Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
IN RITARDO ANCHE SULLA RISPOSTA IN CASO DI ATTACCO
Il generale del Regno Unito Richard Barrons, capo del Comando delle forze Nato dal 2013 al 2016, ha detto durante un’audizione davanti alla Commissione Difesa del Parlamento di Londra che la Nato non è pronta a una guerra con la Russia.
E ha aggiunto che l’Alleanza Atlantica non è preparata nemmeno a reagire con rapidità in caso di allargamento del conflitto in Ucraina. «Il motivo principale per cui desideriamo evitare una guerra tra la Russia e la Nato è che la Nato non è pronta. E dovremmo vergognarcene», ha detto Barrons secondo quanto riporta l’Independent.
Secondo il generale i paesi dell’Alleanza hanno sostenuto l’Ucraina con armi e aiuti finanziari dall’inizio dell’invasione russa, ma sono stati attenti ad evitare qualsiasi azione che potesse trascinarli in guerra proprio perché conoscono questa impreparazione.
A chi gli chiedeva a che punto la Nato sarebbe costretta a entrare in guerra con la Russia, Barrons ha risposto che l’Alleanza «avrebbe una decisione da prendere» se le forze russe fossero in grado di invertire le loro sorti e minacciare parti dell’Ucraina più ampie di quelle che stanno prendendo di mira nella nuova offensiva orientale: «E quella decisione sarebbe più facile se avessimo fatto dei preparativi per agire in quelle circostanze con la rapidità richiesta, ma non l’abbiamo fatto».
Se invece il presidente Putin decidesse di attaccare un Paese membro della Nato «per i suoi scopi», allora «la domanda sarebbe molto più semplice perché ci troveremmo davanti a una violazione dell’articolo 5 (il Patto di mutua difesa della Nato, ndr)», ha concluso.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
IL MISTERO DEI 100 MILITARI RUSSI IN PIÙ NELL’ELENCO CONSEGNATO ALL’ITALIA: ERANO TUTTI SOLDATI E SOLO ALCUNI UFFICIALI MEDICI… QUALI SEGRETI SONO STATI CARPITI DAGLI 007 DI MOSCA?
Sono 230 i militari guidati dal generale Sergey Kikot indicati nella lista
di chi doveva «prestare assistenza nella lotta contro l’infezione da coronavirus» nel marzo del 2020. L’elenco fu allegato dall’ambasciata di Mosca al testo dell’accordo tra il presidente Vladimir Putin e il capo del governo italiano Giuseppe Conte poi trasmesso alla Farnesina.
Ufficialmente si trattava di una missione umanitaria, ma la composizione del contingente dimostra che in realtà erano tutti soldati e soltanto alcuni erano ufficiali medici. Nelle relazioni parlamentari risulta che in Italia sono stati registrati 130 nominativi. È possibile che ci siano stati cambi non comunicati?
Le mail e i documenti depositati al Copasir, il comitato di controllo sull’attività dei servizi segreti, dimostrano che i militari entrarono nell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, in decine di Rsa, le residenze per anziani, e poi si spostarono all’ospedale Covid allestito presso la fiera di Bergamo.
Come furono identificati? È l’ultimo inquietante mistero di un’operazione segnata da troppi punti ancora oscuri. Dubbi e sospetti alimentati dalle minacce rivolte contro il nostro Paese da un alto funzionario di Mosca che ha accusato l’Italia di «ingratitudine». E potrebbe aver lanciato un avvertimento proprio sui segreti che in quell’occasione potrebbero essere stati carpiti dall’intelligence di Mosca.
I generali
Proprio su questo nei prossimi giorni il Copasir ascolterà l’ex capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli e il generale Luciano Portolano — all’epoca comandante del Coi, il Comando operativo interforze — che partecipò alla prima riunione operativa con i russi a Roma insieme ai vertici del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo e Fabio Ciciliano. Furono proprio loro a impedire che i russi entrassero negli edifici pubblici come avevano deciso di fare.
