Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
LE RAGAZZE GIA’ INQUADRATE L’ANNO PRIMA E LA BALLA SULLE PRESENZE
Dal dubbio di numeri di spettatori effettivamente presenti allo stadio, alla riproposizione di alcune immagini dell’evento del 2021.
Ecco tutte le anomalie nel discorso alla nazione del presidente russo
Il presidente russo Vladimir Putin, anche quest’anno, ha organizzato un concerto-evento per celebrare l’anniversario dell’annessione della Crimea alla Federazione russa, che si è concluso con il tradizionale discorso alla nazione, in cui il presidente russo ha ribadito il massimo impegno e sostegno alle truppe di Mosca nel loro “intervento militare speciale” contro l’Ucraina.
Ma non tutto è filato liscio durante la diffusione dell’evento sul canale Rossiya-24, canale della tv di Stato russa, con il discorso di Putin che, oltre a essere stato costellato da diverse pause, si è improvvisamente interrotto, e al suo posto è stata mandata in onda l’esibizione del cantate russo Oleg Gazmanov.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato all’agenzia RIA Novosti che l’interruzione della trasmissione è stata provocata da un «guasto tecnico al server». Subito dopo l’interruzione del discorso del presidente russo, il monologo è stato ritrasmesso per intero, senza interruzioni né «guasti tecnici». Ma non solo.
I dubbi sul numero di spettatori presenti allo stadio
L’evento si è tenuto presso lo stadio Luzhniki di Mosca davanti a 200mila persone, secondo i dati forniti del ministero dell’Interno russo.
Nello stesso stadio, nel 2018, venne ospitata la finale dei Mondiali di calcio maschile, e ha però una capienza massima ufficiale di circa 81.000 posti a sedere. Dal calcolo della capienza è escluso il parterre, dove però era presente il palco dove si sono esibiti i vari artisti e dal quale Putin ha rivolto il proprio discorso alla nazione. Di conseguenza, risulta difficile che nello stadio possano essere entrate 200 mila persone. Inoltre, secondo le testimonianze raccolte dai giornalisti di Sota all’esterno dello stadio, alcuni partecipanti all’evento hanno spiegato di «essere stati caricati su un autobus» e di «essere stati portati allo stadio».
Le giovani presenti sugli spalti sia nel 2021 sia nel 2022
Durante la trasmissione dell’evento, tra gli spalti dello stadio Luzhniki di Mosca sono però apparse alcune spettatrici che erano presenti anche durante le celebrazioni dell’anniversario dell’annessione della Crimea alla Federazione russa dell’anno scorso.
Ma a colpire non è stata tanto la presenza delle stesse persone, quanto i dubbi legati al loro abbigliamento, perfettamente identico a quello dell’anno precedente.
Questo farebbe pensare a un riutilizzo di alcune riprese delle celebrazioni del 2021 che sarebbero state riutilizzate per la messa in onda delle celebrazioni.
I casi sono principalmente due.
Nel primo si osservano due giovani l’una con una mascherina blu e a fianco un’altra giovane con una felpa rosa, presenti sia all’evento del 2021 (qui il video dell’anno scorso, minuto 0.47), sia al concerto di quest’anno (minuto 55.36 di questo video).
Ma non sono le sole.
Altre due donne, l’una bionda e l’altra mora, con la mascherina e un piumino argentato sono apparse sia nella trasmissione dell’evento del 2021 (in questo video, minuto 4.19), sia in quello del 2022 (qui il video, minuto 55.29).
Essendosi – di fatto – tenuto l’evento, come testimoniato dagli spettatori presenti all’esterno dello stadio, è plausibile l’ipotesi che le immagini degli spalti del 2021 siano state riutilizzate come quella che nel gergo tecnico viene definita “copertura” dalla regia
(da Open)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
“IMBARAZZATI, GIA’ INTERROTTE LE FORNITURE IN RUSSIA“
Non è passato inosservato il look «made in Italy» di Vladimir Putin durante il suo
discorso alla nazione in occasione dell’anniversario dell’annessione della Crimea alla Federazione russa, sostenendo l’esercito russo contro l’Ucraina.
