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CALANO LE PRENOTAZIONI PER LE VACANZE, ORA LA VARIANTE DELTA SPAVENTA

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

GLI OPERATORI TURISTICI: “SARA’ UN’ESTATE LAST MINUTE, SI DECIDE ALL’ULTIMO IN BASE ALLA SITUAZIONE”

La variante Delta spaventa gli italiani: crollano le prenotazioni per le vacanze dopo l’avvertimento della Farnesina sui viaggi all’estero e di fronte al rischio di una nuova stretta per frenare l’impennata dei contagi nel nostro Paese.
Secondo le stime della Fiavet, la Federazione italiana associazioni imprese viaggio e turismo, nell’ultima settimana si è registrato un calo del 50% delle richieste di prenotazione sia per l’estero che per l’Italia.
Il numero degli italiani che avevano deciso di fare le vacanze oltre confine era già esiguo, rispetto al periodo pre-pandemia: si tratta, sempre secondo i dati della Federazione, del 15% delle prenotazioni.
Ma ora si è innescata una brusca frenata delle richieste, accompagnata da un’ondata di cancellazioni, sia per le mete interne che per quelle al di fuori dei confini nazionali. “L’avviso diramato dalla Farnesina sui rischi dei viaggi all’estero ha ingenerato subito grande preoccupazione e ha provocato un forte rallentamento nelle richieste questa settimana”, spiega all’AGI Ivana Jelinic, presidente nazionale Fiavet.
“Tenendo conto che in questi giorni gli italiani stanno decidendo la partenza delle prossime 3-4 settimane – dice Jelinic – già abbiamo visto negli ultimi giorni un crollo della domanda e le persone hanno deciso di non confermare e di aspettare. Stiamo parlando, rispetto alla settimana precedente, quindi fino a lunedì 12 luglio, già di un 50% di richieste in meno di prenotazioni sia per l’Italia che per l’estero. Questo coadiuvato da un insorgere di domande di annullamento perché qualcuno, colto dai timori, ha preferito addirittura cancellare, e si tratta di cancellazioni anche per le settimane centrali di agosto”.
Secondo il presidente Fiavet, “l’elemento che inizia a preoccupare e che desta grande preoccupazione sono proprio le cancellazioni: da un lato per via di quello che sta succedendo all’estero, dall’altro perché le ipotesi di far diventare alcune Regioni gialle e il fatto che si stia alzando l’allerta sta spaventando le persone che preferiscono rinunciare alle vacanze”.
“Questa si conferma essere un’estate last minute, in cui in base alla situazione si decide. Per chi non è già partito e non ha una partenza imminente nei prossimi giorni – osserva Jelinic – questo è il momento di decidere. Non ci sono più le prenotazioni anticipate come succedeva in passato, ci si riduce all’ultimo minuto”.
(da Huffingtonpost)

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RENZI VUOLE ABOLIRE IL REDDITO DI CITTADINANZA MENTRE E’ IN VACANZA SULLO YACHT

