammaricati, in fondo esprimere solidarietà  a parole non costa nulla. Di gesti concreti invece meglio non farne, perchè c’è da pensare prima agli italiani. Soprattutto ai terremotati che sono ancora senza casa e sotto la neve.
Del resto si sa, il sovranista è uno che pensa sempre ai terremotati. Una volta è per lamentarsi degli immigrati negli hotel, l’altra perchè il governo è “razzista” nei confronti degli italiani.
Quando però c’è da chiedere a Salvini come mai — quando era parlamentare europeo — per due volte non ha partecipato al voto per stanziare i fondi per i terremotati, oppure quando il suo governo si è dimenticato di provvedere allo smaltimento delle macerie il sovranista si dilegua.
Eppure ne avrebbero di che chiedere conto, dal condono per Ischia alla bufala dell’emendamento della Lega approvato sull’esenzione per l’IMU nelle zone terremotate.
E così questa grande competenza, questo expertise maturato sul campo dei social, nella gestione del post terremoto si tramuta oggi in una bella bordata di indifferenza nei confronti degli albanesi vittime del terremoto.
Come se il sisma si curasse di confini o identità  nazionali. Ed è curioso che quando la Lega era al governo nessuno abbia chiesto di “pensare ai terremotati“. Forse erano distratti?
Senza dubbio quello degli albanesi è un dramma, scrivono, ma perchè pensare all’Albania quando l’Italia “sta cadendo a pezzi”?
Inutile “fare la corsa ad aiutare gli altri quando noi abbiamo gli stessi problemi”, chiosa un’altra. Tutte persone che ritengono che lo Stato italiano non possa disporre di risorse, uomini e mezzi necessari a fronteggiare le emergenze domestiche e dare una piccola mano all’Albania nello stesso momento.
«Noi abbiamo ricevuto aiuti dall’estero per i nostri?» si chiede una pagina sovranista il cui autore è evidentemente sconvolto perchè sono partiti gli aiuti per gli albanesi. Ebbene: nel 2017 il Parlamento europeo (Salvini non c’era) ha approvato lo stanziamento da parte del Fondo di solidarietà  dell’Unione europea di più di un miliardo di euro di aiuti all’Italia,   il più grande aiuto economico mai stanziato dall’Unione Europea.
Nei giorni successivi al terremoto del 2016 molti capi di Stato e di Governo avevano espresso la loro solidarietà  con promesse d’aiuto mentre aziende francesi hanno donato fondi per la ricostruzione post-sisma del 2016.
Quando è toccato a noi siamo stati aiutati. Così come in passato l’Italia non si è tirata indietro quando si è trattato di aiutare le vittime di disastri naturali all’estero.
Pensiamo solo alla missione della portaelicotteri Cavour dopo il devastante terremoto ad Haiti nel 2010 (ad un anno dal terremoto dell’Aquila), oppure ad altre incredibili missioni di soccorso come quella per salvare i profughi vietnamiti nel 1979. Nel 2010 l’Italia e l’Abruzzo portavano ancora i segni del devastante sisma del 6 aprile del 2009, eppure siamo andati ad aiutare gli haitiani. Forse proprio perchè sappiamo cosa vuol dire perdere tutto.
Qualcosa che evidentemente i sovranisti, nelle loro comode case, ignorano completamente.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

FILIPPO ROSSI, LA “SARDINA” DI DESTRA: “E’ CHI L’HA DETTO CHE PER SENTIRSI SARDINA BISOGNA ESSERE DI SINISTRA?”

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE E’ TRA I MODERATORI DEL GRUPPO DELLE SARDINE DI ROMA E MILANO: “LE PIAZZE NON SONO MAI TUTTE DI UN COLORE, SALVINI NON RAPPRESENTA TANTI ITALIANI DI DESTRA”

