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L’ACCORDO NEL CENTRODESTRA SULLE CANDIDATURE IN VENETO SAREBBE GIA’ CHIUSO: SI ANDRÀ SUL LEGHISTA STEFANI, LUCA ZAIA NON FARÀ LA LISTA AUTONOMA E IN CONSIGLIO REGIONALE I MELONIANI FARANNO IL PIENO DI ELETTI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

VERDERAMI: “IL RITARDO NELL’UFFICIALIZZAZIONE DEL PATTO SAREBBE DETTATO ANCHE DA QUESTO ASPETTO: NUMERI ALLA MANO, LA LEGA DOVREBBE RIDURRE DI DUE TERZI I SUOI SEGGI. E PER EVITARE SCONTRI INTERNI È PREFERIBILE CHIUDERE ALL’ULTIMO MINUTO”

Fratelli d’Italia non vuole fare la fine del carciofo: non vuole cioè che per le Regionali gli alleati gli sfilino una foglia alla volta tutte le candidature. Che poi la «tattica del carciofo» — citata da La Russa in un colloquio con un dirigente del suo partito — è una vecchia tecnica, spesso adottata durante le trattative: «Invece di discutere il quadro complessivamente, viene chiesto di affrontare le questioni caso per caso. E loro stanno facendo così con noi».
«Loro» sono ovviamente gli alleati, che il presidente del Senato mima nell’andamento dei colloqui: «La Lega oggi dice “il Veneto deve essere nostro”. Domani dirà “il Friuli-Venezia Giulia è nostro”. Dopodomani ci farà sapere che “la Lombardia è nostra”. Magari Forza Italia si metterà a dire “la Sicilia è nostra”. E Fratelli d’Italia?»
Per il partito di maggioranza relativa, il tema non può essere
inquadrato come una banale questione di potere. È piuttosto una questione di principio: se FdI accedesse alle richieste degli alleati — questo è il ragionamento — farebbe passare il messaggio che non ha una classe dirigente. Perciò il voto nelle Marche è considerato importante, per questo Meloni invita il suo gruppo dirigente a lavorare pancia a terra: «Lasciamo perdere i sondaggi».
QQuel test avrà una duplice lettura. Servirà a saggiare lo stato di salute del governo […] E in più servirà a inviare un messaggio agli alleati sulla capacità di FdI di indicare nomi vincenti, dopo la débâcle sarda.
Ecco uno dei motivi che hanno indotto Palazzo Chigi a ritardare la scelta dei governatori per la successiva tornata di fine novembre. Su Puglia e Campania il centrodestra non ripone speranze, se è vero che il centrosinistra — indisturbato — ha già lanciato i suoi candidati. E questo sta producendo tensioni sul territorio, tanto che il forzista Martusciello minaccia di annunciare «un nome» per la Campania la prossima settimana. Ma la sfida interna alla maggioranza si gioca in Veneto. A dar retta alla vulgata «nulla è stato ancora deciso».
In realtà ci sarebbe già un accordo. A sussurrare si farà peccato ma si dice il vero, e così nel centrodestra c’è chi riservatamente spiega che «Giorgia ha interesse a tenere in piedi Salvini, circondato per un verso dal gruppo dirigente storico del Carroccio e per l’altro da Vannacci. Perciò si andrà sul giovane leghista Stefani, Zaia non farà la lista autonoma e in consiglio regionale i meloniani faranno il pieno». Il ritardo nell’ufficializzazione del patto sarebbe dettato anche da questo
aspetto: numeri alla mano, la Lega dovrebbe ridurre di due terzi i suoi seggi. E per evitare scontri interni è preferibile chiudere all’ultimo minuto. Sarà.
Ma l’intesa sul Veneto non risolverebbe il problema del «carciofo». A meno che l’accordo non preveda già un cambio di consegne in Lombardia, dove peraltro si potrebbe votare in concomitanza con le Politiche. Una staffetta calcolata su un lasso di tempo di almeno due anni è cosa ardita nel Palazzo, dove si cambia idea ogni due minuti. [E l’intesa incrocia la mediazione sulla legge elettorale. L’accordo in Veneto tornerebbe utile a Meloni per superare la contrarietà degli alleati sull’indicazione del premier nella scheda, che metterebbe in difficoltà il centrosinistra.
Francesco Verderami
per il “Corriere della Sera”

