Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
PECCATO CHE LE PRESUNTE STRISCE SIANO SOLO I RIFLESSI DI UNA CORNICE: I CAZZARI SOVRANISTI DA BUONI SERVI FANNO GIRARE IL FALSO
La macchina della propaganda russa o filo-russa non si ferma mai.
Nel mirino, più di tutti gli altri, Volodymyr Zelensky, il premier ucraino che Vladimir Putin vorrebbe eliminare. L’ultimo capitolo delle fake-news sul capo della resistenza ucraina è un video, raccapricciante, che circola in alcune chat e in altri account social filo-russi e dediti al complottisimo. O al delirio.
Stando a chi ha diffuso le immagini, Zelensky avrebbe mostrato un video, girato da lui stesso, in cui sulla scrivania comparirebbero delle strisce di cocaina. Ovviamente è un falso, in primis indimostrabile. Ma soprattutto le “strisce di cocaina” sono i riflessi della cornice presente sulla scrivania di Zelensky, cornice che contiene una foto di famiglia. I
l fatto che si tratti di una sporca menzogna e di basso livello emerge semplicemente guardando un frame del video.
La qualità delle immagini come spesso accade nei video-fake è bassissima, proprio per trarre in inganno meglio. La disposizione delle righe, comunque, è simmetrica e determinata da fonti luminose presenti nella stanza, e i riflessi seguono i profili della cornice.
Ma tant’è, questo è bastato a scatenare l’ultima vergognosa teoria, l’ultimo attacco al “drogato” Zelensky.
Ovviamente, il video è stato rilanciato in primis da account che diffondono propaganda del Cremlino e a favore della Russia di Vladimir Putin.
(da Libero)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA GIORGIO ARFARAS: “PUTIN ASSUME IMPLICITAMENTE CHE LA RUSSIA POSSA ANDARE AVANTI ANCORA PER DECENNI GRAZIE ALLE MATERIE PRIME. NABIULLINA SI RENDE CONTO CHE LA RUSSIA HA BISOGNO DI UN’ECONOMIA DIVERSIFICATA E COMPETITIVA, CHE PERÒ NECESSITÀ DI UN ASSETTO POLITICO PIÙ DEMOCRATICO”
Le sanzioni occidentali, sia statali sia private, hanno messo con le spalle al muro l’economia della Russia. Elvira Nabiullina, la governatrice della Banca centrale russa, lo ammette con un linguaggio criptato, quando dice che «l’economia non può vivere di riserve all’infinito», e che già nel secondo trimestre del 2022 – cioè, adesso – l’economia russa entrerà in un periodo di «trasformazioni strutturali».
In una relazione alla Duma, ha parlato di «sanzioni che colpiscono soprattutto il mercato finanziario, che però cominciano a farsi sentire su tutta l’economia»: sia quelle decise dagli Stati, come l’uscita dal sistema delle informazioni del sistema finanziario, lo Swift, come il congelamento delle riserve in valuta della Banca Centrale russa, come il blocco delle ricchezze dei pretoriani del regime, sia quelle decise da società private, come il blocco delle esportazioni dì tecnologia, e come la chiusura delle attività delle grandi aziende dal mercato russo.
Sono da qualche tempo disponibili le previsioni della caduta dell’economia russa, stimata intorno al dieci per cento nell’anno in corso, e della ripresa successiva, che sarà, sempre secondo queste stime, molto modesta ancora per molti anni. Le previsioni qualitative, quelle non misurate dal Pil, sono forse peggiori, perché centrate sulla mancanza dei beni di consumo e delle componenti occidentali, e dei viaggi all’estero resi quasi impossibili, che riportano la Russia al passato sovietico.
Mosca ha una reazione duplice: quella politica, direttamente dal presidente Vladimir Putin, che sostiene come l’economia si stia stabilizzando, e che il «blitzkrieg» delle sanzioni occidentali non abbia messo con le spalle al muro la Russia, e quella tecnica, espressa dalla governatrice della Banca Centrale, che conia il nuovo eufemismo di «trasformazioni strutturali» per dire che la Russia non ha più le risorse per andare avanti.
