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CHI E’ DENIS PROJIPENKO, COMANDANTE DEL BATTAGLIONE AZOV CHE GUIDA LA RESISTENZA DI MARIUPOL, IL NEMICO NUMERO UNO DI MOSCA CHE NON SI ARRENDERA’ MAI

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

ADDESTRATO COME UN INCURSORE, BELLO COME UN ATTORE, L’EX CAPO DEGLI ULTRAS DELLA DINAMO KIEV E’ TRA I FONDATORI DEL BATTAGLIONE…CON MENO DI TREMILA UOMINI CONTRO 14 MILA SOLDATI RUSSI E UNA TAGLIA DI 500.000 DOLLARI PER CHI LO UCCIDE… DIVENTERA’ UN EROE NAZIONALE RICORDATO NEI SECOLI

Sull’edizione russa di Wikipedia, il nome Denis Projipenko è messo in cima alla lista dei comandanti del battaglione Azov. Il più alto in grado. Il nemico numero uno di Mosca, l’uomo che personifica sul campo quell’Ucraina «nazista» da cui Putin vuole liberarla.
Uno e novanta, biondo, naso sottile e occhi azzurri, il maggiore Denis Projipenko è uno dei fondatori del Battaglione Azov.
Addestrato come un incursore, bello come un attore, da anni è in prima linea contro i filorussi del Donbass e oggi, adesso, in questi minuti, è a Mariupol.
Accerchiato senza possibilità di rinforzi. Bombardato dal cielo e dal mare. Braccato dai droni e dalle orecchie elettroniche. Basta una sua comunicazione, un avvistamento, una soffiata per potergli indirizzare contro un missile. Mosca sa come fare. Ci riuscì durante l’assedio di Grozny, in Cecenia, negli anni ’90 contro il presidente indipendentista Dudaev. E allora le tecnologie erano molto più arretrate.
A Mariupol 14-15mila militari russi stanno riversando una marea di esplosivi sulla città per eliminare lui e i suoi uomini. Decine di missili sono pronti a disintegrarlo, migliaia di soldati a reclamare la taglia che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, intimo del leader del Cremlino Putin, ha messo sulla sua testa. Vivo o morto. Mezzo milione di dollari.
Ciò che sta succedendo ai soldati che difendono Mariupol e al loro comandante Projipenko, ha lo spessore tragico delle grandi battaglie che cambiano il corso della storia e ispirano forti sentimenti. Anche se, nel frattempo, i protagonisti sono tutti morti. I 960 zeloti di Masada. I 300 spartani alle Termopili. Gli affamati di Stalingrado.
Tutti sacrifici, vittoriosi o perdenti non è così importante per la storia, capaci però di segnare la consacrazione di un’identità non più negoziabile.
Per il maggiore Projipenko, il riferimento più diretto è un altro, inciso persino in un bassorilievo dell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés a Parigi. E’ la battaglia combattuta a metà del 1600 dai liberi cosacchi della steppa di Zaparozhzhie contro l’esercito lituano-polacco di re Giovanni II Casimiro. Ortodossi contro cattolici. Un impero dell’ovest contro le steppe dell’est.
La battaglia di Berestenchko è, probabilmente, il più grande scontro terrestre di un secolo per nulla pacifico. I cosacchi di Crimea e del bacino del fiume Dnipro non volevano sottomettersi. Persero, ma 400 anni dopo, Denis Projipenko continua ad ispirarsi alla loro lotta per giustificare la sua.
È, probabilmente pronto a diventare il nuovo eroe nazionale ucraino. E le sue simpatie politiche, verranno strumentalizzate o meno a seconda di chi si impossesserà della sanguinosa leggenda.
Ex capo degli ultrà della Dinamo Kiev, con la guerra del Donbass, Projipenko accorse volontario nel 2014 alla difesa del Paese. Da allora è diventato un soldato professionista, si è addestrato, ha imparato a combattere battaglie vere, non contro i lacrimogeni degli stadi. I russi dicono che abbia avuto istruttori stranieri, dai Delta Force alla Legione Straniera.
Il nucleo dei primi volontari del 2014 si struttura con il passare dei mesi. Riceve armi. Entra a far parte della Guardia Nazionale nell’autunno del 2014 ed è a quel punto che si libera di alcuni elementi di estrema destra.
Il clima dentro il battaglione diventato brigata resta quello della sua iconografia, il simbolo le t-shirt nere, le teste rasate, il saluto con il pugno al petto. Tutto molto militarista, e super nazionalista
Tre giorni fa, il Maggiore ha fatto arrivare fuori dalla trappola di Mariupol un suo video selfie, sul genere di quelli registrati dal presidente Zelensky. Ma nel caso di Projipenko, non era solo la maglietta verde a dare l’idea della guerra. Il Maggiore dell’Azov ha elmetto, armi e caricatori. Parla in inglese, dritto in camera. ù
Alle sue spalle un muro di cemento scrostato. Il coro delle esplosioni accompagnano le sue parole. La morte è a poche centinaia di metri. Lui continua a parlare imperterrito.
Era al dodicesimo giorno di accerchiamento. Siamo al 21esimo. Azov, marines e Guardia Nazionale ucraina difendono Mariupol. Tremila combattenti, forse meno, che hanno contro almeno 14mila russi. “Stiamo facendo miracoli” dice il comandante in video.
In genere per sconfiggere una guarnigione che difende, la dottrina militare chiede un rapporto tra attaccanti e assaliti di 3 a 1. Qui siamo quasi 5 a 1 e ancora Projipenko e i suoi non si sono arresi.
Non potranno farlo perché temono che non ci sarà l’onore delle armi, ma lo sterminio. Fuori dell’assedio, fuori da Mariupol, altri esponenti dell’Azov chiedono l’autorizzazione ad impiegare unità militari ucraine per rompere il cerchio russo. Chiedono rinforzi per salvare il Maggiore e i suoi. Senza risposta.
Il XXI secolo sta vivendo una tragedia da mondo antico, con tremila uomini che combattono per la patria. Da un giorno all’altro Mariupol cadrà. Fare di loro un mito non conviene a Putin. L’essere ucraino diventerà ancora di più qualcosa di diverso, inconciliabile, alternativo all’essere russo.
Ma tutta questa guerra, così come si sta sviluppando, non conveniva al Cremlino. La razionalità svanisce sotto le bombe. L’umanità anche.
(da Il Corriere della Sera)

