Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
UNA SCENA VERGOGNOSA: NON SONO BASTATI GLI APPELLI DELL’ALLENATORE SOUTHGATE E DI LINEKER
I fischi dei tifosi inglesi all’inno nazionale Fratelli d’Italia. Un brutto momento andato in onda in diretta TV, a pochi istanti dall’inizio della finale degli Europei a Wembley.
Il canto degli Azzurri e dei circa seimila tifosi presenti allo stadio di Wembley è stato accompagnato dal sottofondo, rumoroso e irrispettoso, dei sibili e dei buuu di una larga parte dei sostenitori d’Oltremanica.
La reazione dei calciatori è stata rabbiosa, hanno urlato le parole delle strofe con maggiore determinazione e hanno tratto forza da quella situazione, caricandosi reciprocamente nonostante il clima di ostilità.
Un episodio che fa il paio con gli sputi sulle bandiere tricolori, calpestate e stracciate, e con il pandemonio scatenato nei pressi dell’albergo dove alloggiavano staff e formazione tricolore.
Non sono bastati gli appelli del commissario tecnico dei Tre Leoni, Gareth Southgate, e nemmeno la presa di posizione molto decisa di Gary Lineker.
L’ex attaccante, oggi opinionista tv, e il ct della selezione avevano definito “maleducato e incivile” quell’atteggiamento che ha fatto capolino anche in altre occasioni durante il torneo.
E così quel motto “it’s coming home” (“sta tornando a casa”) che ha scandito l’avventura e il cammino dell’Inghilterra è entrato nel corredo accessorio delle cose peggiori espresse in queste ultime ore.
Quanto accaduto nell’impianto è solo la punta dell’iceberg rispetto ad altri episodi avvenuti di recente: dagli insulti alla bimba tedesca che piange per la sconfitta della Germania (inquadrata sul maxischermo, divenne oggetto di scherno all’interno di Wembley e sui social) fino all’aggressione subita da parte di una famiglia di tifosi della Danimarca, eliminata in semifinale da un rigore molto discusso assegnato a Sterling.
Scene di ordinaria follia hanno caratterizzato anche tutto il pre-partita a causa dei tafferugli scoppiati all’esterno dello stadio di Londra. Un prologo pessimo per un evento tanto atteso. L’afflusso verso l’impianto è stato turbolento, funestato anche dagli scontri con le forze dell’ordine. Non solo futili motivi ma anche il tentativo di sfondare il cordone di sicurezza e avere accesso alle gradinate nonostante molti di loro fossero senza biglietto.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
CON LA LORO ARROGANZA, GLI INGLESI STANNO SUI COGLIONI A TUTTI
Lo spicchio dei tifosi azzurri a Wembley era tappezzato dai tricolori. L’unica
eccezione erano due vessilli scozzesi con un messaggio filo-italiano. Su una bandiera c’era scritto “We’re here for the Italian job” e sull’altra “We’ll soon be back”, un riferimento al ritorno nell’Unione europea, che resta il grande sogno e l’obiettivo dichiarato dei paladini dell’indipendenza da Londra.
I tifosi azzurri in netta minoranza a Wembley hanno potuto contare sul supporto degli scozzesi – diventati italiani per una notte – che hanno “gufato” contro gli arci-rivali inglesi e festeggiato la vittoria della squadra di Mancini.
Stamattina il quotidiano scozzese e filo-indipendentista The National ha pubblicato una foto a mezza pagina dei giocatori azzurri che abbracciano l’eroe di giornata, Gianluigi Donnarumma, accompagnata dal seguente titolo: “It’s Coming Rome”.
Qualche giorno fa il quotidiano aveva messo in prima pagina una foto di Mancini in versione Braveheart che aveva fatto il giro del mondo. Anche il giornale The Scotsman, che pure è filo-conservatore e poco favorevole all’indipendenza, ha festeggiato la vittoria dell’Italia: “Forza Azzurri: l’Italia spezza i cuori inglesi nel finale a Wembley”. Se le prime pagine dei giornali inglesi hanno tutte messo in risalto l’ennesima delusione dei Three Lions, quasi ignorando il fatto che l’Italia avesse vinto, le edizioni scozzesi hanno celebrato degnamente l’impresa della squadra di Mancini.
