Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ IL GOVERNO HA DOVUTO RINUNCIARE ALL’OBBLIGO DI PRESENZA AL 100%
È accaduto l’inevitabile. Dopo giorni di proclami sulla scuola, oggi si deciderà per
abbassare l’obbligo minimo della presenza dal 100% al 60%, anche in zona gialla. L’unica eccezione riguarderà probabilmente le ultime classi delle superiori, ché vanno incontro all’esame di maturità. Il ritorno alla cautela è stato maturato ieri, 20 aprile, durante l’incontro Stato-Regioni, dove i presidenti dei territori e i sindaci hanno messo sul tavolo le stesse difficoltà di sempre: i trasporti insufficienti, gli edifici vecchi, le classi pollaio. Pensare di poter trovare una regola unica che andasse bene per oltre 8 mila scuole superiori presenti in Italia era un azzardo. E non sarebbe stato vincente contro il Coronavirus.
Lo stesso Agostino Miozzo, consulente del Ministero dell’Istruzione, aveva fatto capire già due giorni fa che l’ipotesi di abbandonare la Dad non era più sul tavolo (e forse non c’era mai stata davvero). Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha confermato la volontà di abbassare l’asticella, dichiarando di preferire l’all in solo per gli studenti della quinta superiore.
«Io sono sempre stato aperturista per le scuole – ha detto – e la Toscana fu la prima regione che l’11 gennaio già aprì con il 50% alle scuole medie superiori. Però in questa prima fase sono cauto, aspetterei almeno maggio per pensare a un’apertura a tutti». Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, è sulla stessa linea: «Sarebbe meglio evitare, come è successo nel passato, di partire e poi accorgerci che c’erano problemi sui trasporti e fare retromarcia», ha detto.
I presidi: «Giusto lasciare autonomia alle scuole»
Poco dopo la fine della riunione di ieri, i presidi si erano espressi positivamente. Bene lasciare autonomia decisionale agli istituti, che più di tutti conoscono la situazione delle loro scuole. Il cambio di marcia è «una scelta di buonsenso e ragionevolezza», ha detto il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, «ed è bene che siano i dirigenti a decidere le percentuali degli studenti in presenza, perché lo faranno considerando le condizioni del territorio e delle istituzioni scolastiche».
D’altronde, non è possibile pensare che 25 alunni stipati in una classe piccola – e che non sono stati tamponati – non siano un assembramento, né che i presidi siano pronti a correre il rischio.
Solo ieri l’Ats di Milano ha segnalato che nella settimana dal 12 al 18 aprile sono state ricevute 669 segnalazioni di casi di tamponi positivi al Covid-19 nelle province di Milano e Lodi: 571 alunni e 98 operatori scolastici, per un totale di 5.187 persone in isolamento (5.005 alunni e 182 operatori).
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
NON A CASO I SOVRANISTI SONO CONTRARI… 9,3 MILIARDI DI CONSUMI IN PIU’, GETTITO ADDIZIONALE PER LO STATO PREVISTO IN 1,2 MILIARDI
A dispetto di tutti i partiti del centrodestra – dalla Lega a Fratelli d’Italia – che ne reclamano l’abolizione, il cashback ha prodotto e potrebbe continuare a produrre benefici effetti in termini di incentivazione dei consumi, gettito aggiuntivo e recupero del sommerso.
E’ quanto emerge dalla Community Cashless Society attivata su iniziativa di The European House-Ambrosetti.
L’introduzione del cashback nel mese di dicembre 2020 – si legge nel Report – ha generato consumi addizionali pari a 1,1 miliardi di euro, a fronte di rimborsi previsti per 223 milioni di euro.
Per tutto il 2021 si stima un effetto addizionale sui consumi pari a 9,3 miliardi di euro, a fronte di una dotazione finanziaria di 1,75 miliardi di euro per l’attribuzione dei rimborsi e la copertura delle ulteriori spese derivanti dall’attuazione della misura.