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PISTOIA, IL CONSIGLIERE DI FORZA ITALIA CHE TAGLIA I PANUELOS APPESI IN PIAZZA CONTRO I FEMMINICIDI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LE ASSOCIAZIONI: “GESTO VIOLENTO E AGGRESSIVO”

È polemica a Pistoia dopo il gesto del consigliere comunale di Forza Italia, Jacopo Bojola, che ha tagliato con delle forbici i pañuelos rosa, i fazzoletti simbolo del movimento femminista e transfemminista Non una di meno, utilizzati per denunciare femminicidi e violenza di genere. I fazzoletti erano stati appesi alla ringhiera dell’antico pozzo del Leoncino, uno dei luoghi storici della città in piazza della Sala. Bojola ha pubblicato le immagini del gesto sul proprio profilo Facebook,
accompagnandole con la frase: «C’è chi deturpa e chi pulisce».
La condanna di associazioni e sindacati
Le reazioni non si sono fatte attendere: il gesto è stato duramente criticato da associazioni e sindacati. «Per il consigliere comunale Bojola, i pañuelos che portano i nomi delle donne e delle persone Lgbtqia+ vittime di femminicidio e di omolesbotransfobia sarebbero “spazzatura” che “deturpa” la città», si legge in una nota della segreteria Cgil Prato Pistoia – Coordinamento donna Spi Cgil. «Per questo si vanta di strapparli via. Un gesto che non è solo offensivo: è violento, perché fa eco e giustifica quella stessa violenza maschile che ogni giorno uccide e mortifica migliaia di donne e persone Lgbtqia+».
«Il pañuelo è un simbolo della lotta transfemminista. Non si rimuove, si rispetta – si legge invece in un comunicato delle Donne democratiche dell’Unione comunale del Pd di Pistoia. Nel nostro territorio e nella nostra città – prosegue -, così come in molte altre, i pañuelos, i fazzoletti rosa o fucsia appesi da Non una di meno, non sono semplici pezzi di stoffa. Sono segni visibili di sorellanza, memoria e resistenza. Rimuoverli è un atto politico – si legge ancora -. Chi strappa un pañuelo non sta ‘riordinando’ lo spazio pubblico. Sta tentando di cancellare una presenza femminista, radicale, viva», conclude la nota.
(da agenzie)

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A PROPOSITO DI CHI ISTIGA ALLA VIOLENZA: “SIAMO ALLA FRUTTA, PREPARATE I FUCILI”

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL VERDE BONELLI: “IO MINACCIATO DAL SOVRANISTA BANDECCHI”… IL POSTO MINACCIOSO DEL SINDACO DI TERNI

«C’è bisogno di darsi una calmata». Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, lancia un appello diretto al governo dopo le polemiche e le accuse seguite all’uccisione di Charlie Kirk: «Proprio chi ha maggiore responsabilità dovrebbe essere il primo ad abbassare i toni. Chi è al governo dovrebbe avere un atteggiamento diverso. Non si può dire che la responsabilità dell’uccisione di Kirk è di una parte politica».
Bonelli, in una intervista a La Stampa racconta di aver ricevuto personalmente minacce per la sua attività politica, l’ultima proveniente dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi: «Mi hanno girato un post di Stefano Bandecchi, di qualche settimana fa: commentando una mia iniziativa ha scritto “siamo alla frutta, andiamo a prendere i fucili”. Sotto quel post sono comparsi insulti e minacce, e lui ha risposto: “È un traditore della patria, finirà molto male”»
Il leader di Avs annuncia di voler reagire anche sul piano legale: «Ho già dato tutto all’avvocato, al 100% partiranno azioni». Sul suo profilo X, il deputato ha pubblicato alcuni dei commenti violenti e minacciosi che sono apparsi sotto il post di Bandecchi: «Invitano ad uccidermi e Bandecchi sindaco di Terni e alleato
della dx, commenta dicendo che per me finirà male. Poi c’è chi scrive che mi viene a prendere a casa. Sono il primo a dire che bisogna abbassare i toni ma che la dx ci accusi di questo clima di odio è inaccettabile».
Nell’intervista Bonelli afferma che questo non è l’unico caso in cui è stato minacciato: «Anche l’altro giorno, a Roma, passeggiavo per strada con mia figlia di 9 anni, sono stato insultato e minacciato. Ho dovuto far finta di nulla per non far spaventare mia figlia. Questo clima a me mette paura. Io sono un uomo libero, prendo mezzi pubblici e quant’altro, ma voglio sentirmi tranquillo» racconta.
(da agenzie)

