Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
COS’E’ IL MODELLO CIPRO CHE A CONVINTO GLI USA?
Si scrive Groenlandia, ma si legge Cipro. È all’accordo di sicurezza tra il Regno Unito e l’isola del
Mediterraneo – sua ex colonia – che s’ispirerebbe il «compromesso» proposto dalla Nato a Donald Trump sull’Artico.
Ieri sera il presidente Usa ha stupito tutti ancora una volta annunciando di aver trovato un’intesa sulla Groenlandia con il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte, e di rinunciare dunque a imporre gli annunciati nuovi dazi a vari Paesi europei. Ma né Trump né Rutte hanno fornito dettagli sul contenuto del compromesso trovato. «Questa soluzione, se finalizzata, sarà grandiosa per gli Stati Uniti e tutte le nazioni della Nato», s’è limitato ad annunciare in pompa magna su Truth il leader Usa. A dar conto di cosa prevedrebbe l’intesa sono però il New York Times e il Telegraph. Le cui fonti concordano: i negoziatori della Nato hanno
proposto in sostanza di cedere agli Usa «pezzi di Groenlandia». Non l’acquisizione dell’isola, certo, ma una cessione di sovranità di alcune sue aree strategiche: quelle attorno alle basi militari americane sull’isola.
Il modello Cipro: cosa potrebbero fare gli Usa in Groenlandia
Il modello del compromesso sulla Groenlandia sarebbe appunto il protocollo in vigore dal 1960 su Cipro. Quando il Regno Unito accettò di riconoscerne l’indipendenza, mettendo fine a oltre 70 anni di controllo (gliel’aveva ceduta nel 1878 l’Impero Ottomano), pretese di mantenere delle posizioni militari certe sull’isola dalla posizione strategica nel Mediterraneo. Nel Trattato che sanciva la nascita della Repubblica di Cipro, le basi di Akrotiri e Dhekelia vennero quindi proclamate “Aree-Base Sovrane Britanniche”. Zone che restavano dunque formalmente territorio britannico, benché ai cittadini ciprioti vi siano garantiti gli stessi diritti. Così potrebbero diventare dunque, se l’accordo andrà in porto, le zone in cui sorgono basi militari americane in Groenlandia: territorio americano vero e proprio “all’estero”. L’intesa, sembra di capire, si applicherebbe innanzitutto sulle tre basi Usa già presenti sull’isola, quelle di Pituffik, Narsarsuaq e Sondestrom. Secondo il Telegraph, rispetto alla situazione attuale che già consente alle forze Usa libertà operativa tra le basi via terra, aria e cielo, ciò significa che gli Usa potrebbero «potenzialmente espandersi verso aree ricche di minerali» senza dover richiedere permessi ai governi di Danimarca o Groenlandia. Potrebbero anche svolgere attività d’intelligence, e posizionare più facilmente dispostivi di ultima generazione facenti parte del Golden Dome, il nuovo sistema muti-livello di protezione degli Usa da qualsiasi minaccia aerea esterna.
Chi lo dice ora alla Danimarca?
A negoziare con Trump e i suoi a Davos è stato però Rutte insieme a una squadra di funzionari Nato. Non i rappresentanti danesi o groenlandesi. Il cui assenso al progetto dunque resta tutt’altro che scontato. Ieri la premier di Copenaghen Mette Frederiksen non ha nascosto le perplessità sulla proposta di accordo, ribadendo che la sovranità del suo Paese «non è negoziabile», benché sia un bene che Usa e Nato discutano della sicurezza nell’Artico. Un portavoce dell’Alleanza si è affrettato a precisare che Rutte «non ha proposto alcun compromesso sulla sovranità» danese sull’isola. E oggi in un’intervista pubblica a Davos ha aggiunto che la proposta non riguarderebbe lo sfruttamento dei minerali che si trovano sotto le terre della Groenlandia. Trump stesso d’altronde ieri ha lasciato intendere che l’accordo non è
ancora concluso, ma dovrà procedere tramite ulteriori negoziati. Guidati per gli Usa, tanto per cambiare, dai fidi J.D. Vance, Marco Rubio e Steve Witkoff. Per i quali deve essere stato previsto un corso accelerato di storia di Cipro.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
È OLTRAGGIOSO, PERCHÉ MENTRE LUTNICK SI IMPANCA A POLIZIOTTO MORALE DEL MONDO, GLI USA SVALUTANO IL DOLLARO ANCHE GRAZIE ALLE BOUTADES DI TRUMP”
È ridicolo, tartufesco, oltraggioso, paradossale che a Davos, a dare lezioni “antiglobalizzazione” all’Unione Europea e al mondo, sia Howard Lutnick, segretario al commercio dell’amministrazione Trump.
Il miliardario Lutnick si impanca a filosofo “de sinistra” sulla “difesa dei lavoratori americani” contro la “delocalizzazione produttiva”, ma tace e nasconde sotto il tappeto alcune cose.