Per il 2022, invece, si stimano consumi addizionali pari a 13,9 miliardi di euro, a fronte di costi previsti per 3 miliardi di euro. Muovendo da un’aliquota media calcolata sul paniere dei consumi delle famiglie italiane, è stato possibile calcolare il gettito aggiuntivo per lo Stato derivante dai consumi, per un totale cumulato di circa 4,4 miliardi di euro fino al 2022.
In termini, invece, di recupero di economia sommersa e del Vat gap (evasione Iva) il cashback può abilitare un gettito addizionale per lo Stato pari a 1,2 miliardi di euro al 2022. Tuttavia, i benefici del cashback non si esauriscono al 2022.
“Si stima – si legge sempre sul Rapporto – che la misura sia in grado di permeare i comportamenti virtuosi cashless dei cittadini anche per gli anni successivi. Dal 2022 in avanti si ipotizza si possa verificare un graduale e crescente spostamento dei pagamenti da contante a cashless. Tra recupero di gettito Iva aggiuntivo e recupero del sommerso il cashpack potrebbe portare 9,2 miliardi in più fino al 2025. La misura, a ogni modo, dovrebbe essere confermata per quest’anno con alcune correzioni.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
I PRIMI DATI SUL FARMACO SEMBRANO DELUDENTI
Sul vaccino «tutto italiano» contro il nuovo Coronavirus di ReiThera avevamo già
espresso diversi dubbi, quando erano a disposizione solo alcuni comunicati entusiasmanti sui risultati dello studio di fase 1.
Per esempio, diverse testate parlavano già di risultati «paragonabili» a quelli di Pfizer e Moderna, nonostante questi ultimi avessero già dimostrato efficacia nella terza fase di sperimentazione.
In uno studio di fase 1 si sta cominciando la sperimentazione su volontari umani perfettamente sani, e prevede un gruppo ridotto di medici e operatori sanitari; nel caso di Reithera si parlava di un centinaio di persone. Tant’è vero che ancora non è possibile dimostrarne con certezza efficacia e sicurezza. Quando si arriva alla terza fase parliamo anche di decine di migliaia di volontari.
Finalmente è disponibile il preprint della prima fase, ovvero lo studio c’è, ma deve ancora superare la verifica da parte di esperti prima della pubblicazione in una rivista scientifica. Quanto si legge – intanto che viene svolta la seconda fase di sperimentazione – non sembra incoraggiante. Noi potevamo fare solo una analisi di metodo, non essendo esperti nella analisi dei dati, ma le stesse perplessità le possiamo leggerle in un recente articolo su il Foglio del professor Enrico Bucci, esperto proprio nella revisione degli studi scientifici.
Le tre fasi di sperimentazione in sintesi
Lo studio
Il vaccino si basa su un adenovirus dei gorilla in cui viene inserita la sola informazione genetica per produrre l’antigene del SARS-CoV-2, ovvero la proteina che usa per infettare le cellule e che il sistema immunitario «imparerà» a riconoscere al fine di neutralizzare il virus. Non risultano ancora vaccini anti-Covid che dimostrano di dare una immunità neutralizzante, ma possono prevenire con successo le forme gravi e mortali della malattia.
L’esperimento comprende precisamente «90 soggetti sani (45 di età compresa tra 18 e 55 anni e 45 di età compresa tra 65 e 85 anni)», inoculati con l’iniezione intramuscolare di tre dosi crescenti. Nella prima fase è importante determinare le dosi ottimali all’interno delle quali il vaccino potrebbe funzionare in sicurezza.
«Coerentemente, sono stati rilevati anticorpi neutralizzanti in 42/44 volontari di età più giovane e 45/45 in età avanzata. Inoltre, GRAd-COV2 ha indotto una risposta dei linfociti T robusta», spiegano gli autori.
In sostanza il vaccino è correlato anche a una immunità cellulare, costituita da cellule immunitarie non specifiche, le quali intervengono senza dover riconoscere un patogeno specifico. Questo dato però non è stato comparato con un gruppo di controllo costituito da pazienti naturalmente infettati. È possibile, per esempio, che una persona conservi i linfociti T dovuti a un precedente malanno, i quali potrebbero intervenire anche contro SARS-CoV-2, dando luogo magari a sintomi lievi. In mancanza di un confronto con soggetti di questo tipo, il dato tanto acclamato sulle cellule T sembrerebbe irrilevante.
