Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
“LA CARENZA DI PERSONALE SI RISOLVE PAGANDO UNO STIPENDIO DIGNITOSO”
“Ricordo che mi dicevate che gli imprenditori non riescono a trovare dipendenti. Io vi dico, pagateli di più”. Così il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha parlato nel corso di una conferenza stampa, nella quale era stato chiamato a rispondere sulla situazione economica nel Paese e sulle preoccupazioni per la mancanza di lavoratori in diversi settori.
La carenza di personale rallenta la ripresa economica, dopo la battuta d’arresto subita a causa dell’emergenza covid. Eppure la soluzione sarebbe semplice per il presidente, che la sussurra al microfono in tono enfatico: “Pay them more”.
Un concetto simile era stato già stato espresso dal presidente a maggio, parlando della crescita dei salari post pandemia: ” I datori di lavoro dovranno competere e iniziare a pagare un salario dignitoso alle persone che lavorano duramente”.
(da agenzie)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
L’ISS: “ORA E’ AL 16,8%, DIVENTERA’ PREVALENTE”… DE LUCA: “COSI’ A SETTEMBRE RICHIUDIAMO”… LE REGIONI RECLAMANO PIU’ VACCINI
La curva che si appiattisce, gli ospedali che si svuotano e i morti che, seppur
lentamente, diminuiscono non sono sufficienti per tirare un sospiro di sollievo. Per pensare che la pandemia sia ormai alle nostre spalle.
La diffusione della variante Delta, conosciuta prima come indiana, minaccia ora l’Europa e l’Italia. Nell’ultimo report era data all′1%, nel panorama delle mutazioni più diffuse, ma la percentuale è destinata a salire. A guardare i focolai che iniziano a registrarsi in giro per l’Italia, pare evidente che sia già salita. Forse non ancora al 26%, come ipotizzava il Financial Times, ma comunque in modo significativo.
L’Iss, nelle anticipazioni della flash survey, la dà al 16,8%. Prevale ancora la variante Alpha, conosciuta inizialmente come inglese, 74,92%.
Ma la percentuale della mutazione sequenziata per la prima volta in India è destinata ad aumentare. Prima o dopo diventerà prevalente. Non è più aggressiva delle altre mutazioni ma è molto più contagiosa e per evitare che causi malati gravi e morti bisogna farsi trovare preparati. E completamente vaccinati, soprattutto.
“Dalla nostra sorveglianza epidemiologica – dice Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss – emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”.
E se da un lato c’è la certezza che la doppia dose di vaccino sia in grado di neutralizzare anche la mutazione Delta – doppia appunto, perché la prima dose da sola non argina in questo caso il contagio, o lo fa solo in bassa percentuale – dall’altro c’è la consapevolezza che per quanto la campagna vaccinale possa correre spedita c’è ancora un’ampia fetta di popolazione scoperta.
Lo ha fatto notare, tra gli altri, il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha lanciano l’allarme su Napoli: “A oggi, per quanto riguarda Asl Na1 centro ,su 839mila residenti e vaccinabili, vi sono 317mila non adesioni. Non è un dato sostenibile. Questo dato significa andare verso il lockdown verso settembre. È bene parlare chiaro”.
E così, nell’Italia che si avvia a diventare tutta bianca, torna lo spettro delle zone rosse. “Se necessario – ha detto il coordinatore del Cts Franco Locatelli, rispondendo a chi gli chiedeva se questa evenienza fosse da prendere in considerazione – vanno create delle zone per fermare i cluster, come ad esempio è successo in Umbria quando si è verificata la diffusione della variante brasiliana”.
Per evitare che la mutazione, che è il 60% più contagiosa della variante Alpha, dilaghi prima che ci sia un numero sufficiente di immunizzati, la strada è una sola: “Dobbiamo lavorare nella maniera più intensiva sul tracciamento e sul sequenziamento, perché solo in questo modo riusciamo ad intercettare segnali di diffusione della variante indiana” ha spiegato sottolineando che l’Italia sta sequenziando “nella media europea”.
