Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
RIMETTE A POSTO SALVINI E MELONI (“IL CENTRODESTRA SENZA FORZA ITALIA NON ESISTE”) E POI TUONA CONTRO “MAD VLAD”: “ANZICHÈ PORTARE LA RUSSIA IN EUROPA, L’HA PORTATA NELLE BRACCIA DELLA CINA. PECCATO, PECCATO! DI FRONTE ALL’ORRORE DEI CRIMINI DI GUERRA A BUCHA, LA RUSSIA NON PUÒ NEGARE LE SUE RESPONSABILITÀ”
«Oggi è una nuova discesa in campo, siamo importanti per futuro Italia. Rimarremo saldi
nel centrodestra. Ma senza di noi il centrodestra non esiste: Fratelli d’Italia ha perso un’occasione a non entrare nel governo. Sono deluso e addolorato gravemente dal comportamento di Vladimir Putin». Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi torna sul palco dopo quasi due anni e mezzo di assenza e carica le centinaia di sostenitori che lo aspettano all’hotel Parco dei Principi Roma.
L’accoglienza in sala è trionfante: «Non andate avanti perché mi viene male al cuore. Il vostro applauso il vostro calore mi fa venire male al cuore», esordisce il leader forzista. «Siamo riusciti a evitare presa potere da parte della sinistra comunista», sottolinea.
E poi l’affondo sul presidente russo (mai attaccato esplicitamente dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina), a cui Berlusconi è stato un tempo legatissimo: «Non posso e non voglio nascondere di essere profondamente deluso e addolorato dal comportamento di Vladimir Putin, che si è assunto una gravissima responsabilità di fronte al mondo intero. Io l’avevo conosciuto vent’anni fa e mi era sempre sembrato un uomo di democrazia e di pace».
E poi: «L’aggressione all’Ucraina, anzichè portare la Russia in Europa, l’ha portata nelle braccia della Cina. Peccato, peccato! Di fronte all’orrore dei massacri di civili a Bucha e in altre località ucraine, veri e propri crimini di guerra, la Russia non può negare le sue responsabilità — attacca il presidente di FI —. Dovrebbe al contrario, nel suo stesso interesse, identificare e mettere sotto processo i responsabili di comportamenti che il diritto e la morale considerano inaccettabili anche in tempo di guerra».
Il Cavaliere affronta anche il rapporto con gli alleati e avverte: «In questa alleanza del centrodestra noi siamo ovviamente determinanti. Lo siamo sul piano dei numeri, perché senza di noi non esiste nessuna maggioranza possibile, né di destra né, per assurdo, di sinistra. Ma soprattutto siamo determinanti sul piano delle decisioni politiche, il che conta ancora di più. Noi dunque rappresentiamo il centro».
Era il 19 ottobre del 2019 quando il Cavaliere fece l’ultima apparizione in presenza, alla grande manifestazione voluta da Salvini «Orgoglio italiano» alla quale parteciparono lo stesso Cavaliere e Giorgia Meloni, in una piazza San Giovanni piena e arrembante , quella che credeva in una coalizione unita che avrebbe vinto amministrative e regionali prima di contorcersi, dividersi, quasi separarsi dopo i passaggi traumatici della nascita del governo Draghi e della rielezione di Sergio Mattarella.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
LA CITTA’ A 70 CHILOMETRI DA KIEV RICONQUISTATA DAGLI UCRAINI…UNA DONNA VIOLENTATA E POI SGOZZATA DAI RUSSI
Dopo Bucha e Borodyanka, nuovi crimini di guerra vengono scoperti dalle truppe di Kyiv man mano che avanzano nelle città liberate dopo l’occupazione russa: l’ultimo drammatico bilancio arriva da Makariv, 70 chilometri a est di Kyiv, dove secondo un primo bilancio sono stati ritrovati 132 corpi di civili.
Il sindaco del piccolo centro da 10mila abitanti Vadano Tokar ha dichiarato all’Ansa: “Ci sono state diverse torture, con cadaveri rinvenuti con le mani legate, e almeno due casi di donne stuprate e poi uccise: una di queste è stata sgozzata. Abbiamo trovato i corpi”.
