Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
“NEL REGNO UNITO HANNO CHIUSO I RISTORANTI PER 4 MESI E NESSUNO HA FIATATO, DA NOI UNA QUOTIDIANA PROTESTA: E’ SOLO UN PROBLEMA DI RISTORI?”
Le riaperture decise dal governo poco meno di una settimana fa hanno fatto esultare chi chiedeva a gran voce l’allentamento delle misure, ma quasi tutti i virologi sembrano andarci cauti e anzi lanciano l’allarme per la tempestività con cui queste restrizioni sono state tolte.
Il microbiologo Crisanti è uno di questi: “Riaperture dei locali anche al chiuso? Si è creato un conflitto che obiettivamente ci porta in una situazione che evolverà non in maniera positiva. Da una parte – spiega – ci sono gli interessi di albergatori, ristoratori, di coloro che hanno un bar o anche palestre e piscine, dall’altra l’esigenza delle persone vulnerabili di rimanere vive. Noi sappiamo perfettamente che aprendo in questo modo aumenterà il contagio e sicuramente avremo più morti. Gran parte delle persone a rischio e potenzialmente vulnerabili ancora non sono vaccinate, questo – sottolinea il microbiologo – è da tenere presente”.
“Mi chiedo – continua Crisanti – perché in Inghilterra dove hanno fatto quattro mesi di chiusura durissima nessuno si è lamentato. Probabilmente i ristori non sono adeguati? Allora bisogna risolvere il problema dei ristori, non delle aperture. Stiamo trovando la soluzione che peggiora la situazione”.
Per il microbiologo, “stavolta la politica si è presa la responsabilità, questo è un elemento di chiarezza, poi giudicheranno gli elettori. Invece in Spagna la situazione non è così positiva come si dice: a Madrid il tasso di contagio è di 350 casi ogni 100mila abitanti”, spiega ancora.
Come si spiega la situazione critica in Germania, nonostante l’alto numero di vaccini? “La Germania – replica Crisanti – ha tenuto le scuole molto più aperte di quanto non abbia fatto l’Italia, poi ha anche un livello di industrializzazione molto elevato ed è una regione molto più popolosa dell’Italia, anche con interconnessione molto più elevato dell’Italia”.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
NON STUPISCE CHE I SOVRANISTI NON VOGLIANO INSERIRE LA DIFESA DELL’AMBIENTE IN COSTITUZIONE
Mentre in Germania per la prima volta i Verdi superano nei sondaggi i conservatori
della Merkel, in Italia una destra rimasta all’uomo di Neanderthal fa disperatamente opposizione per non inserire la difesa dell’ambiente nella Costituzione.
La proposta è stata sotterrata da tonnellate di emendamenti, oltre 250mila, di cui gran parte presentati dal leghista Calderoli, che per la bisogna non si è fatto scrupolo di disboscare un pezzo d’Amazonia.
Motivo di tanto ostruzionismo, a chiacchiere, è una tabella di quali animali tutelare e quali no, ma in realtà la vicenda illustra chiaramente chi ha capito dove va il mondo, e si dà da fare per renderlo più sostenibile e abitabile dalle prossime generazioni, e chi di questi temi se ne infischia, basta che il partito del Pil fatturi.
Punti di vista, sui quali ciascuna parte è convinta di aver ragione, sostenendo di difendere così la modernità. Di questo mi trovai a discutere in una trasmissione tv su una rete sovranista, dove si asseriva che dagli inizi del secolo scorso il simbolo della modernità è il rombo del motore, e perciò io che difendo la micro-mobilità urbana fatta di monopattini e biciclette non sono altro che un nemico del progresso.
Su questa parola – progresso – però non riuscimmo a metterci d’accordo, perché per me vuol dire città con meno traffico e smog, mentre per la mia controparte il massimo della libidine è circolare con la ruspa, però accessoriata con parabole e Wi-Fi.
Che c’è da meravigliarsi, allora, se per Lega & C. l’ambiente in Costituzione stona?