L’economia russa è infatti centrata sulle materie prime, soprattutto quelle dell’energia non rinnovabile. Queste sono una parte cospicua delle entrate dello Stato, che così può tassare poco i cittadini, e una parte ancora più cospicua delle esportazioni, grazie alle quali la Russia può importare ciò che le serve senza essere competitiva con dei prodotti sofisticati.
È la «maledizione delle materie prime», che disincentivano, grazie alla ricchezza che procurano, la formazione dì un’economia diversificata e competitiva. Un obiettivo invocato negli anni ripetutamente da Putin, che però non è raggiungibile per un decreto dall’alto. Chi intraprende un’attività economica che può avere una qualche possibilità dì successo deve avere certezza della proprietà, deve potersi rivolgersi a dei tribunali che abbiano dei giudici indipendenti dal potere politico, deve poter essere rappresentato da una parte politica. Tutte condizioni che si sono formate nei secoli in Europa per poi estendersi a poche altre parti del mondo.
Si hanno così due strategie, quella «conservatrice» di Putin, che sostiene che nulla di grave è accaduto con le sanzioni, e quindi si può andare avanti lasciando le cose come sono, e quella che possiamo definire «riformista» di Nabiullina, che fa capire come l’economia russa debba cambiare per rimediare alla sua vulnerabilità. Putin vuole rassicurare la cittadinanza e alimentare l’orgoglio patriottico, ma assume implicitamente che la Russia possa dare avanti ancora per decenni grazie alle materie prime non rinnovabili, in un mondo sempre più “verde”. Nabiullina si rende conto che la Russia ha bisogno di un’economia diversificata e competitiva, che però necessità di un assetto politico più democratico.
Insomma, due strategie politiche, quella della presidenza e quella della Banca Centrale, che non potranno, per ragioni diverse, avere successo. E quindi le «trasformazioni strutturali» di cui parla Nabiullina potrebbero essere non tanto le necessarie riforme, quanto il ridimensionamento di un’economia sempre più sotto schiaffo alle esigenze della guerra che il Cremlino considera necessaria alla sua sopravvivenza politica.
(da la Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
IL PATRIARCA ALESSIO II HA CONSACRATO UNA CHIESA A MOSCA COME PARROCCHIA DEI SERVIZI SEGRETI E SONO SEMPRE PIÙ OSTENTATE LE CONVERSIONI PUBBLICHE DI MOLTI CAPI DELL’INTELLIGENCE RUSSA
I tempi cambiano. All’inizio degli Anni 80 Iuri Andropov dichiarava
con fierezza che il Kgb svolgeva come sempre il suo compito «nel cammino inarrestabile della rivoluzione mondiale». Mancavano dieci anni appena alla fine dell’Unione Sovietica. Ma non del Kgb. Dal debutto del millennio, e dell’era Putin, il concetto di sicurezza nazionale ha fatto una svolta, consistente, in Russia.
Leggiamo i manuali: «Garantire la sicurezza della Federazione russa include la salvaguardia dell’eredità culturale, spirituale morale di tutti i popoli russi (stuzzicante dilatazione…). Difendere la cultura di quei popoli, elaborare una politica di Stato che inglobi la sfera della educazione spirituale e morale del popolo».
Dai tempi della Ceka e dei suoi efficienti liquidatori in cappotto di pelle e nagant nella fondina i Servizi sovietici hanno sempre praticato fervidamente l’ateismo militante.
E invece ora…
Marzo 2002, Mosca: il Ventennio sbocciava appena con i suoi fervori mistici e già l’erede del Kgb traslocato nell’acronimo Fsb incontrava dio. Nessuna immagine potrebbe esser più esplicita. C’è il patriarca Alessio II che consacra una chiesa restaurata nel centro come parrocchia dei servizi segreti, affinché ci fosse un luogo adatto ai bisogni spirituali così trascurati in passato degli agenti.
