Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
A SEI ANNI UN INTERVENTO CHIRURGICO DOPO ESSERE RIMASTA ORFANA
Milana ha 6 anni ed è ricoverata in un ospedale pediatrico di Kiev, in Ucraina, dove ha
subito un intervento chirurgico dopo essere rimasta orfana.
Sua madre, infatti, è stata uccisa dai bombardamenti russi.
È questa una delle tante storie drammatiche in arrivo dalla Capitale ucraina, dove resta alta la tensione dopo l’invasione del Paese da parte delle truppe russe avvenuta ormai tre settimane fa.
A raccontarla è stata l’Unicef, che tramite i suoi canali social, ha diffuso l’immagine della bambina, che appare anche con con le gambe fasciate dopo l’intervento. “Le sue ferite guariranno, ma la morte di sua madre la segnerà per tutta la vita. I bambini hanno bisogno di pace adesso”, si legge nel messaggio che accompagna quelle foto.
Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, “in meno di due settimane, almeno 37 bambini sono stati uccisi e 50 feriti, mentre più di 1 milione di minori sono fuggiti dall’Ucraina nei paesi vicini”.
Un vero e proprio dramma nel dramma, considerando anche l’aumento dei casi di scomparsa di minori che si stanno registrando al confine tra Ucraina e Polonia.
La direttrice Catherine Russell ha sottolineato che “gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili – inclusi ospedali, sistemi idrici e sanitari e scuole – sono inconcepibili e devono cessare immediatamente”, riferendosi a quanto successo in particolare a Mariupol, nel Donbass, nei giorni scorsi.
“L’Unicef – ha sottolineato – rinnova il suo appello per un cessate il fuoco immediato ed esorta tutte le parti a rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale di proteggere i bambini dai danni e di garantire che gli attori umanitari possano raggiungere in sicurezza e rapidamente i bambini bisognosi. I bambini dell’Ucraina hanno un disperato bisogno di pace”.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
CNN: “MINE ANTICARRO E DECINE DI MIGLIAIA DI MILITARI A DIFENDERLA“
La capitale dell’Ucraina Kiev è sotto fortissimi bombardamenti da questa notte. La corrispondente internazionale della Cnn Clarissa Ward ha descritto la capitale ucraina pronta all’assedio.
«Le forze ucraine», ha detto, «sono ovunque. Hanno scavato posizioni difensive lungo tutte le principali linee di comunicazione che portano in città e sparso trappole anticarro. Questa è una città fortificata ora. E anche se le forze russe sono in grado di circondarla, servirà una terribile battaglia per prenderla».
Secondo il sindaco Vitali Klitschko la città dispone attualmente di risorse mediche e alimentari per soltanto una o due settimane. L’altro inviato della Cnn Matthew Chance dice che in città circola la voce che il grande assalto dei russi si avvicina.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
CRIMINALI, BUFALARI E PURE COGLIONI (COME CHI CI CREDE)
Nel rispondere alle accuse di aver bombardato un ospedale a Mariupol, con all’interno
donne incinte e diversi pazienti, le autorità russe sostengono che fosse una base dei soldati ucraini. _
A loro difesa, citano un documento del rappresentante russo all’Onu nel quale si afferma che i militari avrebbero cacciato medici e pazienti dell’ospedale.
Il documento esiste, è datato 7 marzo 2022, ma c’è un problema: l’ospedale ucraino indicato non risulta lo stesso successivamente bombardato.
Nel documento si fa riferimento a un “natal hospital #1”. In un precedete articolo di Open Fact-checking avevamo individuato l’esatta posizione dell’ospedale bombardato dai russi attraverso Google Maps.
Il motore di ricerca ci fornisce ulteriori informazioni, come il sito dove vengono indicati tutti i centri ospedalieri di Mariupol. Ciò che abbiamo notato è che quello bombardato non risulta indicato con il numero 1, ma con il numero 3 («Центр первинної медико-санітарної допомоги №3»).
A Mariupol sono presenti tre centri ospedalieri dedicati alla maternità e alla medicina neonatale. Quello bombardato si trova nell’area Ovest della città, mentre gli altri due sono situati a Est e Nord Est, a circa 20 minuti d’auto di distanza tra loro. Ricordiamo che i video e le immagini dei militari presenti negli edifici a Mariupol riguardano l’area est della città (ne parliamo qui).
Come dicevamo, la struttura colpita viene indicata come la numero 3 nel sito dei centri ospedalieri di Mariupol, così come viene indicata anche in passato in alcuni articoli e comunicati delle istituzioni locali.
Il sito fornisce anche un elenco dei responsabili ospedalieri e dei medici operanti nelle diverse aree. Cercando qualche notizia recente relativa a quelli presenti nella struttura indicata con il numero 3, abbiamo un importate riscontro grazie alla Dott.ssa Mikhailenko Ludmila Anatolyevna (Михайленко Людмила Анатольевна).