Immagini che si sovrappongono perfettamente allo scenario documentato a Bucha e che suggeriscono come quella di torturare i civili inermi non sia stata un’eccezione ma la norma per l’esercito di Mosca. Il ministero della Difesa ucraino parla di Makariv come di una città “semidistrutta”.
Secondo l’Onu sono almeno 1.766 i civili rimasti uccisi in Ucraina dallo scorso 24 febbraio. I feriti sono almeno 2.383.
L’ufficio del procuratore generale ucraino segnala 176 bambini deceduti per via dei bombardamenti. Intanto in mattinata sono riprese le evacuazioni dei civili a Kramatorsk dopo l’attacco russo di ieri alla stazione ferroviaria che ha causato almeno 30 morti. Decine di persone sopravvissute al bombardamento – raccontano i cronisti di France Presse – hanno passato la notte in una vicina chiesa protestante, e questa mattina sono partiti verso l’ovest del Paese grazie a autobus e treni messi a disposizione e partiti dalla vicina città di Sloviansk.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
DOPO UNA LUNGA CARRIERA NELLA DINAMO KIEV, OGGI COMBATTE COME TANTI ALTRI SPORTIVI UCRAINI: “GLORIA A TUTTI QUELLI CHE SI OPPONGONO AGLI INVASORI”
“Gloria all’Ucraina! Gloria agli eroi!”. E’ il motto ufficiale della Nazionale gialloblù,
contestato dai russi quando ancora la guerra era “un’affare privato” tra le due nazioni, un conflitto limitato ai confini della Crimea che il mondo ignorava.
In questi giorni abbiamo visto più di uno sportivo o ex atleta professionista imbracciare il fucile e combattere l’invasore. Tra questi, anche un vincitore del Pallone d’Oro, Igor Belanov. Lo conquistò nel 1986, succedendo a Michel Platini e precedendo Ruud Gullit.
Arrivò davanti a Gary Lineker ed Emilio Butragueno, rappresentando la nazione che oggi cerca di sterminare il suo popolo, quell’Unione Sovietica che ancora si aggrappava a un muro che pure dava ampi segni di sgretolamento. All’epoca il premio di France Football era riservato a giocatori europei, quindi Diego Maradona, fresco campione del Mondo con l’Argentina, non poteva vincerlo. Ma la concorrenza era comunque agguerrita: da Marco Van Basten, allora ancora all’Ajax, agli stessi Platini e Gullit.
E poi quell’Helmuth Duckadam che parò 4 rigori in finale di Coppa Campioni regalando il trionfo alla Steaua Bucarest sul Barcellona di Bernd Schuster.
Ma ad alzare il più prestigioso riconoscimento individuale fu proprio l’attaccante nato a Odessa nel 1960, che mosse i primi passi nel Chornomorets prima di passare, nel 1985, alla Dinamo Kiev del Colonnello Lobanovski, lo “scopritore” di Andriy Shevchenko.
Con la Dinamo Belanov vinse il campionato sovietico piazzandosi al secondo posto nella classifica marcatori con 10 reti, guidando invece con 5 quella di Coppa delle Coppe, vinta in finale 3-0 sull’Atletico Madrid (a segno anche il poi juventino Zavarov e un’altra leggenda del calcio dell’Urss, Oleg Blokhin, pure lui ucraino).
Al Mondiale 1986 Belanov giocò solo saltuariamente e la sua Nazionale, che pure poteva contare su Aleinikov (pure lui sbarcato poi in Serie A con Juve e Lecce), Protasov e Blokhin, dopo aver vinto il girone, uscì negli ottavi col Belgio di Pfaff, Scifo e Ceulemans, battuta 4-3 ai supplementari. La tripletta di Belanov lasciò però il segno nei votanti per il Pallone d’Oro. Quando lo vinse, l’attaccante ucraino ammise onestamente: “So che questo premio è dovuto ai risultati della Dinamo Kiev più che quanto fatto da me a livello individuale. Penso che l’avrebbe meritato di più Zavarov”. Invece lo vinse lui, terzo sovietico a riuscirci dopo Lev Yashin (1963) e Blokhin (1975).
