Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
ESISTE QUINDI UNA FLOTTA CHE NAVIGA NEL MEDITERRANEO E NEI MARI DEL NORD, UFFICIALMENTE PER TRASPORTARE GREGGIO, MA CHE IN REALTÀ FUNGE DA RAMPA DI LANCIO PER VELIVOLI TELEGUIDATI
Zelensky e le incursioni dei droni in Europa, secondo atto. Dopo aver messo in allarme i nostri apparati scrivendo su X che l’Italia «può essere il prossimo obiettivo», il presidente dell’Ucraina è tornato sull’argomento, con un videomessaggio al termine di una giornata assai complicata in cui si è registrato un tremendo attacco russo sulle città ucraine durato dodici ore.
«Abbiamo informazioni di intelligence che dimostrano come i russi stiano usando le petroliere per lanciare e controllare i droni che fanno volare sui Paesi europei», dice Zelensky. «Questo è un altro motivo per cui il Mar Baltico e gli altri mari dovrebbero essere interdetti alle navi cisterna russe, almeno alla flotta ombra».
Il presidente ucraino quindi aggiunge due informazioni al suo precedente messaggio. La prima è la modalità di lancio dei droni ostili: non da postazioni nascoste e spie sparse sul territorio dell’Ue, ma dalle petroliere. La seconda riguarda l’esistenza di una flotta che solca le acque del Mediterraneo e dei mari del nord, ufficialmente per trasportare greggio e altri materiali ma che in realtà fungerebbe da rampa di lancio per velivoli teleguidati
Il caso raccontato ieri da Repubblica del Lauga, il mercantile russo che alcuni giorni fa incrociava davanti alle coste della Sicilia e che le intelligence europee sospettano avere la stiva piena di droni, sembra esattamente ciò a cui si riferisce Zelensky.
La Russia nega di essere responsabile delle incursioni e degli sconfinamenti dei caccia e smentisce di stare pianificando attacchi a Paesi Nato, ma tra i membri dell’Alleanza atlantica si è fatta strada l’idea che Mosca voglia testare i tempi di reazione europea e dare una prova della sua determinazione a raggiungere gli obiettivi in Ucraina.
Allarmi specifici per il nostro Paese non risultano, né al ministero della Difesa né al Copasir, e infatti il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani invita a «non drammatizzare», e parla di «messaggi politici», più che militari.
«Putin ha un’aggressività inaccettabile, però non credo assolutamente che voglia attaccare l’Italia, questo lo posso smentire. Comunque la nostra difesa aerea è sempre vigile e attenta, l’efficienza dell’aeronautica militare è sempre alta sia a terra sia in cielo», dice il titolare della Farnesina.
I segnali di possibile escalation, comunque, non mancano e tengono in allerta l’Unione europea, come i nuovi avvistamenti sospetti nei cieli della Danimarca, a pochi giorni del vertice informale dei 27 leader europei a Copenaghen: da oggi e fino a venerdì, lo spazio aereo danese verrà chiuso a tutti i voli civili di droni.
Come detto, però, i droni più numerosi e letali sono ancora quelli che colpiscono, quotidianamente, l’Ucraina. Ieri l’assalto russo su
Kiev, Zaporizhzhia, Khmelnytsky, Sumi e Odessa è durato per dodici ore di seguito: quasi 500 droni kamikaze e 40 missili, inclusi i balistici Daggers, hanno preso di mira il suolo ucraino. Quattro vittime a Kiev, tra cui una bambina di dodici anni, 70 i feriti.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
LA POSSIBILE VENDITA DI MISSILI TOMAHAWK, CON GITTATA MAGGIORE RISPETTO AGLI ATACMS, DI CUI GLI USA DISPONGONO IN ABBONDANZA
Per il presidente americano Donald Trump ”non ci sono santuari” e le forze armate
ucraine possono condurre attacchi in Russia ”in profondità”. Lo ha dichiarato l’inviato speciale degli Stati Uniti in Ucraina Keith Kellogg in una intervista a Fox News. ”Bisogna usare la capacità di colpire in profondità, non esistono santuari”, ha detto Kellogg a proposito della posizione di Trump sul fatto
che l’Ucraina possa condurre attacchi a lungo raggio in Russia.