L’otto marzo 2022, la Dott.ssa Mikhailenko Ludmila veniva citata in un articolo del sito ucraino Tsn.au, dove si racconta di come veniva preparato il pasto ai pazienti ancora presenti nella struttura, utilizzando un calderone all’aperto.
Nella pagina Facebook di un amministratore di Donetsk, Pavlo Kyrylenko, in un post dello stesso giorno, troviamo un’intervista video della Dott.ssa Mikhailenko dove afferma che all’interno ci sarebbero 45 donne incinte e 47 bambini, di cui 17 neonati e 14 neonati con patologie.
Ricapitolando, le autorità russe giustificano il bombardamento attraverso un documento del loro rappresentante all’Onu, citandolo come prova della presenza di soldati ucraini all’interno dell’ospedale da loro colpito.
Tuttavia, l’ospedale indicato dal documento non risulta essere quello, ma un altro. Una situazione molto strana, che in questo momento mette ulteriormente in dubbio le accuse delle autorità russe, già pizzicate a diffondere false notizie e teorie del complotto sulle vittime.
(da Open)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
MIGLIAIA PER LE STRADE: “NOI STIAMO CON L’UCRAINA“
Migliaia di persone sono scese in piazza a Helsinki nel giorno in cui la Russia ha minacciato «conseguenze politiche e militari» in caso di adesione della Finlandia alla Nato
I manifestanti hanno sfilato per le strade della capitale, intonando cori per la pace in Ucraina.
Oggi il direttore del secondo dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, Sergei Belyayev, ha detto: «L’adesione (di Finlandia e Svezia, ndr) all’Alleanza, che è in primo luogo un’organizzazione militare, comporterebbe conseguenze politiche e militari che richiederebbero la necessità di rivedere le relazioni con questi Paesi e adottare misure di ritorsione».
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
GLI OLIGARCHI DIPENDONO DA PUTIN E PUTIN DIPENDE DA LORO: UN GIRO DI CORRUZIONE E INTRALLAZZI MILIONARIO
Quando l’Unione Sovietica si dissolse, nel 1991, il presidente russo Boris Eltsin accelerò il
processo di apertura al capitalismo occidentale che era stato cautamente iniziato dall’ultimo leader sovietico, Mikhail Gorbaciov, creando però forti squilibri. Yeltsin fu finanziato da un primo gruppo di giovani uomini d’affari. In cambio del proprio sostegno economico, questi uomini riuscirono ad avvantaggiarsi della situazione politica ed economica, allora in continua evoluzione: quando il governo russo decise di privatizzare le enormi aziende pubbliche sovietiche, alcuni di questi finanziatori poterono acquistarle a prezzi bassi e rivenderle una volta smembrate. Dopo la dissoluzione del regime sovietico, insomma, certi uomini, partiti dalla finanza, diventarono enormemente ricchi in poco tempo, e successivamente diversificarono i loro business dall’energia allo sport passando per il settore metallurgico e i media.
Negli ultimi vent’anni, però, l’oligarchia si è trasformata con l’ascesa di Putin. All’inizio, dato che gli oligarchi avevano una pessima fama in Russia per i modi con cui si erano arricchiti, Putin si schierò pubblicamente contro di loro. Ma poi non fece nulla per cambiare i rapporti di potere, semplicemente sostituì i vecchi oligarchi con altri, più fidati, ed escluse dai vantaggi economici quelli che invece lo avversavano. Nella nuova oligarchia entrarono a far parte per esempio numerosi ex colleghi di Putin ai tempi in cui era membro del KGB, il servizio segreto sovietico.
Tra Putin e i nuovi oligarchi – che formalmente non fanno parte del governo né di altre istituzioni pubbliche – si è instaurato un rapporto interdipendente, perché, come disse l’ex primo ministro russo Michail Kasyanov nel 2014 parlando con il New York Times, «loro dipendono da lui, e lui dipende da loro».
Da una parte gli oligarchi garantiscono a Putin stabilità e fedeltà, dall’altra Putin permette loro di espandere i propri affari e proprietà.
È un rapporto che Putin stesso ha ammesso in un’intervista data al Financial Times, in cui disse che gli oligarchi sono «quelli che usano la propria prossimità con le autorità per ottenere grandi profitti». Del resto anche Putin, negli oltre vent’anni in cui è stato al potere, è riuscito ad arricchirsi moltissimo…”. Così Il Post.
Un patrimonio personale impressionante: nelle loro mani, contando solamente i primi 20, vi sono circa 300 miliardi di dollari. Gran parte di questi deve la sua fortuna allo sfruttamento delle materie prime, in particolare petrolio e gas, ma con uno ‘sguardo lungo’ alcuni di questi hanno anche diversificato le loro fonti di guadagno, espandendosi in altri business altrettanto redditizi e assicurandosi in alcuni casi anche un fondamentale controllo sui media.
