Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
FRATELLI D’ITALIA MANDA UN PIZZINO AGLI ALLEATI: “DI GOVERNO, DISCUTANO PURE. MA IN TEMA DI AMMINISTRATIVE NESSUNO SI ILLUDA DI IGNORARCI“… SULLA FEDERAZIONE LANCIATA DA SALVINI PER LA SICILIA, I FORZISTI GIURANO: “E’ UN’IDEA CHE NON CI RIGUARDA”
Uova di Pasqua e colomba, grandi abbracci e sorrisi: Matteo Salvini ieri pomeriggio ha incontrato Silvio Berlusconi ad Arcore. Eppure, leghisti e azzurri danno versioni del faccia a faccia non esattamente sovrapponibili. Senza contare che Giorgia Meloni all’incontro non c’era. Del resto, con gli altri partner di coalizione il dialogo non è proprio serrato.
E di vertici, al momento, non si parla: «Non mi pare che sia calendarizzato» ha detto la leader di Fratelli d’Italia a margine dell’incontro sull’agricoltura organizzato dal partito. In ogni caso, ha aggiunto, «io sono sempre disponibile a parlare di tutto. Ho chiesto chiarezza e sono sempre disposta a farlo con tutti». Da FdI il commento è netto: «Di governo, discutano pure. Ma in tema di amministrative nessuno si illuda di ignorarci o di organizzare vertici senza prima esserci chiariti».
Ma appunto, a seconda di chi si ascolti, la narrazione del pomeriggio brianzolo cambia un pochino. Entrambi gli interlocutori avrebbero ribadito la necessità del massimo sostegno, con una guerra alle porte, al governo Draghi.
Ma dal versante leghista si esprime anche «preoccupazione per il fatto che alcune mosse del governo hanno come unica conseguenza quella di favorire l’opposizione». Il tema citato è la riforma del catasto, su cui i leghisti si sarebbero attesi da parte di Forza Italia un’opposizione più energica. Ma, anche qui, i forzisti un po’ si smarcano. Nella nota si legge della necessità di impedire che «in un momento di difficoltà vi siano aumenti di tasse a partire da quelle sulla casa».
Concordante (ma discordante dal governo) l’atteggiamento nei confronti della riforma della Giustizia: «Così, la riforma non va — avrebbero detto i due leader —. La miglioreremo in Parlamento». I due leader avrebbero poi concordato sul fatto che sia «pericoloso inviare armi in Ucraina a scatola chiusa». D’accordo sull’aumento delle spese militari ma cauti sulla loro destinazione al Paese invaso.
Ma il tema che più divide è arrivato dopo quasi un’ora di incontro. E cioé, le sorti future del centrodestra.
Salvini ha detto all’ex premier di «credere molto a Prima l’Italia», la lista che intende presentare in Sicilia. Il tema è un nervo assolutamente scoperto anche dentro la Lega: la possibilità di accantonare il simbolo storico per molti è un sacrilegio. Ma anche Silvio Berlusconi ha sorriso e soprattutto ascoltato. E gli azzurri, che in Sicilia hanno ancora un significativo bacino elettorale, giurano: «Non ci riguarda»
(da il “Corriere della Sera”)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
DOPO IL DISCORSO DI PUTIN SUI “MOSCERINI” FILO-OCCIDENTALI, NEL PAESE ORMAI È CACCIA ALL’OPPOSITORE: LA GENTE NON ESITA A DENUNCIARE IL VICINO CHE È CONTRO LA GUERRA
La Z è ovunque, in Russia. La lettera, che non esiste nell’alfabeto cirillico, apparve il 24
febbraio sulle fiancate dei carri armati russi che da Rostov-su-Don stavano entrando nel Donbass ucraino.
Da allora, anche se nessuno ha ancora capito cosa significasse all’inizio, è diventata il simbolo grafico della cosidetta operazione militare speciale, e i media statali hanno fatto in modo di trasformarla nel segno del supporto della popolazione al suo esercito.