Il direttore artistico del festival Caffeina compare tra i moderatori della pagine Facebook Sardine Roma ( in compagnia di altri due viterbesi) e Sardine Milano. Anche lui sardina, insomma. Una sardina ante litteram.
Perchè il suo manifesto politico, contro la destra salviniana, lo aveva stilato prima che le sardine esistessero, strette strette in piazza Maggiore a Bologna.
È il suo libro “Dalla parte di Jeckyll — Manifesto per una buona destra”.
“Sto girando l’Italia da nord a sud — dice Rossi -. Ho fatto decine di presentazioni e altre sono in preparazione. Siamo già  alla prima ristampa, il che mi rende orgoglioso. Questa mia piccola goccia nel mare delle sardine è senza dietrologie. Sto dando una mano a degli amici amministratori dei gruppi di Roma e Milano”.
Ma con le sardine ha in comune la disapprovazione dei metodi salviniani. Che non assomigliano affatto alla sua “buona destra”: moderata, laica, liberale e non rappresentata.
“È una destra che si fa sentire contro una politica fatta di rabbia, odio e propaganda — spiega Rossi -. Sono certo che c’è un popolo anche di destra che non accetta questo dominio di estremismo. Nel mio piccolissimo voglio rappresentarlo dicendo che in queste piazze bellissime può esserci anche una destra civile ed europea che fa sentire la sua voce”.
Quindi? Quale futuro per le sardine?
“Lascio queste analisi ai giornalistoni — scherza Rossi -. È un movimento spontaneo, non vedo un partito in nuce. Vedo una grande voglia di partecipare per dire che l’Italia non è solo quella lì e questo mi sembra già  abbastanza. Non mi faccio illusioni. Non è una struttura partitica. I gruppi Facebook nascono come ogni tam tam spontaneo sui social. Se non avrò altri impegni andrò a manifestare a Roma. Il che non vuol dire buttarsi a sinistra: ci sono validi motivi, per uno di destra come me, per protestare contro questa destra. Il perchè lo spiego bene nel mio libro”.

(da TusciaWeb)

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E’ ORA DI PARLARE SERIAMENTE DEL MOVIMENTO DELLE SARDINE

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

ESISTE UN’ALTRA ITALIA, UN’ALTRA COMUNITA’ POSSIBILE, A PARTIRE DALLE RELAZIONI UMANE, DAI PONTI TRA ESPERIENZE DIVERSE: E’ QUESTO IL MESSAGGIO CHE ARRIVA DAI GIOVANI