È ridicolo, perché Lutnick è azionista di Cantor Fitzgerald, società finanziaria Usa a sua volta azionista e in affari come banca depositaria di Tether, la società creata nei paradisi fiscali e poi emigrata in Salvador che gestisce l’omonima stablecoin che intende globalizzare la moneta privata, quello che a tutti gli effetti è la criptovaluta, l’omonima stablecoin fondata da Giancarlo Devasini e Louis van der Velde, il duo che sta privatizzando nelle loro tasche (da decine di miliardi di dollari ciascuna) quello che per le banche centrali è l’aggio di emissione (per chi non ne sa nulla, è la differenza tra valore facciale di una banconota e costo per la sua produzione industriale), il duo che in passato era amministratore di società in affari o di proprietà di Gennaro “Rino” Platone, boss delle frodi carosello sull’Iva (alla fine degli anni ’90 era tra i 10 uomini più ricchi d’Olanda) che tramite catene societarie in decine di Paesi frodava ogni anno Iva per centinaia di milioni di euro, in contatto con la camorra. È tartufesco, perché proprio grazie alle criptovalute la famiglia del suo boss Trump sta guadagnando miliardi di dollari, in totale conflitto di interesse, senza dimenticare la rete globale di immobili e altre attività private del presidente Usa, di certo non edificate facendo l’interesse dei lavoratori americani.
È oltraggioso, perché mentre Lutnick si impanca a poliziotto morale del mondo, gli Usa svalutano il dollaro anche grazie alle boutades di Trump, fanno concorrenza ai loro ex alleati distruggendone la base produttiva con i dazi e bombardano a casaccio Paesi di cui sino a ieri ignoravano bellamente i problemi.
È paradossale che il Paese che ha beneficiato più di tutti sino a oggi della globalizzazione e della dollarizzazione globale della finanza e dell’economia vada a dare lezioni antiglobaliste ad altri.
(da profilo Facebook di Nicola Borzi, giornalista)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
COME LUI, ANCHE MATTEO SALVINI, ALTRO BASTONATORE DELLA SINISTRA “AMICA DEI TERRORISTI” HA ALCUNE FOTO SORRIDENTE INSIEME A HIJAZI. TUTTE SCATTATE IN INCONTRI CASUALI PER STRADA, COME PER GIUSEPPE CONTE, CHE SECONDO UN’INTERROGAZIONE DEL MELONIANO MOLLICONE HA “IL DOVERE DI DARE SPIEGAZIONI IMMEDIATE A TUTTI GLI ITALIANI”. LO STESSO ALLORA VALE PER GASPARRI E SALVINI
Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri sorridenti accanto al
“pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas.
Una campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle, con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente Gasparri ha rilanciato sui suoi socia
La campagna ha prodotto anche effetti istituzionali. Il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle “frequentazioni” del leader M5S e dei suoi parlamentari, rei di essere stati visti più volte al fianco di Hijazi. Tutti, secondo Mollicone, avrebbero “il dovere di dare spiegazioni immediate a tutti gli italiani”.
Ora però quell’interrogazione andrebbe aggiornata. Perché, applicando lo stesso metro, la lista dei presunti fiancheggiatori si allunga. Il Fatto ha scoperto altri due nomi, stavolta davvero insospettabili: Maurizio Gasparri e Matteo Salvini. Proprio due tra i più assidui animatori della campagna denigratoria.
I due sono immortalati accanto a Hijazi in diverse foto e selfie del 2021, 2022 e 2023. Estate, inverno. Sempre sorridenti. Del tutto incuranti del rischio di posare con quel “pericoloso terrorista coccolato dalla sinistra” che, a leggere certi titoli, sembrerebbe andare in giro con una cintura esplosiva sotto la t-shirt.
A rendere il cortocircuito ancora più evidente è la ricostruzione fornita dall’avvocato di Hijazi, Luca Bauccio, a cui abbiamo chiesto conto di quelle immagini. Nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, identici per dinamica e contesto a quelli usati come prova d’accusa contro gli avversari politici.
Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid, davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde: “Sono per due popoli, due Stati”. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la risposta è: “Ci stiamo impegnando”. Nessun seguito, nessun contatto, nessun rapporto
La stessa dinamica vale per Giuseppe Conte. “Nessun appuntamento, nessun incontro privato”, ha spiegato Hijazi al suo legale. Conte viene incrociato per caso davanti al Palazzo della Regione Lombardia, a Milano, mentre sta uscendo da un evento pubblico. Una stretta di mano, una foto. Come accade quotidianamente a chiunque faccia politica. Anche se ti chiami Salvini o Gasparri.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL FENTANYL È UN GROSSO PROBLEMA NEGLI USA: L’OPPIOIDE È DIVENTATO LA PRINCIPALE CAUSA DI MORTE IN AMERICA PER LE PERSONE TRA I 18 E I 45 ANNI
Un video su TikTok sta facendo il giro del mondo mostrando alcuni abitanti della Groenlandia che prendono apertamente in giro gli Stati Uniti, imitando la postura tipica dei tossicodipendenti da fentanyl — il cosiddetto fentanyl fold — e definendola sarcasticamente «cultura americana».
