Destra di Popolo.net

AGGRESSIONE PREMEDITATA CONTRO PRESIDIO DI LAVORATORI DELLA FEDEX LICENZIATI, UOMO COLPITO DA BANCALE E’ GRAVE, NOVE FERITI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL SINDACATO: “UNA TRENTINA DI BODYGUARD PAGATI DALL’AZIENDA ARMATI DI BASTONI CI HANNO ASSALITO”… LA POLIZIA ASSISTE SENZA INTERVENIRE, UNA COSA INDEGNA

Caos nella notte tra giovedì e venerdì in via Orecchia, a Tavazzano con Villavesco, nel Lodigiano, nel corso di un presidio organizzato da lavoratori licenziati da un’altra ditta di logistica di Piacenza.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali alle agenzie di stampa, alcune persone che lavoravano alla FedEx Tnt, arrivate a Tavazzano, hanno trovato uomini, che si ritiene possano anche essere guardie private, “che li hanno assaliti anche con bastoni”. Nove persone sono state soccorse dai sanitari del 118, e per una di loro è stato ritenuto necessario il ricovero al policlinico di Pavia per un trauma facciale grave.
Qual è il contesto del livello di tensione ben oltre il livello di guardia? Al centro c’è l delicato problema sociale della chiusura del sito Fedex-Tnt di Piacenza. Il picchetto a Tavazzano ha l’obiettivo di tenere alta l’attenzione e chiedere il reintegro di questi lavoratori nella filiera di logistica di Piacenza. Secondo i sindacati, sono stati licenziati perchè costavano troppo rispetto alle nuove assunzioni
Il sindacato Si Cobas nazionale ha pubblicato sui suoi canali la foto di un uomo riverso a terra, con il sangue che gli fuoriesce dal naso: “Il presidio dei lavoratori Fedex di Piacenza – scrive l’organizzazione sindacale – è stato aggredito a colpi di bastoni, frammenti di bancali, sassi e bottiglie da una cinquantina di bodyguard assoldati dai padroni”.
E’ la ricostruzione dei sindacati, il presidio dei circa 40 lavoratori di Si Cobas sarebbe stato attaccato da una “squadraccia” “mimetizzatasi tra i lavoratori e col sostegno di qualche crumiro”.
“Il risultato – denunciano – è un lavoratore di Piacenza con la testa fracassata, e attualmente ricoverato in fin di vita!!!”. “Lo abbiamo promesso tre mesi fa e stiamo mantenendo l’impegno: Fedex e Zampieri – continuia il post su Facebook – non avranno tregua finché non sarà restituito il posto di lavoro ai facchini di Piacenza!”.
“Per questo il 18 giugno invitiamo tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero nazionale del Trasporto merci e Logistica, e invitiamo tutti i proletari, i solidali e i movimenti che intendono opporsi alla brutalità di padroni e mazzieri a manifestare sabato 19 giugno a Roma. Il SI Cobas – conclude la nota – si stringe al fianco del lavoratore colpito, augurandosi che tutto vada per il meglio, e chiama tutti i propri aderenti alla mobilitazione per far si che questa infame aggressione non resti impunita”.
I sindacati pubblicano anche il duro video integrale dell’assalto: “Dalle immagini si comprende come l’agguato fosse stato pianificato a tavolino: i mazzieri, travestiti da lavoratori, erano già preparati con centinaia di bastoni ricavati sfasciando i bancali di legno su cui vengono caricate le merci, mentre gli scioperanti sono a mani nude e si difendono come possono dall’assalto armato. La polizia è sul posto in assetto antisommossa, ma non muove un dito finché gli aggressori, guidati dai responsabili di Zampieri, non riescono a fare arretrare il presidio dei lavoratori ad alcune decine di metri dai cancelli del magazzino. È proprio in questi istanti che Abdelhamid Elazab, lavoratore SI Cobas della FedEx di Piacenza, viene colpito alla testa da un pezzo di bancale, restando a terra esanime e in una pozza di sangue. Abdelhamid è tuttora ricoverato in ospedale: dopo essere stato in coma per alcune ore, da poco ha ripreso leggermente conoscenza”.
(da agenzie)

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E DITELO CHE GLI “OPEN DAY” ERANO SOLO UN MODO PER SMALTIRE LE DOSI DI ASTRAZENICA CHE NESSUNO VOLEVA