Ma, ha aggiunto, se si aumenta il sequenziamento, “ci sono poi delle decisioni che devono seguire per cercare di contenere il tutto, altrimenti il sequenziamento diventa un esercizio inutile”. Le misure di contenimento, per l’appunto.
Sul fronte del tracciamento si muove anche il ministero: “Si raccomanda di continuare a monitorare con grande attenzione la circolazione delle varianti del virus SarS-CoV-2, di rafforzare le attività di tracciamento dei casi e dei contatti di caso e di applicare tempestivamente e scrupolosamente sia le misure di contenimento della trasmissione previste, che le misure di isolamento e quarantena in caso di Voc Delta sospetta o confermata”, si legge in una circolare a firma di Gianni Rezza.
Nessuna luna di miele, insomma, nessun rilassamento. La guardia va tenuta alta.
E ora che le strutture sanitarie non sono in affanno il tracciamento può essere ripreso. Sui vaccini, ormai è chiaro, bisogna spingere il più possibile. Mettere in sicurezza gli adulti e i fragili che ancora non sono stati immunizzati, ma somministrare le dosi anche ai giovani, in modo che a settembre e ottobre non si riveda lo scenario già vissuto l’anno scorso.
Su questo fronte, però, si pone un altro problema: a luglio è previsto un calo delle consegne dei vaccini. Se non si riuscirà ad invertire la rotta, continuare a immunizzare a ritmo serrato sarà impossibile.
Lo hanno fatto notare alcune regioni. Tra queste c’è il Lazio che aveva lamentato il drastico calo di consegne previsto a luglio già qualche giorno fa. Oggi l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato rilancia: “Bisogna correre più della variante Delta, ci servono 100mila dosi di Pfizer entro luglio, altrimenti dovremo spostare le prenotazioni delle prime somministrazioni con Pfizer del periodo 11/15 luglio di una settimana”. Anche De Luca ha evidenziato questo aspetto, non tralasciando un attacco al governo e al commissario per l’emergenza: “Continua atteggiamento di minimizzazione e occultamento della realtà da governo e commissario. Arriveranno centinaia di migliaia di dosi in meno, le Regioni non potranno più fare prime vaccinazioni e concentrarsi sui richiami. Questa è la realtà vera che non viene comunicata ai cittadini italiani. Proseguendo in un atteggiamento di comunicazione disastroso che ha determinato rilassamento, cosa sbagliata”.
Quello del calo delle consegne è un problema con cui il governo dovrà fare i conti, in quella che è una – nuova – corsa contro il tempo per provare a prevenire il danno ed assicurarsi un autunno se non sereno, almeno non disastroso.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
E APRE A NUOVE ZONE ROSSE: “QUADRO EPIDEMIOLOGICO IN PEGGIORAMENTO”
«Una sola dose non copre dalla variante Delta: va completato il ciclo vaccinale».
Con queste parole il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, ribadisce quanto già indicato dall’Ema sull’importanza di completare il ciclo vaccinale per frenare nuovi contagi da Covid portati dalle varianti.
Stando alla circolare inviata oggi dal ministero della Salute, il quadro epidemiologico in Italia è in peggioramento a causa delle infezioni provocate dalla variante Kappa e Delta.
«Manca attività di tracciamento»
«La variante», ha detto Locatelli durante un intervento a SkyTg24, «solleva preoccupazione perché è più contagiosa e può provocare patologie significative nei soggetti non vaccinati o in chi ha una sola dose di vaccino. Perciò è importante progredire con la campagna vaccinale».
Le parole di Locatelli arrivano dopo i dati raccolti dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore della Sanità sulla prevalenza dei contagi da varianti in Italia, disponibili dal prossimo 28 giugno.
Nel dossier la Lombardia ha una diffusione della variante Delta che è al 4 per cento. Una cifra che pone «la stima del 26 per cento in eccesso per l’Italia, anche se non va sottovalutata la diffusione».