Osservate bene Nikolai Patrucev, potente direttore dell’Fsb: agita il turibolo e scambia doni con il patriarca a simboleggiare l’unione, ovviamente mistica, tra la Chiesa ortodossa e l’apparato di sicurezza di Stato. Patrucev offre la chiave simbolica della chiesa, in oro massiccio, e una icona di Alessio, santo patrono di Mosca.
Il patriarca ricambia con una icona di san Nicola, patrono personale del super-spione di Stato, e soprattutto una icona della madonna umilenie. Umilenie in russo è vocabolo molto ricco: richiama immediatamente l’idea della compassione. Ma il patriarca, e il fine Patrucev ne ha colto l’allusione, alludeva a un altro significato: il cambiamento morale di una persona brutale e rozza folgorato da uno spettacolo toccante, ad esempio quello di una madre che allatta il suo bimbo. Una splendida metafora dei tempi nuovi. Smascherare e sopprimere, come nel buon tempo antico, ma lo si faccia con spiritualità.
Pensate all’epoca degli svaghi sanguinari di Iagoda e di Beria, che avevano previsto perfino i gulag dei bambini, o a quella più mite della «schizofrenia a lungo decorso». Il cekista devoto alle icone sarebbe stato inghiottito sveltamente in qualche tundra gelata a tener compagnia a Shalamov e alle «mani bianche», i prigionieri politici del mondo a parte, il gulag.
Conversioni pubbliche ostentate ed eccellenti sono seguite in questi anni. Per esempio Nikolai Leonov, che per primo nel Kgb intuì più di mezzo secolo fa il potenziale rivoluzionario di un certo Fidel Castro e regalò agli Usa 50 anni di guai. È lo stesso Fsb a segnalare con soddisfazione questo sbocciare della fede.
Un ex direttore delle relazioni pubbliche del Servizio di spionaggio più micidiale della storia, Vassili Staviski, ha pubblicato volumi di poesie mistiche come la raccolta Segreto dell’anima e un libro, lo dice lui, «spirituale e patriottico» rivolto ai bambini russi: titolo incantevole, Accendi una candela, mamma. Alcuni suoi poemi sono stati incisi su cd.
Il nuovo Kgb dunque si è allineato alla dottrina del suo capo Putin, questo imperialismo misticheggiante che dovrebbe affrontare la prova di cambiare gli equilibri del modo pagano, nuovo nome del capitalismo.
Putin ha conservato i riflessi e la mentalità di quello che si definiva «lo spirito cekista» e il suo fondo criminaloide. Nel suo ripostiglio ideologico ci sono sempre «la spada e la scudo», simboli del Kgb: la prima per colpire all’estero, con spionaggio disinformazione e «operazioni speciali», appunto. Lo scudo per ripulire gli angolini all’interno, controllare a ogni costo della popolazione con il formulario ossessivo con cui marchiare chiunque resista: amico-nemico, fedele-traditore.
Nella sua biografia peraltro piena di omissis e sparizioni si racconta come fosse appassionato da ragazzo dei film di spionaggio. Che non erano però quelli di 007 al servizio di sua maestà, ma con i James Bond russi che trionfavano sui rivali occidentali. Erano i film di propaganda girati su suggerimento di Andropov, il primo capo della polizia segreta a conquistare completamente il potere. Era la Lubianca a dirigere finalmente lo Stato. Questo Beria realizzato è stato il suo modello.
La sicurezza spirituale non ha fatto cambiare i vecchi, cari metodi: che si chiamasse Ceka, Ghepeu, Nkvd, Kgb è sempre stato il cuore del potere, con il regime di terrore per stroncare ogni opposizione e la gestione diretta del sistema concentrazionario. Le radici sovietiche sono solide, l’oblio di Dzerzinsky dopo il fallito golpe dell’agosto 1991 è stato breve. Ogni anno viene commemorato con enfasi il 20 dicembre, data di fondazione della Ceka, sei settimane appena dopo il colpo di Stato bolscevico.
C’era già bisogno della spada per liquidare eretici e dissidenti. Anche il ramo che si occupa dell’estero, detto Svr, celebra l’anniversario del sua fondazione il 20 dicembre 1920. Qualche anno fa era in corso la stesura di una monumentale opera in più volumi che doveva riepilogare la storia dello spionaggio estero che «ha adempiuto il suo dovere patriottico verso la patria e il suo popolo in maniera onorevole e disinteressata».