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IL COMMISSARIO UE KUBILIUS: IN POLONIA LA RUSSIA HA TESTATO LE CAPACITA’ DI NATO E UE

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

“LA RUSSIA STA PREPARANDO UN ATTACCO ALL’EUROPA NEI PROSSIMI 3-4 ANNI”

Il lituano Andrius Kubilius è il commissario europeo alla difesa. E dice che Vladimir Putin è il «nemico pubblico numero uno dell’Ue». E che la Russia sta preparando un attacco all’Europa «nei prossimi 3-4 anni». Mentre i droni russi sulla Polonia sono un «test». E non un incidente. Per questo «dobbiamo prepararci». Sapendo che chi non investe in difesa danneggiatutti
gli altri. In un’intervista rilasciata a Repubblica Kubilius dice che la Russia in Polonia ha testato le capacità della Nato e dell’Ue.
La protezione dei cieli
«Voleva capire come avremmo reagito e come siamo in grado di proteggerci. Abbiamo imparato una cosa importante: l’Alleanza ha reagito in modo positivo. Ma abbiamo capito anche un altro aspetto meno positivo». Ovvero «che il sistema di protezione anti-droni non è ben sviluppato. Gli ucraini sono in grado di distruggere l’80 o il 90% dei droni utilizzando le moderne tecnologie. Dobbiamo imparare da loro. Ecco perché due settimane fa con la presidente della Commissione abbiamo visitato i tutti i paesi della linea del fronte. Era già allora molto chiaro ciò che i paesi in prima linea stavano chiedendo: uno scudo di difesa del confine orientale. Con due componenti principali: il classico anti mobility e un muro anti-droni».
Un muro anti-droni
Kubilius auspica «un sistema che prima di tutto ci permetta di “vederli” per fermarli. Gli ucraini hanno costruito un’intera rete di sensori acustici perché con i radar tradizionali i droni non si individuano». Un muro non necessariamente targato Nato o Ue. Ma «da sviluppare tutti insieme. Dobbiamo però capire che paesi come la Finlandia, gli Stati baltici, la Polonia e anche l’Ucraina, stanno difendendo non solo se stessi, ma l’intera Unione europea. Ecco perché dovrebbe esserci un progetto europeo».
L’articolo 5 della Nato
Sul possibile attacco di Putin all’Europa Kubilius cita «ciò che i servizi di intelligence dicono. Ad esempio, quello tedesco:
dicono che Putin sarà pronto a testare l’articolo 5 della Nato entro tre o quattro anni. Recentemente ancora i servizi tedeschi ci hanno riferito di avere prove che al Cremlino stanno discutendo questo tipo di piani. Metteranno in atto questi progetti di aggressione? Questa è la domanda da porci». La risposta è che dipende anche da noi: «Se costruiremo molto rapidamente e aumenteremo le nostre capacità di difesa, ciò che abbiamo nei nostri piani Readiness 2030, allora saremo pronti a scoraggiare qualsiasi aggressione. Per lo stesso motivo abbiamo approvato il meccanismo dei prestiti per 150 miliardi di euro a cui l’Italia sta partecipando molto attivamente».
La no fly zone tra Polonia e Ucraina
E sulla preparazione di una no fly zone tra Polonia e Ucraina, Kubilius dice che «rappresenterebbe un forte sviluppo. È stata una richiesta dell’Ucraina fin dall’inizio della guerra. Ma non so se questa sia la scelta dell’Alleanza atlantica». Difendere Kiev però è comunque fondamentale «perché l’Ucraina sta proteggendo noi. In tre anni abbiano dato circa 60 miliardi di euro, la stessa somma degli americani. Ma 20 miliardi di euro l’anno rappresentano meno dello 0,1% del nostro Pil. La nostra risposta agli attacchi russi contro l’Ucraina e alle provocazioni verso la Polonia dovrebbe essere un investimento nella produzione di droni ucraini. Così Putin capirà che non otterrà nulla con la guerra. E che anzi l’Ucraina potrà attaccare obiettivi russi».
(da agenzie)

