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IL GARANTE DEI CAZZI SUOI. I MEMBRI DELL’AUTHORITY SULLA PRIVACY, INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO, USAVANO L’AUTO DI SERVIZIO E LE CARTE AZIENDALI PER SCOPI PRIVATI: MESSE IN PIEGA, CENE CON GLI AMICI E FINO A 7MILA EURO IN MACELLERIA

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ACCUSA PIÙ GRAVE PERÒ È QUELLA DI AVER ORIENTATO O MODULATO LE SANZIONI IN BASE A UTILITÀ PERSONALI: COME QUANDO NON HANNO EROGATO ALCUNA MULTA A “ITA AIRWAYS”, E HANNO RICEVUTO TESSERE “VOLARE”, CLASSE EXECUTIVE, DAL VALORE DI 6MILA EURO CIASCUNA. O IL CASO META: LA SANZIONE ALLA HOLDING DI FACEBOOK SUGLI OCCHIALI SMART È STATA RIDOTTA DA 44 MILIONI A 1 MILIONE DI EURO, E NEL FRATTEMPO UNO DEI MEMBRI DEL GARANTE, GUIDO SCORZA, “SPONSORIZZAVA” IN UN VIDEO GLI SMART GLASSES OGGETTO DEL PROVVEDIMENTO … I VIAGGI IN BUSINESS CLASS, I SOGGIORNI IN HOTEL DI LUSSO E LA CASA DA 3700 EURO DI AFFITTO DI PASQUALE STANZIONE, ACCANTO A UN B&B DELLE FIGLIE

