Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
DIPINTO DA UN ARTISTA UCRAINO ORIGINARIO DELLA CRIMEA
In questi giorni le Poste di Kiev hanno messo in vendita quello che tra i collezionisti è già noto come il francobollo “Russian warship, f**k you…!”.
Qui un soldato ucraino è ritratto mentre alza il dito medio contro una nave russa.
L’immagine è dedicata all’incidente dell’Isola dei Serpenti avvenuto il 24 febbraio, quando un gruppo di soldati ucraini aveva mandato a quel paese l’equipaggio di un incrociatore russo che chiedeva loro di arrendersi.
Quell’incrociatore era proprio il Moskva, l’ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero che in questo momento si trova da qualche parte sul fondo del mare dopo essere affondata il 14 aprile. L’immagine scelta per il francobollo, noto ufficialmente come First Day, aveva vinto un concorso sui social indetto a inizio marzo. L’annuncio della stampa del francobollo da parte delle Poste ucraine è stato fatto il 12 aprile. Complice la coincidenza con l’affondamento del Moskva, l’interesse è esploso.
Le Poste Ucraine hanno pubblicato la foto di una coda di persone in attesa di acquistare il pezzo da collezione: «Forse per la prima volta nella storia la coda per un francobollo è più lunga di quella per un iPhone».
Il portale ufficiale delle Poste ucraine spiega che il francobollo è stato disegnato da Boris Groh, un artista originario della Crimea che dopo l’occupazione russa del 2014 si è trasferito Leopoli. Il francobollo è stato rilasciato in due tagli, uno per la posta interna e uno per quella esterna. Alla campagna di presentazione ha partecipato anche il presidente Volodymyr Zelensky che ha pubblicato su Instagram una foto in cui posa insieme all’illustrazione originale. Il direttore generale delle Poste ucraine Igor Smelyansky ha ribadito che la via consigliata ai russi dal soldato ucraino è la stessa che dovrebbero seguire tutte le truppe di Mosca: «Sono sicuro che gli ucraini e i nostri amici dall’estero saranno molto felici di ricevere delle lettere con questo francobollo. In questo modo ricordiamo anche oggi gli invasori che dovrebbero immediatamente andarsene dalla nostra terra e seguire la loro nave».
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
SI FACEVA PAGARE DAI 70 AI 100 EURO
Si trova agli arresti domiciliari un collaboratore di una farmacia di
Foligno, in provincia di Perugia (Umbria).
È accusato dalla procura di Spoleto di aver certificato più volte false positività al Covid-19 a clienti e familiari, inviando una falsa documentazione alle autorità sanitarie. Il tutto aveva un costo, la procura parla di una somma tra i 70 e i 100 euro.
L’obiettivo del falso referto era quello di rilasciare un Green pass a fine isolamento ai clienti non vaccinati. Sono sotto indagine altre nove persone.
Al momento, gli altri dipendenti della farmacia risultano estranei ai fatti e stanno collaborando con le autorità. Le indagini erano iniziate a gennaio. «Condotte come quelle contestate agli indagati – hanno evidenziato i magistrati – non provocano solo l’accesso di persone non vaccinate e non immunizzate a luoghi riservati ai possessori di Green pass, ma anche l’alterazione dei dati statistici sulla base dei quali le autorità sanitarie stabiliscono la portata e la durata di misure restrittive della circolazione di tutti i cittadini». Sono in corso accertamenti per capire quali canali di comunicazione utilizzava il farmacista.
Green pass falsi a Genova
Un’altra inchiesta – condotta dalla Digos della questura di Genova, di Aosta e della polizia postale – ha scoperto un giro di Green pass falsi, gestito da una banda di quattro persone.
Due sono di Genova, due di Aosta, e hanno tra i 29 e i 51 anni. L’accusa è di «ricettazione, falsità materiale commessa dal privato in certificati o autorizzazioni amministrative, e uso di atto falso».