Questo rispecchia lo spirito dei tifosi scozzesi venuti a Wembley, tra gli unici a stringere le mani e a dare una pacca sulla spalla ai sostenitori azzurri nel concitato pre-partita.
Anche nei pub e nelle strade di Edimburgo questo era l’umore. Hamish Husband, il portavoce della Association of Tartan Army Clubs (ATAC), l’organo che raggruppa oltre cento sezioni dei tifosi scozzesi, ci risponde al telefono in mattinata dicendo: “Se avvicino il cellulare alla finestra riesci a sentire i tifosi scozzesi che esultano”. Il messaggio è chiaro. “Magari alcuni scozzesi che non seguono il calcio hanno sostenuto l’Inghilterra – spiega Husband all’HuffPost – ma i veri appassionati tifano per chiunque gioca contro i Three Lions”. E il tifoso aggiunge: “Non puoi chiedermi di tifare per l’Inghilterra – sarebbe come chiedere a un tifoso della Roma di sostenere la Lazio in finale di Champions League”.
Il “nazionalismo calcistico” degli scozzesi non è solo un effetto collaterale delle tensioni tra Londra e Edimburgo su un possibile secondo referendum sull’indipendenza.
Sia gli indipendentisti che gli unionisti tifano contro l’Inghilterra; l’unica eccezione sono i tifosi di Rangers, la squadra protestante di Glasgow, che sono più filo-inglesi. Ma le radici della rivalità calcistica tra Inghilterra e Scozia vanno oltre il dibattito sull’indipendenza.
Quest’ostilità è tra le più antiche nella storia del calcio; le due nazionali si sono affrontate per la prima volta nel 1872, in quello che è stato il primo incontro internazionale di sempre.
I sostenitori dei Three Lions ricambiano questo sentimento ostile, seppur in misura minore rispetto agli scozzesi. Uno dei cori più popolari tra i tifosi inglesi nel pre-partita di Wembley era “la Scozia viene massacrata ovunque va”.
I tifosi scozzesi sono decisamente i più anti inglesi ma non sono gli unici ad avere festeggiato per la vittoria dell’Italia. Anche nelle strade di Cardiff ci sono state delle scene di festa, con i gallesi che hanno intonato cori a sostegno dell’Italia.
Il tifoso italiano Dario Palermi, che si trovava in un pub di Cardiff, ha raccontato al sito WalesOnline: “Amo l’Italia, è il mio paese, ma mi sento a casa a Cardiff…Mi sembra che tifiamo tutti per l’Italia qui”.
Nei giorni scorsi la giornalista gallese Laura Kemp si era lamentata “dell’arroganza e della presunzione” dell’Inghilterra e si era rivolta ai “secoli di oppressione” patiti dai cittadini del Galles. Tuttavia, la giornalista aveva aggiunto che la nazionale giovane e politicamente impegnata di Southgate non ha nulla a che spartire con la vecchia Inghilterra, ed è più apprezzata anche dai rivali.
Anche i tifosi irlandesi non la pensano tutti allo stesso modo. I giornali di Dublino raccontano che i pub irlandesi erano divisi tra Italia e Inghilterra, come dimostra un sondaggio sul sito del quotidiano irlandese Independent.
“Ammiro la squadra dell’Inghilterra ma gran parte dei sostenitori sono dei razzisti e xenofobi, aizzati dai tabloid e dagli idioti a Downing Street”, scrive Bernard Culligan. Ma altri utenti sono più ben disposti verso i cugini inglesi. L’irlandese Aisling Wall di Waterford dice: “Gli inglesi sono i nostri vicini….parlare più di pace e di conciliazione potrebbe essere un modo per ridurre la violenza nell’Irlanda del Nord”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
INDICE DI POCA SPORTIVITA’ IN MONDOVISIONE… IN ITALIA NESSUNO SI PERMETTEREBBE DI FISCHIARE L’INNO INGLESE, SOLO DEI CIALTRONI MANCANO DI RISPETTO A UN POPOLO
Non è piaciuta neanche ai britannici quell’immagine che sancisce il definitivo addio al fair play in una partita che ha visto anche arrivare dagli spalti continui fischi.