Limiti dello studio
Contrariamente a quanto affermato dai supporter del vaccino italiano, gli anticorpi neutralizzanti non sembrano raggiungere i titoli che riscontriamo già nei pazienti convalescenti. Lo si capiva già dai dati presentati nei comunicati ufficiali. È interessante anche il fatto che le tre dosi sperimentate non sembrano nel complesso dare risultati diversi, cosa alquanto strana.
«Non si raggiunge nemmeno lontanamente il livello dei convalescenti a nessuna delle dosi utilizzate; dunque il vaccino, alle modalità di utilizzo cui si riferiscono i dati presentati, è di gran lunga peggiore del virus nell’indurre anticorpi neutralizzanti», spiega Bucci nel suo articolo.
Dall’immunità indotta dai vaccini ci aspettiamo una densità di anticorpi neutralizzanti notevolmente superiore (vedasi Pfizer), rispetto a quella naturale (di chi si ammala), sulla quale – nel contesto della pandemia di Covid-19 – sapevamo già di non poter fare alcun affidamento.
Leggendo lo studio, quanto sapevamo dai comunicati non viene affatto ribaltato. I ricercatori sembrano giustificarsi affermando che non sarebbe possibile fare confronti diretti con gli altri vaccini. Il gruppo di controllo formato da persone infette che non avevano ricevuto il vaccino, è stato diviso in ospedalizzati e non ospedalizzati. I risultati sono positivi solo se si fa un confronto con questi ultimi.
«Tutti gli altri vaccini sono stati messi a confronto con popolazioni eterogenee di convalescenti, con alti numeri di ospedalizzati, mica con chi aveva avuto una forma più lieve di malattia – spiega Bucci che chiosa – insomma, dai dati presentati si conferma come questo, per il momento, appaia il peggiore dei vaccini adenovirali in quanto a capacità di indurre una risposta anticorpale utile».
(da Open)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
SUL COPRIFUOCO IL LEGHISTA CHIEDE UN’ORA IN PIU’, LEI ALLORA LO VUOLE ABOLIRE
Matteo Salvini vuole “accorciare il coprifuoco”, farlo slittare alle 23. Giorgia Meloni lo scavalca: “Un misero contentino, andrebbe abolito”.
E’ furibonda, raccontano: l’occupazione del Copasir è stata l’ultima goccia in un vaso che pochi mesi di governo Draghi hanno riempito fino all’orlo. Neppure le dimissioni di Urso e del forzista Vito hanno fatto “rinsavire” il leader della Lega, che alle richieste di “chiarimento politico” tira dritto.
A cascata, nel centrodestra è stallo su tutto: i candidati delle comunali di autunno, gli organismi parlamentari a composizione mista, le nomine Rai, gli spazi televisivi.
E dove non si sta fermi, ci si divide: come sulla collocazione al Parlamento europeo. O sulla mozione di sfiducia FdI contro Speranza, che i più maligni leggono fatta apposta per mettere in imbarazzo il Capitano.
Ci sarebbe da non stupirsene. Ci si potrebbe chiedere: cosa c’è da chiarire visto che un partito, la Lega, è in maggioranza, e uno, FdI, all’opposizione?
E soprattutto, visto che dividersi per poi ricompattarsi alle urne è una storica necessità del centrodestra.
La rivendica Meloni stessa dalle pagine di “Panorama”: “Mi auguro che questa parentesi Draghi, finora deludente, finisca quanto prima, a quel punto il centrodestra si presenterà con un programma comune”.
Già: ma con quale leader?
“In questa fase Matteo viene percepito come ripetitivo – argomenta un meloniano – Giorgia come ragionevole e moderata. Il paradosso è che lui sembra più all’opposizione di lei”.
Anche questa non è una novità: il partito di lotta e di governo è lo schema su cui Salvini ha imperniato la sua avventura nel Conte Uno, vincendo la scommessa.