Vendevano ogni Green pass a 250 euro, 50 di acconto per l’invio dei dati anagrafici e 200 una volta ricevuto il codice. La polizia si è accorta delle anomalie incrociando i dati dei Green pass con quelli dell’anagrafe vaccinale. Sono stati sequestrati tutti i dispositivi informatici della banda, così come le ricevute di pagamenti i Green pass incriminati.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
IL LEADER DELLE PROTESTE AL PORTO DI TRIESTE E’ STATO LICENZIATO DALLL’AUTORITA’ PORTUALE
Il leader delle proteste al Porto di Trieste contro il Green pass, ha reso nota la notizia con un video postato su Facebook, dove ha annunciato che si “batterà con tutte le forze contro la decisione dell’azienda”.
Stefano Puzzer, il leader delle proteste al Porto di Trieste – e successivamente in generale della contestazione al Green pass -, è stato licenziato dall’Agenzia per il lavoro portuale, per “giusta causa”.
Lo ha reso noto lo stesso Puzzer in un video postato su Facebook annunciando che si “batterà con tutte le forze contro la decisione dell’azienda”, la Agenzia dei lavoratori portuali di Trieste.
L’azienda ha preso la decisione dopo aver inviato a Puzzer una serie di lettere di contestazione, invitandolo a tornare al lavoro perché guarito dal Covid e dunque in possesso di Green Pass. Ma, nonostante le numerose sollecitazioni, Puzzer non ha lavorato per mesi.
“Sono orgoglioso di quello che ho fatto io, i miei colleghi, i cittadini di Trieste nelle varie aziende. Questa è una conseguenza del fatto che siamo puri, che crediamo nei nostri diritti e non ci piegheremo mai a questo sistema marcio. Non siamo ricattabili”, ha dichiarato Puzzer sui social, aggiungendo: “La gente come noi non molla mai, ne vedremo delle belle. Voglio bene anche a voi che mi avete licenziato”.
Nei dodici minuti di video, l’ex portuale ha mosso pesanti accuse al “sistema”, che avrebbe cercato di sabotarlo in diversi modi. Puzzer è un gruista al porto di Trieste dal 1994, dove è entrato a lavorare dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Era, infatti, un centrocampista delle giovanili della Ternana.
Da quel momento è diventato un ‘camallo’, termine del dialetto genovese che indica gli scaricatori di porto. Puzzer, che si definisce un “sognatore rivoluzionario”, nei mesi di lotta anti Green pass è stato sempre più corteggiato dal mondo sovranista
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
IL DUBBIO SU UNA POSSIBILE IMBECCATA DELL’INTELLIGENCE USA, CAPACE DI TRACCIARE LE MOSSE POI GIRATE ALL’ALLEATO
Dopo 24 ore di ipotesi il Pentagono ha confermato la versione di
Kiev: l’incrociatore russo è stato centrato da due missili lanciati dagli ucraini.
Un colpo che avrebbe innescato la reazione a catena fatale.
L’unità era a circa 65 miglia a sud di Odessa, nel raggio d’azione dei Neptune, un’arma prodotta localmente e in servizio in pochi esemplari. Resta la «nebbia» sulla possibile presenza di un drone di fabbricazione turca che avrebbe reso ancora più accurato il tiro. C’è chi ipotizza l’impiego di un altro ordigno, magari uno di quelli promessi (e arrivati) dalla Gran Bretagna. Da scoprire il punto esatto del relitto.
Come hanno fatto i missili a superare le difese?
Un esperto ha sottolineato come i russi abbiano da sempre sottovalutato la portata degli apparati anti-nave di Kiev, al punto che lo avevano anche scritto in alcuni report. Un errore madornale aggravato dai movimenti dell’ammiraglia, ripetuti al punto da facilitare il compito alla resistenza. Era come una sentinella in una «trincea» marittima, da quasi 50 giorni impegnata in una missione a basso rischio. Ed è stata colta di sorpresa da un’arma sviluppata nel 2021.
Nell’arco di poche ore tutto è stato rovesciato e una mezza dozzina di navi che partecipavano al blocco si sono allontanate, la testimonianza del timore di nuovi attacchi. Chissà che la resistenza non abbia goduto dell’imbeccata dell’intelligence Usa, capace di tracciare le mosse poi girate all’alleato, cooperazione vista nelle prime settimane di guerra. Da indagare eventuali falle nello scudo anti-missile e nelle prestazioni degli addetti agli apparati.