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI PERSONE RISCHIANO IL VENIR MENO DEL MINIMO SOSTENTAMENTO

E così mentre migliaia di lavoratori ricevono mail e WhatsApp a raffica che annunciano il licenziamento, Italia Viva dichiara guerra al Reddito di cittadinanza che ha salvato migliaia di famiglie dalla crisi.
E lui, Matteo Renzi, che fa? Scorrazza per il Mediterraneo per un tour tra le isole di Ischia, Capri e Ponza.
VELE SPIEGATE
Verso le prime due aveva già fatto rotta un mese fa a bordo del lussuosissimo yacht privato Camilla. Ora ha ripreso a solcare i mari con la prua puntata verso la splendida isola laziale di Ponza. Si vede che la famiglia Renzi ha un debole per le vacanze belle e costose ed ognuno i suoi soldi li spende come vuole. Ci mancherebbe.
Ma almeno eviti la lagna sulla povertà e sui meno fortunati, guarnita, si badi bene, sempre con riferimenti cristiani e cattolici, che esaltano i valori spirituali.
Tanto ormai si è capito bene che tipo di politico è Renzi: uno che predica bene, ma razzola (molto) male.
E quando si definisce di sinistra ci sarebbe da ridere non ci avesse già fatto piangere abbastanza. Il Renzi di sinistra, del resto, è lo stesso che da premier smantellò l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo che per decenni la destra e Confindustria ci avevano provato senza successo.
Lui è stato la quinta colonna della destra economica in Italia dopo che si è abilmente riuscito ad insinuare nei gangli vitali del Pd
E peccato che Gennaro Migliore, ex Pantera studentesca, ex Rifondazione comunista, ex bertinottiano di ferro non abbia la decenza di spendere una parola sul suo trasformismo.
Che ci sta a fare lui ex comunista in un partito il cui leader ha abolito il principale baluardo dei lavoratori?
E che ci sta a fare in Italia Viva l’ex ministra Teresa Bellanova, ex sindacalista dei braccianti di pomodori pugliesi? Materiale per libri di sociologia della politica o forse solo di psicologia o sull’opportunismo.
Ma torniamo a Matteo dell’Arno e alla sua vacanzona sul mega-yacht. Mentre i sondaggi sul suo operato e il suo micropartito continuano una irrefrenabile discesa lui, come diceva un romagnolo famoso, “se ne frega” e si diverte alla faccia dei poveri e del Covid.
Che poi, ci sarebbe anche da fare un discorsetto sui guadagni di un uomo delle istituzioni, qual è il senatore Renzi, tra i quali compaiono pure quelli all’estero per le sue conferenze che inneggiano al presunto Rinascimento arabo.
GIROVITA EXTRALARG
E così godiamoci le foto di Renzi che si spanza allegramente (e goffamente) tra le calde acque pontine. Certo, sui social ci sono stati diversi commenti sulla sua forma non proprio smagliante che ci consegna un quadretto familiare da cinepanettone, nonostante la stagione. Come nei film di Vanzina che hanno raccontato con ironia l’esibizionismo (e la volgarità) dei nuovi ricchi regalandoci uno spaccato storico di cosa era e cosa sia ancora l’Italia
Una domanda, però, sorge spontanea. Ma lui, sì il Matteo ex premier, non ce la fa proprio a fare una vacanza normale da italiano medio?
Perché vuole lasciare l’idea all’opinione pubblica che lui stesso e la sua famiglia siano dei privilegiati che se la spassano mentre gli italiani pagano ancora il conto della pandemia? Certo a tutti piacerebbe noleggiare uno yacht per evitare assembramenti e relativi pericoli di contagi, ma purtroppo quegli stessi italiani dei quali il leader di Italia Viva si riempie la bocca, i soldi per farlo non ce l’hanno.
E allora dia il buon esempio. Voleva abolire il Senato da cui ora percepisce un lauto stipendio, ma ha fallito. Prenda spunto dal sindaco santo di Firenze, quel Giorgio La Pira su cui fece la sua tesi di laurea. Ecco, che ne penserebbe La Pira di questo suo supposto epigono, che tra una crisi mistica e l’altra, solca il mediterraneo in yacht costosissimi e ci favella di Cristo e di Sinistra, pur essendo anni luce distante da tutti e due, almeno a livello di insegnamento?
Per chiedere l’abolizione del Reddito di cittadinanza occorre essere immacolati, fornire un esempio, essere una guida per gli altri.
Parlare di diritti dei meno fortunati, di povertà e degli ultimi dal ponte di uno yacht extralusso non è proprio il massimo. Bisognerebbe essere più coerenti o, almeno, fingere di esserlo. Come facevano i suoi avi democristiani.
Altrimenti si goda le sue vacanze da nababbo. Ma almeno lasci stare i poveri.
(da La Notizia)

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“MELONI DOVRA’ MODERARE LE SUE PRETESE”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

INTERVISTA A ROBERTO D’ALIMONTE: “FINO A CHE I SISTEMI ELETTORALI SONO QUESTI IL CENTRO DESTRA RESTERA’ UNITO”