(da La Notizia)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
OLTRE AL COMPENSO PER IL FII INSTITUTE, RENZI FA PARTE DELLA ROYAL COMMISSION CHE SI OCCUPA DELLO SVILUPPO DELL’AREA DI ALULA
Il quotidiano Domani racconta di un incarico segreto di Renzi per il maxi progetto di bin Salman. Oltre al compenso da 80.000 euro per il FII Institute, il senatore di Italia viva siede nell’advisory board della Royal Commission che si occupa dello sviluppo di Alula. Ovvero la vetrina più importante del regime saudita.
Nel pezzo di Stefano Feltri, Mattia Ferraresi ed Emiliano Fittipaldi si scrive che nella vicenda di Bin Salman non c’era soltanto la consulenza per il Future Investment Institute, l’ente controllato dal fondo sovrano Pif del governo saudita:
Matteo Renzi lavora direttamente per il principe reggente Mohammed bin Salman. E per il progetto a lui più caro, quello della città verde e sostenibile di Alula. Che deve trasformare l’Arabia Saudita nel paese leader del turismo musulmano nell’età post-petrolifera. Lo scopriamo ora grazie a un evento mondano. L’8 aprile si è tenuto ad Alula l’annuale concerto organizzato da bin Salman per celebrare il progetto turistico.
Il tenore Andrea Bocelli, già ospite in passato di altre edizioni dello stesso evento, ha cantato nel sito patrimonio dell’Unesco di Hegra. Il concerto era trasmesso in tv, dal vivo c’erano pochissimi invitati. Tra questi il senatore di Italia viva Matteo Renzi, come conferma una fonte presente all’event
Il quotidiano rivela anche che nel pieno delle polemiche sollevate dallo scoop di Domani sulla sua consulenza saudita da 80.000 euro per la Future Investment Initiative, proprio Renzi ha detto: «Qualche giorno fa, ad Alula, la città recentemente visitata dal ministro degli Esteri, si sono siglati accordi impressionanti nel mondo arabo che hanno segnato una svolta, in particolar modo per la Libia». Ma Renzi, appunto, lavora anche per la Royal Commission.
Quanto guadagna Renzi per lavorare anche per la Royal Commission? La cifra non la conosciamo. Ma sappiamo che i compensi di Renzi, anche stavolta, come per il FII Institute, non riguardano le conferenze. Né gli eventi singoli come interviste e meeting. Ma sono retribuzioni per incarichi più ampi.
Consulenze internazionali che a molti in Italia sono sembrate in evidente conflitto di interessi con il ruolo di parlamentare della Repubblica. Ma che Renzi considera del tutto legittime, e alle quali ha già detto di non voler rinunciare. Almeno finché la legge e i regolamenti del Senato glielo permetteranno.
(da La Notizia)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
L’AD DI CONAD: “NEI PUNTI VENDITA ENTRANO A CONTATTO CON 1.500 PERSONE AL GIORNO”
Non c’è accordo su quali categorie vaccinare prima, ma sicuramente esistono
categorie che rischiano più di altre perché maggiormente a contatto con il pubblico.
L’appello a vaccinare per primi gli addetti del commercio non viene dal sindacato ma dall’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese: “La distribuzione ha garantito alti standard di servizio durante la pandemia. Adesso che è arrivata l’ora di vaccinarsi, però, si trascurano le nostre cassiere. I dipendenti che lavorano in punti vendita dove entrano 1.200-1.500 persone al giorno credo rischino più di un avvocato. Categoria che pure ha avuto la precedenza in alcune Regioni”.
Poi sottolinea: “Sia chiaro, io sono d’accordo sul fatto che gli anziani vadano vaccinati per primi è che l’ordine anagrafico sia il punto di riferimento principale. Ma nello stesso tempo – avverte – commesse e commessi dovrebbero essere considerati alla stregua delle forze dell’ordine e del personale della scuola”.
L’ad prosegue: “Conad dà lavoro a 65 mila persone. A Codogno durante il primo lockdown c’era solo uno dei nostri punti vendita aperto. Là come altrove commessi e commesse hanno garantito servizi e serenità. Poi bisogna riconoscere che il livello di rischio a cui sono sottoposti è maggiore di altre categorie”.
