Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
SUCCESSO DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA LANCIATO DA 15 GIURISTI
Il fronte del No assesta un altro colpo al governo nella campagna referendaria sula riforma della
Giustizia, che contiene la separazione delle carriere. Il comitato dei 15 giuristi, che lo scorso 22 dicembre aveva avviato la raccolta firme per un quesito alternativo sulla riforma di iniziativa popolare, ha raggiunto il target delle 500mila firme, con largo anticipo rispetto al termine fissato dalla legge, ovvero prima dello scadere dei 90 giorni dalla pubblicazione della legge in Gazzetta
Ufficiale.
Le sottoscrizioni in teoria avrebbero dovuto chiudersi il prossimo 30 gennaio, ma il governo, contrariamente alla normale prassi seguita dai governi precedenti, con il Consiglio dei ministri di lunedì scorso ha fissato la data per il voto, i prossimi 22 e 23 marzo. Il comitato guidato dall’avvocato Guglielmi allora aveva protestato, scrivendo al Presidente della Repubblica Mattarella e depositato un ricorso al Tar, chiedendo una ‘sospensiva cautelare’ della delibera del Cdm sulla data del referemdum.
Come sappiamo ieri il Tar del Lazio ha fissato un’udienza il prossimo 27 gennaio, per la trattazione collegiale del ricorso contro la delibera del governo. Per i sostenitori del Sì, cioè per la maggioranza, è la prova che i giudici hanno dato torto a Guglielmi. Ma per quest’ultimo i tempi sono perfettamente in linea con la data del voto, visto che mancano più di due mesi, e il ricorso non è stato affatto affossato.
Al di là del braccio di ferro, che ha visto schierato in prima linea anche il comitato ‘Società civile per il NO’, la raccolta firme è andata avanti spedita. Come previsto dai proponenti, il traguardo delle 500mila firme necessarie a proporre un referendum confermativo sulla riforma costituzionale sono state raggiunte. Per i comitati del No è la prova che i cittadini auspicano un allargamento della partecipazione popolare.
L’annuncio di Guglielmi: “Sono arrivate le 500mila firme”
“Sono arrivate le 500.000 firme. Nel discorso degli Oscar i premiati ringraziano tutti, ma questo Oscar non è stato vinto grazie a tutti quelli che hanno firmato ma proprio da tutti quelli
che hanno firmato. Ed è stato vinto dalle loro associazioni, partiti e sindacati che si sono schierati da subito e pubblicamente per la raccolta delle firme E che hanno materialmente impegnato le proprie strutture per questo risultato straordinario”, si legge in una nota diffusa dalll’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore della raccolta firme popolari per il referendum sulla magistratura.
“In questi 24 giorni firmare è stato un atto sommamente politico di difesa della legalità costituzionale e di presa di parola collettiva, è stato un movimento che ha costruito dibattito e alleanze, che ha portato ad attivarci scacciando la rassegnazione, è stato un gesto liberatorio con cui dire no alla prepotenza di chi credeva in una battaglia già vinta. Noi ricominciamo da 500.000, ed è nient’altro che l’inizio. E quindi vi annunciamo che la raccolta continua, firmate e fate firmare. E state sintonizzati per i futuri dettagli. Grazie a tutti voi e tutti noi”, ha aggiunto.
Conte: “Risultato incredibile”
“È un risultato incredibile: in pochi giorni siamo arrivati a 500mila firme contro la riforma dell’ingiustizia di Meloni e Nordio. È un segnale dirompente!”, ha scritto su Facebook il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, secondo il quale si tratta di un risultato ottenuto “con tutti contro. Nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma, su cui stanno illudendo i cittadini. Nonostante un Governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi”.
“Lottiamo, informiamo e partecipiamo. Correre controvento, contro il tempo, contro tutto – ha aggiunto l’ex premier – non ci ha mai fatto paura”.
“Fermiamo col nostro voto questa riforma che non serve a migliorare la giustizia per i cittadini ma a difendere la casta dei politici e i governi dalle inchieste. La legge è uguale per tutti. Avanti!”, ha concluso Conte nel post.
Bonelli: “Risposta all’arroganza del governo”
Per il leader di Avs Angelo Bonelli “Il raggiungimento delle 500 mila firme in poche settimane è un risultato straordinario ed è la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita. Questa mobilitazione dimostra che non c’è nulla di riformatore in ciò che la destra sta facendo sulla giustizia: non assumono magistrati, non riducono la durata dei processi penali e civili, non migliorano l’accesso alla giustizia per i cittadini. C’è invece la volontà di indebolire chi indaga e di colpire gli strumenti che hanno permesso di contrastare mafia e corruzione. Le 500 mila firme raccolte in così poco tempo sono un segnale politico chiaro: il Paese non accetta riforme che tutelano i potenti e indeboliscono lo Stato di diritto”.