E proprio la guerra in Ucraina sembra aver aperto gravi dubbi sulla sua efficienza. Come generali e ammiragli, lo spionaggio ha commesso errori: per esempio illudendo il Cremlino sulla possibilità che il governo ucraino si sfaldasse nelle prime ore dell’invasione o sulla consistenza dell’esercito di Kiev che neppur troppo segretamente americani e inglesi in questi otto anni hanno armato e addestrato. Cadranno teste.
È la regola dell’Egoarca che non perdona. Nella Sede si può immaginare una allegria da obitorio. Ma attenzione: la specialità di vecchi e nuovo Kgb è sopravvivere, è una pedonaglia che vive sempre trapassi da signori. Fu Andropov, sempre lui, a lanciare l’operazione «sopravvivere» quando si accorse, sdraiato su una speciale sedia di dentista adattata perché potesse muovere il corpo cercando di resistere ai dolori che lo stava uccidendo, che il declino dell’Urss era irrimediabile.
Per esempio aprendo false banche e aziende in Paesi dalla legislazione favorevole. Il Kgb vi trasferì miliardi di dollari con il metodo di acquisti in Urss di petrolio, metalli o legname fatturati a un prezzo più basso del valore. I beni venivano poi venduti al prezzo di mercato e il guadagno occultato. In tempi di sanzioni che nella pentola dei conti pubblici fanno bollire lo spettro della bancarotta il nuovo Kgb mistico potrebbe riscattarsi con i suoi vecchi talenti finanziari.
Domenico Quirico
(da “la Stampa”)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
A BORDO C’ERANO ALMENO 500 PERSONE… I GENITORI DEI MARINAI CHIEDONO SPIEGAZIONI SUI SOCIAL, PRIMA DI ESSERE PUNTUALMENTE OSCURATI
«Non ci sono vittime»: il telegiornale del Primo canale della tv di Stato russa è lapidario nel smentire le perdite umane nell’affondamento dell’incrociatore Moskva, la nave ammiraglia della flotta russa del Mar Nero.
È evasivo invece sulle cause del disastro: «I motivi dell’emergenza devono ancora venire stabiliti», dice la conduttrice, raccontando che un incendio di natura imprecisata avrebbe fatto detonare l’arsenale e la nave «ha perso stabilità senza riuscire a recuperarla».
Insomma, la nave «è affondata», come rispose con un sorriso Vladimir Putin nel 2000 alla domanda di Larry King su cosa era accaduto al sottomarino Kursk.
Una risposta entrata nella storia, e oggi molti paragonano quella tragedia nel mare di Barents, che aveva segnato l’esordio del regno di Putin: oggi, come 22 anni fa, una nave diventa il simbolo della fragilità e dell’inefficienza della vantata potenza militare russa, e della segretezza ossessiva per nascondere il prezzo umano pagato.
Per il momento, non si sa nemmeno quanti marinai ci fossero a bordo dell’incrociatore, quando è stato colpito con i missili ucraini Neptun.
L’agenzia russa Ria Novosti parla di 500 persone, il consigliere della presidenza ucraina Oleksiy Arstovich di 510, ma il sito del ministero della Difesa russo menzionava un equipaggio di 680 membri, in una pagina web eliminata dopo il disastro.
Ufficialmente, tutto l’equipaggio sarebbe stato messo in salvo durante i soccorsi, e la televisione russa ha mostrato il comandante della marina militare russa Nikolay Evmenov che incontrava a Sebastopoli i marinai: l’audio del rapporto (che tradizionalmente include i dati sui presenti e gli assenti) è stato silenziato, e la telecamera inquadra al massimo un centinaio di ufficiali.
I media ucraini hanno notato che nel video brilla per la sua assenza il comandante della flotta del Mar Nero Igor Osipov: secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato arrestato per ordine del Cremlino, e questa è un’altra indicazione della gravità della situazione.
