Destra di Popolo.net

A ROMA LA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’ DEL CAMPO LARGO ALLE PROTESTE IN IRAN CON SCHLEIN, CONTE, FRATOIANNI, BONELLI E MAGI

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

PERCHE’ I SOVRANISTI NON SONO SCESI IN PIAZZA PER IL POPOLO IRANIANO? PERCHE’ SE NE FOTTONO? QUESTA E’ LA DOMANDA DA PORSI

In piazza del Campidoglio a Roma svettano gli striscioni di Amnesty International e del Movimento ‘Donna, vita, libertà’ che hanno lanciato l’appuntamento. ‘Vergogna’ recita quello di Amnesty a sfondo giallo. Sono diverse le anime della popolazione iraniana in piazza, con momenti di tensione tra il movimento ‘Donna vita libertà’ e una decina di manifestanti a sostegno di Reza Pahlavi, in piazza con l’antica bandiera monarchica dell’Iran.
Questi ultimi sono stati poi allontanati. Mentre proseguono gli interventi al microfono di attivisti e associazioni in solidarietà alle proteste in Iran, la piazza si è andata va via riempiendo. Tante le bandiere portate dalle diverse anime che hanno aderito alla manifestazione. Ci sono i vessilli dei partiti- Pd, Avs e Rifondazione comunista – accanto a quelli delle sigle universitarie. Ma anche una bandiera ucraina e una dell’Unione europea.
Le antiche bandiere della monarchia iraniana si affiancano a quelle odierne, ma con il simbolo al centro cancellato e la scritta: “no alla teocrazia”. In piazza anche una rappresentanza del popolo curdo con bandiere gialle, rosse e viola.
Alcuni manifestanti hanno portato la foto simbolo delle proteste, in cui una ragazza iraniana senza velo accende una sigaretta con il ritratto di Khamenei in fiamme. Tanti slogan sugli striscioni: “proteggere il diritto di protesta”, “no alla pena di morte”, “no alla dittatura islamica”, “democrazia in Iran”, “basta esecuzioni”. Da una piazza del Campidoglio piena fino a oltre la metà si alza di frequente il coro “libertà per l’Iran”.
Foto di gruppo per il campo largo alla manifestazione a sostegno delle proteste in Iran, al Campidoglio a Roma. La segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno tenuto insieme un improvvisato punto stampa. “La piazza c’è”, hanno poi commentando Schlein e Conte parlottando fra loro. In piazza c’è anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi.
“Assolutamente dobbiamo dare un segnale anche concreto per stare vicino a tutti i cittadini, le associazioni e soprattutto gli iraniani, giovani, donne in particolare, studenti universitari, dissidenti. Che sono preoccupatissimi per la repressione violenta che in questo momento il regime, un regime ovviamente dispotico, un regime dittatoriale, sta imprimendo. Una svolta violenta che condanniamo con la massima fermezza e siamo qui a testimoniare la nostra massima solidarietà”, ha detto Conte.
Sulle risoluzioni sull’Iran, ha aggiunto, “la strumentalizzazione è venuta da tutti. Abbiamo detto dall’inizio che eravamo assolutamente d’accordo con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in più, cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali”.
Progressisti uniti sull’Iran? “Noi ci siamo e il Pd è sempre stato al fianco del movimento Donna vita e libertà”, ha commentato Schlein. “E’ importantissimo per noi essere qua a dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà”, ha aggiunto ricordando che “il regime sta facendo una brutale repressione, si parla di oltre 12.000 morti ammazzati dal regime nelle manifestazioni, si parla del fatto che stanno facendo pagare le famiglie per restituire i corpi delle vittime del regime. Hanno bloccato internet e dicono che vogliono tenerlo bloccato
fino a marzo”.
“Non è accettabile, serve che la comunità internazionale e l’Unione Europea usino ogni leva diplomatica e facciano ogni sforzo per isolare il regime, per evitare che anche dai paesi vicini possa arrivare alcuna forma di supporto a questa repressione. Siamo qui per sottolineare il supporto alla autodeterminazione del popolo iraniano”.
“Siamo qui in piazza per condannare il massacro brutale che sta avvenendo ai danni delle ragazze e dei ragazzi iraniani che stanno lottando per la democrazia a Teheran e nelle altre città iraniane. Soprattutto per dare voce a loro, perché il problema principale che c’è adesso è il silenzio che il regime vuole, e vuole questo silenzio perché non vuole che ci sia una mobilitazione delle democratiche e dei democratici di tutte le opinioni pubbliche europee che possono fare pressione sulla comunità internazionale sul regime di Teheran. É necessario intensificare le sanzioni, è necessario rendere la vita difficile a un regime che crollerà prima o poi, ma che può fare ancora tanti morti e tanti massacri”, ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
“Oggi è importante anche dire che c’è un’attenzione fortissima della comunità internazionale: l’Unione Europea purtroppo è sempre lenta e fa sempre tardi a svegliarsi, ma speriamo che possa anche avere il suo ruolo nell’ampliare e nel rendere più dure le sanzioni, perché se è accaduto quello che sta accadendo nei giorni scorsi, cioè le più ampie manifestazioni che ci fossero nel paese dal 2009, cioè da quando c’erano state le proteste dopo i brogli elettorali, è anche per effetto delle sanzioni europee. In
Italia, sarebbe stato importante avere un segnale unitario del Parlamento italiano: purtroppo non c’è stato perché c’è sempre chi deve fare un posizionamento personale o di partito in più”.
“Mi pare naturale essere unitariamente al fianco di un popolo di lotta, per la sua libertà, per la democrazia, per i diritti civili. Per quel che ci riguarda, penso ad Avs, ma credo di poter parlare a nome di tutto il campo progressista, siamo sempre al fianco dei popoli che lottano per la loro libertà”, ha detto Fratoianni parlando con i cronisti.
“Siamo tutti e tutte insieme e lo siamo non da oggi, lo dico a chi dalle parti del centrodestra gioca in modo strumentale accusandoci di ambiguità – aggiunge -. L’indirizzo dell’ambasciata iraniana lo conosciamo bene perché ci siamo stati molte volte, quando questa vicenda non era sotto i riflettori del mondo, quando la situazione non era quella che viviamo in questo momento e dunque per noi. Per noi è assolutamente naturale essere qui oggi, come siamo sempre stati dalla parte dei popoli che lottano per la libertà”.
(da agenzie)