Gli oligarchi più noti
Ecco i nomi, il ruolo e le motivazioni messe nere su bianco dal Consiglio Ue che ha fatto scattare il bando contro i massimi esponenti della Kremlin Inc.
Igor Ivanovich SECHIN
Ad di Rosneft, amico personale di Putin
Igor Sechin è amministratore delegato di Rosneft, compagnia petrolifera dello Stato russo e uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio greggio. È uno dei consiglieri più fidati e più stretti di Vladimir Putin, nonché suo amico personale. È stato in contatto con il presidente russo quotidianamente. È considerato uno dei membri più potenti dell’élite politica russa. I suoi legami con Vladimir Putin sono di lunga data e profondi. Ha lavorato con il presidente presso l’ufficio del sindaco di San Pietroburgo negli anni 1990 e sin da allora ha dimostrato la sua fedeltà. Nel 1999 Sechin è diventato vice capo dell’amministrazione di Vladimir Putin, nel 2008 vice primo ministro e nel 2012 amministratore delegato di Rosneft. È uno degli oligarchi russi che operano in partenariato con lo Stato russo. È tra le persone della cerchia di Putin che ricevono profitti finanziari e importanti incarichi in cambio di subordinazione e fedeltà. È stato incaricato dal presidente di svolgere compiti importanti e difficili ed è stato ricompensato con la guida di Rosneft e con grandi ricchezze. La Rosneft di Igor Sechin è stata coinvolta nel finanziamento dei vigneti del complesso del palazzo vicino a Gelendzhik, che si ritiene sia utilizzato personalmente dal presidente Putin.
Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina e ha tratto vantaggio dagli stessi. Inoltre, Rosneft Aero, una controllata di Rosneft, di cui Sechin è amministratore delegato, fornisce carburante avio all’aeroporto di Sinferopoli, che fornisce collegamenti aerei tra il territorio della Crimea illegalmente annessa e Sebastopoli e la Russia. Sostiene pertanto il consolidamento dell’annessione illegale della penisola di Crimea alla Federazione russa, il che a sua volta compromette ulteriormente l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Nikolay Petrovich Tokarev
Ad Transneft, ha servito con Putin al Kgb negli anni Ottanta
Nikolay Tokarev è amministratore delegato di Transneft, una delle principali società russe nel settore del petrolio e del gas. È una conoscenza di vecchia data di Vladimir Putin e suo stretto collaboratore. Ha servito insieme a Putin nel Kgb negli anni 1980. Tokarev è uno degli oligarchi dello Stato russo che negli anni 2000 hanno assunto il controllo delle grandi attività statali mentre il presidente Putin consolidava il suo potere, e che operano in stretto partenariato con lo Stato russo. Tokarev è stato responsabile di Transneft, una delle più importanti società russe controllate dal governo, che trasporta una notevole quantità di petrolio russo attraverso una rete di oleodotti ben sviluppata. La Transneft di Nikolay Tokarev è uno dei principali sponsor del complesso del palazzo vicino a Gelendzhik, che si ritiene ampiamente sia utilizzato personalmente dal presidente Putin. Trae vantaggio dalla sua vicinanza alle autorità russe. Parenti stretti e conoscenti di Tokarev si sono arricchiti grazie ai contratti firmati con le società di proprietà statale. Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina e ha tratto vantaggio dagli stessi.
Alisher Usmanov
Oligarca con molti interessi finanziari, principalmente acciaio. Ha un patrimonio di 19,7 miliardi di dollari (Bloomberg Billionaires Index)
Alisher Usmanov è un oligarca pro-Cremlino che ha legami particolarmente stretti con il presidente russo Vladimir Putin. È stato indicato come uno degli oligarchi. favoriti di Vladimir Putin. È considerato uno dei funzionari-uomini d’affari russi che sono stati incaricati di gestire i flussi finanziari, ma la loro posizione dipende dalla volontà del presidente. Usmanov sarebbe stato referente del presidente Putin e avrebbe risolto i suoi problemi d’affari. Secondo i fascicoli FinCEN ha pagato 6 milioni di dollari all’influente consigliere di Vladimir Putin Valentin Yumashev. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia ed ex presidente e primo ministro della Russia, ha beneficiato dell’uso personale delle residenze di lusso controllate da Usmanov. Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina. Usmanov ha interessi in società nei settori del minerale di ferro e dell’acciaio, dei media e di internet. La sua principale holding è il gigante dell’acciaio Metalloinvest. Quando Usmanov ha assunto il controllo del quotidiano d’affari Kommersant la libertà della redazione è stata limitata e il giornale ha assunto una posizione manifestamente favorevole al Cremlino. Il giornale Kommersant di proprietà di Usmanov ha pubblicato un articolo propagandistico anti-ucraino di Dmitry Medvedev, in cui l’ex presidente russo sosteneva che era inutile avviare colloqui con le autorità ucraine in carica, che a suo parere erano sotto il controllo diretto dell’estero. Ha pertanto attivamente sostenuto le politiche di destabilizzazione dell’Ucraina del governo russo.
