Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA SPERANZA DI SALVINI: FUSIONE TRA LEGA E FI IN “LEGA ITALIA” PER RESTARE PRIMO PARTITO E BLOCCARE LA MELONI… LUI SEGRETARIO E BERLUSCONI PRESIDENTE ALLA CACCIA DEL VOTO DI CENTRO… E RENZI ENTREREBBE PRIMA DELLE ELEZIONI
È da tempo che nel centrodestra si parla di possibili fusioni tra partiti, ma mai come
questa volta l’ipotesi potrebbe concretizzarsi.
La creazione di un nuovo partito “Lega Italia” in cui far confluire la Lega e Forza Italia potrebbe essere davvero vicina.
Matteo Salvini, che ne sarebbe il segretario designato, ha perfettamente capito che ormai a destra, a causa dello strapotere di Giorgia Meloni, non riesce più a prendere voti (se non spostandosi su posizioni sovraniste, che, però, gli impedirebbero di puntare a Palazzo Chigi) e quindi ha deciso di puntare sulla conquista del centro, che la crisi oggettiva di Forza Italia lascia non presidiato e che può valere potenzialmente anche il 10/15 per cento del voto popolare.
Silvio Berlusconi – che tra l’altro sta molto meglio, tanto che, a quanto TPI è in grado di rivelare, ha ripreso anche qualche esercizio fisico e presto comincerà gli esercizi con la cyclette – sarà il presidente di questa nuova forza e in questo modo si assicurerà un certo numero di seggi sicuri alle prossime politiche e un posto di rilievo per i fedelissimi nell’eventuale prossimo governo di centrodestra.
Berlusconi porterà in dote i suoi voti – tra il 7 e il 9 per cento su scala nazionale – e soprattutto la sua influenza nel mondo economico e della comunicazione (anche in quest’ottica va vista la partita che si aprirà prima o poi sul Corriere della Sera).
Al gruppo si aggregherà anche una costola centrista e – non subito ma prima delle prossime politiche – anche Matteo Renzi, che non ha certamente molti voti ma sarà utile per fare da “garante” con molti ambienti che contano a livello internazionale (Washington in primis ma non solo), oltre che con la sinistra moderata.
C’è poi la questione degli ex democristiani: Lorenzo Cesa ha già fatto sapere di essere disponibile ad aggregarsi al nascituro progetto, mentre Gianfranco Rotondi, detentore del simbolo dello scudo crociato, potrebbe guardare a Meloni.
Anche lei, per rafforzare il peso di Fratelli d’Italia all’interno della futura coalizione di centrodestra, avrà bisogno di sponde “centriste”.
(da TPI)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
CHI FORMA I RAGAZZI: “RISTORATORI E ALBERGATORI SPESSO SFRUTTANO I GIOVANI, DIANO UN CONTRATTO REGOLARE PRIMA DI LAMENTARSI”… “UN NOSTRO RAGAZZO A CUI IN ITALIA AVEVANO OFFERTO 300 EURO HA TROVATO LAVORO NEGLI STATI UNITI: 2.500 DOLLARI INIZIALI, VITTO E ALLOGGIO”
I giovani choosy si sono trasformati in “fannulloni”, immaginati a poltrire su un divano di casa mentre contano i soldi del reddito di cittadinanza.
È questa la percezione che si ha sfogliando le pagine dei giornali che riportano alcune testimonianze da parte degli attori del mondo della ristorazione.
Alcuni imprenditori del settore, infatti, hanno detto che il RdC sia una delle cause della mancanza di personale e della difficoltà di trovare giovani ragazzi pronti a mettere le mani in pasta nel mondo del lavoro. La verità, però, non è univoca.
A spiegare il rovescio della medaglia è stato il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma, Gianluigi Alessio.
La scuola alberghiera citata da Il Fatto Quotidiano è una delle eccellenze capitoline e da anni attira moltissimi giovani che – dopo l’esame di terza media – studiano per diventare chef, camerieri, maitre (o tutte le altre professioni legate al mondo della ristorazione).