Anche durante l’inno dell’Italia.
Del resto la premiazione della nostra Nazionale è avvenuta a stadio quasi vuoto, con i 58mila supporter inglesi che l’hanno abbandonato, come ha sottolineato anche Bonucci. L’unico a tenere la medaglia è stato Henderson:
Il ct dell’Inghilterra Gareth Southgate si è assunto la piena responsabilità del fallimento dal dischetto contro l’Italia che si è aggiudicata per 4-3 Euro 2020 a Wembley. Dopo un pareggio per 1-1 dopo 120 minuti – Leonardo Bonucci ha annullato il vantaggio di Luke Shaw al secondo minuto – è stato un risultato pessimo dal dischetto per i Tre Leoni, con Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka che hanno sbagliato tutti dal dischetto, con Jordan Pickford che ha parato due rigori italiani.
“Ci siamo preparati nel miglior modo possibile e questa è la mia responsabilità, ho scelto i ragazzi per calciare i penalty”, ha detto Southgate a ITV. “Nessuno è da solo in quella situazione. Abbiamo deciso di fare le modifiche proprio alla fine della partita e vincere e perdere insieme come squadra”.
Sulla scelta di Saka per calciare il quinto rigore e anche sulle sostituzioni molto tardive per avere più tiratori freschi Southgate ha aggiunto: “Questa è la mia decisione di affidargli quel rigore, quindi è totalmente mia la responsabilità: non è lui, Marcus o Jadon. Ci abbiamo lavorato in allenamento e questo è l’ordine a cui siamo arrivati. E’ sempre il rischio che corri, ma loro sono stati di gran lunga i migliori e per mettere tutti quei giocatori in attacco devi farlo tardi. E’ stata una scommessa, ma se avessimo giocato prima questa carta avremmo potuto perdere la partita ai supplementari in qualche modo”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
TRE RAGAZZI DI 21, 23 E 19 ANNI HANNO FALLITO DAL DISCHETTO MA DOVE ERANO I “SENATORI” CHE SI SONO TIRATI INDIETRO? UN NOME NOTO SI E’ ADDIRITTURA RIFIUTATO: CONIGLI, NON LEONI
Euro2020 è stato legato dalla prima gara alla battaglia indissolubile al razzismo, la
bestia culturale che si insinua nella società e purtroppo non rispetta nessun confine.
Ieri la finale si è aperta con i ventidue giocatori titolari piegati su un ginocchio. Gli applausi di Wembley al gesto iconico che ricorda il Black lives matter. Un bellissimo momento di sport, un bellissimo momento di civiltà sul terreno di gioco e in diretta mondiale. Poi la gara. Già al momento degli inni nazionali i tifosi britannici avevano fischiato il Canto degli Italiani, il nostro Fratelli d’Italia.
La partita poi è andata come è andata, il tabellino è già storia. Shaw al secondo minuto, Bonucci nella ripresa e poi i tre errori dal dischetto per la nazionale dei tre leoni. Gli inglesi piangono la coppa a Wembley, di cera la faccia che Henry Kane riserva alle telecamere.
La disperazione sul volto di Saka, autore dell’ultimo errore dal dischetto. Questo europeo aveva però seminato dei messaggi lungo la strada. Lukaku che spiega come non sia un gesto da assecondare il blm, ma da sentire.
Luis Enrique che con aria frizzante si presenta nel post partita dicendo che lui non vuole vedere più gente piangere in un campo da calcio dopo le sconfitte, “è un gioco e dobbiamo divertirci”. Il tecnico spagnolo si era congedato con queste parole dopo il quinto rigore calciato da Jorginho che ci aveva portato in finale. Messaggio ben accolto da Mancini il quale, sia pur con parole diverse, lo aveva sottolineato nelle ore che avevano preceduto la finalissima.
Alcuni tra i sudditi della regina non sembrano però aver recepito il messaggio di sportività che la competizione, e la loro nazionale a Wembley, hanno provato a lanciare.
Sul dischetto gli errori inglesi li hanno commessi Sancho, Rashford e Saka, appunto. Tre giocatori che hanno in comune una qualità innata, e il colore della pelle. Tutti di colore.