Il presidente russo si è infatti presentato sul palco allestito nello stadio Luzhniki di Mosca con un maglione a collo alto color crema, il giubbotto antiproietille e sopra una giacca blu scuro da oltre 12mila euro, appartenente a una vecchia collezione di Loro Piana, azienda piemontese leader nella lavorazione del cachemire, e che dal 2013 è di proprietà all’80% della gruppo francese del lusso Lvmh.
L’azienda biellese, per voce dell’imprenditore Pier Luigi Loro Piana, ha voluto prendere nettamente le distanze da quanto accaduto. «È chiaro da che parte abbiamo deciso di stare – ha spiegato all’Ansa Loro Piana -. Il gruppo Lvmh ha interrotto le forniture in Russia e si sta adoperando per aiutare il popolo ucraino attraverso le associazioni impegnate nella solidarietà, con donazioni, coperte e indumenti».
E l’imprenditore biellese ha aggiunto: «Putin dovrebbe riflettere su ciò che sta facendo vivere al popolo ucraino».
In un’intervista a Repubblica, Pier Luigi Loro Piana, che assieme al fratello Sergio guida l’azienda, oltre a ribadire la posizione netta dell’azienda e del gruppo Lvmh a fianco dell’Ucraina ha aggiunto: «Non mi sento colpevole per quella giacca sfoggiata indossata sul palco (da Putin, ndr), credo sia un acquisto che risale a tanto tempo fa, ma credo anche che questi siano argomenti minori rispetto alla tragedia di una guerra: è una questione che crea imbarazzo dal punto di vista umano».
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
IL BANANA AVEVA UN COMPLETO DI ARMANI BLU, MENTRE LA “SPOSA” INDOSSAVA UN ABITO BIANCO CASTIGATO IN PIZZO FRANCESE DELLO STILISTA ANTONIO RIVA – IL DISCORSO DEL CAV: “SONO FELICE DI AVERE LE PERSONE A ME CARE QUI CON ME IN QUESTA GIORNATA” (GRANDE ASSENTE IL FIGLIO PIERSILVIO) – TRA GLI INVITATI ANCHE GIGI D’ALESSIO E MATTEO SALVINI
Si è celebrata la festa per l’unione simbolica tra Silvio Berlusconi, 85 anni, leader di Forza Italia, e Marta Fascina, 32 anni, deputata azzurra dal 2018.
Una sessantina gli ospiti invitati a Villa Gernetto, la residenza di Lesmo che ospita l’Università della Libertà, per celebrare un’unione senza vincoli giuridici o civili.
Tra loro gli amici storici del Cavaliere come Fedele Confalonieri, Marcello Dell’Utri, Gianni Letta e Adriano Galliani, ma anche Matteo Salvini, Gigi D’Alessio e Vittorio Sgarbi.
La festa, voluta da Marta Fascina — che da quasi tre anni è la compagna di Berlusconi — compensa un rito reale che sembrava a un passo ma al quale si sono opposti i figli di Berlusconi per ragioni di asse ereditario.
Tutti presenti i figli di Berlusconi tranne Piersilvio, che preferisce tenersi lontano da eventi troppo affollati per paura del contagio da Covid. Gli amici del Cavaliere gli avevano sconsigliato di organizzare la cerimonia nel momento drammatico della guerra in Ucraina, ma poi si sono riuniti tutti intorno all’ex premier.
