Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
GLI UCRAINI HANNO INTERCETTATO UNA COMUNICAZIONE TRA DUE UFFICIALI DELL’FSB. LA TELEFONATA È AVVENUTA SU UNA LINEA “CIVILE” E NON PROTETTA… I MILITARI DI MOSCA NON POTEVANO USARE IL SISTEMA CRIPTATO PERCHÉ I (LORO) BOMBARDAMENTI AVEVANO DANNEGGIATO LA RETE
La morte a Kharkiv del generale russo Vitaly Gerasimov ha rivelato un retroscena che fa avanzare ulteriori dubbi sulla macchina bellica di Putin. I russi, per annientare la capacità di comunicazione ucraina, hanno fatto terra bruciata anche dei propri sistemi sicuri: una sorta di involontario auto-sabotaggio.
La notizia della morte di Gerasimov viene diffusa da Christo Grozev, direttore del gruppo di giornalismo investigativo Bellingcat. Grozev su Twitter cita un dettaglio importante: la notizia è trapelata perché gli ucraini hanno intercettato una comunicazione tra due ufficiali dell’Fsb (i servizi segreti russi). Nel dialogo, dopo aver parlato del generale caduto, si sente dire: «Non funziona Era»
La telefonata è avvenuta su una linea «civile», non protetta. Ma com’ è possibile? E che conseguenze può avere per l’esercito russo? Serve capire cosa sia il «sistema Era», citato nella chiamata. Il polo tecnologico Era è cresciuto a partire dal 2018 ad Anapa, sul Mar Nero.
Una vera e propria cittadella della scienza al servizio del complesso militare-industriale di Mosca, che lavora su ambiti di ricerca avanzata: dalla robotica ai nanomateriali, fino (appunto) alla «sicurezza delle informazioni». Nel 2021 il ministero della Difesa della Russia annuncia la creazione di «smartphone prodotti in Russia e app speciali per i militari» che «garantiranno una comunicazione sicura».
Ci lavorano proprio a Era. C’è persino un sistema operativo mobile, Aurora Os, pensato per l’apparato militare-governativo di Mosca e presente su almeno 400 mila dispositivi. Ma allora perché non usare a Kharkiv il sistema criptato Era? Come rivela Grozev, proprio perché i bombardamenti avevano danneggiato troppo in profondità la locale rete 3G/4G.
Inoltre, alcuni ripetitori erano stati sostituiti con «stingray», simulatori di siti cellulari usati per le intercettazioni. Insomma, troppe antenne erano ko per garantire l’operatività al sistema russo: «Non conosciamo esattamente come funzioni – dice Antonio Capone, docente di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano -, ma possiamo ipotizzare che la cifratura necessiti della rete dati. Una telefonata, non protetta, invece può partire anche con un segnale debole».
Finora la Russia ha colpito alcune infrastrutture di rete in Ucraina, ma non ha cercato di disconnettere completamente il Paese invaso. Anche l’esercito russo ha bisogno delle reti. Il ricorso al sistema Era è avvenuto in corsa. Gli ucraini si sono accorti presto che molti soldati di Mosca comunicavano attraverso radio obsolete, non criptate e facili da intercettare. Social come Clubhouse sono pieni di conversazioni rubate. La soluzione stava nel sistema Era, ma a Kharkiv la foga della distruzione si è ritorta contro l’Armata russa.
(da il “Corriere della Sera”)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
I VENTISETTE CAPI DI STATO E DI GOVERNO SI IMPEGNERANNO AD AUMENTARE LE SPESE PER LA DIFESA, CON INVESTIMENTI IN PROGETTI E ACQUISTI CONGIUNTI… NON SARÀ ANCORA L’ESERCITO EUROPEO AUSPICATO DA MACRON, MA POCO CI MANCA
L’Europa della Difesa nasce nella Reggia di Versailles. E sarà un’Europa determinata a
compiere anche passi da gigante verso un’autonomia energetica. Emmanuel Macron aveva preparato il vertice europeo in programma tra oggi e domani per definire la strategia di rilancio economica post-pandemia.