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

TRA I SILENZI AMBIGUI DEL CTS E LA CORSA DELLE REGIONI A FARSI BELLE CON I NUMERI, NESSUNO HA AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA’ AGLI ITALIANI

Con una formulazione più stringente di quella adottata due mesi fa gli esperti del Cts accendono questa volta senza se e senza ma il semaforo rosso al vaccino AstraZeneca per chi ha meno di 60 anni.
E lo stesso parere dovrebbe aprire al richiamo di AZ con un vaccino diverso, ossia con Pfizer o Moderna.
«Questo perché gli studi più recenti dicono che con la seconda dose a Rna messaggero si ottiene una risposta anticorpale persino più efficace di quella che si ha ripetendo l’ infusione con il vaccino a vettore virale», spiega uno degli scienziati del Comitato.
Che ieri a lavori praticamente conclusi è tornato a riunirsi nel pomeriggio, quando la tragica morte della 18 enne Camilla Canepa per una trombosi al seno cavernoso verificatasi dopo la somministrazione di Vaxzevria faceva capire che il percorso travagliato di quel vaccino era probabilmente giunto al capolinea
Così gli scienziati hanno ripreso carta e penna per togliere dalla raccomandazione all’ uso di AstraZeneca sopra i 60 anni quell’«in via preferenziale» che molte regioni hanno interpretato nelle settimane scorse come un via libera agli Open day aperti a giovani e giovanissimi.
Un’ operazione che non ha mai convinto i tecnici del ministero di Speranza, dove l’ irritazione nei confronti del Cts si tocca con mano, perché non è andato giù «l’ atteggiamento ondivago» di chi non avrebbe alzato un dito per fermare gli Open day.
Sui quali più di un governatore ha messo la faccia in una corsa a chi vaccina di più che ha portato prima consenso, ora chissà.
Tanto che ieri era tutto uno smarcarsi dalle operazioni «AstraZeneca in libera offerta», con Napoli che disdiceva il suo Open day dai 18 anni in su e il lombardo Fontana, così come i colleghi veneti e friulano Zaia e Fedriga a ricordare che nelle loro regioni non si sono mai fatti Vax day rivolti ai giovani.
Mentre i ragazzi, dove il vaccino era in offerta senza prenotazione come a Roma, hanno preferito stavolta disertare l’ appuntamento.
Resta il fatto che, anche per paura di non smaltire AZ, le regioni hanno premuto in questi giorni l’ acceleratore proprio sulla somministrazione dei vaccini a vettore virale tra gli under 60, tradendo la raccomandazione sul loro utilizzo, sia pure «in via preferenziale», dai 60 anni in su.
I numeri dei quali siamo venuti in possesso sembrano smentire chi dopo aver lanciato il sasso ora ritira la mano. Nelle ultime tre settimane sono state infatti somministrate un milione e 423 mila dosi di AstraZeneca e l’ altro vaccino a vettore virale Johnson&Johnson.
Ma di queste ben 940 mila sono andati alla fascia da 30 a 60 anni e altre 163 mila a quella dai 18 ai 29 anni, lasciando poco più di 300 mila dosi agli over 60 per i quali invece erano raccomandate.
Il verbale con il parere del Cts ieri sera non era ancora approdato al ministero della Salute, per cui le decisioni verranno ufficializzate soltanto oggi, nonostante lo sconcerto che la morte della giovanissima Camilla ha generato tra giovani e meno giovani.
Spetterà poi allo stesso dicastero tradurre le indicazioni in una ordinanza, che oltre a sconsigliare con più forza il vaccino sotto i 60 anni e ancor più tra i giovani dovrebbe consentire al milione di vaccinati con AZ in attesa del richiamo di farlo con un vaccino diverso.
Proprio ieri l’Aifa ha diffuso il suo quinto rapporto di farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid, dove si evidenzia che «il tasso di segnalazione delle trombosi venose intracraniche e in sede atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria è in linea con quanto osservato a livello europeo (1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate, nessun caso dopo seconda dose), prevalentemente in persone con meno di 60 anni».
Anche se poi i dati dell’ Ema entrano più nel dettaglio, dicendo che i casi salgono a 2, 1 nella fascia 40-49 anni e vanno dall’ 1, 8 all’ 1, 9 per quelle da 30 a 39 e dei ventenni. Questo senza fare distinzioni tra uomini e donne, dove quei tassi di incidenza vanno moltiplicati almeno per tre. Anche così si resta ampiamente al di sotto del caso ogni 10 mila somministrazione che fa definire un caso avverso come “molto raro” dalle autorità regolatorie.
Ma anche se rarissime quelle trombosi possono ora essere evitate, visto che l’ offerta di vaccini è sufficiente a coprire anche le fascia giovanili senza somministrare loro gli antidoti a vettore virale.
(da La Stampa)