(da Fanpage)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
1,2 MILIONI DI UTILE CONSOLIDATO E I SOSPETTI
La buvette della Camera ha un utile milionario. Lo ha certificato la società Cd Servizi, la società in house di Montecitorio per la fornitura di servizi prima appaltati a imprese private. Ma i conti di Cd Servizi dovranno essere sottoposti ufficialmente all’approvazione del massimo organo politico della Camera. E in molti si chiedono: com’è possibile il record di guadagni quando i deputati sono diminuiti? Per questo, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, il Partito Democratico ha chiesto rendiconti e scontrini. E messo nel mirino il segretario generale della Camera Fabrizio Castaldi.
Gli utili record della Buvette di Montecitorio
Il dem Stefano Vaccari e Benedetto Della Vedova di +Europa, entrambi membri dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio, hanno chiesto all’amministrazione una rendicontazione puntuale e precisa relativa agli obiettivi strategici e gestionali di Cd Servizi. Perché «nel periodo che va da gennaio ad agosto 2025 Cd Servizi – si legge nella missiva – avrebbe registrato minori stanziamenti per circa 300 mila euro rispetto alle precedenti gestioni con ditte esterne e raggiunto un utile consolidato di oltre 1,2 milioni di euro». Per questo i due chiedono le “entrate giornaliere afferenti all’area dei servizi di ristorazione” di tutto il
2025.
Il 21 gennaio
Ma anche la documentazione “oltre le entrate giornaliere generate da ogni singolo servizio di ristorazione” (ossia del ristorante, della buvette di Montecitorio, dei self service anche di palazzo San Macuto e Valdina e del servizio catering erogato dalla società in house). La rendicontazione va mandata entro e non oltre il 21 gennaio. E deve comprendere i «costi sostenuti dalla società in house in tutte le linee di servizio: oltre alla ristorazione, anche per il supporto esecutivo, le pulizie e il facchinaggio». Infine, si chiede la 2 che supporti la rendicontazione delle entrate».
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(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
EMERGONO SOSPETTI DI CONFLITTI DI INTERESSE E L’USO ILLECITO DI BENEFIT COME L’AUTO DI SERVIZIO E LE CARTE DI CREDITO
Tutti i membri del Garante della Privacy sono indagati per peculato e corruzione, in un’inchiesta
della Procura di Roma: il presidente Pasquale Stanzione e i componenti del Collegio Ginevra Cerrina Feroni (in quota Lega), Agostino Ghiglia (quota FdI) e Guido Scorza (quota M5s). Gli inquirenti hanno perquisito la sede del Garante a Roma, e hanno anche perquisito i telefoni degli indagati. Anche se, da quanto Fanpage.it ha appreso, tutti e quattro avrebbero cambiato cellulare dopo i servizi di Report andati in onda a novembre dello scorso anno.
Nelle carte dell’indagine, che Fanpage.it ha potuto visionare, si legge che i quattro usavano le auto di servizio per scopi impropri – tra cui l’ormai famoso viaggio di Ghiglia nella sede di Fratelli d’Italia a Roma – e si “appropriavano” di “denaro pubblico” con “la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato”, per un importo che non è ancora definito. Dai viaggi alla carne in macelleria fino agli affitti.
In più, ci sarebbe il sospetto di conflitti di interesse. Ad esempio Ita Airways, per alcune irregolarità sulla privacy non avrebbe subito “alcuna sanzione, se non una meramente formale”. Tutti i
membri del Collegio avrebbero ricevuto una tessera Volare della classe executive, del valore di 6mila euro. Ombre anche sui rapporti con uno studio legale fondato da Scorza. Secondo gli inquirenti i sarebbero stati anche gli estremi per il reato di abuso d’ufficio, che però il governo Meloni ha cancellato.
Le tessere di Ita da 6mila euro a tutti i membri del Garante
Il caso di Ita Airways, l’ex Alitalia, parte a marzo 2023. Allora la compagnia aderì all’iniziativa “Finalmente un po’ di privacy”. Non ci mise soldi, da quanto risulta, ma proprio in quel mese tutti i componenti del Garante ricevettero delle tessere Volare, del valore di 6mila euro l’una. Secondo la compagnia queste inizialmente non erano di classe Executive, ma la più semplice Smart. Però poi passarono a Executive per una “specifica procedura interna” che non sarebbe stata chiarita.
C’è il fatto che l’avvocato Stefano Aterno, incaricato della protezione dati di Ita nel 2022-2023, è un membro dello studio legale E-Lex, fondato dal membro del Garante Guido Scorza. Uno studio che tra i propri clienti ha proprio Ita, dato che la compagnia dal 2023 al 2025 ha richiesto dei servizi per spese pari a 116mila euro.