Ho letto moltissime opinioni e analisi sul movimento delle sardine, senza dubbio il vero fenomeno di questa fase politica. E, confesso che mi succede raramente, non c’è un solo pezzo con il quale io riesca a essere completamente d’accordo.
Il punto, a mio avviso, è che le letture sulle sardine, sui gattini e sui pinguini sono influenzate da pregiudizi e aspettative, in modo tale da rendere indistinguibili i fatti dalle proiezioni, i bisogni dalle speranze.
Le sardine parlano con tante voci di tante cose e ognuno capisce ciò che vuole capire, costruisce la propria idea del movimento e rielabora concetti e idee in modo che siano funzionali alla sua lettura.
Personalmente mi sono convinto che gli errori partano dalla mancata considerazione di un concetto di base: le sardine vogliono essere prese sul serio e meritano di essere prese sul serio, con tutto ciò che questo comporta in termini di responsabilità , visibilità  e rispetto.
Certo, la portata che ha assunto il movimento non era prevedibile, almeno non in così breve tempo, ma non è complicato individuare i fattori che hanno determinato un tale successo: la semplicità  e l’efficacia dell’idea di base (il nome!), la polarizzazione cercata e voluta dallo stesso Salvini, la riconoscibilità  del nemico, le praterie concesse dalle forze di sinistra, la voglia di mobilitarsi di tanti italiani intorno a concetti chiari e immediati.
La crescita esponenziale della partecipazione ai raduni emiliano-romagnoli e dell’interesse sui social network poi è andata di pari passo con la sovraesposizione mediatica dei “fondatori/portavoce” del movimento e con l’allargamento della mobilitazione alle altre Regioni italiane. In brevissimo tempo, è nato un vero e proprio movimento, che si è dotato anche di un primo manifesto, che è un elemento da tenere in assoluta considerazione per provare a capirci qualcosa.
Le sardine delimitano subito il campo, con due passaggi chiarissimi: la polemica coi populisti e l’opposizione a coloro che si sono proclamati “liberatori” (dell’Emilia Romagna prima e dell’Italia poi).
Di contro, c’è la fiducia nella “Politica con la p maiuscola” e nelle persone serie che abitano i palazzi dei partiti e delle istituzioni. Questa enunciazione di principio è probabilmente il limite più grande del movimento, che, certo per chiarire subito di non aver niente a che fare con Cinque Stelle e destra populista, si preclude la possibilità  di parlare a un pubblico più ampio o di incidere in maniera più profonda.
Non c’è da stupirsi, visto che lo stigma sul concetto di populismo è in effetti un altro dei drammi della frammentazione culturale di questo periodo.
A un movimento che nasce dal basso, in modo spontaneo, a-partitico e pre-politico, con coordinate ideologiche piuttosto definite, non dovrebbe sfuggire che il populismo è o dovrebbe essere il politico per eccellenza, per citare Laclau.
In questo contesto, le sardine sono un movimento populista, proprio perchè cercano di impostare un “meccanismo” con cui un gruppo marginalizzato, escluso dai processi sociali e politici, tenta di “riprendere il controllo”, di agire sulla collettività , di contare. Il punto è che i marginalizzati dalle dinamiche politiche dei nostri giorni sono anche i cittadini che stanno dando vita al movimento delle sardine, quelli che non si riconoscono in un dibattito calibrato su “bugie e odio”, in una classe politica che approfitta della buona fede, delle paure e delle difficoltà  delle persone per imporre messaggi di odio e “affogare i contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota”.
Sono i 30/40 enni esclusi dai processi decisionali, emarginati dal dibattito e ingabbiati da una questione generazionale che è reddituale, culturale, politica. Un popolo che il movimento dice di rappresentare, tracciando un solco chiaro fra “loro” e “noi”, basato su coordinate diverse ma non per questo meno importanti.
Per giunta semplificando i concetti, creando continue alterità  e scegliendo chiaramente un nemico, prima ancora che un obiettivo. Nulla che non possa rientrare in una diversa visione del dualismo èlite vs popolo, tipico del pensiero populista.
Non è così semplice, chiaro. C’è una certa corrente di pensiero che fa della coscienza di se una precondizione per qualunque movimento politico che possa avere una funzione di rappresentanza o semplicemente un futuro.
Applicare tale categoria a un movimento spontaneo e giovanissimo può essere però una forzatura, soprattutto nella misura in cui si imputa alle sardine di non avere una chiara definizione ideologico e programmatica dimenticando che si tratta di un dato comune alla stragrande maggioranza dei partiti politici italiani.
Qui siamo di fronte a un qualcosa di nuovo, non in senso assoluto, ma certamente per questa fase politica: la mobilitazione di migliaia di persone intorno a un’idea semplice, a un naming azzeccato e a un mood geniale, quello della serenità , della spensieratezza e del sorriso contro l’odio, la paura e le narrazioni tossiche.