La messa in piega «pagata con la carta di credito aziendale, salvo poi successivo rimborso». Una cena per 6-7 persone «per finalità estranee al mandato» pagata e poi, come per l’acconciatura, rimborsata. E poi le spese in macelleria, pari a circa 7mila euro in tre anni.
Ma anche l’utilizzo dell’«auto di servizio per scopi diversi dalla funzione pubblica», ad esempio per raggiungere la sede di un partito politico e, cioè, di Fratelli d’Italia, nel giorno antecedente alla multa da 150mila euro a Report.
Ancora, «le richieste di rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria “cinque stelle”, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere fitness e cura della persona».
Le «condotte» in questione, quelle che i pm di Roma definiscono «disinvolte», sono riconducibili a Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrini Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, i quattro membri del Garante per la Privacy indagati dalla procura capitolina per corruzione e peculato e nei cui confronti gli uomini della Guardia di finanza ieri hanno eseguito un mandato di perquisizione e sequestro.
«Condotte – continuano i magistrati – emerse a più riprese e in molteplici occasioni, disvelando comportamenti che da meri illeciti offensivi del decoro dell’ente sarebbero sfociati con facilità nelle ipotesi delittuose provvisoriamente ascritte, oltre a
integrare, in molteplici occasioni, l’abrogata fattispecie del reato di abuso d’ufficio».
Il procedimento «trae origine da due puntate della trasmissione giornalistica d’inchiesta» di Rai 3 e si incentra anche su altre vicende, finite sotto la lente degli inquirenti.
C’è ad esempio quella che riguarda Ita Arways. In particolare, i quattro indagati, in qualità di «pubblici ufficiali, non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale, alla società Ita Arways, a fronte del riscontro di irregolarità, ricevevano come utilità tessere “Volare” classe executive, per il valore di euro 6mila cadauna».
E c’è anche il «tema dello studio E-Lex» con cui avrebbe rapporti un membro del Collegio, Scorza: all’Asl Abruzzo 1, che si era avvalsa dall’assistenza dello stesso studio legale, il Garante avrebbe comminato un semplice provvedimento di ammonimento davanti alle irregolarità riscontrate.
Mentre «alla società Meta, in relazione all’immissione in commercio degli smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, la sanzione inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro sarebbe stata successivamente ridotta ad appena 1 milione di euro e adottata con tale ritardo da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela».
Non solo Scorza, sottolineano i pm, avrebbe «sponsorizzato in un video i predetti occhiali», ma il 16 ottobre 2024 «in occasione dell’evento Comolake 2024 sia avvenuto un incontro tra un esponente di Meta e il componente del Garante, Ghiglia»
Un capitolo a parte viene dedicato al presidente Stanzione
«Stanzione, residente in Salerno – si legge nel decreto – ha stipulato un contratto di locazione agevolata di immobile a uso abitativo per un immobile sito in piazza della Pigna il cui importo è stato modificato dalla somma di euro 2.900 euro mensili alla somma di euro 3.700 euro».
Un’«anomala circostanza, meritevole di approfondimenti investigativi, che fa il paio con un altro aspetto ovvero la contiguità spaziale del predetto immobile ove il presidente dimorerebbe, con altro immobile, sito al numero civico vicino, nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del presidente Stanzione, i cui rapporti con i rimborsi da parte dell’Autorità sono in corso di accertamento».
Sotto la lente dei pm ci sono anche i viaggi istituzionali. Come quello in Giappone. Un testimone ai pm ha detto: «Pare che la Cerrina e il suo assistente siano rimasti altri 4-5 giorni in Giappone per poi volare in California per partecipare ad un convegno presso un’università di Berkeley. Ho sentito anche che in California la Cerrina si sia trattenuta più del dovuto». Circostanza da verificare.
Si è passati, per i rimborsi, da «circa 851mila euro nel 2021 a un milione di euro nel 2024». E per i costi di gestione da «una spesa marginale nel 2021 poco superiore a 20 mila euro raggiungendo nel 2024 circa 400mila euro».
Nel 2022, dopo aver aumentato di oltre un terzo il tetto di spesa riservato ai costi di rappresentanza e gestione, l’Authority per il trattamento dei dati personali viaggia verso nuovi traguardi: «A fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila
euro) — recita il decreto di perquisizione — avrebbe registrato un aumento significativo a partire dal 2022 raggiungendo nel 2024 circa 400 mila euro l’anno»
Dalla gestione apparentemente virtuosa dei primi due anni di mandato, Pasquale Stanzione dunque si attesta su posizioni assai meno sobrie. A cominciare dall’affitto di un appartamento nel cuore monumentale di Roma — piazza della Pigna (peraltro accanto al B&B delle figlie) — tutto subisce ritocchi al rialzo: incluso il canone mensile della casa che da 2 mila e 900 euro passa a 3 mila e 700.
Nel post Covid il grande salto, insomma: i vertici dell’ente pubblico interpretano le norme, che disciplinano i rimborsi per dirigenti in caso di viaggi nonché l’impiego dell’auto blu, alla luce di più gratificanti necessità. L’ipotesi di peculato, formulata dai pm, poggia anche sulle ricostruzioni di funzionari interni (protetti da anonimato in questa fase) e dirigenti dell’Authority.
Spiega Angelo Fanizza, ex segretario generale: «A dire del presidente lui stesso aveva proceduto a una rinegoziazione privata che aveva quindi comportato l’imposizione di tale nuovo canone». Sull’ospitalità il solo risparmio per l’ente è rappresentato dal fatto che il consigliere Guido Scorza vive a Roma.
Per il resto, tra la residenza di Ginevra Cerrina Feroni (Hotel Bristol di piazza Barberini) e l’altra di Agostino Ghiglia (Parco dei Principi) le note spese per il soggiorno romano dei vertici dell’Authority salgono un anno dopo l’altro.
A sollevare i primi dubbi su quell’Autorità, che dovrebbe essere sinonimo di austerità e rispetto delle regole, è stata un’inchiesta,
aspramente osteggiata, della trasmissione Report di Rai3 condotta da Sigfrido Ranucci. Si parte dalle spese di rappresentanza aumentate negli ultimi anni: «Dagli 851 mila euro del 2021 a un milione e 247 mila nel 2024».
Con un tetto di spesa «passato da 3.500 euro a 5 mila». Report chiede di accedere agli atti e negli uffici di piazza Venezia si scatena il caos. Angelo Fanizza, ex segretario generale costretto alle dimissioni nella speranza che facesse da capro espiatorio un po’ per tutti, racconta di un «clima d’apprensione, di tensione». Si sapeva che certe informazioni «avrebbero certamente comportato un danno d’immagine per la società».
Sotto la lente degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, finisce ogni cosa. Ad iniziare dalle spese di vitto e alloggio.
I membri del Collegio hanno «una carta di credito» dell’Ente e un rimborso di 5 mila euro mensili per chi non è residente a Roma. Come il presidente Stanzione che stipula una sorta di affitto per circa tremila euro al mese, e poi, a seguito di una «negoziazione privata», aumenta la richiesta di rimborso a 3.700. E proprio lì accanto c’è un b&b gestito dalle figlie. Circostanze che gli inquirenti appuntano come «anomale».
Dagli accertamenti del nucleo Pef della Guardia di finanza, guidato dal colonnello Maurizio Querqui, emergono poi spese esagerate per i viaggi di rappresentanza. Come quelle per il G7 di Tokyo nel 2023 che ammonterebbero a 80 mila euro, «di cui 40 mila solo per i voli». Situazione analoga «per le missioni in Georgia, a Batumi, e in Canada».
Tutti volevano stare in business class, anche se il regolamento
per le pubbliche amministrazioni lo consente solo per i viaggi che durano più di cinque ore. Senza interruzioni. Il volo per la Georgia, però, prevedeva degli scali. Ma, stando alle testimonianze, Ghiglia e Cerrina di sedersi in una classe più economica non ne volevano proprio sapere.
Non è questione di soldi, ma di status. E, va da sé, a quei viaggi volevano partecipare un po’ tutti. Riuscendo, se possibile, «a trattenersi anche più del dovuto». Insomma: unire l’utile al dilettevole.
Agli atti finiscono anche cene organizzate per una decina di persone e pagate con la carta di credito dell’Ente, ma che nulla c’entravano con l’attività lavorativa. E ancora. Fatture d’albergo per «bevande e fiori».
Altro capitolo riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio. E la procura di Roma chiama in causa Ghiglia che avrebbe utilizzato la Citroen aziendale per recarsi presso la sede di Fratelli d’Italia «per finalità estranee al suo mandato». C’è poi chi quella vettura la sfruttava per farsi portare a casa o all’aeroporto.
(da agenzie)

