Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
130 ESSERI UMANI, DONNE E BAMBINI AFFOGATI: LIBIA ED EUROPA LI HANNO LASCIATI MORIRE
“Ci siamo trovati letteralmente a navigare in mezzo ai cadaveri. E purtroppo siamo arrivati troppo tardi. Ma questa gente, 100, 120, 130 non lo sapremo mai, si poteva salvare se qualcuno fosse andato in loro soccorso quando hanno chiesto aiuto”.
E’ la terribile testimonianza di Alessandro Porro, soccorritore a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranee, che ieri insieme a tre mercantili ha avvistato una decina di corpi senza vita di migranti e il relitto di un gommone grigio, una delle tre imbarcazioni per le quali 48 ore prima il centralino Alarm Phone aveva diramato una richiesta di soccorso ignorata dalle autorità marittime libica nonostante il gommone si trovasse in zona Sar libica a nord est di Tripoli.
I migranti che avevano telefonato chiedendo aiuto 48 ore prima dicevano di essere 130 a bordo di quel gommone.
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
PD E FDI SI AVVICINANO… LETTA SOPRA SALVINI NEL GRADIMENTO, CONTE IL PIU’ AMATO
I sondaggi politici di Index Research illustrati da Corrado Formigli durante Piazzapulita
dicono che la Lega ha perso lo 0,9% in una settimana. Mentre guadagnano il Partito Democratico e Fratelli d’Italia, che si avvicinano sempre più al Carroccio.
La rilevazione di Index Research dice che la Lega è al 21,6% e perde lo 0,9% rispetto alla settimana precedente.
Dietro il Carroccio c’è il Pd che raggiunge il 20% guadagnando uno 0,2%.
Insegue Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che porta a casa un guadagno di mezzo punto percentuale ed arriva al 17,8%. In questa rilevazione il MoVimento 5 Stelle è la quarta forza al 16,6% e perde uno 0,2%.
Insegue Forza Italia con il 6,5%, stessa percentuale di una settimana fa. Poi c’è Azione di Carlo Calenda con il 3,5% (+0,1%).
Sinistra Italiana è al 2,5% (in crescita) e Italia Viva con Matteo Renzi al 2,3% (in calo).
Seguono i Verdi con l’1,9%, Articolo Uno-Mdp con l’1,7%, Più Europa con l’1,5% e Cambiamo! di Giovanni Toti con l’1,3%.
Vuole votare altri partiti il 5,8% del campione. L’area indecisi/non voto raggiunge quota 39,7%.
E la fiducia in Draghi? È in calo dello 0,4% ed è a quota 58,5%. Quella nei confronti del governo Draghi è in calo dello 0,2% al 43,6%.
La fiducia nei leader vede al primo posto ancora Giuseppe Conte con una percentuale di 38, seguito da Giorgia Meloni al 36. Enrico Letta, con 33, è stabilmente sopra Salvini e guadagna un punto percentuale mentre il Capitano, a quota 26, ne perde uno. Seguono Luigi Di Maio e Carlo Calenda con 17, Silvio Berlusconi con 15 e, ultimo, Matteo Renzi con 11.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DELLE TENSIONE DI UN CADAVERE CHE CAMMINA
E anche Mario Draghi, dopo Giuseppe Conte, ha scoperto chi è Matteo Salvini. L’amara constatazione su chi sia, rispetto al suo predecessore col quale il leader della Lega arrivò al clamoroso strappo nella ormai nota estate del Papeete a poco più di un anno dall’insediamento del governo gialloverde, è arrivata addirittura ad appena due mesi dal giuramento.
Lo strappo di Salvini che sul decreto Riaperture fa astenere i ministri leghisti in Consiglio dei ministri – nonostante la mediazione del solito Giancarlo Giorgetti- ufficialmente perché il coprifuoco resta alle 22, è un colpo basso a Draghi.
Che, per usare un eufemismo, sarebbe “molto irritato”. È inaccettabile che un partito si sfili platealmente da un provvedimento così importante. Con misure peraltro già concordate, e resti in maggioranza battagliando su ogni cosa ogni giorno.
