Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL TASSO DI APPROVAZIONE DEL PRESIDENTE USA È FERMO A UN MISERO 33% MA SE BIDEN PIANGE, TRUMP NON RIDE…DALLO STESSO SONDAGGIO DEL “NEW YORK TIMES” VIENE FUORI CHE LA META’ DEI REPUBBLICANI VORREBBE UN ALTRO CANDIDATO NEL 2024
Il 64% degli elettori democratici preferirebbe un candidato diverso da Joe Biden alle elezioni presidenziali del 2024. Lo rivela un nuovo sondaggio New York Times/Siena College poll secondo cui il tasso di approvazione del presidente sarebbe fermo al 33% su scala nazionale.ù
Stando a quanto scrive il quotidiano Usa, solo il 13 per cento degli americani è convinto che il Paese stia andando nella giusta direzione, segnando così il punto più basso di consenso per un presidente in carica dai tempi della Grande Recessione.
E se è vero che mai un presidente democratico è stato così detestato tra i repubblicani, per Biden le percentuali non sono entusiasmanti neanche quando si gioca in casa: tra gli elettori democratici il 70% si ritiene soddisfatto della presidenza Biden. Tra questi, solo il 26% sosterrebbe una nuova candidatura del presidente alle prossime elezioni del 2024.
A pesare sulla scarsa popolarità dell’ex braccio destro di Obama non ci sono solo l’inflazione crescente nel Paese e la cattiva congiuntura economica, ma anche l’età sempre più bassa di un elettorato – quello democratico – con esigenze e idee molto lontane da quelle di Washington: la limitazione del diritto all’aborto, decisa dalla Corte Suprema lo scorso 24 giugno, così come l’incapacità di legiferare più duramente contro i possessori di armi dopo l’ennesima strage nelle scuole, hanno reso il presidente agli occhi del giovane elettorato progressista incapace di difendere i loro valori e battaglie.
Biden piange, ma Trump non ride.
Il sondaggio New York Times/Siena College riserva brutte sorprese anche all’ex puzzone della casa Bianca: circa la metà degli elettori repubblicani che preferirebbe un candidato alternativo alla presidenza nel 2024.
“Concentrandosi sulla rivincita politica all’interno del suo partito invece di curare le ferite aperte dai suoi tentativi di aggrapparsi al potere dopo la sconfitta del 2020, Trump sembra aver solo approfondito le linee di frattura tra i repubblicani durante il suo tour di vendetta”.
Una netta maggioranza di elettori delle primarie sotto i 35 anni, il 64%, così come il 65% di coloro che hanno almeno una laurea ha dichiarato ai sondaggisti che voterebbe contro Trump alle primarie presidenziali.
A contribuire è soprattutto il comportamento tenuto il 6 gennaio 2021, che non è piaciuto all’ala più moderata del partito: certo, il 75% degli elettori delle primarie ha detto che Trump stava “solo esercitando il suo diritto di contestare le elezioni”, ma quasi uno su cinque sostiene che “si è spinto così oltre da minacciare la democrazia americana”.
Comunque, al momento Trump mantiene il suo primato nel partito: In un ipotetico confronto con altri cinque potenziali rivali repubblicani alla presidenza, il 49% degli elettori delle primarie ha dichiarato che lo sosterrebbe per una terza nomination.
L’unico che sembra in grado di usurpare il suo trono è il governatore della Florida, Ron DeSantis, che nel sondaggio è risultato essere la seconda scelta, con il 25% delle preferenze, e l’unico altro candidato con un sostegno a due cifre.
Se DeSantis e Trump dovessero affrontarsi alle primarie, il sondaggio suggerisce che il sostegno di Fox News potrebbe rivelarsi cruciale: Trump aveva un vantaggio del 62% sul 26% rispetto al signor DeSantis tra gli spettatori di Fox News, mentre il divario tra i due abitanti della Florida era di 16 punti tra i repubblicani che ricevono principalmente le notizie da un’altra fonte.