Chi esibisce la Z, sta con la Russia, il messaggio è questo.
Pochi giorni fa, il Moscow Times ha pubblicato una galleria fotografica che aveva dell’incredibile, se vista con i nostri occhi occidentali. Un prete ortodosso che con il nastro adesivo crea la lettera sul finestrino della sua auto, accarezzandola con un gesto affettuoso. I pazienti di un ospedale per bambini di Kazan che formano una Z nel cortile innevato, il deputato della Duma che la sfoggia sul bavero della giacca, persino i partecipanti a una manifestazione che si è svolta nei giorni scorsi a Mosca, «per la pace e in sostegno del nostro presidente», erano muniti di spille con la Z.
Adesso quel simbolo comincia ad apparire anche dove non dovrebbe essere. Molti attivisti di Mosca e San Pietroburgo se la sono trovata sulla porta di casa, quasi sempre accompagnata dalla parola «traditore».
Era inevitabile che accadesse, dopo che tanti talk-show hanno ripreso e amplificato l’ormai celebre discorso di Putin sui «moscerini» filo occidentali che ripudiano l’operazione militare speciale e quindi la loro patria. Poche ore dopo le parole del presidente russo, l’ex studente Dmitrij Ivanov, che durante i mondiali di calcio del 2018 si era fatto un nome protestando contro le fans zone costruite nei pressi del dormitorio della sua università, se n’è trovate addirittura tre, tutte dipinte di rosso davanti a casa. « Questo è semplice vandalismo. Anche se devo riconoscere che ha un significato profondo».
Ad Alexei Venediktov, l’editore di Echo radio, prima emittente chiusa dopo l’inizio della guerra, è andata peggio. Cinque giorni fa, qualcuno si è premurato di lasciargli una testa di maiale sul pianerottolo, condita con scritte antisemite. «Quando si invita in modo implicito alla delazione, queste sono le conseguenze», ha scritto sul suo canale Telegram.
La parabola della Z si sta compiendo in un solo mese. Da simbolo di sostegno ai propri soldati, a marchio di infamia da imprimere su chi non pensa che questa sia una guerra giusta. Come dice Venediktov, questo è il clima che si respira oggi in Russia. E certo non lo cambierà la notizia che la Z è stata dichiarata illegale in due Land tedeschi, Baviera e Bassa Sassonia. I ragazzi continueranno a girare con quella lettera in bella evidenza sulle felpe. Con la Z, oppure contro la Russia.
(da il “Corriere della Sera”)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA INVESTIGATIVO RUSSO CHRISTO GROZEV: “TUTTI GLI ESPERTI CHE HANNO COMUNICATO CON LORO HANNO DETTO CHE NON SI TRATTAVA DI UNA COINCIDENZA”
«Stiamo morendo?», ha chiesto Roman Abramovich dopo aver accusato i sintomi dell’avvelenamento al dottore che lo stava visitando. Si sentiva così male da temere per la sua vita.
Secondo il giornalista investigativo Christo Grozev, che ha condotto una ricerca sull’incidente, un team di esperti ha convenuto che la sostanza utilizzata nell’attacco fosse cloropicrina, un agente chimico utilizzato durante la I Guerra Mondiale, o un basso dosaggio di Novichok.
Abramovich e gli altri negoziatori di pace hanno tutti sofferto di sintomi debilitanti, tra cui una temporanea cecità, durante la missione dei primi di marzo a Kiev.
Sintomi che lo hanno costretto a rivolgersi a cure ospedaliere non appena atterrato a Istabul, in Turchia, una volta terminati i colloqui in Ucraina.
In una nuova intervista, Grozev ha parlato al canale YouTube di Popular Politics sostenendo che tutti gli esperti avevano concordato che la causa più probabile dei sintomi fosse un avvelenamento da cloropicrina, un agente di guerra chimica utilizzato nella prima guerra mondiale e accumulato durante la seconda.