Ciò che è noto è che “molto spesso Ita si interfaccia con il Garante perché si occupa di molte questioni attinenti la privacy”, come ha confermato l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimissionario a novembre 2025. Gli inquirenti sottolineano anche che nel 2023 si è aperta una procedura a carico di Ita, per delle irregolarità sul trattamenti dei dati. Questa è si è conclusa nel 2025: solo una sanzione formale. Il relatore di quel procedimento era proprio Scorza, che ha affermato di non essere a conoscenza del ruolo di Aterno.
Il caso delle sanzioni a Meta e alla Asl Abruzzo
Peraltro, gli inquirenti riportano anche il caso della Asl Abruzzo 1, che usò come consulente lo studio E-Lex e venne punita con un semplice ammonimento in un caso di violazione della privacy; secondo la Procura, per un caso “analogo” la Asl Napoli 3 era stata punita con una sanzione di 30mila euro.
Anche la società Meta (che possiede Facebook e Instagram) fu sanzionata per gli smart glasses che stava lanciando sul mercato in collaborazione con Rayban. La multa fu ridotta da 44 milioni (somma prevista in una bozza iniziale) a un milione di euro, poi fu annullata per i ritardi nella procedura. Gli investigatori dicono che bisogna capire se abbia avuto un “impatto” la “sponsorizzazione” fatta da Scorza di quegli stessi occhiali con un video sui social, oltre a un incontro privato con un rappresentate di Meta avvenuto in precedenza a Como, in occasione di un evento pubblico.
L’auto blu usata per il viaggio nella sede di FdI
Le indagini hanno rivelato che l’auto di servizio (con autista) a disposizione del Garante sarebbe stata usata in modo “illecito”. Ad esempio, Agostino Ghiglia – in quota FdI – l’avrebbe presa per “recarsi presso la sede di un partito politico”, ovvero proprio Fratelli d’Italia, “per finalità estranee al mandato”. È il caso della famosa visita avvenuta il giorno prima che il Garante comunicasse la condanna nei confronti di Report, in cui Ghiglia avrebbe incontrato anche Arianna Meloni
L’auto, però, a norma di legge doveva essere ad uso esclusivo del presidente Stanzione, e peraltro utilizzabile solo per “inderogabili ragioni di servizio”. Invece, secondo gli inquirenti, veniva usata “sovente ad tutti i membri del collegio”. Non solo per gli “spostamenti casa lavoro”, che comunque non sarebbero consentiti, ma anche “per ulteriori spostamenti di carattere strettamente personale”. Sempre Ghiglia, a dicembre, si sarebbe fatto accompagnare dall’hotel in cui risiedeva a Roma fino all’aeroporto di Fiumicino.
Alberghi a cinque stelle, affitti altissimi e migliaia di euro in macelleri
Tra il 2021 e il 2024, come è emerso dall’analisi dei bilanci fatta dal commercialista Gian Gaetano Bellavia, le somme dedicate agli incarichi istituzionali del Garante e alle spese di rappresentanza sono cresciute parecchio: la prima è passata da 850mila euro a oltre 1,2 milioni, con un salto di circa 400mila euro, in gran parte a causa di “rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria ‘cinque stelle’, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia”, ma anche “fitness e cura della persona”.
Nel mirino della procura sono finite proprio le spese personali. Il tetto è fissato a 5mila euro al mese per chi non risiede a Roma, ovvero tre componenti del Garante su quattro. Il presidente Pasquale Stanzione, in particolare, avrebbe preso in affitto un appartamento che si trova vicino a una società di B&B gestita dalle figlie. L’immobile costava 2.900 euro al mese, ma la rata sarebbe cambiata in modo “anomalo” salendo a 3.700 euro. Sempre Stanzione avrebbe speso migliaia di euro all’anno (circa 1.500 nel 2023, 3.300 nel 2024 e 1.700 nel 2025) per acquisti in una macelleria.
I costi di rappresentanza sono invece arrivati a 400mila euro, mentre nel 2021 erano di appena 20mila euro. Gli inquirenti dicono di aver sentito persone interne al Garante, che parlano della “sensazione diffusa di una gestione abbastanza disinvolta”, anche per la quantità di persone che partecipava ai viaggi ufficiali (in alcuni casi anche una decina di persone, tra assistenti e personale assunto per l’occasione).
