Destra di Popolo.net

L’INCREDIBILE LETTERA DI TRUMP ALLA NORVEGIA: “NON MI AVETE DATO IL NOBEL DELLA PACE, NON PENSO PIU’ ALLA PACE”

Gennaio 19th, 2026 Riccardo Fucile

LA LETTERA DEL CRIMINALE PSICOPATICO RIVELATA DA SKY NEWS: “LA DANIMARCA NON HA UN DIRITTO DI PROPRIETA’ SULLA GROENLANDIA”

«La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un “diritto di proprietà”? Non ci sono documenti scritti».
Così Donald Trump torna all’attacco sulla Groenlandia e lo fa in una lettera scritta al primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Store. Nel documento – rivelato da Nick Schifrin della Pbs e confermato dal tabloid norvegese Aften Posten – il presidente americano ribadisce l’intenzione degli Stati Uniti di assumere il controllo dell’isola, anche a costo di mettersi contro gli alleati europei: «Sappiamo solo che una barca è approdata lì centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che approdavano lì. Ho fatto per la Nato più di chiunque altro fin dalla sua fondazione, e ora la Nato faccia qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo della Groenlandia. Grazie!».
«Non mi sento più in dovere di pensare alla pace»
Nella lettera indirizzata al primo ministro norvegese, Trump esprime anche tutto il proprio rammarico per non essere stato insignito del Nobel per la Pace 2025. «Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più», scrive il presidente americano, «non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America».
(da agenzie)

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DODICI PERSONE CONTROLLANO IL 90% DELLA RICCHEZZA GLOBALE

Gennaio 19th, 2026 Riccardo Fucile

LA RICETTA OXFAM CONTRO LE DISEGUAGLIANZE

La disuguaglianza sta vincendo. Nel mondo dei record finanziari, il 2025 segna una soglia che Oxfam definisce senza precedenti storici. Oltre 3.000 miliardari concentrano oggi una ricchezza netta aggregata pari a 18.300 miliardi di dollari, dopo un incremento annuale di 2.500 miliardi, una cifra quasi equivalente alla ricchezza complessiva detenuta dalla metà più povera dell’umanità, circa 4,1 miliardi di persone. È il quadro tracciato da “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, il nuovo rapporto diffuso dall’organizzazione in apertura del World Economic Forum di Davos, che lega in modo diretto l’accelerazione della concentrazione della ricchezza al deterioramento delle condizioni sociali e alla fragilità crescente delle democrazie a livello globale.
Secondo Oxfam, nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo triplo rispetto alla media degli ultimi cinque anni, portando l’aumento complessivo rispetto al 2020 all’81%. Da soli, i dodici individui più ricchi del pianeta controllano patrimoni per 2.635 miliardi di dollari, più di quanto possieda la metà più povera della popolazione mondiale. Una concentrazione mai registrata prima, che si produce mentre una persona su quattro nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione globale vive in condizioni di povertà. Il tasso di riduzione della povertà mondiale ristagna da sei anni e la povertà estrema è tornata a crescere in Africa, segnando un’inversione di tendenza rispetto ai progressi degli ultimi decenni. Anche in questo caso la sostenibilità di lungo periodo è considerata fondamentale per garantire un’espansione economica duratura anche per le maggiori economie globali.
Il rapporto sostiene che l’accumulazione di ricchezza estrema non si esaurisce nella sfera economica, ma si traduce in potere politico e capacità di influenza sistemica. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune e rileva come sette delle dieci maggiori corporation mediatiche globali abbiano proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare un’influenza sproporzionata sul discorso pubblico. «Siamo letteralmente di fronte alla legge del più ricco che sta portando al fallimento della democrazia: l’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca», afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia.
Nel dossier, Oxfam lega l’ascesa dei grandi patrimoni agli sviluppi politici più recenti, indicando il 2025 come un anno emblematico in cui l’aumento della ricchezza dei miliardari ha coinciso con l’attuazione di politiche favorevoli a un’élitE ristretta. Negli Stati Uniti, sottolinea il rapporto, la riduzione della pressione fiscale sugli ultra-ricchi e l’indebolimento degli sforzi internazionali per una tassazione minima delle grandi multinazionali hanno rafforzato posizioni dominanti e potere monopolistico. Una dinamica che, secondo l’organizzazione, va ben oltre il contesto statunitense e riflette una tendenza globale, con governi che agiscono sempre più spesso in difesa di interessi oligarchici, comprimendo diritti e spazi di dissenso.
Le conseguenze sociali sono descritte in termini netti. Miliardi di persone continuano a fare i conti con povertà, fame e malattie del tutto prevenibili, mentre i tagli agli aiuti internazionali decisi nel 2024 potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030. La disuguaglianza economica, afferma Oxfam, gioca un ruolo chiave nell’erosione dei diritti civili e politici e crea un terreno favorevole all’autoritarismo. Il rischio di arretramento democratico risulta fino a sette volte più probabile nei Paesi con livelli di disuguaglianza più elevati. Tra il 2004 e il 2024, la quota della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50%, mentre oggi solo tre persone su dieci vivono in sistemi democratici, contro una su due vent’anni fa.
Il rapporto evidenzia anche la scala del divario economico globale. La ricchezza aggregata dei miliardari sarebbe sufficiente
a sradicare la povertà estrema 26 volte e, per la prima volta, il patrimonio individuale di un singolo imprenditore ha superato per un breve periodo i 500 miliardi di dollari. Dati che, secondo Oxfam, mostrano la distanza crescente tra la capacità economica di una ristretta élite e i bisogni fondamentali della popolazione mondiale. «L’influenza sproporzionata che i super-ricchi esercitano sulla politica, sull’economia e sui media ha acuito le disuguaglianze e ci ha allontanato dalla lotta alla povertà», aggiunge Barbieri, avvertendo che nessuno Stato dovrebbe rimanere inerte di fronte a una concentrazione di potere che erode diritti e sicurezza dei cittadini.
Il documento si chiude con un richiamo alla responsabilità dei governi e delle istituzioni internazionali. Per Oxfam, la via d’uscita dal baratro della disuguaglianza esiste, ma richiede riforme fiscali più eque, una regolazione incisiva dei grandi gruppi economici e politiche capaci di ridare valore al lavoro e di rafforzare sistemi di welfare inclusivi. Senza un cambio di rotta, avverte l’organizzazione, l’estrema concentrazione di ricchezza continuerà a minare le basi della democrazia globale.
(da agenzie)

