Aprile 27th, 2022 Riccardo Fucile
LA POLONIA NON ACCETTA E PROCEDERA’ PER VIE LEGALI
Il colosso del gas russo avrebbe dato seguito alla «nuova
procedura» che prevede i pagamenti delle forniture di gas in rubli. I polacchi non intendono accettare le condizioni russe e anticipano una causa per violazione del contratto
La società russa Gazprom ha avvertito il governo polacco che dovrà pagare in rubli ed entro oggi 26 aprile le forniture del gas attraverso il gasdotto Yamal, secondo quanto riporta l’agenzia russa Tass.
Gazprom aveva smentito di aver interrotto le forniture di gas per Varsavia, come aveva annunciato il sito polacco Onet che citava fonti governative e del settore dell’energia di Varsavia.
Secondo il sito polacco, citato dall’agenzia russa Tass, lo stop del gas russo alla Polonia sarebbe avvenuto sulla base del contratto sul gasdotto Yamal.
Subito dopo la diffusione della notizia rilanciata anche dall’agenzia Bloomberg, il prezzo del gas sui mercati europei aveva registrato un’improvvisa impennata, arrivando a schizzare fino a 107 euro al megawattora, con un aumento massimo del 17% rispetto alle contrattazioni di ieri 25 aprile. Sul listino di riferimento di Amsterdam, il prezzo del gas si è poi assestato a quota 100 euro.
Le forniture del gas russo alla Polonia potrebbero interrompersi a partire da domani 27 aprile alle 8, secondo la principale società di gas polacca Pgning citata da Bloomberg.
Secondo l’azienda polacca, in caso di interruzione delle forniture ci sarebbe una violazione del contratto sul gasdotto Yamal. La società polacca ribadisce di non avere alcuna intenzione di accettare le nuove condizioni russe di pagare il gas in rubli e anticipa che chiederà un risarcimento danni per violazione del contratto.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 27th, 2022 Riccardo Fucile
LA GEOLOCALIZZAZIONE CONFERMA L’AUTENTICITA’ DEL VIDEO: INCASTRATI I CRIMINALI RUSSI
La Cnn ha ottenuto un video girato da un drone in cui si vedono i veicoli dei soldati russi che girano per le strade di Bucha disseminate di cadaveri di civili.
Il filmato è stato geolocalizzato dall’emittente, che ne conferma l’autenticità.
Le immagini sono state girate tra il 12 e il 13 marzo. La persona che ha girato le immagini non viene nominata per tutelare la sua incolumità.
Nel video del 13 si vede un veicolo militare russo fermo a un incrocio. La Cnn dice che i tre corpi che si vedono in fondo alla strada sono gli stessi mostrati nel video del 1° aprile sulla strage di Bucha e dalle immagini di Maxar datate 18 marzo rivelate dal New York Times all’inizio del mese.
Un altro filmato girato attraverso un drone sempre il 13 marzo mostra un veicolo militare che va verso alcuni dei corpi. Altre immagini mostrano soldati russi intorno a un veicolo militare parcheggiato fuori da una casa in fondo alla strada in cui si trovano i corpi.
La Cnn ha chiesto – senza ottenerla – una replica al ministero della Difesa russo, visto che Mosca ha sempre affermato che le stragi di civili siano avvenute dopo l’abbandono della città da parte delle forze di Putin. Secondo l’emittente televisiva americana questi video sono la prima prova che i veicoli russi si trovavano a operare nelle strade disseminate di corpi di civili uccisi prima dell’arrivo degli ucraini.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 27th, 2022 Riccardo Fucile
LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE SPICCHERA’ UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE… NON POTRA’ PIU’ USCIRE DALLA RUSSIA O VERRA’ ARRESTATO
La senatrice Emma Bonino, ex ministra degli Esteri e commissaria
Ue, in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica indica le tappe del diritto internazionale per spiccare un mandato di cattura nei confronti di Vladimir Putin.
«La prima competenza è della magistratura ucraina, soprattutto se supportata dall’invio di esperti di Paesi amici. E la procuratrice generale, Iryna Venediktova, non ha perso tempo», esordisce Bonino nel colloquio con Giovanna Casadio.
«La Corte penale internazionale (la cui giurisdizione l’Ucraina ha accettato nonostante non ne sia parte) opera in base al principio di complementarietà, nel caso in cui lo Stato in questione sia inabile o riluttante. Qualora i russi dovessero prendere il controllo del territorio impedendo alla magistratura ucraina di procedere, entra in gioco la Corte penale internazionale. In questo senso agisce come una polizza assicurativa. Putin sarà processato in ogni caso».