Dal Pd al M5S tutti ne hanno abbastanza e non sta in piedi la giustificazione che anche ieri Salvini ha dato. “Io penso che l’Italia meriti rispetto, spero che in una quindicina di giorni si torni al buonsenso. Credo che Draghi apprezzi la lealtà, la schiettezza e la coerenza. Noi abbiamo dato la fiducia al governo Draghi, non al governo Franceschini-Speranza”, afferma mettendo ancora una volta in mezzo i due ministri in quota LeU e Pd per non attaccare – per il momento – direttamente il premier.
Ma nelle coalizioni e a maggior ragione in una maggioranza amplia e variegata come l’attuale, tutti rinunciano a qualcosa per raggiungere l’obiettivo comune. Non possono esistere partiti di lotta e di governo: chi non accetta questo principio rimane fuori. Come coerentemente ha fatto Giorgia Meloni premiata dai sondaggi in continua ascesa e che non a caso Salvini “soffre”.
Tanto che anche ieri è tornato a tirala in ballo: “A differenza della Meloni che ha scelto di stare fuori a protestare, dall’interno del governo noi possiamo incidere”.
Per giustificare lo strappo in Cdm il segretario leghista si trincera dietro al malcontento dei territori (“Se tutte le regioni e tutti i comuni di ogni colore chiedono la stessa cosa allora non è un capriccio della Lega”).
Ma ad alzare lo scontro è proprio un governatore leghista, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, scettico sul coprifuoco e sulla percentuale di studenti da far rientrare a scuola in presenza da lunedì.
“Si è incrinata la leale collaborazione tra Stato e Regioni, in Cdm è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave, non credo sia mai successo”, ha tuonato ieri. Subito ripreso da Salvini: “Le regioni fanno bene a lamentarsi, è grave ridiscutere gli accordi presi sulla scuola per le pressioni del M5S”.
D’altro canto la strategia del Capitano ha una logica ben precisa. Secondo i suoi piani l’esecutivo dell’ex presidente Bce dovrebbe avere una durata di undici mesi e qualche settimana. Cioè fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Che dovrebbe essere proprio Draghi, il cui primo atto sarebbe nominare un premier che lo sostituisca per varare un governo elettorale.
E poi sciogliere le camere per votare a giugno 2022. Ecco perché il Capitano sta iniziando a “picconare” l’esecutivo di cui fa parte – come fece già nel 2019 sperando anche quella volta di andare ad elezioni – prendendo di mira i soliti grillini, Speranza e Franceschini.
Per creare una crisi e agevolare la salita del numero della Bce al Colle, scongiurando il temutissimo scenario B.
Un’altra personalità (oppure, ipotesi però smentita dall’interessato, la conferma per qualche tempo di Sergio Mattarella e il governo Draghi che dura molto più tempo.
Una prospettiva che metterebbe Salvini irrimediabilmente all’angolo.
(da La Notizia)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
NON PUO’ ROMPERE CON DRAGHI MA PENSA DI LOGORARLO: MA AL PRIMO PARTITO CHE LO SORPASSA E’ UN UOMO FINITO
Dopo l’azzardo dell’astensione in CdM e la battaglia sul coprifuoco c’è davvero il
rischio che Salvini rompa e molli il governo Draghi? I numeri dicono di no. E anche l’opportunità politica. Che vantaggio ne avrebbe Giorgia Meloni?
L’antagonista di Salvini potrebbe sbandierare con grande facilità la sua coerenza rispetto al leader della Lega, entrato in un governo per incidere e poi uscito senza esserci riuscito. La strategia del leghista è chiara: fare opposizione all’interno dell’esecutivo.
Ma quanto può durare? Su Repubblica Tommaso Ciriaco e Emanuele Lauria si concentrano su Giorgetti, amico di Draghi, e sul ruolo che ha avuto nella vicenda. Pare che il leghista, per non commentare nel dettaglio quanto successo in CdM, abbia scherzato dicendo “«Io notoriamente vado a letto presto”.