Sul protocollo sulle vaccinazioni in azienda – firmato anche dall’associazione di rappresentanza di Conad, Ancd – aggiunge: “Vogliamo vaccinare i nostri dipendenti appena possibile e siamo pronti a farci carico dei costi che questo comporta. Perché i vaccini sono a carica delle Asl, ma tutto il resto è a carico nostro”.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
LO CERTIFICA L’ISTAT: IL 60% E’ DA ATTRIBUIRSI AL COVID, IN DUE MESI HA CAUSATO 29.210 VITTIME
Secondo quanto certifica Istat: “Nei mesi di marzo-aprile 2020 i decessi in eccesso sono stati 49mila rispetto alla media degli stessi mesi nei cinque anni precedenti. Il 60% è attribuibile al Covid-19 (29.210), il 10% a polmoniti e il 30% ad altre cause.
I decessi per polmoniti triplicano e aumentano quelli per demenze, diabete e cardiopatie ipertensive.
Sul totale dei decessi per Covid-19 circa l’85% è di individui di oltre 70 anni. Tra i 50-59enni un decesso su cinque è dovuto al Covid-19”. Lo rileva l’Istat.
L’incremento dei morti “è differenziato per luogo di decesso: +155% nelle strutture residenziali o socio-assistenziali, +46% negli istituti di cura, +27% nelle abitazioni”.
Il Covid-19 “è la seconda causa di morte nel periodo marzo-aprile 2020, con un numero di decessi di poco inferiore a quello dei tumori e più del doppio di quello delle cardiopatie ischemiche”, rileva l’Istat.
Nel periodo considerato, “oltre al Covid-19, i decessi aumentano per quasi tutte le principali cause di morte rispetto a quanto osservato nello stesso periodo del quinquennio precedente”. L’incremento più importante nella frequenza dei decessi “si osserva per polmoniti e influenza. Per questo gruppo di cause, rappresentato per oltre il 95% da polmoniti, la frequenza dei morti è tre volte superiore a quella osservata in media nel periodo 2015-2019 (7.610 rispetto a 2.445). A tale aumento si accompagna anche la crescita dei decessi dovuti alle altre patologie a carico dell’apparato respiratorio (+26%), rilevata sia per le malattie croniche broncopolmonari che per il complesso delle restanti malattie respiratorie”. I decessi risultano in aumento “anche per demenze e malattia di Alzheimer (+49%), per le malattie cardiache ipertensive (+40%) e per il diabete (+41%), così come si ha un incremento per sintomi segni e cause mal definite o sconosciute (+43%)”.
“A eccezione delle già citate malattie cardiache ipertensive -prosegue l’Istat- le cause di morte ascrivibili al sistema circolatorio mostrano incrementi più contenuti, come nel caso delle malattie cerebrovascolari (+13%), delle malattie cardiache ischemiche (+5%) e delle restanti malattie circolatorie (+10%); tuttavia, trattandosi di cause molto frequenti nella popolazione e ricordando che l’eccesso di mortalità si è verificato in aree circoscritte del Paese, gli incrementi in termini assoluti risultano comunque piuttosto rilevanti (nel complesso circa 3.600 decessi in più). Non si rilevano, invece, incrementi nel numero di decessi per tumori e malattie infettive”. Il decremento osservato nella frequenza dei decessi per cause esterne (-161 decessi, corrispondenti a -4%) rappresenta invece “un effetto del lockdown che ha determinato una drastica riduzione della circolazione stradale”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
INVECE DI FOMENTARE LA POLEMICA, NON SAREBBE PIU’ SAGGIO LASCIARE DECIDERE LA MAGISTRATURA?
Questione di consapevolezze. La vicenda che riguarda Ciro Grillo – figlio di Beppe
accusato di stupro di gruppo nei confronti di una giovane nell’estate del 2019 – è stata fomentata dal quel video pubblicato dal comico genovese, fondatore e garante del Movimento 5 Stelle, che ha catalizzato l’attenzione mediatica su un caso giudiziario che ancora deve entrare nel vivo e nel dibattimento in tribunale.
Insomma, un autogol sulla pelle della vittima che ha denunciato le violenze perpetrate nei suoi confronti nella notte tra il 15 e il 16 luglio di due anni fa. Eppure è la stessa famiglia di Grillo a voler proseguire nell’attirare su di sé questa spasmodica attenzione (lamentandosene).