Secondo la senatrice «Putin è il responsabile unico di questa aggressione violenta, non provocata ed ingiustificabile. Gli sforzi diplomatici ci sono, l’ultimo è la visita del segretario generale dell’Onu a Mosca e a Kiev. Il punto è che Putin non sente ragioni e prosegue il suo tentativo di occupazione militare del territorio ucraino in nome della fantomatica “de-nazificazione” e della “de- ucrainizzazione” della Repubblica guidata da Zelensky. L’Onu è paralizzata dal diritto di veto nel Consiglio di sicurezza. La Corte penale internazionale può avere un ruolo decisivo, accertando i crimini di guerra e contro l’umanità».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 27th, 2022 Riccardo Fucile
“AL SUO POSTO UN MONUMENTO ALLA LIBERTA”
La statua raffigurava un arco con un operaio russo e uno ucraino che tenevano insieme la stella dell’Ordine sovietico dell’amicizia dei popoli. Era stata eretta 40 anni fa, quando l’Ucraina faceva parte dell’Unione sovietica
A Kiev è cominciata la prima demolizione di un monumento legato alla Russia, con la decapitazione di una statua di bronzo posta all’Arco dell’amicizia dei popoli che venne eretta nel 1982 per il 60mo anniversario dell’Unione sovietica e i 1500 anni della capitale ucraina. «Questo posto non rappresenta più l’amicizia tra la Russia e l’Ucraina, la Russia ci sta attaccando. Qui sorgerà il monumento dedicato alla libertà dell’Ucraina», ha spiegato il sindaco della capitale Vitali Klitschko.
La decisione infatti è stata presa in seguito «alle uccisioni brutali e al desiderio (della Russia) di distruggere il nostro Stato», ha aggiunto. La statua raffigura un arco con sotto un operaio russo e uno ucraino che tenevano insieme la stella dell’Ordine sovietico dell’amicizia dei popoli. Nella capitale è prevista la demolizione di altri 60 memoriali legati alla Russia e al patrimonio coloniale, secondo quanto riporta Repubblica, che cita l’annuncio su Telegram delle forze operative di Kiev. Già nel 2016 era prevista la sostituzione dell’arco con un memoriale che celebrasse i reduci della guerra del Donbass. Nel 2018 alcuni attivisti avevano attaccato sul memoriale un adesivo che figurava una crepa per sostenere simbolicamente i prigionieri politici detenuti in Russia e in Crimea.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 27th, 2022 Riccardo Fucile
LA DURA SMENTITA DEL GOVERNO AUSTRIACO
La Russia continua a fornire gas naturale all’Austria senza restrizioni
anche dopo lo stop per Polonia e Bulgaria e Vienna continuerà a pagare in euro.
Lo ha annunciato oggi la ministra dell’Energia austriaca Leonore Gewessler (Verdi). L’agenzia di stampa Tass aveva parlato in un suo lancio in mattinata del pagamento in rubli da parte di Vienna, ma il meccanismo rimane invece lo stesso.
Ovvero quello che prevede il regolamento dei conti con Gazprombank che poi convertirà la valuta in rubli. Alla domanda se ci fossero segnali di un arresto delle consegne di gas per l’Austria, la ministra ha detto: «No, non abbiamo questi segnali», precisando che il gruppo energetico austriaco Omv continuerà i pagamenti «in conformità con le sanzioni tramite euro».
Gewessler ha anche sottolineato la necessità di svincolare il paese dalla dipendenza energetica: «Vladimir Putin fa la guerra anche con le forniture energetiche e tutto deve essere fatto in questo Paese (l’Austria, ndr) per ridurre la nostra dipendenza dal gas russo il più rapidamente possibile». Nel frattempo su Twitter il primo ministro austriaco Nehammer ha bollato il pagamento in rubli come «fake news della propaganda russa».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
UN AGENTE DEI SERVIZI RUSSI, CUI ERA STATO ORDINATO DI PROCURARE 3 SIM TELEFONICHE DA PIAZZARE TRA LE ARMI DEGLI “ATTENTATORI UCRAINI”, HA PORTATO TRE VIDEOGIOCHI CHE SI CHIAMANO THE SIMS… RIDE TUTTO IL MONDO
Da giorni in Russia era iniziata a circolare una strana narrazione attorno alle sorti di Vladimir Solovyev, noto giornalista e presentatore russo molto vicino al Vladimir Putin. .
