Destra di Popolo.net

VADE RETRO, VANNACCI! IL GOVERNATORE DEL FRIULI, MASSIMILIANO FEDRIGA, SI UNISCE ALLE TRUPPE LEGHISTE SCHIERATE CONTRO IL GENERALE CHE VUOLE TRASCINARE A DESTRA IL CARROCCIO: “BISOGNA LEGHIZZARE VANNACCI E NON VANNACCIZZARE LA LEGA

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

SALVINI HA SGUINZAGLIATO IL MILITARE PER SCIPPARE A FDI LO “ZOCCOLO FASCIO” E GLI HA DATO CARTA BIANCA PER LE LISTE DELLE REGIONALI IN TOSCANA, MA NON LO CONTROLLA PIÙ E RISCHIA DI FAR DEFLAGRARE IL PARTITO … GIORGETTI SBOTTA: “SEMBRA UN CIRCO”

Per dirla alla Attilio Fontana: col cazzo che è un leghista. Vannacci risponde a Vannacci. Farà nascere i No vannax. Recluta lo scarto, dello scarto, di FdI, e lo traveste da Lega; rilascia interviste “esclusive” a Maria Rosaria Boccia (forse si vannaccizza pure lei) la sua nuova Camilla Cederna, e non deve chiedere permesso.
Sapete che dice Giancarlo Giorgetti, nella sua Varese, tenendosene a distanza? “Ormai sembra tutto un circo”. Anche Massimiliano Fedriga ripete in queste ore, e lo ha già detto al Festival delle Regioni: “Bisogna leghizzare Vannacci e non vannaccizzare la Lega”.
Anziché chiamare il generale, a rapporto, Salvini ha telefonato a Fontana, il nuovo Cambronne, e lo ha ammonito, “Hai sbagliato”, per poi ordinare ai leghisti: “Nessuno replica al generale”. Vannacci avvelena i pozzi e Salvini fa bere l’acqua.
Sta facendo entrare più “irregolari” Vannacci, che uno scafista; distribuisce più candidature lui che passaporti la Questura. Quale segretario di partito si sognerebbe di dire, come ha lasciato fare Salvini a Vannacci: “Metti fuori dal listino bloccato la più competente dei nostri”?
Si chiama Elena Meini e cinque anni fa era candidata della Lega, capogruppo in Consiglio, e cinque anni dopo si trova a correre senza paracadute, estromessa dal listino bloccato.
Ma chi è il capo, in Toscana? Salvini o Vannacci? Due giorni fa ha rinunciato alla candidatura, un altro consigliere leghista, Massimiliano Baldini, e anche Baldini, come Attilio Fontana, nel
suo strepitoso “col cazzo che vannaccizziamo la Lega”, ha contestato la “vannaccizzazione” del partito.
La Lega in Toscana si presenta con un listino bloccato e verranno eletti i primi due, se va bene, tre. Ma non verrà eletto un leghista. Nel listino bloccato, elezione certa, è stato candidato, Cristiano Romani, una specie di aiutante di campo di Vannacci, il vicepresidente della sua associazione, uno che conosce cinquanta sfumature di destra.
Viene da An e ha cercato in tutti i modi di entrare in FdI, senza successo, fino a quando Vannacci l’ha fatto cadere da cavallo: seguimi! L’altro capolista della Lega, a Firenze, che sarà inserito nel listino bloccato, è Tommaso Villa, che quantomeno si è scelto un generale più generale di Vannacci. E’ da sempre un allievo di Denis Verdini.
Un altro protégé di Vannacci è Massimiliano Simoni. E’ stato il candidato sindaco a Pietrasanta, consigliere comunale di FdI, e ora lavora a Bruxelles con Vannacci. Candidato blindato. A eccezione di Villa, che come pedigree ha Verdini, il resto del manipolo non ha voti, riempie le bacheche social di foto insieme al generale, scaracchia contro i migranti
E’ da mesi che scriviamo, fino alla noia, di tutti questi squinternati, dei nomi mezzi fasci che scelgono per battezzare i loro team, ma ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo. A Pavia, l’ultimo arrivato, l’ultimo sottotenente di Vannacci, è Luca Sforzini, ex candidato con la lista Sgarbi, un dandy, un esteta (ci sono pure loro) un altro che voleva candidarsi sindaco di Pavia con FdI.
A Varese, che è la città di Giorgetti e Fontana, i team Vannacci sono addirittura due (hanno già fatto la scissione della scissione)
e la generalessa è Cristiana Bardelli (prima Lega poi Italia Viva ora Vannacci). Dopo le parole di Fontana ha postato un video per rivendicare che “il termine vannaccizzare è nato qui a Varese”. Nel video si presenta in tuta mimetica e conclude: “La vannaccizzazione è inarrestabile”.
In questo circo manca solo Maria Rosaria Boccia, la donna che ha fatto dimettere Sangiuliano, e infatti c’è. Da due giorni fa sapere, tramite clip video, della sua intervista esclusiva a Vannacci con tanto di domanda: “Generale, ci candidiamo?” e si capisce che è un gioco (o forse no). Quello che la Lega pensa di Vannacci è noto: “Arrivati alle politiche chiederà a Salvini di candidare un suo reparto e poi: o si prende la Lega o si fa il partito”.
Vannacci non risponde a Salvini e lo sa anche Salvini. Già a luglio, Salvini gli aveva chiesto: “Generale, meno” e si era irritato per le sue interviste. Ogni volta Vannacci, come ora, rispondeva: “Niente polemiche. Andremo avanti tutti insieme”. Ma insieme, chi?”.
Salvini chieda a Fontana quanti leghisti gli hanno scritto, privatamente, quanto di loro (solo Centinaio, Romeo e Fedriga hanno alzato pubblicamente la testa) gli hanno detto: “Bravo!”. Non deve temere loro ma quelli che non hanno scritto a Fontana, quelli che iniziano a pensare: “La colpa non è di Vannacci. Dice le stesse cose di Salvini. Vannacci? E’ solo un Salvini più fresco”.
(da agenzie)