Il sondaggio suggerisce in definitiva che i timori di molte élite repubblicane riguardo a una candidatura di Trump potrebbero essere fondati: in un’ipotetica rivincita del 2020, Trump è in svantaggio sul Presidente Biden, 44% a 41%, nonostante il crollo del sostegno a “Sleepy Joe”, con gli elettori a livello nazionale che gli attribuiscono un indice di gradimento del lavoro pericolosamente basso, pari al 33%.
Il 16% dei repubblicani ha dichiarato che se il candidato fosse Biden, sosterrebbe un candidato terzo, non voterebbe affatto o non è sicuro di cosa farebbe. Rispetto all’8% dei democratici che hanno dichiarato che avrebbero abbandonato Biden in un confronto con Trump.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO VATICANO CONFERMA LA NOTIZIA
Il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati si era già sbilanciato la
scorsa settimana su una data per un viaggio del pontefice in Ucraina, quando aveva indicato agosto come periodo possibile
L’unica cosa certa è che a fine luglio il Papa andrà in Canada, ha detto il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, incalzato dai giornalisti al margine di una presentazione sul possibile viaggio a Kiev del pontefice.
Se l’8 luglio, infatti, Gallagher aveva rivelato al Tg1 che Papa Francesco avrebbe potuto recarsi nella capitale ucraina già il prossimo agosto, ora il segretario fa un passo indietro: «Il Papa a Kiev sicuramente andrà, quando e come non si sa», ha detto ai giornalisti. Anche alla ulteriore domanda sulla ricerca di un dialogo con il presidente russo Vladimir Putin, è rimasto vago: «Noi abbiamo contatti con l’ambasciata, questo è il nostro canale di comunicazione come il nunzio».
All’incontro di questa mattina, Gallagher ha raccontato la sua visita in Ucraina del mese scorso. Poi ha espresso alcune considerazioni: «Come diplomatico devo dire che in un certo senso è un fallimento per noi, la diplomazia non ha funzionato, però anche in questo momento di crisi dobbiamo rinnovare il nostro impegno. Quando ho ricevuto il mio incarico il Papa mi ha detto: “Non voglio una diplomazia che reagisce, voglio una diplomazia preventiva”. Abbiamo tentato, ma quello che avviene in Ucraina oggi è una indicazione sul fatto che dobbiamo vigilare e anticipare i conflitti, non solo quelli militari», ha detto il monsignore.
E ha aggiunto: «Io mi sento obbligato come cristiano, non possiamo trascurare il messaggio di riconciliazione e perdono, nonostante le sofferenze. Si tratta di una cosa miracolosa, certo, ma qui in Europa abbiamo avuto già il miracolo della pace quando nessuno avrebbe mai immaginato che Francia e Germania facessero la pace. Per fare questo dobbiamo rinnovare le nostre istituzioni, sto pensando all’ Osce, ma anche all’Ue e all’Onu. Dobbiamo mantenere la tensione come impegno diplomatico e anche come progetto di pace che è sì un dono di Dio ma anche gli uomini e le donne devono collaborare».
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
“IL VIRUS VA FRENATO”
Intervistato da Il Giornale, il fondatore dell’Istituto Mario Negri rimprovera senza mezzi termini la scelta del Governo di limitarsi a raccomandare l’uso delle mascherine al chiuso: «Grande errore non mantenere l’obbligo»
«La quarta dose ai 60enni? Ai miei due figli ho suggerito di farla subito. Non so se seguiranno il mio consiglio. Del resto, anche il governo la raccomanda soltanto, non c’è alcun obbligo», dice con non poca riprovazione il professor Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto farmacologico Mario Negri, in un’intervista rilasciata a Il Giornale.
«In questo momento di espansione pandemica chi lavora in luoghi chiusi, chi prende mezzi pubblici o entra in contatto con molte persone tutto il giorno, dovrebbe proteggersi subito con il richiamo, che poi è una mezza dose», puntualizza l’esperto.
Che accanto all’importanza del vaccino anti Covid, non dimentica di raccomandare tutte le non meno importanti altre forme di prevenzione, divenute consuete per ognuno: mascherine, disinfezione delle mani e massima cautela nei luoghi affollati.