Secondo l’esperto, non è da escludere anche una «riflessione sul ripristino delle zone rosse per i casi di cluster da variante Delta». L’ipotesi sarà più una conseguenza per Locatelli se verranno a mancare le attività di tracing, dai tamponi ai test sierologici, per monitorare l’andamento dei contagi. «Se necessario vanno create, come è stato per l’Umbria con la diffusione della variante brasiliana», aggiunge il coordinatore del Cts. «Ci sono poi delle decisioni che devono seguire per cercare di contenere il tutto, altrimenti il sequenziamento diventa un esercizio inutile»
L’importanza della doppia dose
Dalle ultime stime dell’Istituto Superiore della Sanità la variante Delta è più contagiosa del 40-60 per cento rispetto alla Alpha, la prima a essersi diffusa nel mondo. L’Iss segnala, inoltre, il rischio più alto di potenziali ospedalizzazioni causate dalla variante. Tuttavia, come ribadito da Ema e Cts, l’Iss sottolinea che per i soggetti che hanno ricevuto due dosi di vaccino la protezione contro la Delta è equivalente a quella osservata contro la Alpha.
Intanto l’Ema, nella persone della direttrice esecutiva Emer Cooke, afferma che «i vaccini stanno funzionando anche contro a variante Delta, ma dobbiamo essere che si faccia anche la seconda dose. Sarà sempre più importante dare fiducia ai vaccini come strumento di protezione», conclude Cooke durante l’evento LiveSkyTg24 a Firenze.
(da agenzie)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
IDENTIFICATI I TRE PROTAGONISTI RUSSI ALL’INCONTRO PERR FINANZIARE LA LEGA: UN EMISSARIO DEL MINISTRO DELL’ENERGIA, IL MANAGER DI UN OLIGARCA E UN AGENTE DEI SERVIZI…. I MAGISTRATI: “CORRUZIONE INTERNAZIONALE, LA RUSSIA VOLEVA FINANZIARE ILLEGALMENTE LA LEGA”
C’era l’emissario del ministro dell’Energia. Il manager di una società petrolifera
dell’oligarca ultra-nazionalista. E un terzo uomo. Una figura importante, come si scopre solo oggi. Perché è un uomo dei servizi segreti di Mosca.
All’hotel Metropol, a parlare di soldi con Gianluca Savoini per finanziare clandestinamente la Lega, c’erano tre rappresentanti delle cerchie che contano di più nella Russia di oggi. La politica, gli affari energetici, le centrali spionistiche: le tre colonne del potere di Vladimir Putin.
I protagonisti stranieri della famosa trattativa per foraggiare da Mosca il partito di Matteo Salvini ora hanno un nome. E un ruolo.
Che rimanda agli apparati di controllo che fanno capo al presidente russo.
Le indagini dei magistrati di Milano e della Guardia di finanza, nate nel 2019 dallo scoop dell’Espresso, hanno ormai identificato i sei personaggi in cerca di rubli che il 18 ottobre 2018 si sono incontrati a Mosca per discutere un affare d’oro: grandissimi carichi di gasolio russo da vendere all’Eni facendo la cresta due volte, grazie a un doppio sconto sul prezzo ufficiale, da spartire segretamente.
Con milioni di euro da far rientrare di nascosto in Italia, ogni mese, per finanziare la Lega. E una seconda percentuale, sempre in nero, per pagare i mediatori e i manager delle società russe. Tutto a spese del gruppo petrolifero controllato dallo Stato italiano.
Lo scandalo, ribattezzato il Russiagate della Lega, è stato svelato da un’inchiesta giornalistica pubblicata il 24 febbraio 2019 dall’Espresso, firmata da Giovanni Tizian e Stefano Vergine.
Dopo mesi di lavoro sui soldi del partito di Salvini, che in quei mesi aveva le casse vuote dopo la confisca dei famosi 49 milioni di euro dei rimborsi-truffa, i due cronisti sono riusciti ad assistere di persona a un incontro cruciale, a Mosca, mescolandosi ai turisti nella hall del centralissimo hotel Metropol.
L’inchiesta ha superato a pieni voti l’esame dei giudici.
Il tribunale del riesame (confermando il sequestro dei computer, telefoni e dossier di Savoini) ha spiegato che, dalle prove già allora raccolte, «emerge in maniera nitida» che il faccendiere leghista, seduto al tavolo con altri due italiani e tre russi, stava «contrattando l’acquisto da parte dell’Eni di ingenti quantitativi di prodotti petroliferi, prevedendo che una percentuale del prezzo, nella misura indicata del 4 per cento, sarebbe stata retrocessa per finanziare la campagna elettorale della Lega».