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NON E’ VERO CHE TRUMP HA APPROVATO L’ATTACCO ISRAELIANO SU DOHA: SECONDO “AXIOS”, NETANYAHU HA AVVERTITO IL PRESIDENTE USA A OPERAZIONE IN CORSO, DOPO AVER SGANCIATO LE BOMBE SULLA CAPITALE DEL QATAR. NETANYAHU HA FATTO UNA FIGURA DI MERDA: IL RAID NON HA DECAPITATO LA LEADERSHIP DELL’ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA PALESTINESE

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

I CAPI SONO SOPRAVVISSUTI PERCHE’ I TERRORISTI DI ISRAELE HANNO SBAGLIATO CASA… IL QATAR SOSPENDE IL SUO RUOLO DI MEDIAZIONE … LA CONDANNA DELLA TURCHIA (“DA ISRAELE TERRORISMO DI STATO”) E DELL’ARABIA SAUDITA (“BRUTALE AGGRESSIONE”)

La notifica di Israele agli Stati Uniti per l’attacco a Doha è avvenuta dopo il lancio dei missili, senza lasciare all’Amministrazione Usa il tempo per una valutazione. Lo riferisce il giornalista di Axios Barak Ravid, citando fonti dell’Amministrazione americana.
L’Arabia Saudita “condanna e denuncia con la massima fermezza la brutale aggressione israeliana e la flagrante violazione della sovranità dello Stato fratello del Qatar”, ha affermato il ministero degli Esteri in una nota.
L’Arabia Saudita “afferma la sua piena solidarietà e il suo sostegno allo Stato fratello del Qatar e sta impiegando tutte le sue capacità per sostenerlo in tutte le misure che adotterà, e sta mettendo in guardia dalle terribili conseguenze derivanti dalla persistenza dell’occupazione israeliana nelle sue violazioni criminali e nella sua palese violazione dei principi del diritto internazionale e di tutte le norme internazionali”, si legge nella dichiarazione.
Il Qatar ha deciso di sospendere il suo ruolo di mediazione nei colloqui tra Israele e Hamas per una tregua nella Striscia di Gaza, dopo l’attacco israeliano di oggi contro i leader del gruppo islamista palestinese a Doha. Lo riferisce l’emittente saudita “Al Arabiya”.
I media palestinesi scrivono che due persone sono state uccise nell’attacco israeliano a Doha, ma non i principali leader di Hamas. Secondo i resoconti, le vittime sarebbero Himam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, e Jihad Labad, direttore dell’ufficio di Khalil al-Hayya.
Il ministero degli Interni del Qatar ha confermato che le esplosioni udite a Doha avevano come obiettivo una delle sedi residenziali di Hamas nella città. Il ministero aggiunge che la situazione “è ora sicura” e che le attività necessarie sono svolte da squadre specializzate.
La Turchia ha condannato l’attacco di Israele contro una delegazione di Hamas a Doha in Qatar, accusando lo Stato ebraico di “terrorismo” e di politiche espansioniste nella regione. “Questa è una chiara prova delle politiche espansionistiche di Israele nella regione e della sua adozione del terrorismo come politica di Stato”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri turco che condanna l’azione israeliana.
“L’attacco alla delegazione negoziale di Hamas mentre sono in corso i negoziati per il cessate il fuoco dimostra che Israele non mira a raggiungere la pace ma a perpetuare la guerra”, ha affermato il ministero di Ankara, rilanciando un appello alla comunità internazionale per fare “pressione su Israele affinché ponga fine alla sua continua aggressione in Palestina e nella regione”.
L’attacco israeliano, che ha preso di mira i leader di Hamas a Doha, ha ”colpito la residenza del capo negoziatore Khalil Al-Hayya, mentre l’incontro dei vertici si teneva in una casa vicina”, utilizzata in precedenza dal defunto leader del movimento Ismail Haniyeh. Lo ha dichiarato una fonte di Hamas al sito del quotidiano Al-Sharq Al-Awsat spiegando che la casa utilizzata da Haniyeh ”è stata colpita, ma con minore intensità”.
La fonte ha spiegato al quotidiano panarabo che il luogo in cui si
trovavano i leader di Hamas veniva ”occasionalmente utilizzato per ospitare riunioni riservate e ha ipotizzato che la scelta di questa sede potrebbe aver contribuito alla sopravvivenza della maggior parte dei membri della delegazione”. La fonte ha inoltre sottolineato che almeno due leader di Hamas ”sono rimasti feriti nell’attacco, mentre il figlio di Al-Hayya e il suo segretario sono stati uccisi”.