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IL DIVERSIVO SUPREMATISTA SUI GENOCIDI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

FUORI DAL PALAZZO LE PAROLE DEL GOVERNO NON BASTANO PIU’: C’E’ UN PAESE CHE NON HA PIU’ TEMPO DA PERDERE

Nelle ultime ore i membri del governo si sono affannati a rendere omaggio a un suprematista razzista, idolatra delle armi, uno che considerava le stragi da fuoco negli Stati Uniti un prezzo inevitabile della libertà. Hanno scelto di ricordare lui, mentre il presente brucia. Nelle stesse ore sono riusciti a parlare di Gaza senza mai nominarla. Hanno distribuito condanne omeopatiche contro Israele, con la cautela di chi misura le parole come fossero benzina, e hanno ridotto la Global Sumud Flotilla a un diversivo da reality, pur di non affrontare il genocidio che scorre davanti agli occhi del mondo.
Intanto i giornali amici del governo hanno inaugurato la caccia agli “amici di Hamas”: titoli costruiti senza prove e insinuazioni, secondo uno schema noto. L’importante è non parlare di quello che accade davvero. Qui accade che la scuola ha riaperto con decine di migliaia di cattedre scoperte, con gli insegnanti intrappolati nei bachi di un algoritmo e con famiglie che si ritrovano senza sostegno né continuità. Qui accade che l’Italia si presenta al vertice internazionale come un peso piuma,
irrilevante nei dossier decisivi. Qui accade che i dati sulla povertà restituiscono un Paese spaccato, con oltre 5,7 milioni di persone in povertà assoluta secondo l’Istat, mentre la retorica ufficiale continua a raccontare una ripresa inesistente.
Eppure l’agenda resta un’altra: l’eco di un culto per la violenza travestito da memoria, la prudenza lessicale per non disturbare l’alleato israeliano, le insinuazioni su chi prova a rompere il silenzio. Tutto pur di sviare lo sguardo. L’importante è che tutto il resto sia chiacchiericcio, che la realtà venga sostituita da un racconto addomesticato e funzionale. L’importante è eclissarsi fingendo di dire qualcosa senza dire niente. Ma fuori dal palazzo le parole non bastano più: c’è un Paese che non ha più tempo da perdere.
(da lanotiziagiornale.it)

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AMICI, NEMICI E NIENTE IN MEZZO

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

I SOCIAL HANNO TRIBALIZZATO LA COMUNICAZIONE POLITICA

Quando si dice che è morta la dialettica, sopraffatta dal metodo binario “giusto/sbagliato”, “amico/nemico” imposto sui social (o imposto dai social, a seconda che si metta l’accento sulla prepotenza degli utenti o sulla sregolatezza del mezzo), non si dice qualcosa che riguarda gli appassionati di filosofia o gli intellettuali. Si dice qualcosa che riguarda la società intera e il popolo in primo luogo, perché meno munito di altre fonti di informazione e luoghi di espressione.
Il pauroso clima di odio che sta prendendo piede in America, quello spezzarsi in due metà in guerra, o di qua o di là, è anche figlio dei social. L’erosione progressiva del grigio, del tempo per riflettere, dell’esitazione nel giudizio, della voglia di confrontarsi non per sopraffare l’altro ma per conoscerlo e magari convincerlo, non solo non è un dettaglio: è una cancrena.
I social hanno tribalizzato la comunicazione politica, e come dice Safran Foer “la violenza non richiede eserciti; ha solo bisogno di vicini che smettano di credere l’uno nell’altro. Il pericolo non è solo nelle fantasie di vendetta ai margini, ma nell’esaurimento del centro”.
Questo esaurimento del centro è al tempo stesso un fenomeno sociale, culturale e politico.
Sociale: perché scompare il ceto medio e si radicalizza la divisione in ricchi e poveri; culturale: perché muore la dialettica; politico: perché gli estremisti riempiono la scena per intero, e possono addirittura diventare presidente, come Trump che è violento e bugiardo in ogni singola sillaba che gli esce di bocca e proprio per questo — certo non per i suoi meriti — ha vinto.
Che fare? Prepararsi al peggio e tenere duro. Ed essere contenti di vivere in paesi dove le armi da fuoco in mano ai privati sono pochissime.
(da repubblica.it)

