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BRIATORE POSITIVO AL TAMPONE, ARRIVA LA CONFERMA DEL SAN RAFFAELE

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

PUBBLICA UN SELFIE SENZA MASCHERINA E POI LO RIMUOVE

Flavio Briatore è arrivato al San Raffaele “per altri problemi di salute rispetto al Covid, ma è risultato positivo al tampone per Sars-CoV-2″. Il ”giallo” dell’imprenditore ricoverato da lunedì nell’ospedale milanese si risolve in mattinata, quando dalla struttura arriva la conferma che il patron del Billionaire è in effetti stato contagiato dal coronavirus.
Ieri in mattinata dal San Raffaele era arrivato un comunicato rassicurante ma poco dettagliato sul paziente, che riportava di “condizioni stabili”.
Poi, a frenare sull’ipotesi coronavirus era stata in serata Daniela Santanchè intervenendo su La7: “Ci ho appena parlato, sta bene e so che ha una prostatite. Non ho notizie di un tampone positivo”, aveva detto ai microfoni di ”InOnda”.
Oggi la nota diramata dall’Irccs risolve il rebus: “si è rivolto all’ospedale per una specifica patologia diversa da Covid-19 e che è stato sottoposto prima del ricovero, come tutti i pazienti, al tampone rinofaringeo per il rilevamento del coronavirus Sars-Cov-2. Il tampone è risultato positivo”.
Riguardo alle polemiche infuriate per il ricovero nel reparto solventi (e non Covid), a scapito – protestavano alcuni dipendenti dell’ospedale – della sicurezza, i medici spiegano che non c’è stata alcuna anomalia.
“Al signor Briatore – scrivono Giulio Melisurgo, medico curante, e Pasqualino D’Aloia, direttore professioni sanitarie – è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività , sia per la sicurezza del paziente, sia per la tutela del personale di reparto e degli altri pazienti ricoverati”.
L’ospedale ribadisce che “la modalità  di ricovero applicata risponde a tutti i requisiti di sicurezza necessari nel rispetto delle norme anti-contagio” e fa sapere che il paziente “ha passato una notte tranquilla”.
Nel frattempo spunta un selfie “scomodo”, con mascherina abbassata, nel profilo Instagram dell’imprenditore di Verzuolo Poi subito scomparso.
Lo segnala su Twitter Selvaggia Lucarelli: “Briatore ci fa sapere che sta bene con un selfie dal San Raffaele nelle sue storie Instagram. Poi forse qualcuno gli fa notare che c’è poco da ridere e non è il caso di comunicare così in un momento delicato, e dopo pochissimo la cancella. Non sbaglia un colpo, non c’è che dire”.

(da agenzie)

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SPESI FINORA 10 MILIARDI PER L’EMERGENZA COVID-19, SOLO IL 3% CON UNA GARA PUBBLICA