«Tutti gli esperti che hanno comunicato con loro, studiato le loro fotografie ed effettuato esami personali hanno detto tutti che non si trattava di una coincidenza, non di un’intossicazione alimentare, non di un’allergia».
Ha detto: «Hanno suggerito questo Clorpicrin e altri agenti di guerra. Ma sul Chlorpicrin erano tutti d’accordo». «Questo agente provoca tutti i sintomi rilevati. L’unica obiezione è che la clorpicrina di solito emette un odore piuttosto forte, ed è quindi difficile somministrarla senza che la vittima se ne accorda».
«Ma poi uno degli specialisti ha raccontato che questo agente chimico era stato sviluppato anche inodore». «Altri hanno suggerito che potesse trattarsi anche di un basso dosaggio di Novichok». Novichok è stato utilizzato per avvelenare l’agente Sergei Skripal nella sua casa di Salisbury, in Inghilterra, e su Alexei Navalny, che ha avuto bisogno di cure salvavita in Germania per riprendersi.
«Nelle settimane successive i sintomi sono andati via via scomparendo, e poiché il gruppo era effettivamente impegnato in trattative, e volava da un posto all’altro, è stato molto difficile trovare un giorno in cui potessero raggiungere una capitale europea per esami in un laboratorio di alta qualità. Quando è stato possibile, i processi metabolici avevano reso impossibile rilevare l’agente».
«In qualsiasi altra situazione sarebbero volati dove gli era stato detto di andare per capire di cosa si trattava, ma in quella situazione hanno dato la priorità ai negoziati rispetto alla loro salute».
Grozev – che è collegato all’agenzia investigativa britannica Bellingcat e alle piattaforme mediatiche russe indipendenti – ha affermato di essere stato chiamato intorno al 3 marzo per esaminare il caso perché era a conoscenza di precedenti avvelenamenti. Ha contattato altri esperti che desideravano rimanere anonimi per la loro sicurezza.
Non avevano intenzione di rendere la cosa pubblica, ma i dettagli dell’avvelenamento hanno cominciato a trapelare, ha detto. «Non volevamo scriverne fino a quando… qualcosa non ha iniziato a trapelare».
Ha detto: «Quello che sappiamo: tre rappresentanti avevano sintomi quasi identici: forte dolore agli occhi, macchie rosse intorno agli occhi, desquamazione della pelle».
Secondo quanto riferito, i negoziatori che hanno sofferto di problemi di salute avevano mangiato solo cioccolato e bevuto acqua.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DEL SOLDATO SIRIANO: “PROMETTONO MA POI NON PAGANO“
La Russia offre l’equivalente di 5.900 euro al mese ai mercenari siriani per combattere in
Siria. Lo scrive la Bbc, citando un soldato siriano che si è offerto volontario per combattere.
Sotto condizione di anonimato, l’uomo ha spiegato che secondo lui la Russia sta facendo un massacro in Ucraina, ma sta anche aiutando i poveri siriani che non possono permettersi di mangiare.
La sua famiglia gli ha sconsigliato di andare in guerra, ma se morirà al fronte Mosca darà l’equivalente di 43.600 euro come rimborso. Il combattente ha detto che conosce almeno 200 persone che si sono offerte volontarie.
Secondo il governo ucraino e una Ong siriana 14 centri di reclutamento sono stati allestiti in tutta la Siria.
Il Telegraph ieri invece ha pubblicato un articolo in cui si racconta una storia molto diversa: i reclutatori costringono i cittadini siriani disperati a combattere in Ucraina, promettendo pagamenti che poi non vengono effettuati.
E, secondo un’indagine del quotidiano e del team di giornalismo investigativo Lighthouse Report, non tutti coloro che partono per l’Ucraina lo fanno di loro volontà, anzi: un testimone ha raccontato di essere partito solo perché uno dei reclutatori gli aveva promesso un aiuto personale dai russi per risolvere una questione familiare.