Si riferiva al coprifuoco ovviamente. Ma ieri, quando Salvini ha riunito lo stato maggiore della Lega è rimasto pochi minuti, senza dire niente. Non è un segnale di attrito, visto che il “Capitano” ha più volte dichiarato ai media di aver più volte sentito il suo numero due. Ma forse è un anticipo di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, perché l’ex ministro dell’Interno avrebbe intenzione di non smettere con la sua escalation:
Ma è quello che dice subito dopo ad allargare il fossato tra due modi di concepire la Lega e il rapporto con Draghi. Perché Salvini assicura lealtà all’esecutivo, ma alza l’asticella. «Dobbiamo farci vedere», dice ai suoi dirigenti. Annuncia una escalation, pur senza immaginare strappi definitivi: «Noi non possiamo ripetere l’errore di consegnare il governo al Pd e ai 5S». E quindi restare nell’esecutivo – secondo molti – almeno fino a gennaio, fino all’elezione del nuovo Capo dello Stato – ma distinguersi. Sul coprifuoco, ma anche su tutto il resto, perché il leader promette battaglia pure sulla riforma della giustizia, per ottenere la responsabilità civile dei magistrati e la separazione delle carriere. Quel che è certo è che, con Giorgetti defilato, Salvini incassa il sostegno degli altri big: da Zaia a Fedriga, che alla guida delle Regioni rappresenta l’altro braccio della tenaglia con cui il Carroccio stringe Draghi.
Ma davvero Salvini se lo può permettere? Secondo quanto racconta Marco Cremonesi sul Corriere c’è molto fumo e poco arrosto. Certo la battaglia sul coprifuoco è un argomento popolare che Salvini può facilmente spendere per recuperare un po’ di consenso, sui social e nei sondaggi. Ma se dovesse passare ai fatti il prezzo da pagare sarebbe molto alto:
Un fatto utile per contrastare la tendenza ribassista dei sondaggi: «Matteo sa bene che se lasciasse il governo dopo meno di tre mesi, i danni alla sua credibilità non sarebbero recuperabili, con Giorgia Meloni arrembante».
Insomma sembra che la tattica sia quella di una guerriglia di facciata, ma guai ad arrivare a un nuovo Papeete. Potrebbe costargli veramente caro.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LE ONG: “UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA”… DA DUE GIORNI LE AUTORITA’ ERANO A CONOSCENZA, NESSUNO E’ INTERVENUTO: QUESTA SI CHIAMA OMISSIONE DI SOCCORSO E STRAGE
Una nuova strage è avvenuta nel Mediterraneo. “Una strage annunciata”, come denuncia ResQ – People saving people sulla propria pagina Facebook.
A bordo del gommone naufragato ieri sera al largo delle acque libiche, in un tratto privo di soccorsi e testimoni, c’erano – secondo l’ong – circa 130 persone, nessuno dei quali sarebbe superstite.
Secondo le prime ricostruzioni, “i naufraghi a bordo avevano chiesto aiuto ad AlarmPhone, che ha immediatamente allertato le autorità libiche ed europee, ma nessuno ha lanciato una missione di soccorso. Ocean Viking e tre mercantili hanno pattugliato l’area, disperatamente, in cerca del gommone con cui ormai si erano persi i contatti: purtroppo, quello che resta sull’acqua sono solo i corpi delle vittime.”
In molti ora sottolineano come si sapeva da giorni che in quel tratto di mare ci fossero tre barconi carichi di migranti, ma nessuno, a Roma come a Tripoli, ha coordinato un’operazione di soccorso, né è stato possibile per le ong arrivare in tempo.
Tra i primi ad arrivare sul posto, le donne e gli uomini di Ocean Viking, che hanno, tuttavia, escluso la possibilità di ritrovare sopravvissuti:
“Dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata. L’equipaggio ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone a Nord-Est di Tripoli. Mecoledì mattina era scattato l’allarme rispetto a questa stessa imbarcazione con circa 130 persone a bordo. Nelle ultime 48 ore, il network telefonico civile Alarm Phone ci ha avvisato di un totale di tre barche in difficoltà in acque internazionali al largo della Libia. Tutte si trovavano ad almeno dieci ore dalla nostra posizione nel momento in cui abbiamo ricevuto le segnalazioni. Abbiamo cercato due di queste barche, una dopo l’altra, in una corsa contro il tempo con il mare molto mosso, con onde fino a 6 metri”.