Ufficialmente doveva trattarsi di una semplice sanificazione, ma già nel testo dell’accordo inviato per via diplomatica appare ben chiaro come l’interesse fosse «la disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette». Obiettivo al quale era stato evidentemente concesso il via libera. Ecco perché da Italia viva con Matteo Renzi a +Europa di Riccardo Magi, da Gregorio Fontana di Forza Italia ad Andrea Marcucci del Pd chiedono che Conte torni al Copasir per essere ascoltato insieme al direttore dell’epoca del Dis Gennaro Vecchione.
I voli quotidiani
Nel testo dell’accordo è specificato che ci saranno «voli quotidiani dal 22 marzo al 15 aprile 2020» e che «gli aerei trasportano il personale medico, i dispositivi di protezione, l’attrezzatura medica e i mezzi per la lotta contro il coronavirus».
In realtà — ma si è scoperto soltanto adesso — furono consegnate soltanto «521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi di tamponi, 10.000 tamponi veloci e 100.000 tamponi normali» e il governo autorizzò una spesa di oltre tre milioni di euro per il carburante degli aerei, oltre al vitto e all’alloggio assicurato ai partecipanti della missione.
I team operativi
Nei report consegnati dalla protezione civile agli inizi di aprile 2020 si dà conto dell’ingresso nelle strutture sanitarie di «un medico, due infermieri e un interprete che faranno turni di otto ore coprendo le 24 ore». E viene confermato che «l’attività di sanificazione è stata svolta in 30 delle 64 residenze distribuite nella provincia di Bergamo». Si trattava della zona più colpita dal Covid 19 e all’epoca il supporto fu accolto con entusiasmo. Rimane da chiarire perché, per un intervento comunque limitato, sia stato autorizzato dal governo italiano un simile spiegamento di uomini e mezzi. E fino a dove siano riusciti ad arrivare i russi.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
L’ANALISTA AMERICANO MALCOM NANCE HA DECISO DI ANDARE A COMBATTERE IN UCRAINA
Da anni il pubblico americano conosce Malcolm Nance, 60 anni e con una lunga carriera militare, come un analista molto presente in tv, spesso ospitato dall’emittente Msnbc per le sue competenze in terrorismo, intelligence e sicurezza nazionale.
Le sue analisi si sono concentrate anche sull’invasione russa in Ucraina, che ha commentato in tv fino a circa un mese fa. Finché oggi su Twitter ha scritto: «Ho FINITO di parlare». L’analista, veterano della Marina americana, ha annunciato infatti di essersi unito come volontario all’esercito ucraino. Una scelta fatta circa un mese fa.
«Mi sono unito alla legione internazionale e sono qui per aiutare l’Ucraina a combattere quella che è essenzialmente una guerra di sterminio. La Russia ha portato la guerra a questa gente e stanno uccidendo in massa civili, ma ci sono persone qui come me che sono qui per fare qualcosa al riguardo» ha dichiarato Nance, secondo quanto riporta il Los Angeles Times.
Ieri sera, nel corso della trasmissione The ReidOut di Joy Reid, ha aggiunto: «(I Russi, ndr) stanno distruggendo le infrastrutture, e poi scopri che vanno nelle città e massacrano uomini, donne e bambini. E questo è il motivo fondamentale per cui tutti sono qui».
Secondo quanto riportato nel corso della trasmissione, ci sarebbero circa 20.000 persone provenienti da 52 paesi attualmente in servizio in Ucraina dopo l’invasione russa. «Dobbiamo davvero aiutare [gli ucraini] in qualsiasi modo per fermare tutto ciò», ha concluso Nance.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
SE VUOLE ARRIVARE SOTTO IL 10% E’ UN’OTTIMA MOSSA
Il Movimento 5 Stelle pensa a una candidatura di Alessandro Orsini
per le prossime elezioni politiche.