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FELICITA’, PAROLA PROBITA DA NON PRONUNCIARE MAI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

GLI STUDI STATISTICI PER DETERMINARE IL QUANTUM DI FELICITA’ SI BASANO SOLO SU CRITERI ECONOMICI

Sono in gran rispolvero gli studi a livello statistico per determinare il quantum di felicità o infelicità che c’è fra i popoli del mondo. Si basano quasi tutti su criteri economici a indirizzo statistico, anche se non solo. Il risultato è all’apparenza paradossale: i popoli più ricchi, che appartengono in genere all’area occidentale, sono più infelici di quelli poveri.
Ma non è una sorpresa. I popoli più ricchi sono inseriti in quello che ho chiamato il “modello paranoico” basato sulle crescite esponenziali che esistono in matematica (tu puoi sempre aggiungere un numero) non in natura: raggiunto un obiettivo devi immediatamente inseguirne un altro ancora, più ambizioso,
salito un gradino devi farne un altro, e così all’infinito per cui non puoi mai raggiungere un momento di riposo, di quiete, di serenità.
I primi a occuparsi di felicità sono stati gli americani che nella loro Costituzione, cioè nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776 hanno proclamato, prudentemente, un diritto alla ricerca della felicità che però l’edonismo straccione contemporaneo ha trasformato in un vero e proprio diritto alla felicità. Sono i diritti impossibili postulati dal razionalismo irrazionale dell’Illuminismo. Dichiarare che esiste un diritto alla felicità significa rendere l’uomo per ciò stesso e ipso facto infelice. Diritti di questo genere, come quello alla salute, non esistono. “Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità, non il suo diritto” (Cyrano, giugno 2005). Così come non esiste un diritto alla salute. Il fortunato che ce l’ha se la tiene ma nemmeno Domineiddio può dargliela. Esiste semmai un diritto alla sanità, cioè alle cure mediche. Tra l’altro nessuno può essere sottoposto contro la sua volontà a un trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Il problema si pose all’epoca del Covid e del lockdown. Ma per raggirarlo si misero i cittadini in una situazioni così complessa che non avrebbero più potuto lavorare. I movimenti “no vax”, cioè delle persone che rifiutavano i vaccini, furono oppressi in tutto il mondo senza tener conto che i vaccini possono avere anche pesanti effetti collaterali, collaterali per modo di dire perché possono portare alla morte come accadde a una ragazza di Genova. Io, naturalmente, non faccio statistica, ma ho almeno tre conoscenti che sono rimasti
paralizzati in modo irrimediabile. In quanto al lockdown noi comuni mortali non avremmo potuto allontanarci più di duecento metri dalla nostra abitazione, ma intanto Matteo Renzi trasvolava continenti e oceani per andare a trovare in Arabia Saudita il suo amico Bin Salman e a farsi pagare da lui cospicue somme per cosiddette conferenze (il “rinascimento arabo” secondo l’ineffabile statista di Rignano). A Novak Djokovic, che era un convinto no-vax fu proibito di partecipare agli Australian Open e successivamente agli Us Open. Ma Novak è uno dei pochissimi che porta fino in fondo le proprie convinzioni, dice ciò che pensa e pensa ciò che dice (“Il Kosovo è serbo e rimarrà sempre serbo”, dichiarazione che gli è costata la condanna di tutta la cosiddetta comunità internazionale).
Io, la felicità l’ho trovata solo presso alcuni popoli aborigeni, in Sudafrica e in Australia. Per essere felici mancava loro solo la consapevolezza di esserlo. Ma se l’avessero raggiunta, la loro felicità si sarebbe sciolta come neve al sole.
Massimo Fini
(da ilfattoquotidiano.it)