Petr Olegovich Aven
Oligarca vicino a Putin. Uno dei principali azionisti di Alfa Group
Petr Aven è tra gli oligarchi più vicini a Vladimir Putin. È un importante azionista di Alfa Group, che comprende una delle principali banche russe, Alfa Bank. Rientra tra i circa 50 ricchi uomini d’affari russi che incontrano regolarmente Vladimir Putin al Cremlino. Non opera indipendentemente dalle richieste del presidente. La sua amicizia con Vladimir Putin risale ai primi anni 1990. Quando era ministro delle Relazioni economiche con l’estero, e successivamente in qualità di vicesindaco di San Pietroburgo, ha aiutato Vladimir Putin in relazione all’indagine della commissione Sal’ye. È noto anche per le sue relazioni personali particolarmente strette con il capo di Rosneft Igor Sechin, un alleato fondamentale di Putin. La figlia maggiore di Vladimir Putin, Maria, ha gestito un progetto di beneficenza, Alfa-Endo, finanziato da Alfa Bank. Il sig. Aven ha beneficiato dei suoi legami con il governo. Ha scritto una lettera a Vladimir Putin in cui lamentava la decisione della Corte arbitrale di Mosca nella causa giudiziaria concernente gli interessi di una delle sue società. Vladimir Putin ha incaricato il procuratore generale della Russia di indagare sulla questione. Vladimir Putin ha ricompensato Alfa Group per la sua fedeltà alle autorità russe fornendo assistenza a livello politico ai piani di investimento esteri di Alfa Group. Il sig. Aven e il suo partner commerciale Mikhail Fridman hanno partecipato agli sforzi del Cremlino per far revocare le sanzioni occidentali irrogate in risposta alla politica aggressiva russa nei confronti dell’Ucraina. Nel 2016 Vladimir Putin ha messo in guardia il sig. Aven circa la possibilità di ulteriori sanzioni da parte degli Stati Uniti nei confronti di Aven e/o di Alfa Bank e gli ha suggerito di adottare misure per proteggere sé stesso e Alfa Bank, suggerimento seguito dal sig. Aven. Nel 2018 il sig. Aven si è recato in visita, insieme al sig. Fridman, a Washington D.C. in una missione non ufficiale per trasmettere il messaggio del governo russo sulle sanzioni degli Stati Uniti e sulle controsanzioni della Federazione russa. Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina e ha tratto vantaggio dagli stessi. Ha inoltre sostenuto azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Mikhail Maratovich Fridman
Fondatore e azionista di Alfa Group, conglomerata finanziaria che ha una delle principali banche russe. Ha un patrimonio di 10,6 miliardi di dollari
Mikhail Fridman è il fondatore e uno dei principali azionisti di Alfa Group, che comprende la principale banca russa, Alfa Bank. È riuscito a coltivare forti legami con l’amministrazione di Vladimir Putin ed è stato definito uno dei principali finanziatori e facilitatori russi della cerchia ristretta di Putin. Grazie ai suoi legami con il governo è riuscito ad acquisire attività statali. La figlia maggiore di Vladimir Putin, Maria, ha gestito un progetto di beneficenza, Alfa-Endo, finanziato da Alfa Bank. Vladimir Putin ha ricompensato Alfa Group per la sua fedeltà alle autorità russe fornendo assistenza a livello politico ai piani di investimento esteri di Alfa Group. Il sig. Fridman e il suo partner commerciale Petr Aven hanno partecipato agli sforzi del Cremlino per far revocare le sanzioni occidentali irrogate in risposta alla politica aggressiva russa nei confronti dell’Ucraina. Nel 2018 il sig. Fridman si è recato in visita, insieme al sig. Aven, a Washington D.C. in una missione non ufficiale per trasmettere il messaggio del governo russo sulle sanzioni degli Stati Uniti e sulle controsanzioni della Federazione russa. Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina e ha tratto vantaggio dagli stessi. Ha inoltre sostenuto azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina
Sergei Pavlovich Roldugin
Violoncellista. Uomo d’affari, amico stretto di Putin
Il sig. Roldugin è un uomo d’affari che ha legami stretti con Vladimir Putin. Fa parte del sistema finanziario di rete di Putin. Possiede almeno cinque entità offshore e detiene le sue attività presso Bank Rossiya (oggetto di sanzioni dell’Unione), nota a Mosca come il “portafoglio di Putin”. Secondo l’inchiesta condotta dal consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta, il sig. Roldugin è responsabile di aver “trasferito” almeno due miliardi di USD attraverso banche e società offshore nel quadro della rete finanziaria segreta di Putin. Ha partecipato anche al “Troika Laundromat” e ha convogliato miliardi di USD attraverso il sistema. Ha inoltre ricevuto più di 69 milioni di USD attraverso società nel quadro del “Troika Laundromat”. È pertanto responsabile di sostenere attivamente È pertanto responsabile di sostenere attivamente, materialmente o finanziariamente, i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina.