Un altro segnale che non tutto è andato liscio è stato trasmesso da una cerimonia commemorativa del Moskva, che si è tenuta a Sebastopoli: si vede un prete ortodosso, e una corona di fiori listata a lutto con la dedica «Alla nave e ai suoi marinai».
Ufficialmente i caduti non esistono, ma i giornalisti andati a caccia sui social hanno trovato i familiari dei marinai morti o dispersi. Dmitry Shkrebez, di Yalta, ha denunciato sul social russo VKontakte suo figlio Egor, cuoco di bordo, è stato dichiarato dal comando come «disperso»: «Disperso in mare aperto? Che bugia palese e cinica!», ha scritto il padre, chiedendo di diffondere la notizia prima che il suo post venisse censurato (come è puntualmente accaduto).
La madre di Egor, Irina, ha raccontato a The Insider di aver cercato il figlio nell’ospedale militare, «tra duecento ragazzi ustionati». I «dispersi» sono diverse decine, dice alla Bbc Yulia Zyvova, andata a Sebastopoli a cercare il suo 19enne figlio Andrey.
La madre del ventenne Nikita Syromyasov, Olga, è riuscita a contattare telefonicamente un ufficio della marina dove le hanno comunicato che suo figlio è disperso, e che «le probabilità di un esito positivo sono pari a zero» in quanto la temperatura dell’acqua del Mar Nero era «incompatibile con la vita umana».
Da allora, Olga non riesce a contattare più nessun rappresentante della marina: una voce nella cornetta le ha intimato di limitarsi a scrivere Sms, perché «non vogliamo stare a sentire le sue lacrime».
Una fonte del comando della flotta del Mar Nero ha rivelato a Meduza che il numero dei caduti sul Moskva è di 37 membri dell’equipaggio, mentre i feriti si aggirano intorno a un centinaio.
Anche un altro marinaio sopravvissuto ha raccontato alla madre – che ha parlato, dietro anonimato a Novaya Gazeta Europa – di una quarantina di vittime ufficiali. Gli altri marinai restano per ora «dispersi», forse anche perché erano quasi tutti reclute di leva, una violazione esplicita della legge russa che impedisce di coinvolgere militari non professionisti nelle operazioni di guerra.
Ma il diversivo dei «dispersi» viene usato anche per evitare di dover pagare alle famiglie il risarcimento per i caduti promesso dal presidente Putin.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
SE LENIN POTESSE SCENDERE LI PRENDEREBBE A RAFFICHE DI MITRA
L’ennesima pagliacciata di Putin che ora usa pure Lenin.
A Henichesk è stata eretta una statua dell’ex leader sovietico Lenin, nella città occupata dai militari russi nella regione di Kherson.
Davanti al palazzo del consiglio regionale un monumento simile era stato rimosso nel 2015, seguendo il progetto di “decomunizzazione” del Paese voluto dall’allora presidente Poroshenko.
La foto della nuova statua è stata pubblicata sui social network. Sul tetto dell’edificio si vede una bandiera russa.
La città si trova sul Mar d’Azov, appena a nord del confine con la Crimea annessa alla Russia.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
SECONDO UN SONDAGGIO DEL QUOTIDIANO “SONNTAGSBLICK”, IL 56% DEI CITTADINI SVIZZERI SONO FAVOREVOLI AL RIARMO DEL PAESE E VORREBBERO UNA COLLABORAZIONE PIÙ STRETTA CON L’ALLEANZA ATLANTICA. IL 33% VUOLE CHE BERNA ADERISCA DIRETTAMENTE ALLA NATO
Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano svizzero SonntagsBlick, la maggior parte dei cittadini svizzeri sono a favore di un riarmo del Paese e una politica estera più vicina all’Occidente e alla Nato.
I dati riferiscono che il 56% degli interpellati è favorevole a “una collaborazione più stretta” con la Nato. Specialmente tra i partiti di sinistra la tendenza è maggiore: il 76% degli elettori del Partito socialista vogliono intensificare i rapporti con l’Alleanza, volontà condivisa anche dal 73% dei sostenitori del partito dei Verdi. Solo il 33% dei partecipanti al sondaggio, tuttavia, si pronuncia a favore di un’adesione all’organizzazione.