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MELONI ED ACQUAROLI NON AVETE NULLA DA DIRE? “MIO MARITO STAVA PER CROLLARE. ERA COSÌ ESAUSTO CHE HA POTUTO TROVARE SOLLIEVO SOLO SUL PAVIMENTO”: PARLA LA MOGLIE DEL PAZIENTE ONCOLOGICO CHE HA PASSATO OLTRE 11 ORE AL PRONTO SOCCORSO DI SENIGALLIA IN ATTESA DI CURE

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

“NON C’ERA POSTO, NON C’ERANO BRANDE, HO CHIESTO PIÙ VOLTE UNA BARELLA, MA MI HANNO RISPOSTO: ‘NON CE NE SONO DISPONIBILI’” … DOPO OLTRE SEI ORE SU UNA SEDIA DI METALLO, IL 60ENNE SI È SDRAIATO TERRA, STESO SOPRA UNA COPERTA

Una foto scattata in un momento di angoscia. Senza badare a forme di pudore o di privacy: «Voglio mostrare il corpo di mio marito».
Un corpo malato, adagiato per terra, in un corridoio di ospedale, una coperta leggera a fargli da materasso, un tubicino agganciato da qualche parte che porta ad una sacca di plastica, per il drenaggio dei liquidi. L’urina dentro. Ospedale di Senigallia. Ancona.
L’uomo a terra, si chiama Franco e ha 60 anni. È malato di tumore. Ha passato undici ore al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino. Molte le ha trascorse in attesa. Seduto su una scomoda sedia di metallo o sdraiato sul pavimento. Non c’era posto. Non c’erano brande. «Almeno dateci una barella», ha chiesto più volte la moglie Cecilia.
Franco ha un tumore al colon. Domenica pomeriggio non riesce a urinare, è gonfio, non si sente bene. Il giorno dopo, Cecilia, non chiama l’ambulanza e lo carica sull’auto. Arrivano al Pronto soccorso. Racconta: «Franco entra intorno alle 8.20 di lunedì 12 gennaio, in codice arancione». Soffre. È seduto su una sedia. Di tanto in tanto Cecilia fa un cenno, ferma qualcuno, chiede assistenza.
Il tempo passa. Nessuno interviene. Franco è sulla sedia da tre ore. Il tumore è localizzato nella parte finale del colon. Stare seduti non migliora la situazione. Anzi. Accentua i dolori. Che diventano fortissimi. «Alle 11.30 finalmente lo visitano e gli applicano un catetere. Vengono drenati un litro e ottocento millilitri di urina».
Cinque ore dopo l’ingresso al Pronto soccorso Cecilia chiede per l’ennesima volta una lettiga, il marito non ce la fa più a stare seduto. La risposta è sempre la stessa: «Non ce ne sono disponibili». Franco viene sottoposto a ecografia e a una nuova visita. Cecilia spera che dopo gli accertamenti gli diano un letto.
Niente. Il marito continua a stare seduto sulla sedia di metallo. Gli vengono somministrati antidolorifici, una flebo di morfina. «Sei ore seduto sono troppe per chiunque, figuriamoci per un malato oncologico. Franco stava per crollare».
È a questo punto che Cecilia raccatta una coperta e la stende a terra. Quando poi il marito si addormenta prende il telefonino e scatta la foto. In seguito Cecilia racconterà la storia a un esponente del Movimento 5 Stelle di Senigallia, Paolo Battisti. «Rendila pubblica, ti prego. Ciò che è successo a Franco non può essere archiviato come caso isolato. Sofferente, costretto a giacere a terra in ospedale. È umiliante».