Il 29enne ha detto di aver già prestato servizio in Libia sostenendo che in cambio i russi gli avevano promesso che avrebbero provato a far liberare il fratello, in carcere per ordine del governo siriano dal 2018. Ma alla fine non se ne è fatto nulla.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
L’ANALISTA STANOJAVA: “STA SOLO GUADAGNANDO TEMPO PER RAGGRUPPARE L’ESERCITO E FOCALIZZARSI SULL’EST DEL PAESE“
Tatjana Stanovaja, fondatrice del centro studi “R Politik” e membra del Carnegie Moscow Center, parla oggi in un’intervista a Repubblica del ritiro delle truppe promesso dalla Russia nella guerra in Ucraina.
Mostrando di non crederci più di tanto: «Non vedo motivi plausibili per cui Mosca possa riconsiderare le sue richieste iniziali. Il fatto è che non si aspettava questa resistenza della società, dell’esercito e dell’élite in Ucraina e ora si ritrova truppe sparse per tutto il territorio. Archiviata l’idea di riuscire a occupare tutto il Paese in poco tempo, deve concentrarsi su un obiettivo alla volta. E ora la priorità è il Donbass. Sta solo guadagnando tempo per raggruppare l’esercito e focalizzarsi sull’Est Ucraina. E giustifica questi movimenti col pretesto dei negoziati».
Secondo Stanovaja «Mosca non siglerà nessuna pace finché l’Ucraina non acconsentirà a tutte le richieste. E la bozza proposta di Kiev ne accoglie solo circa la metà. Non può essere la base per un compromesso».
E Putin lo sa benissimo: «Lo zar perderà il sostegno sociale se perderà la guerra, non se continuerà a combattere. Oggi, dopo le prime indiscrezioni sui negoziati, i social network sono stati inondati di post che paragonavano l’eventuale sigla della proposta ucraina agli Accordi di Khasavyurt firmati dopo la prima guerra cecena. Furono il più grande fallimento dell’era Eltsin. Putin ha creato delle aspettative descrivendo l’operazione come una “lotta al nazismo”. Non può permettersi un “Khasavyurt 2”. Per la parte più radicale e patriottica della società, sarebbe un tradimento».
Nel colloquio con Rosalba Castelletti l’esperta chiude anche a qualsiasi prospettiva di caduta per Putin a breve: «Una significativa parte dell’elite è rimasta scioccata dall’offensiva. Non era stata informata e non era preparata. Ma il dissenso non si è tramutato in azione. La resistenza resta silenziosa. Anche se molti non sono d’accordo con Putin, tendono a giustificarlo e ad accusare l’Occidente di non aver compreso le preoccupazioni russe. Al momento non vedo un movimento anti-Putin nell’élite. Scontento? Sì. Paura? Molta. Dissenso? Sì. Ma nessuno è pronto ad agire. E quindi resta zitto».
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
NON HANNO ANCORA CAPITO CHE UNA TRUPPA DI OCCUPAZIONE NON POTREBBE NEANCHE DORMIRE LA NOTTE, SAREBBE UNA CACCIA AL RUSSO VILLAGGIO PER VILLAGGIO CON DECINE DI MIGLIAIA DI RUSSI GIUSTIZIATI
Mentre Mosca propone una tregua sui canali russi c’è chi comincia a prepararsi: «Per
denazificare l’Ucraina ci vorranno 40 anni
Le immagini del viceministro della Difesa russo Aleksandr Fomin che premia i veterani della guerra in Ucraina, che hanno tutti e nove un arto amputato, finiscono sulla tv russa Pervij Kanal (Primo Canale).
E un dibattito di un talk show in cui si ammette che il conflitto con Kiev potrebbe durare anni, se non decenni.