Dettaglio, perchè di questo si parla, che alcuni “tifosi” inglesi non hanno potuto non considerare. La gogna mediatica ha colpito i tre ragazzi di 19, 23 e 21 anni. Su Twitter qualcuno ha scritto a Saka, il più giovane dei tre, insulti razzisti del tipo “Esci dal mio paese”, o “Tornatene in Nigeria”. Non è andata meglio agli due, destinatari di offese sotto forma di emoji con la scimmietta.
La FA, federazione inglese, ha subito parlato in difesa dei suoi calciatori. Sottolineando l’eccellente campionato messo in scena dalla squadra. “Questa nazionale inglese merita di essere lodata come eroina, non di essere oggetto di insulti razziali sui social media. I responsabili di questi orribili insulti dovrebbero vergognarsi”.
Così su twitter il premier britannico Boris Johnson ha espresso solidarietà nei confronti dei giocatori inglesi di colore insultati per aver sbagliato i rigori.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
OLTRE AGLI UNDICI IN CAMPO, DECISIVO UN GRAN COMMISSARIO TECNICO
Continueremo a parlare del capolavoro di Roberto Mancini: ha preso una nazionale italiana non qualificata ai mondiali, e l’ha portata ad essere campione d’Eruopa.
E’ stato l’europeo del nostro commissario tecnico. Agli allenatori sono spesso riconosciuti meriti ambivalenti.
Qualche volta sono responsabili di tutti i mali che riguardano gli undici in campo, altre volte sono l’unica ragione per cui una squadra vince.
Mancini ha avuto l’importanza dal primo giorno di essere a metà del guado. Uomo equilibrato ed appassionato, tecnico esperto e vincente. Il suo merito è stato quello di destinare interamente la sua idea di calcio a quelle che erano le caratteristiche della nazionale, e non viceversa costringere la nazionale ad adattarsi alle sue idee di calcio. E’ nata così la più bella Italia di questo decennio. E forse, perchè no, di questo millennio.
Il grande merito di Mancini è stato quello di costruire un gruppo solido, abituato a giocare un calcio moderno che ha reso oltre le aspettative perché capace di valorizzare il collettivo.
Non abbiamo ne Vieri ne Pirlo, dietro la punta non ci sono Totti o Del Piero. Però ci sono i ragazzi azzurri. Molti di loro non sono affermati campioni come quelli del 2006 o del 2002, ma sono il futuro.
E sono quei giocatori che ad ottenere quel blasone possono ambire. Rileggendo la formazione ad inizio europeo, non avremmo davvero scommesso molto su nessuno dei giocatori in campo.
Donnarumma è arrivato a questo Europeo come uno dei portieri più forti del torneo ma senza contratto e con le solite voci sul suo futuro che lo accompagnano da sempre. Toloi è stato naturalizzato pochi mesi fa. Immobile non è stato autore della sua miglior stagione. E come loro altri sono ottimi calciatori, ma nessun campione.
Il capolavoro di Roberto Mancini, l’uomo che ha restituito la Nazionale agli italiani: mai un 4-3-3 così bello
Ecco allora il capolavoro del Mancio. Un 4-3-3 che in nazionale non si era mai visto così bello. Costruito intorno ad una difesa solida, la batteria dei centrali ad esclusione di Bastoni è la stessa che non si era qualificata contro la Svezia.
I terzini lavoratori, a cui è stato aggiunto il brio di un Leonardo Spinazzola indomabile finchè il tendine d’Achille non lo ha tradito.
A centrocampo c’è la fotografia del risorgimento calcistico italiano: una squadra che tiene in panchina Locatelli nonostante in Italia siano rimasti Pellegrini e Sensi.
In campo ci sono sempre Verratti, Barella e Jorginho, prima della finale candidato di prepotenza al pallone d’oro. In attacco il commissario tecnico non ha finalizzatori dai grandi numeri?
Ecco allora che i numeri si costruiscono insieme: Insigne, Immobile, Berardi, Chiesa, Belotti e Bernardeschi, ci sono loro. A chi chiede compulsivamente quale sia il nostro top player, noi abbiamo già risposto: guardate in panchina, è quello in piedi che da indicazioni.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
I GEMELLI DEL GOL HANNO RISCATTATO INSIEME LA SCONFITTA DELLA GRANDE SAMPDORIA DI MANTOVANI NELLA FINALE DI COPPA DEI CAMPIONI
E la mente, di colpo, questa notte è tornata lì, dove tutto era cominciato. O, meglio,
dove tutto, per Roberto Mancini e Gianluca Vialli, sembrava finito.