La sua carriera dopo la vittoria parigina assunse una parabola discendente. Giocò l’Europeo 1988, era in campo in quell’Olanda-Urss passata alla storia per uno dei gol più belli della storia del calcio, la conclusione al volo di Van Basten. Pochi ricordano però che Belanov, sull’1-0 per l’Olanda (gol di Gullit) si fece parare il rigore del possibile pareggio da Van Breukelen. Igor avrebbe poi dovuto arrivare in Italia: aveva già raggiunto un accordo col Genoa, che lo avrebbe dato in prestito all’Atalanta di Mondonico.
Ma si mise di mezzo il Cremlino, con una regola che impediva ai giocatori sotto i 29 anni di giocare all’estero. Appuntamento rimandato quindi al compimento del 29° compleanno, quando firmò col Borussia Monchengladbach.
Chiuse quindi la carriera con l’Eintracht Braunschweig e in patria, ora l’indipendente Ucraina, con il suo primo club, il Chornomorets e infine con l’Azovetz Mariupol.
Negli ultimi tempi Belanov viveva a Odessa, dove aveva aperto una scuola calcio. Ora, come tanti suoi connazionali, lotta non per battere difensori e portiere avversari, ma per fermare l’eccidio russo ai danni del suo popolo.
A 61 anni si è fatto fotografare col fucile in spalla, più fiero di quell’arma che suo malgrado deve imbracciare di quanto non lo sia mai stato per il Pallone d’Oro. “Ho giocato con orgoglio per l’Unione Sovietica e sono sconvolto da questa guerra” ha detto Belanov.
“Pace all’Ucraina, e Gloria a tutti coloro che affrontano gli occupanti che coraggiosamente sono venuti a distruggere la nostra terra e il nostro libero, eroico popolo! Credendo nella nostra rapida vittoria! Gloria all’Ucraina” ha proseguito Igor
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
SUL SUO CORPO RINVENUTI 11 CAMPIONI DIVERSI DI SPERMA. LA PICCOLA E’ STATA AGGREDITA E VIOLENTATA DAI MILITARI RUSSI DOPO AVER ASSISTITO ALL’ESECUZIONE DEI SUOI GENITORI … LA RABBIA DELLA REPORTER: “IL MIO ODIO NON BOLLE PIÙ! BRUCIA COME UN RAZZO AL FOSFORO”
In queste sei settimane di guerra in Ucraina, le denunce e le immagini di civili torturati (anche carbonizzati) e uccisi sono state numerose.
La Russia continua a negare simili atrocità e accusa il governo di Zelensky di continue e “nuove provocazioni che coinvolgono civili sullo stile dello scenario di Bucha“, la cittadina di 30mila abitanti a nord di Kiev dove nei giorni scorsi, dopo il ritiro dei soldati di Putin, sono stati ritrovati decine di cadaveri in strada e nelle case con le mani legate
Alcuni anche bruciati per evitare di essere ritrovati. I corpi di donne martoriati con colpi d’arma da fuoco nelle parti intime e parzialmente carbonizzati. Quelli di una decina di uomini, con le mani legate dietro la schiena, uccisi nel giardino di un condominio in quella che sembra essere una esecuzione. E poi ancora: “Bambini con le mani legate dietro la schiena e un colpo di pistola sparato in testa. Stiamo parlando di bambini” e altre accuse relative a ”donne stuprate e uccise, fatte a pezzi”.
Le testimonianze dell’orrore della guerra vanno però avanti e una delle ultime, quella di Alina Dubovska, giornalista di Public, un media di Rivne, città nella zona occidentale dell’Ucraina, è raccapricciante.
Dubovka attraverso i social, racconta quanto accaduto nelle scorse settimane a Irpin, città della regione di Kiev assediata dai russi fino al ritiro di qualche giorno fa con il Cremlino che rivendica la scelta come “gesto di buona volontà” per i negoziati.