Dmitry Sergeyevich Peskov
Addetto stampa di Putin
Dmitri Peskov è l’addetto stampa del presidente Putin. Ha difeso pubblicamente la politica aggressiva della Russia nei confronti dell’Ucraina, compresa l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione russa. In numerose dichiarazioni ha sottolineato che il territorio della Crimea e di Sebastopoli fa parte integrante della Russia e che la ripresa dello stesso da parte dell’Ucraina non è realizzabile. Ha definito le azioni ucraine volte a porre fine all’occupazione russa della penisola di Crimea una rivendicazione territoriale contro la Russia. Ha giudicato impossibili i negoziati con le autorità ucraine, sottolineando che queste ultime non sono considerate un partner dalla parte russa. Ha dichiarato, contro ogni evidenza, che non vi erano truppe russe nel Donbass. Ha inoltre trasmesso il messaggio che le sanzioni occidentali non hanno alcun effetto sulla Russia. Ha minacciato l’irrogazione di controsanzioni da parte della Russia. Pertanto ha sostenuto attivamente azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
Dmitry Nikolaevich Chernyshenko
Vice primo ministro della Russia incaricato dello sport, del turismo, della cultura e delle comunicazioni; è nel cda delle ferrovie russe
Dmitry Chernyshenko è vice primo ministro della Russia incaricato dello sport, del turismo, della cultura e delle comunicazioni e membro del consiglio di amministrazione delle ferrovie russe, nominato a tale carica dal governo della Federazione russa. Dall’ottobre 2021 la Russia ha preceduto a un incremento di forze militari senza precedenti alla frontiera ucraina o nelle vicinanze e all’interno della regione di Crimea occupata dell’Ucraina. Le forze armate russe vi hanno condotto esercitazioni militari di massa. Ciò ha condotto all’escalation del conflitto ed esercitato pressioni destabilizzanti sull’Ucraina. Sia il personale militare che il materiale militare delle forze armate russe sono stati trasportati nelle zone vicino alla frontiera ucraina dalle ferrovie russe del cui consiglio di amministrazione il sig. Chernyshenko è membro. Il 24 febbraio 2022la Russia ha avviato un’aggressione militare nei confronti dell’Ucraina su vasta scala. Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
Irek Envarovich Faizullin
Membro del cda delle ferrovie russe; ministro dell’Edilizia e delle politiche abitative della Federazione russa
Il sig. Irek Faizullin è ministro dell’Edilizia e delle politiche abitative della Russia e membro del consiglio di amministrazione delle ferrovie russe, nominato a tale carica dal governo della Federazione russa. Nell’ottobre 2021 la Russia ha avviato un incremento senza precedenti delle forze militari al confine ucraino o nelle vicinanze e all’interno della regione di Crimea occupata dell’Ucraina. Le forze armate russe vi hanno condotto esercitazioni militari di massa. Ciò ha condotto all’escalation del conflitto ed esercitato pressioni destabilizzanti sull’Ucraina. Sia il personale militare che il materiale militare delle forze armate russe sono stati trasportati nelle zone vicino alla frontiera ucraina dalle ferrovie russe del cui consiglio di amministrazione il sig. Faizullin è membro. Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
Vitaly Gennadyevich Savelyev
Membro del cda delle ferrovie russe; ministro dei Trasporti della Russia dal 2020, ex ad dell’Aeroflot
Vitaly Savelyev è ministro dei Trasporti della Federazione russa e membro del consiglio di amministrazione delle ferrovie russe, nominato a questo incarico dal governo della Federazione russa. È l’ex amministratore delegato dell’Aeroflot. Nell’ottobre 2021 la Russia ha avviato un incremento senza precedenti delle forze militari al confine ucraino o nelle vicinanze e all’interno della regione di Crimea occupata dell’Ucraina. Le forze armate russe vi hanno condotto esercitazioni militari di massa. Ciò ha condotto all’escalation del conflitto ed esercitato pressioni destabilizzanti sull’Ucraina. Sia il personale militare che il materiale militare delle forze armate russe sono stati trasportati nelle zone vicino alla frontiera ucraina dalle ferrovie russe del cui consiglio di amministrazione il sig. Savelyev è membro. Inoltre, l’Aeroflot sotto la guida del sig. Savelyev ha fornito regolare trasporto aereo di passeggeri tra gli aeroporti russi e l’aeroporto internazionale di Sinferopoli, e pertanto ha sostenuto il consolidamento della penisola di Crimea annessa illegalmente nella Federazione russa, il che in compenso ha ulteriormente compromesso l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
Andrey Anatolyevich Turchak
Segretario del Consiglio generale del partito Russia unita; primo vice presidente del Consiglio federale