La decisione finale se l’Ucraina possa condurre attacchi a lungo raggio all’interno della Russia spetta a Trump, caso per caso, ha precisato Kellogg. La scorsa settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto a Trump di fornire a Kiev missili da crociera a lungo raggio Tomahawk durante un incontro a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti stanno “valutando” la possibilità di fornire missili Tomahawk a Kiev, mentre Mosca continua a rifiutare i colloqui di pace bilaterali e trilaterali mediati da Trump, ha confermato ieri il vicepresidente americano JD Vance.
I sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto 84 droni ucraini che sorvolavano alcune zone del Paese durante la notte. Lo scrive la Tass citando il ministero della Difesa di Mosca.
“I sistemi di allerta della difesa aerea hanno intercettato e distrutto 78 droni ucraini: 24 sulla regione di Bryansk, 21 sulla regione di Belgorod, 9 sulla regione di Voronezh, 9 sulla regione di Smolensk, 7 sulla regione di Kaluga, 4 sulla regione di Mosca, 3 sulla regione di Orël e 1 sulla regione di Kursk. In totale, 84 droni ucraini sono stati intercettati e distrutti durante la notte”, si legge nella dichiarazione.
Che il titolo dell’editoriale del Financial Times — «Perché l’Ucraina sta vincendo la guerra» — firmato dallo storico e filosofo israeliano Yuval Noah Harari sia fin troppo ottimista appare evidente soprattutto nel giorno in cui il Cremlino ha ripreso a bombardare le grandi città ucraine con ferocia.
E che sia poco aderente alla realtà anche lo scenario ipotizzato
da Trump a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, ovvero una riconquista da parte delle forze di Kiev dei territori occupati dai russi, è chiaro a tutti gli analisti militari.
Lo stesso generale Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore a Londra, ha fatto notare come l’operazione nel Kursk sia stato un errore costato un numero eccessivo di vite umane ucraine. «Non conosco il prezzo di tali azioni, ma è ovvio che è stato troppo alto», ha scritto l’ex capo di stato maggiore ucraino in un articolo pubblicato online.
Inoltre, per tutta l’estate Kiev ha sofferto sul fronte Est, costretta a cedere terreno e a ritirarsi per evitare ulteriori perdite. Basta però rovesciare la medaglia e guardarne l’altro lato per vedere che nemmeno Mosca sta vincendo.
Come se — è il paragone fatto dal generale australiano in pensione Mick Ryan — a più di tre anni dall’invasione dell’Iraq nel 2003, gli Stati Uniti fossero riusciti a conquistare solo il 20 per cento del Paese, subendo nel frattempo un milione tra morti e feriti. Nessuno si azzarderebbe a considerarla una vittoria.
Il via libera da Trump non è ancora arrivato e potrebbe anche non arrivare mai, se si considerano le continue giravolte della Casa Bianca. Ma presto Kiev potrebbe incassare il permesso di comprare dagli Usa (e usare) missili Tomahawk. Più potenti degli Atacms, con una gittata maggiore, utilizzati in diversi scenari, dall’Iraq di Desert Storm alla Siria contro l’Isis, fino ai Caraibi contro i narcos, sono un’arma di cui gli Stati Uniti dispongono in abbondanza e cederli a Kiev non intaccherebbe l’«America First» in materia di riserve militari, come successo per i Patriot.
Si tratta di una fornitura cui nemmeno l’amministrazione di Joe Biden, fin qui ben più filo Kiev di quella attuale, aveva mai acconsentito, spaventata dalle possibili reazioni di Mosca. In realtà — fanno notare gli analisti — difficilmente quest’arma può cambiare definitivamente il corso della guerra come già successo per gli Himars e gli Atacms. Ma farebbe aumentare la pressione sulla Russia per costringere Putin a sedersi al tavolo.
E lo stesso Zelensky ha osservato come l’acquisto di per sé basterebbe già come messaggio a Mosca. La campagna di Kiev «DeepStrike» (attacchi in profondità su territorio russo), fin qui basata sull’utilizzo dei droni, sta ostacolando direttamente le attività operative e le linee di rifornimento russe: in meno di due mesi, le forze ucraine avrebbero colpito 85 obiettivi di alto valore sul suolo russo.