La fonte della giornalista è una parente incinta che dopo quanto appreso avrebbe avuto un aborto spontaneo. La testimonianza riguarda una bambina di nove anni che sarebbe stata violentata da numerosi soldati russi prima di essere uccisa solo dopo che sul suo corpo, sventrato, è stata incisa la lettera “Z”, simbolo “dell’operazione militare speciale” di Vladimir Putin.
La piccola sarebbe stata aggredita e stuprata dall’esercito invasore dopo aver assistito all’esecuzione dei due genitori. Così sarebbe stata violentata da almeno undici militari (perché dagli esami successivi effettuati sul corpo della bimba sarebbero emersi undici campioni diversi di sperma) che le avrebbero successivamente inciso la lettera Z sul petto, squarciandole la pancia. “Il mio odio non bolle più! Brucia come un razzo al fosforo” conclude la giornalista.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
SENZA GLI UCRAINI IL PATRIARCATO DI MOSCA È POCA COSA, PERDE LA POSSIBILITÀ DI PRESENTARSI COME ALTERNATIVA AL PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI
Se si guarda a Kirill, patriarca di tutte le Russie, sembra di venire trasportati indietro nel
tempo. Non sono solo le parole, decisamente desuete, con cui ha benedetto l’invasione dell’Ucraina, considerata una «guerra metafisica contro le forze del male» (in questo caso rappresentate dal degrado morale dell’occidente), o con cui ha approvato ogni forma di combattimento dei soldati russi «per difendere la loro patria» dopo la scoperta degli orrori perpetrati a Bucha.
Desueta è anche la sua vita: figlio e nipote di preti, destinato quindi a fare carriera nella chiesa ortodossa – a partire da Leningrado, sua città natale, che è la stessa di Putin – e a farla come fedele alleato dello stato, quale esso sia.
In questa storia apparentemente lineare si intrecciano però anche elementi diversi: suo nonno è stato relegato da Stalin nei terribili gulag delle isole Solovki, accusato di fare attività religiosa, cioè di non essersi allineato alle direttive del regime comunista. Vladimir invece – è questo il nome laico di Kirill – nel regime si trova benissimo, tanto da diventare negli anni settanta agente del Kgb. La sua carriera religiosa avviene quindi sempre sotto l’ombrello protettore della politica, e in particolare dell’amico personale Putin.
Kirill, dopo la nomina a patriarca di Mosca nel 2009, sa bene come si deve muovere un capo religioso di questi tempi, e si distingue come paladino della pace. Dal 2006 è co-presidente della Conferenza mondiale religiosa per la pace e, forse anche in tale veste, nel 2011 si reca in Siria alle soglie del conflitto, rivolgendosi ai contendenti con un appello: «Si può risolvere ogni problema pacificamente, con il dialogo. L’essenziale è che non venga versato sangue».
Nel 2012 promuove un viaggio in Polonia per rappacificarsi con gli ortodossi polacchi. Infine, nel 2016, l’incontro a Cuba con papa Francesco lo lancia anche come protagonista dell’ecumenismo. Ma si tratta di una facciata piena di crepe: Kirill non ha remore nell’appoggiare la campagna di riabilitazione di Stalin, e comincia a pregare pubblicamente perché alla santa Russia non venga meno la chiesa ucraina, dove ormai gli ortodossi sono divisi in tre comunità, di cui una sola ancora legata a Mosca
Non è una questione di poco peso: per gli ortodossi russi il legame con Kiev, luogo di fondazione della loro chiesa, è simbolicamente fondamentale, e così più in concreto l’appartenenza alla loro chiesa delle popolose e ferventi comunità ucraine: senza gli ucraini il patriarcato di Mosca è poca cosa, perde la possibilità di presentarsi come alternativa al patriarca di Costantinopoli.
Si può considerare vero il suo ecumenismo? Ha senso che il papa continui a dialogare con lui? L’ecumenismo si deve basare sull’onestà degli intenti di quanti, al di là dei secolari conflitti teologici, condividono la fede in Cristo. E si può considerare cristiano chi pensa che il matrimonio omosessuale è segno dell’avvicinarsi dell’apocalisse, mentre benedice orribili eccidi di innocenti?
