Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
“NON VENIRE, PERCHE’ NON SAREMO NEUTRALI, PER NULLA. QUELLA CHE SOSTIENI E’ LA DIFESA DELL’EGOISMO”
Solo giovedì il parroco era stato «esonerato da ogni incarico pastorale» da parte del
vescovo di Bergamo. Ma ieri mattina alle 7.30 il prete no vax don Emanuele Personeni si è comunque presentato sul sagrato della chiesa, berretto in testa e giubbotto catarifrangente, e con una sessantina di persone ha dato il via al suo pellegrinaggio contro le «ingiustizie perpetrate con la scusa della pandemia».
L’intervento del vescovo Francesco Beschi è arrivato dopo numerose iniziative del prete no vax e di altri due colleghi dei paesi bergamaschi di Ambivere, Mapello e Valtrighe. Lo scorso ottobre avevano lanciato una raccolta fondi per chi, senza tampone, non poteva andare al lavoro, e avevano diffuso l’opuscolo «Covid 19: i conti non tornano» pieno di tesi negazioniste.
La Curia aveva replicato con una dura nota in cui ricordava la posizione della Chiesa a favore dei vaccini e richiamava al loro dovere «persone senza preparazione specifica» ma con «responsabilità verso la comunità».
A fine dicembre lo stesso il sindaco di Ambivere, medico di base, aveva attaccato i tre preti in un discorso al termine del concerto di Natale e aveva fatto approvare dal Consiglio comunale una dura mozione contro le loro iniziative. Ma nei giorni scorsi don Emanuele ha rilanciato, proponendo il pellegrinaggio fra le parrocchie.
Sono subito scattate proteste dei sindaci, una petizione online per far trasferire i tre sacerdoti e una dura reazione da parte di un altro sacerdote.
Don Matteo Cella è curato di Nembro, paese che, con 188 morti in due mesi, è stato epicentro dell’epidemia nella primavera del 2020. «Non puoi nemmeno immaginare – ha scritto al collega – la rabbia che genera un messaggio di quel tipo nelle persone del nostro paese. Non venire, perché non saremo neutrali. Per nulla. Quella che sostieni non è una battaglia di libertà ma la difesa dell’egoismo di chi, per chissà quale assurda ragione, decide di non contribuire a combattere l’unico comune nemico: il virus».
E, insieme, è arrivato il fulmine del vescovo, che ha «esonerato da ogni incarico pastorale» don Emanuele perché con un’iniziativa non condivisa e non autorizzata ha di fatto già abbandonato il suo ruolo. Non solo: ci sono state anche precise direttive ai sacerdoti bergamaschi: non sono autorizzati a concedere spazi nell’attività pastorale, nessun intervento al termine delle celebrazioni religiose, nessun incontro organizzato e nessun comizio.
Il giorno dopo, il parroco no vax ha dato comunque il via al suo pellegrinaggio, pur riconoscendo pubblicamente che «monsignor Beschi è il mio vescovo e Francesco è il mio Papa». L’obiettivo è consegnare alle parrocchie lettere per il sacerdote e per lo stesso Pontefice. Ma non ha trovato quasi nessuno ad accoglierlo: era la Giornata del malato e i parroci erano impegnati nelle visite.
Il parroco di Sotto il Monte, suo vecchio conoscente, lo ha avvisato di stare attento: «Rischi di tirarti dietro gente di ogni tipo». E infatti seguendo la camminata si sentivano discorsi che andavano dal peggiore complottismo a interpretazioni della pandemia con toni da crisi mistica. Oggi tappa finale a Gorgonzola.
(da Il Corriere)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
DI BATTISTA A MUSO DURO CONTRO DI MAIO: “UOMO DI ESTABLISHMENT, LUIGI PENSA ALLA PROSECUZIONE DELLA SUA CARRIERA POLITICA E VUOLE SPOSTARE IL MOVIMENTO SEMPRE PIU’ AL CENTRO”
Sembrava essere una fratellanza politica che aveva alla base un’intesa e un rapporto di stima reciproca ben saldi, ma è bastato davvero poco per far emergere le distanze siderali tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio.
Il primo ancora anti-sistema e alla ricerca di uno spazio politico per condurre altre battaglie contro il palazzo; il secondo molto più istituzionalizzato e con gli occhi che iniziano a guardare al centro. E così alla fine quel legame indistruttibile si è rivelato essere un gracile filo. A tuonare duramente è stato ancora una volta Di Battista, che già da diversi giorni non risparmia forti attacchi al ministro degli Esteri.