Tra cui 33 siti militari, basi, magazzini, aeroporti e aerei a terra, nonché 52 strutture militari-industriali che producono armi, munizioni, carburante e droni. Tradotto: se potenziata coi missili a lunga gittata, «DeepStrike» potrebbe provocare ulteriori grattacapi al Cremlino.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
“LA SCONFITTA CONTRO IL BELGIO NEI GIRONI È STATO UNO SCHIAFFO CHE CI HA FATTO ENTRARE SUBITO NELLA REALTÀ VERA DI QUESTO TORNEO MENTRE ALCUNE SQUADRE SONO RIMASTE SORPRESE E SONO USCITE DI SCENA”
E sono cinque. Ferdinando “Fefè” De Giorgi li ha vinti tutti i Mondiali dell’Italia, tre da giocatore e due da commissario tecnico. È l’allenatore salentino a certificare che la Generazione dei fenomeni vince ancora, segnando la storia proprio come 35 anni fa.
«Sono orgogliosissimo, soprattutto per la Federazione, che ora entra nella leggenda. Essere in compagnia di Julio Velasco anche in questo traguardo mi rende davvero felice. Mi ha mandato un messaggio ma non l’ho ancora letto. Lo sento sempre vicino, facciamo parte della stessa famiglia da decenni», commenta mister 5 mondiali dopo la finale vinta con la Bulgaria tra lacrime e abbracci.
Un Mondiale vinto da un gruppo speciale.
«Dall’infortunio a Lavia al recupero di Russo sono successe tante cose che solo un gruppo come questo poteva assorbire e trasformare in energia positiva. È stato un anno importante, culminato con questa vittoria che è una grande soddisfazione ma, a prescindere da questo, è un gruppo che ha un suo percorso, una sua evoluzione, una sua crescita che ha sempre cercato».
Ma perché è così speciale?
«Lo è nel modo di vivere la maglia, nel modo di aiutarsi, nel modo di integrare le persone. Quest’anno abbiamo avuto degli innesti che non sono mai stati lasciati indietro. È da questo punto di vista che è un gruppo speciale e lo ha dimostrato in tante occasioni e poi in particolare al Mondiale».
Dopo la partita persa con il Belgio si vedeva nero.
«È stato uno schiaffo che ci ha fatto entrare subito nella realtà vera di questo torneo mentre alcune squadre sono rimaste sorprese e sono uscite di scena».
Si è sentito messo in discussione?
«Siamo sempre sotto esame. Se soffrissi questo tipo di situazione, dovrei cambiare mestiere».
La medaglia di legno di Parigi è stata la molla per rivincere i Mondiali?
«Nello sport le grandi vittorie nascono sempre da sconfitte che fanno male, nascono da lì per chi le sa usare. Se invece le usi per farti del male da solo allora non ce la fai».
Dal 2021 a oggi quanto è cambiata la sua Italia?
«Partimmo con il cambio generazionale avendo solo 15 giorni per preparare una squadra e convocando anche giocatori di A2 e vincemmo gli Europei. Nel frattempo c’è chi si è sposato, ha avuto figli, ha aperto un’attività. Nella vita di un atleta ogni anno vale di più, anche in termini di consapevolezza».
Il famoso “Noi Italia”.
«Che nasce fondamentalmente dal desiderio di rappresentare la propria Nazione, di essere insieme agli altri e costruire come hanno fatto i ragazzi quest’anno».
Mercoledì 8 ottobre si torna al Quirinale da Mattarella, tutti convocati.
«Lo rivediamo con piacere dopo che ci siamo assentati qualche mese. Devo pensare a cosa dirgli però…»
E adesso?
«Al di là se ci sarò io, questa squadra ha ancora due cicli olimpici, questo di Los Angeles e il prossimo. Nel 2021 è partito un progetto a lunghissima scadenza non a breve. Si possono fare sonni tranquilli».