(da il Resto del Carlino)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
TRA AEREI, VILLE, E YACHT, ROMAN SPENDE 750.000 DOLLARI A SETTIMANA…PER QUESTO AVREBBE CHIESTO A CIASCUNO DEI SUOI AMICI AMERICANI UN PRESTITO DA 1 MILIONE DI DOLLARI… E NON E’ L’UNICO OLIGARCA A PASSARSELA MALE
Un giorno, all’inizio degli anni Duemila, Roman Abramovich si ritrovò a desiderare un piatto di sushi dal suo ristorante giapponese preferito, Ubon, a Canary Wharf a Londra. Sfortunatamente si trovava a Baku, la capitale dell’Azerbaigian , a circa 4.000 chilometri di distanza.
Ma quando sei un oligarca russo con miliardi in banca, questi piccoli ostacoli sono facilmente superabili. E così un aiutante è stato incaricato di effettuare un ordine di 1.400 euro di prelibatezze per il capo e i suoi amici.
La cena è stata prelevata da una limousine con autista, traghettata all’aeroporto di Luton, caricata su un jet privato e trasportata attraverso l’Europa fino al luogo in cui Abramovich stava aspettando, con le bacchette in mano. Al prezzo finale stimato di 48.000 euro, deve essere considerato il cibo da asporto più costoso della storia.
Quando vivi questo tipo di stile di vita da cartone animato opulento per più di due decenni, deve essere un bel colpo avere il cucchiaio d’argento strappato via. Ma questo è proprio quello che è successo al proprietario del Chelsea FC dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Con i suoi beni congelati sia dal Regno Unito che dall’UE a causa dei suoi legami con il Cremlino, Abramovich, 55 anni, si è ritrovato tagliato fuori dalla maggior parte della sua fortuna di 7,6 miliardi di euro (in calo rispetto agli 13,3 miliardi di euro all’inizio della guerra).
In effetti, questa settimana è stato riferito che le cose stanno andando così male che il miliardario si è ridotto a chiedere prestiti agli amici
Secondo quanto riferito, Abramovich si è avvicinato a una serie di ricchi contatti negli Stati Uniti, dal produttore di Hollywood Brett Ratner ai membri della plutocratica famiglia Rothschild, chiedendo 1 milione di dollari a testa per permettergli di pagare il suo conto settimanale di 750.000 dollari per il personale, anche se l’oligarca nega queste affermazioni.
erché, ovviamente, uno degli svantaggi di possedere un portafoglio di case in tutto il mondo, una flotta di cinque superyacht e almeno tre jet privati è l’enorme costo della loro manutenzione.
Lo stipendio di un capitano di yacht di prim’ordine da solo può costare di 260.000 euro all’anno, poi c’è l’esercito di ufficiali, ingegneri, marinai, hostess e chef che compongono l’equipaggio. L’Eclipse di 550 piedi, con le sue 24 cabine e la coppia di eliporti, ha un equipaggio di non meno di 70 persone. I palazzi richiedono governanti, maggiordomi, addetti alle pulizie e giardinieri.
I jet privati hanno bisogno di piloti e personale di bordo. E questa complessa sovrastruttura deve essere controllata e amministrata da un team di contabili. E Abramovich non è affatto l’unico oligarca che risente del colpo.
Il suo vecchio amico Petr Aven, l’uomo sul cui yacht Abramovich è stato presentato per la prima volta al suo defunto partner Boris Berezovsky nel 1995, si è lamentato di essere un membro dei nouveau pauvres (nuovi poveri).
Aven, 67 anni, direttore della più grande banca privata russa che ha guadagnato 5,4 miliardi di euro dagli investimenti petroliferi, non ha mai imparato a guidare e ora è costretto a pensare alla vita senza autista. Prima che arrivassero le sanzioni, sua moglie girava per i bancomat di Londra cercando di ritirare il maggior numero di contanti, ma non basteranno a lungo.
«Mi sarà permesso avere un addetto alle pulizie o un autista?» ha chiesto Aven in un’intervista il mese scorso. «Io non guido una macchina. . . forse guiderà la mia figliastra. Non capiamo come sopravvivere».