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DOPO CHE TRUMP HA ANNUNCIATO NUOVE TARIFFE COMMERCIALI CONTRO GLI OTTO PAESI CHE HANNO SPEDITO SOLDATI IN GROENLANDIA, MACRON CHIEDE L’ATTIVAZIONE DELLO STRUMENTO ANTICOERCITIVO DELL’UE, L’“OPZIONE NUCLEARE” PER RISPONDERE A PRESSIONI ECONOMICHE DI PAESI TERZI, FINORA MAI UTILIZZATO DA BRUXELLES

Gennaio 19th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO L’ELISEO, “LE MINACCE AMERICANE PONGONO LA QUESTIONE DELLA VALIDITÀ DELL’ACCORDO SULLE TARIFFE CONCLUSO L’ESTATE SCORSA”

Il presidente francese Emmanuel Macron chiederà l’attivazione dello strumento anticoercitivo dell’Ue in caso di nuovi dazi statunitensi. Lo riferiscono fonti informate vicine alla presidenza francese.
Emmanuel Macron è “mobilitato per coordinare la risposta europea alle minacce tariffarie inaccettabili formulate dal presidente Trump”, si apprende dall’entourage del presidente. Le stesse fonti precisano che Macron “sarà tutto il giorno in contatto con i suoi omologhi europei e chiederà, a nome della Francia, l’attivazione dello strumento anticoercitivo”.
Secondo i più stretti collaboratori del presidente, “l’approccio americano pone la questione della validità dell’accordo sulle tariffe concluso l’estate scorsa dall’Unione europea con gli Stati Uniti”.
Il presidente francese Emmanuel Macron chiederà all’Unione europea di valutare l’attivazione dello Strumento Anti-Coercizione, il meccanismo pensato per rispondere a pressioni economiche di Paesi terzi. È un passaggio che segna un cambio di tono nella gestione delle tensioni commerciali: lo strumento esiste dal 2023, ma non è mai stato utilizzato.
L’Anti-Coercizione, noto come Aci, nasce per difendere l’Unione europea da interferenze che colpiscono commercio o investimenti con l’obiettivo di condizionare decisioni politiche.
L’idea di fondo è la deterrenza: rendere credibile una risposta comune per evitare che la coercizione si verifichi. Per questo a Bruxelles viene spesso definito «l’opzione nucleare».
Il meccanismo prevede una procedura in più fasi. Prima, il Consiglio dell’Ue stabilisce se esiste un atto di coercizione, su proposta della Commissione. Poi si apre una fase di dialogo con il Paese coinvolto. Solo se il confronto fallisce, l’Unione può adottare contromisure economiche. Sono pensate come ultima risorsa e devono rispettare criteri di necessità e proporzionalità.
Le misure possibili sono ampie ma mirate. Vanno dalle restrizioni su importazioni ed esportazioni di beni e servizi ai limiti sugli investimenti diretti esteri e sui diritti di proprietà intellettuali.
Possono includere l’esclusione dagli appalti pubblici europei o il blocco dell’accesso al mercato per prodotti regolamentati. L’obiettivo dichiarato è contenere l’impatto sull’economia europea e rendere gli interventi temporanei.Dal punto di vista istituzionale, l’attuazione è affidata alla Commissione, assistita da un comitato degli Stati membri. In casi specifici si ricorre ad atti delegati che coinvolgono anche il Parlamento europeo.