Particolare la missione a Tokyo per il G7 del 2023. Il costo ufficiale fu di 34mila euro, ma secondo fonti interne sarebbe stato di oltre 80mila euro, di cui 40mila per i voli. Lo stesso sarebbe avvenuto anche in altri casi. Alcuni membri del Garante (Cerrina Feroni e Ghiglia) avrebbero volato in business, nonostante le regole non lo permettessero, e non è chiaro se dopo abbiano rimborsato la differenza.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELLE INCHIESTE LE SPESE DI RAPPRESENTANZA DEL COLLEGIO… I SERVIZI DI REPORT
Ispezione e interrogatori della Guardia di Finanza negli uffici del Garante dalla Privacy. In seguito ai servizi di Report, la procura ha aperto un’indagine. Al centro delle inchieste ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio, le spese per la carne comprata dal presidente Stanzione addebitate al Garante e la mancata sanzione di circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban Stories. A darne notizia è il conduttore di Report Sigfrido Ranucci su Facebook.
Chi sono gli indagati
Gli accertamenti rientrano nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Gli investigatori stanno procedendo al sequestro di telefoni cellulari e computer per acquisire elementi utili all’indagine. Secondo quanto scrive Repubblica il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione risulta indagato. Anche altri commissari sarebbero indagati. I reati
ipotizzati sono peculato e corruzione. Gli altri indagati sono Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.
Le tessere «Volare» di Ita Airways nell’inchiesta
Ci sono anche alcune tessere “Volare Classe Executive”, del valore di 6 mila euro ciascuna, tra le utilità contestate i quattro indagati, tutti componenti del collegio del garante della Privacy, dai pm di piazzale Clodio. È quanto emerge dal decreto di perquisizione e sequestro eseguito oggi dalla Guardia di Finanza. In particolare, nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si afferma che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways (nella quale – si legge – per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è tutt’ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere ‘Volare’».
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
INPS, RETRIBUZIONI MEDIE NON HANNO RECUPERATO POTERE ACQUISTO…I DATI INPS SMENTISCONO IL GOVERNO DEGLI SCAPPATI DI CASA
Le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente
tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione.
Lo si legge nell’ “Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” messa a punto dal Coordinamento statistico attuariale dell’Inps presentata oggi secondo il quale nel 2024 la retribuzione annuale media per i dipendenti privati era di 24.486 euro mentre quella dei dipendenti pubblici era di 35.350.
Se si guarda invece solo alle retribuzioni contrattuali e non a quelle effettive che tengono conto degli straordinari ecc tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti.
Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma – si legge – la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini.
Ad esempio, nel 2024 la retribuzione media delle donne è di poco sotto i 20 mila euro (19.833 euro), quella degli uomini quasi 28 mila euro, anche se rispetto al 2014 la retribuzione media delle donne è cresciuta di più (+17,5%) di quella degli uomini (+13,5%). Il gender pay gap è solo in parte spiegato dal minor numero di giornate retribuite per le donne (240) rispetto agli uomini (251)”.
Negli ultimi due anni comunque, sottolinea l’Inps, si è assistito a una crescita delle retribuzioni reali anche grazie alla bassa inflazione e al richiamato gap temporale dei rinnovi contrattuali. Occorre infine tener presente che gli incrementi salariali sono correlati alle dinamiche della produttività del lavoro che nel nostro paese è condizionata da fattori strutturali quali la composizione settoriale, la bassa innovazione tecnologica.
Diverse le conclusioni se si analizzano le retribuzioni nette, dopo l’intervento delle agevolazioni contributive e fiscali, che per i redditi più bassi hanno consentito un recupero maggiore rispetto all’inflazione fino a raggiungere al livello mediano delle retribuzioni un recupero quasi completo.
“Una delle riflessioni da fare è che non è possibile rinnovare i contratti ogni tre-quattro anni, ma c’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annuale dei salari per il recupero certo dell’inflazione”. Lo ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini, a margine di un convegno dell’Inps sulle retribuzioni che conferma che i salari non hanno recuperato il potere d’acquisto rispetto all’inflazione registrata dopo la pandemia.
“I dati confermano che esiste una questione salariale – ha spiegato – non si è recuperata pienamente l’inflazione e c’è un aumento della precarietà che ha abbassato le retribuzioni. C’è una forte differenza tra uomini e donne e tra le aree territoriali del Paese.
Queste sono tutte distorsioni, questo pone un problema rispetto al modello contrattuale, la necessità di rafforzare i contratti nazionali di lavoro. I contratti nazionali devono avere la certezza di un recupero reale dell’inflazione e di redistribuzione della ricchezza prodotta. penso che una delle riflessioni da fare è che non è più possibile farei contratti ogni tre-quattro anni ma c’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annua del salario se voglio tutelare il potere d’acquisto. Oggi i contratti nazionali dirano durano tre/quattro anni. Io penso si possa avere una verifica del potere di acquisto anche annuale”.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
UBER PROSPERA PERCHE’ I TAXI NON SI TROVANO: AUMENTINO LE LICENZE E FINISCANO DI ROMPERE I COGLIONI
Per affrontare un gruppo di tassisti romani in sciopero bisogna essere vocati al martirio: se poi lo si fa brandendo, a scopo dimostrativo, una macchinetta per i pagamenti non cash, che hanno il temibile inconveniente di lasciare una traccia fiscale, come ha fatto il leader radicale Matteo Hallissey, il coefficiente di rischio è altissimo, e Hallissey deve essere molto felice di poterlo raccontare ai suoi cari.