Battisti esegue e pubblica sui social. Aggiunge: «Era così esausto che ha potuto trovare sollievo solo sul pavimento». Alle quattro del pomeriggio, dopo otto ore passate nel corridoio che porta all’astanteria, davanti alla stanza delle ecografie, un’infermiera ha portato una barella.
(da Corriere della Sera)

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IL METODO TRUMP,DALL’ISTRUZIONE ALLA DISTRUZIONE, LE UNIVERSITÀ AMERICANE SONO IN CRISI: CONTINUANO A PERDERE POSIZIONI NEI VARI RANKING INTERNAZIONALI E RISCHIANO IL “SORPASSO” DAGLI ATENEI CINESI

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

LE MATTANE DEL TYCOON HANNO PORTATO A UN CALO DEGLI STUDENTI STRANIERI… CROLLA ANCHE LA PRODUTTIVITÀ DEGLI ATENEI USA

Le università americane hanno meno nuovi iscritti stranieri rispetto agli ultimi anni. E perdono posizioni nei vari ranking internazionali che classificano gli atenei in base a diversi criteri. Il primo dei due cali, quello nel numero degli studenti provenienti dall’estero (-17% rispetto al 2024-2025) è una conseguenza immediata delle politiche dell’amministrazione Trump, che hanno reso molto più difficile ottenere i visti per motivi di studio.
Se n’è vantato lo stesso dipartimento di Stato in un post su X del 12 gennaio: «Abbiamo revocato più di 100.000 visti, 8.000 dei quali per motivi di studio, (…) a persone che hanno problemi con la legge degli Stati Uniti (…). Continueremo a deportare questi mascalzoni per rendere l’America più sicura».
In realtà, non solo per i supposti criminali, ma per tutti gli stranieri è diventato più difficile (e meno appetibile, visto che a un certo punto il permesso potrebbe essere revocato) ottenere un visto per studiare in America.
Fanno eccezione solo poche università prestigiosissime come Harvard, che quest’anno ha il numero più alto di iscritti stranieri (6.749) dal 2002. Ed è sempre Harvard l’unico ateneo americano che si mantiene, seppure con qualche difficoltà, nei primi posti dei ranking che cercano di stabilire dove si possa studiare con maggiore profitto.
In quello compilato dall’università di Leida, che si basa sulla
produttività dei vari atenei (conteggiando ad esempio gli articoli pubblicati sulle riviste accademiche), Harvard scivola dal primo al terzo posto e rischia di annegare nel mare delle università cinesi che occupano 16 delle primi 20 posizioni.
In questo caso Donald Trump non c’entra: il calo di produttività e di appetibilità non è attribuibile ai robustissimi tagli ai finanziamenti decisi dal presidente per punire il mondo universitario, in cui il verbo Maga stenta ad attecchire. Gli studi che fanno avanzare la ricerca (e poi finiscono sulle riviste scientifiche) durano infatti anni e quindi la carenza di fondi non può avere già avuto dei contraccolpi visibili sulla produttività.
(da Corriere della Sera)