Duetto Berlusconi -Confalonieri al pianoforte: Confalonieri suona, Berlusconi canta. I brani scelti sono classici della canzone francese, con una concessione finale al dialetto milanese con «O mia bella Madunina». Tra gli ospiti Matteo Salvini e Gigi D’Alessio
«Mi ha fatto un grande regalo ad esserci — dice Berlusconi —. Insieme abbiamo scritto quasi 130 canzoni». Scherza, l’ex premier, ma non troppo mentre scorrono canzoni napoletane. Al tavolo anche Vittorio Sgarbi: «L’ho chiamato ieri per invitarlo perentoriamente alla inaugurazione di una mostra su Canova che faccio il 5 maggio a Possagno. Mi ha risposto “Devi venire tu che nella cappella dove mi sposo c’erano le opere di Canova”». Destino.
Alla cerimonia, accompagnata dalla musica di un violinista, erano presenti, tra gli altri, Gianni Letta con la moglie, Marcello Dell’Utri con la moglie, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani con la compagna, Niccolò Ghedini con la moglie e figlio Giuseppe, il medico personale del Cavaliere Alberto Zangrillo, Renato Della Valle, oltre ai parlamentari Licia Ronzulli, Anna Maria Bernini, Antonio Tajani, Valentino Valentini, Vittorio Sgarbi, l’amministratore delegato di Fininvest, Danilo Pellegrino con la compagna, l’ad di Publitalia, Stefano Sala, e il presidente del Consiglio di Vigilanza della Rai, Alberto Barachini. Presenti, naturalmente, anche tutti i parenti di Marta Fascina.
Il matrimonio simbolico è stato celebrato nella piccola cappella di Villa Gernetto. Completo di Armani blu con un mughetto all’occhiello per Berlusconi, mentre Marta Fascina indossa un abito bianco in pizzo francese, con corpetto, mezzo colletto e casta scollatura a V creato dallo stilista Antonio Riva, con un ampio strascico bianco. Di mughetto anche il bouquet della «sposa», in pendant con quello all’occhiello di Berlusconi.
Gli ospiti sono stati accompagnati nel Salone delle feste da un ensemble di viola e tre violini e lì hanno trovato un grande tavolo degli «sposi». L’ex premier, prima che venissero servite le portate, ha ripreso la parola brevemente per saluti e ringraziamenti: «Sono felice di avere le persone a me care qui con me in questa giornata», ha detto. Ieri mattina tutti gli invitati hanno effettuato un tampone molecolare per precauzione.
Per l’occasione Villa Gernetto è stata addobbata a festa: 150 statue fatte disporre da Berlusconi nei giardini all’italiana, giochi d’acqua nelle fontane e getto a forma di torta nella fontana principale. L’aperitivo viene servito nella Sala dei passi perduti, il pranzo nel Salone delle feste.
Preparato del ristorante tristellato «Da Vittorio» il menù per gli ospiti prevede come antipasto mondeghili di vitello al limone con crema di sedano rapa, come primi gnocchetti di ricotta e patate allo zafferano, robiola e pan pepato e paccheri «alla Vittorio», per secondo tagliata di manzo al vino rosso con patata fondente e crema di carote alla cannella. Kermesse di dolci per dessert. Dalla cantina: Aneri Alto Adige Pinot bianco 2020, Aneri Alto Adige Pino Nero 2018, Moscato Passito «Faber» La Cantalupa Monzio Compagnoni.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
CAMBIO DI STRATEGIA DI BIDEN: L’ARGOMENTO AMERICANO È FORTE PERCHÉ FA LEVA SULL’EQUIVALENTE FINANZIARIO DELL’ARMA NUCLEARE: LA SOVERCHIANTE EGEMONIA DEL DOLLARO… LA CINA HA IMMENSI INTERESSI IN OCCIDENTE, NON HA INTERESSE AD APPIATTIRSI SULLE DISSENNATE AZIONI DI PUTIN
C’è stata una correzione di rotta nella strategia americana verso i due grandi rivali, Russia
e Cina. Ancora pochi mesi fa una corrente di realisti della geopolitica consigliava a Joe Biden di ricucire con Vladimir Putin per sottrarlo all’abbraccio cinese. La telefonata di due ore fra il presidente americano e Xi Jinping segnala l’approccio opposto: si cerca un’intesa con la Cina per isolare Mosca. La Casa Bianca non si fa troppe illusioni sull’aiuto di Pechino.
