Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL BLOGGER
Cosa è successo «davvero» a Bucha? I molti che provano a negare
il massacro avvenuto per mano delle truppe di Mosca nella città ucraina hanno avuto negli scorsi giorni una nuova arma a loro favore: la presunta testimonianza di un blogger ucraino che racconta di aver parlato con i soldati russi.
Il ragazzo racconta che i membri dell’esercito del Cremlino avrebbero rassicurato lui e i suoi concittadini sul fatto che «non avrebbero fatto del male a nessuno», fuorché ai nazisti. Scacco matto per i «creduloni» della strage? Non proprio.
In realtà la clip è stata tagliata e rimontata: originariamente, l’uomo che parla nel video non ha mai avuto intenzione di smentire quanto avvenuto a Bucha, anzi conferma di aver assistito ad episodi traumatici e violenti
Analisi
Un estratto della testimonianza del blogger Vladimir Sklyarov è stato condiviso su Facebook con il logo «ZTV», alludendo alla narrazione di area filo-russa. Il testo che accompagna il video ribadisce che ciò che racconta il blogger smentirebbe il resoconto delle autorità di Kiev su quanto avvenuto a Bucha. Ma Skylarov sembra essere molto amato dai complottisti, che rilanciano anche un secondo video in cui è protagonista: «L’esercito russo (a Bucha, ndr) si è comportato nel modo più educato possibile e certamente “nessuno ha torturato o ucciso nessuno”, come stanno cercando di far passare le autorità ufficiali di Kiev», scrive la pagina Facebook Russia-Press. Il video allegato a questa descrizione riprende quanto diffuso dal canale Telegram Readovka, che raccoglie oltre un milione di iscritti.
Stessa persona, stessa tesi, due video diversi. Entrambi decontestualizzati per sostenere una narrazione distorta.
A smentire tutto è lo stesso Skylarov, che in due post pubblicati sul suo canale YouTube racconta la sua versione dei fatti con un titolo abbastanza didascalico: «Come i propagandisti russi hanno distrutto e utilizzato il mio video».
Il blogger spiega come le «briciole di informazione» contenute nei suoi post siano state «distorte e presentate da una diversa angolazione». Spiega anche di essere semplicemente «un uomo che è stato solo fortunato a non imbattersi in mostri lacerati che hanno ucciso persone dall’altra parte di Bucha, al confine con Irpin»: dunque la sua immagine e le sue parole sarebbero state tagliate e montate sapientemente per stravolgere il suo racconto originario.
Che è di tutt’altro stampo: «Ho visto personalmente persone uccise da soldati russi che venivano trasportate nei carrelli della spesa dal supermercato al cimitero. E voi, tutti coloro che credono a questa ridicola confutazione, siete fetidi spazzini che non possono ammettere l’ovvio: non c’era nessun altro con le armi a Bucha, tranne l’esercito russo», conclude.
Se non dovesse bastare, Skylarov aggiunge: «Al momento della nostra partenza, il 10 marzo, Bucha era completamente occupata e abbiamo visto molte persone uccise da soldati russi che giacevano sulle strade, così come auto bruciate e automobili che sono state investite da un carro armato russo con persone all’interno. Abbiamo visto persone colpite da soldati russi che sono state portate in carriole dal supermercato al cimitero. Abbiamo sentito molte storie spaventose su Yablunskaya Street: le persone vengono uccise quando cercano di andare a Irpin vicino al centro commerciale Giraffe e quindi non hanno il coraggio di andarsene per così tanto tempo. E quando abbiamo camminato lungo questa strada il 10 marzo, i corpi che sono nei video erano già sdraiati su di essa. Ho dovuto chiudere gli occhi». Un racconto decisamente diverso, che Skylarov sostiene essere stato «stravolto dai fascisti russi».
Conclusioni
La testimonianza del blogger ucraino Skylarov è stata tagliata e ri-montata per sostenere che il massacro di Bucha non sia mai avvenuto, ma il protagonista dei video originale non ha mai dichiarato nulla di simile: a denunciare la manipolazione è lui stesso, sul suo canale YouTube.
(da Open)
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Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
E’ INVECE UNA NEONAZISTA AMERICANA AMICA LORO
Durante il mese di marzo 2022, e successivamente nel mese di aprile, circola la fotografia di una donna mentre esprime il suo apprezzamento verso il nazismo.
Secondo gli utenti, la donna sarebbe Olena Zelenska, moglie del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante un evento pubblico non precisato organizzato da dei neonazisti.
Si tratta di un falso e di una bufala riciclata.