Oramai quel filmato è noto a tutti. Ogni virgola, ogni esclamazione e ogni gesto di Beppe Grillo sono stati analizzati e contestati. Beppe Grillo, in quel minuto e 39 secondi di video ha – di fatto – messo la ceralacca sulla cultura dello stupro, senza pensare minimamente alla ragazza che ha denunciato la violenza subita e ai genitori che soffrono con lei da quasi due anni e, ora, chiedono giustizia.
Una giustizia che arriverà nell’aula di un Tribunale in base agli atti concreti che, per il momento, sono nelle mani della Procura di Tempio Pausania.
Tutto il resto è mera apparenza social sbagliata e perpetrata da Ciro Grillo nella giornata di ieri, quando ha deciso di rendere di nuovo pubblico il suo profilo Instagram – epurato dei contenuti precedenti (ma non nelle foto e nei video in cui è stato taggato) – dove ha condiviso quel video di suo padre.
La reazione degli utenti non poteva che essere negativa. In molti hanno sottolineato come questa difesa non debba passare dai social, ma debba avvenire nella aule competenti. Altri si sono concentrati sulle parole di Beppe Grillo. Ovviamente non sono mancati commenti volgari, ma ce ne sono alcuni che dovrebbero far riflettere la famiglia Grillo sulla gestione mediatica (nata e costruita da loro) su questa vicenda.
“Il solo fatto che un padre ed i suoi sostenitori ritengano legittimo che esista un video del genere (che dovrebbe addirittura essere una testimonianza a favore, invece che generare intimo ripudio), mi fa pensare che, quantomeno come padre, Beppe Grillo abbia fallito su tutta la linea genitoriale, umana, civica e sociale: una persona che non sia in grado di sentire nella propria anima la differenza tra bene e male, tra seduzione e stupro, tra violenza verbale e difesa della propria posizione, tra perdita dei sensi e consenso, viene definita clinicamente in un solo modo: psico-apatico (nel senso etimologico del termine). Il resto lo dirà la giustizia”.
E anche: “Visto il clamore della vicenda, posso suggerire un atteggiamento più ‘low profile’?
Tra i tanti temi dibattuti dopo l’esplosione mediatica di questo caso, c’è quello della denuncia “dopo 8 giorni” fatta dalla ragazza. Ed è questo uno dei punti toccati da Beppe Grillo in quel famoso video. Uno dei tanti punti sbagliati.
“Il punto è che ci si appella sul fatto che lei abbia aspetto 8 giorni per denunciare. Ma che ne sapete voi cosa passava per la testa di quella ragazza! Secondo voi era facile per lei denunciare un avvenimento del genere? È ovvio che ci ha pensato su, non ci si può attaccare a questo tipo di cose”.
“Potrai anche essere innocente ma l’ignoranza nelle parole di tuo padre è tanta ed è molto triste. questo video, oltre che essere un atto di difesa, è un insulto verso tutte le donne che hanno subito violenza e già solo per questo dovreste tenere la testa bassa”
Alla fine, come molti sottolineano, saranno i giudici a valutare e decidere se Ciro Grillo e i suoi amici sono colpevoli e innocenti. Ma resta quel video di difesa che stona su tutto lo spartito
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
100.000 FIRME RACCOLTE IN 48 ORE? ECCO COME SONO STATE RACCOLTE
Lunedì Giorgia Meloni esultava spiegando che Fratelli d’Italia aveva raccolto in 48 ore 100mila firme online a sostegno della mozione di sfiducia al ministro della Salute Roberto Speranza. Il Fatto racconta come sono state raccolte
Giacomo Salvini, che firma l’articolo spiega che l’unica verifica che viene fatta è sull’indirizzo email a cui viene chiesta conferma della firma. Basta cambiare la mail per poter firmare nuovamente.
Secondo il giornalista, ieri facendo delle verifiche è stato possibile per la stessa persona firmare cinque volte con cinque nomi diversi:
Solo ieri, in pochi minuti, abbiamo firmato ben cinque volte dallo stessa casella di posta creata per l’oc -casione (pippo6927 @gmail.com ) cambiando ogni volta i dati anagrafici. Per firmare si deve inserire una email, nome, cognome, regione e provincia di provenienza.E qui c’è la prima falla: la piattaforma non è predisposta per verificare che la provincia indicata faccia parte della regione corretta. Il Fatto la prima volta ha firmato con un generico “Francesco Bianchi” abitante della Lombardia in provincia di Reggio Calabria (sic!). L’unica verifica che viene fatta è sull’indirizzo email.