Però spera di spostare Xi su posizioni di neutralità vera, non fasulla. L’argomento americano è forte perché fa leva sull’equivalente finanziario dell’arma nucleare: la soverchiante egemonia del dollaro. Il messaggio di Biden è chiaro. La Cina è una grossa azionista dell’economia globale, ha immensi interessi in Occidente, dove trova i suoi principali sbocchi commerciali. La Pax Americana le ha consentito un trentennio di crescita spettacolare.
Ora l’economia cinese subisce uno choc energetico, un rallentamento della crescita, e una diffidenza sempre più forte presso gli occidentali. Non ha interesse ad appiattirsi sulle dissennate azioni di Putin. Le aziende cinesi subirebbero danni enormi, se i loro affari con la Russia le mettessero nel mirino delle sanzioni occidentali, escludendole dal circuito universale del dollaro.
Xi è consapevole dei rischi che corre. Compie un esercizio di equilibrismo. Cerca di non chiudersi gli accessi all’economia globale. Ma non vuole tradire Putin a cui lo lega un rapporto stretto, cementato dalla comune analisi sulla debolezza dell’Occidente. Più crescono le difficoltà dell’armata russa in Ucraina, più i media di Stato cinesi smorzano i loro appoggi a Putin: forse è un segnale che Xi si sta cautelando.
Nel frattempo la Cina persegue un ordine mondiale alternativo. A cominciare dall’architettura finanziaria. È significativo il negoziato con l’Arabia Saudita, per convincere Riad ad accettare renminbi cinesi invece dei dollari, come pagamento per le forniture di petrolio. Il cammino verso una globalizzazione sino-centrica sarà lungo. La supremazia del dollaro non è soltanto un retaggio del secolo americano, un effetto collaterale della leadership militare ed economica dell’impero calante. Dietro l’accettazione del dollaro c’è l’affidabilità di uno Stato di diritto, la certezza delle regole, l’imparzialità dei tribunali.
I valori dell’Occidente, in questo caso, hanno una funzione rassicurante per tutti gli operatori economici. Il nuovo ordine internazionale che Xi Jinping ha in mente assomiglia a quello di Putin ed è in costruzione da anni. Se partiamo dalla guerra di Cecenia o dall’invasione della Georgia nel 2008, poi l’annessione della Crimea, infine aggiungiamo la distruzione dello Stato di diritto a Hong Kong, il quadro è chiaro. L’aggressione all’Ucraina è la tappa di un’escalation che vede Mosca e Pechino allineate per cambiare le regole del gioco. Già oggi il 30% del Pil mondiale coincide con regimi autoritari: lo zoccolo duro del nuovo ordine globale è consistente. Per l’Impero celeste di cui Xi è l’erede, si tratta di ricostruire sfere d’influenza che la Cina già proiettava oltre le sue frontiere più di duemila anni fa.
Ancor prima che le Vie della Seta prendessero quel nome, una presenza cinese raggiungeva Giappone e Corea, Sud-est asiatico, Oceano Indiano e Corno d’Africa. L’equilibrismo cinese consiste nel tenere un piede nei due mondi: continuare a trarre il massimo beneficio dalla globalizzazione americano-centrica, e intanto costruire quella che la sostituirà. La brutalità di Putin rende più ardua l’acrobazia, gli aut aut americani si fanno più pressanti. Xi non vuol dare per sconfitto il suo compare e alleato. Sulle forniture di armi cinesi all’armata russa?