Lo scrive oggi il Foglio in un articolo a firma di Simone Canettieri, che descrive come tra i grillini serpeggia l’idea di prendersi la bandierina del professore della Luiss: « Sarebbe il nostro nuovo capitan De Falco o Paragone. Personaggi che quando vennero candidati erano popolari e in grado di polarizzare. D’altronde, Casalino ha sempre avuto questo pallino: tv, pop, temi divisivi uguale voti».
Lo spunto è la polemica che ha visto contrapposto al professore il segretario del Partito Democratico Enrico Letta. Il quale ha smentito un articolo del Fatto Quotidiano firmato da Orsini in cui si sosteneva che lui, Draghi e Gentiloni ambissero a prendere il posto dell’attuale segretario della Nato Stoltenberg.
Proprio dopo la smentita, spiega il Foglio, al Nazareno hanno cominciato a chiedersi se per caso il futuro politico di Orsini non sia già segnato: «Vuoi vedere che ce lo troviamo candidato con i grillini? E come faremmo, in quel caso, a correre insieme al M5s?».
Dalle parti di Giuseppe Conte invece l’idea sembra piacere. D’altro canto i grillini difesero il professore all’epoca della polemica sul compenso per la partecipazione a Cartabianca. Anche per questo l’ipotesi della sua candidatura comincia a serpeggiare tra Montecitorio e Palazzo Madama.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
“I POST DI PAGLIARULO OSCURANO IL NOSTRO PATRIMONIO”
Albertina Soliani, vicepresidente dell’Anpi e presidente dell’Istituto Cervi oltre che ex senatrice, dice oggi in un’intervista a Repubblica che anche quella degli ucraini è resistenza.
E ha una preoccupazione: che i post del presidente dei partigiani Gianfranco Pagliarulo oscurino «il patrimonio unico che è in Italia la grande eredità della Resistenza e della Liberazione, della fine del nazifascismo, della Repubblica e della Costituzione: così si tradisce il 25 aprile».
Soliani ritiene che l’Anpi debba «riconoscere decisamente la resistenza del popolo ucraino, così come del popolo del Myanmar e come abbiamo fatto in passato ad esempio, con la resistenza vietnamita». All’associazione serve «una riflessione più profonda e una scelta degli obiettivi principali che sono: sostegno alla resistenza dei popoli, difesa dei valori della democrazia, costruzione dei processi globali di pace e di convivenza pacifica. Ci vuole una scelta di responsabilità in questo momento storico, che passa attraverso l’Unione europea e quindi la politica estera comune e la difesa comune. Queste sono le cose che dovrebbe dire l’Anpi oggi, in coerenza con la sua storia e con il patrimonio che rappresenta». Mentre è certo che prima dell’invasione del 24 febbraio «dovevano essere compiute azioni sul piano internazionale di collaborazione. Premesso questo, l’aggressione di Putin all’Ucraina ha sconvolto il mondo e gli assetti post seconda guerra mondiale. Il gesto di Putin è dirompente: non solo gravissimo e atroce perché devasta un Paese, ma anche perché scardina i principi fondamentali di una convivenza basata sul rispetto della sovranità dei popoli e degli Stati. La scelta di Putin di aggredire l’Ucraina ritengo sia anche dettata dalla sua paura di fronte alle democrazie».
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2022 Riccardo Fucile
“IL COLLASSO ECONOMICO E’ INEVITABILE”: LA GOVERNATRICE DELLA BANCA CENTRALE RUSSA HA DESCRITTO I PROSSIMI MESI
Avere un fondo cassa da 50 miliardi di dollari sarebbe visto ovunque
come un salvavita. Ma non in Russia.
Perché l’«Operazione Speciale» di Vladimir Putin – e le sanzioni dell’Occidente – stanno davvero portando il paese al collasso.