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
LA RIDUZIONE SI REGISTRA VERSO QUASI TUTTI I PRINCIPALI PAESI PARTNER EXTRA UE E COLPISCE IN PARTICOLARE BENI STRUMENTALI (-16,7%) E BENI DI CONSUMO DUREVOLI (-9,4%) – AUMENTANO SOLO LE VENDITE VERSO REGNO UNITO E SVIZZERA
Ad agosto si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27 una marcata
flessione congiunturale per entrambi i flussi, più ampia per le esportazioni (-8,1%) rispetto alle importazioni (-7,1%).
Lo rileva l’Istat, spiegando che la contrazione su base mensile dell’export è dovuta alle minori vendite di beni strumentali (-16,7%), beni di consumo durevoli (-9,4%) e non durevoli (-7,8%); aumentano, invece, le esportazioni di energia (+5,9%) e
beni intermedi (+2,2%). Su base annua il calo delle esportazioni extra Ue è del 7,7%.
Dal lato dell’import, si rilevano diminuzioni congiunturali diffuse, le più ampie per beni di consumo non durevoli (-16,5%), beni intermedi (-6,1%) e beni di consumo durevoli (-5,1%). “Dopo due mesi consecutivi di forte crescita congiunturale, ad agosto l’export verso i paesi extra Ue registra un’ampia riduzione su base mensile, spiegata soprattutto dalle minori vendite di beni strumentali e beni di consumo non durevoli”, commenta l’Istituto di statistica.
Ad agosto le esportazioni su base annua sono calate del 26,1% in Turchia e del 21,2% verso gli Stati Uniti. Lo rileva l’Istat. La riduzione si registra verso quasi tutti i principali paesi partner extra Ue27. Aumentano soltanto le vendite verso Regno Unito (+4,9%) e Svizzera (+4,7%) Le importazioni da Regno Unito (-36,6%) e paesi Opec(-27,1%) registrano le contrazioni tendenziali più ampie; diminuiscono anche gli acquisti da India (-9,7%), Cina (-7,1%) e paesi Mercosur (-5,8%). Per contro, crescono le importazioni da Stati Uniti (+68,5%) e paesi Asean (+13,6%).
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
ZELENSKY E’ IL PIU’ APPREZZATO TRA I PROTAGONISTI MONDIALI
Il mondo attraversa una fase difficile. Il “nostro mondo”, in particolare, ha perduto i riferimenti che ne hanno favorito la stabilità e la continuità nel dopoguerra. Quando la divisione fra Occidente e Unione Sovietica ha costituito, in fondo, un fattore di equilibrio. Segnato dal “muro” che marcava la divisione fra i due mondi.
Oggi quel muro è caduto ma, anche per questo, il nostro mondo è divenuto “instabile”. Perché non ci sono più riferimenti “stabili”. I “blocchi” non sono più “bloccati”. E i Paesi che ne hanno costituito il fondamento, Stati Uniti e la Russia, oggi interagiscono. Con effetti contraddittori. Perché la comunicazione comunica incertezza.
I leader personalizzano Stati e relazioni internazionali
Senza considerare che il mondo d’oggi è divenuto più largo. E incerto. In quanto, per citare il sociologo inglese Anthony Giddens, tutto ciò che avviene dovunque, in qualsiasi momento, nello stesso momento ha effetti immediati su di noi. Coinvolge (talora sconvolge) il nostro sentimento. Più o meno lontano dai nostri confini. In Ucraina, in Medio Oriente (in Israele), negli
Stati Uniti. Perché i media li ri-producono in modo “im-mediato”. E propongono uno “spettacolo della paura” coinvolgente. E sconvolgente. Con alcuni protagonisti importanti. Non solo in base all’importanza del Paese che rappresentano. Ma della capacità di “personalizzare” gli Stati e le relazioni internazionali.