Andrey Turchak è segretario del Consiglio generale del partito Russia unita e primo vice presidente del Consiglio federale. Il suo successo politico è associato a suo padre, Anatoly Turchak, che ha praticato judo con Vladimir Putin e i fratelli Rotenberg. Ha promosso un atteggiamento positivo al riconoscimento delle cosiddette “Repubbliche popolari” separatiste di Donetsk e Luhansk. Ha esortato le autorità russe a fornire armamenti avanzati alle forze separatiste filorusse nella regione del Donbas. Ha dichiarato pubblicamente che era impossibile risolvere il conflitto nel Donbas in modo pacifico con le autorità ucraine. Ha espresso affermazioni infondate circa un’offensiva militare ucraina pianificata nel Donbas. Ha guidato i negoziati con Denis Pushilin, capo della cosiddetta “Repubblica popolare” separatista “di Donetsk”. Ha visitato un punto di mobilitazione delle forze armate separatiste nella zona di prima linea del Donbas per congratularsi personalmente con i soldati della cosiddetta “Repubblica popolare” separatista “di Donetsk” il giorno della festa nazionale (“Defender of the Fatherland Day”). Ha difeso pubblicamente la decisione della Russia di riconoscere le “repubbliche” separatiste del Donbas. Ha dichiarato che la Russia è indifferente alle sanzioni occidentali. Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
Tigran Edmondovich Keosayan
Attore e regista, ospite dello show televisivo di propaganda sugli affari politici “International Sawmill with Tigran Keosayan” sul canale NTV
Il sig. Tigran Keosayan è un regista e giornalista che ha diffuso propaganda anti-ucraina nei media russi. Nel suo show televisivo finanziato dallo Stato “International Sawmill with Tigran Keosayan” (segheria internazionale con Tigran Keosayan), ha costantemente ritratto l’Ucraina come un paese debole e corrotto, che si manteneva solo grazie all’aiuto occidentale. Ha suggerito che le autorità ucraine non erano legittime. Ha ripetutamente dichiarato che la Crimea apparteneva alla Russia e che il Donbas non faceva parte dell’Ucraina. Il sig. Keosayan ha partecipato al forum “Donbas russo” che è stato organizzato dalle autorità della cosiddetta “Repubblica popolare di Donetsk” nel Donetsk con lo scopo di diffondere la dottrina del “Donbas russo”. Ha pubblicamente accusato l’Ucraina dell’escalation del conflitto.
Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina. Lo show televisivo “International Sawmill with Tigran Keosayan” ha ricevuto finanziamenti da società russe di proprietà dello Stato, il che non era giustificato per motivi commerciali, ma era concesso come ricompensa al sig. Keosayan per i suoi sforzi propagandistici e per la sua lealtà a Vladimir Putin. Il sig. Keosayan ha diretto un film di propaganda “The Crimean Bridge. Made with Love!” (Il ponte di Crimea. Fatto con amore!) che ha celebrato il ponte di Crimea che collega il territorio della penisola di Crimea annessa illegalmente con la Russia. Si dice che il film sia stato concepito come dono per il presidente Putin. Alexei Gromov, primo vice capo dell’amministrazione presidenziale, ha contribuito a garantire al film finanziamenti statali, grazie ai quali il sig. Keosayan ha ottenuto un profitto finanziario. Pertanto ha tratto vantaggio dai decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina.
Olga Vladimirovna Skabeyeva
Cofondatrice e caporedattrice del portale REGNUM; giornalista della stazione televisiva di proprietà dello Stato Rossiya-1, conduce il talk- show politico più popolare in Russia, “60 minuti” (insieme al marito Yevgeniy Popov)
Olga Skabeyeva è una giornalista della stazione televisiva di proprietà dello Stato Rossiya-1. Insieme al marito Yevgeniy Popov, ospita il talk-show politico più popolare in Russia, “60 minuti”, dove ha diffuso la propaganda anti-ucraina, e promosso un atteggiamento positivo all’annessione della Crimea e alle azioni dei separatisti nel Donbas. Nel suo show televisivo ha ripetutamente ritratto la situazione in Ucraina in modo parziale, dipingendo il paese come uno Stato artificiale, sostenuto sia militarmente che finanziariamente dall’Occidente e pertanto – un satellite dell’Occidente e uno strumento nelle mani della NATO. Ha inoltre sminuito il ruolo dell’Ucraina a un’”anti-Russia moderna”. Inoltre, ha frequentemente invitato ospiti come il sig. Eduard Basurin, addetto stampa del comando militare della cosiddetta “Repubblica popolare di Donetsk” e il sig. Denis Pushilin, capo della cosiddetta “Repubblica popolare di Donetsk”. Ha espulso un ospite che non rispettava le linee narrative della propaganda russa, in quanto ideologia “mondiale russa”. La sig.ra Skabeyeva sembra essere consapevole del suo ruolo cinico nella macchina della propaganda russa, insieme al marito. Pertanto, è responsabile di sostenere attivamente o realizzare azioni o politiche che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, nonché la stabilità e la sicurezza in Ucraina.
