Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
PER 94 KM UN COSTO DI OLTRE 12 MILIARDI, TRE VOLTE IL PONTE DI MESSINA PER LA VANAGLORIA DI ZAIA
Una Superstrada di circa 94 km rischia di costare allo Stato 12 miliardi e 108 milioni
di euro. Tre volte il costo del Ponte di Messina.
È la cifra che la Regione Veneto, spalmata in 39 “scomode” rate, dovrà corrispondere al concessionario. Il calcolo non è nostro. È della Corte dei Conti e risale a qualche mese fa. Il fatto nuovo è che il ministro dei Parlamento Federico D’Incà ora ha posto ufficialmente la questione.
«La sostenibilità finanziaria del progetto potrebbe essere messa in difficoltà dai mancati incassi derivanti dai pedaggi che la Regione dovrebbe incassare. Non ci siamo».
Stiamo parlando della Pedemontana, costata 2 miliardi 258 milioni, 935 alle casse pubbliche e 1.344 ai privati. Un’idrovora che aspira denaro, completata per ora solo al 70%. Se si pensa che il Ponte sullo Stretto, di cui si parla da mezzo secolo, costerebbe circa 4 miliardi di euro si capirà perché le preoccupazioni suffragate dai calcoli e dalle stime dei tecnici possono trovare una sponda a Palazzo Chigi
Lo scetticismo e i dubbi accompagnano l’opera sin da quando fu inserita nel piano regionale dei trasporti della Regione Veneto, anno domini 1990. Per brevità salteremo gli altri passaggi: revoche, sequestri modifiche al progetto preliminare, fino al bando di project-financing del 2006 e all’aggiudicazione della gara nel 2009.
Per accelerare le operazioni l’anno seguente fu addirittura dichiarato lo stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità dei comuni di Treviso e Vicenza ma era ormai chiaro che il livello dell’acqua si stava alzando e si rischiava un secondo Mose.
Non per le inchieste o per le mazzette ma per i tempi biblici e i rilievi circa l’utilità dell’opera – un fiore all’occhiello per i leghisti – destinata ad alleggerire dal traffico un territorio simile ad una metropoli diffusa.
«Studiammo all’epoca – ricorda Laura Puppato ex senatrice Pd e ex sindaca del comune di Montebelluna – che il 76% del traffico riguardava un raggio di percorrenza inferiore ai 30 km. Da qui la domanda era proprio indispensabile? L’ultima volta che ho percorso la Superstrada, venerdì scorso, negli ultimi 30 km ho incontrato solo tre moto, un furgone e due auto. Si è sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare. Neanche da ubriachi si poteva firmare un accordo così».
La questione si trascina da anni. La difficoltà per il concessionario privato a far fronte al closing finanziario (reperimento di finanziamenti) a seguito della decisione di Cdp e Bei di non partecipare al finanziamento.
Decisione maturata sulla base di uno studio di traffico commissionato ad hoc. Le stime, infatti, sono ampiamente inferiori a quelle poste a base della convenzione e, conseguentemente, i presidi contrattuali che imponevano alla Regione il riequilibrio del piano economico e finanziario sarebbero stati, sotto questo profilo, troppo onerosi per la Regione.
Nel 2017, terminata la gestione commissariale con subentro della competenza gestionale della Regione, con la stipula del Tac (Terzo atto convenzionale) ed alla luce delle nuove clausole contrattuali, si è però osservato che avendo fortemente inciso sulle modalità di remunerazione del concessionario (e della Regione che a sua volta avrebbe incassato interamente il pedaggio) restava comunque un eccesso di remunerazione del concessionario, il quale, a fronte di un costo dell’opera inferiore a 3 miliardi avrebbe avuto diritto ad incassare, nell’arco dei 39 anni, da parte della Regione Veneto, un canone di disponibilità pari ad oltre 12 miliardi!
IL CONTRATTO CAPESTRO. L’INCOGNITA DEI PEDAGGI
In termini teorici, il nuovo schema contrattuale, secondo il quale il canone di pedaggio è oggi da incassare dalla Regione è in contraddizione con la ratio originaria della finanza di progetto (project financing) non essendo a sua volta il concessionario privato assoggettato al rischio di mercato (e percependo quest’ultimo in modo certo il cosiddetto canone di disponibilità). In pratica, il concessionario ci guadagna senza rischio d’impresa.
