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A MARIUPOL, IN SOCCORSO DELLA RESISTENZA UCRAINA, SONO ARRIVATI GLI UOMINI DEL BATTAGLIONE AZOV, UN CORPO FORMATO DA 2500 UOMINI FRA NAZIONALISTI UCRAINI E VOLONTARI STRANIERI DI ESTREMA DESTRA

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

IL BATTAGLIONE HA PUBBLICATO UNA SERIE ISTRUZIONI DI GUERRIGLIA PER LA POPOLAZIONE … SE I RUSSI ENTRANO IN CITTA’ QUELLI DELLA AZOV PRONTI A SCATENARE UN INFERNO

La resistenza ucraina a Mariupol conta molto sull’agguerrito Battaglione Azov, formato da 2500 uomini, fra nazionalisti ucraini e volontari stranieri di estrema destra, comandato da Denys Prokopenko.
L’Azov ha diffuso su internet istruzioni di guerriglia per la popolazione che danno un’idea delle tattiche: «Bloccare le strade percorse dai mezzi di rifornimenti russi con alberi, reti, cancelli, dar fuoco ai boschi. Chi ha armi con visori ottici può mirare, a distanza senza uscire allo scoperto, alle ruote dei veicoli russi per fermarli. Ingannate il nemico bruciando pneumatici e paglia per far fumo e dar l’impressione che ci siano già stati bombardamenti nel villaggio».
Anche se noto come “battaglione” ha le dimensioni di un reggimento che comprende due battaglioni di fanteria, un battaglione carri e vari plotoni specializzati, fra cui uno per la «difesa chimica, biologica, nucleare e radiologica».
(da agenzie)

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COM’ERA LA STORIELLA CHE PUTIN NON COLPIVA I CIVILI? I BOMBARDAMENTI RUSSI COLPISCONO SCUOLE, OSPEDALI, EDIFICI RESIDENZIALI

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

LE IMMAGINI SCIOCCANTI DI UN PADRE CHE PIANGE SUL CADAVERE DEL FIGLIO A MARIUPOL: LA CITTÀ DELL’UCRAINA SUDORIENTALE È SOTTO ATTACCO CONTINUO DA PIÙ DI UN GIORNO. MANCANO ACQUA, ENERGIA ELETTRICA, RISCALDAMENTO. E PRESTO I RUSSI TAGLIERANNO ANCHE I RIFORNIMENTI DI CIBO

E meno male che Putin non colpisce i civili! Nelle ultime ore i bombardamenti russi si sono intensificati, e colpiscono scuole, ospedali, edifici residenziali.
Sui media di tutto il mondo stanno rimbalzando alcune immagini scioccanti da Mariupol, come quella di Serhii, un uomo che piange sul cadavere del figlio teenager, Iliya, all’interno di un reparto maternità convertito in un ospedale da campo della città dell’Ucraina sud-orientale.
Sono centinaia i civili morti a Mariupol , che è sotto bombardamento costante da più di 24 ore: mancano acqua, energia elettrica e riscaldamento, e, secondo quanto sostiene il governo ucraino, presto i russi taglieranno anche i rifonimenti di cibo. Le persone non possono scappare perché le ferrovie sono saltate in aria e le strade bloccate. Nel frattempo Putin ha bombardato anche una scuola a Chernihiv, nel nord ovest del paese, e sta preparando lo sbarco a Odessa.
(da agenzie)

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L’ULTIMA BALLA DI SALVINI: DICE CHE STA ORGANIZZANDO CON CARITAS E SANT’EGIDIO LA TRASFERTA DI PACE IN UCRAINA MA VIENE SMENTITO DALLE DUE ASSOCIAZIONI: “MAI SENTITO“