La decisione di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina ha stravolto i piani. Sarà un vertice in tempi eccezionali, di guerra, che vedrà l’Unione prendere due decisioni fondamentali: i Ventisette capi di Stato e di governo si impegneranno ad «aumentare significativamente le spese per la Difesa», con investimenti in «progetti e acquisti congiunti», e ad «eliminare gradualmente la dipendenza dall’import di gas, petrolio e carbone dalla Russia».
Due passi storici che potrebbero segnare il secondo momento hamiltoniano dell’Unione, a due anni dalla svolta che aveva portato alla prima maxi-emissione di debito comune da 800 miliardi. Il summit incorniciato dai giardini di Versailles non sarà comunque tutto rose e fiori.
Nella stanza in cui si riuniranno i leader ci saranno almeno tre elefanti con cui fare i conti. Tre questioni che saranno discusse senza prendere decisioni concrete perché le divisioni sono ancora troppo forti. La prima, quella più ambiziosa, è in cima ai pensieri di Emmanuel Macron. Per finanziare gli interventi relativi a crisi energetica e Difesa, il presidente francese, d’accordo con Mario Draghi, spingerà per istituire un nuovo strumento di debito comune.
I due ne hanno parlato a lungo ieri mattina in una telefonata preparatoria del vertice. I servizi della Commissione hanno iniziato a studiare le opzioni, anche se l’esecutivo comunitario vuole prima ricevere un mandato formale dei governi. C’è chi immagina una sorta di Recovery-bis, chi pensa a uno strumento tecnicamente diverso.
Se ne discuterà nella sessione alla quale parteciperanno anche Christine Lagarde (presidente della Banca centrale europea) e Paschal Donohoe, numero uno dell’Eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri finanziari della moneta unica. Paesi Bassi e Germania non sono ancora convinti e spingono per reindirizzare verso questi due capitoli di spesa le risorse dell’attuale Recovery Plan, utilizzando la quota di prestiti rimasta inutilizzata perché non richiesta da tutti i Paesi.
In ogni caso – in nome della crisi degli approvvigionamenti – Draghi metterà sul tavolo tre ulteriori proposte, di cui iniziò a parlare fra lo scetticismo dei nordici sin dallo scorso autunno: il varo di acquisti e stoccaggio comune di gas, oltre a un meccanismo normativo grazie al quale separare il prezzo della componente del metano da quello delle altre energie rinnovabili. La somma di queste misure dovrebbe contribuire a calmierare i prezzi.
La guerra in Ucraina dimostra la debolezza dell’Unione, costretta a pagare il gas dieci volte quel che costava un anno fa. Secondo elefante nella stanza: la richiesta di adesione all’Unione europea dell’Ucraina. Il Consiglio ha invitato la Commissione a esprimere un parere sullo status di Paese candidato, come previsto dai trattati, ma dai Ventisette non ci sarà alcuna richiesta di accelerare l’iter.
«Rafforzeremo ulteriormente i nostri legami e approfondiremo la partnership» si legge nella bozza di dichiarazione che sarà approvata a Versailles, dove però l’espressione «Paese candidato» non compare. Né ci sono al momento riferimenti alle richieste di adesione di Georgia e Moldavia. Il terzo elefante è un’eventuale estensione delle sanzioni al settore energetico. Gli Stati Uniti hanno già fatto il passo, bloccando l’import di gas e petrolio
Diversi Paesi europei, in particolar modo quelli sulla frontiera Est (ad eccezione dell’Ungheria), vorrebbero alzare l’asticella. Anche la Francia insiste, ma da parte di molti altri governi c’è grande cautela. Il piano presentato martedì dalla Commissione dimostra che l’Unione – grazie a forniture alternative, rinnovabili e risparmi – quest’ anno potrebbe rinunciare al massimo a cento miliardi di metri cubi di gas russo, due terzi del totale.
