Destra di Popolo.net

NESSUN VIROLOGO ESPERTO DI COVID E’ FAVOREVOLE ALLE RIAPERTURE DI MAGGIO

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

DA CRISANTI A GALLI, DA PREGLIASCO A BURIONI: “DECISIONE POLITICA, TEMIAMO LA DIFFUSIONE DELL’INFEZIONE”

A partire dal 26 aprile l’Italia comincerà gradualmente a dare il via alle riaperture delle attività economiche dopo mesi di restrizioni anti Covid.
Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, illustrando una roadmap con le date del processo di allentamento delle misure fino ad ora osservate pur mantenendo l’obbligo di mascherina e di distanziamento e nel continuo confronto con l’andamento della situazione epidemiologica da un lato e quello della campagna vaccinale dall’altro.
Tuttavia, la maggior parte degli esperti non sembra essere d’accordo con questa decisione, dal momento che le vaccinazioni procedono più lentamente di quanto prospettato e che ci sono ancora 15mila contagi e centinaia di morti al giorno per il Coronavirus.
Tra i primi a lanciare l’allarme c’è Andrea Crisanti. Il professore di microbiologia dell’Università di Padova ha tuonato direttamente contro l’esecutivo. “I numeri non giustificano queste mosse. Purtroppo siamo governati da persone che non hanno strumenti conoscitivi giusti e nel Cts le persone ragionevoli sono in minoranza”, ha tuonato questa mattina intervenendo in diretta su Radio Capital, aggiungendo che “non si vaccina con alti livelli di trasmissione perché si selezionano varianti resistenti al virus. È un azzardo biologico. Bisogna fare come l’Inghilterra: diminuire le possibilità di contatto, vaccinare quante più persone è possibile e varare un programma di sorveglianza sulle varianti”.
Stessa mossa di Massimo Galli, infettivologo e primario dell’ospedale Sacco di Milano: “Mario Draghi sulla pandemia non ne ha azzeccata ancora una – ha dichiarato al Fatto Quotidiano -. A me piacerebbe tantissimo far parte della schiera che pensa l’Italia sia messa benissimo, ma purtroppo non è così. Temo la diffusione dell’infezione. Abbiamo per mesi giocato coi colori e in Sardegna abbiamo recentemente visto il risultato più impietoso passando in pochissimo tempo dal bianco al rosso. E ora eccoci qui a dare un segnale di riapertura generalizzata mentre le infezioni attive nel Paese sono tra il mezzo milione e il milione. E queste sono stime conservative: non tutti i positivi fanno il tampone e scoprono di esserlo”.
E mentre Roberto Burioni, virologo del San Raffaele di Milano, ha ribadito su Twitter che “la decisione di riaprire è una decisione politica e non scientifica, se ci comportiamo da idioti potremmo perdere la libertà molto a breve per riacquistarla chissà quando, con relativi danni sociali, economici e culturali”, anche Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, ha spiegato che “il rischio c’è ed è oggettivo e dipende da tante cose: in particolare dalla rapidità delle vaccinazioni, nonché dalla responsabilità di tutti noi”.
Pregliasco ha ricordato come il premier Mario Draghi abbia parlato di “rischio ragionato. Ma la decisione sulle riaperture sicuramente potrà avere un prezzo da pagare”.
Anche la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) ha lanciato l’allarme: “I cittadini sono stanchi, l’impressione che abbiamo è che il Paese non regga più ed è quindi comprensibile che il governo provi a dare una risposta – ha detto il presidente Filippo Anelli -. I medici però sono preoccupati perché la variante inglese che è quella predominante in Italia ha un livello di diffusione molto alto anche rispetto al Covid classico e i livelli di occupazione delle rianimazioni sono ancora abbastanza alti. Se da una parte è comprensibile che il governo faccia qualcosa per dare delle risposte, bisogna anche esprimere il timore che questa situazione possa in qualche maniera sfuggirci di mano”.
(da agenzie)

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LA LETTERA DI UNA LICEALE A DRAGHI: “APRIRE LE SCUOLE ADESSO NON HA SENSO, TORNEREMO IN CLASSE CON L’ANGOSCIA”