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COLPITA E AFFONDATA! L’UCRAINA DISTRUGGE UN’ENORME NAVE RUSSA, LA ORSK

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

RIPRESA TRE GIORNI FA DALLA TV STATALE DI MOSCA MENTRE SCARICAVA RINFORZI DA DESTINARE A MARIUPOL

L’Ucraina ha distrutto un’enorme nave russa, la stessa che i media statali avevano filmato e mandato in onda mentre scaricava rinforzi in un porto occupato dai russi.
La marina ucraina ha messo a segno un colpo diretto sulla Orsk, una nave corazzata russa di classe Alligator di 110 metri, mentre era ancorata nel porto di Berdyansk, nel sud dell’Ucraina.
Diverse foto e video hanno mostrato fiamme e denso fumo nero che torreggiavano sul porto. Solo tre giorni prima dell’attacco, i media statali russi avevano filmato l’Orsk al porto mentre scaricava veicoli blindati destinati a rinforzare le truppe nella vicina Mariupol e in molti si erano chiesti se gli ucraini avrebbero utilizzati i filmati per prendere di mira la nave.
Si tratta della nave più grande che le forze ucraine sono riuscite a colpire finora e rappresenta un’altra imbarazzante perdita per l’esercito assediato di Vladimir Putin. Secondo la Nato la Russia ha perso 40.000 soldati, un quarto delle forze che aveva radunato intorno ai confini prima di sferrare l’attacco.
(da agenzie)