Un settore in continua espansione, anche per appeal nei confronti dei ragazzi che hanno deciso di inseguire il proprio sogno anche dopo la vasta esposizione mediatica di programmi televisivi a tema cucina. Evoluzione che, però, sembra essere bloccata da questioni economiche.
“Gli imprenditori non danno dignità a questo lavoro. Non danno ai giovani un contratto regolare che riconosca il lavoro e la professionalità. Che abbia adeguate tutele e che sia un investimento sul lavoratore, non mero sfruttamento”.
Il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma non le manda a dire e cita alcuni casi di suoi ex studenti che hanno deciso di abbandonare l’Italia per tentare fortuna all’estero.
Perché se nel nostro Paese i giovani si sono trovati davanti a contratti di stage o apprendistato da 300 euro, fuori dai nostri confini la situazione è ben diversa e anche chi è alle prime armi riesce a ottenere un trattamento economico di gran lunga superiore. Alessio racconta di un ragazzo che ha studiato nella sua scuola che ha ottenuto un primo contratto – negli Stati Uniti – da 2.500 dollari (come paga iniziale), vitto e alloggio. Compreso nell’offerta anche un corso per perfezionare l’inglese. Insomma, non è tutta colpa del reddito di cittadinanza.
(da NextQuotidiano”)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA PERFETTA RISPOSTA DI CHIARA FERRAGNI AI COMPLOTTISTI CHE PENSANO ABBIA FINTO DI VACCINARSI
“Siete fuori”: la risposta di Chiara Ferragni ai complottisti che pensano abbia finto
di vaccinarsi è…chiarissima.
Tutto è iniziato quando Chiara Ferragni ha pubblicato su Instagram un post in cui raccontava di essersi vaccinata e esortava tutti a fare altrettanto: “È un momento così emozionante. Sembrava così lontano, ma finalmente ho ricevuto la mia prima dose di vaccino contro il Covid. Dopo più di un anno in isolamento e paura sono così felice che questo sia il primo passo verso una vita normale”.
Nelle stories l’invito ai follower a vaccinarsi: “Mi raccomando vaccinatevi tutti. È l’unico modo per uscire dall’incubo. Io sono stata bene. Ho avuto solo un po’ di dolore al braccio”.
Quasi subito sono arrivati dei “furbissimi” complottisti che hanno insinuato che fosse tutto finto perché il braccio dove è avvenuta la somministrazione a loro avviso era diverso.
Ci sono volute poche parole per smontare la tesi non solo assurda ma anche decisamente da boomer: “Mi fa ridere che tantissimi complottisti abbiano pensato che abbia finto di fare il vaccino, perché in un video sembrava che avessi il cerotto su un braccio diverso. Siete fuori: quello che dite dipende dalle inquadrature. Ho fatto il vaccino sul braccio sinistro, semplicemente la telecamera inverte l’immagine quando la uso frontale. L’ho fatto sul braccio sinistro quello dove non ho il tatuaggio dei leoni”.
Chissà se i complottisti hanno imparato qualcosa oggi.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
L’EX PM DEL POOL ANTIMAFIA DI LELLO: “I PARTITI HANNO PERSO IL SENSO DELLE REGOLE”
“Ci sono partiti politici che giocano sull’insicurezza” e che “ignorano cosa sia lo Stato di diritto”. A dirlo è Giuseppe Di Lello, il magistrato che ha fatto parte del pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, convinto che lo sdegno della politica per la scarcerazione di Giovanni Brusca sia del tutto fuori luogo.
Dopo 25 anni e con il fine pena, il boss Brusca, autore di alcune delle pagine più buie d’Italia, è stato scarcerato. Come ha vissuto la notizia?
“Guardi sono uno dei più favorevoli alle leggi premiali perché erano e sono l’unico mezzo per cercare di penetrare un’organizzazione chiusa e impermeabile dall’esterno. Certamente queste norme prevedono un premio e quindi Brusca che ha scelto di collaborare, raccontando fatti e innumerevoli omicidi, ha scampato l’ergastolo. Scontata la pena è ovvio che doveva essere scarcerato ma questo non significa che è tornato in libertà perché sono state prese tutte le precauzioni, inclusi quattro anni di libertà vigilata. Non possiamo esaltare le leggi che ci aiutano a sconfiggere la mafia e dopo fare finta di niente sul costo che comportano”.