Un’interruzione improvvisa sarebbe insostenibile. Ieri si è deciso di allungare l’elenco delle personalità sanzionate, ma prima o poi bisognerà decidere se e quando mettere nel mirino il settore energetico.
(da La Stampa)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
FRATELLI D’ITALIA VOTA IN PARLAMENTO EUROPEO LA RISOLUZIONE CONTRO I PARTITI CHE AVREBBERO AVUTO RAPPORTI POLITICI (E FINANZIARI) CON LA RUSSIA. TRA QUESTI C’È ANCHE LA LEGA
La Lega lo vive come uno sgambetto di Fratelli d’Italia. Il partito meloniano non vuole spaccare il centrodestra ma all’Europarlamento vota la risoluzione, in cui è citato il Carroccio, contro i partiti che hanno o avrebbero avuto rapporti politici ma in qualche caso anche finanziari con la Russia.
Il testo è passato a larghissima maggioranza, con 552 voti a favore, 81 contrari e 60 astenuti. Il Carroccio è tra questi ultimi,
FdI è tra i favorevoli e assesta di fatto un colpo al partito salvinista. Che a proposito delle accuse di trascorse relazioni pericolose con il putinismo si difende così: «Su di noi soltanto illazioni superate dai fatti e dalla storia». Sarà, ma tra Strasburgo e Bruxelles ci vogliono vedere chiaro.
«Voteremo a favore della relazione della commissione Inge sulle interferenze straniere ha annunciato il capogruppo di FdI all’Europarlamento, Raffaele Fitto, poche ore prima dello scrutinio serale – perché il testo contiene parole chiare di condanna per le ingerenze russe in coerenza con la posizione netta assunta dal nostro partito». «Ci dispiace però che le sinistre – incalza Fitto – abbiano voluto utilizzare questa relazione per colpire gli avversari (come nel caso della Lega)».
C’è insomma divisione tra meloniani e salvinisti sul giudizio nei riguardi di Putin e della guerra scatenata dalla Russia – con FdI molto più esplicita nella condanna del capo del Cremlino e molto più allineata nell’atlantismo agli Stati Uniti e alla Nato, mentre Salvini parla solo di pace-pace-pace e cerca di non nominare mai il capo del Cremlino – e questa divisione è rimarcata adesso dalla scelta di FdI di appoggiare il testo che vuole fare luce sui finanziamenti russi e cinesi ai partiti europei. Ed è esplicitamente citata la Lega fra questi.
Dopo l’esibizione sfortunata di Salvini ai confini russo-ucraini con il sindaco polacco che lo ha sbeffeggiato (e la Meloni non ha infierito sull’ex amico Matteo: «Se qualcuno fa qualcosa per la pace va sempre bene»), altra tegola sul Carroccio.
La risoluzione di ieri mette sotto accusa le forze sovraniste europee che danno il proprio sostegno a Mosca e a Pechino. Ed appunto, tra i soggetti espressamente condannati, oltre al Rassemblement National di Marine Le Pen, all’austriaco Freiheitliche Partei Österreichs e alla tedesca AfD, anche «il partito italiano Lega Nord» figura nel documento. Si condannano quelle forze che hanno stretto «accordi di cooperazione» con il partito putiniano, Russia Unita.
E la Lega è stato uno di questi. Scopo della risoluzione è bloccare i finanziamenti e qualsiasi tipo di supporto che dall’estero, in particolare dalla Cina e dalla Russia, arriva ai partiti della Ue. Oltreché porre un freno al processo di distorsione dell’informazione nei Paesi europei.
«Prove concrete si legge nella risoluzione – dimostrano che gli attori stranieri hanno interferito attivamente nei Paesi europei, attraverso operazioni di finanziamento occulto durante le campagne elettorali. Tali operazioni dolose mettono a repentaglio l’integrità delle elezioni, poiché favoriscono una concorrenza sleale tra i partiti, stanziando ulteriori risorse a taluni gruppi generalmente quelli antieuropeisti non conteggiate nelle dichiarazioni ufficiali delle campagne elettorali».