Viene diffusa la foto di una donna spacciata per la moglie di Zelensky, Olena Zelenska, per accusarla di essere nazista.
La stessa foto venne usata per accusare allo stesso modo la moglie dell’ex Presidente ucraino Viktor Yushchenko, Kateryna.
La foto risale al 2006, la donna ritratta è un’americana appartenente a un gruppo neonazista americano. Lo scatto riguarda una manifestazione contro l’immigrazione negli Stati Uniti.
La foto è uno scatto di Zuma Press che troviamo su Alamy. La descrizione è la seguente:
Apr 22, 2006; Lansing, MI, USA; The National Socialist Movement, a Neo-Nazi group, rallies in Lansing. Michigan, protesting against illegal immigrants which have allegedly contributed to dramatic job losses in the state. Security was very high with the Nazi group being bussed in from a remote location under heavy police escort. Some anti-racism protesters threatened to kill the N
Si tratta di una manifestazione organizzata a Lansing (Michigan) dal National Socialist Movement, un gruppo di suprematisti bianchi, contro l’immigrazione negli Stati Uniti
(da Open)
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Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
LE CONFERME DELLE VIOLENZE DELLA FECCIA RUSSA AL GUARDIAN DA PARTE DEL TEAM DI MEDICI CHE OGNI GIORNO ESAMINA I CORPI DELLE PERSONE UCCISE IN UCRAINA
La conferma arriva dai medici legali che, in queste settimane,
stanno effettuando esami sui corpi di donne nelle fosse comuni a nord di Kiev. Alcune di loro sarebbero state violentate prima di essere uccise dalle forze russe. Ci sono le prove.
A dirlo, come riporta il Guardian, è Vladyslav Perovskyi, medico legale ucraino che con il suo team ha eseguito decine e decine di autopsie sui residenti di Bucha, Irpin e Borodianka.
«Non possiamo fornire maggiori dettagli poiché i miei colleghi stanno ancora raccogliendo i dati e abbiamo ancora centinaia di corpi da esaminare», ha aggiunto.
I collaboratori di Vladyslav Perovskyi hanno esaminato circa 15 corpi al giorno. «Ci sono molti corpi bruciati e corpi pesantemente sfigurati che sono semplicemente impossibili da identificare», ha aggiunto. Alcuni volti «sono stati fatti a pezzi, non possono essere rimessi insieme, in altri casi non c’è nemmeno la testa».
Stupri di gruppo e davanti ai bambini
Oleh Tkalenko, un alto procuratore della regione di Kiev, ha detto che i dettagli dei presunti stupri sono stati già trasmessi al suo ufficio, che ha avviato le indagini.
«I casi di stupro sono una questione molto delicata. I medici legali hanno il compito specifico di controllare i genitali delle vittime femminili e cercare segni di stupro», ha spiegato.
Un medico legale che lavora a nord di Kiev e che ha chiesto di restare anonimo ha aggiunto che alcuni corpi «sono talmente in cattive condizioni che non è facile trovare segni di stupri e abusi sessuali. Ma stiamo raccogliendo prove su alcuni casi di donne che riteniamo siano state violentate prima di essere uccise».
Intanto gli investigatori stanno raccogliendo tutte le testimonianze di stupri di gruppo, aggressioni sotto la minaccia delle armi e persino casi di stupri commessi davanti ai bambini. Fatti che sarebbero stati commessi dai russi di Putin.
Donne tenute in uno scantinato e violentate
La commissaria ucraina per i diritti umani, Lyudmila Denisova, ha già documentato ufficialmente 25 casi di donne tenute in uno scantinato e sistematicamente violentate a Bucha. Anche il presidente ucraino Zelensky ha confermato che centinaia di donne sarebbero state violentate dai soldati russi.
Oleh Tkalenko ha evidenziato come le donne fossero scettiche nel denunciare gli atti di violenza sessuali: pensavano, infatti, che gli autori non sarebbero mai stati catturati. Ora, invece, stanno contattando psicologi e medici per chiedere aiuto. «Gli psicologi lavorano con le vittime di stupro e poi con gli investigatori», ha precisato Tkalenko.
La maggior parte delle prove raccolte dai pm ucraini verranno poi trasmesse alla Corte penale internazionale che ha avviato un’indagine sui possibili crimini di guerra e contro l’umanità in Ucraina.
(da Open)
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Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
IL PATRIOTA EUROPEO ERA ANDATO A COMBATTERE PER LA LIBERTA’ DEL POPOLO UCRAINO
Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore che combatte con l’esercito ucraino, «è vivo. È in ospedale», dove è ricoverato con la febbre alta.