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LE TOGHE, ULTIMA OPPOSIZIONE CONTRO LA DERIVA AUTORITARIA DI TRUMP: IN MINNESOTA LA GIUDICE FEDERALE, KATHERINE MENENDEZ, IMPONE RESTRIZIONI ALL’USO DELLA FORZA DA PARTE DEGLI AGENTI DELL’ICE, L’AGENZIA PER L’IMMIGRAZIONE

Gennaio 19th, 2026 Riccardo Fucile

NON POTRANNO ARRESTARE I CITTADINI CHE PROTESTANO PACIFICAMENTE CONTRO I FEDERALI, A MENO CHE NON SIANO SOSPETTATI DI ATTIVITÀ CRIMINALI. NÉ POTRANNO ESSERE FERMATI I CONDUCENTI DELLE AUTO CHE SEGUONO I VEICOLI DELL’AGENZIA PER VIGILARE SULLA CORRETTEZZA DELLA LORO AZIONE

Nuovi scontri ieri a Minneapolis hanno spinto il governatore del Minnesota Tim Walz a mobilitare la Guardia Nazionale dopo che al sit in organizzato nei pressi Bishop Henry Whipple Federal Building dall’influencer di destra Jack Lang, graziato da Donald Trump per l’assalto al Congresso del 6 gennaio, c’erano stati scontri con i sostenitori della People’s Action Coalition Against Trump con lanci di uova, spray al peperoncino ma anche oggetti contundenti che avrebbero portato al ferimento dello stesso Lang.
Intanto prosegue lo scontro tra il North Star State e il governo americano. «Un promemoria per tutti coloro che vivono in Minnesota: nessuno è al di sopra della legge» ha scritto ieri su X Pam Bondi, la procuratrice generale degli Stati Uniti.
Poche ore dopo, però, la giudice federale Katherine Menendez impone restrizioni all’uso della forza da parte degli agenti dell’Ice a Minneapolis che non potranno arrestare i cittadini che protestano pacificamente contro i federali a meno che non siano sospettati di attività criminali o di impedire la loro operatività.
Inoltre viene vietato l’utilizzo di spray al peperoncino e altre armi irritanti contro i manifestanti pacifici, né potranno essere fermati o arrestati i conducenti delle auto che seguono i veicoli dell’agenzia per vigilare sulla correttezza della loro azione.
In sintesi non si potrà ripetere un caso come quello di Renee Good, la donna uccisa a sangue freddo il 7 gennaio che tra l’altro, secondo informazioni raccolte dal New York Times , era ancora viva all’arrivo dei soccorsi. Cosa sarebbe successo se il medico presente sulla scena avesse potuto soccorrere Good?
(da agenzie)

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PERCHE’ IL CAMMINO DI SANTIAGO E’ SPECIALE

Gennaio 19th, 2026 Riccardo Fucile

IL VIAGGIO DI GIULIA: “TI FA RISCOPRIRE LENTEZZA E VOGLIA DI FERMARTI”