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LA GRAN BRETAGNA SANZIONA POLINA KOVALEVA, LA FIGLIASTRA DI SERGEY LAVROV, NATA DALLA RELAZIONE “SEGRETA” DELLO SCAGNOZZO DI PUTIN CON SVETLANA POLYAKOVA

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

UFFICIALMENTE L’AMANTE DEL MINISTRO È DISOCCUPATA, MA LE DUE FANNO UNA VITA DI LUSSO E LA 26ENNE ABITA IN UNA CASA DA 5 MILIONI DI EURO (ACQUISTATA IN CONTANTI) NEL CENTRO DI LONDRA DOVE OSPITA PARTY DA MILLE E UNA NOTTE

Nel suo appartamento milionario a Kensington, una delle zone più esclusive di Londra, erano noti i party da mille e una notte. D’altronde Polina Kovaleva, bellissima e biondissima 26enne, figlia dell’amante del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, non ne faceva mistero postando su Instagram (fino a poco tempo fa) immagini di abiti sfarzosi, viaggi, cene nei ristoranti più alla moda.
La sua casa, da 5 milioni di euro, era stata acquistata in contanti e senza mutuo, ma lei (così come la madre) non aveva alcun reddito. E ora proprio Polina – al pari degli oligarchi russi – è finita nella lista de bersagli delle sanzioni anti-Mosca imposte dal governo di Boris Johnson in risposta all’invasione dell’Ucraina.
(da Il Messaggero)

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DOPO GLI ATTACCHI DI ANONYMOUS LA NESTLE’ FA RETROMARCIA: “NON PAGHEREMO PIU’ TASSE IN RUSSIA“

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

ATTIVITA’ RIDOTTE AL MINIMO

Alla fine anche Nestlé comincia a fare qualche passo indietro. Nella giornata di oggi, mercoledì 23 marzo, si registrano i primi parziali disimpegni della società che fanno presagire un prossimo ritiro dal mercato russo.
Il brand alimentare di origine svizzera ha deciso di limitare le sue attività ai soli prodotti essenziali, come cibo per l’infanzia e nutrizione medica e ospedaliera. Sarà invece sospesa la produzione di altri marchi e prodotti come KitKat e Nesquik. L’azienda ha poi annunciato ufficialmente la «cessazione delle importazioni e delle esportazioni non essenziali da e verso la Russia», nonché di «tutta la pubblicità e tutti gli investimenti di capitale nel Paese» che dal 24 febbraio scorso sta portando avanti un’offensiva militare contro l’Ucraina.
Il colosso alimentare ha anche fatto sapere che «non pagherà più le tasse in Russia» e che «qualsiasi profitto realizzato sarà devoluto alle organizzazioni di aiuto umanitario», in aggiunta alle «centinaia di tonnellate» di cibo e alla «significativa assistenza finanziaria» a sostegno dell’Ucraina e dei rifugiati, come si legge nella nota diffusa da Nestlé
La notizia arriva all’indomani di una serie di eventi che hanno influito sulla decisione finale della multinazionale svizzera. Ieri il collettivo di attivisti di Anonymous aveva hackerato il database della società, “rea” di non aver ancora abbandonato le attività in Russia. Lo stesso collettivo cyber aveva rivendicato l’azione su Twitter, cedendo 10 gigabyte di dati privati della società.
«Questa è una rappresaglia del collettivo per aver continuato l’attività dell’azienda in Russia», aveva scritto Anonymous nel copy allegando anche l’hashtag #BoycottNestlé. E, oltre all’attacco hacker, negli ultimi giorni si erano moltiplicate le critiche contro la scelta del gruppo di mantenere le attività in Russia, a partire da quelle aspre espresse pubblicamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
(da agenzie)