La bacchettata al governo
Punti sui quali – sostiene il professore – il Governo starebbe colpevolmente abbassando la guardia. «Sicuramente non avrei permesso i concerti di 70 mila persone urlanti in piena fase pandemica. Poi avrei tenuto l’obbligo delle mascherine al chiuso. Nel nostro istituto è obbligatoria. Ma credo che Governo e parti sociali abbiano fatto un grande errore nel raccomandarla e non mantenere l’obbligo. Più cerchiamo di diminuire la circolazione del virus e meno c’è il rischio che si presenti una variante più aggressiva».
Come a dire che “raccomandare” non basta in tempi di recrudescenza del contagio. Ecco perché è essenziale adottare tutte le misure di prevenzione note, onde ridurre «il rischio che si presenti una variante più aggressiva».
Il rimprovero ai virologi-indovini
Alla domanda se il virus possa depotenziarsi con il tempo, consentendoci, prima o poi, maggiori spiragli di libertà, Garattini, infine, è tranciante: «Troppi esperti prevedono cosa succederà. Ma con il Covid non si può fare gli indovini. Bisogna stare molto attenti, mantenere un comportamento di grande prudenza e non dimenticare mai le regole igieniche, come il lavaggio mani».
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
“NECESSARIO INCREMENTARE LA VACCINAZIONE DEI GIOVANI”
I presidi vogliono il ritorno della mascherina a scuola. «Bisogna
incrementare la vaccinazione per un anno scolastico sereno.
La mascherina obbligatoria andrebbe ripristinata, non solo a scuola ma in tutti i luoghi ci sia affollamento», ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ai microfoni di Radio Cusano Campus.
«Tutti quelli che non si sono vaccinati si devono vaccinare – ha ribadito Giannelli -. e la mascherina è la principale misura di precauzione per una malattia contagiosa. Con questa mascherina ci dovremo fare i conti per anni. Dire basta mascherine è una misura semplicistica che sta portando infatti ad un aumento dei contagi. Linee guida? Noi vorremmo una chiara posizione espressa dagli esperti sanitari che però non sono tutti d’accordo e per questo anche l’autorità politica si trova un po’ in imbarazzo. Dal 1° settembre se non cambiasse nulla potremmo tornare a scuola senza mascherine», ha aggiunto.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
IN UN DOCUMENTARIO LA BBC RIVELA LA SUA DURISSIMA INFANZIA
Lo conosciamo come Mo Farah, uno dei più forti mezzofondisti della storia, ma non è il suo vero nome.
A rivelarlo è lui stesso in un documentario della Bbc. Il 39enne campione olimpico dei 5mila e 10mila metri alle Olimpiadi di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, sei volte campione del mondo e detentore del record mondiale dell’ora e del record europeo dei 10mila, ha raccontato di essere stato deportato illegalmente nel Regno Unito da bambino, per poi essere costretto a lavorare come domestico. È stata la sua nuova «famiglia» a nominarlo Mohamed Farah, oscurando il vero nome dell’atleta somalo: Hussein Abdi Kahin.
La deportazione
Farah aveva sempre raccontato di essere arrivato nel Regno Uniti dalla Somalia con i suoi genitori, come rifugiato. Ora, per la prima volta, ha confessato la sua vera storia: il padre, Abdi, è stato ucciso da alcuni colpi vaganti durante la guerra civile in Somalia, quando lui aveva solo quattro anni, mentre sua madre e due fratelli vivono ancora nella loro fattoria di famiglia nello Stato separatista del Somaliland, che ha dichiarato l’indipendenza nel 1991 ma non è riconosciuto a livello internazionale. Lui, a circa otto anni, è portato via da casa in direzione Gibuti, dove una donna sconosciuta con cui non è imparentato lo mette su un aereo per il Regno Unito, già munito della sua falsa identità. Gli dice che sarebbe andato in Europa per vivere con alcuni parenti, ma una volta arrivato oltremanica la donna lo porta nel suo appartamento a Hounslow, a ovest di Londra, e strappa il pezzo di carta con i contatti dei suoi parenti: «Proprio davanti a me, l’ha strappato e messo nel cestino. In quel momento ho capito di essere nei guai», ha raccontato alla Bbc.