“Non è stata una “disgrazia”. Non è stata una “tragica fatalità”. È stata una strage annunciata” attacca ResQ “l’ennesima. Uccisi dai ritardi nei soccorsi, dall’indifferenza, dalla politica dei muri e dei respingimenti. Fino a quando il Mediterraneo sarà la tomba degli esseri umani, delle leggi e dei diritti? Basta, basta, basta.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO: “LA NULLITA’ DI QUANTO HA DETTO SI GIUSTIFICA DA SOLA, NON VOGLIO AGGIUNGERE ALTRO”
Lo scontro tra il microbiologo Andrea Crisanti e il deputato della Lega Claudio Borghi
va in scena a Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli su La7.
Più che di uno scontro, si tratta di una lezione che dà – con poche parole – il dottore a Borghi.
In sostanza: c’è il leghista che arriva in studio sventolando qualche foglio, su cui – dice lui – c’è un autorevolissimo studio dell’università di Stanford. Sostiene, e lo dice con un lungo preambolo (e con parole: “fortuna che studio”) che il lockdown non sia servito. E, si badi bene, non quello parziale degli ultimi mesi, ma in generale, quello a cui tutti siamo stati obbligati all’inizio della pandemia.
Alla domanda di Fromigli sul se “dovevamo tenere sempre aperto, da febbraio del 2020 non avremmo mai dovuto chiudere?”, lui ha risposto con un sì: “Probabilmente non sarebbero stati gravi i risultati”. Ma andiamo con ordine.
Il discorso del leghista
La prima domanda del giornalista è sul “no” all’ultimo decreto: “State remando contro il decreto riaperture”. Ma Borghi non ci sta, e si intesta le riaperture con parole quantomeno ambigue (come a dire: per le riaperture è roba nostra, per le chiusure no): “Il decreto riaperture è nostro, cioè, vale a dire: lo abbiamo chiesto noi. Purtroppo abbiamo scoperto che oltre alle riaperture c’erano anche delle chiusure. O quantomeno c’erano delle cose che non andavano bene”. E poi, ecco il discorso sullo studio e il lockdown:
“Però io primo ho sentito dei numeri molto allarmistici o così via. Però vede, io sono una persona fortunata, perché non a tutti è stata data l’opportunità di servire la propria nazione e cerco di farlo con il massimo di studio e di impegno. E quindi io come rappresentante dei cittadini studio. Partiamo da alcune cose che sono state dette, che il lockdown funziona, salva vite, che è possibile misurare il costo dei morti. Io, per carità con tutto il rispetto per il professore Crisanti, se io devo prendere una decisione importante, devo andare a sentire chi sono i massimi esperti al mondo di epidemiologia, vedo cosa scrivono e poi prendo delle decisioni. Crisanti è un esperto della genetica della zanzara anofele, è un’ottima cosa. Fa degli studi perfetti, ma non è un esperto di queste cose. Ho preso il professore di Stanford e ci dice che il lockdown ha portato pochi o nessun risultato, in tutti gli studi. Ha concluso che gli studi sul lockdown non portano risultati.
La risposta di Crisanti a Borghi
A questo punto Formigli interpella Andrea Crisanti, anche perché quando ha parlato di lui come esperto della zanzare (la malaria) lo ha fatto anche con un tono quasi derisorio. La risposta del microbiologo:
“La nullità di quello che ha detto si giustifica da sola, non voglio aggiungere altro. L’unica cosa che voglio aggiungere è che io sono contento della mia esperienza come esperto di malaria, perché contrariamente a lei che è stato in Parlamento io ho visto cosa significa un’epidemia, ho visto come si combatte. Io sono molto contento dell’esperienza che ho avuto, perché mi è servita moltissimo, contrariamente ad alcune persone del suo partito che hanno sempre detto che il virus era morto o era diventato più buono. Sta davanti agli occhi di tutti quanti la scempiaggine di quello che hanno detto. Il virus è morto.”
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE DI CASALEGGIO SCARICA I VERTICI GRILLINI
Le casse di Rousseau sono vuote e l’associazione di Davide Casaleggio scarica i vertici del Movimento per creare una “piattaforma laica”. Questo il contenuto del post pubblicato sul Blog da Rousseau, nel quale viene sancito l’addio al Movimento 5 Stelle.
Ecco il testo integrale del post:
L’Associazione Rousseau cambia strada. La scelta è dolorosa, ma inevitabile. In questi 15 mesi abbiamo sollecitato costantemente la risoluzione delle criticità. Per otto lunghi mesi abbiamo richiesto più volte di condividere un progetto comune con responsabilità e perimetri ben definiti dei ruoli reciproci e abbiamo proposto concretamente un accordo di partnership per rafforzare e chiarire il legame tra Rousseau e il Movimento così come indicato dagli iscritti attraverso il voto.