La divaricazione tra Salvini e Meloni in questa fase è sempre più ampia. E la vicenda ucraina contribuisce ad allargarla. «Sono pronto a ripartire, a tornare lì nei prossimi giorni, spero in buona compagnia», ha detto ieri Salvini. Alludendo forse al fatto che vorrebbe la Meloni impegnata sul campo come lui. E Giorgia replica: «Andare in Polonia? Dipende a fare che cosa».
Come a dire: inutile andarci per fare passerella. Sull’Ucraina la Meloni ha evitato finora la sovraesposizione mediatica, mentre Salvini è diventato più direttamente parte di questa vicenda tra preghiere e viaggi umanitari.
E se Giorgia (molto critica sui ritardi Ue in questa crisi) ha adottato un atlantismo utile per un eventuale ingresso a Palazzo Chigi nel caso il centrodestra vincesse le elezioni e il suo fosse il partito più votato, Matteo sembra più ambiguo e più legato a trascorse affinità, proprio quelle con la Russia che la risoluzione dell’Europarlamento vuole mettere in evidenza.
(da il Messaggero)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
NIENTE LAVORO AL CREMLINO O NELLA RESIDENZA PRESIDENZIALE ALLE PORTE DI MOSCA, MA VITA ISOLATA ANCHE PER EVITARE ATTENTATI, MAGARI NEL VECCHIO RIFUGIO DI STALIN A SAMARA O IN UNO NUOVISSIMO A YAMANTAU, SUGLI URALI
È possibile che dopo aver vissuto la pandemia in quasi totale isolamento, il
prudentissimo presidente russo incontri poi a distanza ravvicinata hostess, ministri e altri visitatori?
La domanda, che ha un fondo di ragionevolezza, ha scatenato una serie di voci e di teorie che vedrebbero Vladimir Putin nascosto in un bunker da qualche parte. Con sue immagini olografiche utilizzate in incontri fasulli o, meglio, fake usando la parola ora tanto di moda in Russia.
Quindi niente lavoro al Cremlino o nella residenza presidenziale di Novo-Ogaryovo alle porte di Mosca, ma vita isolata, magari nel vecchio bunker di Stalin a Samara o in uno nuovissimo a Yamantau, sugli Urali.
E questo pure per sfuggire a eventuali attentati che, certamente, non dispiacerebbero agli ucraini o alla Casa Bianca. In realtà, da sempre gli spostamenti del capo del Cremlino sono tenuti gelosamente segreti dagli uomini dell’Fso, il servizio di sicurezza presidenziale.
Quando il suo convoglio di auto attraversa Mosca, le strade vengono svuotate con largo anticipo e la sua auto blindata, l’Aurus Senat lunga sei metri e sessanta e con un motore Porsche V8, sfreccia a 140 all’ora per evitare eventuali missili terra-terra.
Nel palazzo senatoriale del Cremlino c’è la residenza ufficiale del presidente della Federazione Russa (per primo ci abitò Lenin) ma Putin la usa poco. Vive abitualmente a Novo-Ogaryovo, a 15 chilometri dalla capitale. E poi si sposta molto.
A Sochi sul Mar Nero, quasi sempre nella residenza Bocharov Ruchej protetta sempre da una motovedetta ferma al largo e da sommozzatori. A volte Putin opta per la residenza Rus di Zavidovo, nella regione di Tver, sempre vicino Mosca, che era la villa preferita dal suo predecessore Boris Eltsin e prima ancora dal segretario generale del Pcus Brezhnev.
A Zavidovo è stato anche Berlusconi immortalato assieme al suo ospite; entrambi indossavano il colbacco con i copriorecchie abbassati.