Alcuni media (con vasta cassa di risonanza sui social) avevano parlato di omicidio avvenuto, altri avevano solamente sollevato l’ipotesi di un attentato omicida nei suoi confronti in procinto di essere compiuto.
E secondo quando riportato ufficialmente dai servizi segreti russi, la seconda ipotesi era reale.
Per questo, in gran segreto, avrebbero compiuto un’operazione per individuare la banda criminale (ovviamente ucraina, secondo questa narrazione) che avrebbe voluto uccidere il giornalista su indicazione di Kyiv.
Poi, il 24 aprile, ecco trapelare la notizia dell’arresto di tutti i componenti di quella banda. Con tanto di pubblicazione degli oggetti trovati all’interno dell’appartamento in cui si stava pianificando il presunto attentato.
E lì, come mostrano le immagini, sono stati trovati: un’immagine di Adolf Hitler, otto bottiglie molotov, sei pistole Makarov, un fucile a canna mozza, una granata, della droga, una copia del Mein Kampf, una bandiera nazista, alcune parrucche e una serie di falsi passaporti ucraini. Poi, a sorpresa, tre copie del famoso videogioco per pc “The Sims“.
Ed è proprio la presenza di quel videogioco ad aver insospettito e ad aver alimentato la versione della messinscena organizzata dai russi per parlare di questo presunto attentato mai avvenuta nei confronti del giornalista Vladimir Solovyev.
Non tanto per la presenza dei tre videogiochi, ma sulla necessita di mostrali al mondo come oggetti fondamentali e incriminatori. In queste occasioni, infatti, quando si trova un rifugio-covo di criminali o gruppi sovversivi, le fotografie vengono scattate solamente a elementi che saranno fondamentali anche in caso di indagini. Insomma, elementi probatori ai fini dell’accusa.
Cosa c’entrano, dunque, le tre copie di The Sims?
Eliot Higgins di Bellingcat,risponde a tutti questi dubbi: «Credo sinceramente che questo sia uno tonto ufficiale dell’FSB a cui è stato detto di prendere 3 SIM».
In pratica, dunque, l’accusa è quella della messinscena per realizzare una “scena criminis” (non compiuto) mettendo in quella stanza una serie di elementi per accusare quel presunto gruppo ucraino che avrebbe voluto uccidere (forse) Vladimir Solovyev di essere nazisti.
E lì sarebbe arrivato l’errore: 3 copie di The Sims al posto di 3 SIM telefoniche.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
HANNO FATTO IRRUZIONE NELLA CASA DI PIANELLO DEL LARIO E HANNO COLORATO LA PISCINA DI ROSSO, SPORCATO I MURI E SCRITTO “KILLER”
Lui, Vladimir Solovyov, 58enne amico intimo di Putin il quale in
queste ore ha raccontato di un molto presunto tentativo sventato di uccidere il presentatore televisivo, non s’è più visto: a Solovyov hanno ritirato il visto, non può entrare in Italia e a maggior ragione accedere alla zona del lago di Como dove ha (aveva) tre ville, sequestrate nell’ambito delle sanzioni economiche contro la Russia.
Ma non c’è al momento traccia nemmeno delle due persone che a inizio aprile hanno pianificato ed eseguito gli attacchi contro altrettante dimore dell’oligarca, a Menaggio e Pianello del Lario, dimore divenute peraltro mete, nell’ambito della degenerazione social che tutto tramuta in selfie, di visite appunto per scattarsi foto dinanzi agli immobili nei weekend. A quale pro, al solito, non si sa.
Ma proseguiamo sulle cose serie: le indagini dei carabinieri sono concentrate non tanto sui filmati delle telecamere pubbliche e private, che hanno fornito scarsi contributi, quanto sul traffico telefonico. Dunque le celle agganciate da eventuali apparecchi e le eventuali comunicazioni intercorse dagli aggressori, i quali a Menaggio cercarono di appiccare il fuoco al tetto e a Pianello del Lario imbrattarono i muri di scritte «No war» e «Killer» con vernice rossa, la stessa utilizzata per colorare la piscina di Solovyov (per acquistare le ville ha speso in tutto sei milioni e mezzo di euro).
Come già raccontato dal Corriere, l’analisi grafologica di quelle scritte aveva spinto gli investigatori, coordinati dalla Procura di Como, a propendere per una mano abituata al cirillico.