Abbiamo cercato, in ogni modo, di mantenere forte quel rapporto speciale che ha permesso ad una forza politica di diventare protagonista della storia del nostro Paese e di portare nelle istituzioni migliaia di cittadini con l’elmetto.
Ma stare insieme deve essere una scelta reciproca e deve presupporre rispetto e assunzione di responsabilità da ambo le parti. E questo, purtroppo, non si è verificato.
Per questo, a fronte dell’enorme mole di debiti cumulati dal MoVimento 5 Stelle nei confronti dell’Associazione Rousseau e della decisione di chi ritiene di essere il gruppo dirigente del MoVimento di impartire ai portavoce un invito diretto a violare espressamente lo Statuto stesso del MoVimento, omettendo di versare, già dal mese di aprile, il contributo stabilito per i servizi erogati, questa mattina abbiamo dovuto comunicare a tutto il personale di Rousseau che siamo costretti ad avviare le procedure per la cassa integrazione.
Oggi non è più possibile, infatti, sostenere le spese necessarie per il personale che lavora quotidianamente ai 19 servizi di cui il MoVimento 5 Stelle usufruisce.
Nonostante tutto, noi seguiteremo – nel limite del possibile e per rispetto verso tutte le persone che credono nel progetto – a fare la nostra parte onorando i nostri impegni, come sempre. A tal fine, manterremo la piattaforma attiva applicando ovviamente pesanti ridimensionamenti.
Da parte nostra, proseguiremo nell’onorare i patti fino a che non siano consensualmente modificati da soggetti legittimati a farlo, nel rispetto delle regole che la comunità del MoVimento ha deciso di darsi.
Nei prossimi giorni comunicheremo con trasparenza – sia agli attivisti che ai portavoce che sono tenuti ancora oggi a contribuire al sostentamento di questi stessi servizi – le modalità attraverso cui svolgeremo queste attività.
La situazione è difficile e ci lascia ingiustamente sulle spalle un peso enorme, ma la nostra missione non si fermerà.
Rousseau è nato molto prima del MoVimento stesso. Non aveva ancora il nome di Rousseau, ma era ed è stato, negli anni il metodo che ha guidato tutto il percorso di nascita, crescita ed evoluzione del MoVimento 5 Stelle. Oltre 15 anni di vita insieme attraverso i quali le competenze, l’innovazione e la professionalità sono state messe a disposizione, molto spesso in modo totalmente gratuito, per costruire un’organizzazione innovativa, orizzontale, efficiente, centrata sui cittadini e soprattutto unica nel panorama politico italiano e non solo.
La visione di Gianroberto è chiara e noi la porteremo avanti. Ci impegneremo, infatti, ancora di più e in tutte le forme che saranno necessarie, affinché le sue idee continuino a camminare sulle gambe di coloro che vorranno esserci.
Partiremo con un nuovo progetto e con nuovi attori protagonisti, ma non sarà facile. Dovremo risolvere tutti i pesanti problemi economico-finanziari che ci sono stati addossati e trovare strategie di sostenibilità per il futuro.
Rousseau diventerà uno spazio aperto, laico e trasversale. Uno spazio per dare voce a tutti coloro che vorranno aggregare persone attorno a battaglie, temi o proposte. Uno spazio che ha l’ambizione di realizzare la più grande “lobby” dei cittadini attivi.
Lavoreremo per costruire un potente media civico che sia in grado di attivare, da una parte, concrete azioni di partecipazione attiva e di cittadinanza digitale e dall’altra, di incubare quelle nascenti composizioni civiche che diventeranno protagoniste dello scenario politico del futuro.
Dal 2005 abbiamo innovato la politica italiana anticipandone le traiettorie con modelli organizzativi alternativi, basati sull’utilizzo della rete e in grado di rendere anacronistiche le strutture partitiche esistenti e legate allo scorso secolo. Oggi, siamo di fronte ad un rovesciamento di paradigma che rende anche i movimenti, per come li conosciamo, basati su un’idea di società ancorata ai primi anni dieci del duemila.