Lo ha detto al Tg1 il padre, l’imprenditore Pietro Vavassori, confermando quanto anticipato ieri sera sul suo profilo social.
Il 29enne è stato adottato da Pietro, titolare dell’Italsempione, e da Alessandra Sgarella, sequestrata dalla ‘ndrangheta nel 1996 e morta nel 2011.
Per tutta la giornata di ieri si è temuto che il giovane fosse rimasto coinvolto in un attacco a Mariupol.
Intanto il pool antiterrorismo della Procura di Milano, guidato da Alberto Nobili, ha aperto un’inchiesta conoscitiva, quindi senza titolo di reato né indagati, sulla vicenda.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
AVEVA 100 ANNI
All’età di 100 anni è morta Assunta Almirante, moglie di Giorgio
Almirante, fondatore e leader storico del Movimento Sociale Italiano. Chiamata Donna Assunta e considerata la memoria storica della destra italiana, aveva compiuto il secolo di vita il 14 luglio 2021
Raffaela Stramandinoli, detta Assunta, era nata a Catanzaro ma era diventata romana d’adozione. Per decenni, anche dopo la morte di Almirante nel 1988, è stata la madre della destra italiana, dispensatrice di consigli ma anche di pesanti critiche.
Sponsorizzò Gianfranco Fini alla guida del Msi ma criticò la Svolta di Fiuggi del 1995, con la quale l’Msi-Dn diventò in larga parte Alleanza Nazionale.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
E’ IL FIGLIO ADOTTIVO DI ALESSANDRA SGARELLA, RAPITA DALLA ‘NDRANGHETA NEL 1997
Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore che combatte accanto all’esercito ucraino, sarebbe ancora vivo. Lo fa sperare l’aggiornamento sul profilo social dello stesso foreign fighter italiano su cui questa mattina era stato scritto che non si avevano più sue notizie.
«Ciao a tutti, il team di Ivan è ancora vivo – è il messaggio, anche questo in inglese -. Stanno cercando di tornare indietro. Il problema è che sono circondati da forze russe, così non sanno quando e quanto tempo ci vorrà per tornare indietro. Ci sono 5 persone morte e 4 feriti, ma non conosciamo i loro nomi», conclude il messaggio.
Il messaggio fa dunque bene sperare per la sorte del soldato italiano il cui destino sembrava aver preso colori bui nel pomeriggio alla notizia di cinque morti e quattro feriti nel gruppo armato di cui fa parte.
Ivan Luca Vavassori è il figlio adottivo di Alessandra Sgarella, la donna rapita dalla ‘ndrangheta nel ’97. E’ da quasi due mesi in Ucraina a combattere contro i russi nel contingente che raggruppa volontari che sono arrivati dall’estero.
Ivan Luca Vavassori è da quasi due mesi in Ucraina a combattere contro i russi nel contingente che raggruppa volontari che sono arrivati dall’estero.
Un post in inglese pubblicato sulla sua pagina Instagram annunciava che «questa notte, durante la ritirata di alcuni feriti dall’attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dall’esercito russo. In uno di questi, presumibilmente c’era Ivan con il 4° reggimento. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per capire se ci sono persone vive. Ve lo comunicheremo tramite il profilo Instagram di Ivan e Facebook, i due che ci ha lasciato».
Ivan Luca, 30 anni compiuti il 20 aprile, è il figlio adottivo di Piero Vavassori (amministratore delegato della Italsempione, ditta spedizioniera fondata negli Anni 60 a Domodossola) e di Alessandra Sgarella, donna che era stata rapida nel 1997 dalla ‘ndrangheta e morta nel 2011 a causa di una malattia. Era stato portiere di calcio, anche in serie C, poi da alcuni mesi era andato in Bolivia dove cercava spazio per giocare nel campionato di serie A.
Con lo scoppio della guerra in Ucraina Ivan Luca, nato in un paese a non molta distanza da Mosca e adottato dalla famiglia Vavassori quando aveva 5 anni, ha deciso di prendere le armi per combattere. Nelle prime settimane aveva pubblicato molti video sui social (anche su Tik Tok) raccontavano la «sua» guerra, con il nome di battaglia aquila nera e Rome e inizialmente scontento di incarichi da lui ritenuti «poco operativi» che gli venivano dati.
Poi l’annuncio del silenzio social per una missione che lui stesso aveva definito suicida. Era andato dietro le linee dei russi, ma era tornato. Sempre sui social aveva anche detto di aver subito un attentato mentre era a Kiev, avevano provato ad accoltellarlo ma lui era scampato.