Sul caso si è sollevato un polverone politico con la gara a chi si indigna di più. Eppure la scarcerazione di Brusca è avvenuta nel rispetto della legge. Come si spiega tanto sdegno?
“È soprattutto un gioco delle parti. Ci sono alcuni partiti politici che giocano molto sull’insicurezza dei cittadini e questo caso, ovviamente, cade a fagiolo per giustificare le loro tesi. In questi giorni tanti dicono che è inaccettabile che un pluriomicida venga scarcerato ma questa è ignoranza dello Stato di diritto che, invece, deve rispettare i patti che ha fatto. Vede la politica è fatta così, ha alti e bassi oltre a continue cadute di stile. Avrà notato che l’indignazione è stata davvero bipartisan e ha riguardato tutti gli schieramenti politici che si sono detti insoddisfatti per l’accaduto. Credo che questo sia il segno che è venuto meno il senso delle regole. Si tratta di qualcosa che riguarda soprattutto il centrodestra ma, me lo lasci dire, anche il Pd non scherza affatto”.
Mentre Maria Falcone chiede di salvare l’ergastolo ostativo, recentemente bocciato della Consulta, Matteo Salvini chiede di ridurre i benefici anche per i pentiti. Quanto propone il leader leghista non le sembra un controsenso?
“Assolutamente si. Poi addirittura invocare una modifica di queste leggi, per giunta in questo momento storico, è estremamente pericoloso. Se lei vede, ormai non ci sono più omicidi perché, da anni, è stata stroncata la mafia che spara e uccide proprio grazie a quelle leggi premiali che ora qualcuno critica. Si tratta di norme che hanno sconfitto la cultura dell’omertà per sostituirla con la cultura della vita. Qualcosa che è stato inaugurato da Buscetta che non ha collaborato perché si è pentito ma perché gli conveniva farlo, esattamente come allo Stato è convenuto che Buscetta cooperasse alle indagini. Questo dimostra che l’incentivo dato a chi collabora non è soltanto utile ma è letteralmente necessario se vogliamo continuare a combattere la mafia”.
Se dovesse passare la linea del centrodestra con Meloni e Salvini che dicono che “uno come Brusca non può uscire dal carcere”, quali ripercussioni potrebbe avere la lotta alla mafia
“Cambia tutto perché a quel punto quando si fanno degli arresti, nessuno avrebbe motivo per collaborare. Diciamoci la verità, le indagini senza i pentiti raramente vanno avanti e spesso si incagliano. Basta questo per capire che si tratta di un contributo essenziale e quindi non si può pensare di eliminare i benefici e i permessi premio che rendono la carcerazione più digeribile e invogliano a collaborare. Deve considerare che non c’è mai stato un mafioso che ha deciso di consegnarsi spontaneamente. La collaborazione è solo di natura utilitaristica“.
Da tempo si dibatte sulla natura del pentimento dei boss. Secondo lei è così improbabile che anche il più efferato dei mafiosi cambi in carcere?
“Io al pentimento interiore non ci credo. In tutti questi anni i mafiosi hanno collaborato solo per ottenere in cambio benefici e premi. Certo non posso escludere che qualcuno si sia realmente pentito ma comunque non è questo il punto del discorso perché lo Stato si deve solo attenere ai fatti anche perché il pentitismo non è rilevabile”.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IN PASSATO DUE FERITI SULL’IMPIANTO… LA PROCURA: “INSOFFERENZA RISPETTO ALLA SICUREZZA”
Due inchieste per altrettanti incidenti avvenuti sul Mottarone sono in corso in
procura a Verbania: la circostanza è presente negli atti del procedimento sulla strage dello scorso 23 maggio, costata la vita a 14 persone, perché l’impianto interessato è la Alpyland, una pista di bob su rotaia la cui gestione è riconducibile all’imprenditore Luigi Nerini, uno degli indagati per il disastro, gestore anche delle Ferrovie del Mottarone srl a cui appartiene la funivia. Nerini è indagato anche per quei due incidenti.