Dice che sono di routine, non specifiche richieste per massacrare il popolo ucraino. Sull’effetto delle sanzioni occidentali, Pechino ricorda che il regime degli ayatollah in Iran è sopravvissuto ai tentativi di strangolamento economico. L’indebolimento oggettivo di Mosca si trasforma in opportunità. La Cina ha già firmato contratti per 118 miliardi di dollari di gas, ha fatto incetta di cereali russi, e gli investitori di Shanghai si avventano su aziende russe in liquidazione. L’esodo in massa delle multinazionali occidentali da Mosca e San Pietroburgo viene considerato un’opportunità per le loro concorrenti cinesi.
È in atto una colonizzazione che non dispiace a Xi, è la rivincita sul periodo in cui l’Urss dominava e «modernizzava» i compagni maoisti. Negli scambi fra Biden e Xi affiora costantemente una richiesta cinese: l’America smetta di voler cambiare il sistema che governa Pechino.
È uno dei tratti che uniscono Xi a Putin: la certezza che Washington vuole rovesciarli, aizzando «rivoluzioni arancioni» nelle loro popolazioni. Un’analisi equilibrata rivela che si tratta come minimo di esagerazione, con una punta di paranoia. Altra caratteristica che appaia i due autocrati: dopo tanti anni di accentramento del potere e culto della personalità, i due sono circondati di yesmen.
Hanno una corte che li asseconda, chi osa criticare rischia il posto o peggio. In queste circostanze, avvistare e correggere gli errori diventa più difficile. Finora Xi ha sbagliato molto meno di Putin, ma neppure il suo equilibrismo è immune da rischi. Molto dipende da noi. Xi Jinping ha creduto che un attacco nel cuore dell’Europa avrebbe messo a nudo tutte le debolezze dell’Occidente, i suoi dubbi, la sua indecisione. Finora l’Occidente gli ha dato torto, ma i bilanci si fanno nel lungo periodo. Questa leadership cinese è convinta di avere il tempo dalla sua.
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA HA SCATENATO IL DOLORE E LA RABBIA DEI COLLEGHI, PRIMO SU TUTTI COREOGRAFO RUSSO ALEXEI RATMANSKY, DIRETTORE DEL BALLETTO DEL BOLSHOI DAL 2004 AL 2008: “SONO FURIOSO, È UN DOLORE INSOPPORTABILE”
Piovono fiori e lacrime rabbiose sull’addio ad Artem Datsishin, primo ballerino dell’Opera Nazionale dell’Ucraina, ricoverato in ospedale a Kiev dal 26 febbraio e morto dopo essere stato gravemente ferito dai soldati russi proprio all’inizio delle operazioni militari nella capitale.
Dopo aver combattuto per giorni in agonia nel letto d’ospedale, l’artista si è spento all’età di 43 anni, lasciando dietro di sé un coro di dolore e sdegno che dalla capitale ucraina si è subito riverberato in tutto il mondo.
Tra le voci più critiche, c’è quella del coreografo russo Alexei Ratmansky, direttore del Balletto del Bolshoi dal 2004 al 2008 e dal 2014 artista residente dell’American Ballet di New York, ospite frequente della Scala di Milano con i suoi lavori: «Sono furioso, è un dolore insopportabile», si è sfogato sui social. La notizia della morte di Datsishin, accompagnata da quella del funerale avvenuto ieri mattina, è stata comunicata in forma ufficiale su Facebook dal direttore artistico dell’Opera Nazionale Ucraina, Anatoly Solovyanenko: «È stato ucciso un nostro collega, grande artista, solista di lunga data e uomo meraviglioso».
L’ondata di commozione ha travolto i ballerini della compagnia che hanno fatto a gara per ricordare Datsishin: «Addio, amico mio, non riesco a esprimere il dolore che sento», ha scritto l’amica e collega Tatyana Borovik. Sotto le bombe russe se n’è andato uno dei danzatori più amati della capitale ucraina, noto per lo stile romantico e per la profondità attoriale che hanno reso speciali le sue interpretazioni, dal Lago dei cigni a Lo Schiaccianoci , da La bella addormentata nel bosco a Giselle e Romeo e Giulietta , affrontati con successo non solo in patria ma anche nelle tournée in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.