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VENDETTE, GELOSIA E SCATTI D’IRA “ANNA LUCIA È CAPACE DI TUTTO”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL PROFILO DI CECERE: LE MINACCE ALLA CRIMINOLOGA (“TI FACCIO SPAPPOLARE DAI MIEI CANI”), GLI SCATTI D’IRA E DI GELOSIA E LA TESTIMONIANZA DEL FRATELLO

Non la si vedeva in giro prima, è praticamente scomparsa oggi. Un fantasma. «Soprattutto da cinque anni a oggi. Da quando qui sono iniziate a spuntare le telecamere», dicono in paese. La 57enne Anna Lucia Cecere nella borgata di Mellana, dieci minuti da Cuneo, non si vede più. Così come non si è mai presentata in aula a Genova durante il processo Cella.
Non si manifesta nemmeno in questo pomeriggio di sole e notizie tremende, se non una fugace apparizione in macchina, per rincasare dal lavoro, quasi scortata dai familiari.
In compenso, dopo che arriva il verdetto, nella strada privata sotto casa scendono il marito e il figlio.
Non è un incontro piacevole. A chi ha la telecamera, i due mettono le mani addosso: «Ve ne dovete andare», il commento più gentile nel parapiglia.
Torna alla mente il luglio di qualche anno fa, quando Cecere aveva ricevuto Antonella Delfino Pesce, tecnico di biologia molecolare diventata criminologa, la donna che con la sua tesi ha fatto riaprire le indagini. Ingannata prima (la sua interlocutrice si era presentata con una qualifica diversa), furiosa poi, Cecere aveva iniziato a bersagliare la criminologa di messaggi vocali minatori. E quel «ti faccio spappolare dai miei cani» è stato fatto sentire anche in aula. Questo è il carattere.
Cecere adesso vive qui. La donna dal passato familiare difficilissimo, che 30 anni fa stava in corso Dante a Chiavari, città-salotto borghese e un po’ bigotta, oggi è in una villetta fra i
campi di mais nel Basso Piemonte.
In Liguria era arrivata dopo la nascita a Caserta, l’infanzia con un padre violento, la separazione traumatica dai fratelli e il trasferimento al Nord: a Chiavari, avuto un figlio, ecco l’impiego da un dentista di Santa Margherita. Ma anche lo svago, i fidanzati, le serate a ballare. Almeno una volta, lo ha detto lei stessa in una telefonata intercettata, con il commercialista Marco Soracco: «Ci avevo ballato una volta sola con quello lì, ma non lo conoscevo».
Eppure la mamma del professionista, Marisa Bacchioni, nel 1996 aveva riferito dell’incredibile chiamata che Cecere fece a una conoscente comune, poche ore dopo la morte della segretaria: «La sera stessa ha telefonato dicendo di dire a Marco se poteva dargli il posto della Nada». E invece, pochi mesi dopo il delitto, la decisione di lasciare la Liguria. Per la Procura una fuga.
Oggi Cecere ha un contratto a tempo indeterminato, assiste una anziana a Cuneo. Nel curriculum resta qualche esperienza da insegnante: le supplenze alle elementari a Boves e di ruolo a Montaldo Mondovì fra 2016 e 2017. Pochi mesi, poi la destituzione dal servizio. Tracce, ancora una volta, di quel carattere capace di esplodere.
Nel 1996, invece, pochi giorni dopo l’omicidio, aveva chiamato direttamente il commercialista: «Io non sono mai stata innamorata di te, anzi mi fai schifo». Un ex fidanzato a processo l’ha dipinta come «possessiva e gelosa, quando si arrabbiava era impossibile farla ragionare». Ancora più scioccante uno dei suoi fratelli: «Se la contraddici mia sorella diventa di una cattiveria
impressionante. Se per caso Nada quel giorno le ha risposto male, può benissimo avere cominciato a colpirla»
(da Repubblica)

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GIUSTIZIA PER NADA CELLA: A 29 ANNI DAL DELITTO, LA 57ENNE ANNA LUCIA CECERE, EX MAESTRA ELEMENTARE, È STATA CONDANNATA A 24 ANNI PER L’OMICIDIO DELLA SEGRETARIA DI CHIAVARI