Se pare esclusa un’azione di gente locale, venne comunque da subito non contemplata una pista italiana. Al contempo, gli accertamenti congiunti del Nucleo informativo dei carabinieri di Como e del Ros di Milano hanno prospettato una duplice offensiva sì, ma dimostrativa. Nel senso che, considerata l’ora (l’alba se non il cuore della notte) e considerata la geografia degli obiettivi (specie a Menaggio, la magione è in un’area appartata, priva di traffico, composta da proprietà private intervallate da boschi), abbondava un certo margine per qualsiasi gesto.
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
INTORNO A 6.000 ARMI NUCLEARI PER ENTRAMBI
Il Trattato di Non-proliferazione nucleare dell’Onu, entrato in vigore nel 1970, prevede il disarmo per i Paesi nucleari e la rinuncia a sviluppare armi atomiche per gli altri. Lo firmano subito Usa, Urss e Gran Bretagna. Nel 1985 la Corea del Nord (che nel 2003 si ritira) e, nel 1992, Francia e Cina.
Gli unici Paesi al mondo che non hanno mai aderito sono Israele, India e Pakistan. L’8 aprile del 2010 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e quello della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, firmano il New Start, ancora in vigore, che prevede da ambedue le parti un massimo di 1.550 tra bombe e testate nucleari. Ma qual è oggi la situazione reale degli arsenali atomici?
La spesa per il nucleare
La Russia, con 6.370 armi nucleari (fra missili e bombe), detiene il pericoloso primato mondiale. Mosca nel 2019 ha speso 8,5 miliardi di dollari, mezzo miliardo in più rispetto al 2018. Le stime sono dell’Ican, l’istituto con sede a Ginevra che gestisce la campagna internazionale contro le armi atomiche e che nel 2017 ha ricevuto il Nobel per la Pace. Gli Usa ne possiedono meno: 5.800 secondo il censimento dell’Ican, e 3.750 secondo la Nnsa, National Nuclear Security Administration.
Di queste circa un centinaio sono dislocate in cinque Paesi europei della Nato: principalmente in Germania, ma anche in Italia nelle due basi aeree di Aviano e di Ghedi (la stima è di 40 B61). Anche nel caso degli Stati Uniti la cifra prevista per curare gli armamenti atomici è cresciuta nel 2019 rispetto al 2018 di ben 5,8 miliardi di dollari, per una spesa totale di 35,4 miliardi.
Hanno incrementato la spesa anche l’India per 200 milioni di dollari (totale 2,3 miliardi), la Francia per 400 (arrivando così a 4,8 miliardi) e la Cina per 400 milioni (totale 10,4 miliardi). Ma è probabile che Pechino stia pensando di aumentare in modo significativo il proprio impegno nel nucleare militare: una serie di foto satellitari in questi giorni ha mostrato il completamento di 119 silos nella zona di Yumen (a nord di Pechino), che hanno tutte le caratteristiche per essere usati come siti per il lancio di missili nucleari.
Nel 2019 non hanno invece aumentato la spesa Gran Bretagna (ferma a 8,9 miliardi), Israele (1 miliardo), Corea del Nord (0,6), mentre il Pakistan è sceso da 1,2 miliardi a 1 miliardo.
Sette miliardi in più all’anno
Nel corso del 2019, dunque ben prima dell’invasione da parte della Russia in Ucraina, il club degli Stati con armamenti atomici ha stanziato 7,1 miliardi in più rispetto al 2018, portando la spesa totale a 72,9 miliardi.
E di dollari per mantenere un equilibrio basato sulla deterrenza durante la Guerra Fredda ne sono stati spesi tanti: la stima complessiva è di un costo di 5.800 miliardi dalla fine della Seconda Guerra mondiale al disfacimento dell’Unione sovietica.
Circa 145 miliardi l’anno, cioè il doppio di quanto si spende oggi. La Guerra Fredda però è finita 30 anni fa, e il Trattato Onu ha effettivamente portato a smantellare la maggior parte degli armamenti atomici (solo gli Usa nel 1967 possedevano 31.255 tra bombe e missili). Allora perché la spesa è ancora così alta? E soprattutto come mai, a una quasi parità di numero di armi, corrisponde questa enorme differenza di spesa tra Russia e Stati Uniti?
