Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
LO SCACCHISTA GARRY KASPAROV INCITA I RUSSI ALLA RIVOLTA: “OGNI ELEMENTO DELLA SOCIETÀ CHE PUÒ ESERCITARE PRESSIONI DEVE SAPERE CHE DEVE SCEGLIERE TRA LUI E TUTTO IL RESTO“
“Se Putin non viene fermato ora, non gli viene impedito di distruggere l’Ucraina e
commettere un genocidio contro il suo popolo, ci sarà una prossima volta e sarà nella Nato, con una minaccia nucleare senza precedenti. Ogni elemento della società russa che può esercitare pressioni su Putin deve sapere che deve scegliere tra lui e tutto il resto”: è il duro intervento su Twitter di Garry Kasparov, scacchista e attivista russo che lancia l’appello a riportare la Russia di Putin “all’età della pietra tecnologica”.ù
“La guerra di Putin contro l’Ucraina è entrata nella sua fase successiva, quella di distruzione e massacro di civili. Fa anche parte della guerra mondiale di Putin, una guerra al mondo civile del diritto internazionale, della democrazia e di qualsiasi minaccia al suo potere, che ha dichiarato da molto tempo – scrive in un post rilanciato da Anonymous – La negazione di questa guerra da parte del mondo libero e decenni di pacificazione hanno permesso a Putin di minacciare e conquistare all’estero, trasformando la Russia in uno stato di polizia.
Putin deve essere fermato perché l’impensabile ora è possibile. Ogni giorno che l’Ucraina subisce dà l’opportunità di comunicare questa catastrofe alle uniche persone che possono davvero fermare Putin, il popolo russo, dagli oligarchi a chi comanda ai manifestanti. Sradica i politici corrotti, gli uomini d’affari e il denaro oscuro che hanno corrotto una generazione”.
Poi Kasparov lancia un appello alle istituzioni e ai media: “smettete di chiamare Putin ‘presidente’, è un dittatore, le parole hanno potere”
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
SE “MAD VLAD” DOVESSE ESSERE DEPOSTO, LA RUSSIA VERREBBE INEVITALBILMENTE “RISUCCHIATA” DALL’OCCIDENTE. A QUEL PUNTO LA CINA SI RITROVEREBBE SOLA E ISOLATA
Perché la Cina si sta adoperando così tanto per spingere Russia e Ucraina a una tregua? Xi Jinping teme moltissimo che le sanzioni economiche, l’accerchiamento di Usa e Ue e i sommovimenti interni portino alla caduta di Putin. Se “Mad Vlad” dovesse essere deposto, la Russia potrebbe essere “risucchiata” definitivamente dall’Occidente. A quel punto la Cina si ritroverebbe senza il suo junior partner, alleato prezioso per contrastare e depotenziare Washington. Inaccettabile per Xi Jinping.
Non solo: una Russia filo-occidentale sarebbe doppiamente minacciosa per Pechino, considerati i 4.250 km di confine tra i due paesi.
E la guerra in Ucraina ha dimostrato che le questioni di confine non sono solo materia per cartografi. Il filo diretto tra Mosca e Pechino è costante in queste ore tra il ministro degli esteri di Putin, Sergej Lavrov, e il suo omologo cinese, Wang Yi.
Domani dovrebbero confrontarsi telefonicamente Xi Jinping e Putin…
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“COME CITTADINO RUSSO E’ MIO DOVERE DENAZIFICARE LA MIA PATRIA DA UN CRIMINALE“
Nelle ultime ora è stata pubblicata sui social una taglia sulla testa del presidente russo
Vladimir Putin. La cifra è di quelle importanti e immediatamente l’annuncio di morte ha fatto il giro dei social e del web. La taglia è ben di 1 milione di euro per chi riuscirà ad eleminare il temuto presidente russo. Il post poi è stato corretto con la modifica da “Dead or Alive” a “arresto”.
Il mandante della taglia sulla testa di Putin è Alex Konanykhin, imprenditore russo nel ramo finanziario e immobiliare, con un patrimonio da 300 milioni di dollari. . L’imprenditore ha ottenuto asilo politico negli Usa nel 2007.