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“NOI MODERATI”, IL PARTITINO DI MAURIZIO LUPI, PERDE I PEZZI: I DEPUTATI EX TOTIANI, PINO BICCHIELLI E ILARIA CAVO, SONO INTERESSATI A PASSARE IN FORZA ITALIA E IL COORDINATORE DI “NOI MODERATI”, SAVERIO ROMANO, HA CHIESTO LE DIMISSIONI DI GIORGIO SILLI, SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI (EX TOTIANO) PER VIA DI UNA PRESUNTA INCOMPATIBILITÀ

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

“IL FOGLIO”: “ SUI TERRITORI, IN TOSCANA E IN CALABRIA, SI SEGNALANO CONTINUE USCITE DAL MONDO DI LUPI VERSO QUELLO DI TAJANI, CIOÈ DI FORZA ITALIA. MELONI DEVE PROVARE A TENERE UNITI TUTTI I PEZZI: QUESTIONE ANCHE DI LEGGE ELETTORALE. ECCO PERCHÉ L’IDEA DI UN LISTINO BLOCCATO COLLEGATO AL PREMIO DI MAGGIORANZA POTREBBE CALMARE GLI ANIMI

Le regionali possono aspettare, ancora per un po’. Così Giorgia Meloni alle prese con il dilemma Veneto (confermarlo alla Lega in cambio di una prenotazione per la Lombardia da sottrarre al Carroccio) si getta con una certa passione in quel limbo chiamato centro. Dopo il successo al Meeting di Rimini, domani sarà alla festa dell’udc, invitata dai dioscuri Lorenzo Cesa e Antonio De Poli, vecchio e nuovo segretario. E’ un piccolo mondo antico quello dei centristi di destra, dominato da scossoni e submovimenti. La scala Richter segnala per esempio piccole faglie dentro “Noi moderati”.
Il partito di Maurizio Lupi, che sogna Palazzo Marino a Milano e guida la quarta gamba della coalizione con una discreta pattuglia di parlamentari, inizia a registrare malumori e addii. I primi arrivano dai deputati ex totiani (nel senso di Giovanni Toti, già governatore della Liguria) Pino Bicchielli e Ilaria Cavo, che le malelingue del Transatlantico danno interessati a Forza Italia.
Che fanno il paio con una dichiarazione passata in sordina: una settimana fa il coordinatore di “Noi Moderati” Saverio Romano se n’è uscito chiedendo le dimissioni di Giorgio Silli, sottosegretario agli Esteri (ex totiano) per via di una presunta incompatibilità nell’organizzazione Italo-latina Americana. Scaramucce di secondaria importanza ma che raccontano In problemi di crescita di un partito che non svetta nei sondaggi che ma che continua a incamerare personale politico di prim’ordine: su tutti gli arrivi da Azione di Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. Tutto ciò accade mentre sui territori, in Toscana e in Calabria, si segnalano continue uscite dal mondo di Lupi verso quello di Tajani, cioè di Forza Italia.
Meloni sa che da leader della coalizione con la testa già alle elezioni del 2027 deve provare a tenere uniti tutti i pezzi, facendo in modo che gli ingredienti della maggioranza non impazziscano. Questione di dosaggi, ma anche di legge elettorale. Ecco perché l’idea di un listino bloccato collegato al premio di maggioranza potrebbe calmare gli animi dei piccoli della maggioranza, ma anche quelli dei grandi a partire dalla Lega.
Le regionali sono in qualche modo legate alla nuova legge elettorale, ammesso che riesca a vedere la luce. il punto di equilibrio del centrodestra passa dal Veneto
La suggestione di FDI che conferma il Veneto alla Lega in cambio di un’ipoteca sulla Lombardia (si fa il nome dell’euromeloniano Carlo Fidanza, ma c’è anche quello di mister Coldiretti Ettore Prandini) con Massimiliano Romeo, segretario regionale lumbard, che dice che non se ne parla. E allora forse per Meloni il mondo centrista rischia di essere un antistress rassicurante.
(da agenzie)