(da agenzie)

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PER NON FINIRE ALLA CANNA DEL GAS, PUTIN HA BISOGNO DI XI JINPING, IL CALO DELL’EXPORT DEL PETROLIO RUSSO VERSO L’EUROPA È UNA MANNA DAL CIELO PER LA CINA, CHE STA “ESTORCENDO” IL CREMLINO PER IMPORTARE GREGGIO, CARBONE E METANO A PREZZI SCONTATISSIMI

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

“MAD VLAD” NON PUÒ FARE A MENO DEI SOLDI DEL DRAGONE: BASTEREBBE UN TAGLIO DI UN QUINTO DEI VOLUMI DI ESPORTAZIONE PER FRENARE LA SUA MACCHINA DA GUERRA

Pochi giorni prima del viaggio di Vladimir Putin a Pechino la settimana scorsa, la Cina ha lanciato una sfida all’Europa e agli Stati Uniti. La nave gasiera Arctic Mulan LNG è attraccata al terminale per il gas liquefatto di Beihai nel Guangxi, in arrivo dall’Artico russo. Era la prima spedizione verso la Cina del colosso del gas di Mosca Novatek, sotto sanzioni da parte di tutti i governi occidentali.
È possibile che anche di questo abbia parlato oggi a Washington il gruppo di lavoro della Commissione europea con i suoi referenti dell’amministrazione di Donald Trump. Domenica Scott Bessent, il segretario al Tesoro, aveva detto che il suo governo sarebbe «pronto a far salire la pressione economica sulla Russia ma — aveva aggiunto — abbiamo bisogno che i nostri
partner in Europa facciano lo stesso».
L’accusa, ripetuta spesso da Trump in questi giorni, è che le economie dell’Unione europea continuano a finanziare Mosca comprando gas, petrolio e carburanti russi. In sé non è infondata. Solo in luglio gli importatori europei hanno versato 1,1 miliardi di euro ai produttori russi di gas, gas liquefatto, greggio e carburanti, secondo il centro studi Crea di Helsinki.
Circa metà di quella cifra si spiega con l’Ungheria di Viktor Orbán (anche attraverso l’oleodotto “Druzhba” di epoca sovietica, attraverso l’Ucraina); circa duecento milioni alla Slovacchia di Robert Fico attraverso gli stessi canali; ma altri 239 milioni di euro di fatturato russo in Europa in luglio si devono al rigassificatore di Dunkerque nella Francia del Nord, dove si serve parte dell’industria tedesca. Questi restano volumi molto ridotti dal 2022 (l’Unione europea nel 2025 assorbe non oltre il 6% dell’export di petrolio russo) e difficili da tagliare sostanzialmente di più in tempi brevi.
Molto più pesante è il ruolo di Pechino nell’assorbire il petrolio e il gas che finanziano il 40% circa del bilancio di Mosca: una cifra più o meno pari alla quota della spesa pubblica assorbita dall’apparato repressivo e di guerra di Vladimir Putin. Dall’inizio del conflitto in Ucraina — secondo il Crea di Helsinki — la Cina ha comprato il 47% del greggio, il 44% del carbone e il 30% del metano via gasdotto esportato dalla Russia.
Sarebbe bastato un taglio di un quinto di questi volumi per frenare la macchina da guerra del Cremlino. Invece il ruolo della Repubblica popolare è così decisivo che i suoi importatori riescono a dettare condizioni draconiane a Mosca. Il presunto accordo “vincolante” per le forniture dal secondo gasdotto dalla
Siberia («Power of Siberia 2») è stato annunciato dalla russa Gazprom durante l’ultima visita di Putin, ma mai confermato dai cinesi: i loro negoziatori aspettano di estorcere prezzi ancora più di favore e in ogni caso non arriveranno mai a comprare neanche la metà dei 200 milioni di metri cubi all’anno che Gazprom vendeva all’Europa fino al 2021.
Quanto al petrolio, anche qui i cinesi approfittano della loro posizione di forza per obbligare i russi a praticare sconti; lo si intuisce anche dal crollo di quasi l’8% in valore dell’export russo verso la Cina quest’anno.
Così, complice il calo generale del prezzo del barile, le entrate da fonti fossili per il Cremlino quest’anno sono già di un terzo sotto a quelle di un anno. Mosca dovrà attingere in parte alle risorse limitate del suo fondo sovrano per continuare a pagarsi la guerra.
(da agenzie)