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

PER I GIUDICI VOLEVA CONQUISTARE IL COMMERCIALISTA MARCO SORACCO, MA QUEL GIORNO NELLO STUDIO SI TROVÒ DI FRONTE LA VITTIMA (A CUI ERA STATO DATO L’ORDINE DI NON PASSARE PIÙ NEMMENO LE CHIAMATE DELLA CECERE) … SORACCO AVREBBE TACIUTO PER TIMORE E, ORA, È STATO CONDANNATO A DUE ANNI PER FAVOREGGIAMENTO

Aveva 24 anni Nada Cella quando venne uccisa nello studio da commercialista di Chiavari dove lavorava da segretaria. E ieri, per una stramba combinazione che mescola il caso e la procedura di computo della pena, a 24 anni di carcere è stata condannata la sua presunta assassina (è la sentenza di primo grado), Anna Lucia Cecere, 57 enne ex maestra elementare.
Nessun miracolo del dna questa volta, ma un lungo lavoro di cucitura di fatti, testimoni, verbali rimasti seppelliti e riesumati dalla pm Gabriella Dotto insieme agli investigatori della squadra mobile, all’avvocata di parte civile Sabrina Franzone e alla criminologa Antonella Delfino Pesce alla quale si deve lo spunto iniziale della riapertura del caso
Scrive la pm Dotto, per una serie di sviste e decisioni «erronee» della procura di Chiavari dell’epoca, il nome di Anna Lucia Cecere, indagata per soli cinque giorni, rimase ai margini delle indagini nonostante una perquisizione, e alcune testimonianze la indicassero sul luogo del delitto.
L’inchiesta di allora si concentrò sul commercialista e titolare dello studio Marco Soracco, ma la sua posizione venne archiviata dopo alcuni mesi. Ieri, invece, è stato condannato a due anni per favoreggiamento. Secondo la procura, e adesso anche per la Corte presieduta dal giudice Massimo Cusatti, Cecere uccise «per motivi di rancore e di gelosia verso la vittima».
Quel 6 maggio 1996 l’ex insegnante, descritta dall’accusa come una persona dal carattere decisamente difficile e un passato
traumatico, aveva cercato in studio il professionista, che frequentava e stava cercando di conquistare sentimentalmente, ma si era trovata davanti Nada. La stessa segretaria aveva ricevuto pure l’ordine di non passare sue telefonate.
Di fronte alla fermezza di Nada, in uno scatto d’ira del tutto compatibile con il proprio temperamento Cecere avrebbe aggredito la vittima. Soracco, arrivato nell’ufficio in quel momento l’avrebbe sorpresa ma avrebbe taciuto per un intrico di ragioni che vanno dal timore dello scandalo, alla possibilità che Cecere lo accusasse e ad altri aspetti che restano nell’ombra a causa degli anni trascorsi, a iniziare da possibili traffici di soldi in nero nello studio.
«Maledetti, ora l’hanno pagata» è stata la reazione di Silva Smaniotto 84 anni, la mamma di Nada, quando la cugina Silvia Cella l’ha avvisata al telefono della sentenza di colpevolezza. Il commercialista Soracco all’uscita dall’aula ha parlato di «situazione assurda, che convenienza avrei avuto a tacere, è tutto a mio danno, invece, da 30 anni». Quanto alla condanna di Cecere: «Se il verdetto è fondato è stata fatta giustizia se non è fondato, invece no».
(da agenzie)

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L’AVANZATA INESORABILE DEL DRAGONE: LE AZIENDE CINESI SI STANNO ESPANDENDO A VALANGA IN OCCIDENTE

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO AVER OSSERVATO E COPIATO PER DECENNI LE MULTINAZIONALI STRANIERE, LE IMPRESE DEL DRAGONE HANNO IMPARATO A REALIZZARE PRODOTTI AVANZATI E GUIDARE I PROCESSI DI INNOVAZIONE