“Meloni dovrà moderare le sue pretese. Non può pretendere di lucrare la rendita di opposizione e beneficiare contemporaneamente dei dividendi del Governo”.
Roberto D’Alimonte, politologo e docente di Sistema politico italiano alla Luiss di Roma, non vede rischi per l’unità elettorale del centrodestra dopo lo “sgambetto” leghista e forzista a FdI sulla Rai. Neppure però prevede grosse compensazioni per l’unica forza di centrodestra rimasta fuori dall’esecutivo di unità nazionale: “FdI ha fatto una scelta che, finora, si sta rivelando elettoralmente proficua, sul resto dovrà rassegnarsi”.
Professor D’Alimonte, il braccio di ferro sul Copasir prima e l’esito del voto sui consiglieri Rai adesso, segnalano un problema: la formula del centrodestra di governo e di opposizione insieme ha smesso di funzionare?
È una formula che è già stata usata, prima di Draghi, con il Governo Conte 1, quando all’opposizione con FdI c’era anche Forza Italia. E non ha affossato l’idea della coalizione di centrodestra. La realtà è che finché i sistemi elettorali per i Comuni, le Regioni e il Parlamento incentiveranno la formazione di coalizioni prima del voto, la formula “unità del centrodestra” non andrà in pensione. Nonostante le contingenze, alle urne i tre partiti marceranno uniti.
FdI però minaccia di presentare propri candidati a Napoli e in Calabria, indebolendo Maresca e Occhiuto…
Non ci credo, perché poi i leghisti non voterebbero Michetti a Roma. E allora sì che si scatenerebbe la dissoluzione del centrodestra. Ma perché dovrebbero farlo quando, in tutti i sondaggi, hanno la vittoria alle elezioni nazionali a portata di mano? Perché Meloni dovrebbe auto-sabotare la prospettiva di diventare, se non premier, ministra? No, queste baruffe in stile goldoniano verranno superate.
Meloni guadagna consensi, ma politicamente non tocca palla, perché Lega e FI sono nella stanza dei bottoni e lei no. Significa che sta perdendo la sua scommessa?
Significa che la leader di FdI dovrà moderare le sue pretese. Gli anglosassoni dicono: you can’t have the cake and eat it too, non puoi avere la torta e anche mangiarla. Equivale al nostro: non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. Meloni non può pretendere di lucrare la rendita di opposizione e beneficiare contemporaneamente dei dividendi del governo. Troppa grazia Sant’Antonio.
Però può chiedere la presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai, che spetta proprio all’opposizione. Sulla grammatica istituzionale qualche ragione ce l’ha.
Certo, gli alleati potrebbero fare un beau geste. Ma in politica succede di rado: più facile che non si facciano sconti. Meloni ha fatto una scelta che, finora, si sta rivelando elettoralmente proficua, sul resto dovrà rassegnarsi.
Salvini si sarà convinto che anche per lui è meglio votare nel 2023? Continuando a dare le carte nella coalizione e sperando in sondaggi migliori?
Su questa ipotesi sono meno granitico. Oggi il centrodestra, grazie anche alle turbolenze nel M5S, ha il successo elettorale a portata di mano. Credo che lo schema di Salvini resti quello di mandare Draghi al Quirinale per votare subito, e con il vento a favore ci proverà. Poi certo, il fatto che chi ha un voto un più farà il premier può indurlo a riflettere. Diciamo che ci sono due venti contrastanti: uno a favore del centrodestra che lo induce a votare, uno a favore della Meloni che lo induce ad aspettare.
La dinamica di avvicinamento tra Lega e Forza Italia, che sia verso la federazione o il partito unico, sarà a spese di FdI?
Al partito unico non credo affatto. Ma se Lega e Forza Italia danno vita a un “polo europeista” all’interno della coalizione di centrodestra sarà nell’ottica di favorire l’approdo di Salvini a Palazzo Chigi.
(da Huffingtonpost)

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LO SCONTRO TRA LA RUSSA E RONZULLI PER I “POSTI IN PRIMA FILA”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