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

I DATI SONO ANCORA SEGRETI, 514 ENTI DIVERSI HANNO DATO IN APPALTO I SERVIZI

Quasi 10 miliardi di euro spesi fino ad oggi per l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma fornire dati trasparenti e rendicontati pare non sia nelle priorità  del governo in questi mesi. Lo dice Openpolis, che ha provato a rispondere alla domanda su come vengono gestiti i soldi nell’emergenza Covid, andando a recuperare i bandi finora pubblicati e trovando non poche difficoltà  nel fare chiarezza.
Vincenzo Smaldore, di Openpolis, spiega quanto raccolto dall’osservatorio.
Dott. Smaldore, perchè l’esigenza di un osservatorio sui bandi Covid?
«Un servizio civico che sarebbe dovuto arrivare già  da tempo da parte del governo. Ma non è stato così. Nel corso di questi mesi abbiamo chiesto al governo e quindi al commissario Arcuri che facessero loro un’operazione di trasparenza e di informazione sulle attività  che stavano portando avanti, tra cui anche la gestione delle risorse economiche. Arcuri pubblicamente aveva promesso un’operazione di trasparenza che invece non è mai esistita. Basti pensare che l’83% degli importi in gioco sui bandi della struttura commissariale si sono chiusi con esito sconosciuto».
Il commissario Arcuri ha parlato del pericolo di una strumentalizzazione dei dati, paura legittima?
«Questa non può essere una motivazione considerabile. Da quello che si evince dai dati, nel periodo che va da inizio pandemia fino a luglio, la spesa pubblica si è concentrata nel recuperare un ritardo del sistema sanitario. Su questo non ci si può nascondere, nè temere strumentalizzazioni. Ora la sfida è negli ulteriori comparti che riguarderanno la spesa, scuole a trasporti pubblici.
Ha parlato di poca trasparenza dei dati, cosa avete potuto raccogliere e cosa è rimasto incerto?
«Abbiamo provato a capire come poter aggregare le informazioni pubbliche disponibili da diverse fonti per poter realizzare un osservatorio civico e quindi un punto di riferimento e di monitoraggio aperto a tutti i cittadini. Siamo andati a prendere i dati dalla struttura commissariale, dalla Protezione civile, dalle Regioni, dagli appalti e dai contratti pubblici tramite la banca dati di Anac in modo da riuscire a creare un unico database. I limiti ci sono stati.
Basti pensare che la banca di Anac non viene più aggiornata dal 17 luglio per problemi tecnici. Questo frena la possibilità  di avere un accesso aggiornato ai dati. Per non parlare dell’inesistenza di voci ad hoc da parte dei centri di spesa su Covid-19».
Sulle procedure di bando?
«Solo il 3% degli importi spesi è stato messo a gara con procedure aperte. Per il resto si è preferito procedere con assegnazione diretta o prestazione negoziale. Oltre il 40% dei lotti e degli importi base d’asta sono stati affidati con questa modalità , che prevede quindi che le stazioni appaltanti possano negoziare la fornitura consultando direttamente un minimo di 5 operatori economici.
Quando 10 miliardi vengono spesi in maniera non trasparente nasce l’elemento di riflessione. Così come per la decisione iniziale del governo che l’emergenza sanitaria dovesse essere gestita dalle singole Regioni».
In che senso?
«Se andiamo a capire cosa è successo con i contratti pubblici si vede che abbiamo avuto un’enormità  di pubbliche amministrazioni che sono andate sul mercato, 514 amministrazioni che fanno gare di appalto sono un numero importante. La gestione così diversa dell’emergenza ha creato inevitabilmente sovrapposizioni, diseconomie, insistenza delle pubbliche amministrazioni su un mercato saturo, creando anche un effetto competizione non positivo».
Sulle singole imprese invece cosa si sa?