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

“AUMENTERANNO I CASI, NON VOGLIAMO ESSERE BURATTINI DELLA VOSTRA PROPAGANDA”

“Egregio Presidente Draghi, Le scrivo oggi per farLe presente la mia forte preoccupazione in merito alla ripresa delle attività didattiche in presenza già attuata in alcune regioni. Sono una ragazzina di sedici anni, quasi diciassette”: esordisce così la lettera che Flavia Di Nocera, studentessa sedicenne al terzo anno del Liceo Classico Statale “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, ha indirizzato al premier in vista della riapertura delle scuole, prevista a partire dal 26 aprile per le Regioni che si trovano in zona gialla o arancione.
Nella lettera, pubblicata dal “Corrierino”, la giovane liceale esprime tutta la sua preoccupazione per il rientro in aula, e ripercorre i duri mesi di quarantena e di didattica a distanza. “Sono innamorata della vita: eppure, poco più di un anno fa, me la sono vista portar via. La quarantena mi ha rinchiusa in una bolla domestica in cui la casa, la scuola, la città si confondono: tutto perde dei contorni, si contorce, si amalgama, scompare. Mi sono sentita gravare dal torpore di una routine monocorde, di un’esistenza tediosa racchiusa nei venti metri quadrati della mia camera, che condivido con due fratelli. L’impotenza, l’isolamento, l’alienazione degli schermi mi hanno spesso svilita, e in alcuni momenti, del tutto offuscata”, scrive Flavia.
“Nei momenti di avvilimento mi sono riscossa, ho cercato qualcosa con cui tenermi impegnata che non fossero unicamente i libri di scuola, dai quali io, come tutti i ragazzi d’Italia, mi sentivo assorbita e prosciugata. A portarmi avanti, un unico pensiero: che il sacrificio mio e di tutti non è vano. Che dalle nostre case, io e gli altri studenti, come pure i lavoratori, gli anziani, i disoccupati, stiamo combattendo una battaglia silenziosa, e se pazienteremo stringendo i denti e serrando i libri come dei fucili, verremo ricompensati con un premio di valore inestimabile: la normalità, che prima davamo per scontata”, osserva ancora la studentessa nella lettera a Draghi.
“Proprio come avviene secondo i precetti delle grandi filosofie orientali, ho sperimentato che la bellezza attrae altra bellezza. La positività dei miei pensieri è stata premiata con dati incoraggianti in merito ai vaccini. Tuttavia, le notizie che ho appreso oggi hanno del tutto soffocato il mio ottimismo. La prospettiva del rientro a scuola nel mese di maggio è un provvedimento nel quale non scorgo alcun beneficio, ma solo innumerevoli svantaggi. La mia prima reazione è stata la rabbia: com’è possibile vanificare del tutto i sacrifici dell’ultimo anno soltanto per dare una prova di efficienza, quando le attuali condizioni non consentono una simile misura?”, si chiede Flavia
“Pensare di rientrare a scuola per quest’ultimo mese mi ha fatto sentire addosso con un brivido il peso di tutto il tempo trascorso in didattica a distanza, che serviva proprio a consentirci di tornare tra i banchi a tempo debito e in totale sicurezza. Sicurezza che, al momento, non c’è, è innegabile: stando ai dati forniti da Il Sole 24 Ore, la percentuale di italiani che sinora hanno ricevuto la prima dose di vaccino è pari al 16,81 per cento dell’intera popolazione; ad avere la copertura totale è invece il 7,10 per cento. Dati senz’altro incoraggianti, ma di certo non ancora sufficienti a farci abbassare la guardia, soprattutto nel campo della scuola, se si considera che nessuno di questi vaccinati è uno studente e che gli insegnanti, non avendo ancora ricevuto la seconda dose, sono vulnerabili”, scrive la 16enne nella lettera a Draghi.
“Tornare a scuola in presenza, anche con le nuove, soffocanti misure di sicurezza non ci garantirà l’immunità dal Coronavirus, che non potrà mai essere del tutto isolato dalle nostre aule, né dai mezzi di trasporto con i quali moltissimi studenti raggiungono quotidianamente le sedi scolastiche: non si tratta di una mia ipotesi, bensì di un fatto attestato dai principali giornali che riportano di numerosissime scuole chiuse per contagi. Rientrare in aula non ci farà nemmeno chiudere l’anno con un assaggio di libertà, che sarebbe il proposito alla base di questa riapertura. Oltre infatti a non essere del tutto sicuro, l’ambiente scolastico non sarà in grado di darci alcun conforto, se saremo costretti a viverlo nell’angoscia, con una parte della classe distante in DAD, e l’altra in aula, sfibrata dalle mascherine, dai banchi distanziati gli uni dagli altri, dall’impossibilità di socializzare”, osserva ancora la liceale, sicura che in questo modo i suoi compagni di scuola non si sentiranno tranquilli rispetto al ritorno in aula.
“Si tratta di una serie di fattori che senz’altro non incoraggiano i ragazzi, ma alimentano ansia, stress e angoscia destinati a contaminare l’ambiente scolastico, come invece non avviene nella DAD, che sebbene costituisca una forma di sacrificio per gli alunni, è comunque una valida soluzione per continuare il nostro percorso d’istruzione, in quanto si svolge in totale sicurezza e soprattutto garantendo un trattamento equo a tutti gli studenti”.
“Quella che Lei ci propone attualmente non è la nostra scuola, ma solo un’immagine distorta e grottesca del luogo che abbiamo imparato ad amare. È per me profondamente avvilente e frustrante pensare che i mesi trascorsi nell’assoluto e rigoroso rispetto delle regole non solo non mi ricompenseranno con un’estate più libera e un ritorno sereno tra i banchi a settembre – che saranno necessariamente preclusi dal nuovo aumento dei contagi -, ma innescheranno anche una nuova quarantena rendendo questo circolo vizioso infinito”.
“Alla fine quindi la mia domanda è: perché riaprire le scuole ora? Cosa ci spinge a gettare all’aria tutti i nostri sforzi, a far impennare di nuovo i contagi, a speculare sulle vite degli studenti, simili a delle cavie in un mostruoso esperimento che paga ogni errore con delle vite umane? Me lo sono chiesto più volte, e poiché non ho trovato una risposta valida, ho deciso, in vista dell’imminente riapertura delle scuole superiori campane e nel mio interesse, che io come moltissimi altri ragazzi non prender parte alle lezioni in presenza fin quando le parole mie e di tutti gli studenti d’Italia non saranno ascoltate e opportunamente soppesate. Non vogliamo essere i burattini di una macabra propaganda. Già troppo tempo prezioso ci è stato ingiustamente sottratto, e noi non abbiamo intenzione di sprecare un solo istante di più del fiore dei nostri anni. Distinti saluti, Una cittadina italiana”, conclude Flavia.
(da TPI)