(da Globalist)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
L’EX LEGHISTA CHE FA PROPAGANDA ALLE BUFALE DI PUTIN
Facebook ha deciso di chiudere la pagina di Francesca Donato.
Difficile dire se a portare il social network a prendere questa decisione siano state le segnalazioni (numerosissime) degli utenti dopo le ultime frasi fuori luogo e filo-putiniane dell’ex leghista o se il tutto sia stato generato dai fact checker di Zuckerberg.
Una cosa però è certa: almeno per qualche giorno (ammesso che il provvedimento sia provvisorio) l’europarlamentare dovrà scegliere un altro canale per diffondere le sue bufale.
A dare la notizia è stata proprio Donato sul suo profilo Twitter. “Mi hanno chiuso la pagina Facebook. L’attacco nei miei confronti è partito in maniera pesante”, ha dichiarato l’europarlamentare, che insinua che dietro la chiusura della sua pagina Facebook vi sia una sorta di ‘censura’.
E’ invece più probabile che il suo profilo sia stato oscurato a causa delle numerose segnalazioni degli utenti per via delle bufale diffuse sui suoi canali social
Non molto tempo fa, infatti, Donato ha alimentato la fake news dei simboli nazisti presenti sulla divisa di Zelensky in Ucraina; ancora prima, chiamata ad intervenire a Non è l’Arena, su La7, era riuscita nell’impresa di paragonare i manifestanti russi arrestati dalla Polizia (su ordine del Cremlino), per aver protestato contro l’invasione dell’Ucraina, al leader di quel movimento di protesta dei portuali di Trieste salito agli onori delle cronache per le sue paradossali iniziative contro il vaccino e il Green Pass.
Donato, del resto, non è esperta solo di geopolitica. L’Europarlamentare – che è riuscita nell’ardua impresa di farsi cacciare dalla Lega – aveva dato il meglio di sé proprio sul tema vaccini e Green Pass.
Durante i mesi di pandemia, Donato aveva scritto sui social di presunte correlazioni tra decessi e somministrazioni (spesso smentiti anche da fonti locali), fino ad arrivare alle cure alternative per il Covid, come l’uso dell’ivermectina, tesi naturalmente priva di qualsiasi base scientifica.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
LA BEFFA OPERA DI ALCUNI ATTIVISTI CON UN PROIETTORE
I colori della bandiera dell’Ucraina sull’ambasciata russa a Lisbona: l’edificio che ospita gli
uffici di Mosca in rua Visconde de Santarém, nel quartiere centrale Santa Cruz, è stato oggetto di un “attacco” da parte di alcuni attivisti, che intorno alle 22 dello scorso 7 marzo hanno utilizzato un furgone e un proiettore per illuminare l’ambasciata con i colori del Paese sotto assedio per volere di Vladimir Putin.
La protesta è stata portata avanti in forma anonima a margine di una manifestazione contro la guerra ed è durata pochi minuti, ma sufficienti per attirare l’attenzione ed essere condivisa sui social.
Per uno degli autori del gesto, questa “azione di guerriglia” è “un grido contro la selvaggia occupazione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha riferito Diário de Notícias.
Questo lunedì, il governo ha annunciato che il Portogallo ha ricevuto 2.674 richieste di protezione temporanea dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, secondo un aggiornamento del “Servizio per gli stranieri e le frontiere” del governo.
Stando a quanto riporta Afp, in Portogallo vivono circa 29.000 ucraini. Il governo ha deciso di regolarizzare al più presto i cittadini fuggiti dal loro Paese, grazie a una “apposita autorizzazione” che dà loro accesso a codice fiscale, assistenza abitativa o possibilità di lavoro.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
CON DRAGHI I RAPPORTI SONO INESISTENTI, GLI USA LO EVITANO…IL LEADER LEGHISTA CHIEDE UN INCONTRO ALL’AMBASCIATA AMERICANA MA NON RICEVE RISPOSTE (“LE FAREMO SAPERE”)
Comunicazione di servizio: Matteo Salvini è uscito dall’agenda di Mario Draghi. A Palazzo Chigi non si dannano l’anima: la considerano ormai una causa persa, il cruccio iniziale è diventato consapevolezza. Amen.
Il premier e il leader della Lega non si vedono dai tempi del Quirinale. Sembra passata una vita: in mezzo ci sono stati il Covid per il capo del Carroccio, l’invasione dell’Ucraina e la guerra sul catasto. Ma poco cambia. Nelle stanze del governo c’è l’impressione che se Salvini dovesse andare all’opposizione non sarebbe un dramma.
