Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE SI SMARCA DAL TANDEM SOVRANISTA
Sono lontani i tempi in cui il centrodestra aveva un leader ben identificato, Matteo Salvini, e la coalizione stessa poteva definirsi come “granitica”.
Con la disfatta registrata nell’elezione del Capo dello Stato, nell’alleanza tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, crescono divisioni, ripicche e critiche. Apparentemente l’unica cosa su cui Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Salvini sono d’accordo è sulla necessità di rifondare un nuovo centrodestra.
Peccato che l’intesa è lontana e i tre partiti sembrano prendere strade sempre più divergenti. Così in quella che appare come una resa dei conti dagli esiti realmente imprevedibili, i leader si lanciano accuse a vicenda.
L’ultimo duro j’accuse è quello mosso dalla Meloni, sempre più decisa a prendersi la leadership della coalizione, a Salvini. “Spaccatura nel centrodestra? Sono una persona razionale non ho condiviso la scelta del voto sul Quirinale, ora ci dobbiamo interrogare sui partiti di centrodestra per capire cosa scelgono gli altri? Preferiscono l’alleanza di centrodestra o quella del governo?” ha tuonato la leader di Fratelli d’Italia ospite di Radio24.
“Penso che alla fine preferiscano la seconda, tra alleanza con Fdi e Pd sembra preferiscano la seconda, questo è un tema che io pongo” ha insistito la Meloni con una sferzata che ha colpito tanto Salvini quanto Berlusconi.
Che il problema sia più grosso di quanto qualcuno ha provato a far credere in un primo momento, lo dice chiaro e tondo la leader di Fdi: “Ricucire con la Lega di Salvini? Questo lo vedremo, non sono questioni personali, sono questioni politiche”.
Ecco proprio il fatto che la Meloni ha messo in chiaro il fatto che non si tratta di astio reciproco ma di divergenze di vedute su temi e programmi, la dice lunga su quanto i relativi rapporti siano ai minimi termini e – forse – al punto di non ritorno.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di normale dialettica ma non è così perché la posta in gioco è alta. Inoltre con le sue sferzate la Meloni sta mettendo alle corde Salvini che, già provato dai sondaggi che lo danno in tracollo con Fratelli d’Italia che ha ormai scavalcato la Lega, ora si trova nell’inedita posizione di essere incalzato da un rivale quando di solito è lui ad incalzare gli altri.
Un ruolo che, a dispetto di quanto stia provando a far credere, gli pesa non poco e, probabilmente, lo preoccupa per il futuro. Proprio per questo la risposta alla Meloni è arrivata con calma, nel pomeriggio, ed è stato il tentativo di Matteo per provare a rigirare la frittata in relazione al suo appoggio al governo Draghi. Giorgia “è stata ingenerosa, io fra il mio partito e il mio Paese ho scelto il mio Paese. Sicuramente con delle difficoltà, perché governare con ministri come Speranza e Lamorgese non è facile” ha spiegato il segretario della Lega.
Poi, quasi a volersi discolpare, ha aggiunto che “siamo in emergenza sanitaria, pandemica. In condizioni normali, mai nella vita governo con il Pd e la sinistra”. Dichiarazioni tutto sommato pacate e che sembrano distanti anni luce rispetto a quelle che il Capitano regalava fino a un anno e mezzo fa, ossia quando forte dei suoi consensi era il primo partito d’Italia.
LE ALTRE ROGNE
Ma le continue accuse della Meloni agli (ex?) alleati del centrodestra hanno prodotto anche altri risultati. A fare la sua mossa, infatti, è stato pure il Cavaliere che in questo clima da resa dei conti nel centrodestra non vuole essere un semplice spettatore ma, ormai da giorni, afferma di voler trasformare Forza Italia nel perno della futura alleanza.
Una coalizione che, però, potrebbe non essere quella del centrodestra ma una di centro. Che non si tratti di fantapolitica lo fa pensare il fatto che Berlusconi da tempo strizza l’occhio a Matteo Renzi e Giovanni Toti ma, soprattutto, dal fatto che ieri ha aperto alla possibilità di “una riunione dei moderati”. Un appello a cui, poco dopo, ha fatto seguito la visita di Pier Ferdinando Casini che si è precipitato ad Arcore per un incontro.