Il futuro della politica si giocherà su un campo totalmente diverso e, anche a seguito della pandemia globale, avrà forme relazionali e organizzative totalmente differenti da quelle attuali.
Le future strutture sociali e politiche saranno sempre più interdipendenti da una infrastruttura globale creata dalle piattaforme digitali. La creazione di queste ultime definirà, infatti, le modalità di distribuzione del potere dei cittadini non solo in ambito civico e politico, ma anche statuale. La logica e i meccanismi di funzionamento di queste piattaforme disegneranno i futuri spazi di partecipazione nell’attuale Platform Society ed è fondamentale, già da oggi, comprendere e progettare in modo che vengano promossi valori finalizzati a favorire il bene comune e collettivo.
Le nuove generazioni andranno oltre i partiti e i movimenti. Costruiranno un’identità collettiva e politica che sarà disegnata su una estrema personalizzazione degli interessi civici individuali e sulle battaglie che i singoli cittadini costruiranno dal basso.
Parallelamente a questo piano orientato al futuro dei prossimi anni, continueremo ancora oggi a rispettare le promesse fatte a tutti coloro che, in questi anni, hanno creduto nell’idea di movimento come possibilità di coinvolgimento attivo. Sentiamo una profonda responsabilità verso ognuno di loro.
Lavoreremo, quindi, per mantenere il percorso civico costruito in questi 15 anni affinché quel principio di piramide rovesciata, nella quale crediamo profondamente, mantenga la sua forza. Ci impegneremo per individuare soluzioni necessarie per sviluppare le sedi digitali tematiche e territoriali che abbiamo progettato con gli attivisti, ma anche per dare seguito alle iniziative disegnate in questi tre mesi straordinari con gli Ambasciatori della Partecipazione.
Ci siamo e ci saremo. Nelle prossime settimane incontreremo tutti coloro che vorranno costruire il futuro insieme a noi e con loro progetteremo i passi successivi.
Sinceramente, non avremmo mai immaginato di dover vivere una situazione di questo tipo. E’ avvilente dover mandare in cassa integrazione le persone che, in questi anni, hanno lavorato con sacrificio e dedizione assoluta per consentire ad altri di entrare nelle istituzioni e dovergli dire che il motivo di tutto questo è la mancanza di rispetto delle regole e di quei principi etici e morali che sono alla base del progetto, per il quale quelle stesse persone sono entrate nelle istituzioni.
Abbiamo pensato fino all’ultimo che si sarebbe usciti dall’ambiguità e dal cerchiobottismo per risolvere i problemi in modo concreto, ma non è successo.
Sarà un futuro difficile e in salita, ma coerente, sfidante e intellettualmente onesto come siamo sempre stati.
Oggi siamo a terra, ma ci rialzeremo perché noi siamo MoVimento.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
FUGGI FUGGI DAL PARTITO DA NORD A SUD: “ORMAI MATTEO PENSA SOLO AGLI AFFARI”
Italia Viva è sempre più morta. Nei sondaggi il partito di Matteo Renzi è in caduta
perenne e ormai riesce ad assommare i voti dello zoccolo duro e basta.
E mentre il suo leader e fondatore apre società di consulenza e porta a casa incarichi “segreti” per i maxiprogetti di Bin Salman, scatta il fuggi fuggi.
L’ultima ad andarsene è stata Patrizia Baffi. Consigliera regionale in Lombardia e grande amica di Attilio Fontana, è passata da Italia Viva a Fratelli d’Italia dopo essere stata eletta al Pirellone con il Partito Democratico. Ma, ricorda oggi Il Fatto Quotidiano, prima di lei negli ultimi giorni anche in altre parti d’Italia ci sono stati degli addii. A inizio aprile 11 dirigenti in Calabria hanno lasciato il partito. Perché il senatore Ernesto Magorno, responsabile di IV nella Regione, vuole avvicinarsi al governatore leghista Nino Spirlì.