L’inviata di Repubblica Rosalba Castelletti racconta oggi che mentre la Russia propone una tregua nelle tv di Mosca cominciano a comparire le prime crepe riguardo l’invasione. Come quelle che si sono ammirate durante la puntata di 60 Minut, il talk show condotto dai coniugi Olga Skabeeva ed Evgenij Popov su Rossija 1, la seconda tv più vista della Federazione Russa.
Lì gli esperti che prevedevano che l’Operazione Speciale del presidente Putin avrebbe portato alla conquista dell’Ucraina «in undici minuti» hanno cominciato a parlare di altri tempi.
Il politologo Vitalij Tretjakov ha parlato di una «situazione grave: dobbiamo ammettere che non c’è stata una svolta psicologica nella nostra operazione dove la parte opposta ha perso la volontà di resistere. La resistenza ucraina non si ferma né si indebolisce».
Un’opinione che anche altri in studio hanno sopportato. «È ovvio che serviranno almeno 15-20 anni per il processo di denazificazione dell’Ucraina», ha commentato l’esperto militare Igor Korotchenko.
Mentre il deputato ed ex generale Vladimir Shamalov è stato persino più pessimista: bisognerà “rieducare” almeno due generazioni di ucraini prima che tollerino il predominio russo: «Possiamo prevedere che resteremo nel Paese per 30 o 40 anni».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
ZOCCATELLI E’ PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE VENETO-RUSSIA
«Lasciamo perdere Salvini. È un rinnegato! Dalla maglietta di Vladimir Putin in Piazza Rossa all’atlantismo di circostanza. Ma si può?».
A parlare è Palmarino Zoccatelli, presidente dell’associazione Veneto-Russia, riportato da Il Foglio.
Zoccatelli – che è un leghista ma che non vuole dire se è iscritto al Carroccio («Non chiedetemelo, perché non ve lo dico») – è un tradizionalista cattolico, un indipendentista veneto e da due anni è responsabile dell’ufficio territoriale veronese della Repubblica Popolare di Donetsk.
«In Italia l’apologia al fascismo è reato, e poi mandiamo armi ai neonazisti ucraini?», dice utilizzando la retorica putiniana sull’invasione dell’Ucraina. L’associazione difende il secessionismo del Donbass da due anni prima dell’operazione di Putin, che ha firmato il decreto di riconoscimento solo il 21 febbraio scorso (tre giorni prima dell’invasione).
Zoccatelli ha criticato il cambio di rotta di Salvini, che ha pubblicamente condannato la guerra in Ucraina. Il voltafaccia era stato evidenziato (seppur con intenti opposti) anche dal sindaco di Przemysl, in Polonia, dove il segretario leghista era andato per supportare la popolazione ucraina. In quell’occasione, il primo cittadino Wojciech Bakun aveva srotolato davanti a Salvini una maglietta con il volto di Putin e la scritta «Esercito russo», la stessa che l’ex vicepremier aveva indossato nel 2015 durante la sua visita a Mosca.
Per Zoccatelli, l’Italia è oggi una roccaforte zarista in feudo americano. Una certa anima filorussa del Veneto indipendentista era già emersa nel 2016, quando il consigliere Valdegamberi e il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti (l’uno Lista Zaia, l’altro Lega) avevano riconosciuto per primi nel mondo la Crimea russa. «Fu un pronunciamento di grande valore simbolico e politico», ha detto Zoccatelli citato dal Foglio. «Prima di dirottare sull’autonomia, qui era già pronta la legge sull’indipendenza. Ma fu cassata dalla Corte costituzionale».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
BOOM DI GRADIMENTO PER ZELENSKY
La fiducia nei confronti di Vladimir Putin in Italia è crollata ai minimi storici. Non è certo
una sorpresa, vista la guerra scatenata in Ucraina.
Ma se da un lato il presidente russo crolla sotto i dieci punti, dall’altro Volodymyr Zelensky vola nell’indice di gradimento riservato ai leader stranieri, fermandosi al secondo posto dietro la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. I dati raccolti da Demos per Repubblica, nel sondaggio pubblicato sul quotidiano, si differenziano in base all’elettorato dei vari partiti. È impressionante anche la variazione dei dati nell’ultimo anno, con il crollo di Putin, ma anche quello di Joe Biden.
