Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA MADRE DA UN MESE NON SI LAVA IN CASA FAMIGLIA E RIFIUTA OGNI DIALOGO… DIFFICOLTA’ DEI BAMBINI A SOCIALIZZARE (E LO CREDO)
Per settimane si è parlato del Natale come orizzonte del ricongiungimento tra la famiglia nel bosco Trevallion-Birmingham e i tre figlioletti, in casa famiglia dal 20 novembre. Quell’orizzonte si è spostato più in là – di quanto ancora non è dato saperlo – a causa della «notevole rigidità» dei genitori, che non sembrano intenzionati ad ammettere deroghe rispetto ai «valori cui conformano le loro scelte di vita».
Come ha scritto Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i minorenni nelle 6 pagine di provvedimento, Nathan e Catherine non sarebbero dunque disposti a scendere a negoziati. In particolare la madre dei piccoli, individuata come la più intransigente e la più chiusa al dialogo con le istituzioni.
Le resistenze della madre, dalle necessità mediche all’igiene
Di esempi dell’arroccamento sulle posizioni «neorurali» ce ne sarebbero tanti, la presidente del tribunale nel sceglie uno: il rifiuto del sondino naso gastrico – «verosimilmente perché fatto di silicone o poliuretano» – per curare i figli dall’intossicazione da funghi. Un fatto che evidenzia come sia impossibile ottenere deroghe ai principi delle scelte esistenziali «anche solo temporaneamente e in via emergenziale».
Un altro esempio, citato rapidamente nel documento, è la resistenza della stessa madre a concedere le cure antibiotiche alla piccola per una seria bronchite con broncospasmo. Fino a prendere una dura posizione lei stessa in palese protesta con la decisione di trasferire i minori in casa famiglia: la donna, dal suo ingresso nella struttura per accompagnare i figli, non si sarebbe mai fatta la doccia e mai lavata.
Le difficoltà dei bimbi con i coetanei
«La madre pretende che vengano mantenute dai figli abitudini e orari difformi dalle regole che disciplinano la vita degli altri minori ospiti della comunità», ha aggiunto Cecilia Agrisano.
E poco convince la decisione di Nathan Trevallion di accettare la casa offertagli gratuitamente da un ristoratore di Chieti: «Rimane incerta la determinazione dei genitori a stabilizzarsi nella nuova abitazione, considerato che già in passato hanno presto abbandonato altra abitazione messa loro a disposizione».
Una diffidenza verso tutto ciò che è nuovo e diverso che i genitori avrebbero trasmesso anche ai figli, che si trovano ancora in difficoltà nell’interagire con i loro coetanei: «Si denota imbarazzo e diffidenza. Il disagio maggiore si può osservare quando si attivano fra loro confronti sia per le proprie esperienze personali che per le proprie competenze».
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL MEDIEVALISTA CON UN PASSATO NEL MSI: “NEL MSI C’ERANO FIOR DI RIVISTE INTELLETTUALI, IN FDI IL NULLA”… “L’ELETTORATO DEL MSI ERA FILO PALESTINESE E ANTIAMERICANO, E’ STATO SEMPRE PRESO IN GIRO DAI VERTICI, LA MELONI FA LO STESSO”… “GIULI SI RIFA’ ALLA CORRENTE PAGANA CHE NEGLI ANNI ‘30 FACEVA CAPO AL GRAN MAESTRO DELLA MASSONERIA ARTUTO REGHINI”
Franco Cardini è uno dei più importanti medievisti italiani, ha scritto centinaia di libri e,
benché non si riconosca in questa destra, di quel mondo ha fatto parte. «Sono entrato tredicenne nelle giovanili del Msi nel 1953, pecora nera di una famiglia socialista fiorentina, e ne sono uscito nel 1965. Di quell’ambiente non ne ho un brutto ricordo».
Al tempo picchiavate?
«Più che picchiatori eravamo picchiati, perché a Firenze eravamo pochini. Però io ero bello grosso».