Vicino al Volga c’è la tenuta di Valdaj dove regolarmente Putin riceveva ospiti internazionali. A San Pietroburgo a volte viene usato il palazzo Konstantinovskij che si affaccia sul golfo di Finlandia.
Pure nella Crimea annessa nel 2014 c’è una storica dacia di Stato a Oreanda, dove andava Brezhnev negli anni Settanta. Ci sono poi residenze non ufficiali che più volte sono state attribuite a Putin. Il palazzo di Gelendzhik, sempre sul Mar Nero, che ha richiesto anni di lavori. Quello di Shujskaya Chupa in Karelia, dove Putin sarebbe stato una sola volta
Infine i bunker: quello di Stalin costruito durante la Seconda guerra mondiale e quello sugli Urali. Un’altra costruzione a prova di bomba atomica sarebbe stata realizzata nell’Altaj, al confine con la Mongolia.
Ovunque si sposti, il presidente russo è sempre accompagnato da due militari con la cosiddetta valigetta nucleare. Si tratta di un computer con i codici di lancio dei missili basati nei silos a terra, sui sottomarini e sui bombardieri strategici. I due uomini sono sempre ufficiali di Marina perché la loro divisa nera non si confonde con quella di tutti gli alti gradi delle Forze Armate che normalmente sono vicini al presidente.
(da Il Corriere della Sera)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
IL CANADESE A FIANCO DEL POPOLO UCRAINO: “BOMBARDATI PERCHE’ VOGLIONO ESSERE EUROPEI“… MIRA INFALLIBILE, 40 UCCISI AL GIORNO
“Wali” è un cecchino. Il più famoso del mondo. Ha partecipato due volte alla guerra in Afghanistan, nel 2009 e nel 2011, e ora sta combattendo in Ucraina.
Lo chiamano così, è il suo soprannome, ed è uno scienziato informatico franco-canadese. In Afghanistan, si dice di lui, ha ucciso col suo fucile da cecchino dozzine di nemici e le sue gesta sono ora note in tutto il mondo: faceva parte dell’unità d’élite JTF-2 e dello stesso gruppo di cecchini con il record di uccisioni a distanza più lunga (3.540 metri).
Ha risposto all’appello del presidente ucraino Volodymir Zelensky che ha chiesto a volontari di tutto il mondo a unirsi alla lotta di Kiev contro l’invasione russa iniziata ormai due settimane fa. “Wali” è arrivato mercoledì insieme al contingente canadese.
La produttività media di un cecchino è di 7 uomini uccisi al giorno, spiega Nexta Tv. “Grandi” cecchini possono arrivare fino a 10. “Wali” può arrivare, si spiega, a fare anche 40 morti al giorno.
Un fatto che lo ha reso famoso in tutto il mondo, anche perché, anche se il suo nome non è noto, non si è mai sottratto agli schermi e ha partecipato a parecchi programmi televisivi. Secondo Marca.com l’uomo, quando combatteva, faceva parte del Royal 22e Regiment. «Erano così felici di averci. È come se fossimo diventati subito amici. Voglio aiutarli. È così semplice», ha raccontato in un’intervista con CBC News. «Devo aiutarli perché ci sono persone qui che vengono bombardate solo perché vogliono essere europee e non russe. Una settimana fa stavo ancora programmando cose. Ora sto maneggiando missili anticarro in un magazzino per uccidere persone reali … Questa è la mia realtà in questo momento. Mia moglie si è opposta all’idea, e questa è stata la parte più difficile della decisione».
(da Open)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
DUBITAVA DEL BOMBARDAMENTO ALL’OSPEDALE PEDIATRICO E VIENE SMENTITO DALLE PROVE… POI AMMETTE DI AVER SBAGLIATO
Nelle ore successive alla diffusione delle immagini del bombardamento all’ospedale di
Mariupol, i sostenitori di Putin hanno immediatamente presa per buona la versione russa che parlava (ma è stato già smentito) della presenza di militari ucraini all’interno del nosocomio.