«Anche qui un elemento meritevole di attenzione è che risultano più di 700 imprese coinvolte, tra cui molte straniere che stanno partecipando alla fornitura dei servizi inerenti all’emergenza. Il problema è che oltre la metà  dei lotti sono scaduti, ma non è possibile ricostruire se e a chi siano stati aggiudicati. C’è un errore tecnico non di poco conto, soprattutto per il ciclo di revisione, fondamentale in un momento come questo».
Quali sono i rischi?
«Il rischio principale è venire a sapere le cose dalla magistratura. Quando è ormai troppo tardi e si è arrivati al malaffare».
Le procedure hanno subito un periodo di forte complessità , quanto le lacune che evidenziate potevano essere evitabili?
«Negli ultimi mesi è passato un concetto sbagliatissimo. E cioè che la trasparenza sia un intralcio all’agire veloce, alla necessità  di operare efficacemente in emergenza. Niente di più pericoloso.
Dal 2012 il governo Monti con l’app “decreto trasparenza” ha inserito proprio la trasparenza nei codici della pubblica amministrazione. Per cui rendere pubblici e accessibili tutti i dati è da considerarsi un obbligo di legge a tutti gli effetti, oltre che un prerequisito di buona amministrazione.
In ultimo bisogna sempre tenere in conto che la gestione è stata esclusivamente una scelta politica. All’inizio dello stato di emergenza, Borrelli che è un capo dipartimento della Presidenza del consiglio dei ministri, e che quindi rimanda necessariamente all’interlocutore politico del governo, ha stabilito che lo stato d’emergenza si potesse fare in deroga a già  presenti leggi. Non era certo l’unica strada possibile, è stata una scelta politica».
Un principio teorico quello della trasparenza che, se rispettato, a quali implicazioni pratiche condurrebbe?
«Monitoraggio, verifica, revisione e dibattito pubblico consapevole. La possibilità  di analizzare quello che è stato fatto e poterlo migliorare, insieme alla vicinanza del cittadino alle istituzioni, in questo momento elemento fondamentale».
Parla di revisione e miglioramento, le sfide che ora attendono la spesa pubblica si allargano anche alle scuole e ai trasporti pubblici.
«E vedremo quanti miliardi su scuola e trasporti verranno spesi in maniera del tutto opaca, senza nessun tipo di controllo.
È per questo che lanciamo un appello ad Arcuri, e ancor prima al governo, affinchè si predisponga un meccanismo che consenta a tutti di contribuire a un dibattito pubblico sano.
Le future partite da giocare riguarderanno l’emergenza ma avranno un respiro più ampio e sono tutte partite di miliardi di euro. È bene dunque che venga messa subito in essere una procedura aperta di rendicontazione di quello che viene fatto».
A questo proposito, uno dei temi di dibattito in questi giorni è la riapertura delle scuole.
«La necessità  di certezza su cosa verrà  comprato, quanto e da chi viene pagato, non vale solo per mascherine e camici ma anche per i banchi di scuola. Il tema della riapertura si fa determinante, e non può certo sfuggire che al momento non c’è alcuna informazione sulla fornitura di banchi.
Su quali sono le imprese vincitrici, quali le specifiche tecniche dei prodotti, le imprese che si stanno aggiudicando gli appalti per centinaia di milioni. A chi appartengono? Hanno una capacità  economico-finanziaria tale da supportare una commissione così importante?
Tutte domande a cui è necessario dare una risposta. Se queste sono le strumentazioni che Arcuri pensa di adottare direi che siamo messi male. Non ho necessità  di insinuare il dubbio sull’operato, ma magari proprio attraverso dati pubblici e chiari si possono mettere in evidenza i risultati positivi. Senza informazioni ci si limita alle tifoserie e alle fake news che di certo non aiutano.
Quali sono le prospettive future di spesa?
«Ci aspettano scelte importanti. Il Comitato tecnico scientifico sta facendo valutazioni sul fabbisogno giornaliero di mascherine che si avrà  con la riapertura degli istituti scolastici. I numeri aumenteranno, la spesa sarà  costante se non in aumento rispetto al periodo del lockdown. Il governo non può permettersi di agire nell’ombra»
.
(da agenzie)