Per contro, gli esborsi monetari a carico della Regione nel corso dei 39 anni di gestione non sono suscettibili di stima certa, poiché la precisa determinazione è rimessa alla formula dell’accordo. Che comprende, ad esempio, il tasso d’inflazione annuo ma soprattutto gli introiti a favore della Regione derivanti dai pedaggi.
Ci sono poi altri fattori che conferiscono instabilità ed incertezza alle stime di traffico: le previsioni dei tempi di realizzazione delle interconnessioni con le autostrade A4, A31 e A27. La piena funzionalità della “Pedemontana Veneta” presuppone la interconnessione diretta con le autostrade. Si dà il caso, però, che la realizzazione dell’interconnessione faccia prevedere ritardi nella esecuzione dei lavori, il cui completamento è allo stato degli atti indicato nel mese di giugno 2023.
VELOCITÀ MASSIMA 110KM/H
Il difetto d’interconnessione con l’A4 e/o il disallineamento dei tempi di realizzazione del raccordo rispetto all’entrata in esercizio della Superstrada giustifica la previsione della diminuzione delle stime di traffico. Da computare, secondo uno studio commissionato dalla Regione nel 2019, nella misura del 13%. E non è finita: la modifica della velocità di percorrenza da 110 km/h a 130 km/h non è stata ancora conseguita dalla Regione. Non risulta ancora definita la richiesta di riclassificazione infrastrutturale, essendo oggi prevista ancora una velocità di percorrenza di 110 km/h. Altro elemento che contribuisce a ridurre gli utenti. Di questo passo sarà molto improbabile che l’ultima tratta venga completata dal consorzio SIS, formato per il 51% dall’italiana Fininc e per il 49% dalla spagnola Sacyr .
Che fare, dunque? Il nastro non si può riavvolgere. È stato tagliato a colpi di inaugurazioni un pezzo alla volta, l’ultimo per il tratto Bassano-Montebelluna.
E quasi sempre dalla stessa persona, il governatore veneto Luca Zaia. Finché le critiche arrivavano dall’opposizione e dai comuni amministrati dal centrosinistra, pazienza. È il gioco delle parti.
Ma i dubbi arrivano ora da Palazzo Chigi e hanno la sostanza di un dossier completo di annotazioni, volumi di traffico, tariffe. Il pedaggio per la tratta già in funzione è di 0,16,420 euro km per le auto e di circa 0,30 euro per i veicoli pesanti. Troppi. «Ma i conti si pareggiano – ricorda D’Incà – solo se circolano 27 mila veicoli al giorno».
Senza una rivalutazione dei profili di economicità e di congruità, correlati all’aggiornamento delle situazioni di fatto, andare avanti in questo modo sarà come guidare un’auto nella notte a fari spenti. È questo che vogliono i veneti?
(da Quotidiano del Sud)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO CAPOVOLGERE LA VECCHIA POLITICA”: LA MOGLIE LO HA SPINTO A COLPI DI LIKE
«È il potere della condivisione», direbbe Chiara Ferragni. Ma anche dei like. Che cadono a pioggia e aiutano Samuel García a diventare il neoeletto governatore di Nuevo León – in Messico -, grazie alla spintarella della moglie, l’influencer 25enne da 1,7 milioni di follower Mariana Rodríguez.
Una campagna elettorale progettata a colpi di “Mi piace”, meme, barzellette, foto in posa ed engagement digitale.
Garcia in realtà se la cavava già benissimo sui social network, sapeva come sfruttare l’immagine per attrarre elettori a sé. Ma la moglie ha capito che la mossa vincente sarebbe stata trasformare la candidatura del marito in un reality show.
Ed è stata Rodríguez, e non García, a rivoluzionare il modo di fare politica, e vincere, in Messico. Come le ha scritto una elettrice sotto una foto pubblicata su Instagram: «Tu le pavimentaste el camino!» (Gli hai spianato la strada!, ndr). Come dei novelli Ferragnez
Per capire come sia stato possibile arrivare fino all’elezione a governatore, la chiave di tutto sta nello slogan ripetuto più volte dal 33enne: «Dobbiamo capovolgere la vecchia politica».