Lui non si muove, ma quando può si sfoga: questo governo è di sinistra.
La differenza fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni in questo momento sta nelle “citofonate”.
Il primo continua a chiedere un incontro all’ambasciata americana ma non riceve risposte (“le faremo sapere”), la seconda ci va senza problemi, di ritorno per giunta da un viaggio negli Usa.
Sempre il leader della Lega è in attesa di essere ricevuto da Mario Draghi, mentre Meloni si è presa anche ieri, da Versailles, il plauso del capo del governo per l’atteggiamento responsabile dell’opposizione in questo momento storico così complicato.
Dunque se da una parte il Capitano del Carroccio vede i complotti dietro a un sindaco polacco che gli sventola la maglietta di Putin in faccia, la capa di Fratelli d’Italia va al Quirinale, da quel presidente Mattarella che non ha votato, per assicurargli che FdI sosterrà il governo sulle decisioni che riguardano l’invasione dell’Ucraina.
Qualcosa non torna. E’ chiaro. Salvini sconfina e perde consensi, mentre l’altra cresce nei sondaggi e nella credibilità istituzionale (Palazzo Chigi, Quirinale, ambasciata americana).
Ed è il mondo alla rovescia perché mettersi all’opposizione stando al governo, senza però nemmeno incidere dall’opposizione, è una formula del tutto inedita. E soprattutto senza guadagni.
Al punto che dalle parti di Fratelli d’Italia, per paradosso, iniziano a essere preoccupati: “Se Matteo cala troppo, non andremo mai al governo”. Meloni parla ormai da leader del centrodestra: scagiona l’alleato in difficoltà per la fascinazione putiniana, non infierisce sulla trasferta in Polonia e prova a tenere in piedi un fronte che al momento non c’è.
E non solo perché, per esempio, sulle amministrative dietro l’angolo non si trova un accordo nemmeno a Viterbo, figurarsi a Palermo e Verona. I fronti per Salvini iniziano a essere davvero tanti.
E in questa fase sembra non funzionare nemmeno l’altra metà della Lega, quella di Giancarlo Giorgetti, che di solito serve a controbilanciare il leader: sull’atlantismo, sui rapporti con il premier.
Niente, questa volta anche il ministro dello Sviluppo economico pare aver perso la sua peculiarità. L’invasione dell’Ucraina ridisegna tutte le priorità, comprese quelle politiche. Il fattore Salvini viene messo in conto a Palazzo Chigi, ma nessuno gli dà peso. Per la serie: faccia quello che vuole.
Sul catasto la mediazione è stata cercata con Forza Italia, sulla guerra si cercano (e si trovano, finora) le sponde di Fratelli d’Italia. E il leader del Carroccio inizia a prendere le sembianze di un mistero.
(da il Foglio)
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Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL BRITANNICO “DAILY MAIL” RIVELA COME I SERVIZI SEGRETI DI SUA MAESTÀ STIANO USANDO LE PIATTAFORME PER CARPIRE INFORMAZIONI SULLA SITUAZIONE DELLE TRUPPE DI MOSCA … E PENSARE CHE IL PATRIARCA ORTODOSSO GIUSTIFICA LA GUERRA DI PUTIN CONTRO LE DERIVE TIPO IL GAY PRIDE
Chissà se il patriarca ortodosso Kirill, quello che ha difeso la guerra di Vladimir Putin
contro l’Ucraina perché aiuterebbe a respingere le derive peccaminose e anti-cristiane simboleggiate dal Gay Pride, legge il quotidiano britannico Daily Mail.
Forse no. Anzi, forse meglio di no.
Perché il Mail ha raccontato che i sevizi segreti britannici per analizzare la situazione sul terreno stanno tracciando i soldati russi sui social network, anche sull’app per incontri gay Grindr.
Scrive il giornale: “Putin ha vietato la ‘propaganda’ omosessuale nel 2013, ma l’applicazione è ancora piuttosto diffusa, anche nell’esercito”.
Una fonte del Mail ha dichiarato: “Questi siti erano un tesoro per le nostre spie, le app di incontri in particolare – i soldati e le persone coinvolti nello sforzo militare erano particolarmente imprudenti”.
Grazie a ciò, i servizi segreti britannici erano “al corrente dei piani e dell’imminente invasione” e hanno deciso di condividere le informazioni con le autorità ucraine.
Niente di nuovo. La cosiddetta honey trap è una delle tante tecniche dello spionaggio, tanto che diverse agenzie d’intelligence hanno messo in guardia dalla presenza di spie sulle app di incontri.
L’ultima è stata l’Asio in Australia nella sua relazione annuale: “Negli ultimi due anni, migliaia di australiani con accesso a informazioni sensibili sono stati presi di mira da spie straniere utilizzando profili di social media. Queste spie sono abili ad usare internet per i loro sforzi di reclutamento”, ha detto il direttore Mike Burgess.
(da agenzie)
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