Wembley, 20 maggio 1992. Finalissima di quella che all’epoca si chiamava ancora Coppa dei Campioni. L’ultima partita della “coppia più bella del mondo” insieme con quella maglia, quella blucerchiata, la stessa con cui per quasi un decennio hanno dato vita a una delle parabole sportive e umane più indimenticabili della storia del calcio italiano ed europeo.
A Genova esistono solo due modi per ricordarla: la Samp di Vialli e Mancini o, in alternativa, la “Samp dello Scudetto”.
E chissà come la chiameremmo oggi se non fosse stato per il piede sinistro di quell’uomo in arancione di nome Ronald Koeman, il “cattivo” perfetto che, al minuto 112 di un match infinito, ha scaricato alle spalle di Gianluca Pagliuca il gol che ha deciso la finale e ha messo i titoli di coda su quell’irripetibile esperienza mistica, quasi religiosa.
Allora ognuno dei 20.000 sampdoriani presenti nella curva opposta – tra cui il sottoscritto – aveva capito che nulla sarebbe più tornato come prima.
Gianluca Vialli era già stato promesso alla Juventus, i gemelli del gol separati per sempre, e con loro anche la folle idea che quello che era appena successo in Italia – Davide che batte Golia, la classe operaia che va in Paradiso – potesse ripetersi anche in Europa.
Wembley, in fondo, il vecchio Wembley, quello con il fondocampo in terra battuta che assomigliava più a una pista di dressage per i bobby inglesi a cavallo, sembrava un buon posto e un buon nome per mettere le parola fine alle favole, anche se i buoni si erano dimenticati le battute del copione.
Ogni tanto ancora, a distanza di 29 anni, la vedo rotolare quella palla che Gianluca Vialli ha appena colpito con l’interno destro e che sfila con lentezza cinematografica a lato alla destra di Zubizarreta, nell’illusoria convinzione che la sua storia, la mia storia, quella di tutti noi, fosse cambiata per sempre per questione di centimetri.
Ma il calcio è la cosa più seria tra le vicende umane frivole e concede sempre una seconda occasione, ma non ti dà l’appuntamento né ti dice come vestirti.
In questo caso, a Luca Vialli e Roberto Mancini, ha lasciato solo un indirizzo: Royal Route, Wembley Park, per tutti semplicemente Wembley. Lo stesso di quel 20 maggio 1992, solo che nel frattempo lo hanno buttato giù e ricostruito da zero, senza scalfire un grammo della sua leggenda.
E loro questa notte si sono fatti trovare pronti, con trent’anni di più e qualche capello in meno e due nuove vesti drammaticamente più difficili da portare, quelle di commissario tecnico il secondo e di capo delegazione della Nazionale il primo, entrambi inchiodati in un luogo che in vent’anni di carriera non hanno visto mai: la panchina.
Il trionfo di ieri sera non è una rivincita, non può esserlo. È qualcosa di più.
È una ferita che si ricuce, un cerchio che si chiude, una nuova storia che ricomincia da dove tutto sembrava finito.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
MATTARELLA E I FESTEGGIAMENTI SULL’AEREO
L’equipaggio dell’aereo presidenziale lo accoglie con una bandiera italiana e gli applausi. Poi il ringraziamento: “Ha portato fortuna signor presidente, grazie!”. E Mattarella, con umiltà, si schernisce: “Tutti quanti insieme abbiamo portato fortuna”. Una bella scena, con un solo piccolo rimpianto, quello di non aver visto gli Azzurri sull’aereo insieme a Mattarella così come accadde con Pertini nel Mundial ’82.
Quanto sarebbe stata speciale una foto del pesidente della Repubblica insieme a Mancini, magari giocando a carte come allora? E poco prima era diventata virale anche l’immagine di Mattarella che esultava per il goal di Bonucci:
“Grazie, Presidente”, “Che signore, che stile!”, “Mattarella, ti si vuole bene”. Il popolo del web si ‘è inchinato’ a Sergio Mattarella.