Quale era la tesi di Mosca sull’affondamento?
Lo Stato Maggiore, fin da subito, ha accreditato la tesi dell’incidente – dovuta ad un’esplosione – per negare un successo all’avversario. Secondo i russi lo scafo ferito è stato condannato da una tempesta mentre lo rimorchiavano verso Sebastopoli. La spiegazione non ha convinto tutti, in quanto le condizioni meteo non erano tali da spazzare via l’unità.
Quante sono le vittime?
C’è molta incertezza. Giovedì il Pentagono sosteneva che una parte dell’equipaggio era in salvo, informazioni inverificabili riferiscono di una cinquantina di marinai in salvo su un totale di circa 500. Gli ucraini, a loro volta, hanno affermato che il comandante Anton Kuprin avrebbe perso la vita nel disastro.
Non sappiamo se perché ucciso dalla deflagrazione o perché ha scelto di morire da capitano. Insieme ai possibili caduti ci sarebbero state conseguenze sulle gerarchie. Sono ancora voci a indicare la punizione inflitta all’ammiraglio Oleg Osipov, responsabile della Flotta nel Mar Nero. Lo avrebbero arrestato e malmenato imputandogli la tragedia che ha sconvolto il Paese suscitando reazioni rabbiose.
Ci saranno ripercussioni sull’offensiva?
È intanto un’umiliazione e un rovescio. L’unità svolgeva un ruolo di comando-controllo coordinando una task force schierata per imporre il blocco davanti a Odessa.
Dovrà essere rimpiazzata. L’affondamento aumenta i rischi per un’eventuale operazione di sbarco, una manovra che doveva appoggiare una possibile avanzata terrestre da Est a chiudere la città nella morsa. C’erano però dubbi sulle reali capacità di Mosca di lanciare l’assalto anfibio su una spiaggia ben protetta e ora la presenza di missili (anche se non numerosi) rende tutto più complicato. Tuttavia gli analisti ritengono possa essere minore l’impatto sul massiccio schieramento che Putin sta concentrando nella zona sud-sudest. Per loro la fine della nave, prestigiosa ma non più moderna, non fermerà i tank.
(da Corriere della Sera)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
A TENERE IMPEGNATI CIRCA QUINDICIMILA SOLDATI RUSSI SONO POCO PIÙ DI DUEMILA MILITARI UCRAINI… I RUSSI HANNO BOMBARDATO LA CITTÀ CON MISSILI CRUISE E GLI ULTIMI DIFENSORI VEDONO SOLTANTO UNA POSSIBILITÀ: KIEV DEVE INVIARE NUOVE FORZE
A guidare le prossime manovre russe sul campo sarà la nave affondata dagli ucraini davanti a Odessa. L’incrociatore era considerato strategico per l’assalto finale delle truppe di Vladimir Putin, e ora lo zar si sente autorizzato ad alzare il tiro sulle città che stanno bloccando la sua avanzata. Prima tra tutte Mariupol, data ogni giorno per spacciata, e invece – nonostante sia drammaticamente distrutta e con migliaia di vittime -, ancora nelle mani di una resistenza eroica.
«Noi non ci arrendiamo, si vergogni chi ha disertato», spingono sul morale delle truppe i due protagonisti della battaglia nella città martire: Denis Prokopenko, colonnello del reggimento Azov, e il maggiore Serhiy Volyna, comandante della 36esima brigata dei Marines ucraini.
Spiegano in un video pubblicato su Youtube che sono riusciti a unire le forze e che stanno combattendo insieme.
I CRUISE
In risposta, la Russia sta colpendo duro e, per la prima volta, ha messo in campo due bombardieri strategici, un Tu-95 e un Tu-160, che hanno attaccato ieri Mariupol con missili cruise. A dare la notizia è stato il portavoce della Difesa ucraina, Oleksandr Motuzianyk.
«La città è stata colpita mentre gli aerei sorvolavano la regione russa di Krasnodar. Impiegati nel bombardamento anche aerei Tu22M3», ha spiegato, aggiungendo che ora Mosca sta concentrando gli sforzi nelle città di Rubizhne, Popasna e di Mariupol.