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NEL SILENZIO GENERALE, A GAZA CONTINUA LA MATTANZA: DA QUANDO, IN OTTOBRE, È ENTRATO IN VIGORE IL “CESSATE IL FUOCO”, L’ESERCITO ISRAELIANO HA UCCISO OLTRE 400 PALESTINESI E LO STATO EBRAICO HA BLOCCATO L’ACCESSO NELLA STRISCIA DELLE ONG

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

ALLA FACCIA DELLA PACE. QUESTO DIVIETO “POLITICO” DELL’ATTIVITÀ UMANITARIA INTERNAZIONALE È FORSE LA NOVITÀ PIÙ RILEVANTE, NONCHÉ LA PIÙ OSCENA, DEL NUOVO DISORDINE MONDIALE

E Gaza? Da quando, in ottobre, è entrato in vigore il “cessate il fuoco”, l’esercito israeliano ha ucciso più di quattrocento palestinesi: alla faccia della pace. Le ong, indispensabili per un minimo di soccorso medico, logistico, alimentare, ancora non hanno accesso libero perché Israele le ritiene infiltrate da Hamas, o potenzialmente tali: e questo divieto “politico” dell’attività umanitaria internazionale è forse la novità più rilevante, nonché la più oscena, del nuovo disordine mondiale.
Médecins sans Frontières ha più volte denunciato questo scandalo che è sotto gli occhi di tutti, ma, come molte altre cose, viene messo nel conto dei tempi nuovi. Considerare normale ciò che non lo è: è la ricetta per adeguarsi al futuro. Anzi, al
presente.
Il piano di pace, parola da usare con le molle, prevede che Hamas deponga le armi e Israele si ritiri: ma nessuna delle due circostanze sembra, al momento, verosimile, e l’annunciato insediamento di un Comitato per l’amministrazione di Gaza, composto da “figure tecniche” e supervisionato da un Consiglio di Pace guidato da Trump (pensa che roba!), è scritto sulla carta ma non si vede come possa essere messo in opera
Nel frattempo l’attenzione mediatica su Gaza, che ha visto momenti molto intensi, e piuttosto efficaci per l’informazione di ciò che resta delle opinioni pubbliche, si è affievolita fino a quasi sparire. Così funzionano i media, a ondate, a flussi emotivi. Schiacciati sul momento. È un difetto? Lo è. Ma ha le sue contromisure.
Basta cercare di fare memoria, di non vivere solo sull’onda del momento, e ogni tanto domandarsi: e Gaza? Come sta andando, a Gaza? Sta andando male, ragazzi. Tende stracciate dal vento, e nubi nere all’orizzonte.
(da Repubblica)

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SALVINI, CANTA CHE TI PASSA: IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO È IN ALTO MARE, DOPO LO STOP DELLA CORTE DEI CORTI, IN COMPENSO C’È GIÀ L’INNO PER LA GRANDE OPERA VOLUTA DAL LEADER LEGHISTA