I primi anni nel Regno Unito
Da quel momento il calvario: Farah è costretto a fare i lavori domestici per sfamarsi, viene schiavizzato e minacciato: «Se mai vuoi rivedere la tua famiglia, non dire niente», gli diceva la donna.
Fino ai 12 anni non gli è concesso di andare a scuola, poi viene iscritto al settimo anno al Feltham Community College, dove la sua tutor ne nota la trascuratezza, l’impreparazione sulla lingua inglese, l’alienazione «emotiva e culturale».
Ma l’insegnante di educazione fisica, Alan Watkinson, nota altro quando lo vede correre in pista per la prima volta: «L’unica lingua che sembrava capire era la lingua dell’educazione fisica e dello sport», ha ricordato alla Bbc. «L’unica cosa che potevo fare per allontanarmi da quella situazione era uscire e correre». La corsa era la sua unica valvola di sfogo.
La svolta dell’atletica
Proprio grazie all’insegnante di educazione fisica arriva la svolta: Watkinson contatta i servizi sociali, che lo affidano a un’altra famiglia somala. «Da quel momento tutto è migliorato. Mi sentivo come se molte cose mi fossero state tolte dalle spalle. E’ allora che è uscito fuori Mo, il vero Mo», ha raccontato Farah.
A 14 anni lo invitano a gareggiare per le scuole inglesi in una gara in Lettonia, e il signor Watkinson lo aiuta a richiedere la cittadinanza britannica con il nome di Mohamed Farah. La ottiene nel luglio del 2000. Tecnicamente, a questo punto, con una frode.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL PREMIER APRE SUL SALARIO MINIMO: “DOBBIAMO TUTELARE REDDITI E PENSIONI”
Una conferenza stampa con diverse aperture di merito alle richieste dei
sindacati e del Movimento Cinque Stelle, quella tenuta dal presidente del Consiglio Mario Draghi dopo l’incontro di questa mattina con i confederali.
Il premier ha detto subito che l’attuale fase dovrà prevedere riforme strutturali: «Nei mesi scorsi ho auspicato che potesse esserci un nuovo patto sociale per gestire la fase che stiamo affrontando, con lo scopo di continuare la crescita e tutelare il potere d’acquisto di lavoratori, pensionati e famiglie. L’economia italiana continua a crescere ma le previsioni sono piene di rischi, primo fra tutti l’aumento del costo della vita. Al momento stiamo andando meglio delle attese, ma l’inflazione erode il potere d’acquisto ed aumenta i costi delle imprese, specie nel manifatturiero».
Dunque, aggiunge il premier, «dall’idea di difendere pensioni e salari nasce l’idea dell’incontro di questa mattina. Prevediamo incontri su una serie di temi, energia, Pnrr, e poi la legge di Bilancio, ma anche un tavolo sul precariato alla luce dei dati emersi in questi ultimi giorni». L’intervento riguarderà anche il salario minimo, aggiunge Draghi: «Un’altra questione è stata quella di approntare un salario che valga per coloro che non sono coperti dai contratti collettivi e che vivono quindi una situazione di grande precarietà».
A proposito dei nove punti proposti dall’ex premier Giuseppe Conte, Draghi si è detto disponibile: «Nella lettera di Conte – dice apertamente – ho trovato molti punti di convergenza con il nostro programma e con le questioni discusse oggi con i sindacati. Anche il ministro Orlando ha verificato che c’è una convergenza coi confederali, vista l’esigenza di occuparsi del lavoro povero. Bene che questo coincida anche con l’agenda di Conte».
Il premier sembra voler tagliar corto anche sulle fibrillazioni di questi giorni: «Il governo sotto ultimatum non ha senso. Il governo ora riesce a lavorare, se non riuscisse a lavorare perderebbe il suo senso di esistere e quindi non continuerebbe. Ma come ho già detto non esiste né un governo senza M5s, né un altro governo di Draghi. Il resto chiedetelo a Mattarella».