L’imprenditore russo nel pubblicare la taglia ha spiegato i motivi: “Prometto di ricompensare con un milione di dollari gli ufficiali che, nell’adempimento del loro dovere costituzionale, arresteranno Putin come criminale di guerra in base al diritto russo e internazionale”.
Per Konanykhin Putin “non è il presidente, dal momento che è arrivato al potere come risultato di un’operazione speciale di esplosioni di condomini in Russia (in un riferimento a una serie di attentati avvenuti nel settembre del 1999 per i quali vennero accusati i separatisti ceceni, ndr), ha poi violato la Costituzione eliminando le libere elezioni e uccidendo i suoi oppositori“.
Il post, pubblicato poi sui diversi social, finisce con “Come cittadino russo di etnia russa vedo come mio dovere morale facilitare la denazificazione della Russia. Continuerò la mia assistenza all’Ucraina nei suoi sforzi eroici per resistere all’assalto dell’Orda di Putin”.
(da agenie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
IL SAGGIO DI PADRE PACHKOV
Il ventennio putiniano dove sta portando la Russia?
Dopo un così lungo periodo di tempo, il tempo di Vladimir Putin e della Russia guidata da lui, va capito, valutato.
E’ quello che fa con accuratezza e visione La Civiltà Cattolica con un profondo saggio di padre Vladimir Pachkov, partendo da una incontrovertibile positività riscontrabile fino all’inizio dell’odierno conflitto: “Infatti, nonostante i forti monopoli statali, la Russia ha in buona sostanza un sistema economico di tipo capitalista e può operare in modo molto più efficiente rispetto al suo predecessore, l’Urss”.
Qui emerge il però: la tecnocrazia, innovazioni tecniche e la digitalizzazione amministrativa, non hanno sottratto il Paese ad un’economia estrattiva (di risorse naturali)
L’autore ricorda la tesi che fanno di quella russa una classica economia da paese di via di sviluppo e quella (duginiana) di modello antitetico al modello liberale, l’autocrazia conservatrice e populista che Dugin collega alla sua Quarta Teoria Politica.
Ma Vladimir Pachkov ricordato questo ci porta nel “puntinismo reale”, quello che c’è: “L’economia petrolifera della Russia offre alle élite al potere una possibilità di arricchirsi maggiore rispetto allo sviluppo economico più lento che si potrebbe realizzare con riforme di lungo periodo. Invece di sostenere la diversificazione e lo sviluppo del settore industriale e terziario, il «putinismo» concentra la ricchezza nelle mani di poche persone. Invece di favorire l’ascesa di una classe media e di una imprenditorialità autonoma e al passo con i tempi, si promuovono quelle persone che sono al servizio dello Stato e da esso dipendono. Sembra che funzionari competenti che mostrino anche capacità di iniziativa non siano necessari all’economia basata sullo sfruttamento petrolifero. E ci sono casi in cui amministratori locali vengono licenziati non quando le loro regioni non mostrano crescita economica, ma quando alle elezioni non votano per il presidente o per il partito di governo”.
Il passaggio a un’economia post-petrolifera ovviamente mette a rischio la durabilità del sistema-Putin e la concorrenza geopolitica rende difficile pensare a “un cambiamento di rotta significativo nel breve periodo”.
Ma le difficoltà derivano anche dall’eredità che ha ricevuto Putin, un’economia boccheggiante che ha rimesso in piedi grazie a validi collaboratori, come “l’allora ministro delle Finanze Aleksej Kudrin”: “ La crescita economica annua dal 2010 al 2019 ha raggiunto solo il 2%. Come negli anni Novanta, la fuga di capitali ha raggiunto di nuovo cifre notevoli: dal 2014 al 2018, 320 miliardi di dollari sono stati portati fuori dal Paese. Era necessario trovare un altro modello, e sono state fatte riforme di vasta portata, ma non così coraggiose come la situazione richiedeva”.
Il 2014, cioè la crisi Ucraina, ha ovviamente peggiorato le cose. E’ diventato più difficile attrarre aziende e così i redditi nel 2020 sono divenuti più bassi rispetto al 2014, complice il crollo del prezzo del petrolio. Le sanzioni invece hanno influito poco, stima l’articolo e i dati del Fondo Monetario Internazionale lo confermano.