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

UNA CANZONE SCRITTA DA GIANNI BELFIORE, PAROLIERE DI JULIO IGLESIAS. L’INCIPIT DEL BRANO: “PER ANNI E ANNI SEI STATO UN SOGNO PROIBITO / UN ETERNO PROGETTO CHE NESSUNO HA CAPITO”. E IL RITORNELLO: “TRENI SU, NAVI GIÙ / TRENI SU, NAVI GIÙ / NUOVI ORIZZONTI CHE SPICCANO IL VOLO”

Comincia così: “Per anni e anni sei stato un sogno proibito / Un eterno progetto che nessuno ha capito”. Sul finale, invece, dice che “sarà l’ottava meraviglia del mondo”. E’ l’inno al Ponte sullo Stretto.
Un’ode per Matteo Salvini che se ancora non ha messo la prima pietra, ha già guadagnato i versi del sublime poeta di Julio Iglesias, Gianni Belfiore. “E’ la canzone più bella della mia vita”, dice al Foglio il paroliere di Se mi lasci non vale. “Come ho raccontato mesi fa al Giornale di Sicilia, in questi versi io ci ho messo il cuore. Anche perché Salvini ne ha bisogno. Soprattutto in questo momento”.
“L’ho proposta all’amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci”. E? “E mi ha risposto subito, dandomi il La. L’idea, adesso, è quella di usarla per lo spot del Ponte”. Una bella idea, maestro.
La prima strofa fa così: ‘Unisci due mondi unendo due sponde / Sei una sfida ai giudizi sbagliati / Ai venti e alle onde / E dal passato le barche di Ulisse e gli elefanti romani / Con un ponte, il miracolo / Si aprono mille domani / Loro vedon solo pericoli / Ma è una sintesi tra scienza e coscienza / Si parte da Amburgo / Poi Sicilia, Scilla, Cariddi / E un salto nell’Africa immensa’”.
E il ritornello? “Treni su, navi giù / Treni su, navi giù / Nuovi orizzonti che spiccano il volo / Auto su, navi giù / Auto su, navi giù / Sarà come toccare con l’anima il cielo / Poi dalle nuvole si inebria l’orchestra della storia”.
Ma il ministro Salvini se lo merita un tale dono? “Certo che se lo merita! Io l’ho fatto col cuore. Ci ho lavorato per quattro mesi. E forse è la canzone più bella che abbia mai scritto”.
Lei ha scritto canzoni meravigliose. Per un’ora d’amore dei Matia Bazar l’abbiamo ascoltata mille mila volte. E poi Carrà, Iglesias… “E’ vero. Ho scritto tanto, ma ho profetato soprattutto all’estero”.
A proposito, ha letto delle grane erotiche di Julio? “Sì, ma non ci credo. Io lo conosco. Sono solo menzogne”. In Spagna è montato il caso. “Più le notizie sono false, più la gente abbocca”.
Può darsi Ma torniamo a noi. Qual è il titolo della canzone? Se mi lasci crollare? Senza ponte non vale? “Lei scherza. Ma quando ho terminato il lavoro ho capito che il Ponte sarà l’ottava meraviglia del mondo. Il mio sogno sarebbe sentire la canzone a Sanremo, magari con Bianca Atzei”.
Ma il titolo qual è? “Il titolo è ‘Il Ponte sullo stretto (Inno alla Sicilia)’. Questo perché io sono nato a Genova ma i miei genitori sono siciliani e in siciliano, con Rosa Balistreri, ho cominciato la mia carriera. L’inno al Ponte, poi, è anche un riscatto. Visto che a lungo sono stato boicottato”.
Boicottato? “Si è venuto a sapere che fossi il paroliere di Raffaella Carrà solo quand’è morta. Per tutta la vita mi hanno riconosciuto e apprezzato più all’estero che in patria. E Pietro Ciucci lo sa”.
(da Il Foglio)

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I NUMERI AGGHIACCIANTI DELLA “GUERRA ANTI-MIGRANTI” DI TRUMP: NELL’ULTIMO ANNO I CENTRI DI DETENZIONE SONO RADDOPPIATI, CIRCA 70MILA PERSONE SONO DETENUTE, IL 75% DELLE QUALI NON HA PRECEDENTI PENALI (IN BARBA ALLE DICHIARAZIONI DELLA PORTAVOCE DEL TYCOON KAROLINE LEAVITT, CHE DICE CHE GLI SGHERRI DELL’ICE ARRESTANO “STUPRATORI, SPACCIATORI E CRIMINALI”)