Ha letto l’atto di accusa di Marcello Veneziani contro il governo Meloni?
«Qualcuno potrebbe replicare che è un po’ il disappunto di chi si sente un vecchio militante messo in disparte, non avendo ricevuto incarichi».
È un filosofo e il ministro Giuli lo ha trattato come un ingrato
questuante…
«Filosofo mi sembra un pochino eccessivo per chi ha scritto qualcosa sui neoplatonici nel Sud d’Italia. Anche se sono professore emerito di Storia medievale, io non mi sono mai permesso di definirmi storico. Cantimori e Braudel erano degli storici. Ma certamente Veneziani è un uomo di cultura».
L’accusa più bruciante è quella di non aver fatto nulla per la cultura. In questo il Msi era diverso?
«Molto, anche se è sempre rimasto un partitino che non è mai andato oltre il 5 per cento, aveva fior di riviste intellettuali, le sue scuole di partito, molte teste pensanti. FdI non ci ha nemmeno provato».
C’è Atreju, quest’anno ci sono andati tutti…
«Quella è la vetrina voluta da Giorgia Meloni, che ha una sua sensibilità in questo campo perché si è fatta le ossa nel Msi, ha studiato e fatto la gavetta. Ma dietro di lei c’è pochino».
Meloni è cambiata da quando sta a palazzo Chigi?
«È diventata un po’ meno brillante e ironica, mi sembra un po’ più tesa, sta sempre sulla difensiva».
C’è delusione, come dice Veneziani, tra gli elettori che speravano in una Meloni più di destra?
«Io non mi sono mai sentito di destra nemmeno quando ero nel Msi. La mia destra attualmente è filopalestinese e putinista, quindi – visto che cosa si intende oggi per essere di destra – ringrazio Iddio che Meloni non sia andata ancora più a destra».
Perché?
«Perché significherebbe andare ancora di più verso le posizioni
occidentaliste più becere e filoamericane a qualunque costo».
I capi di FdI sono troppo filoamericani e filoisraeliani?
«Almeno in questo sono coerenti. La destra di vertice missina, dagli anni Sessanta in poi, ha sempre preso in giro il suo elettorato che era indirizzato in maniera opposta. Gli elettori erano filopalestinesi e avevano persino qualche simpatia per il socialismo che derivava dalla Repubblica sociale. Erano le posizioni di Antonio Pennacchi, che infatti poi diventò comunista».
Meloni è coerente, dicono i suoi ammiratori…
«Non so se sia convinta di quello che dice oggi, ma è palesemente diverso da quello che diceva ieri».
Alessandro Giuli invece a quale destra fa riferimento?
«Dicono appartenga a una corrente molto precisa che è sempre stata al margine del Msi».
I seguaci del filosofo Julius Evola?
«No, non era una corrente evoliana. Faceva invece capo al gran maestro della massoneria degli anni Trenta, Arturo Reghini, mazziniano, fascista, diciamo il fratellastro laico di Evola. Reghini sognava un fascismo che buttasse alle ortiche definitivamente il cristianesimo, per questa ragione gli interessava l’esperimento nazista. Credo che Giuli abbia ereditato dall’ambiente reghiniano questa erudizione pagana, che guarda alla religiosità della Roma arcaica».
Mario Giordano, su la Verità, ha scritto che Giuli si è arrabbiato perché Veneziani «non gli ha leccato gli stivali». Perché Giuli se l’è presa così tanto?
«Perché quando le accuse di mancanza di cultura vengono dal
mondo antifascista, le possono bollare come “culturame”».
Invece se la critica viene da destra non possono ignorarla?
«Esattamente. Veneziani mette sul tappeto, con asprezza e magari con un eccesso di acidità, un fatto effettivo. Dove sono i Giuseppe Berto, i Luciano Cirri di oggi?».