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QUELLO CHE NON TORNA DELLA PASSIONE ITALIANA PER LO SPUTNIK

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

FONDI RUSSI, VARIANTI E L’ENIGMA DEI DATI

In attesa che Mosca rilasci finalmente i dati sul farmaco, abbiamo indagato sulla relazione tra la Russia e tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione e nella eventuale produzione in Italia
Il recente accordo tra lo Spallanzani di Roma e la russa Gamaleya per la sperimentazione sul vaccino Sputnik V ha radici profonde.
Per parlarne dobbiamo prima spiegare che cos’è e che cosa fa la Russian Direct Investment Fund, in breve RDIF, un fondo istituito nel 2011 dal Cremlino con il compito di investire nelle società leader della Federazione russa.
Non possiamo negare che la Pandemia Covid19 abbia in qualche modo attivato gli interessi economici e geopolitici, in particolari quelli della Russia che sul proprio vaccino proseguono con annunci propagandistici piuttosto che fornire i dati a chi ne fa richiesta. Dietro le quinte troviamo proprio il RDIF, anche in Italia.
Non stiamo parlando di oscuri segreti, che il fondo russo operi nel nostro Paese non è affatto una novità! Basta fare qualche semplice ricerca per riscontrare un accordo del 2013 tra RDIF e il Fondo Strategico Italiano (FSI) siglato a Trieste da Vladimir Putin e l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta.
Tra i presenti c’era anche l’amministratore delegato del fondo russo, Kirill Dmitriev. Nel 2019 aveva sottoscritto un accordo con la Cassa Depositi e Prestiti (CDP, controllata dal Tesoro) per un investimento di 300 milioni di euro nelle società italiane intenzionate a crescere nel mercato russo
La firma del «Commendatore» russo
In una relazione del Copasir pubblicata il 5 novembre 2020, quella sulla «tutela degli asset strategici nazionali nei settori bancario e assicurativo», viene dedicata un’appendice intitolata «La penetrazione di capitali russi nel tessuto economico italiano» dove si descrive la postura del Governo italiano nel favorire lo sviluppo dei progetti portati avanti dal RDIF nel nostro Paese, così come il mantenimento dei buoni rapporti diplomatici con i loro vertici come l’amministratore delegato Kirill Dmtriev insignito dell’Ordine della Stella d’Italia lo scorso 14 maggio. Sia nel sito dell’ambasciata italiana a Mosca, sia nella relazione del Copasir, si fa cenno proprio al «supporto» della Russia all’Italia nella lotta alla Covid19. Chi è uno dei firmatari dell’accordo Spallanzani-Gamaleya? Kirill Dmtriev, come riportato nei documenti pubblici della Regione Lazio (a pagina 78 del bollettino ufficiale n.37 del 2021).
La propaganda
Il direttore dello Spallanzani esclude logiche geopolitiche negli accordi presi con i russi, ma visto il contesto risulta lecito dubitarne.
Sta di fatto che di Sputnik V non sappiamo molto, se non dal punto di vista della propaganda. La Russia non fornisce i dati, l’EMA li richiede per poterlo valutare e nutre dubbi sulla stessa sperimentazione, eppure si parla di un prodotto che sarebbe già stato – secondo dichiarazioni russe a Report – somministrato addirittura a inizio pandemia nel 2020 e alla figlia di Putin in piena estate.
Il leader russo sostiene di essersi vaccinato, ma l’unica foto utilizzata per raccontarlo è quella scattata nel 2017 pubblicata dall’account Twitter di Sputnik lo scorso 23 marzo 2021.
Dall’account Twitter di Sputnik è stato fissato un tweet con l’elenco dei 60 paesi del mondo in cui verrebbe somministrato, come il Venezuela che sosteneva di avere una cura contro la Covid19. C’è anche la Slovacchia, che di recente ha denunciato l’incoerenza del vaccino con quello pubblicato su Lancet, uno studio attualmente contestato e che aveva convinto molti delle capacità del prodotto
