Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile
L’EXPORT VERSO GLI USA TRACOLLA, MA XI JINPING COMPENSA INONDANDO DI PRODOTTI IL MERCATO UE, LA “DIVERSIFICAZIONE” CINESE: PARTE DELLA PRODUZIONE DELLE FABBRICHE CINESI VIENE DIROTTATA NEL SUD-EST ASIATICO O IN AFRICA (ORMAI UNA SUCCURSALE DI PECHINO). DA LÌ ARRIVA AI CONSUMATORI AMERICANI
Aveva già superato lo scorso novembre il trilione di dollari. Ora Pechino certifica che è cresciuto ancora, stabilendo un nuovo record: la Cina ha concluso il 2025 con un surplus commerciale di 1.189 miliardi. Un aumento del 20% rispetto al 2024.
Ragione principale: le esportazioni, che restano il motore dell’economia cinese, nonostante i mesi di guerra commerciale combattuta con l’America di Donald Trump a colpi di dazi e contro-dazi.
L’export verso gli Usa continua a registrare il segno meno (diminuito del 20% nel 2025), ma a Pechino poco importa: ha compensato continuando a diversificare, spedendo ciò che produce sempre più verso altri mercati. Europa (+8,4%), blocco
Asean dei Paesi del Sud-Est asiatico (+13,4%), Africa (+25,8%).
Contrariamente alle aspettative, le esportazioni hanno registrato un significativo aumento il mese scorso: +6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A determinare l’aumento del surplus commerciale cinese non c’è solo l’export che inonda i mercati esteri, ma anche la cronica debolezza delle importazioni del Paese, anche se a dicembre sono aumentate del 5,7%.
In una nemmeno troppo velata critica agli Stati Uniti, ieri Wang Jun, vicedirettore dell’Amministrazione generale delle dogane, ha affermato che le importazioni della Cina sono state limitate dai controlli sull’export imposti da altri Paesi «altrimenti, avremmo importato ancora di più»
Il massiccio afflusso di esportazioni e l’enorme surplus suscitano però preoccupazioni, in particolare nel Vecchio Continente. «L’aumento delle eccedenze commerciali cinesi potrebbe aumentare le tensioni con i partner, in particolare quelli che dipendono essi stessi dalle esportazioni manifatturiere», affermano gli esperti di Hsbc.
L’export è sempre stato il motore della crescita cinese, compensando negli ultimi anni una domanda interna fiacca e un mercato immobiliare che non vede la fine della crisi. Un surplus del genere sottolinea comunque lo squilibrio tra la forza manifatturiera della Cina e il consumo interno che rimane debole, anche nel 2026.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA CONTEMPORANEA PRESENZA DEL CONSOLE GENERALE D’ITALIA A MADRID E DELLA SUA COMPAGNA DIPLOMATICA NELLA STESSE SEDE STA TRAVOLGENDO LA FARNESINA: IN GIOCO LA CREDIBILITA’ DELL’INTERO SISTEMA DELLE ASSEGNAZIONI DIPLOMATICHE
Madrid, una delle sedi diplomatiche più importanti e strategiche d’Italia. È qui che si consuma
un caso che già da mesi fa discutere nei corridoi della Farnesina. Al centro della vicenda: Spartaco Caldararo, console generale dal 1 luglio 2024, e la sua compagna Simona Battiloro, nominata il 26 agosto 2024 vice dell’ambasciatore italiano.
Due incarichi chiave, a poche settimane di distanza, nello stesso organigramma. Una coincidenza che ha subito acceso l’allarme tra i colleghi: chi decide le destinazioni dei diplomatici può favorire se stesso e il partner? Nei corridoi ministeriali si parla già di un precedente pericoloso, che potrebbe minare la trasparenza e l’equità delle nomine future.
Dal cuore della Farnesina al vertice di Madrid
Il nodo centrale della vicenda è la sequenza temporale delle nomine. Fino a pochi mesi prima, Caldararo era a capo dell’Ufficio Movimenti Esteri (DGRI II), la struttura che decide le destinazioni dei diplomatici italiani nel mondo. Chi guida quell’ufficio stabilisce chi va a Parigi, chi a Tokyo, chi resta a Roma, chi parte per sedi ‘difficili’.
Oggi, lo stesso funzionario guida la rete consolare spagnola, mentre la compagna occupa una posizione di vertice nello stesso organigramma. Fonti interne parlano di malumori e di colleghi ‘scavalcati’, con anni di esperienza in sedi complesse o curriculum più robusti. “Chi gestisce le assegnazioni non dovrebbe incidere sulla propria destinazione né su quella del partner”, spiega un diplomatico. Il rischio di conflitto di interessi non è solo teorico: molti temono che la doppia nomina possa compromettere la credibilità della Farnesina nelle sedi estere più delicate.
Madrid non è una sede qualsiasi. È una capitale europea con un
numero altissimo di italiani residenti, un ruolo economico crescente e un budget significativo destinato ad attività culturali e rappresentanza istituzionale, promozione commerciale e rapporti con sponsor privati oltre a eventi ufficiali e relazioni con enti locali.
Secondo fonti ministeriali, il console generale gestisce direttamente una parte rilevante dei fondi, mentre la vice dell’ambasciatore interviene nella gestione della rete consolare in assenza dell’ambasciatore. Una convivenza ai vertici, con ruoli interconnessi e accesso parallelo a fondi pubblici, richiederebbe controlli rigorosi e trasparenza totale.
Economie interne: stipendi e indennità
Le cifre circolano nei corridoi della Farnesina e alimentano discussioni: gli stipendi combinati supererebbero 20.000 euro netti al mese. L’indennità abitativa si aggirerebbe intorno a 4.000 euro mensili. Ai rimborsi per eventi e attività culturali si aggiungono spese ufficiali gestite direttamente dalla sede. Il problema, secondo diversi funzionari, non è il compenso in sé, ma la condivisione del controllo sulle risorse pubbliche da parte di due conviventi nella stessa catena di comando.
Cosa dicono le norme
Il DPR 18/1967 stabilisce che conviventi o familiari non dovrebbero operare nella stessa catena di comando, per evitare interferenze, pressioni e conflitti di interesse. Nel caso di Madrid, la doppia nomina ricade esattamente in quella struttura gerarchica.
Fonti interne sottolineano che non è stata resa pubblica alcuna valutazione sulla situazione, né sono stati chiariti i criteri adottati. Questo alimenta sospetti. “Non è solo un caso personale”, spiegano fonti ministeriali. “Riguarda il futuro delle assegnazioni. Se una cosa del genere passa senza regole chiare, domani potremmo ritrovarci altre coppie in sedi strategiche senza trasparenza”.
Malumori interni e il rischio di precedenti
Nei corridoi della Farnesina cresce il timore che la vicenda diventi un pericoloso precedente. Londra, Parigi, New York o Bruxelles: tutte sedi in cui la gestione del personale e dei fondi pubblici è ancora più delicata. Funzionari con anni di esperienza avvertono che, se la situazione non verrà chiarita, altre coppie potrebbero seguire lo stesso modello, occupando posizioni decisive senza criteri trasparenti. “È un problema istituzionale”, spiega un diplomatico. “La credibilità del ministero e la fiducia dei colleghi sono a rischio”. Finora alla Farnesina nessuna indagine, nessuna contestazione formale. Ma la tensione tra i corridoi è palpabile.
(da Fanpage)
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