FdI invece sembra una caserma…
«Encefalogramma piatto, non c’è nemmeno una rivista culturale. Quando hanno dei soprassalti fanno le mostre su D’Annunzio o su Tolkien, che conoscono anche i maestri di Vigevano e le casalinghe di Voghera, per dimostrare che la cultura la fanno anche loro. Ma francamente è un po’ ridicolo».
(da Repubblica)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL RUOLO DELLE “GIORNALISTE ITALIANE”, L’ORGANIZZAZIONE NATA IN RAI CHE RIUNISCE CRONISTE CONSERVATRICI VICINO ALLE SORELLE MELONI: LA CHIGISTA DEL TG2, GIULIA DI STEFANO, MANUELA MORENO, E PAOLA FERRAZZOLI … IN RAI COME NUOVI VOLTI DI RIFERIMENTI DOVREBBERO SBARCARE A BREVE CLAUDIO BRACHINO E HOARA BORSELLI
Forse non serve un Pier Paolo Pasolini, ma basta un Carlo Conti. Senza nulla togliere al valore culturale del direttore artistico di Sanremo 2026, ovviamente. Il melonismo ha conquistato il centro del paese e, con lui, volti che portano in giro per l’Italia la variante soft della politica degli eredi di An. Con tanti saluti a Marcello Veneziani e Mario Giordano, che consumano inchiostro per ricordare al ministro della Cultura Alessandro Giuli da dove viene e dove (secondo loro) non sta andando.
La nuova generazione è parte di un mondo tangente alla destra tradizionale, ma con un piede nel mainstream, capace di portare
più lontano il verbo della presidente del Consiglio.
Non si tratta di meloniani purissimi, anzi. Ma anche il pubblico della kermesse da tempo non è più composto da militanti convinti, chi orbita nell’universo del partito della nazione spesso è di tutt’altra estrazione.
Certo non è il caso di Arianna Meloni, che nel partito tutto vede e tutto governa, ma per esempio Tommaso Cerno, neodirettore del Giornale e acclamatissimo intervistatore di Giuseppe Conte, ex senatore dem, è lontanissimo dal colleoppismo spinto dei Giampaolo Rossi e dei Guido Paglia (un altro che ormai attacca la governance Rai da destra). Ciò nonostante sa perfettamente quali sono le parole d’ordine – «Soumahoro», «cooperative», «Superbonus» – da pronunciare per scatenare la folla di avventori simpatizzanti di Atreju.
Per non parlare della deriva televisiva: a disposizione degli autori – anche quelli dei «salotti radical-chic» come ama descriverli Giorgia Meloni – non ci sono più soltanto “animali da palcoscenico” come il leghista Claudio Borghi o il presidente di commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone.
Entrambi restano presentissimi, ma al loro fianco si è ormai cristallizzata una buona squadra di volti “di destra” più pacati. C’è da tempo Annalisa Chirico, che conduce anche su Radio 1, dove qualche programma più in là registra la sua trasmissione Noemi, a cui pure viene attribuita un’amicizia personale con le sorelle Meloni. Ma uno dei più ambiti dai programmi è senz’altro Francesco Giubilei, classe 1992 e presidente della Fondazione Tatarella. Un erede dei Mario Sechi e gli altri direttori dei giornali di destra, un po’ meno presenti, come i “colonnelli” meloniani in Rai, nel palinsesto di Atreju di quest’anno.
Oltre agli ospiti à la Raoul Bova o Francesco Facchinetti – «la sinistra coltiva odio, Giorgia Meloni invece sa fare politica» – a dettare i tempi dal palco hanno pensato, spesso, le Giornaliste italiane. L’organizzazione nata in Rai che riunisce croniste conservatrici sembra essere diventata, se non braccio operativo, almeno bacino di riferimento delle sorelle Meloni molto più della vecchia guardia di direttori (maschi). Tra i volti più conosciuti la chigista del Tg2, Giulia Di Stefano, la coconduttrice di L’Alieno in patria, Manuela Moreno, mentre la presidente, Paola Ferrazzoli, ha condotto addirittura il panel, l’unico, a cui ha partecipato Arianna Meloni.