Durante un video promozionale per la campagna elettorale, su Instagram, Mariana ha pensato che non fosse tanto importante quello che avrebbe annunciato il marito, ma sfoggiare delle scarpe singolari, al limite dell’assurdo, catalizzando l’attenzione su quei colori fluo che nel giro di poco hanno dato origine a meme, barzellette, ma anche attenzione da parte dei millennial che, a loro volta, hanno coinvolto migliaia di seguaci veterani. Ma non solo: qualunque cosa abbia fatto Garcia durante la campagna, dai cortei di protesta, alle battaglie animaliste, fino alla visita ai malati di cancro, Mariana c’era. A favor di obbiettivo.
La vittoria
Rodríguez è passata dal vendere la sua linea di cosmetici a “vendere” suo marito nelle bacheche social del popolo messicano. Samuel García è partito dall’avere il 13% di intenzioni di voto, al raddoppiare quella proiezione in soli due mesi, secondo la media dei sondaggi.
Ha beneficiato della caduta della candidata di Morena, Clara Luz Flores e ha stracciato di 10 punti il suo unico nuovo rivale, Adrián de la Garza (PRI), venendo eletto lunedì scorso. Rodríguez e García sono di fatto la coppia che riassume e incarna le aspirazioni di migliaia di elettori: bianchi, ricchi e virtualmente “autentici”.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
L’AFRICA E’ ANCORA IN PREDA DELLA TERZA ONDATA DI COVID
In Africa niente vaccini. Tutti lo sanno e tutti fanno spallucce, dalla Cina alla Russia
al G7 che si riunisce sabato in Cornovaglia: su quasi due miliardi di somministrazioni nel mondo, soltanto l’ 1% è finito in braccia africane.
Poco più di 30 milioni di prime dosi, poco sopra il livello italiano, 7 milioni di «immunizzati completi» su 1,3 miliardi di abitanti. E a breve non si prevedono nuovi arrivi per recuperare il tempo perduto.
Intanto, mentre l’ Occidente riapre, l’ Africa è preda della terza ondata: in 14 Paesi negli ultimi dieci giorni si è registrato un aumento del 30% di nuovi casi. Sulla carta il continente conta il 3% dei contagi globali. Ma le cifre ufficiali (130 mila morti, più o meno come l’ Italia) nascondono una voragine di vittime non registrate. E un futuro minaccioso.
In Uganda gli ospedali sono pieni di Covid, in Malawi i pochi vaccini sono arrivati scaduti, il Marocco e il Ruanda sono a secco. L’ Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un appello (che il G7 non sembra disposto ad ascoltare): nelle prossime settimane servono con urgenza 200 milioni di dosi, se si vuole vaccinare almeno il 10% della popolazione africana entro fine settembre.
Il rubinetto del Covax, il programma dell’ Oms a cui si affidavano le speranze dei Paesi poveri e la rispettabilità degli altri, ha cominciato a chiudersi dopo che l’ India, sopraffatta dalla pandemia, a marzo ha bloccato le esportazioni (ripartiranno a ottobre): la stragrande maggioranza dei flaconi destinati all’ Africa (quasi tutti AstraZeneca) dovevano arrivare dal Serum Institute of India. Anche i fortunati che avevano ricevuto la prima siringata, adesso dall’ Etiopia al Ghana non sono sicuri di ottenere la restante prima della scadenza consigliata dei tre mesi. Covax si arrabatta annunciando un accordo per comprare 500 milioni di dosi da Moderna. L’ Unione Africana ha un’ intesa con Johnson&Johnson per altre 400.
Ma questa valanga di vaccini è tutta sulla carta, non certo nella stiva degli aerei. E sulle casse di molti governi non si può contare, perché vale quanto ha detto al Corriere il dottor Githinji Gitahi che guida l’ ong Amref: «Per vaccinare una persona in un Paese come il Kenya si devono spendere 15 dollari. Cioè quasi la metà di tutta la spesa sanitaria procapite di un anno intero. Da voi il costo di un vaccino si misura in briciole, in Africa è metà della torta». Unicef e Wellcome Trust hanno chiesto a Boris Johnson, che ospita il G7, di promuovere un’ azione che «definirebbe le sorti del secolo» coinvolgendo gli altri Paesi del club: donare all’ Africa il 20% delle riserve dei vaccini nei prossimi tre mesi.