SONO VOLATE PAROLE E GESTI FORTI

Prima la discussione verbale, poi l’urlo mentre sul palco si parlava del centrodestra unito per la corsa a Palazzo Marino.
Quel “non me fotte un cazzo” è stato gridato da Ignazio La Russa durante l’evento di presentazione del candidato sindaco di Milano (per il centrodestra) Luca Bernardo. Il senatore di Fratelli d’Italia ha protestato (in favore di telecamera) per via dei posti riservati in prima fila: nessun rappresentante del suo partito, vista l’assenza di Giorgia Meloni, era seduto sotto al palchetto allestito.
E così lo scontro La Russa-Ronzulli (senatrice di Forza Italia) è il simbolo di una coalizione sempre più divisa
“Quattro di Forza Italia in prima fila, questa mania di esibirsi non ci piace”, ha tuonato a margine dell’evento Ignazio La Russa.
Ma cosa è successo? La senatrice di Forza Italia, Licia Ronzulli, vista l’assenza di Giorgia Meloni aveva deciso di sostituire il foglio che riservava il posto in prima fila alla leader di FdI per metterne uno con su scritto “Lega”.
Questo gesto non è piaciuto al suo collega a Palazzo Madama che ha prima rimesso il foglio al suo posto, poi ha alzato la voce prima di prendere tra le sue mani quel pezzo di carta stracciandolo
Ma la genesi di questo ennesimo scontro nel centrodestra è molto più profonda e va ben oltre i posti in prima fila durante l’evento di presentazione del candidato scelto per la corsa a sindaco di Milano. All’incontro – che ha visto anche la partecipazione e gli interventi di Matteo Salvini e Antonio Tajani – era prevista anche la presenza di Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia, però, è in aperta polemica con gli alleati. Oltre ai battibecchi del recente passato, infatti, le tensioni all’interno della coalizione di centrodestra nascono anche per il caso delle nomine Rai.
Ed è questo il motivo dell’assenza di Giorgia Meloni oggi a Milano. Il tutto è stato confermato sia dallo stesso Ignazio La Russa (con un “dico, non dico” che dice tutto) e dall’altra senatrice di Fratelli d’Italia presente all’evento milanese: Daniele Santanché. E, anche se Salvini minimizza, il centrodestra è tutto tranne che è unito. E lo sfogo La Russa-Ronzulli ne è la conferma.
(da NextQuotidiano)

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SALA: “SALVINI CHE DICE CHE SI VACCINERA’ AD AGOSTO CI PRENDE PER STUPIDI?”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

SE NON SI PRENOTA NON SI PUO’ OTTENERE UNA DATA

Oggi il sindaco di Milano Beppe Sala parla del candidato del centrodestra Luca Bernardo. Ma si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa su Salvini.
“Salvini che dice che si vaccinerà ad agosto ci prende per stupidi?”
Sala alla domanda che Paolo Colonnello gli rivolge riguardo al fatto che il suo avversario sembri più Salvini che Bernardo spiega che il primario del Fatebenefratelli è decisamente il candidato del leader della Lega più che del centrodestra.
E a supporto della sua tesi il primo cittadino ricorda l’assenza di Giorgia Meloni alla presentazione del candidato. Del resto non ha tutti i torti. Non sono la Signora dei Fratelli, ma anche altri esponenti del partito presenti hanno dato prova di una certa insofferenza verso il Carroccio, come ad esempio La Russa che ha dato vita ad un’animata discussione, per non chiamarla lite, per i posti riservati a FdI.
Sala poi risponde alla domanda da un milione di dollari, quella sulla misteriosa ossessione di Salvini per le piste ciclabili. E in questa occasione parla della vaccinazione anti COVID di Salvini, che il segretario della Lega racconta di non aver ancora fatto perché aspetta il suo turno, ma che secondo le tabelle per le prenotazioni in Lombardia avrebbe potuto effettuare da settimane se non da mesi:
Perché secondo lei il segretario della Lega è così furioso con le piste ciclabili?
«Non riesco a capirlo francamente. Da un lato ciò denuncia l’incapacità di alzare il livello della proposta, dall’altro lato tutto ciò è anche molto salviniano. In fondo anche questo è populismo: cercare sempre le cose più facili. In più mi viene da pensare che alla fine sia proprio una tattica di Salvini non alzare il livello del dibattito e pensare che i cittadini capiscano poco. Se no, non si capirebbe come può permettersi di dire che sta aspettando il suo turno per la vaccinazione e che la farà ad agosto. Ma ci prende per stupidi?» .
Sala ha poi raccontato di aver già fatto anche il richiamo, con Moderna. Salvini ieri era tornato sull’argomento: “Ho prenotato il vaccino per agosto. Quando verrà il mio turno, visto che a differenza di altri non scavalco la coda, vi inviterò e faremo un grande cocktail party. Così almeno tutti saranno tranquilli”, ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, proprio a margine della presentazione del candidato sindaco del centrodestra per Milano. “Se a me danno una data la rispetto e ad agosto quando toccherà a me ci andrò”, ha aggiunto. In realtà, come gli hanno fatto notare da più parti, il suo turno era già arrivato da settimane
Certamente se non ci si prenota non si può ottenere una data. Ma l’esempio di Salvini che ritarda la sua vaccinazione può essere molto pericoloso, come ieri ha fatto notare anche il professor Roberto Burioni in occasione delle solite teorie cospirazionistiche dei no vax per la morte dell’attore Libero De Rienzo.
(da agenzie)