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LA GIORNALISTA RUSSA INDIPENDENTE MORTA SOTTO LE BOMBE

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

OKSANA BAULINA AVEVA LAVORATO PER NAVALNY

È morta sotto i bombardamenti russi a Kiev la giornalista russa Oksana Baulina. Baulina, che lavorava per The Insider, stava filmando quel che restava del distretto di Podolsk a Kiev, dopo i pesanti bombardamenti da parte dell’esercito di Mosca. Durante il bombardamento è morto anche un civile, mentre due collaboratori della giornalista sono rimasti feriti e ricoverati in ospedale. In precedenza, la giornalista aveva lavorato all’Anti-Corruption Foundation, l’organizzazione fondata dall’oppositore del Cremlino Alexei Navalny, ed era stata costretta ad abbandonare la Russia.
In qualità di inviata e corrispondente, Oskana Baulina ha lavorato principalmente tra Leopoli e Kiev. I colleghi e le colleghe della giornalista, nel riportare la notizia della sua morte, dopo aver espresso «le più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Oksana», hanno aggiunto: «Continueremo a coprire la guerra in Ucraina, compresi i crimini russi come il bombardamento indiscriminato di aree residenziali dove vengono uccisi civili e giornalisti».
(da agenzie)

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KATERYNA DYACHENKO, LA GINNASTA DI 11 ANNI MORTA SOTTO LE BOMBE A MARIUPOL

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

VITTIMA INSIEME AL PADRE DOPO IL CROLLO DELLA CASA

Aveva solamente 11 anni. Amava la ginnastica ritmica e sognava di rappresentare il suo Paese, l’Ucraina, ai Mondiale e ai Giochi Olimpici.
Un sogno interrotto dalle bombe su Mariupol che piovono sulla città da settimane. La piccola Kateryna Dyachenko è morta insieme a suo padre a causa del crollo della palazzina in cui abitava. La sua casa, come quella di centinaia di migliaia di suoi connazionali, è stata bombardata dai mezzi militari russi.
A dare la notizia della morte della giovane Kateryna Dyachenko e del padre è stata la sua allenatrice, Anastasia Meshchanenkova che su Instagram ha condiviso un’immagine recente della piccola sorridente con al collo una medaglia d’oro e in mano un trofeo appena vinto.
Uno scatto che risale alla fine di dicembre, dodici settimane fa. Due mesi prima dell’invasione russa, della guerra in Ucraina e all’Ucraina. Una foto che sembra immortalare un periodo lontanissimo nel tempo rispetto alla realtà attuale.
“Non pensavo che queste cose potessero accadere nel XXI secolo. Questa meravigliosa, giovane ginnasta è morta a Mariupol. È ingiusto quando i bambini innocenti muoiono. Non ho parole, solo dolore”.
Dolore per una giovane vita persa tra le macerie. Per colpa delle bombe. Purtroppo Kateryna Dyachenko è solamente una delle tante giovanissime vittime di questo conflitto. Solo ieri, secondo le stime ufficiali, erano 128 i bambini morti dall’inizio della guerra in Ucraina. Particolarmente colpita la città di Mariupol, nella zona Sud del Paese, dove il rumore dei missili e dei bombardamenti non si è mai interrotto dall’alba del 24 febbraio scorso. Un mese fa. Un mese in cui sono stati bombardati ospedali e teatri trasformatisi in rifugi per tutte quelle persone che avevano perso la casa a causa delle bombe.
(da agenzie)