Dalle risposte fornite nel sondaggio emerge anche che oltre la metà degli intervistati vorrebbe un aumento delle spese per la difesa della Svizzera.
Il 56% non vuole invece saperne di invii di armi da parte della Confederazione in Ucraina. Berna dovrebbe però spedire caschi e giubbotti antiproiettile.
Oltre a questo, il sondaggio mostra che l’iniziativa del Partito socialista contro l’acquisto dei caccia F-35 non avrebbe attualmente alcuna possibilità di essere approvata. Solo il 30% voterebbe infatti a favore del testo, a fronte del 64% di contrari. L’iniziativa non troverebbe una maggioranza nemmeno fra i socialisti: solo il 47% voterebbe infatti a sostegno della proposta.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
I GUADAGNI DICHIARATI SONO RIDICOLI RISPETTO ALLO STILE DI VITA: UNO SCHIAFFO ALLA POVERTÀ IN UN PAESE IN CUI LO STIPENDIO DI UN CITTADINO SI AGGIRA INTORNO AI 480 EURO AL MESE
Ma quale yacht più grande del mondo, ma quali residenze da mille e una notte in Svizzera, sul Mar Nero o in qualunque località esotica. Il cittadino Vladimir Putin, ad esempio. Nel 2021 il presidente russo ha guadagnato appena 114 mila euro, dichiarando al fisco la proprietà di un appartamento di 77 metri quadri a Mosca, due auto di produzione locale, una utilitaria Volga e un fuoristrada Niva, più un carrello-rimorchio di quelli che si usano per le vacanze in campeggio.
Il suo primo ministro Mikhail Mishustin se la passa meglio, con un reddito da 18,3 milioni di rubli, qualcosa meno dell’anno precedente, che all’incerto cambio attuale fanno pur sempre 204 mila euro.§
Per fortuna può contare su sua moglie Vladlena Mishustina, che pur senza avere alcuna attività imprenditoriale riconosciuta, come denunciò nel 2020 quel cattivone del dissidente Alexej Navalny, ha portato a casa 64,5 milioni di rubli, 721 mila euro, così il bilancio familiare è salvo. Che dire poi dell’ex presidente e premier Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza, che guadagna soltanto 8,3 milioni di rubli, equivalenti a 94 mila morigerati euro, uno stipendio che passerebbe anche il vaglio dei 5 Stelle di una volta.§
Le dichiarazioni
E si potrebbe andare avanti all’infinito. Tutto il mondo è Paese, compresa la Russia. Fare le pulci alle dichiarazioni dei redditi degli uomini politici è un esercizio di stile non solo giornalistico diffuso ovunque. Lo era anche a Mosca, quando si poteva, anche se le inchieste sui guadagni di ministri e uomini di potere hanno sempre riguardato le loro proprietà all’estero.
Ma sono mesi che i media di tutto il mondo inseguono le ricchezze delle persone colpite dalle sanzioni decise da Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea. E i primi nomi dei destinatari di questi provvedimenti sono quasi sempre gli stessi, a iniziare dai tre appena citati. Così, il contrasto tra l’entità complessiva delle loro presunte fortune nascoste all’estero e i guadagni dichiarati al fisco del proprio Paese, appare ancora più stridente, almeno a occhi occidentali.
Gli alti funzionari
La bassa entità dei guadagni russi di Putin e dei suoi ministri non deve ingannare. I primi 32 alti funzionari del governo russo, quasi tutti deputati di Russia Unita, il partito del presidente, nel 2021 hanno comunque guadagnato oltre 65,7 milioni di rubli a testa, quasi 5,5 milioni di rubli al mese, che fanno 66 mila euro al mese al cambio odierno.
Questo in un Paese che ha uno dei redditi medi più bassi del mondo.§
Lo stipendio di un cittadino russo oggi si aggira intorno ai 40 mila rubli mensili, 480 euro.