La battaglia, dunque, non si ferma, continua in ogni angolo della città devastata, e rappresenta anche la sfida chiave per la Russia.
A tenere impegnati circa quindicimila soldati di Mosca sono, infatti, poco più di duemila militari ucraini, forse anche qualcuno in meno
Da Kiev negano questi numeri, ma la situazione è realmente drammatica. Il comandante della 36/a brigata della Marina ucraina, maggiore Serhiy Volyna, ha chiesto al governo di Kiev di «sbloccare Mariupol il prima possibile, militarmente o politicamente», perché – ha dichiarato – da ieri mattina «sono in corso feroci combattimenti, i russi avanzano in modo aggressivo. Non abbiamo intenzione di arrenderci, ma la situazione sta precipitando».
Intanto, le truppe rimaste, appena qualche migliaio, continuano a rimanere asserragliate soprattutto nella ridotta della grande acciaieria Azovstal, che con la sua rete di tunnel consente di sfuggire agli assalti nemici.
Gli ultimi difensori di Mariupol, a questo punto, vedono soltanto una possibilità, ed è che da Kiev arrivino nuove forze, che la Capitale intervenga per «sbloccare la situazione il prima possibile. Militarmente o politicamente».
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
LA DIRETTRICE DI RT, FIORE ALL’OCCHIELLO DEL PUTINISMO: “NESSUNA GRANDE NAZIONE PUÒ ESISTERE SENZA IL CONTROLLO SULLE INFORMAZIONI”
«All’interno di Russia Today ci sono delle regole che ho stabilito
io», disse nel 2018 Margarita Simonyan, direttrice di RT, la ex Russia Today, un tempo fiore all’occhiello del putinismo, ampiamente rilanciata in Europa, specie nelle reti social populiste, oggi sanzionata e bandita da tutta l’Unione europea. «So che non mi crederete, ma ho proibito ad esempio di invitare persone che possano promuovere strane teorie, a me non piacciono».
E a proposito di strane teorie, ieri l’altro Simonyan, parlando nello show tv serale di Rossiya-1, ha esposto la più incredibile e clamorosa teoria di Stato russa sulla necessità delle censura sui media. Non le è scappato, l’ha teorizzato, anche in maniera provocatoria, con battutine e risolini. Un po’ come Jack Nicholson nelle vesti del generale cattivo del film Codice d’onore, che al processo dice incredibilmente la verità: sì, l’ho fatto pestare io quel soldato. Simonyan ha esposto questo ragionamento: «Abbiamo avuto due periodi nella nostra storia di censura limitata o assente, dal 1905 al 1917, ricordiamo come è finita, e durante la Perestrojka e gli anni ’90 successivi, ricordiamo come è finita, è finita con il crollo del Paese».
Poi ha proseguito: «Nessuna grande nazione può esistere senza il controllo sulle informazioni. Chi ci ha fatto aggiungere alla nostra costituzione che la censura è vietata, lo ha capito benissimo». La tirata contro l’occidente e la sua “libertà” è continuata così: «Loro che ci hanno insegnato per decenni, no no no, la società deve essere libera, un’economia sviluppata non può esistere senza un sistema politico sviluppato o un sistema politico libero, tutto questo è spazzatura totale». E ha concluso memorabile: «Guardate solo la Cina, vi piace l’economia cinese? A me piace. Hanno qualche libertà? Nella vita politica del loro Paese, nella vita informativa del Paese? No, non ce l’hanno e non l’hanno mai avuta. Forse non è male, forse è una buona cosa». Viva la censura.
Detto dalla direttrice di una tv.