Le opinioni degli italiani sui leader mondiali
Il sondaggio condotto da Demos fornisce una rappresentazione interessante di questo “mondo personalizzato”. Dove i leader hanno un ruolo importante. Non solo in quanto figure di governo. Ma perché interpretano i Paesi, il loro ruolo. I cambiamenti profondi che li coinvolgono. In questo sondaggio, abbiamo considerato alcuni leader figure, al centro del dibattito politico internazionale. E della percezione dei cittadini. I presidenti dei due principali Paesi che interpretano l’Occidente e l’Unione Sovietica. Dunque, il presidente degli Usa, Donald Trump, e il presidente della Russia, Vladimir Putin. Quindi, Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina, al confine estremo fra i due blocchi. E in particolare della Russia. Infine (ma, oggi, anzitutto) Benjamin Netanyahu. Primo ministro di Israele. Al centro delle tensioni globali, dopo il conflitto con i palestinesi intorno alla striscia di Gaza. Quindi, i Paesi coinvolti nei principali teatri di guerra. Non abbiamo, invece, considerato i leader dell’Ue, in quanto non coinvolti, da protagonisti, nelle crisi globali.
I cambiamenti sul fronte ucraino
Dalle opinioni degli italiani emerge come, nel corso degli ultimi anni, il leader che ha perduto maggiormente consensi sia
Zelensky, ritenuto, ormai, quasi “corresponsabile” del conflitto. Tuttavia, rimane, ancora il più apprezzato, fra i presidenti considerati. È, però, significativo che Putin stia guadagnando consensi. Come Trump. Nonostante in passato avesse promesso di risolvere la crisi internazionale. Evidentemente con scarso successo. Probabilmente per i negoziati che i due presidenti hanno avviato in questo periodo. D’altronde, svolgono ancora un ruolo importante. Seppure non più “esclusivo”, come un tempo. In fondo alla graduatoria del gradimento fra gli italiani si conferma, saldamente, Netanyahu.
Così i partiti orientano il giudizio
Le valutazioni nei confronti dei leader “internazionali” sono orientate, in modo significativo, dalle posizioni politiche dei cittadini. Il maggior grado di consenso verso Trump e Putin si osserva fra gli elettori della Lega, che apprezzano in misura significativa anche Netanyahu. Orientamenti analoghi, seppure in misura più limitata, si rilevano anche nella base dei Fratelli d’Italia (FdI)I e di Forza Italia (Fi).
Si delinea, dunque, una divisione evidente, fra gli elettori di centro-destra e quelli delle altre aree politiche. In particolare, del Pd. I più vicini a Zelensky e più distanti da Netanyahu, Putin e (in misura minore) lo stesso Trump. Orientamenti analoghi alla base di Avs, mentre chi vota per il M5s esprime opinioni in parte diverse. Soprattutto perché si mostra più vicino (o meglio, meno lontano) a Putin e Netanyahu. A conferma di quanto il “Campo largo” costituisca una prospettiva incerta e confusa. Così, come ha osservato Ezio Mauro, «stiamo affrontando questa tragedia più con l’emozione che con la ragione».
D’altronde, lo scenario internazionale non costituisce più un riferimento preciso. E l’Occidente è divenuto una “definizione in-definita”. E ciò rende indefinito l’orizzonte globale. E, dunque, anche il futuro.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
ISTAT, AD AGOSTO EXPORT EXTRA UE -8,1%, IMPORT – 7,1%
Ad agosto si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27 una marcata
flessione congiunturale per entrambi i flussi, più ampia per le esportazioni (-8,1%) rispetto alle importazioni (-7,1%).
Lo rileva l’Istat, spiegando che la contrazione su base mensile dell’export è dovuta alle minori vendite di beni strumentali (-16,7%), beni di consumo durevoli (-9,4%) e non durevoli (-7,8%); aumentano, invece, le esportazioni di energia (+5,9%) e beni intermedi (+2,2%). Su base annua il calo delle esportazioni extra Ue è del 7,7%.
Dal lato dell’import, si rilevano diminuzioni congiunturali diffuse, le più ampie per beni di consumo non durevoli (-16,5%), beni intermedi (-6,1%) e beni di consumo durevoli (-5,1%). “Dopo due mesi consecutivi di forte crescita congiunturale, ad agosto l’export verso i paesi extra Ue registra un’ampia riduzione su base mensile, spiegata soprattutto dalle minori vendite di beni strumentali e beni di consumo non durevoli”, commenta l’Istituto di statistica.