Per i suoi meriti, Datsishin aveva ricevuto numerosi riconoscimenti come il Premio Serge Lifar nel 1996 e il Rudolf Nureyev nel 1998: Lifar era ucraino, Nureyev era russo e transfuga dall’Unione Sovietica di Kruscev, due grandi che hanno reso gloria all’Est in Occidente, entrambi direttori e straordinari innovatori del Balletto dell’Opéra di Parigi.
Nella storia del Teatro Nazionale di Kiev – dove la programmazione della stagione si è inchiodata l’8 e 9 febbraio con il balletto Valzer viennese e con l’opera verdiana Rigoletto -, la tecnica di danza è sempre stata una, modellata sul metodo didattico della maestra e teorica dell’era sovietica Agrippina Vaganova, comune ai Paesi dell’Est. Russia e Ucraina sembravano indissolubili, almeno nel balletto. Ora, l’ennesima lacerazione di una guerra fratricida.
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
COSI’ IL PAESE PUO’ CONNETTERSI A INTERNET ANCHE SOTTO I BOMBARDAMENTI
La rete Starlink permette di avere una connessione a banda larga anche dove le antenne normali non riescono ad arrivare
»Un nuovo lotto di stazioni Starlink! Mentre la Russia blocca l’accesso a Internet, l’Ucraina sta diventando più aperta al mondo intero. Grazie Elon Musk!». Il nuovo post pubblicato dal ministro ucraino per la trasformazione digitale Mykhailo Fedorov è un altro ringraziamento a Elon Musk.
Il rapporto tra i due è cominciato nei primi giorni della guerra, quando Fedorov aveva chiesto all’uomo più ricco del mondo di aprire all’Ucraina la connessione internet garantita dalla rete di satelliti Starlink.
L’imprenditore ha dato il via libera e da quel momento in Ucraina è stato possibile connettersi con tutta la rete. Per installare Starlink in un’area serve dotarsi anche di un terminale che sia in grado di attaccarsi al segnale. Musk ha inviato diversi container: secondo una fonte citata dal Washington Post al momento sarebbero oltre 5 mila i terminali Starlink attivi in Ucraina
La rete, che in tutto conta circa mille satelliti in orbita, è ancora in fase di sperimentazione.
Negli Stati Uniti il costo è di 99 dollari al mese a cui bisogna aggiungere 499 dollari per tutti i terminali necessari e circa sei mesi di attesa per ricevere il servizio. L’obiettivo è quello di portare internet a banda larga nelle aree dove il segnale delle antenne tradizionali è scarso.
Questo tipo di tecnologia sembra molto più stabile anche nei teatri di guerra, visto che i satelliti non possono essere raggiunti dai bombardamenti. Secondo il ministro Fedorov, l’aiuto di Musk verso l’Ucraina sarebbe costante e il miliardario avrebbe avuto anche una telefonata con il presidente Volodymyr Zelensky. Al momento la tecnologia Starlink sta funzionando e permette a chi è riuscito ad avere un termine di sopravvivere ai continui blackout della rete tradizionale.
Le altre cause di Mus
A volte filantropo, a volte spaccone, non è la prima volta che Elon Musk interviene per donare le sue tecnologie in momenti di crisi. Nel 2020 durante il momento più buio della pandemia aveva promesso che le sue fabbriche di Tesla avrebbero cominciato a produrre ventilatori per i pazienti Covid. Una promessa che però non aveva trovato molto seguito nei fatti.
Un altro caso molto discusso è stato quello dei bambini intrappolati in una grotta in Thailandia nel 2018: Musk aveva messo a disposizione le tecnologie delle sue aziende ma anche qui le promesse non erano trasformate in nulla di concreto.