“Due dei maggiori problemi che aggravano ulteriormente la condizione economica russa sono la disuguaglianza e la povertà. Nel 2018, il 3% dei russi più ricchi possedeva l’87% dell’intera ricchezza. Il numero di miliardari in un anno (dal 2018 al 2019) è salito da 78 a 110, e quello dei milionari da 172.000 a 246.000. Per contro, il 21% dei russi vive nella povertà. La più grande preoccupazione delle persone russe non è la politica, ma l’economia: il 72% è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 52% per l’aumento della povertà e il 48% per la disoccupazione”.
Ovviamente la pandemia ha rafforzato la tendenza e il governo è risultato dipendente quasi completamente dalle materie prime. L’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime nel 2021 può aver determinato addirittura un surplus, unica fonte per spesa sanitaria e sociale.
Ma la trasformazione tecnologica dell’economia globale porterà certamente a una minore richiesta di combustibili fossili.
Di qui la considerazione che apre la seconda parte del saggio: “È giunto il momento di scegliere tra geopolitica ed economia”, che comincia con questa indicazione decisiva: “ In molti sostengono che è arrivato il momento di spendere più soldi in progetti sociali, ma questo non risolverà il problema della bassa produttività e, di conseguenza, dei redditi bassi. Servono, invece, innovazione e investimenti privati, soprattutto esteri. Ma, come sappiamo, per ottenere tutto ciò andrebbe risolto il conflitto politico con l’Occidente, che invece il conflitto con l’Ucraina ha radicalizzato. La dura realtà è che la Russia è un Paese economicamente debole e non avrebbe potuto permettersi una politica conflittuale. Non si tratta di stabilire «chi ha ragione o di chi è la colpa»: la politica è l’arte del possibile e non dei desideri. I cittadini russi sono stanchi di questa politica, che non è in grado di – ma nemmeno vuole – creare condizioni per una vita normale, e che antepone i sogni geopolitici della classe dirigente al benessere dei cittadini comuni”.
Si passa così al problema costante della politica russa: l’autorità del governo. Il primo Putin, quello dei primi due mandati, ha ha posto fine al dominio criminale nascosto dietro “libertà” e “democrazia” nel segno della “stabilità”, archiviare la frammentazione sociale nel nome della riconciliazione: “In realtà, la nuova stabilità è stata ottenuta non attraverso la riconciliazione, ma attraverso la smobilitazione e la pacificazione. La società ha in parte volontariamente ceduto i suoi diritti allo Stato, in parte se li è semplicemente visti portare via. Ma nei primi 10 anni di Putin, lo Stato si è concentrato sul consolidamento interno e non ha interferito negli affari della società”.
E’ stata la stagione che ha portato all’allargamento dei ceti medi, della crescita. Ma la crisi economica del 2008, la crisi Ucraina e la pandemia hanno infranto il sogno. Ora la popolazione è stanca della retorica dei nemici esterni. Il governo sta perdendo influenza ideologica sull’opinione pubblica. Ecco perché l’attuale crisi con l’Occidente può porre fine al “sistema Putin”, scrive Pachkov.
“La società russa è moderna ed è entrata nella «fase post-eroica», in cui non tutti sono pronti «a morire per la Patria e per Putin».
Al contrario, non solo la guerra in sé, ma le conseguenze economiche della guerra – soprattutto se di lunga durata – potranno portare a un malcontento che molto probabilmente si trasformerà in una protesta dai connotati fortemente politici.
E tale protesta sarà non solo nelle grandi città, o limitata ai cittadini politicamente atti- vi, ma coinvolgerà masse di popolazione, pensionati e lavoratori di provincia, cioè coloro che finora sono stati forti sostenitori della politica del governo. Anche se è pressoché impensabile che le proteste possano portare a cambiamenti politici, il mito del «modello Putin» ne uscirà quasi certamente ridimensionato”.
Perché la grande potenza militare non è diventata una grande potenza economica. Il rischio che si prospetta dunque è quello di una problematica stagnazione economica.