Perché gli Usa spendono di più
Va prima di tutto sottolineato come il budget e la spesa ufficiale degli Usa sia maggiormente riscontrabile nei documenti ufficiali, laddove la Russia considera l’argomento top secret. Ma la vera differenza è che la gran parte degli investimenti americani serve per bonificare i siti radioattivi e smantellare gli arsenali, e non solo in casa propria.
In un documento presentato al Congresso nel mese di marzo 2022 si legge, per esempio, che «la richiesta per l’esercizio 2023 include 7,6 miliardi di dollari per ripulire milioni di tonnellate di combustibile nucleare esaurito e materiali nucleari, smaltimento di rifiuti transuranici e misti/di bassa attività, enormi quantità di rifiuti contaminati tra suolo e acqua, e la disattivazione di migliaia di strutture in eccesso. Questo programma di bonifica ambientale coinvolge alcuni dei materiali più pericolosi conosciuti dall’umanità. Ad oggi, il Dipartimento dell’Energia tramite la Nnsa ha completato le attività in 92 siti in 30 Stati e nel Commonwealth di Porto Rico, ed è responsabile della pulizia dei restanti 15 siti in 11 Stati». In particolare, si aggiunge, 612 milioni verranno usati «per le attività di bonifica presso il sito di Oak Ridge». Un nome che conta: è il luogo dove durante il conflitto mondiale il Premio Nobel Enrico Fermi costruì la prima centrifuga atomica.
I depositi russi costruiti dagli Usa
Dunque se costruire armi atomiche è costato migliaia di miliardi, ripulire il mondo dai loro rifiuti non è gratis. Dopo il disfacimento dell’Urss nel 1991, gli Usa si sono fatti carico dello smantellamento dei depositi ubicati nei Paesi satelliti dell’ex Unione. E non per generosità. Si temeva che materiali fissili, testate e bombe potessero finire in un «bazar atomico» (definizione dell’esperto William Langewiesche). Per evitare la vendita sul mercato nero la stessa Nnsa ha speso miliardi all’anno. L’Ucraina era la terza potenza mondiale per numero di armi atomiche. Ci rinunciò totalmente a partire dalla metà degli anni Novanta in cambio di una piena sovranità territoriale. Se non fosse avvenuto oggi saremmo di fronte a una guerra tra due superpotenze nucleari. L’America ha aiutato direttamente anche la Russia a mantenere in condizioni di sicurezza la propria Santa Barbara atomica.
Secondo Langewiesche in alcuni anni ha speso 1,7 miliardi. Nella sola città di Ozërsk, una delle tante città segrete sovietiche dove si costruivano e mantenevano armamentari nucleari, gli Stati Uniti hanno investito 350 milioni per costruire il Plutonium Palace, un deposito sicuro per conservare il 40 per cento del plutonio russo. Si ipotizza che sia rimasto vuoto. Putin ha preferito lasciarlo nelle testate atomiche piuttosto che in un magazzino isolato.
Il riarmo è partito nel 2011
Gli aiuti si interrompono nel 2014 con l’annessione della Crimea da parte della Russia. Ma la corsa al riarmo nucleare in realtà era già partita. La stessa amministrazione Obama nel 2012 aveva chiesto 10 miliardi di dollari l’anno per 10 anni per accrescere il «sistema difensivo atomico». Sempre l’amministrazione Obama aveva aggiunto altri 14 missili per intercettare testate nucleari a Fort Greely. I nemici allora si chiamavano Iran e Corea del Nord, ma è chiaro, come ha riconosciuto in questi giorni anche l’ex presidente Bill Clinton, che gli Usa avevano iniziato a diffidare anche della Russia. A sua volta l’amministrazione Trump ha avviato il processo di aggiunta di altri 20 missili con tecnologia aggiornata e il primo dovrebbe essere schierato entro il 2028.
La Russia da parte sua, già nel programma 2011-2020, aveva avviato una «considerevole modernizzazione del proprio armamentario nucleare» come scriveva in un report il Sipri (Stockholm International Peace Report Institute). Inoltre nel 2018 è stato avviato un nuovo programma di armamenti che sarà completato per il 2027. Dunque, i segnali di un nuovo consolidamento dei due poli nucleari non sono nuovi, ma ce ne stiamo accorgendo adesso. Forse il lockdown mondiale, con due anni concentrati solo sulla pandemia, ha steso quella cortina di silenzio utile a creare le condizioni per una escalation. Sembrava impossibile. Ma i numeri purtroppo parlano chiaro.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 26th, 2022 Riccardo Fucile
HA FATTO BENE, E’ LEGITTIMA DIFESA IN ASSENZA DELLO STATO
Per mesi è stato aggredito dai bulli, preso in giro, malmenato
davanti agli amici che, spaventati, hanno iniziato a non uscire più insieme a lui. Nonostante i genitori avessero sporto denuncia, insulti e scherzi di cattivo gusto sono proseguiti. Dopo l’ennesimo episodio di violenza, un ragazzino di 16 anni ha deciso di farsi giustizia da solo: ha reagito e ha accoltellato tre dei suoi aggressori, adolescenti come lui.