L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, intervistato da Accordi&Disaccordi sul Nove, senza giri di parole ha dipinto Di Maio come “uomo di establishment, uomo di potere”. Dunque ora è diventato una figura di sistema che “pensa alla prosecuzione della sua carriera politica, a come collocare se stesso e anche il Movimento”. Non si può scordare la bandiera del limite del doppio mandato che veniva esibita come schiaffo al potere. Una metamorfosi che a suo giudizio aggrada giornali come La Repubblica: “Un tempo veniva sbeffeggiato, veniva considerato il ‘bibitaro’. Ora è Luigi il sommelier”.
Di Battista però dubita che nelle intenzioni di Di Maio ci sia quella di abbandonare il M5S per creare una sua creatura politica autonoma: l’ex attivista grillino si dice convinto del fatto che in realtà il ministro degli Esteri voglia restare all’interno del Movimento per “spostarlo sempre più al centro”. E si è lasciato andare a un’iperbole ironica per segnare quanto sia mutata nel tempo la linea politica di Di Maio: “Riceve Confalonieri, dà le pacche sulle spalle a Casini, tra un po’ si limona Rosato in Aula…”.
L’ex 5 Stelle nei mesi scorsi aveva lasciato aperta la porta per un suo possibile ritorno, considerato anche l’apprezzamento umano verso Giuseppe Conte. Aveva indicato l’uscita dal governo Draghi come la condizione imprescindibile per valutare un nuovo ingresso nella galassia grillina, invitando gli ex colleghi a sfilarsi dall’esecutivo appena possibile e non a ridosso della fine della legislatura nel 2023.
In questo anno di governo guidato da Mario Draghi però non sono passate inosservate vicende di un certo peso politico: l’ok dei 5S alla riforma Cartabia, una serie di modifiche al reddito di cittadinanza, le clamorose sconfitte alle elezioni amministrative, il sostegno giurato all’esecutivo e infine il Mattarella bis.
Un accumulo di passi falsi e dietrofront che hanno spinto Di Battista a sbarrare la strada per un suo ritorno: “Non trovo nessuna ragione per tornare nel Movimento 5 Stelle. Torno per fare cosa?”. Eppure un piccolissimo spiraglio c’è ancora, nel caso in cui Conte gli dovesse chiedere una mano per le elezioni politiche del 2023: “Dipende dai programmi”.
Pur immaginando un suo clamoroso ritorno nel Movimento, appare subito evidente una contraddizione che non può trovare un punto di incontro: mentre Conte lavora a un’alleanza progressista con Partito democratico e Liberi e uguali in vista del ritorno alle urne, Di Battista mette in allerta gli ex compagni pentastellati sui rapporti con il Pd. Lo storico attivista 5S infatti ha tuonato contro Enrico Letta: “Non mi fiderei mai del Pd, starei molto attento a Letta”. Nei suoi confronti ha avanzato un sospetto: “Non stia lavorando per prendersi Forza Italia, costruire un campo largo, fottere Salvini e Meloni e costruire insieme a Renzi un discorso estremamente draghiano? Il governo Draghi per me ancora non c’è: deve arrivare nel 2023”.
(da Il Giornale)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
UNA VEDOVA: “MIO MARITO HA DATO LA VITA E LO STATO CI ABBANDONA”
Durante la pandemia non ha lasciato i suoi pazienti nemmeno di notte. Li visitava,
andava a trovarli, li chiamava per capire come stessero. A novembre 2020, Mohamad Ali Zaraket, 62 anni, si è contagiato proprio mentre soccorreva uno dei tanti suoi assistiti.
Nonostante fosse sano il virus è stato più forte di lui e lo ha ucciso. A raccontare una delle storie tragiche di chi ha combattuto in prima linea fin dai primissimi mesi di emergenza è la moglie del dottor Zaraket, Maria Angelina Caputo.
«La sua era una vita al servizio degli altri, una vera e propria missione. Per me ora è un dolore continuo ma nello stesso tempo sono orgogliosa di lui, ne vado fiera». Un dolore diventato ancora più amaro dopo la giornata di ieri, 11 febbraio, quando il Senato ha bocciato l’emendamento sui ristori alle famiglie dei medici morti per Covid.
«Ritengo sia gravissimo abbandonare le persone che si trovano in una situazione drammatica, che oltre ad aver perso la persona cara non hanno più neanche il sostegno morale ed economico. Chiudere le porte a una famiglia che ha subito questo dolore mi pare proprio un eccesso di insensibilità», commenta Caputo al Messaggero.
«La morte di mio marito ci ha lasciato nella più cupa disperazione. Ho tre figli, la vita non è facile, e quindi credo non sia neanche giusto essere ignorati così. Mio marito sapeva che c’era un grosso pericolo, ma non si è tirato indietro perché faceva il medico per passione».