Una nuova generazione di aziende cinesi si sta espandendo in tutto il mondo seguendo una strategia diversa da quella dei loro predecessori. Qualche anno fa sarebbe stato difficile immaginare che i marchi cinesi potessero avere successo in America.
Oggi invece gli acquirenti di Manhattan possono fare acquisti da Urban Revivo, i cui abiti spopolano su TikTok (proprietà della cinese ByteDance), o gustare un caffè da Luckin Coffee e un gelato da Mixue, entrambi rivenditori cinesi approdati recentemente sull’isola – scrive The Economist.
Con il passare degli anni, la presenza delle aziende cinesi all’estero si rafforza sia nei paesi ricchi che in quelli poveri. L’anno scorso BYD ha superato Tesla nelle vendite di veicoli elettrici, vendendo all’estero oltre un quinto della sua produzione. Questa ondata è notevole per velocità e portata: nel
2024 le aziende cinesi quotate hanno generato vendite all’estero per 2.100 miliardi di dollari, investendo ormai fuori dai confini nazionali più di quanto le aziende straniere investano in Cina.
Le imprese cinesi hanno già attraversato diverse fasi di globalizzazione. A partire dagli anni ’90, aziende come Haier e Huawei hanno venduto prodotti economici faticando a scrollarsi di dosso la percezione di scarsa qualità.
Un’altra ondata si è verificata verso il 2010 con massicci investimenti in hotel e banche, ma è stata di breve durata a causa di veti geopolitici e debiti eccessivi. L’ultima ondata, iniziata dopo la pandemia, è invece figlia di condizioni economiche interne difficili e di una saturazione del mercato domestico.
Tuttavia, l’espansione riflette anche un’opportunità strategica. Dopo aver osservato per decenni le multinazionali straniere, le aziende cinesi hanno imparato a realizzare prodotti avanzati, dai robot industriali alle apparecchiature mediche. Pionieri come ByteDance e Shein hanno dimostrato che la Cina è ormai in grado di innovare, non solo di imitare. […] Spinte dall’aumento del costo del lavoro e dai dazi occidentali, queste aziende stanno costruendo fabbriche e data center all’estero, integrandosi profondamente nelle catene di fornitura locali.
Per prosperare fuori dai confini, le imprese stanno scoprendo di dover ripensare il proprio modo di fare business. In passato tendevano a trasferire il personale dalla Cina; ora assumono staff locale per le vendite, l’assistenza clienti e persino la gestione. Questo nuovo approccio è supportato da un ecosistema emergente di consulenti e studi legali che assistono le aziende cinesi nella loro globalizzazione.
Resta però la sfida dei conflitti normativi, come dimostrato dalle pressioni americane su TikTok. Alcune aziende stanno cercando di strutturare attività indipendenti all’estero per evitare problemi legali, ma tali manovre aumentano costi e complessità. Allo stesso tempo, le multinazionali cinesi devono fare i conti con la diffidenza del proprio governo, spesso restio a veder trasferire sedi e profitti in luoghi come Singapore. Nonostante ciò, Pechino sembra aver compreso il potere dei marchi globali e potrebbe allentare le attuali restrizioni sugli investimenti. Gli acquirenti di tutto il mondo possono dunque aspettarsi di incontrare un numero sempre maggiore di marchi cinesi di tendenza nel prossimo futuro.
(da “The Economist”)

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LA SOLUZIONE PER FERMARE LA FUGA DEI CERVELLI È SEMPLICE: AUMENTARE GLI STIPENDI. IL PRESIDENTE DI BANKITALIA, FABIO PANETTA, DÀ LA SVEGLIA AL GOVERNO: “UN LAUREATO IN GERMANIA GUADAGNA IN MEDIA L’80% IN PIÙ RISPETTO A UN COETANEO ITALIANO. I RAGAZZI EMIGRANO ANCHE PERCHÉ LA MERITOCRAZIA NON È PREMIATA”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ALLARME SULLA CRESCITA ECONOMICA: “SI È INDEBOLITA E PER I PROSSIMI ANNI SARÀ MODESTA. LA PRODUTTIVITÀ CHE RISTAGNA E LA BASSA INNOVAZIONE CAUSANO DEBOLEZZA DEI REDDITI E SALARI”

L’Italia ha bisogno di più laureati e di pagare salari più alti, che si avvicinino agli standard degli altri Paesi europei, se vuole assicurarsi una «crescita stabile» dell’economia. Per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, investire nel futuro è una necessità che non si più ignorare se si vuole evitare un declino strutturale dell’Italia.
Intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università di Messina, Panetta mette in guardia da una lettura superficiale dei recenti progressi dell’economia italiana, chiarendo che «non conta solo crescere. Conta anche come si cresce»
Quindi, pur non dimenticando la necessaria prudenza nel bilancio pubblico, chiede di aumentare la spesa, soprattutto legata all’istruzione e «all’investimento nel capitale umano».
Il governatore riconosce che negli ultimi anni il Paese ha mostrato una capacità di adattamento che ha sorpreso molti osservatori. Nonostante una lunga sequenza di choc – dalla doppia recessione alla pandemia, fino alla crisi energetica – la crescita del periodo 2020-24 è stata in linea con la media dell’area euro, l’occupazione ha raggiunto «i livelli più alti di sempre» e il sistema bancario, un tempo fonte di vulnerabilità, è «nel complesso solido, ben capitalizzato e redditizio».
Ma questi risultati, avverte, non devono illudere. «Non sono sufficienti a superare le fragilità strutturali accumulate nel tempo», dice Panetta, ricordando che la crescita si è indebolita e che le previsioni di medio termine indicano ritmi modesti.
La produttività «ristagna da un quarto di secolo» e la capacità di innovare resta distante dai Paesi alla frontiera tecnologica. Questo si riflette in retribuzioni reali deboli: «dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi», mentre in Germania e Francia sono cresciuti in modo significativo. Secondo Panetta, «aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti» e che i benefici siano «adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro».
Il governatore denuncia il sottofinanziamento dell’istruzione: «le risorse pubbliche destinate all’istruzione sono meno del 4% del
Pil», quasi un punto in meno della media europea. Metà del divario riflette il minor investimento nell’università, rendendo l’Italia «l’unico grande Paese europeo» in cui la spesa per studente universitario è inferiore a quella per studente delle scuole superiori. Un rafforzamento degli investimenti «valorizzerebbe le competenze già presenti negli atenei» e creerebbe condizioni più favorevoli per lo sviluppo di imprese innovative e per l’attrazione di talenti.
Il basso rendimento dell’istruzione universitaria alimenta l’emigrazione dei giovani qualificati. «Circa un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all’estero», ricorda Panetta, sottolineando che un laureato in Germania guadagna «in media l’80% in più» rispetto a un coetaneo italiano.
Le retribuzioni non sono l’unico fattore: i giovani cercano «ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto». Quando però la mobilità riflette le carenze del contesto di partenza, «la perdita riguarda l’intera collettività».
Il nodo più critico, nel ragionamento del governatore, è quello demografico. Il banchiere ricorda che entro il 2050 l’Italia perderà oltre sette milioni di persone in età lavorativa. Anche ipotizzando un aumento della partecipazione, «le forze di lavoro si ridurranno di oltre tre milioni». Senza una crescita della produttività, questo squilibrio «si tradurrà inevitabilmente in una riduzione del Pil e del benessere complessivo».
Le cause, osserva Panetta, sono molteplici. Le scelte di genitorialità dipendono da fattori culturali ed economici, dalla «percezione che avere figli possa nuocere alla carriera», alle «difficoltà nel trovare soluzioni abitative adeguate», alla «persistente disparità nella divisione dei compiti di cura».
(da “la Stampa”)