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SALVARE LE AZIENDE DI BERLUSCONI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

ECCO COSA C’E’ DIETRO LA FEDERAZIONE TRA FORZA ITALIA E SALVINI

Anche se Silvione sta molto meglio, amici e colleghi di partito ormai si sono rassegnati: parlare con Berlusconi è molto più difficile che parlare con il Presidente degli Stati Uniti. Questo non perché lui non voglia: il Cavaliere ha fatto del fair play e delle relazioni il suo marchio di fabbrica.
Il punto è un altro perché nel Cav del dopo Covid sono cambiati gli equilibri interni alla grande famiglia di Arcore dove ora esiste accanto al “tradizionale” cerchio stretto anche un nuovissimo cerchio ‘strettissimo’ che è quello composto dalla figlia Marina e dal duo Letta/Confalonieri.
Quindi ora per arrivare a parlare con il Cav bisogna passare un doppio filtro.
D’altra parte i recenti malori di Berlusconi non potevano non portare delle modifiche anche negli equilibri interni alla grande famiglia di Arcore.
Prendiamo ad esempio il recente caso dalla sempre più stretta alleanza con Matteo Salvini: è Berlusconi in realtà che vuole stringere il più possibile, non Salvini come è stato lasciato inizialmente credere quasi che la paternità dell’idea fosse stata solamente del capitano leghista.
È il Cav che vuole a tutti i costi il “partitone unico” perché con la furbizia e lungimiranza che lo contraddistingue sa benissimo che è meglio avere il “il 20% di un’azienda che conta molto piuttosto che il 100% di un’azienda che non conta più niente”.
Ma c’è di più perché in questo accordo con il leader leghista un ruolo importantissimo l’ha giocato la famiglia, vale a dire che non si sarebbe mai fatto senza l’assenso di casa Berlusconi.
L’obiettivo finale non è certo la salita al Quirinale come erroneamente scritto dai giornaloni dato che neanche i diretti interessati ci credono (il posto è già prenotato da tempo da Mario Draghi) ma la tutela dei beni aziendali.
È questo il vero “patto tacito” tra Salvini e i berluscones: la benedizione alla nuova federazione di centrodestra in cambio della tutela dei gioielli di famiglia a cominciare dal diamante della corona, Mediaset.
Questo il ragionamento fatto nei giorni scorsi ad Arcore che ha consentito il via libera a Matteo Salvini sulla strada dell’alleanza.
“Berlusconi avrebbe un ruolo fondamentale nella Federazione di centrodestra” ha confessato il leghista. Se nei Cinque stelle ci sarà caos e nel Pd ci sarà caos, io vorrei che il centrodestra sia forza seria e stabile unendosi. Berlusconi addirittura mi ha proposto il partito unico. Io però gli ho detto ‘Silvio, il partito unico non lo fai in un quarto d’ora…’ Non è che in quindici giorni ti inventi il partito unico, perché occorre ragionare per passi. Certo la faccio adesso a livello parlamentare. In prospettiva mi piacerebbe che alle elezioni del marzo 2023 ci fosse una forza unica del centrodestra”.
D’altra parte più che il Cavaliere, sarà la famiglia a portare avanti gli impegni presi.
A causa dell’età dell’anziano patriarca e dei malanni fisici che negli ultimi mesi hanno colpito l’ex premier.
Insomma, senza il pieno consenso dei familiari l’operazione con Salvini non sarebbe mai potuta andare in porto.
(da TPI)

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STORACE E LA FOTO CON FINI: “DUE ORE A PRANZO CON LUI, L’AFFETTO NON SI RINNEGA”