Mentre una seconda cresta, «dal 2 al 6 per cento», era destinata a «corrompere pubblici ufficiali russi».
L’hotel Metropol di Mosca
I giudici milanesi sottolineano, tra l’altro, che «la notizia di reato è contenuta nella stesse parole auto-indizianti pronunciate da Savoini», documentate da un audio diffuso il 10 luglio 2019 dalla testata americana BuzzFeed.
Respingendo le obiezioni dell’indagato, il tribunale chiarisce che non si tratta di un’intercettazione, ma di una registrazione lecita, fatta da uno dei partecipanti all’incontro, che non ha subito tagli o manipolazioni, come certifica la polizia giudiziaria: «All’esito dell’analisi del file si può pacificamente affermare che non emergono anomalie».
Già il primo articolo dell’Espresso aveva rivelato il nome e il ruolo di uno dei tre protagonisti russi: Ilya Andreevich Yakunin, nato a Mosca nel 1978, identificato come uomo di fiducia dell’avvocato Vladimir Pligin.
Il legale è conosciuto in Russia per i suoi legami strettissimi con il ministro dell’Energia, Dmitry Kozak. La presenza di Yakunin al Metropol, dunque, era in grado di garantire l’indispensabile copertura politica.
Ma a Mosca non si può trattare un affare così ricco e delicato, che coinvolge società statali e un partito straniero, senza il via libera dei potentissimi servizi segreti, da cui proviene lo stesso Putin.
A rappresentarli, infatti, c’era Andrey Yuryevich Kharchenko, nato nel 1980 a Baku, quando l’attuale Azerbaigian faceva parte dell’Unione Sovietica. Da sempre cittadino russo, lavora per i servizi segreti interni. Non è una delle (tante) spie che agiscono all’estero: fa parte dell’apparato di sicurezza che controlla Mosca.
La notizia, raccolta dall’Espresso, è stata confermata da tre diverse fonti investigative. Alle autorità italiane, il ruolo di Kharchenko è stato segnalato nei mesi scorsi dai servizi segreti di un Paese alleato.
Non si sa quale, ma si tratta di uno Stato occidentale che ha sofferto in questi anni gravissime interferenze russe, con casi di omicidio, e ha dovuto indagare a fondo sugli agenti di Mosca, ricostruendone le reti, le vere identità e i nomi di copertura.
La nostra intelligence ha quindi trasmesso l’informazione sull’uomo del Metropol alla Procura di Milano. Dove ora i magistrati hanno il problema tecnico di come farla entrare nel processo: è improbabile che un servizio segreto straniero mandi un agente a Milano a testimoniare pubblicamente in tribunale, come richiede la legge italiana. Ma un rapporto scritto, istituzionale, potrebbe risolvere il problema.
Gli accertamenti su Kharchenko sono stati complicati da uno strano caso di omonimia, che aveva ingannato un quotidiano italiano: un cittadino russo con lo stesso nome è stato accreditato come diplomatico a Roma il 9 luglio 2019, il giorno prima della diffusione dell’audio del Metropol. A trattare con Savoini, però, non era lui: era il rappresentante dei servizi, appunto, che ha lo stesso nome e cognome (per altro non rari), ma data e luogo di nascita diversi.
Anche il terzo uomo del Metropol ha un’identità intrigante. Di lui si sapeva solo che si faceva chiamare Yury. Ora è stato identificato come Yury Burundukov, nato nel 1965 a Tjumenskaj, nella Russia centrale. Nel 2018 lavorava per un milionario russo molto particolare: Konstantin Malofeev, un ex banchiere statale, arricchitosi con la finanza offshore, che è un acceso sostenitore di Putin e del nazionalismo di matrice religiosa. Ha creato una fondazione ultra-ortodossa, intitolata a San Basilio, che si batte contro i gay, l’aborto, il divorzio, la modernità. E ha finanziato tra l’altro il Congresso mondiale delle famiglie: il suo direttore a Mosca, Alexey Komov, era l’ospite d’onore della kermesse integralista organizzata nel marzo 2019 a Verona con vari ministri della Lega.