Questa volta invece sembra che con l’Ucraina Musk abbia deciso di intervenire sul serio. Certo, questo non gli evita alcune uscite social più eccentriche, ad esempio la sfida lanciata a Vladimir Putin per un combattimento corpo a corpo con lo scopo di decidere l’esito della guerra.
(da Open)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
13 EURO PER FARE LA COMPARSA
L’esercito schierato per far entrare la gente e non farla uscire prima della fine, gli obblighi
a partecipare per i dipendenti pubblici e le voci sui compensi per la presenza
Il Discorso alla Nazione di Vladimir Putin allo stadio Luzniki a Mosca ieri è stato l’occasione per lo Zar per ribadire che fa sul serio.
Secondo i dati dati ufficiali hanno partecipato in 200 mila, anche se la struttura ne può accogliere solo 80 mila. E oggi nei retroscena dei giornali si racconta quello che non si è visto durante la manifestazione.
Ovvero l’esercito schierato per far entrare la gente e non farla uscire prima della fine, gli obblighi a partecipare per i dipendenti pubblici e le voci sui compensi percepiti per la presenza. Mentre in Ucraina si maligna riguardo il look dello Zar. Che sarebbe stato “beccato” a indossare un costoso piumino
Il compenso per la partecipazione
In primo luogo La Stampa racconta che, stando alle testimonianze, i trasporti ieri a Mosca hanno funzionato benissimo: scaricavano gente dai pullman e dai treni con efficienza militare. Mentre dal mattino le scuole avevano programmato lezioni sulla Crimea e sull’importanza delle “operazioni militari”.
I dipendenti statali avevano l’obbligo di partecipare. Per loro è stato preservato un giorno di riposo aggiuntivo o una ricompensa in denaro.
Durante la kermesse, mentre i russi da casa seguivano tutto alla tv, un guasto tecnico – così lo hanno chiamato dopo le autorità del Cremlino – ha fatto saltare il collegamento mandando al posto del discorso del presidente il cantante Oleg Gazmanov che cantava a squarciagola “Avanti Russia”.
I militari hanno distribuito coccarde con la Z, il nuovo simbolo dell’esercito russo. E una volta finito il concerto le persone che stavano defluendo si sono trovati davanti poliziotti e militari che li hanno costretti a rimanere dentro. Per almeno 30 minuti.
E questo perché qualcuno aveva cominciato a prendere i cancelli prima della conclusione. La Repubblica invece racconta che molti sono arrivati allo stadio per il ricatto di un superiore. O con la prospettiva di un compenso di 500 rubli.
Le gradinate
Il quotidiano maligna anche sul piumino che indossava lo Zar durante la sua esibizione: «un maglione a collo alto color crema e un piumino di colore blu di Loro Piana da un milione e mezzo di rubli (circa 12 mila euro)».
Del look di Putin da ieri parlano su Telegram molte fonti ucraine. Che ne hanno, a loro dire, individuato persino il modello.
Il Corriere della Sera invece parla di interi bus di volontari reclutati per riempire lo stadio, e di un compenso ben più misero: 1500 rubli. Ovvero l’equivalente di 13 euro. Infine, le gradinate. Che erano piene di striscioni che celebravano «un mondo senza nazismo», mentre in molti indossavano i nastrini della commemorazione della vittoria contro Hitler nella Seconda Guerra Mondiale.
(da Open)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
“PUTIN? UN BULLO CHE RAGIONA DA DELINQUENTE“
Yuriy Vitrenko, a capo dell’azienda nazionale ucraina dell’energia Naftogaz, oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiega che la Russia bombarda le reti di approvvigionamento del paese ma sta molto attenta a non colpire i gasdotti che portano il combustibile in Occidente.