Quasi a giustificare quell’attacco missilistico che ha devastato la struttura. Ed è proprio su questo tema che si è scatenata un’accesa discussione sui social tra il giornalista Rai Alessandro Antinelli e Guido Crosetto.
Il co-fondatore di Fratelli d’Italia, infatti, si è posto il dubbio su quale delle due versioni sia la più attinente alla realtà: da una parte quella ucraina, dall’altra quella russa.
“Ieri la notizia del bombardamento di un ospedale pediatrico. Oggi molti siti dicono che era un ex ospedale, sgombrato ed utilizzato da militari. Noi leggiamo, da lontano, senza poter verificare e vorremmo che chi ci da le notizie, approfondisse i fatti, cercando la verità”.
Dubbi legittimi? Assolutamente no.
Perché come sottolineato dallo stesso Alessandro Antinelli nella sua risposta, ci sono immagini che parlano più delle narrazioni russe e, soprattutto, mostrano una verità che il Cremlino sta tentando di mettere a tacere.
Il giornalista, infatti, utilizza un’immagine simbolo di quel bombardamento all’ospedale di Mariupol, racchiusa in questo video dell’Associated Press.
Il confronto potrebbe concludersi qui: mai fermarsi alle versioni che arrivano dal Cremlino (che ancora, per esempio, non parla di “guerra all’Ucraina” ma di “missione speciale), perché sono frutto di una mera propaganda fatta per legittimare le proprie azioni (davanti allo specchio della propria coscienza, visto che – se non in rarissimi casi – la loro narrazione ha perso qualsiasi principio di credibilità a livello internazionale, e anche nazionale) nei confronti del Paese aggredito e sotto aggressione militare da due settimane.
Ma la discussione social Antinelli-Crosetto è proseguita.
L’ex deputato ha detto, poi, di aver condiviso (dopo il suo primo tweet) un thread di David Puente sul caso dell’ospedale di Mariupol. Il giornalista, infatti, ha mostrato come tutta la narrazione filo-russa attorno ai presunti militari ucraini presenti nel nosocomio al momento del bombardamento sia falsa e fallace. E, oltretutto, basata su immagini prese da altri “siti” ospedalieri.
Insomma, la propaganda russa che impera sui social è stata cancellata dalla verità e dalle immagini reali di quella devastazione. La domanda, però, è sempre la stessa: ha senso condividere questi pensieri dopo due settimane in cui gli aggressori (la Russia) ha dimostrato di raccontare una valanga di fake news per giustificare le proprie azioni militari contri gli aggrediti? La risposta, ovviamente, è no.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
PER SOSTENERE LA PRESENZA DI SOLDATI NELL’OSPEDALE FANNO GIRARE UN VIDEO CHE E’ STATO REGISTRATO ALTROVE: TAROCCATORI E ASSASSINI
L’esercito russo di Vladimir Putin ha bombardato un ospedale pediatrico a Mariupol. Diversi video e foto testimoniano l’accaduto, così come le persone ferite e tratte in salvo.
Secondo la portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, l’ospedale era diventato una base dell’esercito ucraino una volta evacuati i pazienti all’interno della struttura, un’affermazione smentita dalle riprese delle donne in dolce attesa e ferite dal bombardamento.
Alcuni utenti, a sostegno delle affermazioni della Russia, hanno condiviso un video per sostenere che nei tetti dell’ospedale vi fossero appostati dei soldati ucraini. C’è un problema: hanno sbagliato di molto l’edificio.
In sintesi
Un ospedale pediatrico a Mariupol è stato bombardato. Si registrano diversi feriti e si presume qualche vittima
Il bombardamento è avvenuto per mano dei russi, i quali affermano che la struttura fosse stata evacuata dai civili e trasformata in una base militare ucraina.
Per sostenere la presenza di soldati, viene condiviso un video dove uno di questi si troverebbe disteso nel tetto di una delle strutture.