Provando a semplificare una materia complessa, in attesa di una nuova regolamentazione da una trentina d’anni, i casi sono due: o i tassisti si attrezzano per migliorare la loro offerta e accettare che le licenze aumentino di parecchio, o diventa molto difficile maledire Uber e consimili. Se uno non trova un taxi, cosa che capita spessissimo a Roma e ultimamente anche a Milano, si arrangia con quello che trova: un’ovvietà che è penoso dover spiegare.
Uber prospera laddove mancano i taxi, e non per presa di posizione “politica” contro le auto pubbliche: per stretta necessità. Non è difficile da capire, ma è una ovvietà che
continua a sfuggire a una corporazione per la quale l’offerta non è necessariamente un dovere, ed è questa lacuna a rendere molto impopolare una protesta che sembra ignorare sistematicamente il disservizio pubblico.
Come è tipico di questo Paese, il problema si ripresenta, con pochissime varianti, da decenni. Con emotività in aumento costante, ragionevolezza in decrescita, malumori piazzaioli che non giovano alla causa dei tassisti, e anzi la danneggiano. Ma credo di avere già scritto amache identiche a questa, lungo gli anni, molte volte. La tengo da parte e la ripubblico, pari pari, una volta all’anno, nella certezza della sua perenne attualità.
(da Repubblica)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
L’OSSESSIONE DI RISOLVERE COMPLESSE QUESTIONI SOCIALI CON IL TINTINNIO DELLE MANETTE PERCHE’ SONO INCAPACI, DISUMANI E XENOFOBI
Esistono due letture possibili del nuovo disegno di legge sulla sicurezza plasmato dal governo.
La prima potremmo definirla come l’ammissione di un fallimento: guidano il paese da quasi quattro anni, con i sondaggi a favore, eppure dopo fiumi di decreti emergenziali, pacchetti sicurezza vari, nuovi reati introdotti, non hanno risolto un bel niente.
Che fare? Correre ai ripari, cioè proseguire nella bulimica produzione di leggi che si esauriscono in un esercizio repressivo. Che tuttavia ha il sapore di un insuccesso dichiarato. Come dire: ritenta sarai più fortunato. Ecco quindi l’ennesimo pacchetto sicurezza. E per quanto il ministro Matteo Piantedosi abbia
tentato di riequilibrare il panpenalismo imperante con misure amministrative, il disegno non si scosta dal principio che sorvegliare e punire sia meglio di educare per prevenire.
I loro elettori potrebbero legittimamente parlare di tradimento delle promesse elettorali. Chi ha votato Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e la Lega, lo ha fatto perché bombardato dalla propaganda degli imprenditori della paura, che ora siedono al governo.
Chi ha votato i sovranisti e i postfascisti lo ha fatto perché sedotto dalla favola securitaria dove regna la legge e l’ordine nelle stazioni, nelle piazze, nei quartieri. Ha dato loro fiducia per via di quel brutale slogan dei «porti chiusi» per chi fugge da guerre, fame e violenze di ogni genere. Un regime in cui il carcere assurge a unico baluardo di legalità.
I casi di cronaca delle ultime settimane, dalle aggressioni notturne nelle stazioni delle grandi città ai furti negli appartamenti, agli omicidi, di certo potenziano la percezione dell’insicurezza, che non per forza di cose è legata alle statistiche dei delitti commessi nell’ultimo anno. Lo sanno bene gli imprenditori della paura: sulla percezione hanno guadagnato una fortuna, hanno investito e capitalizzato alle elezioni politiche per finire a palazzo Chigi.
A questa interpretazione è possibile affiancarne una seconda. I fallimenti sul tema identitario della destra sono prodotti dall’idea stessa con cui il governo intende garantire la sicurezza ai cittadini. Un’idea di Stato e società da regolare solo attraverso la repressione.
Alcuni articoli del disegno di legge in cantiere confermano
l’ossessione di risolvere complesse questioni sociali con il tintinnio delle manette. E così, per dirne una, all’articolo 4 è previsto, per i minorenni imputati, l’arresto in flagranza o la misura cautelare nel caso posseggano «strumenti atti a offendere». Non la comunità dove tentare percorsi di allontanamento da contesti criminali, ma il carcere, luogo dove ogni speranza è lasciata fuori dall’uscio.