(da La Notizia)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
“RIUNIRE TUTTE E TRE LE CULTURE POLITICHE CHE GUARDANO ALL’EUROPA”
Il ministro Renato Brunetta si augura un “squadra vincente Mattarella-Draghi in vista
del 2023 e oltre”. E un dibattito per tornare a un sistema proporzionale. Serve – dice in un’intervista a Repubblica – “una grande alleanza riformista tra chi rappresenta i meriti e chi rappresenta i bisogni”
“Avere il coraggio di dire basta al ‘bipolarismo bastardo’ opportunista e fonte di instabilità – riflette -, e avviare un dibattito per tornare a un sistema elettorale di tipo proporzionale, serio e corretto verso la governabilità”.
“Nelle democrazie mature regolate dal maggioritario, due visioni alternative convergono al centro e isolano le tendenze estremizzanti. In Italia, invece – è la sua analisi – in ragione della sua democrazia ancora non compiuta, il maggioritario ha prodotto l’effetto opposto: ha radicalizzato l’offerta politica e ha lasciato il centro senza voce”.
“La coalizione recente di centrodestra, ultima figlia del bipolarismo ‘bastardo’ e di quello stare ‘o di qua o di là’, sembra non esistere più – riflette -. Il mio sogno è tornare alla geniale intuizione di Berlusconi, quello di riunire tutte e tre le culture politiche italiane che guardano all’Europa”
Il ministro dice di essersi emozionato per il discorso del presidente Mattarella, e aggiunge che a suo avviso ha dato nuovo slancio al governo: “il momento magico è tornato”. “Nelle sue parole – afferma Brunetta – ho ritrovato i miei sogni di vecchio socialista, di uomo di governo, del cittadino Renato”. E chiarisce: “Sono consapevole della nostra responsabilità: insieme a tutti i miei colleghi di governo e a Draghi, però, stavolta questi sogni li possiamo realizzare”.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
“SERVONO LIMITI ALLA DURATA DELLE CARICHE PUBBLICHE”
Beppe Grillo sul suo blog oggi, 5 febbraio, lancia un messaggio forte e chiaro ai parlamentari del M5s. Fra le cinque stelle polari «che vorremmo oggi realizzare con indicazioni concrete e strutturate» c’è l’obiettivo di «estendere la partecipazione dei cittadini alle decisioni e alla crescita della società civile».
Tra le proposte avanzate dal garante del Movimento 5 Stelle c’è soprattutto l’«estensione dei referendum consultivi, per esempio come avviene in Svizzera da decenni».
«Rotazione o limiti alla durata delle cariche, anche per favorire una visione della politica come vocazione e non come professione. Coinvolgimento dei percettori di ammortizzatori sociali in attività di utilità sociale», ha aggiunto.
«Questa nostra rivoluzione democratica è oggi chiamata a passare dai suoi ardori giovanili alla sua maturità, senza rinnegare le sue radici ma individuando percorsi più strutturati per realizzarne il disegno», ha spiegato. Grillo invoca una «tassa automobilistica basata sui consumi effettivi e non sulla cilindrata delle vetture, grazie alla geolocalizzazione delle vetture» oltre a un’Iva «proporzionale all’impronta ambientale dei prodotti» e a «incentivi per le imprese che realizzino centri di smart working vicini ai propri dipendenti». Per il garante del M5s impossibile non parlare di una riforma della giustizia che passi dal «realizzare un sistema le cui sentenze siano più coerenti per favorire una migliore previsione dell’esisto dei contenziosi».
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
MOSSA A SORPRESA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI
Una mossa a sorpresa, quella del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che si è dimesso
dal comitato di garanzia del Movimento 5 Stelle.
La notizia è arrivata con una lettera inviata al presidente del Movimento Giuseppe Conte e al garante Beppe Grillo aprendo, di fato, i giochi del redde radionem ormai inevitabile tra il ministro e il coordinatore del Movimento, Giuseppe Conte, appunto. «Ho preso questa decisione perché voglio continuare a dare il mio contributo, portando avanti idee e proposte – scrive il ministro – Voglio dare il mio contributo sui contenuti, voglio continuare a fare in modo che si generi un dibattito positivo e franco all’interno della nostra comunità. Un confronto che ci permetta davvero di rilanciare il nuovo corso del Movimento 5 Stelle. Se rimaniamo uniti, con le idee di tutti, torneremo a essere determinanti. Grazie a tutti per l’affetto e viva il Movimento». «Io sarò tra le voci che sono pronte a sostenere il nuovo corso, mantenendo la libertà di alzare la mano e dire cosa non va bene e cosa andrebbe migliorato. Mi rendo conto che per esprimere queste idee, seppur in maniera propositiva e costruttiva, non posso ricoprire ruoli di garanzia all’interno del Movimento. Non lo ritengo corretto. Per questo motivo, ho deciso di dimettermi da presidente e membro del Comitato di Garanzia del MoVimento 5 Stelle».