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

VADA A FARLE IN RUSSIA, MA NON HA LE PALLE

Parole, parole, parole.
La missione di pace annunciata ieri, davanti alle telecamere, da Matteo Salvini sembra essere lodevole. Ma il leader della Lega ha citato due enti che, da sempre, agiscono per la pace nel mondo e per aiutare tutte le persone in difficoltà per colpa della guerra (come quella in Ucraina) e delle carestie: Caritas e Comunità di Sant’Egidio.
L’ex ministro, infatti, ha detto di averli già contattati, ma nel giro di 24 ore sono arrivate già le smentite da parte di tutti.
“Sto ragionando con l’ambasciata italiana, la Caritas e Sant’Egidio”, aveva detto mercoledì Matteo Salvini facendo riferimento ai suoi contatti – anche con il premier polacco – per l’organizzazione di una manifestazione di pace in Polonia a cui avrebbe partecipato in prima persona.
Ma oltre alla stampa, ha avvisato realmente i diretti interessati? Secondo quanto riportato da fonti citate da Il Fatto Quotidiano, la risposta è “no”.
“Alla Caritas nessuno ha parlato con Salvini”, fanno sapere dagli uffici dell’organismo pastorale della Cei. “Non conosciamo il merito della proposta e quindi non possiamo esprimerci”.
Avrà parlato almeno con la Comunità di Sant’Egidio, potrebbe pensare qualche sprovveduto ottimista. E invece: “Nessuno ha parlato con Salvini, non ne sappiamo niente”.
Insomma, nessuno dei due enti ha mai ricevuto alcuna comunicazione, neanche per via indiretta, dal leader della Lega per l’organizzazione di questa manifestazione di pace in Ucraina, con la sponda (presunta, a questo punto) anche della Polonia.
Enti citati a loro insaputa
(da agenzie)

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L’OMAGGIO DEI QUOTIDIANI ALL’UCRAINA IN COPERTINA

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

TIME, ECONOMIST, CORRIERE DELLA SERA CON LA BANDIERA AZZURRA E GIALLA A TUTTA PAGINA

La solidarietà dei media italiani e di tutto il mondo verso l’Ucraina si esplicita oggi con le scelte che alcuni quotidiani hanno fatto per quanto riguarda la copertina.
Il Corriere della Sera riveste il suo giornale con una bandiera dell’Ucraina realizzata a chiazze dal pittore Mimmo Paladino, tra i principali esponenti della Transavanguardia italiana, movimento artistico teorizzato e promosso da Achille Bonito Oliva.
Sul retro una citazione di Volodymyr Zelenzky: “Abbiamo dimostrato che siamo come voi. Mostrateci che siete al nostro fianco, che non ci abbandonate”.
All’interno un editoriale del direttore del quotidiano, Luciano Fontana, dal titolo “Perché siamo tutti ucraini”.
In Italia un’operazione simile era stata fatta dal Foglio: il giornale diretto da Claudio Cerasa aveva mostrato in prima pagina nell’edizione del 25 febbraio, all’indomani dell’invasione di Putin, una bandiera “alla rovescia” dell’Ucraina realizzata dall’artista Luca Vitone.
Il presidente Zelensky viene citato oggi anche sulla copertina di Time, il celebre settimanale americano.
Pennellate di giallo e azzurro e la scritta: “La vita vincerà sulla morte e la luce vincerà le tenebre”. Sotto l’immagine di copertina, la dedica: “Volodymyr Zelensky e gli eroi dell’Ucraina”.
L’Economist di oggi fa una scelta simile: una bandiera dell’Ucraina che “sanguina” nel punto in cui le due bande colorate si incontrano.
(da agenzie)

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SALVINI COME GHANDI? VUOLE ANDARE IN UCRAINA COME “COMBATTENTE PER LA PACE“ E MATTIA FELTRI LO SPERNACCHIA

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

“HO GIÀ PARLATO CON UN AMICO CHE CI METTE A DISPOSIZIONE IL POLIGONO DI TIRO DI MONTE ROMANO. CI PORTIAMO MATTEO, TANTO NON SE NE ACCORGE. FACCIAMO ARRIVARE UN PO’ DI FIGURANTI, GLI FACCIAMO SPARACCHIARE DUE COLPI A SALVE E POI UN SOSIA DI PUTIN E UN SOSIA DI ZELENSKY, COLPITI DALL’EVANGELICA ISPIRAZIONE DEL SEGRETARIO, SI ABBRACCIANO E DICHIARANO L’ARMISTIZIO. LA GUERRA È FINITA, PASTICCINI, SPUMANTE”