A Virginia Water, nel Surrey, Aven – cresciuto in un appartamento comune a Mosca con cucina e bagno condivisi da otto famiglie – ha una proprietà ancora più salubre, un palazzo neo-palladiano immerso in 8,5 acri di prati verdi. Nel parco, ‘Reclining Figure’, un nudo in bronzo lungo 8 piedi del compianto scultore britannico Henry Moore, che ha acquistato per 19 milioni di sterline, ha un posto d’onore.
All’interno della casa, la collezione d’arte multimilionaria di Aven comprende dipinti di maestri russi come Kandinsky e Chagall. Non che possa svendere nessuno di questi beni per raccogliere soldi, ovviamente. Le sanzioni lo vietano.
Anche il socio in affari di Aven, Mikhail Fridman, del valore di 14,2 miliardi di euro, si è lamentato della sua nuova vita da povero. Parlando al quotidiano spagnolo El Pais, ha detto: «Le autorità del Regno Unito dovrebbero darmi una certa somma così che possa andare in taxi e comprare cibo, ma sarà una cifra molto limitata in relazione al costo della vita a Londra».
«Non posso nemmeno pagare in un ristorante. Devo mangiare a casa e sono praticamente agli arresti domiciliari».
(da Daily Mail)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
BISOGNA ORGANIZZARSI DA SOLI, SENZA VIE UFFICIALI, E RAGGIUNGERE LEOPOLI, DOVE SI RADUNANO I SOLDATI VOLONTARI
«Vuoi andare a combattere in Ucraina? L’Italia lo vieta ma…». Lo spiraglio aperto lo lascia
una delle funzionarie dell’ambasciata ucraina a Roma. Non può dire troppo di più perché il palazzetto che si trova in via Guido d’Arezzo è presidiato da due militari italiani che guardano e ascoltano tutto. Impossibile entrare, lo stesso personale ucraino non si fida.
Sul citofono ci sono due pulsanti: uno in italiano e l’altro in caratteri cirillici. Suono mentre c’è un viavai di persone. «Italiyska», dicono tra loro. Subito dopo esce un militare dell’esercito ucraino che vuole sapere cosa vogliamo.
Non parla italiano ma non ci toglie gli occhi di dosso. Scruta ogni movimento e si fa tradurre tutto dalla signora che ci dà indicazioni. «Vorrei sapere come entrare a far parte della Legione Internazionale dell’Ucraina». «Per gli italiani è vietato», risponde subito la ragazza che si è fermata a parlare con noi sull’uscio. Poi, dietro le nostre insistenze, si sbottona un po’: «È vietato ma…».
Dietro quel ma ci sono un mondo di possibilità. Il primo approccio è molto deciso: «Gli italiani non si possono arruolare, la legge italiana lo vieta». Ci giriamo un po’ intorno, cercando un pertugio. «Ma un modo per andare ci sarà?».
«Beh…se vuole…». A quel punto parla più piano si guarda un po’ intorno e ci apre una strada per andare a combattere in Ucraina: «Dovrebbe organizzarsi da solo, senza vie ufficiali. Cioè dovrebbe raggiungere da solo l’Ucraina. A quel punto, una volta arrivato in una delle città più grandi, c’è la possibilità di arruolarsi come soldato volontario».
Tra l’altro le selezioni di volontari pare non siano così accurate. Dunque, aggirare i divieti, è possibile. Nessuno lo mette nero su bianco ma basta toccare i tasti giusti per sentirsi dire «non si può fare ma se lei lo fa di sua iniziativa…». Tradotto non la fermerà nessuno.
Eppure, prima del piccolo incidente con la Farnesina, il sito fightforua, messo online dal Ministero della Difesa ucraino, che dà indicazioni su cosa debbano fare gli stranieri che vogliono arruolarsi nella Legione di difesa ucraina, dava libero accesso anche agli italiani. Ora cliccandoci sopra l’Italia è sparita dalla lista dei paesi, ma il vademecum è ancora lì, utilissimo per chi decide di effettuare il viaggio fai da te.