E paventa che la speculazione sul metano sia partita su ordine di Vladimir Putin. «L’Europa dovrebbe liberarsi dalla dipendenza dal gas russo, è suicida. Non importa se noi perdiamo entrate. Ma se gli europei vogliono continuare a comprare dalla Russia, allora è meglio se il gas passa dall’Ucraina piuttosto che attraverso Nord Stream 1 (che lega la Russia alla Germania attraverso il Baltico, ndr).
Ciò ci aiuterebbe e ridurrebbe il potere di ricatto di Mosca sul mercato europeo. La Russia esiterebbe di più a scatenare una guerra, per timore di bombardare l’infrastruttura da cui dipende. Fosse andata così prima, forse questa guerra atroce si sarebbe prevenuta», esordisce Vitrenko.
Il quale poi passa all’attacco: «La manipolazione russa sui prezzi del gas è iniziata nel 2021. Noi di Naftogaz abbiamo presentato un ricorso a Bruxelles per questo».
Per questo l’Occidente dovrebbe smettere di acquistarlo. O almeno, suggerisce, usare dei conti vincolati: «Dite ai russi che non accederanno al denaro finché non si ritirano dall’Ucraina». Secondo Vitrenko lo spauracchio del blocco delle forniture danneggerebbe i russi: «Non possono bloccare la produzione senza danneggiare i giacimenti. Per lo meno così possono ancora sperare di ricevere i soldi dopo l’”operazione militare speciale”.
Certo un rischio c’è, ma sarebbe un approccio efficiente». Infine, un giudizio su Putin che ha conosciuto: «È un bullo, ragiona da delinquente. In Occidente i negoziati sono diversi perché se diventi aggressivo, nessuno ti parla più. Con lui invece è l’unico modo, rispetta solo la forza e il potere. Ma è razionale: quando ha capito che non poteva vincere, ha ceduto».
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2022 Riccardo Fucile
LA BIMBA HA SOLO UN MESE E MEZZO
È arrivata a bordo di un pullman insieme ad altri 46 bambini di tutte le età che sono
riusciti a lasciare l’Ucraina, la guerra e quell’assordante rumore di missili che si mischia al sangue per le strade delle varie città assediate dai militari.
È arrivata in Italia, a Cavagnolo (una piccola cittadina in provincia di Torino), grazie all’impegno della Fondazione Aief per l’infanzia e l’adolescenza e al mezzo messo a disposizione dalla Fondazione Specchio dei Tempi. La piccola Lyubov è la più giovane, la più piccola profuga ucraina accolta dall’Italia.
La piccola è arrivata in Piemonte dopo un viaggio di 50 ore, in compagnia di sua mamma e dei suoi due fratellini. Ha solamente un mese e mezzo e le ultime tre settimane le ha vissute sotto quelle bombe e quei missili che stanno devastando il suo Paese.
In quella città di Rih, nella zona Sud dell’Ucraina. Una delle tante località prese d’assalto dai militari russi e da quell’invasione e guerra iniziata nella notte di giovedì 24 marzo. Ma ora è in salvo, insieme alla madre e ad altri 46 bambini che saranno accolti – temporaneamente – nelle stanze dell’abbazia Santa Fede.
“L’esodo di un milione di bambini ucraini che stanno lasciando le proprie case è un dramma nel dramma della guerra: 47 bambini, la più piccola di un mese e mezzo, sono adesso al sicuro grazie alla nostra piccola ma significativa spedizione umanitaria”.
Queste le parole di Tommaso Varaldo, Presidente della Fondazione AIEF, che ha contribuito in questo grande gesto di umanità nei confronti di quel popolo che sta soffrendo e resistendo sotto il peso delle bombe. E in tutta Europa ci sono tante piccole Lyubov, costrette a lasciare le loro città natali ancora prima di conoscerle, di vederle e di viverle. Storie di una guerra che colpisce, come sempre, gli innocenti. Vittime di chi vuole mostrare i muscoli tenendosi rigorosamente a distanza.
(da agenzie)
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