Temo di non essere in possesso delle competenze scientifiche necessarie ad affrontare questo articolo. È infatti successo che ieri Matteo Salvini abbia indetto una conferenza stampa per illustrare l’idea da cui è stato folgorato, e con cui conta di risolvere la faccenda: «Una grande marcia per la pace che invada pacificamente l’Ucraina e si frapponga fra il popolo e le bombe»
Lui, spiega, sarebbe orgogliosamente alla testa del corteo, e insisto, sono sprovvisto degli strumenti scientifici per esplorare il processo mentale che conduca un leader politico a proporre una sfilata sotto i bombardamenti, per cui mi limito a un’osservazione di natura logistica: non so quanto pagherei per vedere le facce delle guardie di frontiera ucraine, mentre Salvini cerca di convincerle dei suoi ecumenici progetti.
Però colgo l’occasione per rivolgere un appello a Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e altri leghisti dotati di raziocinio e buon cuore: facciamo qualcosa. Io ho già parlato con un amico che ci mette a disposizione il poligono di tiro di Monte Romano. Ho guardato su Google, è perfetto.
Ci portiamo con un elicottero Matteo, tanto non se ne accorge. Facciamo arrivare da Cinecittà un po’ di figuranti, con le divise che trovano, gli facciamo sparacchiare due colpi a salve e poi un sosia di Putin e un sosia di Zelensky, colpiti dall’evangelica ispirazione del vostro segretario, si abbracciano e dichiarano l’armistizio.
La guerra è finita, pasticcini, spumante, e con le dovute cautele lo conduciamo in un’amorevole casa di riposo, che a suo ulteriore beneficio chiameremo Palazzo Reale. Credetemi, è meglio per tutti.
Mattia Feltri
(da “la Stampa”)

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C’E’ UNA RUSSIA CHE NON VUOLE LA GUERRA: AL FRONTE I SOLDATI BUCANO I SERBATOI DEI CARRI, LE MADRI DEI MILITARI PROTESTANO, LA CLASSE MEDIA HA PERSO TUTTO IN POCHI GIORNI

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

NEI SOCIAL SI MOLTIPLICANO LE PROTESTE, LE LETTERE APERTE RACCOLGONO CENTINAIA DI FIRME – LA DEFEZIONE PIÙ CLAMOROSA DAL FRONTE PUTINIANO È QUELLA DI NATALIA POKLONSKAYA, EX PROCURATRICE DELLA CRIMEA ANNESSA