Gli Usa dovrebbero «cacciare» 27 milioni di dosi, la Gran Bretagna e la Germania 4 milioni, l’ Italia poco più di 2 milioni come il Giappone. Il governo di Londra ha già fatto sapere che al momento non se ne parla. Forse in Cornovaglia dovrebbero invitare anche Phionah Atuhebwe, responsabile per l’ Africa del piano vaccini dell’ Oms, che ha detto alla Bbc : «Se non arrivano vaccini adesso, il virus continuerà a correre e a sfornare varianti che si diffonderanno nel mondo e ci faranno tornare tutti alla casella di partenza». I Paesi ricchi (Ue compresa, ma non la Cina che non partecipa al piano) promettono 2,4 miliardi di dollari per il Covax. Il fatto è che i produttori non riescono a star dietro alla nostra domanda.
E l’ Africa, adesso, più che di soldi ha bisogno di vaccini nelle braccia
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
FINISCE LA TELENOVELA
Sette sì e una scheda bianca.
Così si è concluso il lungo braccio di ferro sul Copasir, uno scontro terminato oggi con l’elezione di Adolfo Urso alla presidenza.
L’esponente di Fratelli d’Italia sostiuirà quindi l’ex guida del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Raffaele Volpi.
Il partito di Giorgia Meloni è dunque riuscito a strappare la presidenza del Copasir al Carroccio, un risultato che i fedelissimi di Matteo Salvini hanno cercato di evitare fino all’ultimo.
L’elezione di Urso è stata possibile grazie ai voti di Pd, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, mentre i due esponenti del Carroccio del comitato, Volpi e Paolo Arrigoni, non si sono presentati alla votazione.
FdI porta a casa il risultato, ma non esulta. La vicenda “poteva essere gestita meglio da tutti, aver trasformato questa vicenda in una partita mediatica non è servito a nessuno. Adesso c’è Urso, ma non la considero una vittoria. Non dico che è una sconfitta per tutto il centrodestra ma una soluzione senza gioia”, ha dichiarato ieri a LaPresse il vicepresidente del Senato, di FdI, Ignazio La Russa che ha gestito il dossier. “Questa vicenda mi lascia un po’ l’amaro in bocca perché avrei voluto fosse condivisa”, ammette.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI PENSANO A FARE CASSA, I PROVENTI COSI’ SONO PASSATI DA 34 A 46 MILIONI IN UN ANNO (QUASI COME I 49 MILIONI CHE LA LEGA HA FREGATO AGLI ITALIANI)
Non è di certo passata inosservata, nel bilancio preventivo 2021 approvato qualche
mese fa dal comune di Genova, l’incremento della voce “proventi infrazione codice della strada” passata dai 34mln del 2020 a 46mln.
Per raggiungere “l’ambizioso” obbiettivo ecco che il comune di Genova mette in campo il 2X1: due sanzioni per un’infrazione.
Lo scorso 9 Aprile R.P. recandosi al lavoro è riuscito a ricevere due sanzioni nell’arco di due minuti: la prima alle ore 6:48 sulla Strada Aldo Moro e la seconda alle 6:50 nella stessa strada, la c.d. Sopraelevata.
Da anni è ormai attivo sulla questa strada il sistema Safety Tutor, per il rilevamento della velocità media dei veicoli e come ci dice lo stesso conducete “lo sappiamo tutti che c’è tutor lì, probabilmente quella mattina ero sovrappensiero ed ho leggermente superato il limite”.
Come si può leggere nei due verbali il conducente è stato multato per il superamento della velocità media nel primo tratto per 1.6Km/h e nel secondo di 0.4km/h.
Di fatto su una sola strada di circa 4,5km, con lo stesso limite per tutta la sua lunghezza, la velocità media viene misurata su più frazioni, portando a raddoppiare i verbali una singola infrazione.
Sta valutando se ricorrere al giudice di pace?
“No, pagherò! Ed entro i 5 giorni! Per limitare i danni (50€ a verbale), non posso rischiare di dover pagare le due sanzioni per intero,… Avrei capito una sanzione ma non due, che di questi tempi le assicuro che pesano!”.
“Il nostro compito è di educare per salvare delle vite” ci diceva un nostro caro amico che ha dedicato la sua vita alla polizia stradale, sembra che a Tursi invece, interessi solamente salvare il bilancio.
Come non ricordare una frae di Prezzolini: “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.”
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
COME SI OTTIENE IL CERTIFICATO E DOVE SARA’ VALIDO
Ha superato il milione il numero di cittadini europei in possesso del Green pass, il certificato verde digitale che consente di viaggiare tra i Paesi dell’Ue senza doversi sottoporre a periodi di quarantena o a tamponi se si è vaccinati o se si è guariti dal Covid negli ultimi 6 mesi.