(da Globalist)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
AVEVA DETTO CHE SAREBBE ANDATO A LEOPOLI MA SI E’ GIA’ CACATO SOTTO
Matteo Salvini è al lavoro per organizzare una missione in Polonia, vicino al confine con
l’Ucraina. E’ quanto ha anticipato lo stesso segretario leghista ai parlamentari, riuniti stamane.
L’organizzazione del viaggio nella zona dove stanno confluendo le migliaia di profughi in fuga dall’Ucraina sarebbe a buon punto e la missione dovrebbe svolgersi tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima.
Questo è quanto avrebbe comunicato Matteo Salvini ai suoi parlamentari, nel corso dell’incontro di questa mattina al teatro Umberto di Roma.
In una recente conferenza stampa, l’ex ministro degli interni aveva avanzato l’ipotesi di andare in Ucraina per “frapporsi tra le bombe e il popolo, tra il popolo e i missili“, auspicando un marcia della pace, “magari lanciata dal Santo Padre”.
Niente più Leopoli, ora al massimo si va in Polonia, non si sa mai che l’amico Putin faccia qualche scherzo…
(da Globalist))
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
COSÌ L’ECONOMISTA ALEXANDER BUTMANOV HA MESSO IN SCENA UNA SINGOLARE PROTESTA IN DIRETTA TV: UN BEL BRINDISI AL CROLLO DEI MERCATI FINANZIARI – LA FACCIA ALLIBITA DELLA CONDUTTRICE SPIEGA BENE IL CLIMA CHE SI RESPIRA DA QUELLE PARTI
Un “suicidio” in diretta sulla tv russa. Alexander Butmanov, economista, ha letteralmente brindato alla morte della Borsa di Mosca per effetto delle sanzioni occidentali contro il presidente Vladimir Putin a seguito della invasione in Ucraina.
Una “bomba nucleare finanziaria” che per ora colpito pesantemente gli oligarchi e il presidente, ma che presto travolgerà i comuni cittadini russi per effetto di inflazione, debito pubblico e deprezzamento del rublo.
La scena, di per sé comica, rivela però il malessere che in ampie fette della popolazione russa sta crescendo per la folle campagna bellica del Cremlino contro i “fratelli ucraini”.
Una preoccupazione che, è la speranza di molte segreterie occidentali, potrebbe portare a una sorta di “golpe bianco” contro Putin. Per il momento, però, a rischiare di più sarà probabilmente Butmanov, per la sua plateale provocazione contro il regime.
E la faccia della giornalista conduttrice seduta accanto a lui, che lo guarda con gli occhi sbarrati in un misto di stupore e terrore, la dice lunga sul clima che si respira ancora a Mosca.
Tutto è andato in scena il 2 marzo sul canale YouTube di RBC Investments. Butmanov, fondatore del club di investimento Soyuzniki ed esperto di strategie azionarie, è ospite dello speciale Trading in a New Way dedicato al trading.
L’esperto prima saluta la presentatrice Elina Tikhonova anticipando che non avrebbe detto “buon pomeriggio”. Quando la padrona di casa gli chiede perché, Butmanov sottolinea ovviamente gli indicatori di una crisi finanziaria epocale.
Alla domanda se sarebbe rimasto o meno nella professione, sfodera il colpo di scena: “Lavorerò come Babbo Natale, come 25 anni fa”. Quindi da sotto al tavolo estrae una bottiglia di acqua frizzante e brinda alla “morte” del mercato azionario.
La Tikhonova prende le distanze: “Non intendo commentare in alcun modo questo flash mob”. “Mando i miei saluti a Sergei Usichenko – ha concluso imperterrito Butmanov – che ha bevuto 13 anni fa fino alla morte del mercato azionario. Oggi bevo soda. Caro mercato azionario, ci eri vicino, interessante. Riposa in pace, caro compagno”.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
BLOCCATI IN FRANCIA E IN GERMANIA PRIMA CHE FUGGISSERO
Nella notte in Francia è stato sequestrato lo yacht dell’oligarca russo Igor Sechin,
amministratore delegato di Rosneft, compagnia petrolifera di proprietà in maggioranza del Cremlino e con sede a Mosca.