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COSA PUO’ SCATENARE UNA RIVOLUZIONE OGGI? I SALARI DA FAME? LE INGIUSTIZIE SOCIALI? NO, LA CHIUSURA DEI SOCIAL NETWORK

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

ALMENO 19 PERSONE SONO MORTE, E ALTRE 400 SONO RIMASTE FERITE, NELLE PROTESTE A KATHMANDU, IN NEPAL, CONTRO LA SCELTA DEL GOVERNO DI VIETARE 26 PIATTAFORME SOCIAL, TRA LE QUALI X, WHATSAPP, FACEBOOK, LINKEDIN E YOUTUBE … LA POLIZIA HA SPARATO CONTRO I MANIFESTANTI (PERLOPIÙ GIOVANISSIMI), CHE HANNO INCENDIATO IL PALAZZO DEL PARLAMENTO – IL PREMIER E IL MINISTRO DEGLI INTERNI HANNO RASSEGNATO LE DIMISSIONI A CAUSA DELLE MANIFESTAZIONI

Sono almeno 19 le persone morte e 400 i feriti in Nepal dopo che le proteste contro la corruzione politica e la decisione del governo di vietare molti social media hanno portato a scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza. La gravità dei fatti di ieri – i peggiori disordini degli ultimi decenni – ha portato alle dimissioni del ministro degli Interni Ramesh Lekhak, il quale ha comunicato al primo ministro KP Sharma Oli la sua decisione durante una riunione di governo, assumendosi la «responsabilità
morale» per le violenze.
In migliaia hanno risposto all’appello dei giovani manifestanti che si definiscono la “Generazione Z” e si sono radunati – molti vestiti con le uniformi scolastiche – nei pressi del palazzo del parlamento a Katmandu, per ribellarsi contro la scelta del governo di vietare 26 piattaforme, tra le quali X, WhatsApp, Facebook, LinkedIn e YouTube.
In varie zone di Katmandu è stato imposto il coprifuoco, vietati assembramenti, raduni e sit-in. Secondo quanto riferito da un funzionario locale, alcuni manifestanti sono entrati con la forza nel complesso del Parlamento abbattendo una barricata, dando fuoco a un’ambulanza e lanciando oggetti contro i poliziotti in tenuta antisommossa che sorvegliavano l’area. Rivolte si sono verificate anche nelle città di Pokhara, Biratnagar e Janakpur.
Il ministro delle Comunicazioni Prithvi Subba Gurung ha dichiarato alla Bbc che la polizia ha utilizzato idranti, manganelli e proiettili di gomma. «Gli agenti hanno sparato indiscriminatamente», ha detto un manifestante all’agenzia di stampa Ani: «I proiettili mi hanno mancato ma hanno colpito alla mano un amico che era dietro di me». L’esecutivo si è difeso, affermando che i social devono essere regolamentati per contrastare le fake news, l’incitamento all’odio e le frodi online.
Le Nazioni Unite hanno chiesto un’inchiesta rapida e trasparente sulla repressione delle proteste. «Siamo scioccati per le uccisioni e i ferimenti e sollecitiamo un’indagine tempestiva e trasparente», ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell’ufficio Onu per i diritti umani.
Il Primo Ministro del Nepal KP Sharma Oli si è dimesso. Lo ha confermato la sua segreteria in una nota citata dalla Bbc. In una dichiarazione a firma dello stesso Oli, il premier afferma di essersi dimesso per aprire la strada alla soluzione costituzionale dell’attuale crisi, segnata da manifestazioni di protesta contro l’interruzione dei social e la corruzione, protesta repressa dalle
forze dell’ordine e in cui si sono registrati 19 morti ieri.
Si sono intanto dimessi tre ministri in Nepal da quando sono scoppiate le proteste ieri. Il ministro per l’Approvvigionamento Idrico Pradeep Yadav è stato l’ultimo in ordine di tempo, oggi, a presentare le sue dimissioni, con un messaggio in cui ha espresso “sostegno ai giovani della Generazione Z nell’opporsi alla repressione attuata dal governo”, scrive la Bbc citando media nepalesi. Si erano già dimessi il ministro nepalese dell’Agricoltura Ram Nath Adhikari, citando l’insoddisfazione per il modo in cui le autorità hanno interagito con i manifestanti, e ieri mattina anche il ministro degli Interni Ramesh Lekhak.
I manifestanti nepalesi hanno dato fuoco al palazzo del Parlamento. Lo riferisce un portavoce parlamentare.