E anche se la propaganda dello Zar nel frattempo paventa conseguenze anche per l’Europa da un fallimento, è Mosca che deve avere paura delle conseguenze economiche della guerra che ha scatenato contro l’Ucraina. Lo ha fatto capire, pur con tutte le prudenze del caso, la governatrice della Banca Centrale russa Elvira Nabiullina nell’intervento di domenica. Quando, pur con un linguaggio tecnico, ha descritto un quadro complicato per l’economia russa nei prossimi mesi. Preannunciando un nuovo taglio dei tassi di interesse per sostenere il rublo. A costo di lasciar correre l’inflazione, che a marzo è arrivata al 17,4%.
L’oro di Mosca
Gli analisti internazionali prevedono, a seguito della guerra e delle sanzioni, una caduta del Pil a due cifre: la Banca Mondiale parla di un -11% nel 2022, con un rimbalzo tecnico l’anno successivo.
E questo anche se Putin, dopo le parole della governatrice, si è sentito in dovere di intervenire per garantire che il «blitzkrieg economico» dell’Occidente nei confronti della Russia «è fallito».
Perché il problema oggi non è tanto la crescita. Quanto la possibilità di riuscire a rimanere sui mercati finanziari.
Nei giorni scorsi Standard & Poor’s ha tagliato il rating di Mosca preconizzando un default selettivo sul debito estero. La data chiave è quella del 4 maggio, fine del “periodo di grazia”.
Ma il problema è squisitamente tecnico prima che politico. E poggia tutto sulle riserve di Mosca all’estero. La Russia sta scontando il blocco di circa metà delle sue riserve da 600 miliardi di dollari non costituite da oro e yuan, ha detto la governatrice.
Mentre un investimento alternativo delle riserve in valute di riserva non è stato ancora preso, spiega, perché la lista delle monete liquide «è limitata» e formata proprio dai paesi ostili a Mosca (euro, dollaro, yen etc).
E questo nonostante Putin torni a chiedere di «accelerare» il passaggio dal dollaro «al rublo e ad altre monete nazionali» nelle transazioni internazionali. Una mossa che ha garantito alla valuta di Mosca di non crollare e di tornare ai livelli pre-guerra. Ma che potrebbe non bastare a breve. Perché il paese rischia di esaurire le risorse a breve.
A spiegarlo è stato Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera: per tamponare la mancanza di liquidi causata dalle sanzioni la Banca Centrale russa ha messo sul piatto 38,8 miliardi di riserve valutarie. Che, unite ai ricavi della vendita di gas e petrolio hanno consentito di attutire il colpo.
Le riserve in esaurimento
E questo perché al 30 giugno 2021, ultima data disponibile prima che le informazioni sparissero dal sito dell’istituto, «il 13,8%, cioè ben 81,5 miliardi di dollari, si trova nelle banche cinesi; il 12,2%, cioè 72,1 miliardi, in Francia; il 10%, 59,1 miliardi, in Giappone; il 9,5%, 56,1 miliardi, in Germania; il 6,6%, 39 miliardi, negli Stati Uniti; il 5,5%, 32,5 miliardi, nelle Istituzioni multilaterali, come il Fondo monetario e la Banca dei Regolamenti internazionali, infine il 4,5%, 26,5 miliardi, nel Regno Unito».
La Cina è l’unico paese che consente a Mosca di toccare le sue riserve. Ma avendo impiegato già più di 30 miliardi degli 80 per sostenere il rublo fino ad oggi (come risulta dagli stessi comunicati dell’istituto), Mosca ha soltanto meno di cinquanta miliardi da spendere per fronteggiare una crisi valutaria.
Certo, a quel punto Putin potrebbe vendere le sue riserve in oro, che invece detiene direttamente. Ma mettere sul mercato una massa così imponente prima di tutto provocherebbe un crollo del prezzo.
E poi lascerebbe la Russia senza più alcuna difesa. L’economista e direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi Giorgio Arfaras su La Stampa oggi va oltre. E spiega che presto l’economia russa dovrà fronteggiare altri problemi difficili, se non impossibili da risolvere.