Gli incidenti sulla pista Alpyland, che scende a curve dalla cima del Mottarone fino a giungere alla stazione superiore d’arrivo della funivia precipitata, sono avvenuti nel 2017 e nel 2019 provocando il ferimento di un dipendente e di un passeggero. Il reato ipotizzato per Nerini è quello di lesioni colpose.
La Procura di Verbania si era servita della circostanza per chiedere la custodia cautelare per Nerini (poi negata dal gip), il quale, secondo i pm, aveva manifestato “insofferenza ad uno scrupoloso rispetto delle misure di sicurezza volte a tutelare l’incolumità degli utenti di tale genere di impianti”.
Intanto è polemica tra il difensore di Gabriele Tadini, responsabile tecnico della funivia, ora ai domiciliari, e i magistrati di Verbania: “La Procura ci ha vietato la ricognizione. Noi andremo lo stesso e vedremo cosa potremo fare. Ma sono molto risentito” ha detto l’avvocato Marcello Perillo che, accompagnato da due consulenti, stamattina ha incontrato i magistrati.
A quanto sembra la Procura intende mantenere questo tipo di attività nell’ambito degli accertamenti irripetibili che verranno svolti – probabilmente a partire dalla prossima settimana – con le necessarie garanzie per tutte le parti coinvolte.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“VOLEVAMO CAMBIARE IL PAESE E INVECE, TRA TROPPE PAURE, E’ CAMBIATO IL MOVIMENTO”
Un altro addio, in un momento di caos per il Movimento.
Stavolta da parte di un’ex ministra, Elisabetta Trenta. L’ex responsabile della Difesa del governo gialloverde si congeda dai 5Stelle con un post su Facebook: “Lascio i 5 Stelle, più precisamente questo Movimento. Lascio con tanto dolore ma senza il rimpianto di non averci creduto e di non averci provato fino all’ultimo. Questa non è più la casa della trasparenza, della democrazia dal basso, della partecipazione e della coerenza con valori che sono e resteranno comunque miei. Lascio perché il coraggio di andare contro, quando è necessario, è stato messo in secondo piano dai personalismi, perché i troppi compromessi e le retromarce sono la negazione dei sogni di chi ha creduto in noi”.
Poi si rivolge al ministro degli Esteri, ed ex capo politico, Luigi Di Maio: “Caro Luigi ti sarò sempre riconoscente per avermi voluto come Ministro della Difesa, dandomi una grande e unica opportunità. Mi sono sentita orgogliosamente parte della tua squadra. Dovevamo e volevamo cambiare il Paese e invece, tra troppe paure, è cambiato il Movimento”.
Trenta non chiarisce quali saranno le sue scelte in futuro: “Lascio ma non lascio la politica, scendo qui, proprio per ricominciare! Io ci sarò sempre per tutti, non importa il partito. E da qualsiasi parte andrò, porterò con me i valori che mi hanno fatto aderire al Movimento e che oggi, mi costringono a lasciarlo per realizzarli”.
Frasi sibilline. Di sicuro un’altra tegola per il Movimento ancora alle prese con lo scontro con Casaleggio sulla consegna dei dati degli iscritti e con la tentazione sempre più diffusa di prendere le distanze dal governo Draghi.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERRUZIONE DEL PASSANTE FA PERDERE LA CONCENTRAZIONE AL LEGHISTA CHE RESTA STIZZITO
Rispondere alle domande è un duro lavoro, ma Matteo Salvini rivendica questa sua
attitudine anche nel giorno della Festa della Repubblica.
Ieri mattina il leader della Lega si trovava in giro per le strade di Roma quando, a pochi passi dal Parlamento, è stato intercettato da alcuni giornalisti che gli hanno chiesto un parere sulla polemica degli ultimi giorni: quella del limite di quattro persone sedute allo stesso tavolo in un ristorante.