A rendere noti i fatti è stato il ministero dell’Economia di Parigi in una nota. Jean-Yves Le Drian, titolare del dicastero, ha riferito che l’operazione rientra nelle sanzioni mirate decise dall’Unione europea.
La lussuosa imbarcazione di 86 metri – che si chiama “Amore Vero” – era arrivata a La Ciotat, in Provenza, tra Marsiglia e Tolone, lo scorso 3 gennaio, e sarebbe dovuta restare lì fino ad aprile per alcune riparazioni.
“Al momento del controllo – riferiscono fonti di governo – lo yacht stava prendendo delle disposizioni per salpare in tutta fretta senza aver completato i lavori di manutenzione previsti”.
Al termine del controllo da parte delle Dogane francesi “è stato osservato che questo tentativo di uscita dalle acque territoriali francesi costituiva una infrazione alle sanzioni dell’Ue”. Pertanto la nave è stata sequestrata – osserva il ministro dell’Economia Bruno Le Maire – e ringraziamo le Dogane per questo sequestro realizzato nell’ambito dell’entrata in vigore delle sanzioni dell’Ue nei confronti della Russia”.
Una notizia simile era arrivata a Amburgo, dove le autorità tedesche hanno sequestrato sempre in mattinata uno yacth da 600 milioni all’oligarca Alisher Usmanov, che l’Unione europea aveva segnalato in quanto “vicino a Putin”. L’oligarca è diventato miliardario grazie alle attività della Metalloinvest, società mineraria e metallurgica russa specializzata nella produzione di acciaio. Fino al 2018 è stato anche titolare del 30% della squadra di calcio inglese dell’Arsenal. Usmanov ha rapporti anche con l’Italia: possiede una casa in Sardegna, diverse altre ville sparse a sud e a nord di Porto Cervo, dove ha fatto costruire a sue spese un molo solo per permettere al suo mega yacht di attraccare.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
E’ SUCCESSO A MELITUPOL, NEL SUD DEL PAESE, E A KUPIANSK, VICINO KHARKIV
Ucraini furiosi sono stati filmati mentre urlavano “invasori, assassini” e bloccavano un convoglio dell’esercito – mentre un soldato russo sparava colpi di avvertimento in aria. Un secondo video mostrava un altro gruppo di ucraini senza paura che saltava su un veicolo militare russo mentre sventolava bandiere blu e gialle
I filmati sono emersi mentre le forze di Mosca continuano la loro invasione del paese, e soldati e cittadini ucraini resistono ferocemente contro l’esercito di Vladimir Putin.
Il primo video mostra 30 ucraini che affrontano un convoglio militare russo composto da almeno sei veicoli a Melitupol, nel sud del Paese, fermando l’avanzata della colonna. I coraggiosi uomini e donne affrontano imperterriti la mitragliatrice armata da un russo che esce dal 4×4 dirigendosi verso il convoglio e li minaccia con l’arma prima di sparare in aria.
I manifestanti fermano il convoglio militare russo a mani nude e lanciano imprecazioni contro i soldati invasori. Nel video si sentono ucraini furiosi che marchiano i russi come “invasori” e “assassini” prima che una truppa armata spari in aria per avvertire i manifestanti di lasciare la strada.
Ma gli ucraini si rifiutano di fare marcia indietro e il soldato russo torna di nuovo nel suo veicolo blindato 4×4, che lampeggia con luci blu. Un camion blindato si avvicina quindi ai manifestanti ucraini in quello che sembra essere un tentativo di costringerli a fare marcia indietro, ma i cittadini senza paura tengono duro.
Nel filmato si vedono diverse persone cercare di spingere fisicamente indietro il camion mentre avanza suonando il clacson nel tentativo di liberare la strada ai sei veicoli contrassegnati con Z che aspettano dietro.
I manifestanti vengono infine respinti dal veicolo russo, che riesce a costringerli a lasciare la strada, anche se gli ucraini continuano a lanciare insulti agli uomini di Putin mentre avanzano.
Un secondo filmato da Kupiansk, vicino alla seconda città più grande dell’Ucraina, Kharkiv, sembra mostrare almeno 30 ucraini che corrono e saltano su un veicolo blindato russo, con un uomo che tenta di sfondare il parabrezza.