Qualcosa non quadra in Italia
Ricordate l’annuncio della Camera di commercio italo-russa per la produzione in Italia di 10 milioni di dosi da parte della società italo-svizzera Adienne? Un numero che il Presidente della società, Antonio Francesco Di Naro, aveva smentito in un’intervista all’HuffPost pubblicata lo scorso 10 marzo:
Colombo: «Presidente Antonio Francesco Di Naro, la sua azienda – la Adienne che ha sede in Brianza – è pronta davvero a produrre 10 milioni di dosi del vaccino Sputnik entro la fine dell’anno?»
Di Naro: «No.»
Colombo: «È la Camera di Commercio italo-russa che ha parlato di una vostra produzione da 10 milioni di dosi entro dicembre.»
Di Naro: «Ha sbagliato.»
Colombo: «Scusi, ma le informazioni non coincidono. Come si è generato questo cortocircuito?»
Di Naro: «Non lo so, deve chiederlo alla Camera di commercio. Io ho chiesto di ritirare quell’informazione. Adienne e il Fondo sovrano non hanno mai detto che avrebbero prodotto 10 milioni di dosi già da luglio, né arriveremo a questo numero alla fine dell’anno.»
Il confronto con AstraZeneca
Lo Spallanzani testerà Sputnik V su alcuni volontari che precedentemente avevano ottenuto la prima dose del vaccino AstraZeneca. Come spiegato dal direttore sanitario Francesco Vaia a Open, l’obiettivo è quello di fornire una risposta ai «perplessi» del prodotto ango-svedese a seguito di una «comunicazione non molto corretta».
Che Sputnik voglia proporsi come alternativa ad AstraZeneca? Quest’ultimo è stato mediaticamente e politicamente massacrato, messo sotto una continua lente di ingrandimento dagli scienziati ed esperti attraverso i dati forniti dalla stessa società che altrimenti non avrebbe mai avuto l’autorizzazione dall’EMA.
Perché si stiamo affidando a un vaccino russo di cui non abbiamo nulla di concreto?
Il capo laboratorio di Gamaleya, Vladimir Gouschin, aveva dichiarato a Report che il prototipo dell’adenovirus per Sputnik V era già pronto a febbraio 2020. Più sorprendente le dichiarazioni di Alexander Semikhin, capo delle tecnologie dell’Istituto russo: «Il 90% dei dipendenti dell’Istituto ha deciso di vaccinarsi ancora prima dei test». Quando? A marzo 2020. Quanti erano i dipendenti? Come mai nello studio di fase 1/2, pubblicato il 4 settembre 2020, i volontari erano a malapena 120?
Chi ce lo dice che nessuno, dai dipendenti di Gamaleya a coloro che sono stati sottoposti alla sperimentazione, abbia segnalato una reazione al vaccino o sia deceduto per un evento raro di trombosi?
Abbiamo i dati della farmacovigilanza russa in merito a questo come quelli pubblicati dall’Italia, Regno Unito e Unione europea in generale?
Chi ce lo dice che non sia identico ad AstraZeneca o Johnson & Johnson, entrambi basati sulla stessa tecnologia degli adenovirus?
Aspettano di fornire tutti i dati e la richiesta di autorizzazione dall’EMA seduti lungo la riva del fiume in attesa che i diretti concorrenti vengano eventualmente ritirati dai piani vaccinali nazionali europei?
La strana storia delle varianti
Quello dei volontari già vaccinati con AstraZeneca (e altri vaccini) non è l’unica sperimentazione presente nell’accordo con i russi. Lo Spallanzani ha il compito di verificare l’efficacia dello Sputnik V contro le varianti, ma quali e perché? Leggiamo dal Memorandum pubblicato dalla Regione Lazio: L’INMI gestisce una delle più grandi banche biologiche dell’Unione Europea per gli agenti virali. Per quanto riguarda la SARS-CoV-2, l’INMI ha già registrato su GISAID e EVAg, e conserva legalmente 120 ceppi virali di SARS-CoV-2; questi includono anche le varianti (VOC) B.1.1.7 (UK) e P1 (Brasile). INMI è inoltre in grado, attraverso la collaborazione con altre istituzioni di avere accesso ad altre varianti tra cui B.1.351 (South Africa). Nell’ambito di questa collaborazione INMI si farà parte attiva per condividere questi ceppi con il Centro N.F.Gamaleya.