E mentre era intento a rispondere, un passante gli ha gridato a distanza: “Vai a lavorare”.
Il siparietto è stato immortalato delle telecamere dei giornalisti presenti sul posto che hanno mostrato una stizzita replica da parte di Matteo Salvini nei confronti di quell’uomo – una voce fuoricampo che non è inquadrata – che gli ha gridato contro.
Il nervosismo, però, trapela dalle parole del leader della Lega che, rivolgendosi ai cronisti lì presenti, ha replicato a distanza: “Grazie, lo sto facendo. Non son per hobby a parlare qua con i giornalisti. Non avevo altro da fare il 2 giugno”.
Ma la concentrazione del segretario del Carroccio, ormai, è andata perduta dopo quel grido a distanza da parte del passante.
La sua risposta, infatti, si perde un po’ nel vuoto e – rivolgendosi ai giornalisti – chiede se ci sono altre domande o altre questioni da approfondire in quel momento dedicato alla stampa nel giorno della Festa della Repubblica.
Una giornata proseguita, poi, tra le vie del centro della capitale con tanto di salita a bordo di alcune Fiat 500 storiche, a pochi passi dal Pantheon, con la bandiera tricolore come vessillo simbolico per le celebrazioni del 2 giugno.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
C’E’ CHI NON SAPEVA CHE I FORCHETTONI DISATTIVASSERO I FRENI E CHI TIRA IN BALLO ANCHE IL GESTORE: “STAI TRANQUILLO CHE TANTO NON SUCCEDE NIENTE”
Le attenzioni della procura di Verbania sono sempre più concentrate sul ruolo dei forchettoni nei freni nel cedimento della cabina 3 in cui sono morte 14 persone. Si accumulano così gli interrogativi sui “ceppi” che disattivano il freno d’emergenza, alla luce anche delle diverse testimonianze finora raccolte tra gli operai della ferrovia Stresa-Mottarone che materialmente lavoravano fino al giorno della strage.
Chi era l’addetto ai forchettoni? E quando li inseriva? Su richiesta di chi?
Ieri, 2 giugno, sono stati ascoltati dai pm nove dipendenti della società che gestiva l’impianto, per «assunzioni di sommarie informazioni»: sono macchinisti, vetturini, agenti di stazione, bigliettai.
L’ipotesi, sempre più solida, è che l’impiego prolungato dei forchettoni potrebbe avere scaricato una tensione eccessiva sulla fune e, quindi, la rottura all’altezza dell’attacco del carrello.
Una teoria che trova spazio dopo che un videoamatore svizzero ha consegnato le sue immagini a una televisione tedesca, che le ha quindi girate alla procura di Verbania. Quei video mostrano i ceppi rossi sul tetto della cabina già nel 2014, poi ancora nel 2016 e nel 2018.
Le testimonianze
C’è chi ha raccontato di non sapere che i forchettoni disattivassero i freni e ricorda di averli visti con i passeggeri a bordo perché «Tadini voleva così»; c’è chi dice di aver azionato la corsa di prova del mattino, che serve a controllare la sicurezza dell’impianto prima dell’apertura al pubblico, con i turisti in cabina, anche la mattina del disastro. «Senta, lo sapevamo tutti che non era normale viaggiare con i forchettoni montati, ma io temevo di perdere il lavoro se avessi detto no», raccontano altri.
L’operatore del giro di prova
Il giro di testimonianze inizia da Pietro Tarizzo, l’operatore che il giorno del disastro aveva controllato la resistenza delle funi col consueto giro di prova. Al test, però – come riportato dal Corriere della Sera -, partecipano anche i turisti. «Quella mattina, per la corsa di prova, non sono salito da solo ma con altre 12 persone, oltre al mio collega Zurigo. Questa è stata la corsa di prova quella mattina. Nerini (gestore della funivia, indagato assieme a Gabriele Tadini ed Enrico Perocchio) ci ha detto “il gruppo sale con voi”. E a loro “salite”». I pm gli chiedono se è una consuetudine fare la corsa di prova con i turisti. «No, non lo è ma capita».