Come per ogni decreto Sicurezza che si rispetti, il legislatore compie un salto pericoloso: lega l’inasprimento delle norme sulla microcriminalità a quelle sulle manifestazioni in piazza. In pratica se il disegno del governo dovesse mai diventare legge, le forze dell’ordine potranno perquisire in un regime di deregolamentazione i manifestanti e persino trattenerli, seguendo solo l’istinto del sospetto, fino a 12 ore in caserma.
Dunque, dopo aver dato mano libera ai servizi segreti, si scivola rapidi verso uno stato di polizia. È previsto peraltro un ampliamento della tutela legale per gli agenti coinvolti in fatti sui quali occorrerà fare luce.
Tutelati dal divieto di iscriverli nel registro degli indagati in caso di «cause di giustificazione» delle loro azioni. Ma nessuno dalle parti del governo si è posto una semplice domanda: se non si indaga come si può essere certi delle «cause di giustificazione» che legittimano l’azione del poliziotto coinvolto?
«Sulla sicurezza i risultati per me non sono sufficienti». Parola della presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di inizio anno, per poi aggiungere: «Questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più». Sono noti i riferimenti culturali e politici nella giovinezza della leader di Fratelli
d’Italia. Il codice Rocco del 1930, asse portante della repressione di Mussolini, è probabilmente ai suoi occhi una buona cosa. Per non essere da meno anche lei ha voluto lasciare il segno con il codice Meloni del 2026.
(da editorialedomani.it)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
OBIETTIVO PUNIRE CHI MANIFESTA DISSENSO, MIGRANTI E ONG… SCUDO PENALE AGLI AGENTI COME NEGLI STATI UNITI DI TRUMP
Il governo Meloni si prepara a varare un’altra legge per punire chi lo contesta in piazza. Il nuovo ddl Sicurezza, nella versione che Fanpage.it ha potuto leggere e che deve ancora passare al vaglio del Consiglio dei ministri, contiene gli interventi che Giorgia Meloni aveva anticipato contro le ‘baby gang’ – in molti casi un allargamento delle norme introdotte con il decreto Caivano. Ci sono il preannunciato scudo penale per gli agenti (e non solo), norme che rendono più difficile la vita alle persone migranti, e moltissime disposizioni che mirano a sanzionare le manifestazioni pubbliche di protestPerquisizioni e accertamenti su chi manifesta, più poteri alla polizia
La parte più corposa del disegno di legge è quella dedicata alle manifestazioni. Per esempio, si dà il potere a sindaci e questori di colpire con il Daspo urbano non solo i condannati in via definitiva, ma anche chi è stato solamente denunciato per reati che prevedono l’arresto in flagranza, se sono stati commessi durante una manifestazione. Per chi danneggia qualcosa scatta la possibilità di arresto in flagranza differita, quindi anche dopo l’evento, solo sulla base di video o foto.
Le forze di polizia potranno perquisire i manifestanti sul posto. Non solo – come oggi – in casi eccezionali di necessità e urgenza, per verificare se ci siano armi o esplosivi. No, le perquisizioni potranno servire anche solo per verificare se si hanno “strumenti o oggetti atti ad offendere”, non meglio definiti. Il potere di perquisire, peraltro, sarà esteso anche al di
fuori delle manifestazioni, nelle operazioni di polizia svolte dalle undici di sera alle quattro del mattino, in luoghi considerati particolarmente ‘sensibili’ per l’ordine pubblico.Tornando alle piazze, gli agenti potranno portare nei propri uffici chi manifesta e trattenerlo fino a 12 ore, per accertamenti, se è “sospettato” di essere un pericolo per il pacifico svolgimento dell’evento, o se ha “strumenti atti ad offendere” (torna la definizione generica), o caschi o altre cose che possono rendere difficile riconoscerlo.
Multe fino a 20mila euro e possibile divieto di partecipare a manifestazioni
Pugno duro anche contro le manifestazioni spontanee, non comunicate preventivamente in questura. Qui si passa da una sanzione penale, con arresto fino a sei mesi e ammenda fino a 413 euro, a multe salatissime. Per chi promuove, anche online, una riunione pubblica senza preavviso alla questura, minimo 3.500 euro e massimo 20mila euro di sanzione.
Lo stesso vale per chi non segue le indicazioni dell’autorità e chi non segue l’itinerario previsto per i cortei causando un qualche pericolo: in questo caso la multa minima è di 10mila euro. Fino a 20mila euro per chi non obbedisce all’ordine di sciogliere una riunione, fino a 5mila euro per chi turba le attività delle forze di polizia che vigilano sulle manifestazioni.