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LA DIRETTRICE DEL CARCERE DI REBIBBIA ARRESTATA CON L’ACCUSA DI FAVORI AI BOSS DELLA ‘NDRANGHETA

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

QUANDO DIRIGEVA IL CARCERE IL DI SAN PIETRO DI REGGIO CALABRIA

Maria Carmela Longo, ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, è stata arrestata con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
La Longo da un anno è alla guida della sezione femminile della casa circondariale di Rebibbia. Il gip ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro. L’inchiesta che ha portato all’arresto, condotta dal Nucleo investigativo centrale del Dap, ha svelato quella che i pm definiscono “una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”.
Stando alla ricostruzione della Dda, Maria Carmela Longo “concorreva al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico”.
Secondo gli inquirenti, l’ex direttrice avallava “le richieste dei detenuti ristretti presso la casa circondariale ‘Panzera’”.
I detenuti favoriti erano quelli collocati nel circuito “alta sicurezza”, indagati o imputati per 416bis o per reati aggravati dalle modalità  mafiosa. Tra questi c’è stato anche l’avvocato Paolo Romeo, ex parlamentate e principale imputato del processo “Gotha”, in corso davanti al Tribunale di Reggio.
Ma anche affilitati alle famiglie mafiose reggine e della provincia come Cosimo Alvaro, Maurizio Cortese, Michele Crudo,Domenico Bellocco, Giovanni Battista Cacciola e altri.
In particolare l’ex direttrice avrebbe avuto una predilezione per alcuni detenuti “graditi” che avevano la possibilità  di incontrare i familiari al di fuori dell’istituto penitenziario e al di fuori dei limiti previsti nella disciplina dei colloqui.
La dottoressa Longo, è scritto nel capo d’imputazione, “individuava i detenuti da autorizzare all’espletamento del lavoro intramurario, nonchè quelli da indicare al magistrato di sorveglianza per l’espletamento del lavoro esterno”.
Maria Carmela Longo, inoltre, avrebbe consentito, “la collocazione di detenuti ristretti in circuito di Alta sicurezza legati da rapporti di parentela o appartenenti allo stesso sodalizio criminoso nelle medesime celle”.
A Propaganda Live, nell’aprile del 2019 la Longo spiegava che “Noi siamo deputati a contenere e rieducare, questo è il senso del nostro lavoro: porre in essere una serie di iniziative per far recuperare il senso del proprio futuro”.