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ANONYMOUS HA HACKERATO LA BANCA CENTRALE RUSSA

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

ENTRO 48 ORE PUBBLICHERA’ 35.000 FILE DI ACCORDI SEGRETI

Prosegue senza soluzioni di continuità la battaglia informatica di Anonymous contro il Cremlino. Il collettivo di hacker che già ha colpito in diverse occasioni, nell’ultimo mese, le istituzioni di Mosca e alcune aziende che non hanno interrotto le loro operazioni con la Russia (vedi il caso Nestlé dei giorni scorsi) questa volta è riuscito a violare i sistemi informatici della Banca centrale russa.
Un attacco hacker che, secondo gli annunci arrivati nella notte, dovrebbe portare alla messa online di moltissimi file contenenti accordi segreti e riservati.
L’attacco alla Banca centrale russa, dunque, ha una matrice ben dichiarata. In possesso del collettivo di hacker, infatti, ci sarebbero oltre 35mila file segreti che saranno divulgati e resi pubblici nelle prossime 48 ore.
Per il momento non si ha contezza del materiale “conquistato” da Anonymous, ma questo attacco al cuore della principale istituzione bancaria del Paese va ben oltre il gesto simbolico.
Perché fino a pochi giorni fa tutti gli attacchi erano mirati a provocare disservizi informativi, con obiettivi mirati sui siti istituzionali e legati al governo del Cremlino.
Poi la campagna di attacchi informatici si era spostata sulle televisioni e sugli altri mezzi, nel tentativo di divulgare ai russi – bypassando la censura imposta da Vladimir Putin – le reali immagini della Guerra in Ucraina. E ora l’attacco alla Banca centrale russa avvenuto nella notte. Esattamente nelle ore successive alla notizia delle dimissioni della numero uno dell’istituto bancario di Stato Elvira Nabiullina che, scagliandosi contro le scelte del Cremlino, aveva presentato la sua lettera per rinunciare al suo incarico. Una richiesta respinta al mittente dal presidente russo che, per il momento, ha rilanciato chiedendo alla Duma di rieleggere per un nuovo mandato (il terzo) la donna alla guida della Banca centrale russa.
(da agenzie)

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SERGEI SHOIGU, IL MINISTRO DELLA DIFESA RUSSO SPARITO DA 12 GIORNI PER “PROBLEMI CARDIACI“

Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile

“PUTIN NON SI FIDA PIU’ DI LUI“

Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, è sparito dalla circolazione. La sua ultima apparizione pubblica risale a 12 giorni fa e, ufficialmente, sarebbe a riposo per «problemi cardiaci». In contemporanea, secondo fonti occidentali, Vladimir Putin avrebbe cominciato una vera e propria «caccia alle streghe» fra i suoi collaboratori più stretti.
Lo “zar”, infatti, sarebbe furioso per la fuga di notizia – avvenuta principalmente verso Stati Uniti e Gran Bretagna – sui piani militari della Russia e sarebbe pronto a tutto pur di individuare la “talpa” fra i suoi generali.
Putin, secondo le medesime fonti, starebbe diventando sempre più sospettoso nei confronti di Shoigu, che non è solo ministro della Difesa, ma anche suo fedele alleato e amico di vecchia data.
Tuttavia le sue apparizioni pubbliche sono notevolmente diminuite nell’ultimo periodo e la tv russa ha iniziato a utilizzare immagini d’archivio quando chiamata a dare notizie su di lui.
Il 18 marzo i media del Cremlino hanno riferito di un incontro fra Putin e Shoigu per discutere «dell’andamento dell’operazione speciale in Ucraina», ma anche in quel caso nessuna foto o filmato è stato diffuso. Inoltre – secondo alcuni rumors provenienti da ambienti di opposizione – la figlia del ministro, la 31enne Ksenia, avrebbe postato sui social una sua foto vestita in giallo e blu, come segnale di sostegno all’Ucraina.
Nelle ultime settimane sono emerse diverse tensioni fra Putin e alti generali dell’esercito. Secondo alcune fonti il presidente sarebbe entrato in conflitto con Alexander Bortnikov, altro alleato di lungo corso e capo dell’Fsb (servizi di sicurezza russi), indicato da alcuni report d’intelligence occidentali come potenziale successore di Putin in caso di “colpo di stato” da parte dell’élite scontenta.
Lo “zar” ha per questo cominciato delle vere e proprie purghe fra i suoi uomini. Non ci sono notizie di una possibile rimozione di Shoigu, ma la sua assenza prolungata in un periodo del genere fa certamente discutere. L’entourage del ministro, per ora, si limita a giustificarne l’assenza per dei generici «problemi di cuore».
(da agenzie)

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