La nota del M5s
A rispondere al ministro degli Esteri è una nota del M5s: «Il giusto e dovuto passo indietro di Luigi Di Maio rispetto al suo ruolo nel Comitato di garanzia costituisce un elemento di chiarimento necessario nella vita del Movimento rispetto alle gravi difficoltà a cui ha esposto la nostra comunità, che merita un momento di spiegazione in totale trasparenza», si legge.
«Il confronto delle idee e la pluralità delle opinioni non è mai stata in discussione. Questo però non significherà mai permettere che i nostri impegni con gli iscritti e con i cittadini siano compromessi da percorsi divisivi e personali, da tattiche di logoramento che minano l’unità e la medesima forza politica del Movimento. Adesso è il momento di concentrarsi su progetti e programmi, come ci viene suggerito proprio oggi da Beppe Grillo con una riflessione ispirata alle lezioni americane di Italo Calvino», conclude la nota.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
“CON QUALCHE NO VAX IN MENO SI SAREBBERO POTUTI SALVARE MOLTI MALATI DI CANCRO”
Un tweet della senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, pubblicato ieri in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, ha fatto impazzire la bolla social di no vax, complottisti e hater.
“Oggi il cancro si può sconfiggere – ha scritto Ronzulli – soprattutto con diagnosi tempestiva. Purtroppo l’emergenza sanitaria ha causato a livello europeo il rinvio di oltre 100 milioni di screening. Con qualche no vax in meno in meno si sarebbero potuti salvare molti malati di cancro”.
Una verità certificata dall’Associazione italiana di oncologi medica (Aiom): “Senza un’adeguata programmazione – afferma il presidente Aiom Saverio Cinieri – con assegnazione di risorse e personale, le oncologie non saranno in grado di affrontare l’ondata di casi in fase avanzata stimati nei prossimi mesi e anni”.
La variante Omicron sta mettendo in ginocchio anche i reparti di oncologia, mentre l’attività chirurgica programmata è stata sospesa o rallentata, poiché le terapie intensive sono occupate da pazienti con Covid.
“I danni per le persone colpite da cancro – aggiunge Cinieri – rischiano di essere molto gravi, in quanto il successo delle cure dipende anche dai tempi brevi entro cui viene eseguito l’intervento chirurgico”.
Dati inconfutabili, come inconfutabile è l’impatto che i non vaccinati hanno sul riempimento delle terapie intensive.
L’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità attesta che senza alcuna dose di vaccino il rischio di finire in rianimazione per Covid è 27 volte più alto rispetto a chi ha fatto il booster.
Ma nonostante ciò c’è chi augura il peggio alla senatrice per aver semplicemente scritto la verità: “Vergognati! Provocatrice da 4 soldi. Tra 7 mesi ti toccherà cercarti un lavoro serio”
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
“C’E’ UN CONTRATTO, NON HA SENSO PARLARE DI RESTITUZIONE”
Che fine ha fatto la casa che il presidente della Repubblica aveva affittato a Roma
prima della sua decisione di tornare al Quirinale?
Lo spiega oggi a Repubblica Francesco De Micheli, che di mestiere fa l’agente immobiliare anche se è coordinatore di Forza Italia nel centro di Roma ed è l’uomo che ha affittato la casa di Sergio Mattarella ai Parioli quando il presidente non pensava al bis al Colle.
Il presidente ha fatto sapere che passerà un po’ di tempo nell’appartamento ma lui intanto avverte: «La caparra è già stata versata e incassata dalla proprietà, ormai il presidente si è trasferito. C’è un contratto. Quindi non ha senso parlare di restituzione. Poi lo voglio dire: per me uno vale uno».
De Micheli non conferma nulla sul prezzo dell’affitto, ma si parla di 2.500 euro al mese: «La caparra viene data al momento dell’offerta e in caso di accettazione della proposta viene trattenuta dal proprietario. Ormai il contratto con il presidente è stato firmato, quindi la caparra è stata incassata. Fine. Il presidente è anche entrato nell’appartamento. Ora ci sono i depositi cauzionali, le garanzie che si possono chiedere».
Insomma ormai i proprietari la caparra se la sono presa. «Sì». E De Micheli chiude anche il conto con i possibili complottismi: «No. In genere se si viene a sapere che il nuovo affittuario vuole lasciare casa, ma comunque prima dell’inizio della locazione, il proprietario può decidere di restituire la caparra. Ma anche in questi casi si dà mandato a un’agenzia immobiliare, serve tempo, 2-3 mesi di affitto sono comunque persi».