«Ricordo ancora quando si contagiò. Non sapevamo come curarlo»
La moglie del dottor Zaraket ricorda l’esatto momento in cui scoprì del contagio dei suo marito. «Ero con lui quando si è infettato, a novembre del 2020. Stava lavorando nel suo studio medico, quando quasi a fine giornata è arrivato un paziente, febbricitante. Stavamo tutti molto attenti. Quando è entrato quel paziente aveva la tosse. Sono andata subito a prendere una mascherina di plexiglass, per maggiore protezione», racconta.
«Ricordo che all’epoca non ci hanno mai fornito dispositivi di sicurezza. Abbiamo sempre comprato tutto. Mentre lo visitava, tremavo dalla paura, si vedeva che era un caso difficile. Dicevo a mio marito: “Stai attento”. E lui mi ha risposto: “Ma cosa devo fare, io non posso lasciarlo così”. Lo ha visitato, gli ha somministrato del cortisone e poi abbiamo chiamato l’ambulanza».
Da lì la strada verso il decesso. «Anche mio marito cominciò a stare malissimo. Allora non si sapeva neanche come curarlo. È stato un incubo. È rimasto una giornata intera in un corridoio di un pronto soccorso. Una tragedia nella tragedia. Poi l’hanno ricoverato, ma noi non l’abbiamo più visto. Gli hanno messo il casco fino a che il 2 dicembre è morto. Mio marito aveva 62 anni e non aveva nessuna malattia pregressa».
Dagli applausi al dimenticatoio
Sembrano ormai lontani i tempi in cui dai balconi di una popolazione in lockdown risuonavano lunghi applausi per «gli eroi dei tempi moderni». I medici in prima linea nelle corsie degli ospedali, quelli di famiglia chiamati a soccorrere a domicilio condizioni cliniche spesso drammatiche, sono stati per mesi celebrati come gli angeli salvatori di un Paese in pericolo. Ma ora che la normalità comincia a vedersi in fondo al tunnel, anche la memoria a breve termine del governo sembra fare cilecca.
Il Senato ha ufficialmente bocciato il provvedimento per i ristori alle famiglie dei medici morti per Covid-19. Sono 369 i camici bianchi che hanno perso la vita durante l’emergenza sanitaria, vittime di una malattia che cercavano di combattere per senso del dovere e professionalità.
A cominciare una delle stragi più simboliche della pandemia in Italia fu Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei medici di Varese e deceduto sul campo contagiato dal virus. Era l’11 marzo 2020. Il Paese era entrato da pochissimi giorni nel primo grande periodo di lockdown con paura e disorientamento. Ma tutto questo per il governo sembra essere un lontano ricordo.
«Siamo passati dagli applausi all’oblio», ha subito commentato Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam, la Cassa previdenziale per i camici bianchi. Ancora più delusione nelle parole del presidente della Federazione ordini dei medici Filippo Anelli: «La mancata approvazione del subemendamento è un’occasione persa. L’occasione di dimostrare gratitudine ai medici che hanno dato la loro vita per continuare a curare durante la pandemia. Dispiace che non si siano trovati i fondi per poter dare un ristoro a queste famiglie che, in molti casi, sono anche rimaste prive dell’unica fonte di sostentamento. Invitiamo il Parlamento a una riflessione».
«Non è solo questione di gratitudine»
La proposta prevedeva la creazione di un fondo e un contributo di 100 mila euro a famiglia. Ma il subemendamento sui ristori è stato bocciato dal Senato durante la conversione in legge del decreto 221/21 sulla proroga dello stato d’emergenza. «I medici che hanno perso la vita soprattutto nelle prime fasi della pandemia hanno combattuto a mani nude contro il virus», ricorda Anelli, «in un contesto in cui mancavano mascherine, guanti, i più elementari dispositivi di protezione, lo hanno fatto per i loro pazienti, per il loro Paese. È giusto che ora il Paese riconosca il loro sacrificio, il sacrificio delle loro famiglie e provveda a quanti sono rimasti a ricordarli, sopportando, oltre al dolore della perdita, situazioni economiche anche drammatiche». E non è solo questione di gratitudine. «In molti casi i nuclei familiari interessati erano monoreddito e adesso si trovano in difficoltà», spiega Anelli, «senza contare che oltre la metà dei camici bianchi deceduti erano medici di base o comunque non dipendenti dal Sistema sanitario nazionale, questo vuol dire che le loro famiglie non sono indennizzabili dall’Inail, mentre le famiglie dei medici dipendenti dal Ssn potrebbero sì ricevere un ristoro Inail ma a fronte di procedure molto complesse». Alla luce della bocciatura da parte del Senato, l’intenzione dell’Ordine nazionale dei medici è quella di porre la questione al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle commissioni Sanità e Affari Sociali, «affinché», spiega Anelli, «l’emendamento bocciato venga riproposto in un altro contesto. Garantire un ristoro a queste famiglie è un segno di rispetto».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
“TENERE LA MASCHERINA NEGLI SPAZI CHIUSI”
Lo aveva annunciato nel report settimanale del 21 gennaio: la variante Omicron è la mutazione dominante in tutta l’Unione europea. A distanza di poche settimane il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) avverte sulla tendenza di nazioni e governi a parlare di ritorno imminente alla normalità pre-Covid. «La pandemia non è finita ed è probabile che questo Covid-19 rimanga con noi», ha detto la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon. «Se ci sarà un cambiamento di approccio nelle misure saranno i Paesi a deciderlo. Attualmente vediamo un’enorme differenza tra le situazioni dei Paesi in Europa». Il riferimento è anche alle decisioni che nelle ultime settimane presidenti e governi hanno preso in termini di allentamento di restrizioni anti virus.