Quando pensi al cammino pensi al cammino di Santiago. Ce ne sono tantissimi altri, anche in Italia: la Francigena, la Via di Sant’Olav, il cammino di San Benedetto, il pellegrinaggio Kumano Kōdō. Ma per tutti, anche i meno avvezzi e chi non ne ha fatto nessuno, il cammino di Santiago è il primo che viene in mente. In questi giorni è prepotentemente alla ribalta, complice il film di Checco Zalone record di incassi Buen Camino. Sui blog dedicati c’è chi, raccontando la propria esperienza, dice di esserci tornato più e più volte, completamente rapito da un’esperienza descritta come unica. L’impegno fisico si combina al fattore spirituale, alla connessione che si crea con la parte di sé più intima ma anche con le persone che si incontrano nel percorso: questo mix diventa decisivo e infatti ha decretato il successo del cammino di Santiago. Ovviamente, c’è stata una grossa mano anche da parte dei locali, di chi ha incentivato molto la parte divulgativa e strettamente legata alla pubblicità, al marketing. Ormai il cammino non è più solo una questione prettamente religiosa, ma ciò non ne sminuisce affatto il valore e l’importanza. Basta vedere i dati, l’affluenza, le persone che attira
ogni anno. Una di queste è Giulia Meta, Content Creator & Solo Traveller, che ha fatto più volte il cammino di Santiago. A Fanpage.it ha raccontato la sua esperienza, soffermandosi su un dettaglio in particolare: l’importanza di considerare il cammino di Santiago come un viaggio fisico, ma anche dentro di sé. Bisogna goderselo chilometro dopo chilometro in ogni sua evoluzione e non di affrontarlo solo pensando alla meta finale, all’arrivo.
Perché si fa il cammino più e più volte?
Crea dipendenza! Diventi dipendente da quello che il cammino ti fa provare. Ci si sofferma a osservare il paesaggio, che oggi non abbiamo mai tempo per farlo. Ti fermi a sentire il rumore dei passi. Insomma, tutte quelle piccole cose a tratti banali, ma che oggi ci siamo tutti dimenticati. Tutto questo ti porta a rifarlo, ti porta di nuovo in cammino. Sei sicuro che ti porterai a casa nuovi amici, che avrai tempo per te, che ti guarderai attorno e ti emozionerai per quello che vedrai. Proverai anche una grande fatica, attenzione, perché poi è quello che scandisce le giornate! Tutte queste cose vanno proprio a creare un’esperienza intensa. Però una cosa ci tengo a dirla: non è Santiago la meta, ma è per il percorso, è l’esperienza a 360°. Quando mi dicono: “Ho solo 5 giorni, faccio gli ultimi 100 km” io dico no! Piuttosto se hai solo 5 giorni meglio fare un cammino breve come il cammino inglese, che lo finisci tutto. Oppure parti dall’inizio: fai i primi 5 giorni del cammino francese e in seguito farai le altre tappe. È importante: è lungo tutto il cammino che si distribuisce l’esperienza e paradossalmente più ti avvicini a Santiago e peggio è l’esperienza.
Come si fa il cammino di Santiago: quali sono le tratte più belle e quanto costa l’esperienza
In che senso è peggio?
Tante persone in pochi giorni vogliono arrivare direttamente a Santiago, molti si concentrano sugli ultimi chilometri. Si usa la parola “turigrini”, il pellegrino turista. Chi arriva lì con alle spalle 400-600 km, chi è partito dall’inizio, ha vissuto un’altra esperienza.
Cosa ha di speciale proprio Santiago?
Il cammino di Santiago nello specifico ha una magia a sé, che non vuole sminuire gli altri cammini, ma oggettivamente un po’ perché esiste da tantissimo, un po’ perché le persone locali hanno fatto in modo di mantenere quell’atmosfera, quella magia, quella spiritualità lungo quelle strade, quando ci vai è inevitabile sentire tutto questo. E così come lo percepisci tu in quanto pellegrino, lo percepiscono un po’ tutte le persone attorno a te. Noi la chiamiamo “la bolla del cammino” in cui tutti sono più gentili, tutti sono più cortesi, è come un mondo ideale, un mondo molto più umano, molto più lento, dove si dà valore alle persone, ai rapporti, alla natura. Lungo il tragitto tutti i villaggi, i paesi, le città sentono viva la cultura del cammino. C’è chi si sta anche abbastanza stufando, perché c’è troppo viavai di persone. I flussi stanno diventando in alcuni periodi eccessivi. Però d’altra parte c’è un un turismo enorme, anche di componente proprio fortemente religiosa. Incontri preti, sacerdoti, suore. Poi una cosa che ho notato confrontandomi con tanti altri pellegrini che hanno fatto altri cammini, è anche una questione di costi. Sul cammino di Santiago riesci ancora a trovare strutture dove dormi con 10
euro. Qui in Italia la Francigena, ha dei prezzi più o meno simili, ma su tutti gli altri cammini si sale ampiamente di prezzo.