Ad agosto le esportazioni su base annua sono calate del 26,1% in Turchia e del 21,2% verso gli Stati Uniti. Lo rileva l’Istat. La riduzione si registra verso quasi tutti i principali paesi partner extra Ue27. Aumentano soltanto le vendite verso Regno Unito (+4,9%) e Svizzera (+4,7%) Le importazioni da Regno Unito (-36,6%) e paesi Opec(-27,1%) registrano le contrazioni tendenziali più ampie; diminuiscono anche gli acquisti da India (-9,7%), Cina (-7,1%) e paesi Mercosur (-5,8%). Per contro, crescono le importazioni da Stati Uniti (+68,5%) e paesi Asean (+13,6%).
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
ANDIAMO A VEDERE COSA SCRIVONO DI LEI LE RIVISTE SPECIALIZZATE – NEL 2024 “GBOPERA” L’HA STRONCATA: “LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI VENEZI NON AIUTA, COL SUO ANDAMENTO D’ALGIDO METRONOMO, SENZA UN GUIZZO PERSONALE” …LA RIVISTA “MUSICA” HA DEFINITO LA LETTURA DI “LA FAVORITA” AL TEATRO LIRICO DI CAGLIARI NEL 2025 “POCO COERENTE” CON SCELTE CHE “METTONO A DURA PROVA I CANTANTI”
Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra italiana, è stata nominata il 22 settembre come nuova direttrice musicale del teatro La Fenice di Venezia. L’incarico, deciso all’unanimità dalla Fondazione del teatro e sostenuto dal sovrintendente Nicola Colabianchi, inizierà ufficialmente nell’ottobre 2026 e durerà fino al marzo 2030.
Lla decisione ha scatenato immediate polemiche. I lavoratori del teatro (circa 300, inclusi i 90 professori d’orchestra) hanno proclamato lo «stato di agitazione permanente» il 26 settembre, chiedendo la revoca immediata dell’incarico.
In una lettera aperta, l’orchestra ha contestato il profilo professionale di Venezi, sostenendo che «non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice», che il suo curriculum «non è comparabile con quello dei direttori musicali stabili che negli anni si sono succeduti sul podio» e che manca di esperienza nei principali teatri e festival internazionali.
Hanno anche denunciato la procedura di nomina come «irricevibile», in quanto appresa solo tramite stampa e senza confronto, con tempistiche accelerate per evitare fughe di notizie. Il sindacato Rsu ha minacciato scioperi, manifestazioni e sit-in, definendo la scelta come politica più che artistica.
L’annuncio della nomina al teatro La Fenice ha solo riacceso un dibattito che in realtà accompagna da tempo la carriera della direttrice d’orchestra toscana.
Se da un lato il suo nome gode di visibilità mediatica superiore alla media dei colleghi, dall’altro la ricezione critica del suo lavoro musicale appare caratterizzata da valutazioni severe e da giudizi oscillanti.
Nel 2024, in occasione della Manon Lescaut al Festival Puccini di Torre del Lago, non sono mancate dure critiche. Sul sito specializzato Gbopera si legge: «La direzione d’orchestra di Beatrice Venezi non aiuta, col suo andamento d’algido metronomo, senza un guizzo personale; la direttrice è così concentrata dalla gestione orchestrale che arriva anche a perdere il contatto con i cantanti, persino il meraviglioso intermezzo suona quasi incolore.
Da una direttrice blasonata come Venezi ci saremmo aspettati semmai sovrainterpretazione (che non va bene, ma con il verismo è più perdonabile) piuttosto che l’appiattimento su dinamiche e agogiche asettiche».
In modo simile, la rivista Musica ha definito la lettura di La favorita al Teatro Lirico di Cagliari ne 2025 «poco coerente» con scelte che «mettono a dura prova i cantanti» e «scoppi eccessivi di suoni negli ensemble».
Una carriera passata in parte anche all’estero, motivo per cui Venezi viene spesso presentata come artista di fama internazionale. Nonostante ciò, è difficile trovare un riscontro effettivo nella critica specializzata estera. Oltre i nostri confini la direttrice non sembra essere molto nota se non per le vicende politiche che la avvicinano alla premier e per le critiche che hanno segnato la sua giovane carriera.