Infine, i giudici avranno addirittura il potere di vietare a una persona di partecipare a manifestazioni o assembramenti pubblici. Lo potranno fare con una sentenza anche non definitiva, se la persona è condannata per alcuni delitti violenti commessi proprio in occasione di manifestazioni
Scudo penale per gli agenti e non sol
Arriva anche una tutela in più per carabinieri e poliziotti. Oggi, se un agente commette un atto violento – ad esempio, spara – nell’esercizio delle sue funzioni, viene automaticamente iscritto nel registro degli indagati da parte della procura che si occupa di accertare cosa è accaduto. È una procedura dovuta, che non implica colpevolezza, ma garantisce al poliziotto o carabiniere di potersi tutelare al meglio sul piano legale.
Ma il governo prevede, con questo ddl, che se c’è una apparente “giustificazione” per la violenza, con la legittima difesa, o l’adempimento di un dovere, e così via, la persona non venga nemmeno inserita tra gli indagati. Prima si procede con le indagini e poi, solo se viene fuori che per qualche motivo la giustificazione non c’è, la persona è ufficialmente indagata.
È una norma su cui la destra lavora da tempo, finita in più di un provvedimento per poi essere ritirata. Uno dei problemi era la possibile incostituzionalità di una regola che favoriva un certo gruppo (le forze di polizia) rispetto al resto della popolazione. Per questo, nel nuovo ddl lo scudo penale – anche se è pensato per poliziotti e carabinieri – si applica a tutti i cittadini.
Dopo il caso Ramy, scappare dai posti di blocco diventa reato
Una delle norme contenute nel ddl richiama una proposta della Lega, e ha un evidente legame con il caso di Ramy Elgaml, 19enne morto il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento con i carabinieri. Elgaml si trovava alla guida di uno scooter, e aveva continuato a guidare nonostante un posto di blocco. Ora, diversi militari sono indagati con l’accusa di omicidio stradale.
Il governo, però, vuole intervenire. E da qui, con tutta probabilità, nasce la proposta di un nuovo reato. Punizione fino a cinque anni di carcere per chi non si ferma all’alt degli agenti di polizia e fugge in modo “pericoloso”. Oltre alla prigione, prevista anche la sospensione della patente e la confisca dell’auto o del motorino.
Contro le ‘baby gang’: vietati coltelli, multe ai genitori se il figlio delinque
C’è spazio anche per le norme che la presidente del Consiglio aveva anticipato contro il fenomeno delle cosiddette baby gang. Si aggiungono nuovi reati per i quali il questore può ‘ammonire’ i minori da 12 a 14 anni: tra questi rissa, violenza privata e minaccia, se vengono commessi con armi di cui è vietato il porto, ma anche atti persecutori o cyberbullismo. Se scatta l’ammonimento per questi reati, c’è anche una multa per i genitori: fino a mille euro.
E a proposito di armi vietate, nasce il divieto assoluto di porto per gli strumenti che hanno una lama flessibile, acuminata e tagliente lunga più di cinque centimetri, a scatto o a farfalla. Il porto è vietato, se non per giustificati motivi, anche per tutti gli strumenti che hanno una lama lunga più di 8 centimetri.
Chi ha un coltello illegamente durante una manifestazione, oppure vicino a scuole, banche, parchi, stazioni, subisce una pena più grave. Se a farlo è un minorenne, il genitore paga una multa fino a mille euro. Viene punito anche chi vende armi improprie ai minorenni: non si parla di coltelli, ma di strumenti che possono essere usati come armi. Fino a 3mila euro di sanzione.
Migranti, governo può impedire alle Ong di entrare in acque italiane
Il ddl contiene anche l’ennesima stretta per rendere più difficile il lavoro delle Ong che soccorrono in mare e più difficile la vita delle persone migranti che arrivano in Italia. Si dà al governo, su iniziativa del ministro dell’Interno, la possibilità di vietare l’ingresso nelle acque territoriali a delle imbarcazioni, per un periodo fino a sei mesi. Il blocco può scattare se c’è una “minaccia grave per l’ordine pubblico”, cosa che però include anche una “pressione migratoria eccezionale” o il “rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale”. Insomma, c’è un’ampia discrezionalità.
Contro i giudici, per far funzionare i centri in Albania
Se a bordo della nave interdetta ci sono già delle persone soccorse in mare, poco male: queste non possono essere trasportate in Italia, ma possono andare nei Paesi terzi con cui l’Italia ha un’intesa – come nel caso dei centri migranti costruiti in Albania.
A proposito di questo, alcuni articoli sono dedicati in modo quasi esplicito a far funzionare il meccanismo creato con i centri albanesi, finora sempre bloccato perché non rispetta le leggi nazionali e internazionali esistenti. Si limita, ad esempio, la possibilità dei giudici di non convalidare la detenzione nei centri. E si introduce il concetto di “Paese terzo sicuro”, per anticipare le normative europee che dovrebbero – almeno, il governo lo spera – rendere legale il sistema Albania.