Il manifestino è stato affisso alla porta di legno del commissariato militare di una città siberiana, la porta che devono varcare le reclute e i riservisti che oggi vengono richiamati dall’esercito russo. Recita: «L’ingresso è qui. Per uscire, bisogna passare dall’Aja». La mano ignota che l’ha scarabocchiato rischierà tra pochi giorni fino a 15 anni di prigione, in base alla legge sulle «fake news sull’operazione militare» che la Duma sta discutendo con procedura d’urgenza.
Ma sembra ormai che la paura non riesca a spegnere la rivolta dei russi contro la guerra, sui campi di battaglia in Ucraina come nelle vie delle città russe.
Ieri centinaia di persone sono di nuovo scese nella prospettiva Nevskij di Pietroburgo, sapendo di stare andando a raggiungere quei quasi ottomila manifestanti arrestati nell’ultima settimana.
Nei social si moltiplicano intanto le dichiarazioni di protesta, e sempre più lettere aperte delle più svariate categorie di persone raccolgono centinaia di firme: dai medici ai geografi, dai deputati dei consigli municipali ai rapper, sacerdoti e addirittura oligarchi.
Roman Abramovich ha annunciato che i proventi dalla vendita del Chelsea – il cui acquisto, vent’ anni fa, aveva segnato l’ingresso dei magnati russi nel jet set internazionale – andranno alle vittime della guerra in Ucraina, una dichiarazione che al Cremlino verrà senz’ altro equiparata ad alto tradimento. Ma la defezione più clamorosa dal fronte putiniano è quella di Natalia Poklonskaya, ex procuratrice della Crimea annessa e testimonial del revival nazionalista, che ha chiamato a fermare le ostilità: «Siamo andati troppo oltre».
Se non un senso di sconfitta imminente, almeno uno shock per la mancata vittoria, e perfino il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ammette che la Russia è stata «scossa» dalla reazione unanime del mondo contro l’aggressione.
Perfino nei media ufficiali la «operazione militare speciale» in Ucraina all’improvviso ha smesso di essere così vittoriosa: l’ammissione ufficiale da parte del ministero della Difesa di 498 caduti, dai due menzionati ufficiosamente qualche giorno fa, apre ai russi una dimensione nuova di un conflitto che il governo proibisce di chiamare “guerra”.
Dal fronte intanto arrivano voci di soldati russi che si arrendono, o che cercano di sabotare i mezzi per rallentare l’avanzata. Fonti del Pentagono hanno confermato a New York Times e Cnn che ci sono stati casi di militari di Mosca che hanno bucato i serbatoi dei blindati e dei carri per rimanere indietro.
Potrebbe essere una campagna di disinformazione, naturalmente, ma l’offensiva russa sembra rallentare, e le associazioni dei madri dei soldati da diverse città russe denunciano il coinvolgimento nella guerra anche di militari di leva, trasformati con una rapida firma di un contratto in “professionisti” e inviati sul fronte. I russi sanno benissimo leggere tra le righe dei comunicati ufficiali, e a moltiplicare per due o per tre i numeri dichiarati, come avevano già fatto durante la pandemia di Covid.
E il fatto che ieri Vladimir Putin ha esentato dalla leva i giovani professionisti dell’informatica ha segnalato chiaramente a tutti che la guerra non è una passeggiata, e che probabilmente ormai nemmeno il Cremlino conta di finirla in pochi giorni.
Molti, soprattutto i giovani, stanno mettendo in atto piani di fuga, anche perché gira voce che il Cremlino potrebbe proclamare la legge marziale e chiudere i confini. Che sono comunque già difficili da varcare: i voli per l’Europa e l’America sono stati sospesi, e per quelli verso Istanbul, Erevan o Dubai c’è una corsa ai biglietti.
Chi decide di scappare, rischia di farlo con quello che ha addosso: Putin ha proibito di portare via più di 10 mila dollari in contanti e di trasferire denaro all’estero, anche sui conti propri. Le carte di credito delle banche sotto sanzioni non funzionano più, e bisogna superare anche controlli al confine: diversi russi hanno raccontato di essere stati interrogati da agenti dell’Fsb che li costringono a mostrare le chat dei messenger sul telefono, e li sospettano di voler disertare dal fronte, per il momento soltanto quello ideologico, della guerra contro l’Ucraina.
La fuga però non è possibile per tutti, e lo sgretolarsi improvviso del benessere abituale – alcuni oligarchi hanno perso fino all’80% del loro patrimonio in titoli, mentre i russi comuni si sono ritrovati in poche ore senza Apple, Netflix, Bmw e Visa, senza viaggi all’estero e senza tutto quello che rappresentava per il ceto medio e l’intellighenzia il premio (e l’evasione) per il silenzio – ribaltano il rapporto rischio-beneficio della ribellione.
L’ex parlamentare Dmitry Gudkov, ora alleato del movimento di Alexey Navalny, esorta dal suo esilio all’estero la nomenclatura ad abbandonare il regime: «Avete paura di essere i primi, ma se sarete gli ultimi non se ne accorgerà più nessuno, mentre i primi avranno una chance di sopravvivere nella nuova Russia, e in quel mondo nel quale dovrà rientrare faticosamente, dalla catastrofe che ha creato con le sue mani», ha scritto in un post, rivolto ai suoi conoscenti nell’élite russa. «Dissociarsi dai crimini contro l’umanità è la garanzia di una tranquilla vecchiaia, a casa, e non in tribunale».
(da la Stampa)