A livello di budget quindi, quanto serve per il cammino di Santiago?
Considera sempre che stai fuori tanti giorni, mangi fuori tutti i giorni: ti devi impegnare se vuoi risparmiare. Ma i modi ci sono: compri al supermercato, ti fai una pasta in bianco col parmigiano la sera. Devi contare quei minimi 25-30 euro al giorno.
Qual è l’arricchimento più grande che tu ti porti dietro da questa esperienza?
Prima di tutto i rapporti umani: i legami che ho creato sul cammino me li porto dietro tutt’ora e non è una casualità perché si è uniti nella sfida, nella fatica, nella spiritualità. Io ancora mi sento con persone di altri Paesi. E poi sicuramente un apprezzamento diverso della vita: quella lentezza, quella connessione con se stessi, con la natura, quella voglia di di respirare, di fermarti. Tutte cose che non abbiamo più nella vita di tutti i giorni e lì le riscopri e ti prometti di portartele nella quotidianità. Non è facile, però devo dire che confrontandomi anche con altri pellegrini questo desiderio, questo tentativo c’è sempre.
Meglio farlo da soli o in compagnia?
Io per esperienza non partirei mai con qualcuno se non avessi la certezza che fosse quella persona con cui condividerei una cosa così profonda. Per esempio, con la mia migliore amica lo farei, ma penso con nessun altro, perché un cammino è una cosa veramente intensa. Devi avere i tuoi tempi, i tuoi spazi, non ti devi adattare ai ritmi altrui. Il cammino amplifica tutto, sia le
cose belle che le cose brutte. Io il primo cammino l’ho fatto da sola ed era la tipica cosa che dicevo che non avrei mai fatto nella mia vita, se non con qualcuno! Mia mamma era terrorizzata e io stessa ero piena di paure, di incertezze, ma lì ho imparato che qualunque cosa succeda posso affrontarla. Non saprai mai a fondo come reagire, come comportarti, però è parte del processo: oggi io non mi precluderei mai più un’esperienza come questa per paura. E comunque se vai solo, non sei mai solo: puoi sempre contare su sul supporto altrui. Si dice che il cammino ti dà quello di cui hai bisogno, magari non ti dà le risposte, ma ti dà le domande giuste o ti mette davanti la persona di cui avevi bisogno senza neanche saperlo.
Quali sono i rituali che si fanno durante il cammino? Leggevo della pietra che si deposita alla fine e delle conchiglie che si raccolgono nel percorso…
I rituali migliori sono quelli che ognuno crea per se stesso. C’è chi si porta qualcosa da casa e poi lo lascia andare o lo porta fino a Santiago, c’è chi brucia i vestiti.
Qual è il cammino per chi è alla sua prima esperienza, il più facile?
Ma in realtà i percorsi ormai sono tutti ben segnalati, quale più quale meno. Il francese è il più battuto, quindi il meglio organizzato, con più strutture. Anche il cammino portoghese. Io da marzo sarò sul cammino francese, negli ultimi chilometri, nella gestione di un ostello. Mi è capitata questa bella possibilità e mi piace l’idea di accogliere chi arriva dopo aver fatto tanti chilometri e ha tante storie da raccontare. Sarò lì in co-gestione al Albergue A Casa de Carmen. Il cammino inglese, invece, è
più corto e quindi è un’ottima soluzione per chi ha pochi giorni. Diciamo che dipende da quello che si cerca, sia in termini paesaggistici, che in base al tempo che uno ha. Come ti dicevo prima: chi ha poco tempo piuttosto che fare solo gli ultimi chilometri del francese, meglio fare la prima parte e completarlo in un secondo momento. Quando fai solo gli ultimi chilometri in pochi giorni pensi che quel cammino l’hai fatto, ma non è così: il bello è proprio iniziare, fare un primo pezzo e sapere da dove partirai la prossima volta.
Cosa mettere assolutamente nello zaino?
Deve essere il più leggero possibile, è la regola numero uno. Io sono arrivata quest’anno al mio record partendo per 5 giorni con uno zaino da 5 kg: ma se fossi partita per 2 o 3 settimane sarebbe stato lo stesso zaino con le stesse cose. Per il mio primo cammino fui già un’ottima minimalista: partii con 8 kg. Però in cammino scopri veramente di cosa hai bisogno e cosa è superfluo. Questa cosa veramente ti cambia l’approccio alla vita. Io ho scoperto di poter vivere un mese con tre magliette, due pantaloncini, un paio di scarpe, una giacca e tre mutande. La parola chiave è essenzialità. Il minimalismo non è solo togliere dalla tua vita gli oggetti, ma tutto ciò che occupa energie, tempo, spazio non solo materiale, ma proprio spazio dentro di te. Impari a lasciare andare e il cammino su questo ti aiuta, perché hai tempo per riflettere sui tuoi pesi della vita.
(da Fanpage)

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