(da Open)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL BEL GESTO DEL CANTANTE PER IL SUO 32° COMPLEANNO
Nel giorno del suo 32esimo compleanno, Achille Lauro ha deciso di fare visita ai bambini ricoverati nel reparto di pediatria dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma.
Il cantante veronese è stato accolto dai sorrisi dei bimbi che si sono trovati di fronte quello che, a tutti gli effetti, è uno dei personaggi simbolo delle nuove generazioni.
Ha spento la candelina della sua torta in loro compagnia, regalando momenti di gioia e affetto a tutti quei piccoli che non stanno vivendo una situazione facile,
Musica e regali. Achille Lauro ha portato attimi di entusiasmo ai 20 bambini che si trovano ricoverati nelle stanze del nosocomio romano. Ognuno con una propria storia, ciascuno con una battaglia da affrontare.
E un momento così non lo dimenticheranno presto.
“Quest’iniziativa testimonia l’impatto del binomio tra scienza e artisti che, assieme, sanno trasmettere poderosi messaggi di speranza. Oggi un artista popolare e intelligente come Achille Lauro ha illuminato i volti dei bimbi ricoverati, con una capacità di incidere positivamente sulle loro vite non inferiore a quella della medicina. Oggi abbiamo dimostrato quanto sia importante non lasciare i pazienti soli nella loro malattia”
Queste le parole del direttore generale del San Camillo Forlanini Narciso Mostarda dopo la visita del cantante nel giorno del suo compleanno. Con tanto di torta consegnata dal personale medico sanitario in un giorno di festa per tutti i presenti.
Un’iniziativa realizzata grazie alla collaborazione tra il polo ospedaliero romano e l’associazione “Officine Buone”.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 12th, 2022 Riccardo Fucile
SI ASPETTA IL VOTO DI GIOVEDI’
Mario Draghi ne ha piene le tasche. La crisi strisciante del suo governo e
l’ascesa al Colle di ieri con l’ombra della verifica e il pericolo del voto in autunno fanno salire le tensioni interne alla sua maggioranza.
Da una parte il Movimento 5 Stelle che si sente accerchiato. Dall’altra la Lega che chiede insieme a Forza Italia “chiarezza” (ovvero spingere i grillini fuori dall’esecutivo).
I retroscena dei giornali raccontano che durante il colloquio con Mattarella il premier non ha drammatizzato. In attesa di uno strappo ufficiale che non si sa se si consumerà. Di certo c’è che non aprirà una trattativa con il M5s.
Mentre non è ancora chiaro se il presidente del Consiglio andrebbe avanti anche senza i grillini. I numeri ci sono. Ma chi ha parlato con l’ex presidente della Bce dice che nutre forti dubbi sulla possibilità di concludere la legislatura.
Che ne ha «le tasche piene» il premier lo ha detto ieri ad Antonio Tajani durante una discussione sul Dl Concorrenza.
Francesco Verderami sul Corriere della Sera racconta che quando il dirigente azzurro lo ha avvertito che Berlusconi non sarebbe rimasto a guardare, è sbottato: «Non lo consentirò. Non permetterò che questa situazione si trascini a lungo. E se non si comporrà, sarò io a salire al Quirinale».
Ora gli occhi sono tutti puntati sul voto di giovedì in Senato. Se il M5s vota no o esce dall’Aula, è molto probabile che il premier restituisca il mandato nelle mani di Mattarella.
Il quale a quel punto lo rimanderebbe alle camere per verificare la fiducia. Così la crisi si aprirebbe ufficialmente e tutti dovrebbero scoprire le carte. Anche i grillini che potrebbero lasciare il M5s in caso di rottura con il premier.
In Senato i candidati sarebbero una decina. Fra martedì e mercoledì i senatori 5s decideranno come muoversi. Non è escluso che Conte partecipi a una riunione con loro. Restano poco più di 48 ore per provare a fare rientrare il rischio di una crisi, appalesatosi da quando tutti i deputati pentastellati sono usciti dalla Camera al momento del voto.