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“NON MI SENTO RAMBO, LO FACCIO PER I BAMBINI”: PARLA IL COMBATTENTE ITALIANO CHE HA DECISO DI ARRUOLARSI CON LA LEGIONE INTERNAZIONALE PER DIFENDERE L’UCRAINA DALL’AGGRESSIONE RUSSA

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

“RIPUDIO LA GUERRA MA IN QUESTO CASO NON POSSO FARE A MENO DI ANDARE. OGGI DOBBIAMO SENTIRCI TUTTI CHIAMATI IN CAUSA DA QUESTA GUERRA”

Un combattente italiano, che vuole mantenere l’anonimato, ha deciso di arruolarsi con la Legione Internazionale e di partire alla volta dell’ Ucraina. Ma prima di farlo, vuole chiarire una cosa: “Non mi sento Rambo, lo faccio unicamente per i bambini“.
“Non mi interessano i soldi e nemmeno la gloria: non sono Rambo, anche se ho esperienze militari e di antiterrorismo, parto per difendere gli ideali e soprattutto i bambini”.
Francesco, il nome è di fantasia per garantire l’anonimato, racconta così la sua decisione di arruolarsi tra i volontari della Legione Internazionale.
Un giorno su tutti ha fatto la differenza per Francesco, che ha 35 anni ed è campano:
“Stavo guardando i tg, c’era una bambina ucraina che avrà avuto 7 anni. Diceva tra le lacrime: ‘Ho paura di morire’. A quell’età non si può avere paura di morire, è inaccettabile”, dice commosso interrompendo il suo racconto.
“Tutti noi dobbiamo cercare di aiutare in qualunque modo il popolo ucraino, a seconda di quello che ciascuno è in grado di fare – dice – Sono stato militare per 8 anni e voglio dare il mio contributo, non solo con le armi ma organizzando raccolte di alimenti, farmaci, vestiti.
Voglio vedere con i miei occhi che le cose che mandiamo agli ucraini arrivino davvero. Voglio avere la soddisfazione di vedere un bambino che viene curato con i medicinali che noi gli abbiamo mandato”.
Pur essendo stato nell’arma dei carabinieri, aver frequentato corsi anti terrorismo e anti sabotaggio, Francesco sta aspettando i documenti per partire: “Devono capire se sei in grado di affrontare una guerra, se sei abile”. E ribadisce che non serve essere Rambo per decidere di arruolarsi: “Tanti ragazzi ucraini non sono militarmente addestrati ma difendono la loro terra ed è questa la loro forza”.
Eppure, nonostante questa decisione, Francesco teorizza un suo pacifismo. “Io ripudio la guerra ma in questo caso non posso fare a meno di andare. Non mi piace pensare di uccidere qualcuno, io sono un cristiano, odio chi ammazza. Ma oggi dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa da questa guerra perché questo è solo l’inizio -precisa- Io parto per il popolo, per la gente, non per la nazione. Quando gli ucraini vedranno che anche noi europei, a rischio di mettere a repentaglio la nostra vita, saremo al loro fianco, staranno meglio. Queste persone soffrono da anni, otto lunghi anni. Che vita è?”.
La voce si rompe ancora una volta, quando parla dei bambini: “Non ce la faccio a pensare che stiano morendo”. Partirà come volontario anche Pietro, sempre nome di fantasia, 22 anni, originario del Veneto.
“Vado in Ucraina per un motivo etico, vedere quelle persone e quei bambini inermi non mi consente di rimanere qui a guardare, mi colpiscono molto. Gli ucraini stanno lottando, almeno fino ad oggi, da soli contro una super potenza come la Russia”.
E’ giovane Pietro, ha alle spalle solo l’anno di leva come esperienza in campo militare, ma determinato e anche un po’ fatalista: “Se ho paura di morire? Il rischio di rimanere ucciso c’è, è una guerra, ma per come la vedo io potrei anche finire sotto un albero o una macchina senza accorgermene oggi stesso, qui in Italia. Nella vita c’è sempre il mix tra il rischio e il prendere atto di quello che può accadere. E’ tutto molto relativo”, aggiunge mentre controlla il telefono. Attende la chiamata per partire.
(da agenzie)