La propensione dei vertici del Cremlino ad accumulare il proprio patrimonio all’estero crea un apparente paradosso. Fare il semplice peone di maggioranza al Parlamento russo sembra molto più conveniente che essere consigliere di Putin. I deputati guadagnano all’incirca 4,3 milioni di rubli, 110 volte lo stipendio medio di un russo, mentre i redditi dichiarati dai funzionari dello staff del Cremlino sono superiori di appena 28 volte.
Mogli e figli
A fidarsi delle dichiarazioni ufficiali, il più ricco di tutti risulta essere Vladimir Medinsky, l’ex ministro della Cultura, fedelissimo di Putin nonché capo della delegazione russa ai negoziati con Kiev, che guadagna 107 milioni di rubli, quasi un milione e 290 mila euro, comunque un discreto balzo in avanti rispetto al 2020 quando aveva intascato solo 17,6 milioni di rubli, ovvero 196 mila euro.
Ma le apparenze eccome se ingannano. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov dichiara 12,6 milioni di rubli, 141 mila euro, con un aumento di 2,5 milioni rispetto all’anno precedente, che difficilmente colmerà l’esborso del 2016, quando a Polina Kovaleva, figlia ventunenne della sua compagna era stato acquistato in contanti un appartamento da 4,4 milioni di sterline (5,3 milioni di euro) nel quartiere londinese di South Kensington.
Anche Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, è sotto il tiro delle sanzioni, anche se in patria si accontenta di uno stipendio da 14,5 milioni di rubli (162 mila euro), molto inferiore ai guadagni di sua moglie, l’ex campionessa olimpica di pattinaggio Tatiana Navka, autentica architrave della famiglia Peskov con i suoi 218,5 milioni, pari a 2,4 milioni di euro. Alla faccia del patriarcato russo.
(da il Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
“NON SIAMO ANCORA RIUSCITI A IDENTIFICARNE 300”
«A Bucha, nella regione di Kiev, sono stati trovati più di 420 cadaveri di cittadini». A riferirlo è il capo della polizia della regione ucraina Andry Nebytov su Facebook, citato dal sito di informazione Ukrinform. «Il lavoro della polizia della regione di Kiev non si ferma. Se prendiamo in considerazione soltanto Bucha, fino a sabato sera abbiamo trovato più di 420 corpi», ha spiegato Nebytov, «e non è finita qui. La gente torna a casa e trova tombe temporanee nei cortili, negli scantinati, nei pozzi».
Secondo quanto riferito dal capo della polizia Nebytov, solo parte delle vittime della strage è stata identificata.
«Ma più di 200 persone nella regione di Kiev attualmente risultano scomparse. Non siamo riusciti a identificare più di 300 corpi».
E ha spiegato: «Per tentare l’identificazione prendiamo sempre il Dna. Molti parenti denunciano la scomparsa di conoscenti o parenti, ma sono all’estero, per questo non è ancora possibile prelevare da loro campioni di Dna. La speranza è di riuscire a identificare il 100% di tutte le persone che sono state uccise dall’esercito russo nella regione di Kiev».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 19th, 2022 Riccardo Fucile
IL MATERIALE SANITARIO ERA INSUFFICIENTE RISPETTO ALLE ESIGENZE, E QUESTO ALIMENTA IL SOSPETTO CHE L’OBIETTIVO DEI RUSSI FOSSE L’ATTIVITÀ SPIONISTICA E NON L’AIUTO UMANITARIO
«Sono state preparate brigate mediche con impianti e attrezzature
necessarie per prestare assistenza d’urgenza e curare gli ammalati. Si prevede di inviare i mezzi speciali per la disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette».
Sono le 8.48 del 22 marzo 2020. Dalla Farnesina viene trasmessa una nota verbale inviata dall’ambasciata russa. Comunica ai funzionari del ministero, del governo e della Protezione civile il contenuto della missione in arrivo da Mosca.
E così svela che i russi avevano avvisato il governo italiano dell’intenzione di «bonificare» dal virus le strutture pubbliche ottenendo il via libera. Ma anche che l’Italia aveva accettato di sostenere tutte le spese per l’arrivo di 130 persone.