Gli ottimisti sperano che si possa produrre uno scatto sul salario minimo o sul taglio al cuneo fiscale. E pensano già a un rimpasto per andare avanti, ottenendo un posto (cruciale in chiave manovra) al ministero dell’Economia.
I sospetti grillini
Dall’altra parte della barricata c’è il M5s. Che, racconta oggi Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano, si sente accerchiato e sotto pressione. Conte non ha avuto ieri contatti con Draghi. Si aspetta un segnale entro dopodomani. «Ma per fermarci non basterà qualche generica promessa sul salario minimo e qualche briciola sul cuneo fiscale», è il virgolettato di un generale contiano. La gran parte dei senatori è pronta a rompere.
E se l’ex Avvocato del Popolo tirasse indietro la gamba all’ultimo potrebbe finire sulla graticola proprio per questo. «Stanno provando a spingerci fuori», è l’analisi che si fa dalle parti del M5s. Intanto ieri, ospite di In Onda su la 7, rispondendo a una domanda sulla permanenza al governo del 5 Stelle, il sociologo Domenico De Masi è stato perentorio. «Ho parlato con Conte, anche nelle ultime ore. Questo governo sta svuotando passo passo anche il reddito di cittadinanza. Permanere in questo governo, che ha più una cifra neoliberista che socialdemocratica, sta svuotando le richieste dei Stelle, stanno ottenendo sempre di meno», ha detto.
Per De Masi i 5 Stelle «sono l’unico partito che in Italia ha fatto una cosa di sinistra negli ultimi 10 anni, il reddito di cittadinanza e il decreto dignità. In questo momento si è depurato della parte governativa e ora Conte ha le mani molto più libere di decidere se restare al governo o no». Dunque «se il Movimento esce dal governo recupera Di Battista e recupera un rapporto più forte con sinistra italiana e Articolo 1. Quindi da questo punto di vista metrico-decimale gli converrebbe uscire».
Lo spiraglio
Il quirinalista Marzio Breda invece racconta che il colloquio al Colle tra i due è stato incentrato sul Che fare. Che fare per inchiodare tutti al senso di responsabilità, visto che le fibrillazioni grilline non sono le uniche da tenere a bada. Draghi non avrebbe comunicato la voglia di salutare Palazzo Chigi. Mattarella non assumerà iniziative finché la crisi non sarà ufficialmente formalizzata. E da qui a giovedì, ha detto l’inquilino del Quirinale, può accadere di tutto. Anche che scoppi la pace.
Se invece in Senato il M5s insisterà nel non votare la fiducia, allora è possibile che il premier si presenti dimissionario al Colle. Il presidente della Repubblica lo rinvierà alle camere per un nuovo voto. Uno spiraglio, per ora.
(da Open)
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Luglio 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL RACCOLTO È ANDATO MALE ED È IMPOSSIBILE IMPORTARNE ALTRE
Crisi della catena dei rifornimento o effetto delle sanzioni. Non si tratta di chip o materiali rari, e neanche del grano bloccato nei porti ucraini, ma di patate.
In alcuni dei locali del nuovo fast food russo “Vkusno i tochka” (delizioso e basta) aperti a giugno al posto dei McDonald’s, chiusi dopo l’inizio della guerra in l’Ucraina, mancano dai menù, patate fritte e “patate rustiche”, una versione un poco più spessa. E non ci saranno fino all’autunno.
§La questione, solo in apparenza di secondo pieno, si è presto trasformata in politica, con il governo che scende in campo per negare qualsiasi tipo di problema di rifornimento. Le patate giuste per produrre i piatti che accompagnano i burger sono introvabili. Nel 2021, il raccolto di questa varietà è andato male, si giustifica la compagnia in un comunicato pubblicato dalla Tass.
In genere, le patate vengono acquistate da produttori locali, precisano nel clima di autarchia che si respira ora in Russia.
Ma ora è impossibile importare patate da mercati che avrebbero potuto offrire una soluzione provvisoria. Quindi, non ci sono alternative.
Niente patate fritte.
(da La Stampa)
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