Il 4×4 sembra farsi largo tra la folla, allontanandosi dai manifestanti furiosi, molti dei quali sventolano bandiere ucraine, e spingendone diversi a terra.
Due coraggiosi ucraini sono stati filmati la scorsa settimana mentre cercavano di bloccare da soli l’avanzata di un convoglio militare russo, in scene che ricordano il “tank man” di piazza Tienanmen che bloccava le forze cinesi nel 1989.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
IL FATTORE TEMPO GIOCA CONTRO PUTIN
Quanto durerà la guerra in Ucraina? Dopo sette giorni dall’inizio dell’invasione russa le
operazioni militari di Mosca sono diventate più estese e distruttive.
Vladimir Putin ha conquistato la città di Kherson e stanotte i bombardamenti a Kiev sono i più estesi dall’inizio della guerra secondo gli inviati dei media.
Il motivo della recrudescenza è facile da comprendere: la Russia non si aspettava tutta questa resistenza da parte dell’esercito e del popolo ucraino. Nei piani di Putin c’era la classica guerra-lampo, tanto che lo Zar si aspettava di entrare a Kiev entro 48 ore dall’inizio delle ostilità. Invece è andata diversamente. Ecco perché oggi i piani dei russi stanno cambiando.
Come? In primo luogo va segnalato che oltre alla resistenza ucraina anche le difficoltà logistiche hanno rallentato Mosca.
Ma, racconta oggi il Corriere della Sera, gli aggiustamenti sono già in corso. Una relazione dell’intelligence degli Stati Uniti indirizzata ai deputati e ai senatori Usa e datata 28 febbraio sosteneva che ai russi serviva un’altra settimana per stringere d’assedio Kiev. Poi ci vorrà un mese per far cadere la Capitale.
E altre 4 o 6 settimane per prendere il controllo dell’intero paese.
Ma il fattore tempo continuerà a essere importante anche se alla fine Mosca dovesse davvero prendere Kiev entro la fine di marzo o l’inizio di aprile. E questo perché il conflitto, secondo i funzionari della Difesa Usa, potrebbe durare altri dieci o venti anni.
C’è da sottolineare che non si tratta di un conto lineare. Perché le armi dell’Occidente a Zelensky possono permettere all’Ucraina di resistere ancora più a lungo. O, peggio (per i russi), organizzare una resistenza anche dopo la conquista.
Ora però la domanda è: quanto può resistere invece Putin? Il Dipartimento del Tesoro Usa sostiene che le sanzioni avranno effetto nel tempo. Non si parla di un orizzonte temporale di mesi ma di anni, forse decenni.
E bisogna anche pensare che probabilmente le stesse sanzioni potrebbero avere la necessità di essere affinate e targettizzate ulteriormente. Il blocco delle forniture tecnologiche invece punta a fermare l’esercito russo.
Un potere che scricchiola
D’altro canto c’è davvero la possibilità concreta che il sistema delle sanzioni e le spese di guerra portino la Russia verso la bancarotta. «Presto il suo unico asset, gli idrocarburi, non varrà nulla. Li venderanno a Cina e Corea del Nord a prezzi più bassi. Putin sta distruggendo la Russia», ha detto ieri Davide Serra di Algebris.
La Banca Centrale russa ha già dovuto raddoppiare il tasso di sconto per frenare la fuga di capitali. Il crollo del rublo accelererà la perdita di potere d’acquisto dei russi. E il potere di Putin potrebbe cominciare a scricchiolare.
Quello che si vede da fuori è relativamente poco: qualche segnale di preoccupazione dagli oligarchi un tempo fedeli e le manifestazioni pacifiste represse con arresti. Ma dentro la situazione potrebbe essere diversa.
Un tweet di Anonymous ha fatto sapere che le informazioni sull’attentato nei confronti del presidente Zelensky che sarebbe stato sventato dall’intelligence ucraina sono arrivate dal Russian Federal Security Service (FSB). Se questo è vero, significa che anche al Cremlino c’è chi non ha alcuna fretta di concludere la guerra in Ucraina. E non ha alcuna intenzione di aiutare Putin nella sua guerra lampo. Perché il fattore tempo oggi conta più di tutti.
(da Open)
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