Il primo step prevede di «rivolgersi all’ambasciata dell’Ucraina del proprio paese, puoi seguire tre strade: andare in ambasciata; chiamare; scrivere una mail».
Il secondo riguarda l’esperienza in campo militare o in agenzie di sicurezza: «I documenti e il tipo di equipaggiamento di cui hai bisogno. Carta d’identità o passaporto; documenti che attestino lo svolgimento del servizio militare o attività in agenzie di sicurezza e la partecipazione in operazioni militari».
Il terzo passo prevede il colloquio in ambasciata con il responsabile della Difesa e l’avvio delle procedure per ottenere il visto con il console. Il punto quattro riguarda la domanda di ammissione: «È possibile scrivere una domanda di ammissione alla Difesa territoriale delle forze armate dell’Ucraina per il servizio militare con contratto su base volontaria».
In sostanza, il candidato viene informato che non dovrà sostenere spese né per il vitto né per l’alloggio una volta al fronte. Viene poi consigliato al volontario – se è nelle sue possibilità – di portare con sé abbigliamento tecnico-militare come elmetto e giubbotto antiproiettile. L’indicazione più importante è alla fine dove si specifica che il raduno avviene a Leopoli, a 500 chilometri da Kiev, al confine con la Polonia.
Il suggerimento, soprattutto per chi viene da Roma, è di percorrere la direttrice che attraversa lo stato polacco. Una volta a Leopoli, i volontari potranno beneficiare di vitto e alloggio pagati. Sarebbe previsto anche un rimborso spese. Ma è bene non dirlo davanti ai soldati italiani che ascoltano fuori dall’ambasciata.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
DA UN CRIMINALE ALL’ALTRO, I PRECEDENTI NEL MASSACRO DEI SIRIANI
Si chiama Alexander Dvornikov e secondo la Bbc è la nuova guida militare sul campo della Russia in Ucraina.
È quindi al comando dell’«operazione speciale» lanciata il 24 febbraio da Vladimir Putin. Un funzionario occidentale ha confermato al media britannico che la Russia ha riorganizzato il comando delle operazione dandolo al generale Dvornikov, che ha una vasta esperienza in Siria.
E questo perché c’era uno scarso coordinamento tra i comandi e le forze russe non erano addestrate per quello che hanno trovato sul campo.
Una tesi confermata da Serghej Markov, ex consigliere dello Zar, che in un’intervista a Repubblica ha spiegato che la Russia si attendeva un’accoglienza diversa dagli ucraini e credeva che i militari di Kiev avrebbero disertato presto.
Il generale Dvornikov ha molta esperienza nelle operazioni militari russe in Siria. Ed è stato messo a capo dell’Operazione Speciale anche in vista del 9 maggio, ovvero il giorno che in Russia è festa nazionale e che potrebbe essere quello giusto per annunciare la vittoria.
«C’è un delta tra la logica militare, che sta preparando un’offensiva imponente nel Donbass, e quella politica che si chiede se andare o meno avanti nelle operazioni», ha spiegato il funzionario alla Bbc.
Attualmente la Russia ha poco meno di cento gruppi tattici di battaglione pronti a operare. Questa è la forza sostanziale messa in campo dalla Russia in Ucraina. Che, secondo gli Stati Uniti, è all’85% delle forze a causa delle ingenti perdite subite sul campo.
Intanto l’intelligence militare britannica sostiene che le operazioni militari russe, in Ucraina, «continuano a concentrarsi sulla regione del Donbass, a Mariupol e a Mykolaiv, supportate dai continui lanci di missili da crociera da parte delle forze navali»; e si prevede «che l’attività aerea russa aumenterà nel Sud e nell’Est del Paese a sostegno di questa attività». I servizi segreti dicono anche che i militari russi continuano a colpire i civili ucraini. Mentre le forze armate ucraine hanno impedito ai russi di creare un corridoio tra Mariupol e la Crimea.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
ALMENO 100.000 BAMBINI PORTATI CON LA FORZA OLTRECONFINE
Mezzo milione di ucraini sono stati deportati in Russia. Dove sono destinati a diventare
migranti economici e manodopera a basso costo.