Il blocco dell’import andrà a toccare settori che provocheranno il fermo di servizi essenziali. Mentre il taglio degli investimenti esteri provocherà effetti a catena anche su quelli domestici. Il collasso di Mosca è inevitabile. A meno che Putin non fermi la guerra un attimo prima del default.
(da agenzie)
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Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
LUI NEGA DI ESSERE IN UCRAINA E OGNI COINVOLGIMENTO CON GLI AFFARI DI “MAD VLAD”, MA IN CINQUE ANNI LA SUA SOCIETÀ (CHE NON SI OCCUPA SOLO DI RISTORAZIONE) HA RICEVUTO APPALTI PUBBLICI PER TRE MILIARDI DI DOLLARI
Passare anni a giurare di non avere nulla a che fare con i
mercenari della Wagner per poi farsi fotografare in tuta mimetica nel Donbass non sembra una mossa particolarmente astuta.
Ma Evgenij Prigozhin, conosciuto da tutti come il cuoco di Putin, ricercato dall’Fbi per le ingerenze nelle elezioni americane, è abituato a trincerarsi dietro cortine fumogene. Da sempre lui nega tutto, fin da quando, ventenne, fu condannato a 13 anni di carcere nella allora Leningrado.
Niente fabbrica dei trolls, quella che si occupava di indirizzare le presidenziali Usa in un certo modo; niente Wagner, gruppo privato impiegato per azioni «sporche» in Siria, Libia, Repubblica Centroafricana e Ucraina.
Niente contratti miliardari sospetti per rifornire le mense del ministero della Difesa. Il sessantenne imprenditore ammette solo di occuparsi di ristorazione, riconosce la paternità della sua «Isola Nuova» (dove conobbe Putin), del «Polenta», dei negozi «Museo della cioccolata», del villaggio «La Versailles del nord». E continua a chiedersi perché sia finito in tutte le liste degli oligarchi sanzionati e perché l’Fbi offra 250 mila dollari per la sua cattura.
L’immagine
Così ha subito smentito anche la foto in tuta mimetica che era stata postata dal deputato (ovviamente del partito putininano) Vitalij Milonov che si trova nel Donbass dal 14 aprile: «Ho incontrato un vecchio amico», ha scritto il parlamentare su Vkontakte, il Facebook russo. E il nostro si è affrettato a precisare: «Passeggio sulla prospettiva Nevskij (a San Pietroburgo, ndr ), vedo avvicinarsi Milonov e lo saluto. Ecco tutta la storia». Niente Donbass, dunque, anche se è un po’ difficile credere che i due si aggirino abitualmente per la strada centrale della capitale del Nord in assetto militare. D’altra parte, i Wagner non sono in Ucraina.
Alcune centinaia di loro non si sono contaminati a Chernobyl e non sono finiti a Gomel in Bielorussia nel Centro di medicina radioattiva. La discrezione, lo sappiamo, è una delle prerogative fondamentali degli osti di successo. E non si può negare che Prigozhin di successo ne abbia avuto parecchio.
I locali
Risolte dopo nove anni le questioni giudiziarie, nel 1990 mise su assieme al patrigno un chiosco di hot dog col quale fece i primi rubli. Poi entrò nei casinò, in una catena di negozi di alimentari, e finalmente aprì il primo ristorante, «La vecchia dogana». Quindi un battello sul fiume trasformato in lussuoso ritrovo, «New Island» (in inglese).
Putin ci porta il presidente francese Chirac, quello americano Bush e il giapponese Mori. Ha raccontato lo stesso Prigozhin: «Il presidente ha visto come ho costruito la mia fortuna iniziando da un banchetto; ha visto come non mi tiravo indietro se c’era da portare a tavola un piatto». Un uomo che si adatta, che è pronto a fare qualsiasi cosa gli venga chiesto.