(da “NextQuotidiano”)

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DOPO IL BILLIONAIRE, ORA ARZACHENA SI RITROVA CON 61 POSITIVI

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

COINVOLTO ANCHE UN CAMPEGGIO

Calano i nuovi contagi di Coronavirus in Sardegna — stando agli ultimi dati della Protezione Civile oggi erano 34, ieri 91 — ma l’allarme rimane comunque alto dopo l’aumento registrato nell’ultima settimana. Un aumento attribuito al turismo, con alcune località  che sono diventate mini-focolai.
È il caso del villaggio turistico Isuledda, a Cannigione, nel territorio di Arzachena — lo stesso comune in cui ha sede il Billionaire di Flavio Briatore — dove oggi, 25 agosto, sono stati effettuati tamponi su circa 150 dipendenti.
Nel frattempo, nel comune il numero di positivi è salito a 61 secondo i dati dell’Ats (che ha diffuso oggi le cifre degli ultimi giorni). Tra questi 56 sono ancora presenti nel territorio. Fino a qualche giorno fa — il 20 agosto — erano 24 i positivi.
Nel comune per tutte le persone positive sono state attivate le misure della quarantena con sorveglianza attiva, oltre alla consegna di pasti, medicinali e assistenza a domicilio. Nel villaggio camping Isuledda — dove l’esito dei test si saprà  domani — lo scorso fine settimana erano stati riscontrati già  tre casi. Adesso le autorità  sanitarie attendono il risultato degli esami molecolari per capire se estendere i test anche ai circa 1.800 ospiti del villaggio-camping.
«Chi ha prenotato le vacanze ad Arzachena è al sicuro» rassicura il sindaco del comune Roberto Ragnedda. «I contagiati presenti sono originati da casi importati e sono isolati. Gesti di irresponsabilità  non sono tollerabili, tantomeno gli assembramenti. Le Forze dell’ordine e i volontari monitorano il territorio, ma è irrealistico pensare che possano vigilare ogni piazza, ogni vicolo e ogni spiaggia su 82 chilometri di litorale e 220 chilometri quadrati di territorio, 24 ore su 24, e con una media di circa 80 mila persone presenti al giorno nel Comune di Arzachena».
A Open, Marcello Acciaro, responsabile dell’Unità  di crisi Sardegna Nord, ieri ha spiegato che l’Ats di Assl Olbia ha avviato un campionamento sugli staff di alcune grosse discoteche, una delle quali nel comune di Arzachena, perchè considerate veicolo principale del contagio.
Non è chiaro, al momento, se tra i contagiati nel comune e quelli del Billionaire di Porto Cervo, dove lo stesso Briatore sarebbe risultato positivo al Coronavirus, possa esserci un legame indiretto. Magari passato da chi ha girato più locali per lavoro. Intanto sono 58 i casi positivi al Covid-19 accertati tra i membri dello staff del Billionaire, su un totale 90 tamponi effettuati.

(da Open)