Poi ancora qualche video che ritraevano armi e città devastate dal conflitto. Venerdì in una storia su Instagram aveva anche pubblicato il segno di un proiettile sulla pelle. «Primo fottuto proiettile – aveva scritto – febbre a 39,5. Però non posso fermarmi. Domani medicine e si torna in prima linea».
E infine il messaggio di oggi: lui stesso, annunciando il silenzio social aveva scritto che qualora gli fosse successo qualcosa c’erano persone che avevano i suoi accessi e avrebbero dato notizie.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
ROMAN BYKOVSKY ORA RIDERA’ DI MENO
«Vai e stupra le ucraine, ma non dirmi nulla e usa i condom». In
una telefonata intercettata dal servizio di sicurezza ucraino una donna giorni fa invitava il marito al fronte con l’esercito russo a stuprare le donne ucraine. Oggi quel soldato è stato catturato vicino a Izyum, come comunica l’ex deputato del consiglio comunale Ilia Ponomarev.
Due giornalisti del team investigativo del servizio russo di Radio Free Europe/Radio Liberty circa una settimana fa si erano messi a indagare su alcuni dispacci d’agenzia che riportavano la conversazione di una coppia di russi, moglie e marito, in cui lei rassicurava lui e anzi lo incitava a usare violenza sulle donne che avrebbe incontrato in Ucraina purchè non le raccontasse poi i particolari delle sue imprese e si accertasse di indossare le adeguate protezioni.
«Vai, stupra le donne ucraine, te lo permetto, ma non dirmi niente: però non ti dimenticare delle protezioni». Era una certa Olga a parlare, in un audio al marito, Roman Bykovsky, arruolato nella cosiddetta «operazione speciale» di Putin in Ucraina.
La surreale conversazione durava circa 30 secondi e sarebbe stata registrata nella regione di Kherson dai servizi segreti ucraini. Poi, in un secondo momento, poi sarebbe finita nella mani dei due giornalisti dell’emittente finanziata dal governo americano.
Lo scorso 12 aprile, lo Sluzhba bezpeky Ukrayiny (Sbu) ha reso noto il contenuto dell’audio e i giornalisti sarebbero entrati in possesso dei numeri di telefono della coppia. Poi grazie ai loro profili sui social russi era stato possibile ricostruire la storia di chi fossero i due al telefono.
Lui era Roman Bykovsky, 27 anni, originario di Orel, cittadina a 350 chilometri da Mosca. E sarebbe proprio l’uomo catturato oggi vicino a Izyum.
Si era arruolato nella divisione di Dzerzhinsky della Guardia nazionale, prima di finire nel 108esimo reggimento aereo d’assalto basato a Novorossiysk, che ha partecipato all’annessione della Crimea nel 2014.
A Feodosia si sarebbe trasferito insieme alla moglie Olga, anche lei originaria di Orel, e qui avrebbero avuto il loro bimbo, che oggi ha quattro anni.
Nell’audio in cui lei lo autorizza a stuprare le ucraine, si sente anche lui rispondere: «Ah, quindi dovrei stuprarle e non dirti niente: posso davvero?». La moglie rimarca: «Sì, hai il mio permesso, ma usa le protezioni». I due poi ridono, come fosse un argomento di cui scherzare.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
MODELLO ISIS: PRENDONO UN RAGAZZINO PER TAGLIEGGIARE LA FAMIGLIA… SOLDATI? NO, FOGNA DEL MONDO CIVILE
“Vostro figlio è con noi, ci servono 5mila euro, altrimenti le invieremo il video della sua esecuzione”. Una mamma di Mariupol si è vista arrivare questo messaggio vocale, insieme a un video di suo figlio Alexey, volontario impegnato nella difesa territoriale della loro città, che oggi sarebbe prigioniero dell’esercito russo.
“Mi hanno contattato su Facebook attraverso l’account di mio figlio. Mi hanno mandato prima un vocale, poi mi hanno chiamato attraverso Messenger chiedendo i soldi, infine mi hanno inviato il video di Alexey, prigioniero”, ha raccontato a Meduza Olga Novykova, direttrice del festival cinematografico internazionale di Mariupol “Cinema and You”. La donna ha descritto a Meduza la telefonata che ha avuto con l’interlocutore che le ha chiesto il riscatto per il figlio: “Mi hanno contattato il 24 aprile intorno alle 14. Mi hanno detto ‘ci servono soldi’, ho risposto ‘quanti?’, ‘5mila euro’. Ho detto: ‘ma come faccio, sono una profuga’, ‘non è un nostro problema, se entro domani, 25 aprile, non abbiamo i soldi, il prossimo video che vedrà è l’uccisione di suo figlio’”.