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

MEGLIO NON COMMENTARE

Momento nostalgia per due ex leader delle prima e seconda Repubblica.
Con un effetto amarcord Francesco Storace, un tempo guida del partito La Destra, ha pubblicato su Twitter una foto con l’ex leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini. “A pranzo con un Capo. Con GianfrancoFini ho lavorato fianco a fianco e poi l’ho combattuto”, scrive Storace sul suo profilo social.
E aggiunge: “Ma il valore di un rapporto leale nei momenti belli e in quelli peggiori non si dimentica nè si rinnega. E oggi due ore a pranzo sono volate via con l’affetto di allora”.
Si sa, invecchiando si dimenticano rancori e risentimenti, e le parole di Storace sanno quasi di una volontà di riavvicinamento, ora che entrambi sono lontani dalla ribalta politica, all’ex amico Fini, con cui fondò Alleanza Nazionale dalla ceneri del Msi.
Poi la separazione nel 2007, quando Storace lasciò An e, dieci anni dopo, quella frase choc che in un certo senso segnò l’allontamento definitivo dall’ex leader di An.
Storace infatti, commentando il sequestro di un milione di euro in polizze assicurative a Fini, disse: “Se non fosse un reato gli consiglierei di spararsi”.
(da agenzie)

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I RIFLETTORI DELLA GUARDIA DI FINANZA SU ENRICO MICHETTI, NEL MIRINO LE SUE SOCIETA’ IN EPOCA POLVERINI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

PREOCCUPA I SOVRANISTI LA DOPPIA INCHIESTA DI ANAC E CORTE DEI CONTI SU AFFIDAMENTI DIRETTI DELLA REGIONE ALLA SOCIETA’ DEL CANDIDATO SINDACO DEI SOVRANISTI A ROMA

Le gaffe, dai vaccini paragonati al “doping praticato un tempo nei paesi dell’Est” fino al saluto romano “igienico”, appartengono all’etere.
Ma non è per le sortite radiofoniche che nel centrodestra, specie tra i consiglieri della Pisana, si parla con una certa cautela di Enrico Michetti.
A preoccupare è la doppia inchiesta di Anac e Corte dei Conti (i magistrati hanno già ricevuto un’informativa dalla Guardia di Finanza sul caso) su un pacchetto di affidamenti ottenuto dalla Gazzetta Amministrativa srl del neocandidato sindaco tra il 2008 e il 2014.
A rivolgersi alla società, come annota l’Anticorruzione in una lunga relazione inviata poi ai pm di viale Mazzini, per sette anni consecutivi è stato il Consiglio regionale del Lazio.
Prima in era Marrazzo, poi con Polverini presidente, la Pisana ha acquistato riviste e software per un totale di oltre un milione di euro dall’azienda di Michetti.
Si parte con l’abbonamento alla versione cartacea del magazine giuridico La Gazzetta amministrativa dei comuni e delle province d’Italia. Dal 2008 al 2010, la Regione ha speso 33.280 euro in affidamento diretto. Una pratica censurata da Anac, consentita al tempo solo per servizi e forniture inferiori ai 20 mila euro.
Per l’Authority inoltre “non si evince se sia stata effettuata un’indagine comparativa che abbia condotto all’asserita originalità della rivista nel mercato di riferimento”
Il faro dell’Anticorruzione e della magistratura contabile, che ha già messo nel mirino i funzionari che hanno dato il via libera agli acquisti, si è poi posato sul software venduto da Gazzetta amministrativa al Consiglio regionale.
La convenzione triennale stipulata nel 2011 vale 675 mila euro, Iva esclusa. In questo caso, si legge nella delibera poi ripresa nell’informativa della Finanza, “non risulta che sia stata espletata un’indagine di mercato volta a verificare se vi fossero altri operatori economici in grado di offrire la stessa prestazione”.
La Pisana “ha affidato senza gara un appalto di servizi sopra soglia comunitaria, in assenza dei presupposti giustificativi che legittimano l’affidamento diretto”.
La stessa situazione si ripete nel 2012. Questa volta in ballo c’è il servizio formativo per i dipendenti della Regione e degli altri enti locali del Lazio offerto sempre dalla stessa società.
Il programma – 15 lezioni per 430 impiegati – è costato 365 mila euro, pagato in quattro rate da poco più di 91 mila euro. Anche qui l’Anac tira dritto: “Il mercato della formazione in ambito giuridico è caratterizzato da una pluralità di operatori economci che vi operano in concorrenza”.
Il Consiglio regionale avrebbe quindi potuto scegliere altri operatori. Ma ancora una volta mancano “indagini di mercato” comparative. Senza contare che anche questa terza partita si è chiusa con un altro affidamento diretto.
Chiusa l’istruttoria, la palla è passata alla procura della Corte dei Conti. E da lì alle Fiamme Gialle, che hanno concluso i loro accertamenti e inviato un dossier ai pm. Michetti, in qualità di fornitore, non può essere citato in giudizio. Resta, però, l’imbarazzo politico di parte del centrodestra. Che ora incrocia le dita e spera di non veder deflagrare l’inchiesta contabile. Questione di immagine.
(da agenzie)