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FIAMMETTA BORSELLINO: “UN PAESE CHE VIVE NELLA MENZOGNA E’ UN PAESE CHE NON HA FUTURO”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DELLA FIGLIA DI PAOLO

Sono passati 29 anni da quel terribile 19 luglio 1992 in cui persoro la vita Paolo Borsellino e cinque dei sei agenti di scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Si salvò solo Antonio Vullo, sesto agente del servizio di tutela che quel giorno accompagnò Paolo Borsellino dalla casa al mare a Villagrazia di Carini a via d’Amelio, luogo in cui abitava la madre.
Ventinove anni in cui raggiungere una, seppur parziale, verità giudiziaria è stato percorso un cammino impervio e denso di falsi pentiti, indagini fuorvianti, sentenze sbagliate.
I procedimenti denominati “Borsellino” segnano il faticoso compito di raggiungere la verità e, purtroppo, anche il più grave depistaggio della storia dell’Italia repubblicana.
Le vicende processuali sono state avvelenate dal falso collaboratore di giustizia Scarantino le cui dichiarazioni, ritenute affidabili, hanno portato alla condanna ingiusta di undici persone e a una ricostruzione inesatta, frettolosa, più densa della voglia, o necessità, di dare un colpevole a tutti i costi per la strage che non di quella di fare luce sulla vicenda e consegnare al popolo italiano i veri responsabili.
Di fatto, solo nel 2008, grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza prima e Fabio Tranchina poi, dichiarazioni riscontrate, è stato possibile ricostruire dinamiche e responsabilità.
La dottoressa Lia Sava, Procuratore Capo della Procura Generale della Repubblica di Caltanissetta, non ha dubbi: «L’Italia ha estremo bisogno di conoscere ogni frammento del contesti, delle causali, degli autori delle stragi e ciò non solo al fine di meglio comprendere cosa accadde davvero in quegli anni, allorché venne sferrato il più violento degli attacchi alla nostra democrazia» dichiarò il 17 settembre 2019 nel corso della sua requisitoria nel processo di appello “Borsellino quater” e, al microfono di Rita Pedditzi, dichiara oggi: «Andando a rileggere la sentenza di primo grado e dell’appello del “Borsellino quater” ci sono importanti dichiarazioni di Antonino Giuffrè, collaboratore di giustizia, c’è un passaggio, nelle dichiarazioni di Giuffrè dove lui fa riferimento alle causali delle stragi. Cosa dice Giuffrè di fondamentale? Dice “guardate che per realizzare le stragi Cosa Nostra fece prima dei sondaggi” cioè Cosa Nostra non ha mandanti, Cosa Nostra è autonoma e indipendente però fece dei sondaggi per vedere che tipo di appoggi aveva per realizzare le stragi e questi sondaggi, dice Giuffrè, li fa nell’ambiente imprenditoriale quindi in collegamento con il discorso “mafia-appalti”, lo fa nel mondo della Massoneria, lo fa nel mondo dei servizi segreti deviati, lo fa nel pantano di certi ambienti quindi imprenditoria collosa, Massoneria deviata e servizi deviati, anche mafie straniere, ad esempio Cosa Nostra americana proprio in questo pantano che si deve continuare a indagare per capire quali sono stati i concorrenti esterni che in questo pantano hanno sguazzato e hanno rafforzato il proposito di Cosa Nostra di ammazzare Falcone e Borsellino.
Quindi non bisogna parlare di mandanti esterni, Cosa Nostra non ne ha mandanti, semmai concorrenti esterni cioè quelle persone che hanno rafforzato in maniera anche subdola, in maniera opaca il proposito delle stragi e questo Giuffrè lo dice con assoluta chiarezza.
Quando fanno questi sondaggi capiscono che il vento era favorevole, che c’erano più ambienti favorevoli all’eliminazione di questi due straordinari eroi, lasciati soli molto spesso anche all’interno degli ambienti che avrebbero stargli più vicino».about:blank
Ed è proprio la dottoressa Sava che indica, tra i motivi che hanno portato all’accelerazione della decisione di compiere le stragi del 1992, del dossier “mafia-appalti”. Si tratta del dossier che scaturisce, con il deposito nel febbraio del 1991, dall’indagine da parte degli allora Ros Giuseppe De Donno e Mario Mori.