(da Domani)
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Settembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
LA MEDIAZIONE TRA I RESPONSABILI DELLA FLOTILLA E IL CARDINAL ZUPPI FATTA FALLIRE DAL GOVERNO ITALIANO
Immagino che in questi giorni ne abbiate lette e sentite di tutti i tipi. Figuratevi io, che
sono qui su una di queste barche, che è stata ferma in rada, all’ancora, come tutte le barche della Flotilla negli ultimi due giorni e mezzo.
Venivamo dalle immagini straordinarie delle manifestazioni nelle piazze, due giorni prima. Manifestazioni nei circoli e per le strade di tutta Italia, dibattiti nei festival e nelle parrocchie, e l’affetto che ci è arrivato e continua a non mancarci. Poi le chiacchiere ci hanno sommerso, prima quelle interne alla Flotilla, poi quelle dall’esterno. Poi il dibattito ha preso il sopravvento.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha prima smentito la premier Giorgia Meloni riconoscendo il valore politico e umanitario della missione, e poi ha chiesto alle persone partecipanti di provare in tutti i modi una trattativa per gestire gli aiuti umanitari e l’apertura di un corridoio sicuro.
Infatti poco prima il governo italiano, nelle parole della stessa premier, aveva provato a mettere il cappello su un’idea – non ancora una proposta, ma un dialogo aperto – fra Yassine Lafram (presidente delle comunità islamiche in Italia, sulla mia stessa barca e vicino di letto) e il presidente della CEI Matteo Maria Zuppi (ave Zuppi, io facevo il tifo per te durante il conclave).
L’idea, nata da loro due e sostenuta anche dai due parlamentari del PD Annalisa Corrado e Arturo Scotto, anche loro su questa barca, era quella di riuscire a fare arrivare gli aiuti che trasportiamo in Palestina, senza passare per il controllo israeliano, non necessariamente però approdando con le barche nella Striscia di Gaza.
E il governo, con il suo cappello maldestrissimo, ha raggiunto quello che probabilmente era il suo scopo sino dall’inizio: far fallire ogni possibilità di accordo, almeno fino a questo momento, perché sappiamo tutti che in politica il “mai” difficilmente è garantito per sempre.
A questo punto, ieri sera siamo ripartiti. La barca Zefiro non ce l’ha fatta, impossibile dopo i danni causati dai droni alla sua vela, e così l’abbiamo lasciata in Grecia. La nave Familia, nave madre partita con Greta Thumberg dalla Spagna, ha fuso il motore e il
suo equipaggio è stato redistribuito sulle altre imbarcazioni. Alcune persone, e anche alcuni capitani, sono effettivamente sbarcati anche da altre barche, interrompendo la loro partecipazione alla missione quando già ci trovavamo in acque greche.
Sia chiaro a tutti: è stato assolutamente legittimo e umano, perché i colpi ricevuti dai droni qualche giorno fa – quelle che abbiamo chiamato “bombe sonore” – non erano solo colpi audio, ma sono state capaci di tranciare anche alcuni cavi d’acciaio che tenevano le vele; perciò potete immaginare cosa sarebbe accaduto se quelle “bombe sonore” fossero esplose vicino alla testa di una persona invece che all’albero maestro.
No, mamma, non preoccuparti. So che stai leggendo questo pezzo, però la situazione davvero tragica, l’unica in questo momento veramente tragica, riguarda quello che sta accadendo a Gaza: un genocidio. E tra l’altro senza corridoi umanitari aperti e sicuri.
Per questo ieri sera la Global Sumud Flotilla ha infine deciso di ripartire. E per questo io sono ancora qui, come inviato di Fanpage.it, per continuare a raccontarvi quello che sta accadendo.
E allora ricomincio da qui: la notte è trascorsa bene, anche se l’avverbio è un po’ esagerato considerando le onde alte due metri. E soprattutto non dovrebbe essere normale abituarsi alla presenza di droni militari sopra la testa ed essere sollevati perché dai, ieri notte – almeno – non hanno sparato.
In questo momento la Flotilla ha rimesso le vele al vento, e io vi scrivo su un letto che balla, con lo schermo del computer mezzo
rotto.