In Rai, al di là di presunti abboccamenti (sempre smentiti) della destra con Stefano De Martino, come nuovi volti di riferimenti dovrebbero sbarcare a breve Claudio Brachino e Hoara Borselli. Anche Piero Chiambretti sembra aver spuntato l’access del sabato sera dopo una prova soddisfacente del suo Finché la barca va.
Capitalizza invece la sua passione per le patrie province Edoardo Sylos Labini, da sempre prezzemolo della Rai sovranista, pronto a portare il pubblico, con il suo Radix, in un «viaggio identitario» a Pomezia, Chioggia, Ascoli, Lecce, Casale Monferrato (nel frattempo Alberto Angela per il suo programma in onda notte di Natale ha scelto la poco provinciale Torino, non gli deve essere arrivata la nuova direttiva da via Asiago).
A ricavarsi un ruolo sempre più preminente – ma sempre nelle retrovie – c’è il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi.
Accanto a lui, anche se di generazione successiva, i due organizzatori di Atreju, Giovanni Donzelli e Francesco Filini. Merita una menzione d’onore il talento multiforme di Gennaro Sangiuliano, volto suo malgrado grazie all’identità cangiante di direttore-ministro-corrispondente-capogruppo regionale. Ben più giovani, ma lanciate nel cielo stellato del melonismo Marta Schifone, figlia d’arte e commissaria del partito a Napoli, e Grazia Di Maggio, giovane promessa di FdI saldamente al microfono di Radio Atreju.
Fanno parte della leva politica degli anni Novanta anche la tanto discussa direttrice d’orchestra Beatrice Venezi e Caterina Funel, che ha iniziato a frequentare FdI quando aveva quattordici ed è in pole position come prossima guida dei giovani meloniani: quest’anno aveva la responabilità dei volontari di Atreju. Militasse altrove si potrebbe dire che il suo è un futuro nel segno del sol dell’avvenire.
(da EditorialeDomani)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
DAI RINCARI SU SIGARETTE E GASOLIO ALLA TOBIN TAX… PRESSIONE FISCALE RECORD AL 42,8%
La pressione fiscale con la cura Meloni non è mai stata così alta negli ultimi dieci anni.
Quest’anno siamo arrivati a 42,8% a fronte del 42,5 del 2024. E con la Manovra rischia di salire ancora di più, considerando la pioggia di imposte piccole e grandi in arrivo.
Per gli istituti di credito arriva l’aumento dell’Irap di due punti percentuali, lo slittamento delle Dta e la possibilità di attingere alle riserve con aliquote ridotte nei primi due anni.
Viene anche ulteriormente ridotta la deducibilità sulle perdite pregresse. L’aumento dell’Irap vale anche per le assicurazioni.
Manovra: una pioggia di tasse piccole e grandi in arrivo
Gli automobilisti nel 2026 dovranno farsi carico di un aumento delle tasse su alcune polizze Rc Auto, come per l’infortunio conducenti. Il prelievo fiscale sale dal 2,5 al 12,5%, e verseranno nelle casse dello Stato 115 milioni di euro in più. Per loro un’altra stangata arriva dall’aumento delle accise sul gasolio. Da qualche anno non si toccavano, e c’era anzi chi prometteva di ridurle, ma dal ‘26 scatta un rincaro dell’imposta sul gasolio di 4,05 centesimi al litro, che viene dunque equiparata a quella della benzina.
Una stangata dall’Rc auto alle sigarette
Salgono le tasse sulle sigarette, 15 centesimi al pacchetto da gennaio, poi altri 11 e ancora 14 nel ‘28. Sale pure la tassa di soggiorno nelle grandi città d’arte, i cui sindaci potranno chiedere fino a 12 euro al giorno a chi pernotta nelle strutture ricettive, e scatta un extra di 5 euro nei comuni “olimpici” (a Venezia si potrebbe arrivare a 15 euro a notte).