L’Italia, dunque, è in possesso di una banca biologica contenente le varianti della Covid19 come quella brasiliana e quella sudafricana. La Russia non ne è in possesso? Eppure a marzo Alexander Gorelov, vice direttore dell’Istituto di epidemiologia di Rospotrebnadzor, sosteneva che i test effettuati in Russia sulla variante sudafricana avevano dato esito positivo sia per Sputnik V che per EpiVacCoriona (l’altro vaccino russo). Il dettaglio degli studi? Gorelov non li ha forniti, come riportato da Reuters.
Gli studi non russi
Di fronte a tanti dubbi e tante domande su un vaccino che viene benedetto dalla politica e dalla propaganda prima ancora della scienza, quest’ultima cerca di fornire risposte dall’estero.
Ci avevano provato gli argentini con uno studio sui vaccinati Sputnik V arrivando a riscontrare gli anticorpi nel 100% dei casi, ma a rendere vano il tutto è un “piccolo” dettaglio: i dati più significativi dello studio provenivano da soggetti precedentemente positivi al Sars-Cov-2 e che potevano aver sviluppato gli stessi anticorpi.
C’è un altro studio in corso, quello messo in atto dall’Università di Ferrara su 10 mila cittadini di San Marino, circa un terzo della popolazione della piccola Repubblica sottoposta al vaccino Sputnik V.
Questa iniziativa dovrebbe far comprendere i più innamorati del vaccino russo che gli scienziati vogliono saperne di più di questo prodotto tanto discusso e a dir poco “segreto”. Speriamo che questi dati siano disponibili quanto prima, facendo attenzione a tutti i dettagli possibili affinché non faccia la stessa fine di quello argentino. A tal proposito, il 16 aprile abbiamo inviato alcune domande via email al Prof. Michele Rubini dell’Università di Ferrara, vi terremo aggiornati.
Tornando a quello dello Spallanzani e Gamaleya, i volontari saranno proprio gli italiani. Possibile che la Russia, con i suoi oltre 144 milioni di abitanti, necessiti di ottenere dei dati proprio in Italia? Questo studio è diverso dagli altri, avendo come scopo fare dei paragoni tra Sputnik con gli altri vaccini incluso quelli già dichiarati efficaci e sicuri, come Pfizer. Si vogliono ottenere dei dati da un Paese estero che ci metta la faccia insieme a loro?
Potevamo produrre Pfizer
Se tutto andrà bene, e un altro vaccino farà senz’altro comodo a tutti, la produzione verrà avviata anche in Italia con un piccolissimo problema: Sputnik, rispetto agli altri vaccini, è più complicato da produrre soprattutto perché utilizza due adenovirus diversi al contrario del singolo utilizzato sia da AstraZeneca che da Johnson & Johnson.
Il Presidente di Adienne ne è consapevole e, come dichiarato nell’intervista rilasciata all’HuffPost, ritiene che la sua società ha firmato l’accordo perché consapevole di poter gestire lo sforzo necessario.
Aveva dichiarato anche altro, ossia che poteva benissimo impegnarsi a produrre Pfizer se avessero bussato alla sua porta. Perché, a questo punto, le istituzioni non lo hanno contattato per produrre uno dei vaccini che fino ad oggi sono ritenuti i più sicuri ed efficaci contro la Covid19? È probabile che il peso economico, e geopolitico, sia considerevole soprattutto se di mezzo c’è un colosso come la RDIF dietro tutte queste operazioni.
(da Open)