È bizzarro – dopo il mare di propaganda russa con cui hanno spinto e sostenuto tutti i partiti populisti in Europa, anni e anni di fake news e disinformazione in Occidente – ma tocca ora ai propagandisti russi dire incredibilmente la verità. Perché non si trattengono più.§Comparendo nel talk show di Vladimir Solovyov, Simonyan ha anche descritto le operazioni segrete della Russia per continuare nella infowar del Cremlino aggirando vari blocchi da parte di YouTube e di altre piattaforme in Europa e Stati Uniti: in sostanza, continuando a diffondere propaganda russa in Occidente ma nascondendo il fatto che si tratta di propaganda russa: «Stiamo diffondendo i nostri contenuti – ha detto – non col nostro brand, in strade faziose. Ottiene tre milioni di audience, tre giorni dopo l’intel se ne accorge e lo chiude. Non divulgherò altri dettagli, per non aiutare la loro intelligence».
L’Occidente per anni l’ha quasi coccolata, come tutto quello che aveva a che fare col putinismo: un mix di repulsione e attrazione. La ragazza povera di Krasnodar. La figlia di un operaio. Ha studiato in America. Ha lavorato al mercato. Nel 2018 fu inserita da Forbes nella lista delle donne più potenti del mondo, anche in ottima posizione, cinquantaduesima, dietro a Hillary Clinton e a Beyoncé. Nientemeno.
La realtà è che, dietro questi servizi patinati, Simonyan diffondeva e organizzava quella che per l’Ue adesso è una formidabile macchina di bugie e propaganda, dall’assedio di Beslan alla Cecenia, dall’invasione della Crimea all’abbattimento (da parte dei russi) dell’aereo malese in Donbass. Aveva appena 25 anni (oggi ne ha 42) quando fu scelta come prima direttrice donna di Russia Today. Il presidente francese, Emmanuel Macron, in faccia a Putin la definì un’agenzia di «propaganda bugiarda».RT, che negli anni ha eretto a suoi miti e presenze fisse Julian Assange, ha avuto ospiti sistematici Jeremy Corbyn e Nigel Farage, in Italia Beppe Grillo e Di Battista, in America il generale trumpiano Michael Flynn. Nel 2017 fu declassificato un report dell’intelligence americana che sosteneva che RT era stata strumento di ingerenza del governo russo nelle elezioni presidenziali americane per ribaltare il voto a favore di Donald Trump. Simonyan è stata sanzionata nella prima tornata delle nuove sanzioni a ufficiali russi per la guerra di Putin all’Ucraina, assieme a Maria Zakharova, la portavoce di Serghey Lavrov.§Cosa che non l’ha trattenuta dal sostenere tesi come questa: «Con mio orrore, con mio rammarico, una parte considerevole del popolo ucraino si è rivelata inghiottita dalla follia del nazismo» (7 aprile, talk show trasmesso sul canale NTV). L’11 aprile, all’indomani di una cena offerta a Mosca dal ministro degli Esteri Lavrov, Simonyan postò la foto del bigliettino che era sul tavolo accanto al menù di ogni commensale, con su scritto «sanzionato: sì», o «sanzionato no». Che «umorismo», commentò Margarita.
(da La Stampa)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
LA PROTESTA SULLA FIANCATA DELLA NAVE CON I COLORI DELL’UCRAINA
A bordo di due gommoni, gli attivisti di Greenpeace, hanno protestato contro una petroliera di fronte alla baia di Santa Panagia, vicino a Siracusa.
La petroliera “Scf Baltica“, secondo quanto riporta l’organizzazione ambientalista, sarebbe salpata l’1 aprile dal porto russo di Primorsk con un carico di 110 tonnellate di greggio.
I manifestanti oggi pomeriggio hanno scritto “Peace not oil” (Pace non petrolio) sulla fiancata della nave con i colori blu e giallo dell’Ucraina.
I responsabili hanno scritto sui propri canali social: «Bisogna abbandonare tutte le fonti fossili che alimentano guerre e cambiamenti climatici». La manifestazione si è svolta con l’aiuto della nave “Rainbow warrior III“. Non è la prima azione della Rainbow warrior, anche lo scorso mese aveva manifestato contro la stessa petroliera nel mar Baltico.