L’aliquota della cosiddetta Tobin Tax sulle transazioni finanziarie raddoppia, passando dallo 0,02% allo 0,04%. La misura dovrebbe generare un extragettito stimato in 337,3
milioni di euro a decorrere dal prossimo esercizio finanziario. Aumentano pure le tasse sulle criptovalute, con il prelievo sui profitti che sale dal 26 al 33%. Altra tegola sui consumatori arriva dalla tassa di due euro sui pacchi dai paesi extra Ue di valore fino a 150 euro.
Dagli affitti brevi alla Tobin tax
La versione definitiva dell’articolo 7 stabilisce un sistema a due aliquote per la cedolare secca. Il prelievo resta al 21% esclusivamente per la prima unità immobiliare messa a reddito dal contribuente. A partire dal secondo immobile locato con la formula degli affitti brevi (durata inferiore ai 30 giorni), l’aliquota è al 26%. La stretta più significativa riguarda però i multiproprietari: dal terzo immobile in poi, scatta la presunzione di attività imprenditoriale. I proprietari saranno obbligati all’apertura della Partita Iva, uscendo dal regime forfettario della cedolare e rientrando nella tassazione ordinaria Irpef, con i relativi adempimenti contabili e previdenziali.
(da La Notizia)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
ANCHE QUESTA È UN’OPERAZIONE CONDOTTA DAI SERVIZI SEGRETI DI KIEV PER DIMOSTRARE DI POTER COLPIRE ANCHE MOSCA?
Nella notte un’auto è esplosa a Mosca nella stessa strada in cui il generale dell’esercito russo Fanil Sarvarov è stato fatto saltare in aria qualche giorno fa. Due agenti della polizia stradale sono stati eliminati. E’ quanto scrive Rbc Ukraine citando fonti russe sui social media.
I media affermano che, secondo una versione, una o più persone sconosciute avrebbero lanciato un ordigno esplosivo nell’auto. Un’altra versione suggerisce che l’ordigno sia stato posizionato vicino al veicolo e sia detonato quando gli agenti sono saliti a bordo.
Le esplosioni sarebbero avvenute intorno all’1 di notte ora di Kiev, poiché è a quell’ora che la notizia dell’esplosione dell’auto a Mosca ha iniziato a circolare sui social network.
A quanto riferito si sarebbero sentite almeno due esplosioni, L’incidente è avvenuto in via Yaseneva, vicino a una stazione di polizia. Diverse fonti sui social media sottolineano che si tratta quasi dello stesso luogo in cui l’auto del generale Sarvarov è stata fatta saltare in aria il 22 dicembre.
Numerose squadre di soccorso e di servizio sono giunte sul posto. “Inizialmente, una persona sconosciuta ha lanciato un ordigno esplosivo attraverso il finestrino dell’auto. Testimoni hanno riferito di aver visto due persone fuggire”, si legge in un post, sempre secondo Rbc Ukraine.
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA ESILARANTE SCUSA: “MANCA IL CONTRADDITTORIO”… QUANDO SI E’ CONTRO IL GENOCIDIO OCCORRE TROVARE QUALCUNO CHE SIA FAVOREVOLE, ORA E’ TUTTO CHIARO
Dopo Roma e Bologna, salta un’iniziativa a scuola sulla Palestina anche a Vicenza. Ad
essere cancellato all’ultimo è stato un incontro che si sarebbe dovuto svolgere oggi, martedì 23 dicembre, al liceo Fogazzaro. Sotto al titolo “Racconti dai territori”, si proponeva di dare voce a una serie di testimonianze su Gaza, compresa quella di una giovane palestinese e di alcuni protagonisti della Global Sumud Flotilla bloccata da Israele in acque internazionali nel settembre scorso. Il tutto all’interno di un’assemblea organizzata dai rappresentanti di istituto del liceo. Ma a bloccare l’incontro, dopo le proteste del gruppo locale di Fratelli d’Italia, è stato l’intervento dell’ufficio scolastico regionale, che ha scritto al liceo chiedendo di cancellare l’iniziativa. La base giuridica dell’intervento sta in due circolari emanate nei mesi scorsi dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per assicurare la presenza di un contraddittorio in ogni incontro a tema politico nelle scuole. Condizione che non era assicurata dall’incontro secondo la valutazione dell’ufficio, condivisa dalla dirigente scolastica Maria Rosa Puleo che ha infine disposto l’annullamento dell’assemblea.