«Se si vuole raggiungere una riduzione della contagiosità bisogna mantenere le mascherine nei luoghi dove non c’è distanziamento, quindi al chiuso. E poi il dispositivo anti Covid non è secondo me da considerarsi una misura invasiva». Su Omicron la percentuale di diffusione registrata da Ecdc in tutta l’Ue è del 69,4%. Alla luce del maggior numero di prove disponibili che dimostrano un rischio ridotto di ospedalizzazione associato a Omicron, l’impatto della variante viene classificato da Ecdc come «ridotto». Una valutazione che implica però da parte del Centro di controllo anche un avvertimento: «Quella dell’impatto ridotto non è una classificazione che può essere applicabile a tutta la popolazione in modo omogeneo. Il contagio con la variante Omicron può sortire effetti più o meno pesanti a seconda dello stato vaccinale del paziente, anche in base alla presenza o meno di precedenti infezioni, comorbidità e altri fattori predisponenti individuali».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
PERCHE’ QUELLA CARTA ESCE FUORI SOLO ORA?
Un altro capitolo nella saga del M5s e dei regolamenti lo scrive oggi Giuseppe
Conte. C’è un regolamento interno del 2018 che ammette al voto solo gli iscritti da almeno sei mesi. E la carta è stata depositata a Napoli dove il Movimento 5 Stelle ha ricevuto l’ordinanza sulla nullità del suo Statuto.
Visto che uno dei punti sollevati dal tribunale civile riguarda proprio la decisione di non far votare chi non era iscritto da più di sei mesi, portarla prima all’attenzione del giudice forse avrebbe cambiato le carte in tavola.
Ma, spiega oggi Repubblica, c’è chi pensa che dietro la comparsa della carta ci sia Luigi Di Maio.
L’accusa è che il ministro degli Esteri fosse a conoscenza della carta. Nel 2018 era lui il Capo Politico. In una mail datata 8 novembre 2018 Di Maio chiede a Vito Crimi di ratificare un principio: che alle votazione possano prendere parte soltanto gli iscritti con più di sei mesi di anzianità. Crimi dà parere favorevole.
L’ok del presidente del Comitato di Garanzia potrebbe far risalire la regola a prima dello Statuto varato da Conte. E quindi cambiare le carte in tavola al processo. Ma insieme alla carta c’è anche la teoria del complotto: perché è venuta fuori soltanto ora? Chi ne era a conoscenza?
(da Open)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
PECULATO, TRUFFA, FALSITA’ IDEOLOGICA LE ACCUSE
Falsi certificati di vaccinazione anti Covid per far avere il Green pass ai pazienti No vax. La segnalazione sul medico vaccinatore imbroglione è arrivata ai Nas di Ancona, che con il supporto dei militari del comando provinciale di Ascoli Piceno, hanno attivato subito l’indagine.
Il risultato è stato l’ordine di esecuzione di custodia cautelare agli arresti domiciliari da parte della procura di Fermo.
Il giudice per le indagini preliminari ha deciso così per il medico di medicina generale operante nella provincia di Ascoli Piceno che, secondo quanto verificato dalle forse dell’ordine, avrebbe quindi attestato in modo falso l’avvenuta immunizzazione da Covid-19.
Lo scopo era far ottenere il pass sanitario anche senza vaccinazione, coinvolgendo nell’azione illegale anche diverse persone provenienti da altre regioni. L’ipotesi di reato è di falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici insieme a peculato e truffa ai danni dello Stato.