Partiamo dalla fine: solo l’8% dei cittadini italiani dice di avere fiducia in Putin, contro il 42% di un anno fa.
A guidare la testa della classifica, invece, non è più il presidente americano Biden – che passa dal 58% ad appena il 36% – ma Von der Leyen con il 58%, ben oltre il 47% di un anno fa.
Al secondo posto c’è il presidente ucraino Zelensky, che raccoglie il 53%, seguito dal presidente francese Macron con il 42%. Poi, dopo Biden, troviamo Boris Johnson al 31% – in calo dal 38% di un anno fa – e il cancelliere tedesco Scholz al 29%. Il boom di Zelensky è impressionante, soprattutto se consideriamo che, ad esempio, il presidente Draghi secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos ha un gradimento del 60%.
Se andiamo a guardare la fiducia in Putin tra gli elettori dei vari partiti politici italiani, alcune differenze sono ancora più marcate. Un anno fa l’elettorato più vicino al presidente russo era quello di Fratelli d’Italia, che esprimeva un gradimento del 67%. Praticamente due su tre. Oggi è crollato al 9%. Tra gli elettori della Lega la fiducia in Putin è passata dal 65% al 13%, che – per quanto bassissimo – resta il dato relativo più alto. Tra chi vota Forza Italia il gradimento è passato dal 55% al 7%, tra gli elettori del Movimento 5 Stelle dal 38% al 9%, mentre tra quelli del Partito Democratico dal 29% all’8%.
(da Fanpage)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
PD 21,7% , FDI 21% , LEGA 16,7%, M5S 13,2%
Partito democratico e Fratelli d’Italia continuano a crescere nei sondaggi, staccando Lega e Movimento 5 stelle.
Secondo la media delle rilevazioni di Termometro Politico, nella settimana dal 20 al 26 marzo, il partito guidato da Enrico Letta si sarebbe portato al 21,7%, quasi un punto percentuale davanti alla formazione di Giorgia Meloni, ferma al 21%.
Una situazione, per i due partiti, non molto diversa dalla media dei sondaggi di un mese fa.
Al terzo posto la Lega segna un nuovo record negativo nella media dei sondaggi, posizionandosi al 16,7%,
Molto debole anche il Movimento 5 stelle, che si posiziona al quarto posto con il 13,2% dei voti potenziali. La rinnovata leadership dell’ex premier Giuseppe Conte, quindi, ha il compito di ridare linfa a una formazione politica che oramai appare distante dai primi due partiti italiani.
Si conferma poi stabile all’8,5% Forza Italia, così come è ferma al 4,7% la federazione tra Azione e +Europa.
Tra i piccoli partiti, invece, l’unico a perdere punti percentuali è Italia Viva, che scende al 2,3%, mentre le formazioni che facevano parte di LeU non si muovono più di tanto, e ora, sommati, sono al 3,5%.
Con questi risultati ad eventuali elezioni politiche il centrodestra totalizzerebbe almeno il 47% dei consensi, contro il 40,5% del centrosinistra (esteso ai Verdi). A queste formazioni si sommerebbe la galassia liberal-democratica, che raggiungerebbe il 7% dei consensi, facendo da possibile ago della bilancia tra i due schieramenti.
Di certo, però, se quest’area centrista si unisse con l’asse PD-M5s, la distanza con il centrodestra verrebbe colmata.
Uno scenario del genere, tuttavia, è plausibile immaginarlo soltanto post-elezioni, contrariamente a quel campo largo voluto e inseguito da Letta.
La media dei sondaggi di Termometro Politico è ottenuta mettendo a confronto le rilevazioni di 6 istituti di statistica: SWG, Tecnè, TP, Ipsos, Ixé, Euromedia.
(da Fanpage)
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