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UN CADAVERE E’ DIVENTATO “UN’ATTRAZIONE”: A ROMA I PASSANTI HANNO SCATTATO DELLE FOTO AL CORPO DELL’OPERAIO CHE HA PERSO LA VITA, IERI, SU UNA BANCHINA DEL LUNGOTEVERE

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

UN GRUPPO DI TURISTI MANGIA UN GELATO VICINO AL CADAVERE E UNO SI VANTA: “HO LA FOTO DELL’OPERAIO SENZA IL TELO. L’HO FATTA PER MANDARLA A MIO FIGLIO”

“Ho la foto dell’operaio senza il telo. Era appena accaduto. L’ho fatta per mandarla a mio figlio. La vuoi vedere?”. La tragedia trasformata in spettacolo. Il dolore sepolto dal protagonismo dell’uomo della strada. Accade anche questo quando si ha la sventura di morire in uno dei luoghi più turistici del Paese: la banchina sotto Ponte Sisto, davanti a piazza Trilussa, nel cuore di Trastevere. La vittima è Daniele Cucchiaro, 47 anni e operaio della Romana Car, travolto dal muletto che avrebbe dovuto portare via dopo che erano stati rimossi gli allestimenti per l’estate romana appena conclusa.
Cucchiaro, originario di Monterotondo, si trovava insieme a un cliente. Si è ribaltato con il mezzo mentre lo stava facendo salire sopra un camion scarrabile ed è morto praticamente sul colpo. «Ho visto questa scena e ho subito chiesto aiuto», racconta uno dei pochi testimoni oculari della morte dell’operaio. I primi passanti, subito dopo l’incidente, hanno allertato una pattuglia
della polizia locale dei vigili del gruppo centro.
Un’agente neoassunta si è fiondata sul ragazzo per sentire il suo polso ormai fermo. Cucchiaro è morto. Ma nel frattempo inizia lo spettacolo del macabro, andato avanti per più di quattro ore, nell’attesa che la salma del giovane fosse portata via.
C’è chi si è affaccia dal Lungotevere e scatta foto zoomate, alla ricerca chissà di quale dettaglio del corpo martoriato dell’operaio. Una famiglia di turisti spagnoli, vedendo il crocchio di persone, decide che è il posto giusto per mangiare un gelato: una pausa ristoratrice a pochi metri dalla tragedia.
«Io non c’ero, ma ho parlato con una persona che ha visto tutto», giura una signora di mezza età, tra le più attive nel fornire alla stampa informazioni inattendibili.
Mentre parla, non si preoccupa minimamente del dolore di chi le sta accanto e quell’operaio lo conosceva davvero: i colleghi della ditta Romana Car, arrivati sul posto subito dopo la tragedia. «Possiamo dire solo che Daniele era un lavoratore», spiega uno di loro con la faccia affranta. «Uno si alza la mattina presto, fa tanti sacrifici per costruirsi un futuro e poi finisce così».