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SONDAGGI MARCHE DANNO IN VANTAGGIO IL MELONIANO ACQUAROLI SU RICCI CON UNA FORBICE DAL 2,5% AL 4%

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

RICCI: “E’ MELONI LA MIA VERA AVVERSARIA, NON PUÒ PERDERE LE MARCHE, LE CREEREBBE UN PROBLEMA POLITICO E UN DANNO DI IMMAGINE IMPORTANTE, PER QUESTO È SCESA IN CAMPO IN PRIMA PERSONA”

«La mia vera avversaria è Giorgia Meloni». Matteo Ricci scende dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia, al termine di un dibattito con Michele de Pascale e Stefania Proietti, presidenti di Emilia-Romagna e Umbria, ultimi a vincere le elezioni regionali per il centrosinistra.
A novembre l’ex sindaca di Assisi ha riconquistato la regione, prima amministrata dal centrodestra: esattamente quello che vorrebbe fare Ricci nelle Marche. «Oggi ho partecipato a un confronto pubblico con Acquaroli davanti a 200 imprenditori – racconta – e l’ho asfaltato, nella sfida con lui sono più forte».
Il problema è che, a due settimane dal voto, la sfida non è più, o non è solo, con il presidente uscente di Fratelli d’Italia, legato alla premier da un’amicizia e militanza politica di vecchia data. «Meloni non può perdere le Marche, le creerebbe un problema politico e un danno di immagine importante – spiega Ricci – per questo è scesa in campo in prima persona».
L’eurodeputato mostra al collega de Pascale una foto sul telefonino: è un manifesto elettorale di Acquaroli, in cui il governatore marchigiano appare in secondo piano, dietro al volto
della premier che occupa lo spazio principale. «Sembra che la candidata sia lei, come se il voto fosse su di lei e sul governo – sottolinea Ricci – la stanno impostando così per evitare la sconfitta».
I sondaggi, in effetti, sembrano premiare questa strategia: l’ultimo, pubblicato oggi da Ipsos di Nando Pagnoncelli, vede Acquaroli avanti di oltre cinque punti. Tutti gli altri, usciti nelle scorse settimane, vedono comunque in vantaggio il presidente uscente, con una forbice dal 2,5% al 4%.
«Stanno spendendo molto in sondaggi, anche questo può aiutarli», interviene sibillino Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd e gran cerimoniere della Festa dell’Unità nazionale. Ricci fa una smorfia e ammette: «Sondaggi che mi danno dietro di quasi sei punti fanno male, rischiano di scoraggiare gli elettori meno motivati – ragiona -. Se c’è la prospettiva di un testa a testa, come io credo che sarà, possiamo riuscire a portare più gente a votare. Se, invece, raccontano che Acquaroli è così avanti, diventa più dura».
Il timore in casa dem, non confessato ma intuibile, è che la vittoria si allontani, che l’unica regione considerata contendibile di questa tornata autunnale resti al centrodestra e, alla fine, finisca in un pareggio: 3 a 3 e ognuno si tiene le proprie bandierine. Un risultato che andrebbe benissimo a Meloni, molto meno a Schlein, che spera di strapparne almeno una alla destra e dare continuità ai successi elettorali del Pd e della coalizione unitaria.
Ricci sa bene di giocarsi «una partita che ha un valore politico nazionale», lo percepisce ogni giorno dall’aggressività degli
avversari. «Mi attaccano in tutti i modi, anche con falsità evidenti, è la dimostrazione che hanno paura». Lui ci proverà fino all’ultimo, con il sostegno di Elly Schlein, che sta andando nelle Marche una volta a settimana, macinando tappe e chilometri.
Mercoledì prossimo saranno insieme a Pesaro, in un terzetto con Stefano Bonaccini, per un comizio in contemporanea a quello organizzato dal centrodestra ad Ancona, con Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani accanto ad Acquaroli. Una contrapposizione cercata, spiega Ricci, «con Elly lo abbiamo fissato mercoledì apposta, per dare l’idea che non molliamo un centimetro e siamo lì a proporre un’alternativa credibile».
(da agenzie)

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