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ECCO IL KIT PER I TAMPONI RAPIDI FAI DA TE: SI POTRA’ COMPRARE AL SUPERMERCATO PER 6-8 EURO

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

CONSISTE IN UN TAMPONE NASALE E FORNISCE IL RISULTATO ENTRO 15 MINUTI

Un kit per i tamponi rapidi fai da te contro il Coronavirus sarà venduto nei supermercati italiani a partire dalla prima settimana di maggio, al prezzo di circa 6-8 euro.
Come spiegato dal Corriere della Sera, il prodotto è stato brevettato dalla società cinese Xiamen Boson e verrà distribuito in Europa dall’austriaca Technomed, che ha ottenuto la certificazione CE.
Il kit è stato recentemente inserito nell’elenco dei dispositivi medici del ministero della Salute, una classificazione che a differenza dei farmaci ne consente la vendita ovunque. Mentre finora, per poter effettuare un test rapido, era necessario andare in farmacia oppure in un laboratorio di analisi cliniche.
Il test consiste in un tampone nasale e fornisce il risultato entro 15 minuti. Non ha la sensibilità di un test molecolare e non può essere usato per scopi diagnostici, ma può comunque essere utile come strumento di screening di massa per individuare le persone positive al Covid-19 anche in assenza di sintomi. Per un corretto utilizzo, occorrerà naturalmente seguire con attenzione le istruzioni contenute nella confezione.
(da agenzie)

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LA REUTERS SCRIVE CHE DRAGHI E’ IN RITARDO SUL RECOVERY RISPETTO ALLA SCADENZA DEL 30 APRILE