Il 2019 è l’anno in cui il Carroccio prende il 34,3% alle Europee, tocca il 37,1% alle regionali in Piemonte, apre la “crisi del Papeete” forte di un 36,8% nelle rilevazioni. Alle stesse Europee, Fdi si attesta al 6,46%.
Stavolta, però, il gioco non sta funzionando. Intanto, Draghi non è Conte. Al posto dell’”avvocato del popolo”, dell’homo novus Cinquestelle, del vagheggiato “punto di riferimento dei progressisti” c’è l’ex presidente della Bce, l’uomo del quantitative easing, Supermario, il castigamatti dell’austerity tedesca, il prossimo uomo forte dell’Europa intera appena Merkel saluterà.
In palio ci sono un’idea diversa di Ue (gli “occhi nuovi” con cui guardare alle regole di bilancio), la messe del Recovery, la scommessa senza tempi supplementari della crescita con un debito pubblico che sfiora il 160%, e speriamo davvero che sia “buono”.
Togliere Draghi, toglierebbe il fiato. Salvini lo sa e si frena: attacca Speranza ma non affonda; alza la voce ma non porta a compimento; minaccia di non votare i decreti che i suoi ministri hanno ratificato nelle sedi preposte.
Perché l’altro elemento di instabilità e malumore arriva proprio dal cambiamento dei rapporti di forza nel centrodestra. Con Forza Italia inabissata, la competizione tra FdI e Lega è priva di mediazioni.
Due partiti quasi alla pari che condividono le parole d’ordine – sovranismo, libertà individuali, lotta all’immigrazione, lavoro autonomo, flat tax, partite Iva, sblocco degli sfratti – solo che uno è più libero di pronunciarle dell’altro.
Le sorti dell’incontro sono alterne. Sul Copasir si guerreggia ancora. In Vigilanza, Daniela Santanchè si è spinta a chiedere per Fdi – invano – un terzo degli spazi nei tg. A Milano, Ignazio La Russa ha congelato la candidatura a sindaco di Albertini avanzata da Salvini, a Roma Bertolaso ha fatto la stessa fine.
Solo a Torino c’è un nome condiviso: l’imprenditore delle acque minerali Paolo Damilano, grande amico di Giorgetti ma in buoni rapporti con tutti.
Meloni rastrella classe dirigente locale, puntando sul Nord e sui territori produttivi
I conti si faranno alla fine.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL PREMIER IRRITATO PER IL VOLTAFACCIA LEGHISTA: “MISURE ERANO STATE DECISE ANCHE CON LA LEGA”… LA LEGA SI ASTERRA’, COSI’ PERDERA’ DAL TAPPO E DALLA SPINA
Il coprifuoco rimarrà alle 22, probabilmente almeno fino alla fine di maggio, poi si
vedrà. Non passa la linea della Lega e di molti presidenti di regione da Massimiliano Fedriga a Stefano Bonaccini di spostare di un’ora la linea del rientro obbligato a casa. Contrario Roberto Speranza, che vuole evitare in tutti i modi misure che possano incentivare assembramenti serali con l’arrivo della bella stagione, sulla linea della prudenza anche Dario Franceschini. §
Ma è soprattutto il parere di Mario Draghi a orientare la scelta. Già prima del Consiglio dei ministri dal suo entourage arrivava un secco “No” in risposta alla domanda se l’orario verrà rivisto. Decisione poi confermata dalla riunione dei ministri, alla quale la Lega ha reagito con un atto ostile: “Non votiamo il testo così com’è”.
A nulla è servita una lunga riunione preparatoria dei ministri per cercare di trovare una quadra, che ha fatto slittare il Cdm di quasi un’ora.
Raccontano di un Draghi molto irritato per il voltafaccia del Carroccio, dopo che molte delle richieste del Carroccio erano state accolte e dopo una cabina di regia che aveva dato l’ok alle misure con il sonsenso di tutti i presenti.
Spiega chi ha seguito il dossier che “c’è stata una cabina di regia la scorsa settimana, e se ne è usciti con una decisione unanime che su questo non prevedeva cambiamenti”.