L’ex banchiere Malofeev
Malofeev è uno degli oligarchi sospettati di eseguire operazioni politiche gradite ai servizi di Putin, che formalmente possono dirsene estranei. In Francia ha procurato a Marine Le Pen prestiti bancari agevolati per 11 milioni di euro. In Bosnia ha sostenuto un referendum secessionista che sembrava anticipare la Brexit. Ora è attivo in Africa.
Il leghista Savoini, pochi mesi prima prima dell’incontro al Metropol, aveva trattato il primo affare petrolifero con la società Avangard Oil & Gas, che fa capo proprio a Malofeev. Esploso il Russiagate, Avangard è stata totalmente cancellata da Internet. Compresa la mail aziendale intestata a Burundukov. La sua identificazione è indiziaria: in mancanza di foto, in teoria non si può escludere che al Metropol ci fosse un suo emissario che usava il nome Yury. Ma Burundukov, come il suo capo Malofeev, emerge comunque in altre trattative d’affari con Savoini.
Queste presenze russe al Metropol gettano una nuova luce sullo straordinario interesse per i servizi segreti dimostrato in questi mesi da Matteo Salvini.
La Lega ha faticato a cedere a Fratelli d’Italia la presidenza del Comitato parlamentare di controllo. E lo stesso leader non ha smentito i rapporti con Marco Mancini, il discusso ex 007 (arrestato due volte nel 2005 per gravi accuse e poi salvato con il segreto di Stato esteso alla corruzione) che si è pre-pensionato dopo le polemiche seguite all’incontro all’autogrill con Matteo Renzi, all’insaputa dei superiori, rivelato da Report.
Dopo tutto questo, ora si scopre che al Metropol c’era almeno un uomo dei servizi russi. E a segnalarlo ai pm di Milano è stata la nostra intelligence, prima che la Lega tornasse al governo con l’appoggio a Mario Draghi
Gianluca Savoini è un fedelissimo del capo della Lega: Matteo Salvini era a Mosca, come ministro dell’Interno, insieme a lui, anche nel giorno della trattativa al Metropol. Benché indagato per corruzione internazionale, il faccendiere leghista filo-Putin continua a incassare soldi pubblici: la Regione Lombardia, guidata da Attilio Fontana, lo ha nominato vicepresidente del Corecom e gli ha garantito ricche consulenze da Ferrovie Nord.
Gli altri due italiani del Metropol, identificati da tempo, erano i consulenti di Savoini: Francesco Vannucci e Gianluca Meranda. Quest’ultimo ha avuto un ruolo importante: avvocato e dirigente della piccola banca d’affari inglese Euro-Ib, è Meranda che ha procurato la «lettera di referenze» dell’Eni, fondamentale per cercare di chiudere l’affare prima con Rosneft e poi, pochi giorni prima dello scoop dell’Espresso, con Gazprom.
Dove Savoini aveva sicuramente trovato entrature importanti, tanto da ricevere soffiate preziose dall’interno del colosso statale russo, come confermano i documenti trovati dall’Espresso e poi acquisiti anche dai magistrati.
Da notare che quella lettera di accredito usata dal faccendiere leghista è stata firmata dallo stesso ex manager dell’Eni a Londra, poi licenziato e denunciato dall’azienda statale, che risulta indagato a Milano per gli affari petroliferi dell’avvocato Piero Amara, il grande corruttore di magistrati, riarrestato in questi giorni.
Che con i suoi sodali aveva rapporti riservati, svelati dalle indagini interne dell’Eni, con ufficiali dei servizi italiani. Quelli deviati, naturalmente.