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PAGHIAMO SEMPRE DI PIU’: NONOSTANTE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI SOSTENGA CHE VA TUTTO BENE, MADAMA LA MARCHESA, L’ISTAT CERTIFICA CHE FARE LA SPESA COSTA IL 24% IN PIÙ RISPETTO AL 2021

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

PEGGIO PER QUANTO RIGUARDA LE BOLLETTE DELL’ELETTRICITA’, RINCARATE DEL 34,1% … SOLO NEL 2025, I PREZZI DEI BENI ALIMENTARI, PER LA CURA DELLA CASA E DELLA PERSONE SONO CRESCIUTI DEL 1,5%

A dicembre 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo mostra un aumento dello 0,2% su novembre 2025 e dell’1,2% su dicembre 2024 (dal +1,1% del mese precedente). Lo afferma
l’Istat confermando le stime preliminari del tasso di inflazione. In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% in accelerazione dall’1% nel 2024.
Per il carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona a dicembre c’è un’accelerazione da +1,5% a +1,9% e anche nell’intero anno si passa dal +2% del 2024 al +2,4% del 2025. Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli Energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’inflazione di fondo che nel 2025 si attesta a +1,9% (da +2,0% del 2024).
“Nel 2025, le divisioni i cui prezzi registrano accelerazioni rispetto al 2024 sono abitazione, acqua, elettricità e combustibili (con inversione di tendenza da -5,6% a +1,1%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +2,4% a +2,9%) e istruzione (da +2,2% a +2,6%), accompagnate dalla risalita dei prezzi della divisione comunicazioni (da -5,6% a -4,9%).
In decelerazione invece i prezzi dei trasporti (la cui variazione percentuale media annua si porta su valori negativi, passando da +0,7% a -0,2%), dei servizi ricettivi e di ristorazione (da +3,9% a +3,4%), di mobili, articoli e servizi per la casa (da +0,8% a +0,3%) e di ricreazione, spettacoli e cultura (da +1,3% a +0,9%)”, si legge in una nota.
I prezzi del cosiddetto carrello della spesa sono aumentati molto di più rispetto all’inflazione negli ultimi cinque anni. L’Istat indica un divario di circa sette punti, con un aumento cumulato dell’indice generale dei prezzi di 17,1 punti percentuali, tra il
2021 e il 2025, e una crescita del 24% per il carrello della spesa, un tema su cui l’Antitrust ha appena avviato un’indagine. Per gli energetici l’aumento cumulato è del 34,1%.
(da agenzie)

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IL TURISTA CINESE CHE HA FATTO 5 ORE DI FILA A MALPENSA PER I CONTROLLI DI ROUTINE, MANCANO AGENTI, IL GOVERNO DEVE PENSARE ALLA “PERCEZIONE DI SICUREZZA”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