Fonti di governo sottolineano come anche nelle riunioni preparatorie del Cdm i tecnici dei ministeri a guida leghista non abbiano sollevato obiezioni sul punto.
Il rischio, secondo il premier e il ministro della Salute, deve essere “ragionato”, le riaperture graduali. Mettere tutto sul piatto in una volta sola “potrebbe dare un messaggio sbagliatissimo, vanificando tutti gli sforzi fatti finora”.
Ma i leghisti si sono presentati a Palazzo Chigi con un mandato preciso: ottenere lo slittamento del coprifuoco e la riapertura dei ristoranti anche al chiuso. “Mi fido di Draghi”, aveva detto in mattinata Salvini, quelle che vengono ora definite “parole al vento” da uno dei ministri.
La tensione nella riunione che ha preceduto il varo del decreto è salita alle stelle, senza tuttavia riuscire a definire un punto di caduta. Alle nuove richieste della Lega Draghi ha opposto un secco no, irritato per il voltafaccia leghista, decidendo di tirare dritto sul testo concordato.
Gelo intorno al tavolo del Cdm, quando lo strappo si era già consumato. Quando Speranza ha illustrato le principali misure, compreso il coprifuoco mantenuto alle 22, Giancarlo Giorgetti e i suoi colleghi hanno serrato le labbra e non hanno proferito parola, salvo mettere a verbale alla fine la propria astensione.
C’è una ragione sanitaria e una ragione politica nel muro sulla quale è sbattuto il Carroccio, che dopo aver spinto per il cambio di passo ha deciso all’ultimo di alzare la posta, imboccando una strada sulla quale Forza Italia ha deciso di non seguire gli alleati.
Un esponente 5 stelle del governo la mette giù così: “C’è stata anche una logica di coalizione, con Pd e Leu ci siamo mossi insieme, non possiamo permetterci di dare l’idea che sia Salvini a dare le carte a 360°”.
Le tensioni hanno avviluppato prima e dopo la riunione dei ministri. Anche Italia viva si era schiera per un allungamento dell’orario del lockdown notturno: “Spero che si possa posticipare alle 23”, aveva detto la ministra Elena Bonetti.
Secca la risposta di fonti di Leu: “Non ci stupiamo, sono gli stessi che chiedono una commissione d’inchiesta sul lockdown dell’anno scorso, è più facile che siano d’accordo con la Lega che con noi”.
In mattinata Salvini aveva mandato un sms a Draghi, da via Bellerio da ore si agitava lo spettro di non votare le misure in Cdm se le richieste della Lega (oltra al coprifuoco la principale riguarda la riapertura anche di alcune attività al chiuso, ristoranti compresi) non fossero state accolte.
La risposta di Draghi è stata ferma: “C’è un calendario di riaperture deciso tutti insieme qualche giorno fa”. Punto.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL 62% CONDIVIDE LA LINEA DELLA PRUDENZA DEL MINISTRO, SOLO IL 29% LA RITIENE TROPPO RIGIDA, IL 9% SI ASTIENE… VACCINAZIONI: GIUDIZIO NEGATIVO PER IL GOVERNO DAL 44% , POSITIVO DAL 39%
Secondo il 62% degli intervistati, sulla gestione della pandemia e sulle riaperture il ministro della Salute Speranza ha una linea di prudenza “che serve in questo momento”.
Viceversa, ha una linea troppo rigida per il 29% di quanti si sono espressi in merito mentre il 9% non sa o non indica.
A dirlo è il sondaggio condotto da Ipsos e illustrato ieri sera da Nando Pagnoncelli a Dimartedì.
Il ministro Speranza, nelle settimane forse più difficili per lui a livello politico, incassa l’appoggio di gran parte dei cittadini, nonostante sia spesso bersaglio dell’opposizione e di parte della maggioranza. Secondo il 62% degli italiani Speranza tiene la linea che serve in questo momento sulla pandemia, rileva il sondaggio. Mentre il 29% crede che la linea del ministro della Salute sia troppo rigida, con il 9% che non risponde alla domanda. Giudizio positivo anche per Mario Draghi e per la sua gestione dell’emergenza pandemica: il 53% dei cittadini crede che stia dimostrando di saperla gestire, per il 38%, invece, il presidente del Consiglio è un po’ impacciato e non gestisce bene la situazione.