Qui veniamo al nocciolo della questione: le sardine contro Salvini.
Una lettura riduttiva, nella mia opinione, perchè non tiene conto del senso profondo della mobilitazione di una comunità  “alternativa” a quella creata e agita dal leader leghista. Ne abbiamo parlato spesso, riassumendo la questione così:
Salvini nel corso degli anni ha costruito una vera e propria comunità  personale, con i suoi simboli (crocifissi, rosari, tricolori), i suoi slogan (prima gli italiani, l’ossessivo richiamo alla “gente che lavora”), i suoi nemici (i centri sociali, i poteri forti, le ONG), i suoi miti fondativi (il “buongoverno” del Nord, la “chiusura dei porti”). Una comunità  che si è nutrita di un linguaggio sempre basico, semplificato, diretto, che mal si concilia con un progetto di governo ampio e articolato, che contenga compromessi e mediazioni con le altre forze politiche.
La sua è una comunità  già  ampiamente “radicalizzata”, che ha fagocitato concetti come sicurezza, sovranità  e legalitarismo e intorno a essi si è mobilitata. Alimentare queste energie finora ha sempre richiesto un innalzamento del livello dello scontro, una tensione sempre crescente con il “nemico” di turno. Ma il clima è già  rovente, i pozzi sono già  inquinati, l’aria è già  irrespirabile: fin dove può spingersi senza rompere il giocattolo?
Ecco, le sardine sono una risposta a questo progetto. Non “contro Salvini” ma contro ciò che Salvini rappresenta, contro ciò che Salvini sogna, contro ciò che Salvini ha costruito.
Esiste un’altra Italia, un’altra comunità  possibile, un’altra strada percorribile, a partire dalle relazioni umane, dal contatto, dall’incontro, dai ponti tra le esperienze.
Un’Italia che si mobilita indifferentemente online e offline, come e più della community del “capitano”.
In questo senso, il ricorso alla contropropaganda con gattini e pinguini non è un bel segnale per l’ex ministro dell’Interno. Salvini ora è costretto a muoversi in un frame comunicativo imposto da altri, le sardine appunto, e ne sta chiaramente rafforzando i concetti e la popolarità .
Probabilmente sta facendo lo stesso errore che per anni gli altri (PD prima e Movimento 5 Stelle poi) hanno fatto nei suoi confronti: sta lasciando che i suoi avversari scelgano il campo di battaglia (le piazze), il contesto (mobilitazione dei cittadini vs linguaggi e pratiche divisive della politica), il livello comunicativo (animali e meme).
Un errore dettato dal non essersi reso conto di avere a che fare con un fenomeno nuovo, nato per una ragione specifica ma evolutosi in modo peculiare. Forse solo la sovraesposizione mediatica dei leader e dei “portavoce” (più o meno ufficiali) è un elemento di tipo tradizionale, che non sappiamo ancora quanto possa coniugarsi con ciò che le sardine sono, vogliono essere, o sperano di essere.
Qui veniamo all’altra grande questione, il contesto nel quale nascono e si moltiplicano le sardine. Già  detto del livello locale e della “reazione” all’onda che si proponeva di liberare l’Emilia Romagna, resta da considerare il vuoto che le sardine stanno andando a colmare.
Che è in parte dovuto alla preoccupante involuzione del Movimento 5 Stelle, che ha lasciato per strada elettori ed energie che non si riconoscono nè nel processo di istituzionalizzazione / trasformazione in forza di sistema voluto da Di Maio e dai vertici, nè nel populismo (di destra?) dell’altra corrente, quella movimentista che fa capo ad Alessandro Di Battista e ai nostalgici del patto con la Lega.
La dissoluzione del Movimento 5 Stelle, almeno in termini di consenso e di “spinta”, è in effetti una questione di grande rilevanza per il futuro, proprio perchè non è chiarissimo cosa potrebbe determinarsi e come reagirà  quella parte di società  che, in tempi e modalità  diverse, aveva scelto l’opzione grillina per convogliare disillusione, rabbia e desiderio di cambiamento.
Il successo delle sardine è dovuto anche alle endemiche difficoltà  del Partito Democratico di rimanere attrattivo per un elettorato giovane o disincantato rispetto alle vecchie dinamiche politiche, un tentativo appena abbozzato da Nicola Zingaretti e subito sacrificato sull’altare della responsabilità  di governo.
I democratici, reduci da due scissioni e frammentati in correnti più o meno rilevanti, non sembrano in grado nè di raccogliere quell’energia in uscita dal Movimento 5 Stelle nè di elaborare una nuova piattaforma in grado di tenere insieme spinte e suggestioni della cosiddetta società  civile.
Almeno in tempi brevi, in sostanza, il meglio che Zingaretti e i suoi hanno da offrire è una classe dirigente presentabile e una “ipotesi di alternativa” in occasione degli appuntamenti elettorali.
Capiremo col tempo se ciò sia sufficiente per le sardine…