CHISSA’ COSA SUCCEDERA’ IN OCCASIONE DELLE OLIMPIADI DI MILANO-CORTINA

È diventato ormai virale il video pubblicato da Liu Marino su TikTok dove racconta “l’esperienza di un turista nelle prime cinque ore che arriva a Milano”. Per chi atterra all’aeroporto di Malpensa con un volo proveniente da un Paese fuori dall’area Schengen, come appunto la Cina nel caso dell’influencer, si prospettano ore di attesa per i controlli alla dogana, ricerche dei
propri bagagli tra quelli di centinaia di altri passeggeri e altre code, più o meno lunghe, per salire su un pullman diretto a Milano. L’esperienza vissuta da Marino, però, non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima di questo tipo. Ci sono diversi fattori, infatti, che ad oggi contribuiscono a una spesso esagerata dilatazione dei tempi di attesa a Malpensa.
La Società esercizi aeroportuali (Sea) ha spiegato che il servizio di controllo passaporti è a carico della polizia di frontiera e dallo scorso 12 ottobre è entrato in funzione un nuovo Entry/Exit System (EES) che prevede “una procedura più lunga e complessa per i passeggeri in arrivo da zone extra-Schengen”. L’introduzione di questo sistema di sicurezza riguarda tutti i principali aeroporti europei, ma nel caso di Malpensa costituisce anche un ulteriore fattore di rallentamento nei controlli che si va a sommare agli altri già esistenti.
Come appreso da Fanpage.it, infatti, diventa ogni giorno più evidente il fatto che alla polizia di frontiera in servizio all’aeroporto manchi personale. Gli operatori sono pressoché gli stessi ormai da tempo, ma al contrario il numero di passeggeri è in costante aumento da tre anni.
Basti pensare che nel 2019, prima della pandemia, erano 28,7 milioni, mentre il 2025 ha fatto registrare un nuovo record assoluto: oltre 30 milioni. Questa carenza rischia di andare ad a impattare poi anche nelle questioni di ordine pubblico, che si possono generare da un momento all’altro.
Infine, non è da sottovalutare il fatto che la struttura aeroportuale di Malpensa sembri non essere più adeguata ad accogliere tutti questi passeggeri. Come appreso da Fanpage.it, ci sarebbero
delle problematiche di tipo strutturale che ostacolerebbero anche solo la possibilità di aumentare le postazioni per il controllo dei documenti. Nel commentare il video pubblicato da Liu Marino, Sea ha spiegato che “per le Olimpiadi il governo si è impegnato ad aumentare gli agenti in forza a Malpensa” e non è esclusa la possibilità che le nuove procedure si sicurezza vengano sospese per i Giochi.
(da Fanpage)

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SONDAGGIO, CHI VINCE LE PROSSIME ELEZIONI: SE LA LEGGE ELETTORALE NON CAMBIA IL CENTRODESTRA AVRA’ UN VANTAGGIO MINIMO, INFERIORE A QUELLO ATTUALE

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

CRUCIALE COME SI POSIZIONERA’ AZIONE (ALLORA SIAMO A POSTO…)