Ogni partenza porta con sé rischi, ma rimanere fermi avrebbe comportato il rischio più alto: diventare ininfluenti, smettere anche solo di provare a fare qualcosa di efficace per fermare un genocidio. Noi, qui, ci portiamo anche la responsabilità di chi, a terra, guarda a quello che facciamo con speranza.
Il nostro è un atto politico, perché dare da mangiare agli affamati è sempre una questione politica. E solo la politica, la buona politica, può risolvere i problemi a lungo termine. Per questo la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla è per forza di cose anche una missione politica. Per questo ora stiamo continuando a viaggiare a cinque nodi e mezzo, direzione Gaza.
Fanpage.it è a bordo per dare parola e visione. Crediamo che raccontare da dentro sia un atto di liberazione, e che le parole abbiano senso solo quando vengono restituite. Per questo sono qui. Esserci non è un atto romantico, né un’avventura. E sicuramente non è un atto dannunziano, o futurista.
La Flotilla non naviga per sé stessa: naviga per ricordarci che ogni frontiera può e deve essere messa in discussione.
Personalmente, non posso guardare a questa ripartenza senza un moto di gratitudine. In un tempo in cui prevalgono la paura e il calcolo, qualcuno ha ancora il coraggio di provare a gettare il cuore oltre gli ostacoli. All’opposto del “me ne frego” c’è sempre stato don Lorenzo Milano con il suo “I care”, cioè “mi appartiene”, “mi riguarda”.
Il mare non tollera immobilismi, e la scelta di tornare a salpare non è solo logistica: è un gesto umano. L’ultimo possibile di fronte al genocidio del popolo palestinese.
Il mare, unione e divisione, è tornato a essere il luogo di un gesto collettivo di resistenza e di obbedienza alle leggi internazionali.
Ripartire vuol dire credere che, nonostante le difficoltà, esista ancora spazio per un’azione concreta e coraggiosa. La Flotilla non riparte per sé stessa: riparte per testimoniare, per denunciare, perché al mondo non ci siamo soltanto noi.
La Flotilla è ripartita perché l’indifferenza non può essere la nostra normalità.
In alto le penne!
(da Fanpage)
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Settembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
LA REPLICA: “LA MISSIONE VA AVANTI E CONTINUA VERSO GAZA. NAVIGHIAMO IN ACQUE INTERNAZIONALI NELLA PIENA LEGALITÀ”… CROSETTO, LA SOLUZIONE E’ SEMPLICE: DIFFIDARE ISRAELE DA COMPIERE AZIONI ILLEGALI E SCORTARE LA FLOTILLA FINO A GAZA PERCHE’ IL BLOCCO NAVALE E’ ILLEGALE, LE ACQUE TERRITORIALI NON SONO ISRAELIANE E I CONVOGLI UMANITARI NON POSSONO ESSERE ATTACCATI IN QUALSIASI PAESE CIVILE AL MONDO… NON DECIDONO DUE CRIMINALI DOVE SI PUO’ ANDARE E DOVE NO…, SE POI NON AVETE LE PALLE DI FAR RISPETTARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE DIMETTETEVI
“L’obiettivo dichiarato della Flotilla è quello di aiutare il popolo di Gaza, ma è fondamentale che questo impegno non si traduca in atti che non porterebbero ad alcun risultato concreto, ma che, al contrario, rischierebbero di avere effetti drammatici con rischi elevati ed irrazionali”.
Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che oggi pomeriggio ha incontrato una delegazione del movimento. Per Crosetto “qualora la Sumud Flotilla decidesse di intraprendere azioni per forzare un blocco navale si esporrebbe a pericoli elevatissimi e non gestibili, visto che parliamo di barche civili che si pongono l’obiettivo di ‘forzare’ un dispositivo militare”.
La replica della Flotilla
“La missione va avanti e continua verso Gaza. Noi navighiamo in acque internazionali nella piena legalità. Questa è la nostra responsabilità”. Così Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, all’ingresso della sede del Partito democratico al Nazareno per un incontro con la segretaria Elly Schlein. “Oggi siamo solo in ascolto”, dice Delia.
(da agenzie)
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