Secondo le indagini la falsa attestazione delle vaccinazioni sarebbe avvenuta tramite l’inserimento dei dati dei pazienti nella piattaforma vaccinale del servizio sanitario. L’accusa di peculato riguarda invece la presunta dispersione di vaccini anti Covid ricevuti dal servizio sanitario regionale e mai somministrati.
Il caso seguito dalla Procura di Fermo è solo uno dei numerosi episodi registrati dall’inizio della campagna vaccinale anti Covid. Solo un mese fa nella vicina zona di Ascoli Piceno erano state 120 le dosi di vaccino buttate da un medico vaccinatore per evitare la somministrazione ai pazienti e far ottenere loro comunque il pass sanitario. Per i vaccini finiti tra i rifiuti il professionista era stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di falso in atto pubblico e peculato.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
FRANZONI, ANCORA A PIEDE LIBERO, ANNUNCIA UNA COLONNA DI TRATTORI IN MARCIA E VUOLE BLOCCARE IL CENTRO DI ROMA
«Appuntamento davanti a Montecitorio. Ottawa chiama, Roma risponde». È questo
uno degli appelli che sta circolando nelle chat dei No vax per annunciare una protesta che dovrebbe andare in scena a Roma il 14 febbraio.
E che dovrebbe sostituire il “raduno” dei Castelli Romani nel frattempo fermato dalla prefettura. Tutto parte dal rave No vax che doveva andare in scena ai Pratoni del Vivaro. E che è stato fermato anche dalle proteste preventive dei sindaci di zona, pronti ad armarsi di camion per fermare la manifestazione.
Mentre ieri, in un “assaggio” della protesta, un gruppo di 150 persone si è radunato dalle ore 20.30 circa a piazza Vittorio, sotto i portici, per un aperitivo. Hanno consumato birre e intonato cori contro Green pass e vaccini. Ma c’è di più.
Nicola Franzoni, racconta oggi Il Messaggero, ha annunciato «una colonna di trattori in marcia su Roma» dalla Nomentana, invitando a bloccare il Centro invece di sostare al Circo Massimo. E questo pare il progetto che dovrebbe andare in scena il 14. E che pare avere gli stessi organizzatori del Freedom Convoy annunciato via Telegram nei giorni scorsi.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2022 Riccardo Fucile
DA BELLUNO A RAVENNA PER ANDARE DA UN MEDICO COMPIACENTE
Un viaggio di oltre 240 chilometri con partenza da Belluno e arrivo a Marina di Ravenna. Il tutto per andare da un medico compiacente che avrebbe somministrato un finto vaccino anti-Covid alla figlia per far ottenere alla 12enne (oltre la sua volontà) la certificazione verde. Per questo motivo, dopo la denuncia dell’ex compagna e madre della ragazza, un uomo è stato denunciato e i giudici hanno deciso di revocargli la patria potestà.
Il tutto ha avuto origine lo scorso autunno. Come riportato da Il Resto del Carlino, l’uomo era partito con la figlia per recarsi da questo medico compiacente che, poi, è finito nei guai per molte altre false vaccinazioni e, quindi, falsa emissione di certificazioni verdi.
La piccola, una bambina di 12 anni, non aveva ricevuto il vaccino ma grazie a questo raggiro il padre aveva ottenuto il Green Pass per lei. Poi la denuncia della madre della minore contro l’ex compagno e l’avvio delle indagini che hanno scoperchiato quel giro truffaldino di false certificazioni e vaccini mai iniettati.
Il tribunale ha, dunque, deciso di procedere con la sospensione (a tempo) della patria potestà del genitore che ora è in attesa anche del processo al termine dell’indagine che vede coinvolto anche quel medico compiacente di Marina di Ravenna. E a breve dovrebbe pronunciarsi sul caso del finto vaccino alla figlia anche il Tribunale dei Minori di Venezia che, per prossimità territoriale, ha competenza su questo caso.
Un’altra storia che, almeno per esito, si consuma in Emilia-Romagna. Con lo stesso epilogo. Solo ieri, infatti, da Modena è arrivata la decisione dei giudici di sospendere la patria potestà dei genitori del piccolo ricoverato al Sant’Orsola di Bologna in attesa di potersi sottoporre a una delicatissima operazione al cuore. I due si erano opposti all’utilizzo del sangue per le trasfusioni, pretendendo che fosse utilizzato solamente sangue di persone non vaccinate. I giudici hanno accolto il ricorso dell’ospedale e sospeso la patria potestà ai due.
(da NeXtquotidiano)
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