Come andrebbero le elezioni politiche 2027 se si votasse oggi?
È la domanda alla base di tutti i sondaggi politici pubblicati quotidianamente, e la risposta è: il centrodestra vincerebbe, probabilmente, ma avrebbe un vantaggio molto, molto più risicato rispetto ad oggi.
Basterebbe un risultato particolarmente positivo per il centrosinistra in alcune circoscrizioni per ribaltare la maggioranza. E un ruolo fondamentale, nell’equilibrio parlamentare, andrebbe ad Azione, il partito di Carlo Calenda che finora ha detto che non ha intenzione di schierarsi con nessuna delle due coalizioni.
A rivelarlo è il nuovo sondaggio realizzato dall’agenzia Piave e pubblicato da Fanpage.it.
I seggi sono assegnati sulla base di una rilevazione che vede
Fratelli d’Italia al primo posto con il 29,2% dei voti, seguito dal Pd con il 21,5%. Nel complesso, il centrodestra raggiunge il 46,9% dei voti, mentre il centrosinistra (senza Azione, al 3,3%) è al 46,5%.
Elezioni politiche 2027, i risultati alla Camera nei sondaggi: vince centrodestra, ma seggi in bilico
Alla Camera, con questi risultati e l’attuale legge elettorale, il centrodestra otterrebbe 206 seggi su un totale di 400. Per fare un paragone, nel 2022 ne prese ben 237. La maggioranza, quindi, diventerebbe di pochi deputati. Il centrosinistra arriverebbe a 178 seggi, con un distacco di 28. Azione ne avrebbe 12, e gli altri partiti complessivamente quattro.
Si è detto che il distacco tra centrodestra e campo largo sarebbe di 28 parlamentari, senza contare Azione. Dunque il centrosinistra avrebbe bisogno di strappare 14 collegi alla maggioranza per superarla. La possibilità, sulla carta, ci sarebbe. Ben 31 collegi uninominali, secondo le proiezioni, sarebbero in bilico: in 17 di questi è vantaggio il centrodestra, e quindi sono ‘contendibili’ per le opposizioni.
Va detto che le cose cambierebbero, e di molto, se Azione decidesse di schierarsi con il centrodestra. In questo caso, la coalizione avrebbe 222 seggi: una maggioranza solida, mentre il campo largo scenderebbe a 174 seggi. I collegi contendibili sarebbero 32, di cui 13 assegnati al centrodestra: potrebbe anche permettersi di perderli tutti e manterrebbe comunque la maggioranza.
Al Senato centrodestra in bilico
Al Senato il meccanismo per assegnare i seggi è più complicato,
ma la sostanza non cambierebbe. Anzi, il centrodestra sarebbe anche più in difficoltà: 102 seggi su 205 (considerando anche i senatori a vita), uno in meno di quelli tecnicamente necessari per avere la maggioranza (furono 115 nel 2022).
Il problema si potrebbe risolvere con il sostegno di un senatore del Maie, Movimento italiani all’estero, ma i numeri resterebbero limitati. Il centrosinistra arriverebbe a 89 senatori, Azione a quattro.
Il distacco tra le due coalizioni sarebbe di 14 parlamentari, dunque sette seggi. E anche in questo caso, teoricamente, ribaltare il risultato sarebbe possibile: ci sarebbero 15 collegi ‘contendibili’, di cui otto assegnati al centrodestra.
Anche a Palazzo Madama, se Azione decidesse di stare con il centrodestra le occasioni di vittoria per il campo largo diventerebbero sostanzialmente pari a zero. La maggioranza arriverebbe a 112 senatori, il centrosinistra a 84. Come alla Camera, anche se la destra perdesse tutti i sei seggi in ‘bilico’ si manterrebbe comunque in vantaggio, pur di poco.
Cosa cambia con una nuova legge elettorale
Bisogna ricordare che questi risultati sono simulati con l’attuale legge elettorale, che distribuisce una parte dei seggi in base al numero complessivo di voti preso in tutta Italia (proporzionale) e un’altra parte in base a chi prende più voti in ciascuna coalizione (maggioritario). Non è un mistero, però, che prima delle prossime elezioni il centrodestra ha intenzione di cambiare la legge elettorale.
Il motivo è chiaro, e l’hanno ammesso anche gli esponenti della maggioranza: è proprio perché, se si andasse a votare oggi, il
risultato probabilmente sarebbe in bilico. Potrebbero vincere entrambi gli schieramenti, e in tutti i casi con una maggioranza risicata. L’idea sarebbe di introdurre una nuova legge elettorale per evitare questo scenario (e, per come stanno le cose oggi, favorire il centrodestra): niente maggioritario, la coalizione che prende più voti – a prescindere da dove li prende, dalla divisione in collegi, dal margine di vantaggio e così via – ottiene automaticamente un premio di maggioranza, e quindi ha abbastanza seggi per governare.
Un testo ancora non c’è, resta da vedere come andrà il dibattito in Parlamento nei prossimi mesi.
(da Fanpage)

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NORDIO E IL PAESE DELLE “MODESTISSIME MAZZETTE”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

ORA VUOLE ELIMINARE LE INTERCETTAZIONI NEI CASI DI CORRUZIONE

Nel Paese delle modestissime mazzette, una famiglia su venti, nel corso della vita, ha ricevuto richieste di denaro, regali o altro per ottenere agevolazioni o servizi.
Nel Paese delle modestissime mazzette ci sono 273mila famiglie che nel corso della loro vita hanno dovuto pagare per ottenere o velocizzare servizi nel settore della sanità. O circa 175mila famiglie che hanno corrotto un giudice, un pubblico ministero, un testimone o un cancelliere.
Nel Paese delle modestissime mazzette, ci sono quasi 3 milioni di imprenditori cui è capitato di essere obbligati a pagare funzionari per ottenere licenze e concessioni, per agevolare pratiche fiscali o per rendere più veloci quelle giudiziarie.
Nel Paese delle modestissime mazzette, per un italiano su cinque è accettabile pagare per trovare lavoro a un figlio. E per quasi 5 italiani su 100 è accettabile ottenere denaro o favori per il proprio voto alle elezioni.
Nel Paese delle modestissime mazzette, tutto questo ci costa dal mezzo punto al punto di Più all’anno, dai 10 ai 20 miliardi di euro – lo dice Eurispes – e fa aumentare il costo delle opere pubbliche di circa un decimo – lo dice l’Ocse.
Nel Paese delle modestissime mazzette, il ministro della giustizia dice – anzi, scrive nel suo ultimo libro che esce a ridosso del referendum sulla giustizia – che a essere un “meccanismo diabolico” non è la corruzione, ma le intercettazioni che servono per smascherarla e punirla. E che quindi, appena possibile, ne vieterà l’utilizzo. Altrimenti, aggiunge, il pubblico ministero potrà chiederne l’utilizzo anche per l’ipotesi – per l’appunto – “di una modestissima mazzetta”
Nel Paese delle modestissime mazzette, Carlo Nordio è il
ministro della giustizia che ci meritiamo.

(da Fanpage)

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