La denuncia è del giornale russo The Insider, che ha raccolto la testimonianza del deputato ucraino Dmitry Lubinets.
Mentre secondo il difensore civico ucraino Tatyana Lomakina fino all’8 aprile sono 400 mila gli ucraini portati a forza in Russia. Lubinets ne conta invece 500 mila, tra cui 100 mila bambini.
Oleg Kadochnikov, vice capo della direzione principale per la migrazione del ministero degli Affari interni della Russia, ha dichiarato che dalle due repubbliche popolari riconosciute da Mosca sono arrivate in Russia 18 mila persone, che hanno già ricevuto la cittadinanza.
Secondo le autorità ucraine invece la maggior parte di loro è stata portata in Russia con la forza. Il sindaco di Mariupol Vadym Boychenko ha dichiarato il 19 marzo che diverse migliaia di residenti sono finiti in alcuni campi di smistamento russi dai quali sono stati successivamente deportati.
«Secondo l’ufficio del commissario per i diritti umani in Ucraina Lyudmila Denisova al momento circa 492mila ucraini sono arrivati con la forza in Russia. Se una persona non ha documenti, le autorità russe non danno l’opportunità di avere quelli ucraini», ha detto Lubinets.
I russi hanno aperto 400 centri di accoglienza temporanea in 35 regioni, ma è impossibile controllarli secondo il quotidiano. Quando i russi prendono una zona, istituisce posti di blocco nelle strade. Se una persona cerca di andarsene lo deportano. A volte riusciamo a concordare corridoi umanitari e i soldati russi lasciano passare le auto, anche se ci sono controlli sui veicoli. Ma anche quando i corridoi sono concordati i soldati a volte fanno cambiare strada ai profughi e li mandano in Russia. Gli ucraini accusano anche la Croce Rossa Internazionale: «Violando tutte le regole, hanno aperto un ufficio di rappresentanza nella regione di Rostov e aiutano a portare le persone in Russia».
A volte ritornano?
Gli ucraini sostengono di non sapere se qualcuno sia stato in grado di tornare dopo essere finito in territorio russo. Ma c’è chi cerca di attraversare i confini verso gli stati baltici o la Bielorussia. Ma in Russia gli dicono: «Trovati un lavoro, prenditi i documenti, ti aiuteremo». E parlano di programmi in Siberia.
Questo, sempre secondo la denuncia del deputato, serve a mandare gli ucraini in città lontane dove non ci sono abbastanza lavoratori per diventare migranti economici: «Ma dal punto di vista del diritto internazionale sono ostaggi».
Nei giorni scorsi il quotidiano The New Voice of Ukraine ha scritto che alcuni dei deportati sono fuggiti proprio in Estonia.
Gli unici collegamenti di trasporto attualmente operanti tra Russia ed Estonia sono i servizi di autobus e secondo quanto riferito da Rait Remmel, membro del Cda della compagnia di autobus Lux Express, ultimamente oltre il 20% dei passeggeri sulla rotta Estonia-Russia sono cittadini di altri Paesi. Il numero di rifugiati ucraini è aumentato. Sono arrivati in Russia da Mariupol e stanno andando in Estonia passando per San Pietroburgo.
Il destino di Marianna
Questo potrebbe essere stato anche il destino di Mariana Vyscemyrska, la ragazza ritratta mentre scappava dall’ospedale pediatrico di Mariupol dopo l’attacco russo. Ora, secondo le fonti ucraine, sarebbe ostaggio dei russi costretta alla propaganda. Come dimostrerebbe un controverso video rilanciato da alcuni siti legati a Mosca, in cui la beauty blogger racconterebbe una versione diversa, secondo cui l’ospedale era stato trasformato in una caserma per i soldati ucraini, invitando a non fare confusione con l’ospedale centrale di Mariupol, dove erano stati trasferiti i civili e le donne incinte. Una versione raccontata senza mai citare le parole “bombe” o attacco. Per questo molti la considerano dettata dai russi.
(da agenzie)
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