Insomma sarebbe facilissimo gonfiare a dismisura i numeri a sostegno della mozione. Anche se comunque non sono vincolanti.
I numeri perché passi non ci sono anche perché la Lega di Matteo Salvini non l’appoggerà. Si tratta di un’azione di disturbo di Giorgia Meloni che ha vita facile dall’opposizione, e non a caso vola nei sondaggi.
(da “NextQuotidiano)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
MULTATA E DENUNCIATA UNA GIOVANE DI 25 ANNI FERMATA DI NOTTE IN ZONA PRATI, A ROMA
Sono le 2.30 del mattino a Roma, una ragazza di 25 anni sta camminando da sola sul
marciapiede quando viene fermata dagli agenti di polizia di Prati per quella che è una palese violazione del coprifuoco che vieta a chiunque di andare in giro dalle 22 alle 5 a meno di comprovate ragioni lavorative.
Ma, alla richiesta degli agenti di firmare l’autocertificazione, la ragazza reagisce in modo sprezzante. “Lavoro come stagista a Palazzo Chigi, non sono una pischella qualunque. Con me cascate male, state attenti.”
La ragazza, che si autodefinisce “nipote di un pezzo grosso”, riferisce ai poliziotti di essere stata a casa di un’amica per un progetto di lavoro senza rendersi conto del tempo che passava. E ancora: “Per le mie competenze, sono al di sopra di voi, non potete farmi nulla.” All’ovvia insistenza degli agenti, la ragazza replica: “Datemi i vostri nomi, io vi rovino, vi faccio perdere il lavoro” dice, prima di chiamare i carabinieri.
Giustificazioni che cadono prevedibilmente nel vuoto: gli agenti sanzionano la ragazza con i 400 euro di multa come previsto dal Dpcm per violazione del coprifuoco. “Non mi importa – risponde lei – tanto paga Palazzo Chigi”.
È finita nell’unico modo possibile: oltre alla multa per la violazione del coprifuoco, è stata denunciata per minacce e rischia anche la denuncia per procurato allarme per aver allertato i carabinieri.
“Minacce ma non solo” racconta Roma Today, “con la ragazza che nel frattempo ha richiesto l’intervento dei carabinieri tramite 112 in quanto non si sentiva tutelata dalla Polizia di Stato. Identificata in una 25enne residente a Roma la ragazza è stata sanzionata per non aver rispettato il coprifuoco oltre ad essere denunciata per minacce. Informata l’Autorità Giudiziaria potrebbe essere inoltre deferita per “procurato allarme”, avendo richiesto l’intervento al NUE 112 senza giustificato motivo.”
Ma il minimo, di fronte a una condotta del genere, è che venga immediatamente rimossa da qualsiasi ruolo di qualunque livello non solo a Chigi ma in qualunque altra istituzione.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile
VIA ANCHE L’ATLETICO MADRID… LA ROMA: “CHIEDETE SCUSA AI TIFOSI”
È tramontato nella notte il sogno della Super Lega europea. Dopo l’addio delle società inglesi, iniziato con il dietrofront del Manchester City a cui è seguito anche quello delle altre, questa mattina sono arrivate le parole del presidente della Juventus, Andrea Agnelli, rilasciate alla Reuters: “Voglio essere franco ed onesto, non penso che il progetto possa continuare con 5 o 6 squadre – ha spiegato il vicepresidente della Superlega -. Non parlerei tanto di dove è andato quel progetto, piuttosto del fatto che resto convinto della sua bellezza”.
Il presidente della Juventus si è detto convinto “del valore che si sarebbe sviluppato a piramide, della creazione della più bella competizione al mondo”, per poi lasciare spazio a considerazioni sulla fine del progetto: “Evidentemente non sarà così, voglio dire che non credo che il progetto possa andare ancora avanti”.
Juve giù in Borsa
Questa mattina il titolo in Borsa della Juventus segna, attualmente, una perdita del 12,44% attestandosi a 0,76 euro: il giorno dell’annuncio della nascita della Superlega il titolo della società bianconera aveva chiuso a +17,85%, 0,911 euro per azione.