Principalmente negative, anche se di poco, le opinioni sulla campagna di vaccinazione messa in campo dal governo Draghi: il 44% giudica negativamente l’operato dell’esecutivo in merito all’andamento delle somministrazioni, il 39% invece dà un giudizio positivo.
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
A POCHI GIORNI DALLA SCADENZA PER LA PRESENTAZIONE, IL RECOVERY DI DRAGHI LO CONOSCE SOLO LUI (E CHI L’HA FATTO DIVENTARE PREMIER PER RAPPRESENTARLI)
Eravamo in ritardo già due mesi fa, quasi tre. Lo dicevano a gran voce tutti, lo
ribattevano i giornali, lo dicevano quasi tutti i partiti e i renziani ci avevano detto che la mancata discussione del Pnrr “con un dibattito aperto e franco in Parlamento” era uno dei principali motivi della crisi di governo.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19: il piano va presentato il prossimo 30 aprile, tra pochi giorni, ma non l’ha ancora visto nessuno.
I sindacati che hanno incontrato ieri Draghi hanno raccontato di non avere visto nulla di scritto, nonostante si siano presentati pieni di speranze.
“Noi riconosciamo solo a Omero la possibilità di una descrizione orale” ha detto ieri Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil, ma qui tocca fidarsi delle buone intenzioni, visto che anche gli stessi partiti non hanno ancora visto nulla.
Ieri c’è stato l’ultimo incontro con le forze politiche, la delegazione di Leu, e anche in quel caso nulla di scritto. Perfino Carlo Bonomi, presidente di Confindustria sempre piuttosto tenero con Draghi, ha dovuto specificare che si riserva una valutazione “perché non è stato visto alcun documento”.
Ultima versione del piano? Quella del 12 gennaio, ritenuta “insufficiente” dagli stessi partiti che ora si sono meravigliosamente ammansiti.
34 associazioni tra cui Libera, Transparency International Italia, Lipu, Cittadinanzattiva, Cittadini reattivi, Re-Act, Fondazione Etica hanno scritto una lettera ai Ministri Franco, Giovannini, Colao, Cingolani e al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Garofoli per chiedere di pubblicare con urgenza le bozze del piano: “A pochi giorni dalla data che sancisce l’obbligo di consegna di Piano definitivo a Bruxelles e in previsione di una spesa pari a 220 miliardi di euro di risorse comunitarie e nazionali, ci è ancora impossibile pronunciarci sui contenuti del PNRR perché l’ultima bozza non è stata resa disponibile”, scrivono.
In Parlamento probabilmente verranno fatte delle “comunicazioni”, sottoposte al voto, che saranno molto generiche. E pensare che fino a qualche giorno fa si pensava semplicemente a delle “informative”. “Sarebbe utile leggere il piano” dicono tutti composti in Parlamento quelli che prima si strappavano i capelli e intanto sperano che non si colga l’incoerenza. Un altro punto nella lista delle urgenze che si sono spente.
(da TPI)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
CHI LO FALSIFICA RISCHIA IL CARCERE
Il certificato verde Covid-19 per gli spostamenti tra regioni si trova nella bozza del decreto legge sulle riaperture dal 26 aprile.
Si chiama ufficialmente “certificazione verde” e sarà il pass per potersi spostare tra regioni di colore diverso. Avrà una durata di sei mesi per i vaccinati e i guariti e di 48 ore per chi si sottoporrà a test antigenico o molecolare con esito negativo. Chi lo falsifica rischia anche il carcere.
Il funzionamento del certificato verde covid-19 per gli spostamenti tra regioni è presente nella bozza del nuovo decreto è regolamentato dall’articolo 10 del provvedimento.