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I CLIENTI DEL BILLIONAIRE HANNO LASCIATO DATI FALSI

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

LE LISTE DI PRENOTAZIONE DEI TAVOLI CONTENGONO NOMI E TELEFONO FASULLI, QUESTE PERSONE ORA NON SONO RINTRACCIABILI

Il Billionaire è chiuso dal 17 agosto ma nel frattempo una sessantina di suoi dipendenti è positivo al Coronavirus Sars-CoV-2.
I tamponi fatti a tappeto a tutti i 150 dipendenti che lavorano nel locale di Briatore, disposti dall’Unità  di crisi del Nord Sardegna, finora hanno rilevato 59 positivi. Questo, scrive oggi Repubblica, fa dello sfavillante Billionaire, dove un tavolo costa sui mille-duemila euro, il focolaio più preoccupante della Sardegna e dell’Italia intera:
Più preoccupante anche di   quello che pare essersi acceso nel camping sul mare Villaggio Isoleddu, a mezz’ora di macchina da Porto Cervo.
«Noi le mascherine le abbiamo sempre messe», sibila il ragazzo dello staff, prima di imboccare il garage. «Noi sì, ma i clienti no: ballavano attorno ai tavoli, si abbracciavano, bevevano dallo stesso bicchiere, sudavano, toccava rincorrerli per ricordargli di metterla».
I clienti sono il punto centrale di questa storia. Quanti ne sono passati dal Billionaire nei primi dodici giorni di agosto, ossia nel periodo che l’indagine epidemiologica del dottor Marcello Acciaro identifica come quello cruciale dell’infezione? E quanti sono oggi rintracciabili?
L’indagine è partita il 12 di questo mese dopo che la Asl di Latina ha segnalato la positività  di un ragazzo appena rientrato dalla Costa Smeralda.
Il virus pare essere di importazione, introdotto da un gruppo di una sessantina di giovani della “Roma bene” che di ritorno da viaggi a Ibiza e a Mykonos si è dato appuntamento alla discoteca Country Club di Porto Rotondo.
Qualcuno, nonostante accusasse già  febbre e malori, ha continuato a festeggiare. Spostandosi di locale in locale, il gruppo ha contagiato il Billionaire, dove la movida è uno show che deve sempre andare avanti, perchè questo è il sogno che il patron offre a chi entra, purchè provvisto di portafogli sostanzioso.
Gli uffici di igiene pubblica della provincia di Sassari sono chiamati nei prossimi giorni a un lavoro improbo: contattare tutti coloro che sono stati al Billionaire dal primo al dodici agosto, per chiedere loro eventualmente di sottoporsi a tampone o a quarantena cautelativa.
La direzione del locale ha le liste delle prenotazioni dei tavoli, perchè le norme prevedono la registrazione con moduli prestampati, però si è scoperto che molti dei numeri di telefono lasciati risultano fasulli o di persone che non sono mai state in Sardegna. E non tutti i clienti sono compresi nel monitoraggio: oltre ai tavoli, infatti, durante le serate ci sono   stati ingressi per il Club (i cosiddetti ingressi walk-in) sfuggiti alla registrazione.
Difficile, dunque, dare cifre precise, ma una stima si può fare: secondo la direzione, prima del pienone di Ferragosto la media era di 260 coperti nei due ristoranti interni, quindi parliamo di almeno 3.120 clienti da contattare a stretto giro. Persone che, rientrate dalle vacanze, possono essere ovunque. E ovunque possono aver portato il Covid.

(da agenzie)

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BRIATORE DALL’OSPEDALE: “HO SOLO UNA PROSTATITE. POSITIVO AL COVID? PUO’ DARSI”

Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile

DICE CHE DA DOMENICA SAREBBE IN ATTESA DELL’ESITO DEL TAMPONE… QUALCOSA NON TORNA, VISTO CHE IN AEROPORTO IL RESPONSO LO DANNO ENTRO UN’ORA

“Ho solo una prostatite forte. Mi sento bene”. Così Flavio Briatore rassicura circa le sue condizioni di salute, sentito telefonicamente da Candida Morvillo per il Corriere della Sera dopo la notizia del ricovero presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.
L’imprenditore afferma di essere giunto in ospedale domenica 23 agosto. Le notizie delle scorse ore parlavano della sua positività  al Covid-19 e di una polmonite seria, ma Briatore ci ha tenuto a chiarire di essere in attesa dei risultati del test:
“Intanto che ero qui, ho fatto il tampone e ancora non so se sono positivo […] Può darsi che lo sia, coi venti che ci sono in Sardegna…”
L’imprenditore sottolinea di sentirsi bene, di avere solo un’infiammazione alla prostata “e quasi nient’altro”.
Nel pomeriggio di ieri, 25 agosto, un comunicato della Billionaire life aveva parlato di “leggera febbre e sintomi di spossatezza” per Briatore, sottolineando comunque che le sue condizioni sono “stabili e buone”.