(da agenzie)

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MENO FIGLI, MENO SCUOLE. LA DENATALITÀ STA DISTRUGGENDO LE SCUOLE ITALIANE: NELL’ANNO SCOLASTICO 2025/2026, PER LA PRIMA VOLTA GLI ALLIEVI SARANNO MENO DI SETTE MILIONI (6.949.339), 124MILA IN MENO DELLO SCORSO ANNO

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

DAL 2015 AL 2024 SI È PERSO QUASI MEZZO MILIONE DI ISCRITTI A SCUOLA (IL 6,3 PER CENTO): L’AUMENTO DEGLI STUDENTI STRANIERI (+19,1%) HA LIMITATO L’ANDAMENTO NEGATIVO, DI QUESTO PASSO, MOLTI ISTITUTI IN GIRO PER IL PAESE RISCHIANO LA CHIUSURA

Con l’avvio delle lezioni ieri a Bolzano è cominciato l’anno scolastico 2025/2026. È un anno costellato di novità organizzative: divieto assoluto di portare in classe lo smartphone anche alle superiori; nuove regole più stringenti per la condotta; una serie di modifiche alla parte orale dell’esame di Stato — che torna a chiamarsi ufficialmente esame di Maturità come nel secolo scorso — approvate pochi giorni fa.
Difficile dire se tutti gli studenti troveranno i loro insegnanti in cattedra dal primo giorno: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara assicura di aver fatto le assegnazioni con anticipo, ai sindacati risultano complicazioni, nonostante gli ultimi concorsi Pnrr che dovrebbero permettere di avere in cattedra entro la fine del prossimo anno ben 70 mila nuovi insegnanti.
Ma quello che diminuisce ancora in maniera più consistente invece è il numero di studenti, che quest’anno segna un record negativo. Secondo i primi dati del ministero per la prima volta gli allievi saranno meno di sette milioni, per l’esattezza: 6.949.339. Sono 124 mila in meno dello scorso anno. È l’effetto della denatalità
Il fenomeno delle piccole scuole, quelle dove si festeggia se in un plesso si riesce a formare tutta una sezione dalla prima alla quinta elementare (125 studenti in tutto) o dalla prima alla terza media (75 studenti) è in aumento. Sono ormai più di 12 mila, più di un quarto delle sedi scolastiche (che sono circa 40 mila).
La metà di queste si trova nei comuni delle cosiddette aree interne ma aumentano anche nelle zone periferiche delle grandi città, dove non è più un’eccezione trovare presidi di scuole con più di dieci sedi disseminate nei diversi comuni. Una piccola scuola su cinque ha già le pluriclassi, cioè classi con studenti di diverse età perché neppure le deroghe consentono di tenere aperta tutta una sezione.
Sono i dati dello studio dell’Indire «Anticipare per governare il cambiamento. Il sistema di istruzione e formazione di fronte alle sfide del cambiamento generazionale», appena pubblicato: i numeri dello spopolamento sono spaventosi. In Europa, solo Spagna e Grecia fanno peggio: dal 2013 al 2023 in Italia i bambini da 0 a 5 anni sono passati da 3,3 milioni a 2,5.
Dal 2015 al 2024 si è perso quasi mezzo milione di iscritti a scuola, il 6,3 per cento: l’aumento degli studenti stranieri (+19,1%) ha limitato l’andamento negativo ma pone nuove sfide per la didattica e l’insegnamento a bambini che non hanno come lingua madre l’italiano pur essendo nati nel nostro Paese. Gli insegnanti di italiano per stranieri sono ancora pochissimi e mal utilizzati anche se da quest’anno dovrebbero essercene mille in più.
L’obiettivo diventa sempre di più quello di rendere sostenibili e dunque di non chiudere le scuole, soprattutto dell’infanzia, elementari e medie. Dal Cuneese al Brindisino, passando per le province di Torino, Lodi, Reggio Emilia e Lecce ormai sono realtà le «scuole di prossimità» o «le scuole estese», ci sono le «scuole diffuse» in Umbria ed Emilia-Romagna. Per le superiori a rischio chiusura esiste la cosiddetta «classe articolata»,sperimentata a Trento: le discipline comuni sono insegnate a classi miste dei vari indirizzi e quelle specifiche con moduli separati in collaborazione con strutture del territorio.