Le fake news Nel 2013 spunta a San Pietroburgo un palazzo nel quale vengono assunti giovani informatici incaricati di diffondere notizie fasulle, di amplificare storie di fantasia. È la cosiddetta fabbrica di trolls che inizia a infiltrare le chat americane, spingendo sull’acceleratore dell’odio razziale e della violenza. Poi arrivano le elezioni e i trolls fanno tutto il possibile per far perdere Hillary Clinton. È Prigozhin che non si tira indietro.
I mercenari
Nel 2014 con lo scoppio della guerra nel Donbass sale alla ribalta la Wagner, una compagnia privata fondata da un ex delle truppe speciali, Dmitrij Utkin, nome di battaglia Wagner. I suoi soldati di ventura combattono al fianco dei miliziani filorussi, così Mosca non compare ufficialmente. È sempre il Nostro che non si tira indietro. La cosa piace in alto e i mercenari vengono adoperati in altre operazioni in giro per il mondo. In Siria un centinaio di loro finiscono sotto il fuoco americano, ma nessuno si lamenta e la Russia non è coinvolta.
Ora in Ucraina si dice che i militari di Utkin siano tra i più brutali con la popolazione civile. Ma Prigozhin, che gira in mimetica per Pietroburgo «non ha nulla a che fare con questa società privata». Stranamente, secondo il sito ucraino Uawire, l’agenzia di stampa ufficiale Interfax ha pubblicato nel 2018 che un certo Dmitrij Utkin era diventato direttore generale della Concord management, la società di ristorazione del cuoco di Putin.
Gli affari
La società non si occupa solo di ristoranti. Ottiene appalti pubblici uno dietro l’altro: scuole, mense dell’esercito, pulizia delle caserme, costruzioni. In cinque anni avrebbe ricevuto contratti da quasi tre miliardi di dollari, secondo il Fondo anticorruzione di Aleksej Navalny. E spesso si sarebbe trattato di appalti non proprio trasparenti, tanto che perfino i contabili del ministero della Difesa si sarebbero lamentati con una lettera ufficiale.
Secondo lo stesso Fondo, in Siria Prigozhin sarebbe andato oltre: in cambio della partecipazione dei suoi, avrebbe ottenuto una percentuale della vendita del petrolio ricavato dai pozzi protetti dai mercenari. Della vita privata del «cuoco» si sa poco. Qualcosa emerge dai post dei figli Pavel e Polina. Una foto sullo yacht di famiglia o sulla scaletta del jet; la vista dalla villa sul Mar Nero sul profilo di Polina. La casa si trova a Gelendzhik, proprio dove Putin si sarebbe fatto costruire un palazzo da un miliardo di euro.
(da il Corriere della Sera)
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Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
SETTE SU DIECI AVEVANO VOTATO PER MELANCHON AL PRIMO TURNO
Al primo turno delle elezioni presidenziali francesi i voti dei
musulmani sono andati in massa a Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale. Secondo un sondaggio dell’istituto Ifop, sette su dieci hanno dato la loro preferenza al candidato della France insoumise, aiutandolo a ottenere quel 21,95% che gli ha permesso di arrivare sul podio e sfiorare la qualificazione al ballottaggio.
E ora, in vista del secondo turno di domenica prossima, verso chi si dirigerà il prezioso bacino elettorale musulmano? Venerdì, la Grande moschea di Parigi e il Rassemblement des musulmans de France (Rmf), ossia due delle più importanti federazioni islamiche di Francia, hanno invitato i loro correligionari a sbarrare la strada all’«estrema destra» di Marine Le Pen, orientandosi verso il presidente uscente, Emmanuel Macron.
«Oggi alcune forze maligne si stanno facendo sentire e chiedono la messa al bando dei musulmani. Come reagire dinanzi a questa malvagità che si sta banalizzando e insinuando nell’animo delle persone?
Con un voto per garantire la continuità della République», ha scritto il rettore della Grande moschera di Parigi, l’algerino Chems-Eddine Hafiz, in un comunicato di venerdì 15 aprile.