(da agenzie)

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QUESTI SAREBBERO AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA CHE DOVREBBERO GARANTIRE LA SICUREZZA NELLE CARCERI E LA SALUTE DEI COLLEGHI E DEI DETENUTI?

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

MA CHE BEL SELFIE: SALVINI SENZA MASCHERINA NEL CARCERE DI SECONDIGLIANO (PER ADESSO SOLO IN VISITA) CON ALCUNI AGENTI PENITENZIARI SENZA MASCHERINA E SENZA RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO

Matteo Salvini è arrivato quest’oggi a Napoli, ma a far scatenare le polemiche sono le foto apparse in Rete, in cui il leader della Lega appare senza mascherina tra le persone che lo circondano, anche loro con mascherine quasi tutte abbassate o assenti, durante al visita al carcere di Secondigliano.
Le immagini, pubblicato da un candidato al consiglio regionale della Campania con la Lega hanno fatto subito discutere.
“Qui a Secondigliano gli agenti della Polizia Penitenziaria sono costretti a sacrifici enormi. Il nostro primo impegno sarà  quello di investire in sicurezza” hanno promesso i leghisti.
Ma in primo piano, si vede distintamente Matteo Salvini che non indossa la mascherina, nonostante la folta presenza di varie persone attorno a lui.
Tra questi agenti della polizia penitenziaria che si fanno fotografare con un imputato di sequestro di persona duplice e aggravato, potenziale futuro ospite della struttura in caso di condanna.
Agenti senza mascherina e senza rispettare il distanziamento, come se non fossero tenuti al rispetto delle leggi e delle normi anti-Covid.
Agenti che sono quotidianamente a contatto con altri colleghi e con i detenuti, con il rischio di contrarre e diffondere il virus nell’intera struttura.
Una bella immagine di garanti della sicurezza degli italiani…

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IN UN GRUPPO DELLA LEGA SU FB INSULTI SESSISTI ALLA MINISTRA AZZOLINA

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

“MINACCE E VOLGARITA’ USATI COME ARMA POLITICA, SERVE UNA SVOLTA CULTURALE”… NO, BASTA BUSSARE ALLA LORO PORTA

Insultata come ministra ma, soprattutto, come donna. La titolare del dicastero della Scuola, Lucia Azzolina, è stata vittima, su Facebook, di insulti sessisti nei commenti di un gruppo della Lega.
A dare la notizia è stata, con un post sulla sua pagina social, la stessa ministra, che ha accompagnato il grafico con il montaggio delle frasi volgari avvertendo: “Mai nessuna donna dovrà  più leggere commenti così infimi”.
Già  a fine maggio Azzolina era stata vittima di analoghi oltraggi e minacce (sessiste) online,   tanto che fu messa sotto scorta e ancora viene guardata a vista da alcuni agenti della Guardia di Finanza.
“Nessuna donna dovrà  mai più leggere commenti così infimi, subire attacchi volgari e abietti come questi. È e sarà  la mia battaglia. “, dice senza troppi giri di parola la ministra 5Stelle. E la faremo – aggiunge – a scuola, educando le nuove generazioni al rispetto dell’altro, uomo o donna che sia, al pensiero critico, allo scambio di idee fatto con i contenuti e non con la volgarità ”
Il post di Azzolina prosegue così: “Provo molta pena per chi si esprime in questo modo e per chi alimenta questo tipo di reazione, parlando solo alla pancia e mai alla testa delle persone. È un sistema che va combattuto ed è lapalissiano che la scuola sia il naturale antidoto”.
Alla ministra alla Scuola è arrivata, immediata, la solidarietà  della viceministra dell’Economia, Laura Castelli. “Insulti sessisti, offese, minacce e linguaggio volgare usati come ‘arma’ politica. Ad essere colpite sono sempre le donne, serve una svolta culturale e l’impegno di tutti. A Lucia Azzolina tutta la mia stima e solidarietà  con un forte abbraccio e gli auguri di buon compleanno”, scrive sui social Castelli.
Parla di “offese ignobili” Vito Crimi, capo del Movimento 5 Stelle. “Le espressioni di disprezzo e odio nei sui confronti sono intollerabili- aggiunge- opera di miserabili vigliacchi aizzati quotidianamente dagli attacchi pretestuosi e violenti di soggetti che li rappresentano pienamente. C’è chi passa le giornate a offendere – conclude Crimi – e a creare divisioni, a noi interessa continuare a lavorare in modo inclusivo e costruttivo per il bene della scuola”.
“”Le violente frasi sessiste rivolte alla ministra Azzolina dai follower di pagine social riconducibili alla Lega sono di una gravità  inaudita. Condanniamo fermamente non soltanto la inqualificabile condotta di chi ha rivolto quelle parole becere a una donna, ma anche chi tollera e coltiva un clima di odio che ormai ha raggiunto livelli intollerabili”., scrivono in una nota le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura.
E la ministra alla Semplificazione, Fabiana Dadone, aggiunge: “Certe espressioni e linguaggi indegni qualificano solamente chi li utilizza. Bisogna sconfiggere proprio con l’educazione e la scuola un modello, una visione “machista” che blocca il progresso della nostra societa’”.