A molti renziani calabresi non è andato giù nemmeno l’intergruppo parlamentare con Forza Italia e Lega a favore dello Stretto di Messina. Così hanno lasciato 11 esponenti di peso tra cui Stefania Coviello della Direzione Nazionale. I 4 coordinatori provinciali Lidia Chiriatti (Reggio Calabria) Salvatore Giorno (Cosenza), Maria Salvia (Vibo Valentia) e Caterina Sirianni (Catanzaro), oltre a consiglieri comunali e dirigenti dell’Assemblea nazionale di Italia Viva
Lo stesso succede in Campania dove Italia Viva aveva preso un ragguardevole 7,3% alle ultime elezioni. Il gruppo consiliare a Napoli una settimana dopo le elezioni si è sciolto dopo l’addio dei tre consiglieri Manuela Mirra, Gabriele Mundo e Carmine Sgambati e adesso in tutta la Regione i renziani della prima ora iniziano ad andarsene: c’è il renzianissimo Tommaso Ederoclite oggi passato nello staff di Antonio Bassolino, la deputata Michela Rostan oggi nel Misto e almeno 4 consiglieri municipali di Napoli che, come ha raccontato Il Mattino, sono pronti a lasciare dopo la scelta di candidare Gennaro Migliore a sindaco di Napoli senza alcun coinvolgimento sul territorio.
Altri abbandono a Sarzana e a Palermo oltre ai coordinamento provinciale. Mentre al Senato sono sempre in bilico Leonardo Grimani e Mauro Marino che vorrebbe tornare nel Partito Democratico.
Anche Carmine D’Alessandro contesta la linea del Capo: “Non possiamo allearci con la destra – dice – formare il centro non risolve il problema politico: dobbiamo stare nel centrosinistra”.
E intanto nel ventre dei gruppi parlamentari l’irritazione per le notizie sul conferenziere Renzi e per il distacco da deputati e senatori aumenta: “Ormai Matteo pensa solo agli affari”, conclude amaro un senatore di Italia Viva.
(da La Notizia)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SU 5 MILIARDI DI SUSSIDI, BEN 2,5 SONO ANDATI AI COMUNI SETTENTRIONALI
Dei 5.020 milioni di euro di fondi stanziati ai comuni per fronteggiare la crisi da covid-19, più della metà, 2.546 milioni per l’esattezza, sono finiti al Nord.
Non sono certo bruscolini. E’ quanto emerge dal report del Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che analizza la distribuzione delle risorse destinate ai comuni alle prese con la crisi economica derivante dall’emergenza pandemica.
IL REPORT
Nel dettaglio l’anno scorso sono stati erogati 5.020 milioni di euro suddivisi tra il Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali (4.220 milioni) e la cosiddetta solidarietà alimentare (800 milioni), al netto delle compensazioni specifiche per il mancato gettito determinato da esenzioni tributarie decise a livello nazionale.
Il primo intervento, di 4.220 milioni di euro, che copre l’85 per cento delle erogazioni, si concentra nelle regioni del Nord Italia e nel Lazio per effetto dei parametri ancorati alla capacità fiscale registrata nei singoli comuni, fornendo di fatto un aiuto maggiore nei territori in cui il reddito medio pro capite è più alto.
Assegnati i 2.546 milioni, i restanti 1.981 sono stati ripartiti tra centro e sud Italia. Rispettivamente 896 milioni al centro e 1.085 al sud.
Sul podio delle regioni che ne hanno maggiormente beneficiato ci sono la Lombardia, il Lazio e il Veneto che si sono rifocillate con rispettivamente 879.680.880,88 (circa il 20,85 per cento); 413.264.129,86 (9,79 per cento) e 376.967.744,60 (8,23 per cento). Per la solidarietà alimentare, nella distribuzione degli 800 mila euro, sul podio salgono ancora la Lombardia, 111.701.076,83 (13,96 per cento) seguita dalla Campania, 101.398.527,78 (12,67 per cento) e dalla Sicilia con 86.969.592,02 (10,87 per cento).
Il focus sulle risorse integrative del Fondo funzioni fondamentali per il 2021 ha rilevato che dell’acconto pari a 220 milioni di euro, 200 milioni sono stati destinati ai comuni e 20 milioni alle Città Metropolitane e alle Province.
La sua ripartizione accentua ulteriormente la concentrazione delle risorse a favore degli enti appartenenti alle regioni del Nord che raccolgono il 58 per cento, mentre il Sud si ferma al 18 per cento. La parziale eccezione del Lazio è imputabile al peso economico e politico di Roma caratterizzata da una capacità fiscale pari a quella delle regioni settentrionali.
(da agenzie)
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