Nel corso delle indagini Falcone era perennemente informato dai Ros, come risulta dalla sua audizione in Commissione Antimafia del 22 giugno 1990, da pochi giorno resa pubblica, nella quale da qualche anticipazione alla Commissione pur tenendo conto che le indagini erano ancora in corso.
E proprio in quella audizione, Giovanni Falcone parla di “centrale unica degli appalti” e dichiara «Abbiamo la conferma di un sistema mafioso che, per quanto concerne i grandi appalti, ed anche nei piccoli centri per tutti gli appalti, ne gestisce in pieno l’esecuzione». Si tratta dello stesso dossier di cui fu chiesta l’archiviazione dai sostituti procuratori Scarpinato e Lo Forte, a quel tempo applicati alla procura a Palermo, che firmarono la richiesta il 13 luglio 1992.
A questo proposito Fiammetta Borsellino, sempre al microfono di Rita Pedditzi, pone in evidenza quanto è successo in quei giorni: «(Mio padre) è stato ucciso per tantissimi motivi. Ricordiamoci che nel 1992 stavano per diventare definitive (lo diventeranno il 30 gennaio 1992 con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, ndr), c’era Tangentopoli e nel 1991 era stato messo in piedi proprio dai Ros il dossier “mafia-appalti” che stava dando luogo a sviluppi importantissimi per quanto riguarda il sistema illecito degli appalti politico-mafiosi. Io ritengo che sia stato proprio il dossier “mafia-appalti” l’elemento acceleratore perché lo dice già la sentenza del “Borsellino ter” e poi lo conferma la sentenza del “Borsellino quater”. Mi chiedo coma mai nella recente sentenza sulla trattativa (si tratta della sentenza di primo grado, essendo tutt’ora in corso l’appello del procedimento “Bagarella e altri – presunta trattativa Stato – mafia”, ndr) addirittura viene negato l’interessamento di mio padre a questo dossier e addirittura viene messo in discussione che lui lo conoscesse e questo non è vero. Addirittura mio padre era così interessato al dossier che il 14 luglio indice proprio una riunione in procura, proprio per chiedere conto e ragione sul fatto che il dossier non avesse avuto quel respiro che meritava. In quella stessa riunione dichiara di star sentendo un nuovo collaboratore, si trattava di Leonardo Messina, una collaborazione che appunto avrebbe potuto portare a nuovi sviluppi. C’è un fatto molto strano, che questo dossier porta una data di richiesta di archiviazione del 13 luglio, cioè del giorno prima e il 14 luglio, di questa volontà di archiviare, non viene fatto alcun cenno. Nel tempo di pochissime settimane la richiesta di archiviazione viene accolta. Io mi chiedo il perché di questa scelta, io mi chiedo il perché, soprattutto, di questa reticenza».
L’interesse del dottor Paolo Borsellino è già stato confermato, in diverse occasione. Audito dalla Commissione Antimafia Siciliana, lo scorso mese di maggio, il dottor Antonio Ingroia, ha dichiarato «Borsellino aveva l’impressione che alla Procura di Palermo stessero insabbiando il dossier “mafia-appalti”».
Ferdinando Imposimato, a metà anni ’90 ebbe il coraggio di firmare una “storica” relazione di minoranza all’interno della Commissione Antimafia per puntare l’indice su quell’esplosivo dossier che era sulla scrivania di Giovanni Falcone alcuni mesi prima di essere trucidato. Ne parla all’audizione, sempre in Commissione Antimafia, il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci che fa riferimento all’epoca in cui Borsellino era procuratore capo a Marsala: «Di quel rapporto “mafia-appalti” Borsellino chiese copia quando si trova ancora a Marsala. Altro dato che emerge inquietante è che spesso ci siamo soffermati a pensare a quest’aspetto, già nel 1991 Cosa nostra vuole organizzare un attentato a Paolo Borsellino a Marsala. Per quest’attentato che non va in porto, muoiono due mafiosi, i fratelli D’Amico capi della famiglia di Marsala. Muoiono perché si oppongono all’eliminazione di Borsellino a Marsala».