Via anche l’Atletico Madrid: “Simeone e giocatori soddisfatti”
Anche l’Atletico Madrid si chiama ufficialmente fuori dalla Superlega: “Il Consiglio d’amministrazione dell’Atletico Madrid, riunitosi questo mercoledì mattina, ha deciso di comunicare alla Superlega e al resto dei club fondatori la propria decisione di non ufficializzare definitivamente la propria adesione al progetto. L’Atletico Madrid, ha deciso lunedì scorso di aderire a questo progetto in risposta a circostanze che oggi non esistono più. Per il club è essenziale l’armonia tra tutti i gruppi che compongono la famiglia biancorossa, soprattutto i nostri tifosi. La rosa della prima squadra e il suo allenatore hanno mostrato la loro soddisfazione per la decisione del club, consapevoli che i meriti sportivi devono prevalere su ogni altro criterio”.
Ceferin: “Ricostruiamo l’unità”
La mattina dopo lo stop alla Superleague, il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin ha accolto con favore la notizia che altri club si sono ritirati: “Ho detto ieri che è ammirevole ammettere un errore e questi club hanno fatto un grosso errore. Ma ora sono tornati all’ovile e so che hanno molto da offrire non solo alle nostre competizioni ma a tutto il calcio europeo. La cosa importante ora è andare avanti, ricostruire l’unità di cui il calcio godeva prima di questa vicenda e andare avanti insieme”.
Le scuse del Liverpool
“Voglio scusarmi con tutti i tifosi e i sostenitori del Liverpool Football Club per i disagi causati nelle ultime 24 ore”. Anche il patron americano dei Reds, John W. Henry, segue l’esempio dell’Arsenal. In un messaggio video, Henry ammette che l’iniziativa non era destinata ad avere “il sostegno dei tifosi”. “In queste 48 ore vi abbiamo ascoltati, vi ho ascoltati”, prosegue, chiedendo scusa all’allenatore Jürgen Klopp, ai calciatori, ma soprattutto ai tifosi che – ammette – sono stati “quelli trattati più ingiustamente”.
Il comunicato della Superleague
La Superlega si ferma dopo appena 48 ore dall’annuncio della partenza. Poco prima delle due di notte arriva un breve comunicato che – di fatto – sospende, almeno per il momento, il progetto che ha spaccato il calcio europeo.
“La Super League europea è convinta che l’attuale status quo del calcio europeo debba cambiare – si legge nella nota – Proponiamo un nuovo progetto europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta mira a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l’intera piramide del calcio, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall’intera comunità calcistica a causa della pandemia. Fornirebbe anche pagamenti di solidarietà a tutte le parti interessate del calcio”.
“Nonostante l’annunciata partenza dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni a causa delle pressioni esercitate su di loro, siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente in linea con le leggi e le normative europee come è stato dimostrato da una decisione del tribunale per proteggere la Super League da azioni di terzi”.
Il passo indietro dell’Inter*
“Date le circostanze attuali – concludono i vertici della Super League – riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i pagamenti di solidarietà per l’intera comunità calcistica”.
Dunque, in attesa che il progetto venga “rimodellato”, l’esperienza della Superlega europea può dirsi temporaneamente sospeso. Del resto, dopo l’addio delle sei squadre inglesi – Manchester City, Manchester United, Chelsea, Totttenham, Arsenal e Liverpool – anche un paio di spagnole avevano già fatto sapere che stavano meditando di sfilarsi. Restavano dunque solo il Real Madrid e le tre italiane.
Ma, pochi minuti prima che venisse diffuso il comunicato ufficiale, anche l’Inter aveva fatto un passo indietro. “Il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di nostro interesse” avevano spiegato fonti nerazzurre all’Ansa già alla fine della riunione d’urgenza dei 12 club fondatori del progetto.
E nella notte anche la As Roma è intervenuta ufficialmente sulla vicenda con una breve dichiarazione diffusa dai vertici della società: “Chiediamo ufficialmente alle tre società italiane – Juventus, Inter e Milan – di uscire dalla SuperLega e di chiedere scusa ai tifosi italiani”. L’Inter lo avrebbe già fatto, si attendono le reazioni degli altri due club.
(da agenzie)
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