L’ultimo via libera alla certificazione verde su scala europea è arrivato nella serata di ieri, quando il Parlamento europeo ha votato favorevolmente alla misura e questa mattina ha definitivamente approvato il regolamento sul certificato con 546 favorevoli, 93 contrari e 51 astenuti per le regole sui cittadini Ue e 553 favorevoli, 91 contrari e 46 astenuti per i cittadini di Paesi terzi residenti nell’Ue.
Il Green pass entrerà in funzione il prossimo 1 luglio in tutti i Paesi dell’Unione Europea e dovrebbe rimanere in vigore per 12 mesi.
I singoli Stati membri continueranno però a poter imporre misure differenziate locali rispetto alle linee guida europee. Le misure però, si specifica, dovranno essere «necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica». In sostanza, qualora in alcuni Paesi dovesse verificarsi un’impennata dei casi e l’aumento della circolazione di una variante, il singolo Stato potrà limitare gli spostamenti per evitare la diffusione del virus, o di una delle sue varianti.
Dove sarà valido il Green pass
Nove Stati (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Polonia, Lituania, Grecia, Croazia e Spagna) hanno già strutturato il pass collegandosi alla piattaforma comunitaria. Il pass sarà valido anche in Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein. L’Italia, al momento, pur avendo sviluppato le certificazioni verdi per gli spostamenti nazionali da e verso regioni in fascia arancione e rossa, non è ancora collegata alla rete europea. Tuttavia, da Roma il Governo ha specificato che mancano «alcuni piccoli ultimi passaggi finali» e, nei prossimi giorni, anche il database italiano comunicherà con quelli degli altri Paesi dell’Unione.
«Il regolamento sul Green pass digitale sottolinea l’importanza di test universali e accessibili per tutti i cittadini, soprattutto per le persone che attraversano le frontiere quotidianamente. E per sostenere questi sforzi la Commissione europea si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro per i test necessari al rilascio del certificato», ha sottolineato il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders, nel corso della dell’Europarlamento a Strasburgo. «È iniziato – ha aggiunto – un dibattito importante negli Stati membri sul prezzo dei test e sono sicuro che ci saranno nuovi sviluppi nelle prossime settimane sull’accessibilità dei test».
Cos’è il Green Pass: i requisiti e la durata
Il Green pass sarà fruibile dalle persone vaccinate (a partire dal 14esimo giorno dopo la vaccinazione), dai guariti dal Covid-19 negli ultimi 6 mesi, e dalle persone in possesso del referto negativo a un test antigenico o molecolare, da effettuarsi nelle 48 ore prima dello spostamento. La certificazione durerà 9 mesi per i vaccinati, 6 mesi per i guariti dal Covid, mentre per chi si sottoporrà a tampone e riceverà un referto di negatività al virus avrà una validità di 48 ore.
Come è strutturato e come richiederlo
La certificazione verde sarà costituita da un Qr code e avrà due formati. Uno cartaceo e uno digitale. Nel secondo caso il Green pass verrà caricato o sull’app Io o sull’Immuni. Nel primo caso, per accedere ai servizi delle applicazioni sarà necessario utilizzare lo Spid o un documento d’identità elettronico. I dati verranno inseriti nel database dalle autorità sanitarie. Sarà dunque cura dell’ente che vaccina, della struttura che ha curato e certificato la guarigione dal Covid del paziente, o della struttura o laboratorio che ha elaborato il tampone (negativo) rilasciare la documentazione necessaria.
A cosa serve il Green Pass
La certificazione servirà per potersi spostare nei Paesi dell’Unione Europea e negli Stati che hanno siglato accordi specifici con l’Ue per gli spostamenti, al fine di evitare periodi di quarantena all’arrivo o di doversi sottoporre a tampone prima e dopo aver viaggiato. Ovviamente questi due scenari sono validi solo per chi ha un Green pass grazie all’attestazione di vaccinazione o di avvenuta guarigione dal Covid. Chi invece utilizzerà il pass con tampone negativo, alla scadenza delle 48 ore di validità, dovrà nuovamente sottoporsi al test per verificare di non essere contagiato/a.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA GIOVANE MAROCCHINA PRESENTA DENUNCIA ALLA PROCURA: “NESSUNA ALTRA DONNA E’ STATA CONTROLLATA IN MODO COSI UMILIANTE”
“Mi sono fatta mille domande e l’unica risposta che mi sono data è che la
perquisizione nei miei confronti è stata eseguita su base xenofobica ed islamofobica. Non c’è altra spiegazione. Poiché, nessuna delle altre donne è stata controllata né all’entrata né all’uscita”.