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ECCONE UN ALTRO: PER GUIDO BARILLA LAVORI PAGATI POCO SIGNIFICA “METTERSI IN GIOCO”

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

IL LUOGO COMUNE CHE “I GIOVANI PREFERISCONO VIVERE DI SUSSIDI”… CHISSA’ COME MAI ALLA SAMMONTANA DI EMPOLI CHE PAGA IL GIUSTO SI SONO PRESENTATI IN 2.500 PER 300 POSTI

Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, ritorna sul luogo comune dei ragazzi che non cercano lavoro perché preferiscono vivere di sussidi.
Intervistato dall direttore de La Stampa, Massimo Giannini, durante la tappa mantovana del tour “L’Alfabeto del Futuro”, Barilla risponde a una domanda specifica sulla carenza di lavoratori:
Sembra un paradosso, c’è fame di lavoro ma molte aziende lamentano la difficoltà nel reperire personale qualificato. Cosa sta succedendo?
«Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C’è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi».
Eppure la narrazione dei ragazzi sul divano di casa, raccontata anche da Salvini per il quale non esistono imprenditori sfruttatori e 600 euro è un salario accettabile (peccato che in Italia la soglia della povertà sia di 780 euro mensili), è stata smentita recentemente dal caso di Sammontana.
Come ha raccontato il sindacalista Rossano Rossi in un’intervista al Tirreno l’azienda di Empoli ha assunto circa 300 lavoratori stagionali. Ma a fare domanda si sono presentati in 2500. A Empoli sussidi e divano non piacciono mentre nel resto d’Italia sì? Le cose stanno diversamente: Sammontana offre un salario dignitoso e la garanzia dei diritti dei lavoratori. Mettersi in gioco significa accettare di essere sfruttati?
(da NextQuotidiano)

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IL DOPO SALLUSTI NON E’ PORRO: A DIRIGERE IL GIORNALE SARA’ AUGUSTO MINZOLINI

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

LO RIPORTA IL SITO DAGOSPIA CHE ATTRIBUISCE LA SCELTA A MARINA BERLUSCONI… IL QUOTIDIANO NON SE LA PASSA BENE, I REDATTORI TEMONO ALTRI TAGLI

Alla fine la telenovela è giunta ai titoli di coda. E a prendere il posto di Alessandro Sallusti, che ha diretto Il Giornale per ben 12 anni, sarà Augusto Minzolini.
Già editorialista del quotidiano di Berlusconi, ma (soprattutto) già direttore del Tg1 e parlamentare azzurro.
A riportarlo è il sito Dagospia, dopo che solo alcuni giorni fa aveva detto tutt’altro. E cioè che a coprire il posto vacante sarebbe stato Nicola Porro, vicedirettore del Giornale e conduttore di Matrix.
Ma si vede che qualcosa lì è andato storto. Anche perché era stato lo stesso Dagospia, che raramente su queste cose sbaglia, a darne notizia.
Tant’è che Porro stesso, in un video pubblicato sui suoi social e girato direttamente dal museo MAXXI di Roma, aveva smentito la notizia.
O meglio: aveva detto che, anche se in molti gli avevano già inviato messaggi di auguri per il nuovo incarico, ancora non v’era nulla di ufficiale, niente di “firmato” (citiamo testualmente).
Secondo il sito Dagospia sarebbe stata Marina Berlusconi a suggerire il nome di Augusto Minzolini.
Anche se, ha voluto chiarire lei: “Continuo a leggere, nonostante le smentite, di un mio ruolo centrale nelle vicende relative al Giornale – scrive in una nota ufficiale -. Ribadisco ancora una volta che non mi sono mai occupata, non mi occupo e non ho alcuna intenzione di occuparmi delle decisioni che riguardano la testata, sulle quali non ho né titolo né competenza”.
Prende quindi il via la nuova era del giornale, con i redattori sempre più preoccupati delle prospettive di alcuni tagli in azienda.
Non è una novità infatti che lì non se la passino bene, e già la chiusura della redazione romana aveva generato parecchi malumori tra gli assunti. All’epoca c’era Sallusti, ora (ad interim) Livio Caputo, domani Augusto Minzolini.
Ora sembra che l’asset dei giornali di centrodestra si sia sistemato.
(da NextQuotidiano)