(da agenzie)

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I NOMI DEGLI ALTRI DUE DEPUTATI E DEI DUEMILA AMMINISTRATORI LOCALI CHE HANNO RICHIESTO IL BONUS DI 600 EURO NON LI CONOSCEREMO MAI

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

CAVILLI, DISTINGUO, BUROCRAZIA, NORME VAGHE: FINIRA’ TUTTO A TARALLUCCI E VINO

“Onorevoli furbetti”, “traditori delle istituzioni”, “vergognosi”. Il tutto accompagnato da una promessa, ribadita fino allo stremo da tutti i partiti: i cinque deputati che hanno chiesto il bonus destinato alle partite Iva per l’emergenza Covid saranno scovati.
Tre di loro si sono autodenunciati, ma l’identità  degli altri due è ancora ignota. E rischia di restarlo ancora a lungo.
Gli ultimi sviluppi, ricostruiti da Huffpost attraverso fonti parlamentari di primissimo livello, danno forma a un vicolo cieco.
Le fonti rivelano che la commissione Lavoro della Camera ha inviato una lettera all’Inps il 18 agosto. Dentro c’è scritto di rendere noti i nomi dei cinque deputati che hanno fatto richiesta e/o che hanno percepito il bonus. Nella risposta che l’Istituto invierà  entro questa settimana saranno confermati i nomi dei tre deputati già  noti (Andrea Dara e Elena Murelli della Lega e Marco Rizzone dei 5 stelle), ma per gli altri due l’assenza di una norma di legge impedirà  di renderne nota l’identità .
La questione della grande “caccia” si complica.
I due deputati di cui non si conosce ancora il nome, infatti, hanno solo richiesto il bonus ma a differenza degli altri tre non l’hanno ricevuto. Le norme sulla privacy impediscono di rendere pubblici i dati dei richiedenti.
E in assenza di una base normativa che permetta di superare questo divieto ne consegue che l’identità  dei due deputati non può essere resa nota.
Anche nelle due comunicazioni che il Garante della privacy ha inviato all’Inps, rispettivamente l′11 e il 17 agosto, si fa riferimento alla possibilità  di rendere noti i dati dei “beneficiari”, non dei richiedenti.
In particolare, l’ultima nota del Garante ha come oggetto “i chiarimenti sulla pubblicazione e comunicazione dei dati dei beneficiari del bonus 600 euro che ricoprono cariche elettive pubbliche”. E nella decisione, messa in capo all’Inps, di “verificare la possibilità  di comunicare i dati personali” si fa sempre riferimento ai beneficiari.
La grande promessa della “caccia” riguardava anche i circa duemila amministratori locali che hanno percepito il bonus da 600 euro (salito poi a mille euro con il decreto Rilancio di maggio).
Cosa assai diversa dalla vicenda dei parlamentari (lo stipendio di un deputato è di 12mila euro, quello di un amministratore locale si riduce spesso a gettoni di presenza di pochi euro), ma anche qui tutti i partiti avevano promesso la mano pesante.
E anche qui ci si è infognati in un vicolo cieco. Il Garante si è tirato fuori, sottolineando che non ricorrono i presupposti per l’adozione di un suo parere formale sulle richieste di accesso civico ricevute dall’Inps.
Richieste che fanno riferimento a un procedimento che punta allo stesso obiettivo e cioè rendere pubblici i nomi dei beneficiari del bonus.
L’Inps avvierà  nei prossimi giorni le procedure per far seguito alle richieste di accesso civico arrivate a metà  agosto. Il tutto deve essere portato a termine entro trenta giorni. Entro un mese dalla presentazione dell’istanza, cioè, il procedimento di accesso civico deve concludersi con un provvedimento motivato.
Ma qui subentra la burocrazia della trasparenza che complica il tutto e che rischia di allungare i tempi a dismisura.
Il provvedimento che guida l’accesso civico è il decreto legislativo n.33 del 2013: “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità , trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.
Le norme del testo tracciano chiaramente il rischio dell’imbuto. L’amministrazione “cui è indirizzata la richiesta di accesso” ai dati (in questo caso l’Inps) è tenuta a inviare una comunicazione ai soggetti in questione “mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento”.
In pratica l’Inps deve mandare una raccomandata andata/ritorno o una comunicazione per via telematica ai circa duemila amministratori locali che hanno ottenuto il bonus per chiedere l’autorizzazione a rendere noti i loro dati.
Una volta ricevuta la comunicazione, i destinatari possono però respingere la richiesta di accesso.
A questo punto i tempi si dilatano ancora perchè salta il vincolo dei trenta giorni individuati per portare a termine l’intero procedimento. Si legge nel testo del decreto: “A decorrere dalla comunicazione ai controinteressati, il termine di cui al comma 6 è sospeso fino all’eventuale opposizione dei controinteressati”.
Il termine di cui parla il comma 6 è proprio quello dei trenta giorni. Se cioè un amministratore locale si oppone, allora il limite dei trenta giorni per chiudere la pratica non vale più. La sospensione significa che i tempi si allungano. E se l’amministratore si oppone? I poteri che la legge dà  all’Inps sono limitati. La patata bollente andrebbe al Garante.
La promessa dei partiti prevedeva di scovare i furbetti e di punirli. Siamo a un altro vicolo cieco. E questo è un vicolo da cui è la politica che deve tirarsi fuori. In base a quale norma (altra cosa è la questione etica) i cinque deputati sono obbligati a restituire le somme incassate?
Sull’onda dell’emergenza, infatti, il Governo ha deciso di erogare il bonus per i lavoratori autonomi praticamente senza paletti. Con eccezione di uno: niente bonus a chi già  riceve la pensione.
Ma i fondi di Camera, Senato, consigli regionali e via dicendo sono previdenziali oppure no? La questione è irrisolta. Questi fondi non sono gestiti dall’Inps, rispondono a leggi nazionali o regionali. La risposta a questa questione è fondamentale perchè traccia il confine tra la legittimità  o meno della richiesta del bonus. E quindi tra la legittimità  o meno di restituire i soldi.
La norma esclude dal beneficio del bonus chi ha altri fondi previdenziali. Nei suoi archivi l’Inps non ha i dati di Camera, Senato o delle assemblee regionali perchè questi soggetti non li condividono. Non trovando beneficiari con altri fondi previdenziali, quindi, l’Istituto ha pagato il bonus.
Poi è intervenuta la Direzione antifrode, anticorruzione e trasparenza che si è posta il problema di verificare se ci sono altri fondi previdenziali non presenti negli archivi dell’Inps.
C’è qualcosa di molto simile ai fondi previdenziali e questo qualcosa si chiama vitalizi. I controlli sui deputati e sugli amministratori locali sono scattati per verificare se il bonus era stato pagato correttamente o se oppure bisognava recuperare l’indebito. Bisogna risolvere la questione.
Se la Camera dei deputati piuttosto che un Consiglio regionale dovesse identificare il proprio fondo come un fondo previdenziale, allora si aprirebbe un precedente.
Il risultato? L’applicazione delle regole del fondo previdenziale a tutti i contesti. E quindi addio alle condizioni vantaggiose attuali per i parlamentari e per tutte le altre cariche elettive. Di tempo comunque c’è n’è. In base a quanto prevede la legge, infatti, l’Inps ha dieci anni per richiedere indietro i soldi.

(da “Huffingtonpost”)

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