Sara Qasmi Arrigoni è una 25enne trentina di origini marocchine. Lo scorso 27 maggio si è recata a Trento per sostenere l’esame teorico (il quiz) per il conseguimento della patente di guida. Ed è lì che, secondo la sua denuncia – prima alla Procura, poi resa pubblica sui social – sarebbe stata oggetto di discriminazione “a causa” della su religione.
La giovane, infatti, ha raccontato di esser stata costretta a denudarsi completamente all’interno del bagno della Motorizzazione Civile di Trento. La 25enne, infatti, indossava il suo hijab e all’inizio pensava che quella perquisizione servisse solo per controllare l’eventuale presenza di auricolari nascosti.
Insomma, aveva accettato l’idea di togliersi il velo per dimostrare di non aver nulla di “illegale”. Poi, però, la richiesta di togliersi tutti gli indumenti che indossava quel giorno.
La richiesta è stata fatta da un’altra donna Carabiniere: “Lei con un tono arrogante e presuntuoso mi dice ‘ho detto di spogliarti’. Io ero un po’ terrorizzata se devo essere sincera, le chiedo però cosa stesse cercando. Il silenzio. Mi ha ignorata. Quel silenzio mi ha preoccupata. Le ho chiesto cosa volesse vedere di più quel che aveva già visto e la poliziotta ‘guarda signorina che quello che hai tu ce l’ho anch’io, non serve che nascondi nulla’ (ovviamente intendeva le parti intime). Io seriamente facevo fatica a comprendere la sua richiesta e le ho chiesto più volte di dirmi esplicitamente che cosa volesse scovare. E lei ‘tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e il reggiseno’”.
Sara Qasmi ha raccontato di essere rimasta impietrita davanti a quelle richieste. Poi, dopo aver sostenuto l’esame (superato), si è recata in Procura per denunciare il tutto. Oltre alle richieste fatte dal Carabiniere, la 25enne non ha neanche ricevuto il verbale di perquisizione.
Secondo una testimonianza raccolta dal Corriere del Trentino, una dirigente della Motorizzazione Civile di Trento ha raccontato che proprio in quei giorni erano arrivate alcune segnalazioni di persone che si presentavano al quiz celando microfoni e auricolari. Per questo motivo erano stati intensificati i controlli.
Ma Sara Qasmi sottolinea che le altre persone – un paio di ragazzi pakistani – sono stati perquisiti, proprio quel giorno, in modo molto più “soft”.
Mentre lei è stata costretta a denudarsi completamente.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA FOLLIA DELLE REGIONI CHE PENSANO SOLO A COMPETERE PER SBANDIERARE I NUMERI DELLA VACCINAZIONE METTENDO A RISCHIO LA SALUTE
Il vaccino di AstraZeneca ”è già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perchè il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia”. Lo ha sottolineato il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, a Rainews24.
“Quello che si è verificato nella sfortunata ragazza di Genova, cui va tutta la mia attenzione e affetto – ha detto – pone un’ulteriore riflessione, anche alla luce del mutato contesto epidemiologico in quanto la riduzione dei casi che abbiamo nel Paese rende anche più cogente tale riflessione”.
″È sbagliatissimo proporre questi vaccini (AstraZeneca e J&J, ndr) ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni”. Così Antonella Viola, immunologa e docente di patologia generale a Padova, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.
“Per non aver dubbi – aggiunge – basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55”.
Secondo Viola, la raccomandazione dell’Aifa “dovrebbe essere più chiara e perentoria. Tanto più che, rispetto a quando è stata diffusa, la situazione epidemica in Italia è molto cambiata. Il virus circola meno, abbiamo dosi di vaccino a volontà. Quindi non c’è motivo di affrettarsi a vaccinare”.
“Le Regioni devono finirla di fare a gara a chi vaccina di più senza mettere al primo posto la sicurezza”, aggiunge Viola, criticando gli open day per i giovani.
(da agenzie)
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