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UN SOLDATO RUSSO, AGITANDO DUE GRANATE, SI FA LARGO IN MEZZO A UNA FOLLA DI UCRAINI E LANCIA UN ULTIMATUM: ARRENDERSI O COMBATTERE

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

I PATRIOTI DI KONOTOP, CITTÀ SULLA COSTA MERIDIONALE DELL’UCRAINA ASSEDIATA DALL’ESERCITO DI PUTIN, HANNO RISPOSTO FURIOSI: “LOTTA!”

Un soldato russo con in mano due granate si è fatto largo tra un gruppo di ucraini chiedendo loro di arrendersi. Il filmato, girato a Konotop, mostra il militare con gli ordigni tenuti sopra la testa mentre cammina attraverso una folla di cittadini che gli gridano contro: «Vergogna!», «non andare in giro mostrando la granata» mentre alcuni gli vanno incontro.
Il soldato era in città, sulla costa meridionale dell’Ucraina, per negoziare una resa della popolazione con i residenti. Dopo aver parlato con il sindaco, ha dato alla città un ultimatum: arrendersi o combattere. Ma i cittadini, riuniti dal sindaco al centro della città, hanno scelto «Lotta».
(da Daily Mail)

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CARO AMBASCIATORE RUSSO A ROMA, LA LETTERA INTIMIDATORIA AI PARLAMENTARI ELETTI DAL POPOLO ITALIANO PUOI FICCARTELA NEL CULO

Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile

IN UN PAESE NORMALE TI AVREBBERO GIA’ ESPULSO

Una lettera dai toni intimidatori, consegnata dall’ambasciatore russo in Italia ai parlamentari nostrani. Il tutto firmato dal Ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, che non utilizza mezze parole per annunciare – minacciosamente – le reazioni della Russia alla decisione di molti Paesi dell’Unione Europea di sostenere – con l’invio anche di armi – il popolo e l’esercito ucraino. E non sono mancate le reazioni anche da parte del Ministero della Difesa italiana.
Una lettera di poco più di due pagine, in cui si fa riferimento alle ultime decisioni da parte dell’Unione Europea che ha condannato, in modo unanime, l’aggressione russa. La data di quella missiva è molto importante: è stata inviata (via mail) il 1° marzo, nel giorno in cui il Parlamento italiano si è riunito per votare le misure in favore dell’Ucraina. E il passaggio più intimidatorio arriva in chiusura di quella missiva.
“Le azioni dell’Unione europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali a prescindere dalle sanzioni e dalla loro minaccia. I cittadini e le strutture della Ue coinvolti nella fornitura di armi letali e di carburante e lubrificanti alle Forze Armate Ucraine saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza di tali azioni nel contesto dell’operazione speciale militare in corso”.
Toni minacciosi, quelli della lettera firmata dal Ministro degli esteri russi Serghei Lavrov, inviati – attraverso l’ambasciatore russo – a tutti i parlamentari italiani.
E La risposta da parte del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso il podcast ‘Metropolis’ di Gerardo Greco su La Repubblica:
“La modalità con cui è stata trasmessa al Parlamento italiano e alle altre istituzioni degli altri Paesi dà il senso dell’arroganza del regime russo. Credo che veramente siamo in presenza di una situazione che anche da questo punto di vista rischia di essere esplosiva nella capacità di controllarla. Non solo è lecito ma è doveroso l’aiuto che stiamo dando, il Parlamento ha deciso unanimemente di fornire aiuti all’Ucraina”.
(da agenzie)

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