(da L’Espresso)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA IL PARIOLINO CHE SI E’ FATTO ELEGGERE AL PARLAMENTO EUROPEO CON I VOTI DEL PD E DOPO POCHI GIORNI E’ “SCAPPATO DI CASA” FACENDOSI UN SUO PARTITO (E TENENDO LA POLTRONA)
Carlo Calenda, ospite di Stasera Italia, si è prodotto in un’invettiva contro il Movimento 5 Stelle, i cui esponenti ha chiamato “scappati di casa”
Calenda ha poi rincaratp la dose: “L’unica cosa che penso sia necessaria è cancellarli dalla storia politica italiana, li considero un branco di scappati di casa di proporzioni cosmiche che hanno appestato l’Italia dicendo idiozie ma soprattutto hanno fatto una cosa imperdonabile, hanno preso in giro milioni di italiani raccontando che avrebbero fatto cose che non hanno fatto, aggrappandosi a quelle che loro chiamano ‘le poltrone’ nel modo più spregiudicato del mondo, penso che l’unica cosa che va fatta è annichilirli politicamente”.
Critiche eccessive ma legittime se a farle fosse un campione di corenza, ma non è questo il caso.
Il pariolino Calenda, da sempre vicino agli interessi industriali, parla di scappati di casa a ragion veduta, lui ne è un classico esempio: si è fatto eleggere al Parlamento europeo nelle liste del Pd, salvo poco dopo andarsene per creare un proprio partito.
Restando aggrappato alla poltrona, ovviamente, a cui non ha rinunciato (con relativo stipendio di 12.000 euro al mese).
Personaggio invotabile.
(da agenzie)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
“COSI’ NON CI SONO LE CONDIZIONI PER ANDARE AVANTI”
È finita «malissimo» la giornata di ieri secondo i fedelissimi dell’ex premier, dopo
il passaggio del ciclone Grillo su quel che resta del M5s. Dopo gli ultimatum di ieri del fondatore, Conte ora potrebbe decidere di sfilarsi definitivamente dal progetto di rifondare il Movimento
Le speranze di Giuseppe Conte, così come di buona parte dei big grillini, di ascoltare toni distensivi da parte di Beppe Grillo si sono frantumate sotto i bombardamenti del fondatore del M5s, atterrato ieri al faccia a faccia con i parlamentari grillini come un tifone tropicale.
La giornata che doveva riaprire il dialogo tra il garante e l’aspirante capo politico del Movimento è finita: «Malissimo», dicono i più vicini all’ex premier citati da Il Fatto quotidiano.
Giudizio amaro condiviso dallo stesso Conte, che sempre secondo il giornale diretto da Marco Travaglio ora è a sempre più vicino dal rinunciare, lasciando a Grillo quel che resta del M5s.
Sarebbero rimasti spiazzati tutti i mediatori che, soprattutto negli ultimi giorni, avevano tentato di riconciliare i due, provando fino all’ultimo a farti incontrare. Per poi ottenere solo una telefonata in serata, tutt’altro che pacifica.
Davanti al muro con tanto di filo spinato di Grillo, Conte ha deciso di non rilasciare dichiarazioni pubbliche, perché spiega ancora il Fatto citando l’ex premier in una confidenza ai suoi fedelissimi: «Se dovessi reagire a caldo, non ci sarebbero più le condizioni per andare avanti».
I paletti imposti da Grillo, che non ha nessuna intenzione di passare «per un coglione», ma vuol restare il garante con tutti i poteri enormi che ne derivano secondo l’attuale statuto, lasciano pochissimi margini di manovra nella trattativa.
Per Conte la situazione è paralizzata su una diarchia, due capi che si marcano stretti e di fatto rischiano di non muovere un passo.
Eppure, ricorda Conte come fosse stato proprio Grillo a volergli dare pieni poteri nel Movimento. Era solo febbraio, quando l’unico ostacolo insormontabile sembrava lo scontro con Davide Casaleggio e l’associazione Rousseau. E invece il tifone Grillo ha preso l’ennesima rotta impazzita, travolgendo tutto e tutti e lasciando dietro di sé le macerie di un Movimento che ora rischia concretamente di spaccarsi.