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

MA I GIORNALI ITALIANI NON SE NE ACCORGONO

La Reuters scrive che il governo Draghi è in ritardo nella presentazione del Recovery Plan. E potrebbe “bucare” la scadenza del 30 aprile per la presentazione alla Commissione Europea della versione finale del piano di ripresa. Anche perché Bruxelles non è soddisfatta di diversi aspetti della bozza.
L’articolo della prestigiosa agenzia di stampa, firmato da Giuseppe Fonte, è uscito ieri, domenica 18 aprile. Ma non è stato ripreso dai giornali italiani, che lo hanno curiosamente dimenticato.
A parte il Fatto Quotidiano, che ne parla oggi. Registrando anche le due precisazioni dei portavoce di Palazzo Chigi e di via XX Settembre. Che dicono che il piano sarà comunque presentato e completato entro le date previste dall’Europa.
Eppure un rinvio, spiega Reuters, sarebbe un duro colpo per Draghi, entrato in carica due mesi fa con il compito di mettere a punto il piano preparato dal precedente governo.
Tutti i 27 paesi dell’Unione europea hanno lavorato ai loro piani nazionali che illustrano come ogni governo vuole spendere la propria quota del programma di prestito congiunto del Fondo di recupero dell’UE da 750 miliardi di euro ($ 900 miliardi). L’Italia ha diritto a più di 200 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti a basso costo dal Fondo, la fetta più grande di qualsiasi paese dell’UE. Il denaro verrà erogato gradualmente nell’arco di sei anni.
Ma “La Commissione non è soddisfatta del piano di ripresa così com’è”, ha detto una delle fonti, che ha chiesto di non essere nominata per la delicatezza della questione. La fonte ha detto che Draghi presenterà probabilmente il piano intorno a metà maggio, ma potrebbe essere necessario un periodo più lungo per superare le obiezioni della Commissione. Tra le principali preoccupazioni di Bruxelles vi sono la mancanza di dettagli su come verrà gestito il piano una volta ottenuta l’approvazione dell’UE e la sostanza di alcune delle riforme delineate, incluso il sistema giudiziario.
Un’altra fonte ha anche detto che Bruxelles voleva modifiche al piano, che richiederebbero tempo. E ha detto che metà maggio ora sembra un periodo “realistico” per la sua presentazione. Il Fatto Quotidiano spiega oggi che Palazzo Chigi ha smentito e la voce, imprecisabile e anonima. Che ha gettato ombre sul governo.
Diverse fonti governative consultate dal Fatto dicono che si tratta di una manovra per screditare l’Italia. Forse è vero, ma non era Draghi il “super-presidente” che l’Europa ci invidia? Da dove viene tanta malevolenza?
“La Commissione è scontenta del piano di ripresa così com’è”, scrive la Reuters, aggiungendo che Draghi “presenterà probabilmente il piano intorno a metà maggio, ma potrebbe essere necessario un periodo più lungo per superare le obiezioni della Commissione”. Nemmeno Conte aveva subito avvertimenti così bruschi. Ma sul problema dell’attuazione i dubbi non sono fugati.
E la memoria non può che tornare a quando Matteo Renzi si infuriò perché Giuseppe Conte voleva fare un decreto. E a tutti i richiami sui ritardi nell’attuazione del piano. Oggi invece non parla nessuno. Chissà perché.
(da La Notizia)

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PROROGA DELLO STATO DI EMERGENZA FINO AL 31 LUGLIO?

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

IL GOVERNO DRAGHI VUOLE LA LOGICA PROROGA , LA LEGA NO PERCHE’ FAREBBE UNA FIGURACCIA

Stato d’emergenza fino al 31 luglio? Lo stato di emergenza lo ha prorogato il governo Conte fino al 30 aprile. E adesso il governo Draghi studia un’ulteriore proroga da fissare al 31 luglio. Ma nell’esecutivo c’è chi vuole fermare
Cos’è lo stato d’emergenza che il governo vuole prorogare fino al 31 luglio? Lo stato di emergenza, spiega Openpolis, è una condizione giuridica che può essere attivata al verificarsi o nell’imminenza di eventi eccezionali come nel caso della pandemia da Covid-19, terremoti o alluvioni.
Quando cioè si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e riparare eventuali danni. In questi casi è possibile anche limitare le libertà personali per motivi sanitari, come previsto dall’articolo 16 della costituzione.
In base all’articolo 24 del decreto legislativo 1/2018 lo stato di emergenza viene deliberato dal consiglio dei ministri su proposta del presidente d’intesa con le regioni interessate. La delibera fissa inoltre le prime risorse finanziarie destinate agli interventi più urgenti, la durata che non può essere superiore ai 12 mesi, prorogabile una sola volta per altri 12 e la dimensione territoriale dell’emergenza.
Il Fatto Quotidiano scrive oggi che proprio sulla proroga fino al 31 luglio dello stato d’emergenza si consuma un altro scontro nella maggioranza. Il presidente del Consiglio Mario Draghi vuole prorogarlo fino al 31 luglio, come è già successo l’anno scorso, per coprire i mesi decisivi della campagna vaccinale. Ma il centrodestra vuole invece una mini-proroga di un mese o due al massimo. Non di più:
“Non c’è alcuna emergenza, stanno creando un danno economico devastante al nostro Paese” disse in Senato Matteo Salvini rivolgendosi anche al Quirinale.
Stessa cosa a ottobre quando il leader della Lega parlò di “scelta politica e non sanitaria”. Oggi Lega e FI sono al governo e non sarà facile spiegare ai propri elettori una giravolta così repentina.
E soprattutto, contro la proroga dello stato d’emergenza fino al 31 luglio ci sarà Giorgia Meloni a fare le barricate. Fratelli d’Italia così farà ancora una figura di coerenza che gli permetterà di guadagnare voti nei confronti della Lega. Per questo Salvini e i suoi sono così nervosi.
(da agenzie)