(da Fanpage)

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IL DELIRIO DEL CONSIGLIERE DELLA LEGA DI CASALECCHIO CHE SOSTIENE CHE “IL 90% DELLE DENUNCE DI VIOLENZA SULLE DONNE E’ FALSO”

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

BENE, ORA LO DIMOSTRI O IN GALERA PER AVER DETTO IL FALSO: E’ ORA DI FINIRLA CON CHI DIFFONDE   BALLE

“Il 90% delle denunce di violenza di uomini su donne sono false e vengono archiviate intasando procure e tribunali”. Il post del consigliere leghista di Casalecchio di Reno, un comune alle porte di Bologna, Umberto La Morgia scatena le ire e lo sdegno delle donne .
“Parole inaccettabili, ecco il pensiero leghista: qui si nega che la violenza sulle donne sia un’emergenza in questo paese, una follia” reagisce Alice Morotti, consigliera e segretaria del Pd a Casalecchio.
Il post è stato pubblicato ieri nel giorno della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non solo, denuncia Morotti, ancora più pesanti sono state le parole di La Morgia pronunciate nel consiglio Unione dei comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia: “E’ arrivato a dire che la violenza sulle donne è un’esagerazione della cultura dominante femminista, imbarazzante. In un luogo istituzionale, poi: è gravissimo”.
Nella stessa seduta si è votato su un accordo per interventi di accoglienza, ascolto ed ospitalità  per donne maltrattate o che hanno subito violenza. La Morgia, che a Bologna si è presentato in piazza Maggiore lo scorso sabato da solo vestito da pinguino, per manifestare contro le sardine, ha votato contro, il suo compagno di partito si è astenuto.
Nel post il consigliere leghista sostiene che “esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, purtroppo ancora poco riconosciuta, poco condannata e poco dibattuta. Violenza non solo fisica, ma che si manifesta anche attraverso l’alienazione parentale (la distruzione del rapporto padre-figlio da parte della madre) e le migliaia di false denunce che le donne usano per avvantaggiarsi sull’uomo in sede di separazione civile, il quale spesso viene ridotto al lastrico”.
Ribatte Alice Morotti: “Esistono uomini che subiscono violenza, nessuno lo nega. Ma più spesso la subiscono da altri uomini: è un dato di fatto. Così come esistono le difficoltà  dei padri separati, l’impoverimento che entrambe le parti subiscono in una separazione, ma cosa c’entra? Da qui a dire che il 90% delle denunce sono false ce ne corre. Questo è imbarbarimento”.

(da agenzie)

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SONDAGGIO TECNE’: BONACCINI AVANTI DI TRE PUNTI SULLA BORGONZONI

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

50,5% CONTRO IL 47,5%.. PER LE LISTE LEGA NI CALO AL 32%, PD AL 31%, M5S DIMETTATO AL 6%

Il sondaggio di Tecnè mostrato ieri da Quarta Repubblica mostra che nella corsa alla poltrona di governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini è in vantaggio su Lucia Borgonzoni di tre punti percentuali: 50,5% contro 47,5%.
Gli altri candidati sono attualmente al 2% ma si attende il nome proposto dal MoVimento 5 Stelle, che è ancora in alto mare sulla scelta dei candidati (si parla, tra gli altri, di Natascia Cersosimo).
Per quanto riguarda le Liste, il Partito Democratico è dato al 31%, il M5S al 6%, gli altri di centrosinistra al 10% mentre la Lega è al 32% e Fratelli d’Italia al 6%.
Il sondaggio del 12 novembre scorso da parte di Tecnè dava Bonaccini in vantaggio su Borgonzoni in tutti e tre gli scenari, ovvero con il M5S in corsa con il centrosinistra, da solo o fuori dalla competizione.
Entrambi i candidati hanno fatto trapelare l’esistenza di sondaggi da loro commissionati che li danno vincenti (il che è un classico, in Italia e non solo). Altri sono in salita per il centrosinistra e danno come vincente la candidata leghista,

(dza agenzie)

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LE SARDINE INCALZANO SALVINI FINO AD ANVERSA: “IL BELGIO NON SI LEGA”

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

FLASH MOB NELLA CITTA’ DELLE FIANDRE IN OCCASIONE DELLA VISITA DI SALVINI AI NAZIONALISTI FIAMMINGHI… LA PAGINA FB HA SUPERATO DUEMILA ISCRITTI