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TORINO, 13ENNE PICCHIATA ALL’USCITA DI SCUOLA PERCHE’ HA LA BORSA ARCOBALENO: “LESBICHE SCHIFOSE”

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

AUTORI UN GRUPPO DI GIOVANI SFIGATI E VIGLIACCHI: “VI BRUCIAMO VIVE”… E POI QUALCHE CRIMINALE SI OPPONE ALLA LEGGE ZAN

Le hanno apostrafate urlando, “lesbiche schifose”, e minacciate di “bruciarle vive”. Come delle streghe. Poi le hanno picchiate. È l’ultimo, drammatico episodio di omofobia successo a Torino. A subirlo sono state due studentesse tredicenni della scuola media Rosselli nel penultimo giorno di lezioni, poco dopo essere uscite da scuola.
Le ragazze sono state aggredite nelle vicinanze del Campus Einaudi, sede di alcune facoltà universitarie, perché, hanno raccontato, una delle due portava una borsa arcobaleno, simbolo della battaglia per i diritti e l’integrazione. Ma quella borsa avrebbe innescato invece odio: la ragazza è stata insultata e colpita sul viso, e le botte le hanno fratturato il naso.
Ad accanirsi pare sia stato un gruppo di ragazzi conosciuti nel quartiere e che già in passato era stato segnalato come autore di diversi episodi «ma non dello stesso tenore di quanto avvenuto ieri – spiega il dirigente dell’istituto Rosselli Oscar Eugenio Maroni -. Siamo contenti che i genitori decidano di denunciare, sono episodi che sono avvenuti in pieno giorno. Episodi che vanno contrastati sempre. Ora dovremo cercare di individuare gli autori che non sono della nostra scuola».
Lo stesso istituto però dopo alcuni episodi aveve scelto di informare le forze dell’ordine: «Non erano episodi di discriminazione ma ci eravamo mossi per trovare una soluzione.Così – continua il dirigente – abbiamo tempo fa presentato un esposto pur non essendo di nostra competenza perché avvenivano nei giardinetti e avevamo spiegato ai genitori che avrebbero dovuto far denuncia».
Così le forze dell’ordine avevano incentivato i controlli in zona e anche all’interno della scuola con un intervento per spiegare ai ragazzi le conseguenze giuridiche. «Stiamo sostenendo le famiglie e coordinando le denunce, finora ci sono stati episodi ma mai così».
(da agenzie)

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SIENA, STUPRO DI GRUPPO DENUNCIATO DA UNA GIOVANE 21ENNE: TRA LORO ANCHE IL CALCIATORE DEL GENOA MANOLO PORTANOVA

Giugno 11th, 2021 Riccardo Fucile

TRE AI DOMICILIARI… I FATTI SAREBBERO AVVENUTI DURANTE UNA FESTA

Quattro ragazzi sono indagati per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 21enne che dopo gli abusi, avvenuti in un appartamento a Siena, ha deciso di rivolgersi alla polizia.
Il più giovane degli indagati ha 17 anni, il più anziano 21.
Tre di loro, tutti maggiorenni, sono stati arrestati e messi ai domiciliari. Tra loro secondo quanto riportano il Tgr Toscana e il Corriere della Sera, c’è Manolo Portanova, calciatore del Genoa e della Nazionale under 20.
Il trequartista ha anche giocato anche la Juventus essendosi formato nelle Primavera bianconera.
I fatti risalgono alla scorsa settimana e, secondo quanto emerso, sono avvenuti a una festa tra amici. A seguito della denuncia della 21enne, residente a Siena, è stato attivato il protocollo ‘Codice Rosso’ per vittime di violenze e abusi. L’obiettivo è raccogliere tempestivamente tutte le informazioni e le testimonianze, dei protagonisti, ma anche di chi può aver visto o sentito qualcosa.
Finora la ragazza è stata sentita due volte e gli inquirenti stanno incrociando tutte le informazioni, tra cui anche i referti medici e altri accertamenti.
Gli arresti e le perquisizioni sono stati effettuati a Siena e in Sicilia. Massima riservatezza sui nomi dei protagonisti della vicenda. Tra di loro ci sarebbero volti conosciuti a Siena e, anche per tutelare la vittima, gli inquirenti si muovono nel massimo riserbo e continuano a indagare per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, capire se sui telefoni cellulari esistono prove, foto e filmati, che possono raccontare la violenza subita dalla giovane. Uno degli indagati ha parlato di un rapporto consenziente, mentre gli altri tre negano.
(da agenzie)

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