Il video che mostra l’esultanza composta del presidente della Repubblica per il gol del pareggio dell’Italia durante la finale degli Europei a Wembley contro l’Inghilterra ha fatto il giro del web, e gli internauti hanno riempito Twitter di commenti entusiasti e di approvazione per l’eleganza entusiasta con la quale Mattarella esprime la gioia al momento del gol.
“Sembra un hooligan in giacca e cravatta”, scherza un fan. Ha chiaramente detto ‘Daje’!”, scrive qualcuno. “Mattarella esulta come Pertini”, chiosa un altro.
Subito dopo la partita il il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato a caldo a Wembley la vittoria della Nazionale ai campionati europei di calcio con queste parole: “Grande riconoscenza a Roberto Mancini e ai nostri giocatori: hanno ben rappresentato l’Italia e hanno reso onore allo sport”, mentre da Palazzo Chigi il messaggio dopo la vittoria è stato: “Gli italiani celebrano il successo della nazionale ai campionati europei di calcio. Gli azzurri, guidati dal commissario tecnico Roberto Mancini, hanno mostrato insieme a grandi individualità un gioco e uno spirito di squadra straordinari. Il trofeo torna in Italia dopo più di 50 anni. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, riceverà nella giornata di lunedì la squadra e lo staff tecnico a Palazzo Chigi per ringraziarli a nome di tutto il Governo”
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PICCO DI 21 MILIONI CON IL 90% DI SHARE DURANTE I RIGORI
Incollati alla tv per lottare con gli azzurri e accompagnarli, fino all’emozione
dell’ultimo rigore, sul tetto d’Europa: sono stati quasi 20 milioni 604 mila, pari all′83.6% di share, gli italiani che hanno seguito ieri sera su Rai1 e Sky il match della Nazionale di Roberto Mancini contro l’Inghilterra nella bolgia di Wembley.
Numeri da capogiro per la finale degli Europei che ha raggiunto il picco con i calci di rigore, seguiti complessivamente da una media di 21 milioni 131 mila appassionati con uno share che ha sfiorato il 90% (89.71%).
A certificare il trionfo di capitan Chiellini & co anche sul piccolo schermo sono i dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi.
In dettaglio, su Rai1 la partita ha raccolto una media di 18 milioni 172mila telespettatori pari al 73,7%; i tempi supplementari sono stati seguiti da 18 milioni 459 mila spettatori con il 76%, i rigori da 18 milioni 549 mila con il 78,7%.
Su Sky Italia-Inghilterra ha raccolto 2 milioni 432 mila spettatori con il 9.9%. Altissima la permanenza, con l′89.71%: gli italiani sono rimasti inchiodati lì, in attesa del fischio finale.
Gli azzurri uniscono il Paese: gli uomini davanti alla tv ieri sera erano 10 milioni 126 mila (87.40%), le donne 9 milioni 83 mila (78.29%). Boom tra i giovanissimi, con il 92.05% sugli 11-14 enni e con il 90.54% sul target 6-7 anni, ma lo share è sopra l′80% su tutte le fasce di pubblico, fatta eccezione per gli over 70.
Molto alta la percentuale sul pubblico dei laureati (87.76%), poi gli spettatori con titolo di studio di media superiore (83.67%).
Tutta l’Italia ha palpitato con gli uomini di Mancini: a livello regionale, le percentuali si aggirano o superano l′80% con poche eccezioni (74.24% in Trentino Alto Adige, 75.93% in Valle d’Aosta). Anche considerando le attività svolte, lo share supera sempre l′80% tranne che fra i pensionati (77.48%).
Superiori alla media – segnala ancora lo studio Frasi – i dati di audience tra coloro che hanno gioito per l’impresa azzurra su schermi di ultima generazione: 88.89% tra i possessori di smart tv e 89.86% tra coloro che hanno televisori da 45 pollici in su. Boom anche per le interazioni social dedicate ad Italia-Inghilterra: in base alle rilevazioni di Talkwalker, sono state 15 milioni 639 mila quelle legate a Rai1 e 15 milioni 274 mila per Sky Sport.
(da agenzie)
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