Non solo interesse da parte di quel dossier da parte di Giovanni Falcone e paolo Borsellino, chiave di volta per altri omicidi eccellenti di quel maledetto 1992, come quello del maresciallo Guazzelli prima e di Salvo Lima perché Falcone e Borsellino avevano capito che l’omicidio di Salvo Lima, e non solo quello, era strettamente collegato al dossier “mafia-appalti” a partire da quanto dichiara l’allora pm Vittorio Teresi in un verbale di assunzione di informazione del 7 dicembre 1992, acquisito per il processo “Bagarella e altri” oramai alle battute finali.
Sia Guazzelli sia Lima sarebbero quindi stati uccisi perché avrebbero rifiutato di far attenuare le posizioni di alcuni indagati il cui nome era nel dossier dei Ros.
Di recente, nel corso di una sua partecipazione ad un programma sull’emittente La7, il dottor Antonio Di Pietro ha raccontato che da un lato era stato contattato da Borsellino perché, proprio dal rapporto “mafia-appalti”, sviluppasse le indagini su alcuni imprenditori del Nord, dall’altro lato era stato contattato dall’allora capitano De Donno il quale lo pregò di occuparsi appunto della questione “mafia-appalti” perché a Palermo il Ros non trovava ascolto da parte della procura.
Ne parla anche, nella medesima puntata di “Inviato Speciale”, anche Sergio Lari, ex-procuratore a Caltanissetta che si è occupato proprio del “Borsellino ter” e del “Borsellino quater”: «Sia i giudici di primo grado sia quelli di appello, ritengono che una delle accelerazioni della strategia di morte che portò all’eccidio del 19 luglio, sia stato l’interesse di Paolo Borsellino nei confronti del dossier “mafia-appalti”. C’è da dire che, in queste stesse sentenze, tra le cause della certa accelerazione di questa strategia di morte è anche inserito il fatto che Paolo Borsellino era stato indicato come il possibile nuovo Procuratore Nazionale Antimafia. Un dato è sicuro, che far seguire, a distanza di così pochi giorni, un’altra strage dopo quella di Capaci quando vi era in discussione la conversione in legge del decreto sul 41bis fu sicuramente una scelta dannosa per gli interessi di Cosa Nostra».
Durante il procedimento di primo grado del processo “Bagarella e altri”, Massimo Russo, allora giovane magistrato dicharò che un mese prima di morire Paolo Borsellino «appariva come trasfigurato, senza più sorrisi. Era provato, appesantito, piegato».
Da poche settimane la mafia aveva ucciso il suo amico Giovanni Falcone e lui continuava a lavorare nel suo ufficio di procuratore aggiunto a Palermo, che però considerava «un nido di vipere».
Questa dichiarazione si lega a quella di Alessandra Camassa altra ”allieva” di Borsellino presente all’incontro di giugno del 1992 nel quale Borsellino confidò di essere stato “tradito” da un amico: «Paolo si distese sul divano che c’era nella stanza e cominciò a lacrimare in modo evidente dicendo “Non posso credere che un amico mi abbia potuto tradire”». Peraltro non è possibile dimenticare i sospetti che lo stesso Paolo Borsellino il giorno prima dell’attentato aveva confidato alla moglie Agnese, quando le disse «che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò accadesse».
Risulta evidente il percorso per raggiungere la verità è ancora lungo come racconta a Rita Pedditzi Sergio Lari, ex procuratore di Caltanissetta: «Non è stato possibile andare oltre alle responsabilità degli esecutori materiali della strage, almeno fino ad oggi, pur essendoci elementi che fanno sospettare che ci possano essere stati degli input esterni che possono aver inciso sul processo decisionale di Cosa Nostra nel senso di dare un’accelerazione a questo stesso processo. Anche sulla fase esecutiva sono rimasti dei buchi neri sui quali ancora si dovrà investigare, come si sta investigando negli uffici giudiziari nisseni, sul possibile ruolo di soggetti appartenenti alle istituzioni».
«La ricerca della verità – aggiunge Lia Sava – non si ferma. Riusciremo ad essere una democrazia compiuta».
Il processo “Borsellino quater”, nel frattempo, arriva al vaglio della Cassazione. È stata fissata il prossimo 5 ottobre prossimo l’udienza davanti alla V sezione penale della Suprema Corte, chiamata a decidere se confermare o meno la sentenza emessa dai giudici d’appello di Caltanissetta nel novembre 2019.
(da agenzie)