Stretta su ricongiungimenti familiari e minorenni non accompagnati
Anche per gli stranieri che già si trovano in Italia peggiorano le cose. Se sono detenuti oppure internati in un Cpr, e non cooperano con le autorità per farsi identificare, commettono un reato e possono essere espulsi anche solo per questo. Si restringe la possibilità di ricongiungimento familiare: è più corta la lista di legami familiari ammessi. Ad esempio, se c’è un matrimonio effettuato all’estero questo deve essere trascritto in Italia. E per i minorenni non accompagnati si accorcia il periodo in cui lo Stato li sostiene: fino a 19 anni, invece di 21.
(da Fanpage)
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Gennaio 15th, 2026 Riccardo Fucile
L’ISTAT LANCIA L’ALLARME: L’ECONOMIA DEL NOSTRO PAESE DOVRÀ FARE I CONTI CON IL CAOS GENERATO DALLE OPERAZIONI MILITARI DI TRUMP (VEDI IL VENEZUELA), I RISCHI SISTEMICI PER LA POSSIBILE “BOLLA FINANZIARIA” DELL’AI E LE INCERTEZZE SULLA POLITICA MONETARIA DELLA FEDERAL RESERVE … GIÀ I DATI DI NOVEMBRE E DICEMBRE ERANO PREOCCUPANTI: CALA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E RISALE L’INFLAZIONE. E SENZA PIÙ LA “SPINTARELLA” DEL PNRR
Dalla crescita debole della fine del 2025 ai nuovi focolai di instabilità che segnano l’inizio del
2026. E’ in questo quadro, secondo un nuovo focus dell’Istat, che si muove l’economia del nostro Paese.
Perché se è vero che negli ultimi mesi del 2025, «l’attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d’interesse hanno
ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale», con l’inizio anno si fanno più netti i rischi di un nuovo rallentamento.
In primo piano, le recenti operazioni militari degli Stati Uniti in Venezuela, che per fortuna non hanno avuto effetti sui prezzi del greggio, ma soprattutto i nuovi rischi sistemici dovuti alla possibile «bolla finanziaria» dell’intelligenza artificiale e alle incertezze sulla politica monetaria della Federal Reserve nella seconda parte del 2026 posto che il mandato dell’attuale presidente scadrà a maggio. E’ altamente probabile che riparta la volatilità dei mercati
Quanto al nostro Paese, dopo che nel terzo trimestre 2025 si è registrato un contenuto incremento congiunturale che ha portato il Pil a crescere dello 0,6% rispetto a 12 mesi prima, «i dati ad alta frequenza più recenti» secondo il nostro istituto di statistica segnalano un indebolimento generalizzato dell’economia a ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente.
«Si evidenzia – prosegue l’Istat nella sua nota sull’andamento dell’economia nei mesi di novembre e dicembre 2025 – un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori».
Nel trimestre agosto–ottobre, in particolare, la produzione industriale ha registrato una variazione negativa (-0,9%) essenzialmente per il calo di beni durevoli e beni di consumo. A ottobre è scesa sia la produzione del settore delle costruzioni che il fatturato dei servizi. In positivo c’è invece l’aumento degli scambi con l’estero, ma con rilevanti differenze a livello settoriale.
Per quanto riguarda gli altri indicatori i dati sull’occupazione, dopo due mesi di crescita, sono definiti «contrastanti» col numero degli occupati che a novembre é sceso a quota 24 milioni 188 mila unità, coinvolgendo le sole donne e tutte le classi d’età a eccezione dei 25-34enni. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7% con un calo dello 0,1 contro il 6,3% che si è registrato nell’Area euro, mentre quella giovale si attestata sul 18,8% (-0,8 punti).
Allarmante, rispetto a ottobre, la crescita al 33,5% (+0,2 punti) del tasso d’inattività delle persone che non lavorano nè cercano una occupazione che resta tra i più elevati nell’Ue 27.
A dicembre il potere d’acquisto delle famiglie italiane è migliorato dell’1,8% ed aumentata anche la fiducia dei consumatori, che in prevalenza (43,2%), per l’anno in corso si aspettano un calo dei prezzi.
In media nel 2025 il nostro tasso di inflazione è stato pari all’1,7% (+1,1% nel 2024), contro il 2,1% registrato per l’area euro (+2,4% nel 2024), ma a dicembre l’indice armonizzato dei prezzi è tornato a salire dall’1,1 di novembre all’1,2% (coi prezzi degli alimentari cresciuti però del 2,4% (+3,7% nel trimestre).
(da agenzie)
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