La certificazione la rilasciano già alla somministrazione della prima dose di vaccino. Si potrà avere in formato cartaceo o digitale e lo compileranno i medici della struttura presso la quale è stato effettuato il vaccino.
Nel documento, che confluirà poi nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato, oltre ai dati anagrafici sarà riportato anche il numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste. Per le persone guarite, il certificato sarà rilasciato dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente o, per i non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. Il pass, però, cessa di avere validità qualora l’interessato risulti successivamente di nuovo positivo al Covid.
Ci saranno quindi tre percorsi diversi ottenere il certificato verde Covid-19:
chi è vaccinato: la certificazione, valida sei mesi, viene rilasciata su richiesta dall’ente vaccinatore: specifica quante dosi sono state fatte e quante ne erano previste in base al tipo di vaccino (due per tutti i farmaci, una per J&J e per i guariti cui basta una sola iniezione);
chi ha già avuto il virus: anche la certificazione per chi ha già avuto il Covid è valida sei mesi. Può essere rilasciata dall’ospedale di ricovero, dal medico di base o dal pediatra. Perde validità nel caso in cui si accerti una nuova positività al virus;
gli altri.
Per chi ha avuto il Covid e non è ancora vaccinato, il pass vale 48 ore e si ottiene facendo un tampone (molecolare o antigenico).
Lo rilasciano le strutture sanitarie pubbliche o private che fanno il test o da farmacie, medici di base e pediatri.
Sempre secondo il decreto legge le certificazioni di guarigione rilasciate prima dell’entrata in vigore del decreto avranno una validità di sei mesi dalla data indicata sulla certificazione.
Chi ha completato il ciclo di vaccinazione prima dell’entrata in vigore del nuovo provvedimento e non ha ricevuto alcuna certificazione, può farne espressa richiesta alla struttura sanitaria o alla Regione o la Provincia.
Chi si sottoporrà a test antigenico rapido o molecolare con esito negativo avrà una certificazione verde della durata di 48 ore. Che sarà rilasciato dalla struttura stessa che ha effettuato il tampone: strutture sanitarie pubbliche, private e accreditate, farmacie, medici di medicina generale o pediatri. Il pass resterà in vigore fino all’attivazione della piattaforma europea. Nella quale saranno convogliati anche i certificati nazionali. a quel punto entrerà in vigore il cosiddetto DGC-Digital Green Certificate, interoperabile a livello europeo.
Per chi falsifica il certificato c’è il rischio carcere. Il comma 2 dell’articolo 13 prevede infatti che per tutti i reati di falso che hanno ad oggetto la certificazione verde Covid-19, le pene previste dagli articoli 476, 477, 479, 480, 481, 482, 489 del codice penale, anche se relativi ai documenti informatici di cui all’articolo 491 bis, sono aumentate di un terzo.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA PRINCIPALMENTE DI IMPRENDITORI, PERSONAGGI FAMOSI, POLITICI E SPORTIVI
La corsa al vaccino è serrata e c’è chi ha inventato una sorta di scorciatoia per
riuscire a giungere prima alla dose che gli spetta.
In meno di un mese già 50mila persone in Italia hanno infatti chiesto domicilio e un medico di base nel Lazio per farsi vaccinare prima.
“La notizia dei 50 mila frontalieri del vaccino è un riconoscimento per la qualità del nostro lavoro, mentre in altre parti d’Italia hanno faticato anche ad aprire le prenotazioni”, dice l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato.
“Noi, come fatto in passato con chi veniva a curarsi nei nostri ospedali per il Covid, accogliamo tutti – aggiunge subito D’Amato. Per carità… Però non vorrei casi di emulazione, di altri viaggi della speranza, perché le dosi dei vaccini sono poche e vengono distribuite in base alla popolazione di un singolo territorio”
Ma chi sono e da dove vengono i frontalieri del vaccino? Per la maggior parte sono residenti in Lombardia, Piemonte, Liguria o Campania.
Tra i 50 mila ministeriali che lavorano a Roma, anziani che durante la pandemia si sono trasferiti dai figli, ma anche imprenditori, personaggi famosi, politici e sportivi.
(da agenzie)
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