Sulla scia di Hafiz, l’Rmf, presieduto dal franco-marocchino Anouar Kbibech, ha lanciato un appello ai fedeli di Allah affinché facciano «trionfare i valori repubblicani».
«Siamo coscienti dell’obbligo di neutralità politica richiesto dalla nostra missione, ma dobbiamo agire anzitutto come cittadini responsabili. Per questo motivo, riteniamo che solo un voto per Emmanuel Macron possa permettere al nostro Paese di preservare i princìpi repubblicani e consolidare i valori di apertura, di tolleranza e di solidarietà che lo hanno sempre caratterizzato», ha affermato Kbibech.
Quest’ ultimo, ex direttore del Consiglio francese del culto musulmano, disse nel 2015 che «bisognava raddoppiare il numero di moschee in Francia» (attualmente ce ne sono più di 2.500) per venire incontro alla comunità islamica francese e migliorare le sue condizioni.
Hafiz, dal canto suo, balzò al centro delle cronache nel 2006 dopo aver sporto denuncia contro il settimanale Charlie Hebdo, per aver pubblicato alcune vignette su Maometto, le stesse che costarono la vita a Wolinski e agli altri vignettisti il 7 gennaio 2015.
Dall’Algeria, come riportato dal quotidiano El Watan, è arrivato un altro segnale in favore di Macron. Il presidente del Senato algerino, Salah Goudjil, avrebbe avuto una conversazione telefonica con il suo omologo francese, il gollista Gérard Larcher, per decidere da che parte stare, ossia dalla parte di Macron.
«L’Algeria ha scelto il suo campo. I due candidati in lizza per il secondo turno sono consapevoli che, benché minoritari, i francesi di origini algerine possono cambiare il risultato delle elezioni», ha scritto El Watan. Questa sera, alla Grande moschea di Parigi, il rettore ha organizzato un iftar di sostegno alla candidatura di Emmanuel Macron all’Eliseo
(da agenzie)
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Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE MALATO DI LEUCEMIA RIBADISCE LA SUA CONTRARIETÀ AL CONFLITTO, DOVE “MUOIONO INNOCENTI E SOLDATI”… “CHI VA IN GIRO A DISEGNARE LE Z È UN IDIOTA, MA GLI IDIOTI SONO IL 10 PER CENTO. IL 90% DEI RUSSI È CONTRO LA GUERRA”
Oleg Tinkov non è nuovo a prese di posizioni che sono decisamente eccentriche. Sin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si è detto contrario alla guerra, con nettezza. Ma il suo sfogo di oggi segna uno scatto ulteriore: se non altro, nei toni.
In un post su Instagram, Tinkov — ex miliardario, malato di leucemia acuta, fondatore della banca Tinkoff, sanzionato dalla Gran Bretagna, proprietà anche in Italia — ha definito «folle» la guerra», e attaccato l’esercito: «Stanno morendo persone innocenti e soldati. Ora i generali, svegliandosi dopo una sbronza, si accorgono di avere un esercito di mer…. Come potrebbe essere altrimenti, se tutto il resto in questo Paese lo è, ed è affogato nel nepotismo e nel servilismo?».
E ancora, parlando del simbolo della «Z», divenuto simbolo dell’«operazione speciale militare» in Ucraina e usato, in Russia, per indicare il proprio sostegno alla guerra: «Certo che ci sono idioti che disegnano la Z. Ma gli idioti sono il 10 per cento in ogni Paese. Il 90 per cento dei russi sono contrari a questa guerra!».
Tinkov poi chiede all’Occidente di «dare a Putin una via d’uscita chiara per fargli salvare la faccia — e intanto porre fine a questo massacro. Siate più razionali».
Il miliardario potrebbe essere incriminato, per le sue parole: in base alla legge varata da Mosca, rischia fino a 15 anni di carcere.
Ora — come nota Pjotr Sauer, del Guardian — la reazione del Cremlino al post di Tinkov potrebbe essere osservata con grande attenzione da parte di diversi oligarchi.
(da Il Corriere della Sera)
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