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CRISANTI: “RIAPERTURE INGIUSTIFICATE, CTS NON HA LE COMPETENZE. QUANTI MORTI VOGLIAMO TOLLERARE?”

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

“DICANO COSA E’ STATO CALCOLATO E RAGIONATO E QUANTE VITTIME HANNO PREVISTO”

Secondo il virologo Andrea Crisanti “i numeri non giustificano le riaperture”. Il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova polemico sulle decisioni del governo: “Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare”.
E ancora, intervistato da Radio Capital, attacca il Comitato Tecnico Scientifico: “Siamo governati da persone che non hanno gli strumenti conoscitivi giusti”, dice. E sul Cts aggiunge: “Nel primo non c’erano persone competenti, nel secondo i competenti sono in minoranza”.
L’annuncio delle riaperture dal 26 aprile mentre i dati di morti e contagi da Covid restano alti e la campagna di immunizzazione resta condizionata ai ritardi nelle consegne dei vaccini e all’organizzazione delle somministrazioni da parte delle regioni, preoccupa gli esperti, contrari alla ripresa di attività che consentono anche un parziale ritorno alla vita. Della stessa idea di Andrea Crisanti ci sono infatti anche Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive al “Sacco” di Milano e docente alla Statale, e il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza. Tutti all’unisono avvertono che l’epidemia, con l’allentamento delle restrizioni può ripartire.
(da agenzie)

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ORA AI RISTORATORI SI PERMETTE PURE DI BLOCCARE L’AUTOSTRADA, CODE CHILOMETRICHE

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

UN ‘AUTO FORZA IL BLOCCO, UN MANIFESTANTE LEGGERMENTE FERITO: CHI VUOLE L’INCIDENTE E’ SERVITO

Tensione oggi sull’autostrada A1 all’altezza dell’uscita per Figline e Incisa Valdarno (Firenze) dove i ristoratori sono tornati a protestare per chiedere al governo di poter riaprire i locali: un manifestante è rimasto ferito dopo essere stato investito da un’auto che avrebbe tentato di forzare il blocco.
L’uomo, originario di Sassuolo, è stato trasferito in ambulanza presso il più vicino Pronto Soccorso ma ha riportato lesioni gravi.
La manifestazione, promossa da Tni Italia (Tutela nazionale imprese) e dal movimento IoApro, ha provocato una lunga coda di automobilisti in entrambe le direzioni, con tanto di tavola apparecchiata sulla carreggiata.
Come riporta Ansa, alla protesta partecipa anche Ermes Ferrari, il ristoratore modenese che durante il sit-in avvenuto il 6 aprile a Roma a piazza Montecitorio era vestito da sciamano come Jake Angeli a Capitol Hill.
I manifestanti chiedono di abrogare il coprifuoco, di riaprire a partire dal 25 aprile sia all’interno che all’esterno tanto a pranzo quanto a cena, di eliminare il distanziamento di due metri tra i tavoli, di cancellare l’obbligo dei pagamenti elettronici e di permettere non solo ai congiunti ma anche ai frequentatori abituali di sedere insieme a tavola
(da agenzie)

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