Le Sardine non si fanno spaventare dalle distanze e hanno intenzione di seguire Matteo Salvini anche in Belgio, dove il leader della Lega è stato invitato dai nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belang.
Con lo slogan “il Belgio non si Lega”, le Sardine sbarcheranno il prossimo 2 dicembre nel paese nordeuropeo, ad Anversa.
“L’opzione A – spiegano gli organizzatori – è quella di organizzare un flash mob nella città  delle Fiandre, anche se al momento siamo ancora in attesa del via libera” delle autorità  locali.
In ogni caso, “il 2 dicembre le sardine sbarcheranno in Belgio” per dare corso a un’iniziativa “pacifica, all’insegna dell’ironia”, finalizzata a contrastare “le politiche della paura e del timore”
Intanto il gruppo Facebook da cui è partita l’iniziativa, “6000 Sardine in Belgio” (che ha cambiato nome dal precedente “Sardine del Belgio”), ha ampiamente superato i duemila iscritti.

(da agenzie)

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LA LEGA VUOLE PRIMA I PONTI SUL PO, GLI ALTRI POSSONO ASPETTARE

Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

PRIMA VIENE IL FIUME SACRO AI PADAGNI, SCENOGRAFIA PER ANNI DELL’ACQUA RACCOLTA ALLE PENDICI DEL MONVISO

Due giorni fa in Liguria è crollato un viadotto sull’autostrada A6 Torino-Savona. Ieri è stato deciso di chiudere l’A26 mentre un’altra   voragine   si è aperta sulla Torino-Piacenza.
Complessivamente tra Piemonte e Liguria sono otto i viadotti considerati a rischio crollo. Eppure quando era al Governo la Lega si è interessata più di altri ponti e viadotti: quelli sul Po, il fiume sacro ai padani, per anni scenografia di riti a base di   ampolle d’acqua raccolte alle pendici del Monviso.
A occuparsene fu all’epoca della legge di Bilancio 2019, la famosa “Manovra del Popolo”, la deputata leghista Elena Lucchini.
La Capogruppo della Lega in Commissione Ambiente, Territorio, Lavori pubblici presentò un emendamento che stanziava 250 milioni di euro per la costruzione di nuovi ponti sul Po.
Un contributo pari 50 milioni di euro l’anno dal 2019 al 2033, ma solo per la manutenzione (o la costruzione ex novo) di ponti sul sacro fiume.
Eppure — ricorda oggi su Repubblica Fabio Tonacci — quelli non erano certo gli unici ponti o viadotti a rischio visto che dopo la tragedia del Ponte Morandi l’Unione delle Province aveva individuato 5.931 opere monitorate che necessitano di interventi per i quali erano stati calcolati 2 miliardi 454 mila euro.
Di queste 1.918 avevano bisogno di interventi urgenti, essendo considerate in “priorità  1” e già  soggette a limitazioni del traffico, per un valore di 730 milioni di euro. C’erano poi secondo l’UPI altre 14.089 opere da sottoporre ad indagini tecnico — diagnostiche.
Per il governo Lega-M5S la priorità  però era un’altra, perchè si decise di stanziare i fondi solo per il bacino del Po. Eppure dalla mappa elaborata dall’Unione delle Province si vede chiaramente come i viadotti e i ponti ammalorati considerati in “priorità  1” siano uniformemente distribuiti in tutta la penisola, al Nord come al Sud.
L’obiettivo principale per l’onorevole Lucchini (che è segretario della Lega a Voghera) era finanziare la costruzione di un nuovo Ponte della Becca (in provincia di Pavia) alla confluenza tra Po e Ticino.
In un post del 24 settembre scorso spiega che le risorse messe a disposizione dal suo emendamento serviranno a finanziare 34 interventi dei 258 in graduatoria (compreso il nuovo ponte). Ma quei soldi non erano ancora arrivati, perchè — scriveva l’onorevole leghista — «l’ex ministro Toninelli ha più volte fatto slittare» la conferenza unificata rinviando l’approvazione dei finanziamenti inseriti in graduatoria.
Insomma l’emendamento padano Il M5S da parte sua per ora è rimasto lettera morta. invece accusava il “vecchio partner di governo” per la mancata pubblicazione del decreto di riparto dei fondi. E alla fine i ponti sul Po sono rimasti a bocca asciutta.

(da “NextQuotidiano”)

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