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

32 IMMIGRATI SONO MORTI DIETRO LE SBARRE, IL NUMERO PIÙ ALTO DAL 2004… IL GOVERNO USA HA SPESO OLTRE 45 MILIARDI DI DOLLARI

Donald Trump è convinto di aver vinto le presidenziali del 2024 non solo grazie all’inflazione che l’Amministrazione Biden non è riuscita a tenere a bada; ma soprattutto sul tema dell’immigrazione sul quale ha promesso di sigillare i confini con il Messico; di restringere i visti d’ingresso per le persone provenienti dai Paesi definiti a rischio e dal cosiddetto Global South.
Soprattutto agli americani Trump disse che avrebbe implementato il più grande piano di rimpatri mai pensato: nel mirino 11 milioni (la cifra è variabile poiché sono stime non dati ufficiali) di persone entrate negli Stati Uniti, di recente o molti anni fa, in modo illegale o rimasti qui nonostante il visto scaduto.
La sua macchina governativa – guidata dall’ideologo Stephen Miller, vicecapo dello staff, da Kristi Noem, segretario alla Homeland Security (Dhs) e Tom Homan, zar dei confini – ha marciato a pieno regime dal giorno uno dell’insediamento forte di una raffica di ordini esecutivi siglati nelle prime settimane e poi dalla manna di 45 miliardi di dollari per espandere i centri di detenzione dell’Ice.
In 12 mesi Donald Trump ha realizzato il primo obiettivo: gli
ingressi dal confine Sud sono quasi azzerati; portato avanti il secondo, restringendo i visti e togliendo la protezion temporanea a somali, haitiani, ucraini, afghani
Gli investimenti per l’Ice sono stati ingenti, i risultati materia di scontro politico e matrice di disordini sociali. Si è iniziato in giugno a Los Angeles, si prosegue in queste ore a Minneapolis senza contare i disordini – ove gli agenti operano – a Portland, Memphis, Chicago.
Il database dell’Ice offre una panoramica di quanto l’Amministrazione punti sulle deportazioni e di come praticamente porti avanti la sua agenda. In un anno gli arresti di immigrati «undocumented» è cresciuto drammaticamente tanto da risultare impossibile per i voli di rimpatrio tenere il passo. Così si è reso necessario detenere in strutture ad hoc i fermati.
Al 7 gennaio del 2026, ultima fotografia scattata dall’Ice, c’erano 69 mila persone detenute in attesa di via. Il piano di espansione dei centri detentivi ha portato quasi a raddoppiare le strutture: un anno fa erano 107 a fine dicembre sono salite a 212. L’obiettivo era poter arrivare ad ospitare contemporaneamente 107 mila immigrati illegali in attesa di foglio di via. Nel 2025 inoltre nei centri detentivi sono morti 32 immigrati
Alcune strutture sono nate da zero, ad esempio la diventata famosa Alligator Alcatraz nel cuore delle Everglades della Florida. Serpenti e alligatori sono gli abitanti della zona. Sono cresciuti i centri di Camp East in Montana, di Fort Bliss a El Paso. Spazi in disuso in aree militari sono stati convertiti in “dormitori” per gli illegali; e anche magazzini e depositi in zone remote hanno avuto identica conversione.
L’America Immigration Council che monitora da vicino la situazione ha rivelato un dato impressionante: nei centri Ice il numero di detenuti privi di «storia criminale» è salito di quasi 2500%; è il 75% dei detenuti nota Austin Kocher, ricercatore della Syracuse University.
È un’affermazione che contrasta con la narrazione della Casa Bianca dove Karoline Leavitt, portavoce di Trump, anche ieri ha ripetuto che le operazioni dell’Ice sono esclusivamente volte a stanare «stupratori, spacciatori, e criminali
(da La Stampa)

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