È successo in provincia di Firenze nel luglio del 2020. Ora, il sedicenne rischia di finire a processo davanti al Tribunale dei minori insieme ai ragazzini che lo avevano preso di mira. Sono accusati di rissa e l’udienza preliminare a loro carico sarà in settembre davanti al gup del capoluogo toscano.
Nel capo di imputazione si legge che i ragazzini hanno preso parte a una «contesa violenta con offese incrociate all’altrui incolumità». I tre bulli, secondo il pm, sono stati accoltellati dal sedicenne che ha dichiarato di avere reagito alle provocazioni. Lui si è giustificato dicendo di non avere utilizzato un’arma – che non è stata trovata -, ma di essersi difeso dall’aggressione con una chiave affilata. Circostanza che, ora, dovrà essere chiarita in aula. Il giudice, comunque, ha dato agli imputati la possibilità di risolvere la questione con un accordo conciliativo tra le parti.
Ma ecco i fatti. I genitori del ragazzino hanno ripercorso l’escalation di prese in giro e insulti nelle denunce. Hanno raccontato che l’8 luglio 2020, vicino a una pizzeria, il ragazzino era stato accerchiato dai bulli. Erano in 7 e non era la prima volta che lo prendevano di mira. In quell’occasione era stato sfidato a fare a botte, ma lui aveva risposto di non volere problemi. «Se ti tiro un pugno ti stendo e ti lascio qui per terra», gli avrebbe detto il capobanda. Il 14 luglio, pochi giorni prima, il sedicenne era stato aggredito mentre era con un amico.
Era stato accerchiato e, intorno al gruppo, si era anche formato un capannello di coetanei. Uno dei bulli gli aveva tirato degli schiaffi in faccia per provocarlo e, visto che non reagiva, lo aveva spinto a terra facendolo cadere dalla bicicletta. Il ragazzino era stato minacciato, gli era stato detto che non poteva frequentare quel quartiere e che, se lo avessero trovato ancora lì, gli avrebbero «spaccato la faccia». Una situazione che, hanno sottolineato i genitori nell’ultima denuncia, aveva provocato al ragazzino un forte stato di ansia: il sedicenne, intimorito, aveva smesso di frequentare determinati luoghi per timore di incontrare i bulli.
Aveva anche paura ad uscire di casa la sera e diversi amici avevano smesso di frequentarlo per timore di venire coinvolti nelle aggressioni. Il 16 luglio i genitori, dopo varie segnalazioni, erano andati dai Carabinieri. Era stato detto loro che erano stati segnalati altri casi di bullismo simili. Il giorno successivo, erano tornati dai militari depositando una serie di messaggi inviati al ragazzino tramite WhatsApp.
Ecco poi il racconto della sera della rissa. Era il 18 luglio 2020. Dall’ultima denuncia dei genitori emerge che il ragazzino è stato nuovamente circondato mentre era insieme a un amico. Uno dei bulli ha danneggiato la bici del sedicenne, rompendo una lucina e sgonfiando la ruota posteriore per impedirgli di andarsene. È poi stato colpito con un pugno e con un calcio. Vedendolo scappare, uno degli imputati lo ha inseguito, gli si è gettato addosso e lo ha fatto cadere. A questo punto il sedicenne – a suo dire – si sarebbe difeso colpendo gli altri componenti del gruppo.
Ad assistere il ragazzino è l’avvocato Eugenio Pini, legale del Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop, presieduto dalla professoressa Giovanna Pini. «È una vicenda triste, dei ragazzi così giovani potrebbero improntare la loro esistenza sull’amicizia e sul rispetto reciproco, anziché sulla sopraffazione. Ho molto apprezzato l’acutezza del giudice, che ha indirizzato le parti, a prescindere dall’esito processuale, verso un tentativo di conciliazione».
(da il Messaggero)
argomento: Politica | Commenta »