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ORBAN SMENTISCE MELONI E SALVINI: “VACCINI OBBLIGATORI PER I SANITARI”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

E GLI ANZIANI CHE NON HANNO ANCORA EFFETTUATO IL VACCINO SARANNO VISITATI A DOMICILIO

Anche il più sovranista d’Europa, il premier ungherese Orban, ha deciso di imporre l’obbligo vaccinale per i sanitari, a differenza dei leader Salvini e Meloni che vorrebbero lasciare “libertà di coscienza” sul tema.
“Non siamo a favore dell’obbligo vaccinale, eccetto per una categoria, quella degli operatori sanitari, e abbiamo adottato una decisione in questo senso”: lo ha dichiarato Viktor Orban, senza tuttavia precisare la data in cui l’obbligo entrerà in vigore.
Il premier ha inoltre reso noto che gli anziani che non hanno ancora effettuato il vaccino saranno visitati a domicilio per l’eventuale somministrazione mentre il siero sarà disponibile anche nelle scuole a partire dal primo settembre per gli alunni di età superiore ai 12 anni.
(da agenzie)

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LA DIRETTRICE DELL’ISS: “GLI OVER 60 CHE ASPETTANO IL RICHIAMO ORA RISCHIANO MOLTO”

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

SULLA SCUOLA: “NON BASTA IMMUNIZZARE IL PERSONALE, OCCORRE VACCINARE ANCHE I RAGAZZI DAI 12 AI 19 ANNI”

Gli ultimi dati non sono affatto incoraggianti. Il monitoraggio dell’indice di contagio indica un Rt vicino alla soglia di guardia 1 in aumento.
Secondo Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie infettive dell’Iss, bisogna prestare massima attenzione, bisogna stare in allerta: «Sicuramente la crescita dei contagi c’è e per questo dobbiamo correre a vaccinarci e non abbassare la guardia», spiega alla Stampa. Quello che più preoccupa adesso sono i quattro milioni e mezzo di italiani da 60 anni in su che non si sono ancora vaccinati o che sono coperti da una sola dose. Sono loro a rischiare di avere gravi conseguenze per il Covid.
Il problema degli over 60 che non fanno la seconda dose
«C’è un numero importante di over 60 che sembra recalcitrante a fare il richiamo. Dobbiamo fargli capire che così rischiano di vanificare quanto fatto con la prima somministrazione», aggiunge la microbiologa che si augura che non si arrivi ai 50mila contagi della Gran Bretagna.
(da agenzie)

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LA VARIANTE “EUROPEO” COLPISCE ROMA: ALTRO MAXI-FOLOLAIO IN CORSO TRIESTE

Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile

AVEVANO ASSISTITO A ITALIA – SPAGNA IN UN LOCALE, TRENTA POSITIVI

Ce ne pentiremo. Lo avevamo detto un po’ tutti dopo aver visto le scene di euforia e delirio collettivo seguite alla vittoria italiana ad Euro 2020, e in particolare la parata lungo le vie di Roma del pullman scoperto tra due ali di folla (rigorosamente senza mascherina) con a bordo i freschi campioni azzurri.
Oggi i peggiori timori stanno avendo tristemente conferma nei dati, che parlano di alcuni importanti focolai post-Europei proprio a Roma, proprio nei luoghi in cui si sono consumati i festeggiamenti e i conseguenti assembramenti.
Ad essere più colpita da quella che hanno già definito “variante Europeo” è corso Trieste. La Asl Roma 1 ha, infatti, confermato la positività di una trentina di ragazzi – come riporta “la Repubblica” – oltre ad altri venti che sarebbero sotto stretta osservazione. Cos’hanno in comune? Erano tutti insieme in un locale del corso a vedere la partita la sera della semifinale tra Italia e Spagna, vinta poi ai rigori dagli Azzurri.
Non è bastato neppure il fatto che si sia trattato di uno spazio all’aperto, una sorta di chiosco in cui si sono riversati decine di ragazzi e ragazze, molti dei quali erano anche già vaccinati ma – è il timore degli esperti – forse ancora troppo fresco per risultare efficace.
“Abbiamo voluto far divertire e festeggiare la gente? Ora ne paghiamo le conseguenze” ha detto al quotidiano Fabio Vivaldi, direttore del Sisp della Asl Roma 2, come viene riportato sempre dal quotidiano “la Repubblica”. “Noi siamo preparati all’aumento dei contagi, ma la popolazione non lo è. E ormai tracciare è un inferno, le persone negano, anche davanti all’evidenza, di conoscere i positivi. E s’infastidiscono anche, dicono che non è nostra competenza sapere cosa hanno fatto. Noi non siamo poliziotti, il nostro è un compito sanitario, in tempi di pandemia. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti – conclude Vivaldi – è vero che per quanto riguarda l’aspetto clinico la malattia è sicuramente meno preoccupante, l’aumento dei contagi è davvero troppo elevato. Non giochiamo col virus”.
(da agenzie)

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