Il video non ha nulla a che fare con l’ospedale pediatrico, sono due strutture diverse e situate in luoghi lontani tra di loro a Mariupol.
Viene proposta anche una foto di un edificio presidiato da soldati, ma anche questo scatto è stato fatto lontano dal luogo del bombardamento.
(da Open)
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Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
“IO VIVO TRA LA MIA GENTE, NON HO PAURA“
Il presidente dell’Ucraina in un colloquio con il Corriere e Die Zeit: « Il Cremlino non
pensava certamente che questa, per noi, sarebbe stata la Grande guerra patriottica»
«Vivo tra la mia gente, è la migliore protezione che ci sia». Risponde così Volodymir Zelensky alla domanda su come si stia proteggendo oggi che è tra gli obiettivi dei russi nella guerra in Ucraina.
Il presidente rilascia una lunga intervista a Cathrin Gilbert di Die Zeit, pubblicata anche dal Corriere della Sera. E parla dell’invasione: «Quando la Russia la preparava Putin non poteva immaginare che gli ucraini avrebbero difeso il loro Paese con tale determinazione. Non solo pochi individui, bensì la nazione intera. Il Cremlino non pensava certamente che questa, per noi, sarebbe stata la Grande guerra patriottica — proprio come quella che l’Unione sovietica combatté contro Hitler. I collaboratori di Putin non conoscono affatto l’Ucraina. Ma noi siamo così. Con l’Ucraina al tuo fianco, ti senti al sicuro. È un principio, questo, che servirà da lezione a molti in Occidente».
Zelensky parla di come sta vivendo attualmente: «Dormo pochissimo, bevo una quantità impressionante di caffè, e sono costantemente impegnato in discussioni e trattative. Sto facendo molte cose indispensabili per assicurare la difesa e la salvezza dei miei connazionali».
Rivela che si trova a Kiev e che la sua famiglia è rimasta in Ucraina. E dice che da ebreo è rimasto colpito dal paragone tra il Donbass e l’Olocausto: «Sono convinto che il presidente russo ben di rado si confronta con persone oneste e sincere. Qualunque cosa gli arrivi all’orecchio o gli venga consegnato nei rapporti scritti, questo è quanto sentiamo dire da lui».
Sulle sanzioni fa sapere che «occorre innanzitutto bloccare l’esportazione di gas e prodotti petroliferi. Chiudere i porti di tutto il mondo alle navi russe. I trasportatori devono rifiutarsi di inviare e ricevere merci da o perla Russia. Escludere tutte le banche russe dal sistema Swift, e dico tutte, senza eccezioni. Queste sono le azioni concrete da intraprendere. Se non lo fate adesso, sarete costretti ad adottare misure molto più pesanti per proteggere le repubbliche baltiche, la Polonia, la Moldavia, la Georgia, ed altri Paesi confinanti con la Russia da possibili invasioni».
Sulla minaccia nucleare Zelensky ha le idee chiare: «Credo sia un bluff. Una cosa è agire da assassino criminale, un’altra scegliere il suicidio. A mio avviso, le minacce di Putin sono un segnale di debolezza. Ricorre alla minaccia delle armi nucleari perché i suoi piani non stanno funzionando. Sono certo che la Russia è ben consapevole delle conseguenze catastrofiche di qualunque tentativo di far uso delle armi nucleari».
Ma dice che il piano dello Zar non terminerà con l’Ucraina: «Il suo scopo è quello di dividere e lacerare l’Europa, come sta facendo con l’Ucraina. Ascoltate quello che dice la propaganda russa. Lo predicano persino dalle loro chiese, che bisogna conquistare altri Stati: la Moldavia, la Georgia, le repubbliche baltiche. A mio avviso anche la Polonia è minacciata. Anzi, l’intero continente europeo è in pericolo, fintanto che a Putin verrà consentito di aggredire un Paese vicino».
(da Open)
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