La decisione della scuola e la polemica politica
«Gli interventi programmati avrebbero restituito una sola prospettiva. Ho quindi chiarito che questo tipo di incontro potrà essere riproposto solo quando sarà possibile affiancare voci diverse», ha spiegato la preside. Corrosiva la replica di Avs: «Come si fa a parlare di contraddittorio per una assemblea che raccontava il genocidio in Palestina? Bisognava trovare qualcuno a favore del genocidio?», si domanda il consigliere regionale Carlo Cunegato, citato da Repubblica. Mentre l’europarlamentare della stessa formazione Cristina Guarda alza il tiro direttamente sul governo, accusato di voler «silenziare ogni dissenso, trasformando anche la scuola in un luogo di paura, dove il timore di ritorsioni politiche impedisce il libero dibattito». Mentre il sindaco Pd Giacomo Possamai ha offerto agli studenti degli spazi per riunirsi. Loro comunque hanno tenuto una contro-assemblea fuori dalla scuola.
La lettera dei docenti a Mattarella
A protestare contro la decisione della dirigente scolastica sono stati pure alcuni degli insegnanti del Fogazzaro, che hanno preso carta e penna e scritto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo aver ricostruito quanto accaduto, nella lettera i docenti si dicono «preoccupati sia per questo caso che per altri simili avvenuti in altre scuole d’Italia», sottolineano che gli studenti «devono essere liberi di organizzare le proprie assemblee così come lo siamo stati noi alla loro età» e chiedono un intervento del capo dello Stato per tutelare quegli spazi di libertà.
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
L’ULTIMA CAZZATA DELL’ESALTATO HA SPACCATO I GIUDICI CONSERVATORI
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di Donald Trump di schierare la Guardia Nazionale a Chicago, segnando una battuta d’arresto per il presidente. La decisione, riportata da Nbc News, riguarda al momento solo la città dell’Illinois, ma potrebbe avere effetti anche su eventuali tentativi di dispiegamento militare in altre aree urbane. La sentenza ha evidenziato divisioni tra i giudici conservatori: dei sei presenti, tre hanno sostenuto il dispiegamento delle truppe e tre vi si sono opposti. I tre giudici liberali si sono schierati con i contrari, determinando così il blocco dell’iniziativa.
Perché Trump voleva schierare la Guardia Nazionale a Chicago
La controversa mossa di Trump si basava sulla valutazione della sua amministrazione secondo cui Chicago e l’area circostante stavano precipitando nel caos e nell’illegalità. Le autorità locali, tra cui il governatore democratico dell’Illinois J.B. Pritzker, avevano però accusato il presidente di avere un secondo fine: «punire i suoi oppositori politici».
Il X Emendamento
Nei documenti presentati in tribunale, lo Stato e la città di Chicago hanno contestato l’invocazione della legge federale da parte di Trump, sostenendo che fosse ingiustificata e violasse il X Emendamento della Costituzione, che pone limiti al potere federale. Sebbene la decisione sia preliminare, molti osservatori ritengono che rafforzerà le argomentazioni legali contro eventuali schieramenti militari in altre città, inclusa la capitale Washington.