(da Open)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
ALL’OMBRA DELLA MADUNINA SI DISSOLVE LA LEGA
Aveva provato mercoledì sera, a chiudere con diplomazia la questione, il leader della Lega Matteo Salvini (“Entro la settimana ci sarà non solo il sindaco, ma la squadra per Milano”) nell’annunciare la ‘sconvocazione’ del tavolo di coalizione previsto per oggi per discutere delle candidature a sindaco ancora in sospeso – Milano, Bologna e Napoli dove Catello Maresca non ne vuol sapere di correre coi simboli di partito, ma la verità è che nella sua città tutti si sfilano: ultimo in ordine di tempo il candidato che lui stesso aveva individuato, Oscar di Montigny, non solo si è tirato fuori, ma addirittura potrebbe far parte della squadra di Beppe Sala.
Il manager di Banca Mediolanum ha infatti non solo lamentato di non essersi potuto confrontare con i vertici della coalizione ma, nel corso di una trasmissione di Telelombardia, ieri ha addirittura paventato l’idea di poter fare il vice al sindaco uscente in caso di riconferma: “Io credo alle formule miste, bisogna però capire i presupposti: se ci sono una visione condivisa e un obiettivo comune, allora non vedo come non si possa collaborare”.
Da parte sua, Sala sembra apprezzare: “Lo vedevo su posizioni che a volte erano vicino alle mie sul tema della sostenibilità e dell’ambiente, quindi capisco non potesse piacere completamente a una destra più estrema, più dura, più chiusa”.
Chi invece non apprezza per nulla l’idea di un possibile ticket con Maurizio Lupi, che secondo una ricerca della Noto Sondaggi di Antonio Noto potrebbe giocare la partita testa a testa con il sindaco uscente, è Gabriele Albertini (ha messo un vero e proprio veto sul suo nome).
In ogni caso Salvini è sempre orientato a un sindaco ‘civico’ con la formula dell’accoppiata anche per Milano e considera intoccabile Albertini come ‘vice’. Ma il tempo stringe, entro metà settembre bisognerà consegnare le liste e il rischio, se ci si attarda ancora, è quello di partire con una campagna elettorale azzoppata.
Il leader della Lega è l’unico a ostentare ottimismo: dopo aver ribadito di non essere interessato in prima persona alla partita, si dice convinto di essere in grado di “trovare una soluzione di valore in tempi rapidi”.
Ma il resto della coalizione esprime quanto meno scetticismo. FI ha ottenuto la candidatura a governatore in Calabria con Occhiuto e spinge per risolvere la partita a Bologna, dove se la giocano Andrea Cangini e Ilaria Giorgetti nelle file degli azzurri e Fabio Battistini e Roberto Mugavero, sponsorizzati dalla Lega.
Anche FdI non sembra molto interessata al capoluogo lombardo, chiaro in merito Ignazio La Russa: “L’istruttoria su Milano è nelle mani di Salvini, aspettiamo…’’, e assicura che non ci sono problemi per un ticket con Albertini ‘vice’, purché venga indicato un candidato almeno di pari peso.
“Il candidato sindaco – fa notare il senatore di FdI – non può essere meno importante e di minor valore rispetto al suo vice’’.
Dove invece il partito di Giorgia Meloni potrebbe scendere in campo direttamente – e senza gli alleati di coalizione – è a Napoli: a breve potrebbe annunciare la candidatura del suo consigliere comunale Sergio Rastrelli. Anche perché FdI è l’unico partito del centrodestra che ha un peso significativo sul territorio e dunque, rispetto a Lega e FI, avrebbe tutto l’interesse a correre da solo.
(da La Notizia)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
FONDAZIONE GIMBE: LA CAMPAGNA STA FRENANDO, INERZIA SULLA MUTAZIONE INDIANA
“Se al momento attuale tutti i dati dimostrano una bassa circolazione del virus ed
un impatto ospedaliero ormai minimo, non è accettabile una gestione attendista della variante Delta, contro la quale occorre attuare tempestivamente le misure raccomandate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc): potenziare sequenziamento e contact tracing, attuare strategie di screening per chi arriva dall’estero, accelerare la somministrazione della seconda dose negli over 60 e nei fragili”.
Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nell’ultimo report sui dati della pandemia. E i numeri parlano chiaro.