Le mail per l’accordo§Sono proprio le mail e gli altri documenti raccolti durante l’indagine del Copasir a rivelare nuovi e clamorosi retroscena di quella missione cominciata nel marzo del 2020, poche settimane dopo che l’Italia era entrata in pandemia e durata due mesi.
Svelando come i termini dell’accordo tra l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e quello della Federazione russa Vladimir Putin fossero ben diversi da quanto è stato poi rivelato.
Certamente il materiale sanitario era insufficiente rispetto alle esigenze e questo alimenta il sospetto che l’obiettivo dei russi fosse l’attività spionistica e non — come era stato dichiarato — l’aiuto umanitario.
Anche perché sin dalla prima mail la loro condizione era ultimativa: «Attendiamo risposte alle domande entro tre ore sui canali diplomatici a Roma o a Mosca». Risposte che sono state evidentemente affermative, visto che poi sono atterrati in Italia i primi 11 velivoli militari.
E l’Italia ha fornito un programma così come era stato concordato sin dall’inizio visto che nel testo si sottolinea come «per programmare il volo e svolgere i lavori umanitari servono le informazioni sugli aeroporti di arrivo e le località in cui saranno inviati gli specialisti russi».
I voli pianificati
Il documento trasmesso per via diplomatica rivela dettagli di un’operazione impossibile da pianificare in poche ore. Viene infatti specificato che «secondo le intese raggiunte durante il colloquio telefonico tra il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai fini di prestare aiuto nella lotta contro il coronavirus, la parte russa pianifica di effettuare quotidianamente dal 22 marzo al 15 aprile sulla rotta Soci-Pratica di Mare-Soci i seguenti voli speciali».
Viene indicato l’elenco degli aerei e il nome dei comandanti. Poi si specifica che «gli aerei trasportano il personale medico, i dispositivi di protezione, l’attrezzatura medica e i mezzi per la lotta contro il coronavirus» evidenziando anche che «i voli sono quotidiani dal 22 marzo al 15 aprile 2020».
E ancora: «Il decollo del primo aereo è programmato per le ore 14 di Mosca poi a seguire a distanza di un’ora altri quattro aerei. Attualmente si stanno preparando alla partenza 123 persone e 7 mezzi. Fra gli specialisti russi ci saranno 12 interpreti di lingua italiana per poter assicurare la comunicazione immediata con gli esperti italiani».
La lista della spesa
Ufficialmente l’operazione era stata accettata per ottenere mascherine e ventilatori, all’epoca introvabili in Italia. Una missione umanitaria, secondo la versione fornita all’epoca dal governo italiano. Il testo dell’accordo rivela invece che sin dall’inizio l’Italia sapeva di dover pagare tutte le spese.
Un conto, si è scoperto adesso, di oltre tre milioni di euro. Scrivono i russi: «L’ambasciata sarà grata a codesto ministero se vorrà provvedere ad ottenere dell’autorità competenti italiane l’autorizzazione per il sorvolo del territorio italiano e lo scalo sull’aeroporto di Pratica di Mare.
Si prega altresì di provvedere al servizio terrestre aeroportuale nonché al refueling fino a 50 tonnellate di combustibile a titolo di cortesia. Contiamo sul rifornimento gratuito degli aerei russi presso gli aeroporti italiani per il volo di ritorno e sull’esenzione dalle tasse di aeronavigazione, pagamento del parcheggio e altri servizi aeroportuali».
Non solo. Nell’accordo viene specificato che anche tutte le altre spese relative alla permanenza dei russi nel nostro Paese saranno a carico del governo italiano. Nella lettera all’ambasciata se ne parla come un auspicio, ma il tono non lascia adito ad altre opzioni: «Ci auguriamo che le questioni di vitto alloggio e supporto alla vita dei medici russi siano risolte dalla parte italiana, come pure la messa a disposizione di materiali consumabili necessari, per esempio per il funzionamento degli apparecchi di ventilazione artificiale dei polmoni che saranno portate dalla Russia».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »