Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
PALAMAR, 39 ANNI RIVELA: “I RUSSI HANNO TENTATO UN ATTACCO CON UNA COLONNA A TERRA, MA LI ABBIAMO DISTRUTTI”
Reuters intervista il capitano Sviatoslav Palamar, 39 anni, vice comandante del battaglione Azov, che in questi giorni, come mostrano alcuni video, ha portato cibo ai civili, soprattutto donne e bambini, nascosti nei bunker dell’acciaieria Azovstal. E che oggi sono allo stremo. Palamar parla di Azovstal, enorme complesso industriale che contiene camere sotterranee e tunnel ma soprattutto l’ultimo baluardo della resistenza ucraina a Mariupol.
I militari su indicazione del presidente Putin hanno ridotto in rovina gran parte di Mariupol (strategica per i russi).
«Finché siamo qui e manteniamo la difesa… la città non è loro», ha detto Palamar. Stando al suo racconto, la zona intorno all’acciaieria è stata fortemente bombardata, a un certo punto però le forze russe avrebbero inviato una colonna di armi armati, veicoli corazzati e fanteria che, però, il battaglione Azov avrebbe distrutto.
Le tattiche militari cambiano continuamente: «Siamo circondati. Ora stanno conducendo attacchi aerei», ha detto.
Palamar, che è sposato e ha un figlio, si è rifiutato di dare dettagli precisi sulle operazioni perché, sostiene, potrebbero aiutare il nemico, i russi di Putin.
«Ovviamente le nostre risorse non sono infinite e si stanno esaurendo ogni giorno che passa. La situazione è difficile, ma combatteremo e combatteremo per tutto il tempo necessario», ha spiegato.
Il battaglione Azov, considerato uno degli obiettivi più simbolici della guerra russa, avrebbe avuto più di 500 combattenti feriti.
«Non siamo nelle condizioni di curarli, effettuare un intervento chirurgico è davvero difficile.. le medicine stanno finendo così come cibo e acqua».
Palamar ha precisato, poi, che sono centinaia i civili che si stanno riparando dalla guerra nell’acciaieria. «Portiamo loro cibo e controlliamo il loro stato di salute, ma non possiamo stare con i civili per ovvi motivi. Il nemico potrebbe inscenare una provocazione e dire che…ci nascondevamo dietro i civili».
Tra l’altro, un bunker che ospitava civili, bambini compresi, sostiene sempre Palamar, sarebbe stato colpito da un intenso lancio di razzi martedì scorso: una donna e un uomo sarebbero rimasti feriti.
Infine Palamar ha accusato la Russia di aver ingannato i civili: li avrebbe fatti evacuare mentre continuavano a bombardare l’area. Da qui l’invito alle organizzazioni internazionali, come Nazioni Unite o Croce Rossa, a fare subito da garanti per “liberare” finalmente i civili intrappolati a Mariupol, circondati dalle forze militari russe. «Spero che il mondo ora si renda conto del suo errore. Tutto quello che fanno i nostri soldati qui, non solo a Mariupol, ma sul territorio dell’Ucraina in generale, siamo convinti che possa salvare non solo l’Ucraina ma anche Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Moldova e Georgia», ha concluso.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
SOLO DUE SERE FA A “CARTABIANCA” SPROLOQUIAVA NADANA FRIDRIKHSON, GIORNALISTA DI “ZVEZDA”, EMITTENTE CONTROLLATA DIRETTAMENTE DAL MINISTERO DELLA DIFESA RUSSO
«Ma sono giornalisti russi o agenti di Mosca?». Se lo chiede la
Commissione di Vigilanza Rai, pronta a chiedere – sarebbe la prima volta – un’audizione congiunta con il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L
‘obiettivo è capire, tramite le informazioni in possesso della nostra Intelligence, se gli ospiti della tv di Stato che ripropongono in loop la propaganda del Cremlino si muovano effettivamente come rappresentanti della stampa estera o piuttosto come funzionari del governo di Putin.
La richiesta di audizione congiunta è stata avanzata martedì sera da Andrea Romano, deputato Pd e membro della Vigilanza. Ma ha il sostegno di altri commissari, tanto che il presidente dell’organismo, il forzista Alberto Barachini, ha deciso di sottoporre il tema al numero uno del Copasir, Adolfo Urso di FdI. Secondo fonti della Vigilanza, se il Copasir desse il via libera, la seduta potrebbe essere calendarizzata già la prossima settimana, forse in coincidenza con l’audizione dell’amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, in programma il 4 maggio.
«Vogliamo capire se si tratta di giornalisti russi che operano liberamente o addirittura di funzionari del governo russo che diffondono la propaganda del Cremlino», spiega Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva in Vigilanza. Del resto l’altro ieri a CartaBianca, su Rai 3, è stata ospitata, in collegamento da Mosca, Nadana Fridrikhson, giornalista di “Zvezda”, emittente controllata direttamente dal Ministero della Difesa russo.
Sul terzo canale, Fridrikhson ha sostenuto concetti così: «L’operazione militare speciale russa ha il compito di terminare la guerra iniziata dal regime di Kiev sostenuto dagli Stati Uniti». Secondo Anzaldi, «alla luce della pericolosa deriva presa dall’informazione del servizio pubblico, sarebbe davvero opportuno che i presidenti delle due commissioni, Barachini e Urso, quanto meno si parlassero e valutassero insieme la situazione ».
Se non si potesse procedere a un’audizione congiunta, per le ragioni di riservatezza che regolano le sedute del Copasir, aggiunge Anzaldi, «serve comunque una forma di lavoro comune tra Vigilanza e il Comitato parlamentare sulla sicurezza della Repubblica, perché siamo nel pieno di una guerra e in guerra l’informazione diventa ancora più a rischio di propaganda militare».
Tesi condivisa dal dem Romano: «Sarebbe estremamente importante che la Vigilanza audisse insieme al Copasir l’ad Fuortes». Per il parlamentare del Pd, la seduta congiunta «avrebbe l’obiettivo di coinvolgere tutto il Parlamento in un passaggio delicatissimo nella vita del servizio pubblico radiotelevisivo, chiamato a esercitare il massimo equilibrio». Senza accendere le telecamere per i propagandisti a libro paga del Cremlino.
La richiesta a Urso sarà formalizzata in queste ore, proprio mentre in Vigilanza si litiga sui gettoni per le ospitate nei talk, dopo il caso di Alessandro Orsini, a cui CartaBianca, dopo le polemiche, ha azzerato il contratto da 2mila euro a puntata. Barachini, con l’appoggio di quasi tutti i partiti, ha proposto un regolamento che chiede alle trasmissioni di evitare l’effetto pollaio, di invitare solo esperti qualificati e soprattutto di privilegiare le ospitate gratuite.
Ma il progetto si è arenato: il voto sulla risoluzione era in programma l’altro ieri, ma è stato rinviato a data da destinarsi. Il motivo? Si è messo di traverso il M5S, passato dall’offensiva contro gli «stipendi stellari» dei conduttori Rai alla difesa strenua dei cachet. «Abolendo i compensi per gli ospiti si fa un favore a Mediaset e alle reti private », è la tesi dei grillini. Quindi nessuno tocchi i gettoni.
(da la Repubblica)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
PERIODACCIO PER IL LEGHISTA: LA SCONFITTA DELL’AMICA LE PEN, GIORGIA MELONI CHE AVANZA NEI SONDAGGI, LA GUERRA SCATENATA DAL SUO (EX) IDOLO PUTIN. COSÌ SUI SOCIAL MEGLIO BUTTARLA IN CACIARA
Dimenticare la sconfitta di Marine Le Pen e ancora di più l’amarezza infusa dalla lettura dei sondaggi che vedono Giorgia Meloni sempre più in salita. Matteo Salvini si tuffa così con qualche amarcord social per provare a dare e a darsi una scossa.
Dal solito attacco a Carola Rackete all’eterna battaglia contro il Reddito di cittadinanza, con una parziale new entry: la critica alla sporcizia di Roma, con il rilancio video – pubblicato dal giornalista Nicola Porro – sulle condizioni di Piazza di Spagna. «Un biglietto da visita mostrato in queste condizioni… Non è normale», osserva, solleticando i malumori contro l’amministrazione capitolina e ostentando la spazzatura che riempie i cestini.
Ma il seguito social è molto meno potente in confronto ai bei tempi andati: le condivisioni, che prima si contavano a migliaia, ora sono ferme nell’ordine delle centinaia. E dire che si tratta di un post scandalistico, di quelli che stuzzicano lo sharing facile e l’indignazione un tanto al chilo. La Bestia, insomma, è sempre più domata, prevedibile, messa al guinzaglio. Quasi scodinzolante.
Ma che la verve non fosse quella di un tempo, era abbastanza chiaro da un cambiamento: niente più Capitan vorace, che addenta panini, divora pantagruelici piatti di pasta o spalma una abbondante cucchiaiata di Nutella sul pane. Un Salvini grossomodo normalizzato, in formato governo di larghe intese.
Non mancano però le singolarità. il 25 aprile, mentre l’Italia celebrava la Festa della Liberazione, il leader della Lega ha pensato bene di ingaggiare un’altra storica lotta: quella contro la carne sintetica. «Dopo gli insetti e i vermi, ecco la nuova sfida delle multinazionali…Mai sulla mia tavola!», ha tuonato l’ex ministro dell’Interno.
E, in assenza di dirette che raccolgono decine di migliaia di fan, il tentativo è stato quello di attirare l’attenzione degli utenti con la pubblicazione di una salatissima bolletta dell’elettricità giunta a una famiglia.
Un modo per rilanciare l’impegno della Lega, all’interno del governo, contro il caro-bollette. «Come per i recenti interventi contro il caro energia e il taglio alle accise, sono certo che verrà riconosciuto il buonsenso delle nostre proposte», rivendica un Salvini decisamente più sgonfio, nel senso della comunicazione, rispetto a quello rampante che troneggiava sui social nel momento di massimo consenso, quello precedente al Papeete.
Per carità, la dose di populismo è intatta in quasi tutti post che vengono diffusi sulla propria pagina. E di tanto in tanto si intreccia con il qualunquismo. Un esempio? L’immagine postata su un campetto di calcio di provincia, per assistere a una partita di giovani.
Niente presenza nella tribuna del Milan per una sfida-scudetto, niente luci a San Siro. Ma il cielo grigio sopra Brugherio, manco a dirlo nei pressi della parrocchia locale. «Il calcio più bello, quello dei ragazzi sui campi in erba (vera!) in provincia, di fianco alla Chiesa. Qui Brugherio, si vince 2 a 0».
Uno dei must salviniani è invece riapparso sulla scena, anzi su Facebook, nelle ultime ore con il focus orientato sulla sua arcinemica Carola, rea di aver dissentito dalla cessione di Twitter nelle mani di Elon Musk. «Dopo avermi denunciato per diffamazione, annuncia di abbandonare Twitter in polemica con Elon Musk. Il popolo del web è in rivolta, la rete non sarà più la stessa», ironizza il leader della Lega con tanto di faccina che ride a crepapelle.
Tra una bolletta e un assalto al Reddito di cittadinanza, continua però a farsi notare una grande assenza nella strategia della Bestia ammansita: la guerra in Ucraina è praticamente sparita, salvo qualche eccezione che punta sull’aspetto umanitario. Ovunque, insomma, non si parla d’altro pur essendo iniziata da oltre due mesi. Sulla pagina Facebook si discetta della qualunque. Ma di conflitto, no.
(da Tag43)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
“NON RIMPIANGIAMO DI AVERLO FATTO, HO PERSO LA CASA, MA HO SALVATO KIEV”
Gli abitanti della cittadina di Demydiv, a nord di Kiev, hanno
allagato il loro villaggio per impedire ai carri armati russi di entrare nella capitale. Lo riporta il New York Times.
Secondo quanto raccontato dal quotidiano americano, i residenti hanno volontariamente aperto una diga per creare il pantano e permettere all’esercito ucraino di avere più tempo per organizzare la difesa.
Ora gli abitanti si trovano a fare i conti con i danni causati dall’alluvione. Una di loro, una pensionata che per usare questa tattica ha perso la sua casa, ha detto: «Tutti capiscono e nessuno se ne pente nemmeno per un attimo. Abbiamo salvato Kiev!».
Secondo le testimonianze raccolte dai reporter, quella che potrebbe essere «l’ennesima disgrazia» è vista come «una vittoria tattica di cui gli ucraini non potrebbero essere più contenti».
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
“PENSAVO FOSSE LA MANCIA”
Meno di quattro euro l’ora per un turno da otto ore come lavapiatti: questa la paga offerta a una donna di 51 anni per lavorare nella cucina di un ristorante di Pietrasanta (Lucca).
La signora, pietrasantina di origini marocchine, secondo quanto riporta La Nazione era stata contattata per coprire il ruolo di lavapiatti, ma sin da subito le avrebbero affidato anche altre mansioni.
Già dal turno di prova – dalle 18 alle 23 – sono emerse i problemi: dopo la giornata, durata cinque ore, la donna ha ricevuto un compenso di dieci euro come rimborso spese, che avrebbe dovuto precedere l’eventuale assunzione a tempo determinato per i mesi estivi.
In quel caso, per un turno di otto ore, la paga sarebbe “salita” a 30 euro. Il figlio ventiquattrenne della donna ha divulgato quanto accaduto: «Pensando fosse la mancia, mia madre ha chiesto spiegazioni ma si è sentita dire che quella era la paga per il lavoro in prova. Alla fine li ha presi lo stesso, ma a saperlo non ci sarebbe andata».
I titolari avrebbero anche detto: «Ci siamo passati tutti, non possiamo farci nulla». Il marito della proprietaria, secondo quanto riportato dalla Nazione, gli avrebbe offerto 20 euro «per chiuderla lì». «Non li ho presi – ha detto il giovane -, questo si chiama sfruttamento, è una vergogna ed è bene che si sappia».
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
ECCO COME FUNZIONA NEL RESTO D’EUROPA
Con la sentenza di oggi, 27 aprile, la Corte Costituzionale ha
dichiarato illegittime, oltre che discriminatorie e lesive dell’identità del figlio, le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre ai bambini.
Dopo decenni di sentenze, richiami dalle istituzioni europee e disegni di leggi mai discussi o approvati, la sentenza di oggi stabilisce una volta per tutte che ai figli deve essere attribuito il cognome di entrambi i genitori, salvo che si si stabilisca di comune accordo di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. In Italia ci sono voluti 40 anni, ma a che punto sono nel resto d’Europa?
In Portogallo fino a quattro cognomi
L’Italia, finora, ha rappresentato un caso piuttosto isolato. Infatti, in quasi tutti i Paesi europei esistono delle leggi che, seppur diverse tra loro, sono ispirate al principio secondo il quale si è liberi di attribuire ai propri figli il cognome paterno, materno o quello di entrambi i genitori. In Francia e in Belgio, ad esempio, in mancanza di un accordo tra i genitori, si assegnano entrambi i cognomi in ordine alfabetico, mentre in Lussemburgo si sceglie con un sorteggio.
In Portogallo i genitori sono liberi di scegliere quale e quanti cognomi mettere, fino a un massimo di quattro.
In Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria il cognome della madre viene attribuito automaticamente dall’anagrafe, a meno che si dia indicazione della propria scelta.
Il caso del Regno Unito
Nei Paesi Bassi si attribuisce di comune accordo uno dei due cognomi.
In Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia viene assegnato ai figli il cognome scelto dai genitori per tutta la famiglia. Tuttavia, nel caso in cui i due coniugi abbiano mantenuto i rispettivi cognomi, si può scegliere liberamente quale dei due attribuire.
Nel Regno Unito, invece, i genitori possono attribuire addirittura un cognome diverso dai propri.
La Spagna, come la maggior parte dei Paesi dell’America latina, rappresenta un’eccezione opposta: c’è la regola del «doppio cognome», per cui è obbligatorio che i figli portino i cognomi di entrami i genitori, che possono solo deciderne l’ordine.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
“SCATTEREBBE L’ART 5 DEL TRATTATO. SE SI DICHIARASSE NEUTRALE SAREBBE UN DISONORE, PERDEREMMO OGNI CREDIBILITA’ INTERNAZIONALE, NESSUN PAESE HA MAI TRADITO”
Il generale Giorgio Battisti del Comitato Atlantico italiano ha risposto al professor Alessandro Orsini, secondo cui l’Italia dovrebbe rimanere neutrale se la Russia dovesse colpire un paese della Nato.
“Non ritengo assolutamente possibile che l’Italia possa rimanere ‘neutrale’ in un’ipotetica eventualità, speriamo mai, di azioni di rappresaglia da parte della Russia in quelle aree di Paesi Nato dove transitano gli equipaggiamenti occidentali che devono arrivare in Ucraina. Se dovesse mai accadere scatterebbe l’art. 5 del trattato atlantico, quello dei tre moschettieri ‘tutti per uno, uno per tutti’”.
Battisti, parlando all’Adnkronos, ha aggiunto: “Se l’Italia di fronte ad un’eventualità del genere non dovesse essere solidale con gli altri 29 Paesi dell’Alleanza atlantica penso che perderemmo tutta la nostra credibilità a livello internazionale. Nessun Paese si è mai ritirato, si è mai dichiarato contrario in queste decisioni, siamo tutti alleati dal 1949 e se dovessimo rifiutarci sarebbe veramente un disonore che non potremmo più recuperare – ha sottolineato il gen. Battisti -. L’Italia è uno dei membri fondatori dell’Alleanza Atlantica del 1949. Ha sempre operato nel pieno rispetto della Carta Atlantica alla pari di tutti gli alleati, non si è mai sottratta a qualsiasi decisione che è stata presa dalla Nato – ha aggiunto l’ufficiale -, anche perché le decisioni vengono prese per consenso, cioè se si decide di una qualsiasi azione militare, come è stato il caso di intervenire in Afghanistan, i paesi della Nato che oggi sono 30, tutti devono esprimere il loro consenso e l’Italia ha sempre rispettato questo principio di alleanza”.
“E ancora ieri c’è stata una riunione pilotata dagli Stati uniti, dal segretario alla Difesa Lloyd Austin, alla quale hanno partecipato circa 40 paesi, i 30 membri della Nato più altri 10 paesi legati da un rapporto di partnership, – ha concluso il gen. Battisti – e tutti hanno convenuto di procedere uniti nel supportare l’Ucraina con l’invio di mezzi occidentali di cui l’Ucraina sembra avere disperato bisogno, anche perché tutti i vecchi equipaggiamenti russi o di origine sovietica si sono consumati nella prima fase di questa guerra”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
GLI STATI UNITI HANNO EVITATO CHE LE TRUPPE DI MOSCA NEUTRALIZZASSERO IL GOVERNO UCRAINO CON L’UCCISIONE DI ZELENSKY… INFORMANO KIEV SULLA POSIZIONE ESATTA DELLE UNITÀ RUSSE
Dopo una giornata cruciale, quella del 26 aprile, in cui si è alzata
ulteriormente la tensione fra Russia e Occidente, la battaglia sul campo e quella di propaganda e comunicazione sono sempre più aggrovigliate. Le dichiarazioni di Londra e Washington — gli attacchi «legittimi» degli ucraini in Russia, che va indebolita — hanno portato alla minaccia di Mosca, ovvero colpire anche quei Paesi Nato che forniscono armi a Kiev.
Due giorni fa, l’esercito di Vladimir Putin aveva intanto colpito la rete ferroviaria ucraina, minacciando le linee dei rifornimenti e della diplomazia, ma già martedì i treni erano di nuovo pienamente operativi. Rispetto a martedì, emergono tre aspetti: intelligence, scorte e notizie dal campo.
L’intelligence
Sullo scambio di informazioni tra la Cia e Kiev si è scritto molto: è una collaborazione che gli americani hanno definito rivoluzionaria, e per alcuni aspetti è persino pubblica. Molti dettagli sono già stati rivelati ma altri se ne aggiungono, un passo alla volta, rivelando le tappe del conflitto.
Secondo la rete televisiva statunitense Nbc, gli ucraini sarebbero riusciti a distruggere un aereo russo che stava trasportando soldati verso lo scalo di Hostomel grazie alle coordinate ricevute dagli Stati Uniti: il cargo faceva parte della prima ondata d’assalto nella zona della capitale, e molti militari russi sarebbero morti nell’attacco.
Queste informazioni forniscono nuovi dettagli a una storia già nota, quella dello scalo nel nordovest della capitale. Durante la prima notte di guerra, le truppe speciali russe avevano infatti tentato di conquistare l’aeroporto con l’obiettivo di creare una testa di ponte e favorire l’afflusso di rinforzi con gli aerei: quelle unità avrebbero dovuto anche neutralizzare il governo di Kiev e — probabilmente — uccidere Zelensky, ma ad aspettarle avevano trovato gli ucraini.
A proposito del presidente ucraino, Nbc precisa che il servizio segreto americano contribuisce alla sua sicurezza, suggerisce come proteggerne i movimenti, cerca di impedirne la localizzazione, probabilmente fa ricorso anche ad apparati elettronici per evitare le intercettazioni e il tracciamento.
Al tempo stesso, la Cia si preoccupa che la catena di comando della resistenza possa continuare a funzionare anche in situazione d’emergenza.
Gli americani, inoltre, suggeriscono agli ucraini come e dove muovere i sistemi anti-aerei o i caccia , per evitare che vengano colpiti.
È stata anche questa condivisione di informazioni in tempo quasi reale che ha ostacolato il tentativo dell’Armata di ottenere la superiorità aerea. «La cooperazione ha avuto un impatto a livello tattico e strategico», ha spiegato un anonimo funzionario americano all’emittente. «Ci sono diversi esempi che chiariscono come questo abbia fatto davvero la differenza».
Oltre a fornire immagini satellitari, poi, la Cia informa gli ucraini sulla posizione esatta delle unità russe e questo, sostengono alcuni analisti, spiegherebbe perché durante la guerra è morto un numero particolarmente elevato di ufficiali e generali di Mosca.
C’è infine un aspetto che illustra i passi avanti fatti da Washington nel conflitto: se all’inizio si sono mossi con circospezione, aiutando gli ucraini ma cercando al tempo stesso di non provocare il Cremlino, a un certo punto gli Stati Uniti hanno accelerato .
Fino all’inizio di aprile, l’indicazione del direttore dell’intelligence americana Avril Haines era di non condividere informazioni che aiutassero Kiev a riconquistare i territori del Donbass conquistati dai russi o che permettessero di colpire in Crimea, annessa militarmente da Putin nel 2014. Ad aprile è arrivata la svolta, accompagnata anche dalle forniture di armi alle unità impegnate nella regione orientale dell’Ucraina.
Le scorte
Proprio la svolta nelle forniture di armi ha portato spesso gli esperti a interrogarsi sulle scorte: ci sono abbastanza armi per continuare a rifornire gli ucraini a questo ritmo? Finora sono stati inviati in Ucraina oltre 5 mila Javelin anti-carro e 1.400 Stinger anti-aereo, fondamentali per la resistenza, che hanno però sguarnito le scorte americane: ci vorranno anni, aveva notato il Center for Strategic and International Studies, per rifornirle di nuovo.
Due settimane fa, la Casa Bianca ha incontrato gli amministratori delegati degli otto principali produttori di armi americani — fra queste Raytheon Technologies, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Boeing — per avere rassicurazioni e invitarli ad accelerare la messa a punto in vista di un lungo conflitto .§
Ora, rivela il sito Defense One, l’ad di Raytheon ha spiegato che non riuscirà a intensificare la produzione di Stinger almeno fino al 2023: erano 18 anni che l’azienda non ne realizzava per il Pentagono e adesso mancano le componenti per costruirli. «Abbiamo una riserva limitata di materiale», ha rivelato martedì l’ad George Hayes in una telefonata con gli analisti finanziari. «Dovremo metterci giù e ridisegnare parte dell’elettronica del missile e del suo sistema di guida». Raytheon, ha spiegato, sta costruendo nuovi missili in una fabbrica dell’Arizona, ma la linea produttiva può sostenerne soltanto un numero limitato.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile
“SONO MIRATI A IMPEDIRE L’ACCESSO A INFORMAZIONI VERITIERE”
Almeno sei diversi gruppi di hacker legati al governo russo hanno tentato attacchi contro l’Ucraina, per alimentare la propaganda russa e sostenere le azioni dell’esercito del Cremlino.
Lo fa sapere un nuovo rapporto di Microsoft, come riporta il Wall Street Journal, che parla di centinaia di attacchi. Molti di queste azioni sono andate a buon fine, ma Kiev è finora riuscita a evitare il collasso dei sistemi informatici che si temeva all’inizio della guerra.
Secondo Victor Zhora, vicecapo della agenzia ucraina per la cyberdifesa, la minaccia è reale e sarebbe un errore sottostimare il potenziale di questi attacchi.
«Gli attacchi non hanno solo infettato i sistemi informatici delle istituzioni ucraine, ma erano spesso mirati a impedire l’accesso a fonti di informazione veritiere», ha fatto sapere Tom Burt, vicepresidente della divisione per la sicurezza di Microsoft, che ha continuato: «Hanno anche tentato di minare la fiducia nella classe dirigente del Paese». Burt, inoltre, ha fatto notare che gli hacker erano pronti ad attaccare già da marzo 2021.
Tra gli esempi di questi attacchi, c’è quello alla compagnia di telecomunicazioni monopolista Ukrtelecom, avvenuto in concomitanza con l’attacco alla torre della televisione di Kiev.
Un altro hackeraggio ha portato alla diffusione di email fasulle tra gli abitanti di Mariupol, i cui mittenti si fingevano cittadini delusi dal governo, che – a detta loro – li aveva abbandonati.
(da agenzie)
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