«La dipendenza energetica da petrolio, gas fossile e carbone alimenta conflitti e guerre in tutto il mondo oltre che – ha dichiarato Federico Spadini, della campagna clima di Greenpeace Italia – essere la principale causa dei cambiamenti climatici e della devastazione ambientale del nostro Pianeta». Spadini ha poi denunciato quella che a suo avviso è l’ipocrisia dell’Unione Europea: «Da un lato condannano l’invasione russa dell’Ucraina, dall’altro continuano a finanziare il conflitto attraverso l’acquisto di combustibili fossili, che significa nuove entrate per le casse del governo di Putin».
Secondo le stime di Greenpeace, infatti, gli stati membri hanno speso dall’inizio della guerra oltre 33 miliari di euro per importazioni di gas fossile, petrolio e carbone dallo stato russo. Secondo Spadini «l”Unione europea deve investire in una transizione energetica basata su fonti rinnovabili, infrastrutture di distribuzione efficienti, risparmio energetico per le abitazioni e il settore industriale »
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
“NON PUO’ SBARCARE AD ODESSA”
Il professor Michael Petersen, direttore del Russia Maritime Studies
Institute al dipartimento studi strategici dello US Naval War College, in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica spiega che Vladimir Putin e la Russia rischiano altre umiliazioni dopo l’affondamento della Moskva: «È dall’inizio della guerra che la Russia sottovaluta le forze ucraine. Adesso ne paga le conseguenze».
Anche se gli ucraini temono rappresaglie, sarà difficile ora per Mosca organizzare uno sbarco a Odessa: «Chi ha in mente un’operazione tipo sbarco in Normandia deve ricredersi: servono molti uomini per una missione simile a Odessa e la Russia non ne ha abbastanza. Potrebbe utilizzarne al massimo 3-4 mila da bordo delle sue navi e ci sarebbero enormi difficoltà logistiche per sostenerli dopo lo sbarco. L’avanzata lungo la costa sembra essersi bloccata a Cherson. E il grosso delle forze è stato spostato nel Donbass».
Secondo Petersen la data del 9 maggio non sarà quella della proclamazione della vittoria: «Ne dubito. Gli piacerebbe, per spacciarlo come una vittoria, ma mancano appena tre settimane, in cui l’Ucraina continuerà a ricevere armi dall’Occidente. E le forze di Kiev sembrano ringalluzzite».
Infine, sul rischio di una risposta armata: «Non sappiamo cosa gli dicono i suoi generali, ma non avranno potuto addolcire una pillola così amara. Può darsi che Putin sia tentato da una escalation. Ma è una mossa che rischia di provocare risposte anche da parte occidentale, procurandogli ulteriori umiliazioni».
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2022 Riccardo Fucile
TRE LEONI DA TASTIERA IDENTIFICATI
Sono stati individuati grazie a un’indagine della Polizia coordinata dalla Procura di Roma i presunti autori di minacce contro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio
Tre persone risultano coinvolte a Milano, Vicenza e Udine: la Polizia di Stato, nell’ambito di un’indagine avviata dal Servizio Polizia Postale e coordinata dalla Procura di Roma, con gli operatori dei compartimenti Polizia Postale di Milano, Trieste e Venezia, insieme a personale delle Digos di Milano, Vicenza e Udine hanno eseguito tre perquisizioni delegate a carico di internauti nei cui confronti sono stati riscontrati elementi indiziari tali da farli ritenere autori della pubblicazioni di messaggi minatori rivolti al ministro degli Esteri.§
In particolare, in seguito alla pubblicazione su Twitter da parte del titolare della Farnesina di dichiarazioni in merito al conflitto in atto, è stata riscontrata la presenza di vari messaggi di risposta: “Muori male, e magari per mano del popolo.”, “Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare”, “Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco”.
E ancora, all’interno di canali riservati Telegram e pagine social VK, la Polizia Postale ha individuato ulteriori messaggi minatori tra i quali, ad esempio, quello pubblicato all’interno di un canale di propaganda filo russa che recita: “Ma un cecchino…che ci ammazzi i 4 distruttori dell’Italia, non ce lo possiamo mandare?
Le perquisizioni sono state eseguite nelle città di Milano, Vicenza e Udine e hanno permesso di riscontrare sui telefoni la presenza degli account anonimi utilizzati per l’inoltro dei messaggi oggetto delle indagini.
(da NextQuotidiano)
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