La capostazione
Patrizia Giannini, capostazione della Stresa-Mottarone, ha ammesso di non conoscere gli aspetti più tecnici relativi alla funivia: «Non sono a conoscenza della funzione del forchettone. So solo che venivano messi a fine giornata, a impianto fermo e cabina vuota».
La macchinista
Stefania Bazzaro, macchinista, conosceva i rischi del dispositivo inserito. «Era Tadini a ordinare l’applicazione dei ceppi sui freni d’emergenza anche durante il regolare funzionamento dell’impianto. Quando gli ho chiesto se dovessi toglierli lui mi ha risposto di lasciarli dov’erano che c’era un problema ai freni». Il vetturino Ahmed El Khattabi parla di dimenticanze: «È capitato di far viaggiare i passeggeri nella cabina con i ceppi. Per quanto ne so io succedeva quando l’addetto si dimenticava di toglierli. Ma è severamente vietato farle viaggiare così».
L’agente di stazione
Fabrizio Coppi, agente di stazione, ha detto di non sapere se la cabina possa viaggiare con persone a bordo e ceppo inserito: «Credo di no. Io li ho messi e tolti diverse volte. Ricordo di aver chiesto chiarimenti a Tadini, quando mi ordinò di non levarli. Disse: prima che si rompa una traente o una testa fusa ce ne vuole». C’è però una frase, pronunciata da Nerini, che gli è rimasta impressa, e che riguarda l’inserimento del dispositivo: «All’inizio mi disse “stai tranquillo che tanto non succede niente”. Il mese dopo fui costretto a calare 38 persone da una cabina bloccata».
Il vetturino
Massimo Ogadri, vetturino, era in servizio il giorno della strage: «Dal Mottarone ho visto del fumo salire in cielo dopo il pilone. Sono andato da solo sul posto, ho visto la vettura schiantata contro gli alberi. Mentre mi avvicinavo ho trovato il primo cadavere, a una trentina di metri dal pilone a terra, dove c’erano i segni del primo impatto con il suolo. Sono entrato nella cabina, ho trovato un uomo che respirava ancora, ci ho parlato per qualche attimo. Poi è morto davanti a me».
I corsi di sicurezza
Tra le testimonianze al vaglio della Procura, emerge anche un altro dettaglio: quasi nessuno dei dipendenti aveva mai svolto corsi per la sicurezza dei turisti. «Ho imparato sul campo, dal personale più esperto», dice Coppi. Così come il suo collega Alessandro Zurigo, prima vetturino e poi bigliettaio: «Feci solo un affiancamento con Tadini per una settimana». Il figlio del gestore, Federico Nerini, 22 anni, agente di stazione, qualcosa aveva fatto in passato: «Ho effettuato un corso sulla sicurezza e antincendio qualche mese dopo la mia assunzione e un apprendistato in Dad di un mese». La macchinista Bazzaro, spiega che, normalmente, «per svolgere le mie mansioni si viene affiancati a un operatore per un periodo e dopo si effettuano delle prove tecniche. Lei, invece, ha effettuato queste prove quasi subito».
(da Open)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“PER ME E’ COME RINASCERE”… I GENITORI DOVRANNO RISPONDERE DI VIOLENZA PRIVATA
“Amo ogni angolo di questa casa, che non è certo un attico o una reggia… Ma per
me, è enorme!”. Così Malika Chalhy, la ventiduenne di Castelfiorentino cacciata di casa lo scorso gennaio dai genitori per aver dichiarato di essere omosessuale, oggi ai microfoni di Fanpage.
La nuova vita di Malika inizia a Milano, dove si è trasferita da poco insieme alla fidanzata Camilla e al cucciolo di bulldog francese, Frenk. “La famiglia che mi sono scelta”, dice Malika senza esitazioni, a tavola.