Nel periodo 12 maggio-22 giugno la media nazionale si attesta a quota 101 persone testate al giorno per 100mila abitanti con rilevanti e ingiustificate differenze regionali. In tutto il territorio nazionale si conferma il calo dei nuovi casi settimanali. Inoltre, da 10 settimane sono in costante calo anche i decessi, che nell’ultima settimana si attestano in media a 32 al giorno rispetto ai 59 di quella precedente.
“Da 14 settimane consecutive – dichiara Cartabellotta – si registra una discesa dei nuovi casi settimanali. Se la costante riduzione del rapporto positivi/casi testati conferma una ridotta circolazione del virus, la progressiva diminuzione dell’attività di testing sottostima il numero dei nuovi casi e documenta l’insufficiente tracciamento dei contatti, cruciale in questa fase della pandemia”.
Dunque non è tutto oro quello che luccica. Certo è che “la costante riduzione dei pazienti ospedalizzati – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – ha portato l’occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid al 4% sia in area medica che in terapia intensiva, con tutte le Regioni che registrano valori inferiori al 10% e 4 Regioni senza pazienti Covid ricoverati in area critica”.
Ma contro la variante delta c’è da lavorare sodo. “In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante indiana in Italia – puntualizza Cartabellotta – tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e notevolmente eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato adeguatamente ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano; infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito nonostante sia più avanti sul fronte delle coperture vaccinali”.
Non solo. Nell’ultima settimana sono state somministrate 3.751.029 milioni dosi, per la prima volta in calo rispetto alla settimana precedente (-4,5%) a fronte di oltre 3 milioni di dosi ancora “in frigo”. Il motivo è legato allo stop della somministrazione dei vaccini a vettore virale, AstraZeneca e Johnson&Johnson, agli under 60.
Ma a preoccupare sono le future forniture: al 23 giugno – segnala sempre Gimbe – risultano consegnate 50.320.824 dosi, pari solamente al 66 per cento di quelle previste per il primo semestre 2021.
Mercoledì il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha annunciato per luglio un calo delle consegne di vaccini a mRna messaggero pari al 5% rispetto a giugno.
Le Regioni, di fronte a questi numeri, chiedono con una lettera al generalissimo e al ministro Roberto Speranza auspicano che sia comunicato con certezza “il numero delle consegne per ogni settimana di giugno e di luglio”. Altrimenti saranno costrette a riprogrammare gli appuntamenti.
(da La Notizia)
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Giugno 25th, 2021 Riccardo Fucile
DAL 12 AL 18 GIUGNO LE SOMMINISTRAZIONI SONO SCESE DA 582.000 A 518.000 AL GIORNO
Sulla base delle prove scientifiche disponibili, “la variante Delta è più trasmissibile di altre varianti circolanti e stimiamo che entro la fine di agosto rappresenterà il 90 per cento di tutti i virus Sars-CoV-2 in circolazione nell’Unione europea”. Lo scrive il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in un parere aggiornato sul rischio varianti del Cornavirus.
Ma in Italia come siamo messi? Quello che sappiamo è che si punta tutto sulle vaccinazioni. Il commissario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, col petto in fuori dice che andiamo alla grande, ma numeri alla mano, quelli veri non quelli annunciati dal generalissimo, ci attestiamo attorno alle 400/500 mila somministrazioni al giorno. Ben lontani dall’annuncio di un milione di vaccinazioni quotidiane.
L’obiettivo al ribasso del generale Figliuolo è diventato quindi quello di essere “costanti sulle 500mila” dosi inoculate giornalmente.
Nell’ultima settima (quella dal 12 al 18 giugno) si è registrato però un arretramento. Il numero di dosi iniettate – come si evidenzia dai dati disponibili su Lab24 – è sceso dell’11 per cento rispetto ai 7 giorni precedenti: da una media di 582.055 dosi al giorno si è passati a 518.096.
Il picco si è raggiunto sabato 5 giugno (614.244), il minimo è stato il 13 giugno (domenica) con appena 421.325 inoculazioni. Un calo dovuto in gran parte ad AstraZeneca: il vaccino, arrivato quasi alla soglia dei 10 milioni di somministrazioni complessive da inizio campagna, ha segnato un arretramento del 55 per cento.
(da La Notizia)
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