Olga Novykova, inoltre, ha raccontato al quotidiano che in cambio della cifra non le hanno garantito la liberazione del figlio, ma le hanno promesso di lasciarlo in vita, per spedirlo poi “con altri prigionieri a servizio della grandezza Sovietica”.
“Hanno usato proprio queste parole”, ha assicurato al quotidiano la cinematografista, che ha lasciato Mariupol lo scorso 18 marzo. Era dal 14 aprile che non riusciva a mettersi in contatto con il figlio, che prima della guerra era uno studente universitario, iscritto al primo anno di Scienze Politiche all’Università di Mariupol.
“La rete a Mariupol è saltata quasi subito, già nei primi giorni di invasione russa. Quando ce ne siamo andati dalla città, lui è voluto rimanere come volontario della difesa territoriale, da allora metterci in contatto è sempre stato molto difficile”, ha spiegato la donna.
Nel video dalla prigionia, Alexey spiega di essere caduto prigioniero il 23 aprile. Dice di stare bene, di essere stato picchiato “solo una volta”. “Questo è quello che ha detto alla videocamera, non so come stanno davvero le cose, ho paura per lui, vorrei solo strapparlo dalle mani di questi ricattatori russi che potrebbero ucciderlo da un momento all’altro”, ha detto Olga Novykova.
Il filmato è stato pubblicato sui social anche da Mikhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha scritto: “I soldati russi sono sempre più simili ai miliziani dell’Isis”. Lo stesso paragone è stato rilanciato dalla giornalista Anne Applebaum, editorialista di The Atlantic, che ha scritto su Twitter “L’Isis dell’Europa”.
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
FIAMME ALTISSIME VISIBILI DA CHILOMETRI DI DISTANZA: SI PENSA AD ATTACCO MISSILISTICO O SABOTAGGIO
Due grandi incendi sono scoppiati nella notte in Russia, a Bryansk
(a circa 150 chilometri dal confine ucraino) all’interno di altrettanti depositi di carburante: mentre i video delle alte colonne di fumo che si sono alzate sopra la città sono stati condivisi da migliaia di utenti sui social, le autorità russe hanno dichiarato di essere al lavoro per l’avvio delle indagini sulle cause dei roghi, che potrebbero essere il risultato di atti di sabotaggio da parte delle forze di Kyiv, forse anche attraverso degli attacchi missilistici.
“Sembra che qualcosa stesse volando in aria prima dell’esplosione” ha dichiarato per esempio l’analista militare Rob Lee commentando uno dei video sugli incendi condiviso sui social.
Secondo Lee è possibile che i roghi siano stati causati da un missile balistico Tochka-U, che sarebbe stato in grado di colpire entrambi i depositi se dispiegato nelle vicinanze del confine tra Ucraina e Russia
A bruciare questa notte a Bryansk sarebbero stati due depositi di carburante, uno civile da circa 10mila tonnellate ed uno militare da circa 5mila tonnellate.
La prima struttura in particolare fa parte dell’”Oleodotto dell’Amicizia”, che trasporta il petrolio russo verso l’Europa.
Nelle ultime settimane sono stati diversi gli “incidenti” verificatesi in Russia. Agli inizi d’aprile per esempio, scrive il Guardian, il governatore della regione di Belgorod (poco lontano dal confine con l’Ucraina) ha detto che due elicotteri ucraini hanno fatto fuoco contro dei depositi di carburante nella zona, anche se le autorità ucraine non hanno mai confermato l’attacco. La settimana scorsa Mosca ha ancora accusato alcuni elicotteri ucraini di aver colpito degli edifici residenziali a Bryansk.
Solo pochi giorni fa (venerdì scorso) 17 persone sono morte dopo un altro devastante incendio in un istituto di ricerca sulla Difesa a Tver, a nord-ovest di Mosca. Nello stesso giorno un’impianto chimico poco lontano dalla capitale russa è stato avvolto dalle fiamme.
Per il momento il mistero rimane anche se, come scrive Daniele Raineri su Repubblica, nel caso in cui gli incendi in Russia fossero effettivamente stati il risultato di operazioni portate avanti dalle forze ucraine, “si tratterebbe in pratica della stessa strategia ritorta contro i russi”.
Le forze armate del Cremlino hanno infatti deciso di colpire fin dall’inizio dell’invasione le infrastrutture strategiche in Ucraina per complicare il più possibile la resistenza delle forze di Kyiv.
(da agenzie)
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