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
TUTTO IL MONDO CON IL FIATO SOSPESO PER IL BIMBO DI CINQUE ANNI CADUTO IN FONDO AL POZZO DI 32 METRI
Anche se mancano solo due metri per raggiungere il piccolo Rayan, il bambino di cinque anni caduto in fondo a un pozzo di 32 metri in un villaggio marocchino cinque giorni fa è in grave pericolo.
I soccorritori sono impegnati in una corsa contro il tempo per cercare di raggiungere il bambino e scavano con le mani un percorso in orizzontale per evitare il rischio di crolli.
L’incidente è avvenuto a Ighran, un villaggio nel Nord del Paese. Il pozzo è molto stretto, appena 45 centimetri. Il piccolo era con suo padre che cercava di riparare il pozzo quando è scivolato nel cunicolo; gli sono stati fatti arrivare ossigeno e acqua, ma difficilmente potrà resistere a lungo.
Le immagini di una telecamera fatta scendere in profondità hanno mostrato Rayan ancora vivo e in grado di muoversi, a oltre 40 ore dalla caduta; ma il bimbo è molto provato e come stordito.
Le operazioni di soccorso proseguono giorno e notte, sotto riflettori potentissimi.
Sui social si rincorrono foto e messaggi di solidarietà e speranza, con l’hashtag “salvate Rayan”.
Le immagini trasmesse da luogo della sciagura sono seguite in diretta da milioni di marocchini in patria e anche da quelli della diaspora in tutto il mondo, in una situazione di copertura mediatica che in Italia ricorda quella del piccolo Alfredino Rampi, precipitato in un pozzo 40 anni fa. La speranza di tutti è che l’epilogo sia più fortunato.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2022 Riccardo Fucile
LO SHARE VOLA AL 60%
La serata delle cover, con la “sorpresa” di Jovanotti e la vittoria di Morandi, con la
coconduzione di Maria Chiara Giannetta, l’omaggio a Loredana Berté da parte di Achille Lauro e il ritorno di Beppe Vessicchio ha avuto 11 milioni 378 mila spettatori pari al 60.5%. di share.
L’anno scorso la quarta serata del festival, che ospitò la finale dei Giovani, fu seguita in media da 7 milioni 880 mila spettatori pari al 44.7% di share.
La prima parte della quarta serata del festival (dalle 21.29 alle 23.39) ha raccolto su Rai1 14 milioni 731 mila spettatori pari al 59.2% di share; la seconda (dalle 23.44 all’1.41) ha ottenuto 7 milioni 543 mila spettatori con il 63.5%.
Nel 2021 la quarta serata del festival aveva avuto 11 milioni 115 mila spettatori pari al 43.3% nella prima parte e 4 milioni 980 mila con il 48.2% nella seconda.
Continua quindi la scia di risultati positivi prima del grande finale di questa sera che decreterà la vittoria della settantaduesima edizione del festival di Sanremo.
C’è molta soddisfazione in Rai e già si parla di un possibile ritorno di Amadeus anche il prossimo anno.
Anche la quarta serata ha raggiunto ascolti che non si avevano dal 1995. Lo share medio registrato ieri, pari al 60,5%, è il più alto per una quarta serata del festival da 27 anni. Per trovare una media di share più alta, in una quarta serata, bisogna infatti risalire al festival del 1995, condotto da Pippo Baudo con Anna Falchi e Claudia Koll, che ottenne il 65,80% con uno scenario televisivo completamente diverso.
Anche rispetto al festival del 2020, che fu già un record, Amadeus porta a casa con la serata di ieri oltre 2 milioni in più e circa 7 punti di share nella prima parte, che due anni fa fu vista 12.674.000 spettatori, con il 52,3% di share.
Notevole il successo rispetto al 2020 anche nella seconda parte, con 1,7 milioni in più e circa 7,5% punti di share: nel 2020 la seconda parte della quarta serata ottenne infatti 5.795.000 spettatori con il 56% di share.
Durante la quarta serata del festival il picco di ascolti in valori assoluti è stato raggiunto alle 22.15, con 16 milioni 388 mila spettatori incollati a Rai1 nel momento Achille Lauro ha regalato le rose rosse a Loredana Bertè e Amadeus ha letto il biglietto con la dedica.
Alle 23.25 il picco in share, pari al 67.3%, durante lo scambio tra Jovanotti e Amadeus.
(da agenzie)
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