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
PER I REGALI DI NATALE SI TIRERANNO FUORI 271 EURO, MA CAMBIA LA TIPOLOGIA DI OGGETTI DONATI: LA SCELTA RICADRA’ SU COSE CONSIDERATE UTILI … SOLO 1 ITALIANO SU 4 VIAGGERÀ DURANTE IL PERIODO DI NATALE, MENO DEL 3% ANDRA’ ALL’ESTERO
Un Natale e Capodanno più oculato, con un occhio in più al portafogli e sopratutto agli
sprechi alimentari , con qualche spesa utile in più. Gli italiani spenderanno in media per i regali di Natale 271 euro, in leggera crescita rispetto allo scorso anno (264 euro) mentre le spese per il cenone e i pranzi delle feste sono in calo: 145 euro in media contro i 180 del 2024.
Soltanto 1 italiano su 4 viaggerà sotto le feste e di questi, meno del 3% andrà all’estero . È quanto emerge da un sondaggio sulle Spese per le Feste realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La 7.
Alla domanda sulle spese effettive rispetto allo scorso anno il 10% degli italiani risponde che comprerà più regali di Natale, mentre per pranzi e cene solo il 7% degli intervistati rivela che spenderà una cifra maggiore.
Le spese sono tutto sommato per la maggioranza degli intervistati in linea con lo scorso anno tranne che per un calo considerevole dei costi per pranzi e cene. Il 20,5 % degli italiani sarà in viaggio durante le feste, e quasi l’80% resterà a casa, chi si muove per andare all’estero è soltanto il 3%. Sostanziale pareggio tra alberghi e Bed & Breakfast nelle scelte degli alloggi: i primi scelti dal 27% i secondi opzionati dal 24,5% , mentre 1 italiano su 4 si muove per andare a trovare i parenti (22%).
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA DETRAZIONE SARÀ SOLO PER LE FAMIGLIE CON UN ISEE MASSIMO DI 30 MILA EURO E IL FONDO FINALE SARÀ DI SOLI 20 MILIONI… UNA MANOVRA CHE NON È PIACIUTA ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI SIA PER LE TASSE SULLE BANCHE SIA PER I POCHI FONDI MESSI A DISPOSIZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO
“Facce nuove e idee nuove”. Lo sfogo di Pier Silvio Berlusconi durante gli auguri di Natale ai dipendenti Mediaset cela non solo la volontà di cercare una nuova figura in grado di scalare il partito (in pole c’è il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto) e i capigruppo di Camera e Senato, ma anche l’irritazione da parte di Arcore per una norma della legge di Bilancio che non è passata come la famiglia Berlusconi aveva richiesto.
Se nelle trattative finali Forza Italia ha portato a casa
l’eliminazione dell’aumento di due punti dell’Irap per le holding non finanziarie che avrebbe colpito Fininvest, lo stesso non si può dire per le detrazioni per i libri scolastici.
Mondadori, guidata da Marina Berlusconi, detiene una fetta del 32% del mercato totale e così la famiglia aveva chiesto una misura specifica come volano per l’industria dei libri didattici: un fondo da 100 milioni di euro per la detraibilità del 19% sui testi scolastici indistintamente per tutti.
Invece alla fine così non è andata perché il governo, che aveva poche risorse a disposizione, ha riformulato l’emendamento di Forza Italia e Noi Moderati abbassando di molto le pretese dei Berlusconi: la detrazione sarà solo per le famiglie con un Isee massimo di 30 mila euro e il fondo finale sarà di soli 20 milioni.
Risultato molto inferiore rispetto alle richieste dei Berlusconi che non hanno apprezzato la mancanza di “attenzione” e di volontà politica da parte degli azzurri a Palazzo Madama.
L’ultimo segnale di una manovra che non è piaciuta alla famiglia sia per le tasse sulle banche sia per i pochi fondi messi a disposizione del sistema produttivo, è l’accusa di Arcore.
Dopo lo sfogo di Pier Silvio, il segretario Tajani aveva deciso di concedere un ramoscello di ulivo alla famiglia nominando il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè come responsabile della campagna per il “Sì” di Forza Italia sul referendum sulla separazione delle carriere, ma durante l’ultimo faccia a faccia della scorsa settimana, Marina Berlusconi ha ribadito a Tajani che è il momento di cambiare.
(da Il Fatto Quotidiano)
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