(da Corriere della Sera)

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DONALD TRUMP ATTACCA IL GIUDICE DELLA CORTE SUPREMA DI BRASILIA, ALEXANDRE DE MORAES, A POCHE ORE DALLA SENTENZA DECISIVA CONTRO L’EX PRESIDENTE BRASILIANO, JAIR BOLSONARO, PER IL TENTATIVO DI COLPO DI STATO DEL 2023

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

PER IL COWBOY COATTO DELLA CASA BIANCA, L’EX PRESIDENTE BRASILIANO È VITTIMA DI UNA “CACCIA ALLE STREGHE” – AL MAGISTRATO È GIÀ STATO REVOCATO IL VISTO PER GLI STATI UNITI

Il governo del presidente Donald Trump ha nuovamente attaccato il giudice della Corte suprema di Brasilia, Alexandre de Moraes, a poche ore dalla sentenza decisiva contro l’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, per presunto tentativo di colpo di Stato. Secondo gli Usa, l’ex leader di destra è vittima di una “caccia alle streghe”.
In un post sui social, il sottosegretario per la Diplomazia pubblica del Dipartimento di Stato americano, Darren Beattie, ha ricordato la celebrazione dell’indipendenza del Brasile di domenica 7 settembre e ha criticato Moraes per i suoi “abusi di autorità”.
“Continueremo a prendere misure appropriate”, ha aggiunto il funzionario, che ha poi ribadito l’impegno di Washington “a sostenere il popolo brasiliano che cerca di preservare i valori di libertà e giustizia”.
Moraes è diventato bersaglio di critiche da parte della Casa Bianca per essere relatore nel caso in cui Bolsonaro rischia fino a 40 anni di carcere. Al togato è già stato revocato il visto per gli Stati Uniti ed è stato sanzionato ai sensi del Magnitsky Act

(da agenzie)

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GLI INFERMIERI RAPPRESENTANO L’EMERGENZA NUMERO UNO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: NE MANCANO ALMENO 70MILA. SENZA DI LORO SCRICCHIOLANO GLI OSPEDALI E RISCHIA DI NON PARTIRE LA SANITÀ TERRITORIALE CON LE NUOVE “CASE DI COMUNITÀ”

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

MA CHI VORREBBE FARE UN LAVORO MALPAGATO, IN CUI SI È COSTRETTI A TURNI MASSACRANTI E SPESSO SI È VITTIME DI VIOLENZA IN CORSIA?

Gli infermieri sono l’emergenza numero uno del Servizio sanitario nazionale: ne mancano almeno 70mila, molto più dei medici, e senza di loro scricchiolano i nostri ospedali e rischia di non partire mai davvero la Sanità territoriale con le nuove Case di comunità che dovranno essere riempite anche di infermieri.
Ma la fuga dei giovani potrebbe aggravare ancora di più questa emorragia: ieri infatti per la prima volta si sono presentati al test di ammissione nazionale alla laurea triennale meno candidati rispetto ai posti.
Rispetto ai 20699 disponibili -. tra 41 atenei pubblici e quelli privati – per il nuovo anno accademico 2025/26 le domande in tutto sono state 19298, con i candidati effettivi che poi si immatricoleranno che potrebbero essere, come spesso accade, anche di meno.
Solo nei 41 atenei pubblici le domande sono passate da 19.421 a 17.215 domande su 18.918 posti, un calo dell’11% in un anno (per le private è ancora una stima). Con veri e propri crolli come a Roma dove il calo di domande è stato di oltre il 30% in un anno, ma è al Nord (in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia) che si contano in proporzione meno candidati (con rapporti che oscillano tra 0,6-07 domande per posto)
Questo sorpasso dei candidati sui posti non era mai accaduto prima ed è forse la fotografia più nitida della poca attrattività tra i giovani di una professione che è invece cruciale per la Sanità con un calo che continua da anni ma diventato ora più allarmante: solo 15 anni fa a fronte di 16.099 posti c’erano 45.806 domande (il triplo), ora non si arriva nemmeno al “pareggio”.
A mettere in fila i numeri di questa fuga dalla laurea in infermieristica è Angelo Mastrillo docente all’università di Bologna e grande esperto della materia con la sua fotografia annuale dell’accesso a tutte le professioni sanitarie – non solo infermieri ma anche fisioterapisti, tecnici, ostetriche, ecc – che ha visto quasi 58.000 studenti presentare domanda su 33.695 posti a bando, con la laurea in infermieristica tra quella che soffrono di più.
L’altro dato allarmante riguarda anche gli effettivi laureati visto che in media solo il 70% arriva in fondo ai tre anni: se i laureati
sono cresciuti a fronte proprio dell’aumento dei posti disponibili nei corsi – erano 8.866 a indossare la divisa di infermiere dopo la triennale a distanza di vent’anni, nel 2024, sono saliti a quota 11.404 – è pur vero che restano troppo pochi e anche se nel 2027 secondo le previsioni potrebbero superare i 14mila sono sempre numeri comunque insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione, dato stimato dall’Ordine degli infermieri (la Fnopi) attorno alle 25mila unità all’anno.
Le cause strutturali di questo calo di appeal – come ricorda la Fnopi – sono note ormai da anni: dalla mancanza di prospettive concrete di carriera alle retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, dai carichi di lavoro eccessivi alle difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare fino allo scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie.
Secondo i calcoli diffusi nei giorni scorsi dal Centro studi Nursind, emerge come rispetto al valore assoluto attualizzato alle stime di rivalutazione Istat 2024 in 35 anni (dal 1990) un infermiere neo assunto abbia perso fino a 10mila euro in busta paga e un professionista con 40 anni di servizio quasi 16mila euro. Insomma una beffa, su cui si spera il Governo intervenga già nella prossima manovra di bilancio e nella recente riforma delle professioni sanitarie appena varata.