“Io e Camilla siamo finalmente libere di amarci”
La casa, presa in affitto grazie alla raccolta fondi aperta a gennaio dalla cugina di Malika, è luminosa, con un ampio terrazzo che è già stato abbellito con dei fiori. Mentre parla della sua nuova vita con Camilla, la giovane non riesce a smettere di sorridere: “Qui a Milano io e Camilla possiamo finalmente amarci liberamente”.
La giovane coppia si è conosciuta nell’estate del 2020. E’ stata proprio Camilla a far scoprire a Malika la sua omosessualità: “All’inizio non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo, cosa provavo quando la vedevo. Poi però mi è stato chiaro: mi ero innamorata”.
“Il 27 agosto ci siamo messe insieme e non ci siamo più staccate un attimo”, continua. Mano nella mano, le due raccontano i giorni difficili del coming out di Malika. “In quel periodo non facevo che rassicurare Malika, le dicevo di stare tranquilla, che i genitori l’avrebbero presa bene, probabilmente molto meglio di quanto si aspettasse. Mi sbagliavo”, racconta la fidanzata 25enne.
E’ stata proprio lei, Camilla, ad aver ascoltato per prima i messaggi vocali pieni di odio inviati dalla mamma di Malika dopo il coming out, molti dei quali contenevano insulti e minacce di morte dirette a lei. “All’inizio mi sono sentita male, ovviamente, anche perché quelle parole provenivano da una persona della stessa età di mia madre, che avrebbe potuto essere la mia. Poi però ho capito che quella donna non sapeva niente di me, di chi ero, né di quello che potevo dare a Malika”, continua Camilla.
“Le dicevo: ‘Lasciami non posso darti la vita che meriti’. Per fortuna non lo ha fatto”
Durante il racconto di quei giorni, in cui le due non smettono mai di tenersi per mano, Malika si commuove. “Camilla c’è sempre stata, anche quando le dicevo di lasciarmi perché non avrei potuto darle la vita che si meritava. Mi è sempre rimasta vicino, anche la sera in cui avevo deciso di farla finita e venne a prendermi sull’argine di un fiume”. Mentre ricorda quella notte, che era la prima, quella del 4 gennaio, quella in cui era stata cacciata di casa senza vestiti e senza soldi, Malika non trattiene le lacrime. “Tornate a casa di Camilla, lei ha avuto un mancamento. Poi ci siamo sdraiate sul letto insieme al cane, Peppi, entrambe con le mani sulla sua zampa, e Cami mi ha detto: ‘Non sei sola, ci siamo io e Peppi, siamo tutto’. E mi sono sentita meglio”. “Paradossalmente, quella è stata al tempo stesso la notte più brutta e la più bella, quella in cui ho rischiato la vita ma anche quella in cui sono stata salvata”.
“Non potevo fare a meno di sentirmi in colpa – confida Camilla – perché mi sembrava in qualche modo di averle rovinato la vita. Che se non fosse stato per me, per il fatto che si era innamorata di me, non sarebbe stata cacciata di casa”.
Sia Malika che Camilla si sono reciprocamente sentite in colpa, vittime della paura di fare involontariamente del male all’altra. “Ma per fortuna non mi hai ascoltata quando ti ho detto di lasciarmi”, dice Malika con gli occhi ancora lucidi, ma sorridente, abbracciando con lo sguardo la loro nuova casa. Intanto, Frenk sonnecchia nella sua cuccia.
Genitori di Malika: aperta un’inchiesta
Per quanto riguardo riguarda la vita di Malika, attualmente si sta impegnando attivamente nella lotta per i diritti delle persone LGBTQ+ e per l’approvazione del ddl Zan. Mentre Camilla termina gli studi in Economia e si prepara ad affrontare il primo stage, Malika riflette sul suo futuro lavorativo: “Voglio iniziare a lavorare, fare qualcosa di attinente a quello che ho studiato. Per adesso, sono felice anche solo di sapere di avere questa possibilità”.
Quanto ai genitori, Malika dice di non averli più sentiti. Dopo il nostro servizio del 9 aprile, la Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta e i genitori di Malika dovranno rispondere di violenza privata.
(da Fanpage)
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