(da agenzie)

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POCO PRIMA DELLE REGIONALI IN CAMPANIA, A CASERTA FINISCE AI DOMICILIARI IL COORDINATORE PROVINCIALE DI FORZA ITALIA, GIUSEPPE GUIDA

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

INSIEME A LUI, SONO STATE ARRESTATE ALTRE 16 PERSONE ACCUSATE DI CORRUZIONE E RICICLAGGIO… IN CARCERE NICOLA FERRARO, EX CONSIGLIERE REGIONALE DELL’UDEUR E IMPRENDITORE DEI RIFIUTI DI CASAL DI PRINCIPE (GIA’ CONDANNATO PER CONCORSO ESTERNO IN CAMORRA) – TRA GLI INDAGATI ANCHE L’EX DIRETTORE GENERALE DELL’ASL DI CASERTA

Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo, in provincia di Caserta, coordinatore provinciale di Forza Italia è tra i destinatari delle 17 misure cautelari notificate dai carabinieri di Caserta al termine di indagini coordinate dalla Dda nell’ambito di un’inchiesta su corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, turbata liberta degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio. Guida è finito ai domiciliari.
Coinvolto nell’inchiesta (per lui disposto il carcere) l’ex consigliere regionale dell’Udeur nonché imprenditore dei rifiuti di Casal di Principe, Nicola Ferraro, che già ha scontato 7 anni di carcere per concorso esterno in camorra.
Tra gli indagati anche l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta Amedeo Blasotti, per il quale la Procura guidata da Nicola Gratteri aveva chiesto il divieto di dimora che però il Gip non ha concesso durante gli interrogatori del maggio scorso, e l’ex consigliere regionale Luigi Bosco, attuale coordinatore regionale di Azione; anche per quest’ultimo la richiesta di misura è stata rigettata.
Guida è accusato di aver concesso nel 2019 l’appalto per il servizio di raccolta rifiuti del Comune di Arienzo, ottenendo
appoggio elettorale. Complessivamente sono state emesse dal gip tre ordinanze di arresti in carcere, sette ai domiciliari e sette tra divieti di dimora e misure interdittive.
Ferraro, in particolare, avrebbe continuato a “operare” nel settore ambientale, infiltrando, come fatto già in passato per conto del clan dei Casalesi (fazione Schiavone-Bidognetti), le amministrazioni pubbliche, tra Comuni e Asl.
A parere degli inquirenti, l’ex consigliere regionale avrebbe perpetuato il sistema di accaparramento di appalti pubblici a imprese da lui indicate, ovviamente dietro favori e appoggi elettorali.
Il sistema illecito svelato dalla Dda riproduceva quello che già Ferraro aveva messo in piedi prima della condanna a sette anni, solo che in questo caso l’ex consigliere regionale, hanno accertato i carabinieri del Reparto Operativo di Caserta coordinati dai pm anticamorra Vincenzo Ranieri e Maurizio
Giordano, non agiva con aziende proprie, ma muoveva i fili di un cartello di aziende di proprietà di imprenditori che a lui facevano riferimento, e che quando ottenevano, grazie al suo potere e alle sue conoscenze, appalti per il servizio rifiuti o per la sanificazione di ospedali, gli pagavano una percentuale.
L’indagine aveva già avuto uno step importante a fine 2023, quando i carabinieri trovarono e sequestrarono a casa di un imprenditore vicino a Ferraro due milioni di euro in contanti, ritenuti proprio parte del giro di denaro relativo agli appalti aggiudicati alle aziende di riferimento di Ferraro.

(da agenzie)

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