Nel filmato, girato tra neve e paesaggi artici, due giovani si piegano in avanti in modo rigido, accompagnati dalla scritta “Bringing American culture to Greenland” e dalla canzone Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival.
Il video, come ricostruisce Reanna Smith per “The Mirror”, ha superato 7 milioni di visualizzazioni e ha attirato decine di migliaia di commenti, molti dei quali provenienti dagli stessi americani, divisi tra autoironia, vergogna e critica aperta al proprio Paese.
Il riferimento al fentanyl non è casuale: l’oppioide sintetico è diventato la principale causa di morte tra i 18 e i 45 anni in America, secondo la Drug Enforcement Administration.
La satira groenlandese arriva in un momento di forte tensione politica, mentre il presidente Donald Trump ha intensificato le sue dichiarazioni sull’eventuale annessione della Groenlandia, sostenendo che l’isola sia cruciale per la sicurezza nazionale
(da themirror.com)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE
Tutto era nato con la Rivoluzione francese e Napoleone.
Le insurrezioni popolari dell’Ottocento avevano dato vita alle nazioni, esito della Storia hegeliana e delle civiltà che la muovevano: basta sudditi, siamo cittadini e, progressivamente, tutti al voto. Inghilterra e Francia dominarono il mondo fino a quando cedettero alla decolonizzazione (al loro posto arrivarono Bokassa, Amin Dada e vari cruenti dittatori locali) e gli Stati Uniti, un Paese senza storia e con quella che c’è (genocidio dei nativi e razzismo) da cancellare, presero il posto delle due nazioni europee con la forza dell’industria e della democrazia.
Democrazia voleva dire politica, inizialmente massoneria contro classi popolari e anarchici; poi, nel Novecento, si impone la formula Destra vs Sinistra, sino all’arrivo della globalizzazione, dove il potere passa dalle idee ai soldi e alle multinazionali, dalle norme alla forza economica.
Poteva essere l’avvento di quella “Pace perpetua” indicata da Kant. Nella “Fine della Storia” del 1989, il politologo Francis Fukuyama sostenne che la diffusione delle democrazie liberali e del capitalismo avrebbero concluso lo sviluppo socioculturale dell’umanità: tutti uguali, con un governo del mondo.Anche la tarantella della politica italiana, una sorta di commedia dell’Arte, sarebbe finita… ma non per il ritorno alla clava.
No, questo non era stato previsto da nessuno, tantomeno da Colle Oppio o da Botteghe oscure, da Macron o da Le Pen.
Tantomeno dagli intellettuali organici o inorganici, figure sparite sin dai tempi di
Foucault (che inneggiava ai giovani rivoluzionari iraniani nel ’79, che oggi, invecchiati, uccidono altri giovani nelle stesse strade di Teheran).
La Russia, da sempre imperiale, invade ciò che vuole: prima l’Afghanistan, e gli va male, poi la Cecenia e gli va bene. Seguono l’Ossezia, la Georgia, la Crimea e l’Ucraina. La Cina ha preso il Tibet e aspetta di papparsi Taiwan. Per controllare Gaza devi pagare una fee dice Trump, che vorrebbe trasformare la Striscia in una Rimini misto Miami.
L’Arabia Saudita attacca lo Yemen e contrasta gli Emirati come parte del programma Saudi Vision
Tutti ce l’hanno con tutti: c’è chi ti taglia a fette in ambasciata, chi ti uccide con il polonio, qualcuno ammazza la moglie e la seppellisce nel giardino, qualcuno un ferroviere che sta lavorando, c’è chi fa il maranza sabato e domenica e chi va a scuola col coltello, perché sui social c’è una foto della fidanzatina manco maggiorenne…
In compenso, di sera, accendi la tv, e se schivi Garlasco vedi la Montaruli contro la Picierno, Hoara Borselli che discetta di geopolitica, poi entrano in scena i dioscuri di Avs, la Carfagna, ci colleghiamo con Massimo Cacciari e alla fine arriva Vespa con il plastico di Palazzo Chigi. E buonanotte.
Non è la prima volta che cambia un epistema… E’ la “Teoria delle catastrofi” di René Thom: vai avanti, vai avanti e non ti accorgi che la prossima goccia farà tracimare il vaso. Il puzzone è arrivato. E le conseguenze sono devastanti.
La fine delle categorie politiche di Destra e Sinistra sarebbe pure una cosa buona se ci fosse l’alba di una nuova democrazia plurale, attiva.
Invece la morte di quella banale politica che ci tranquillizzava (tipo Meloni contro Schlein a dibattere di facezie in uno studio tv) lascia campo alle invasioni barbariche: tu prendi l’Ucraina, io tolgo Maduro dal Venezuela, prendo la Groenlandia e un terzo continente a scelta, neanche fossimo sulla plancia di Risiko.
La Siria? Vediamo. Peggio per te, Europa, che non mi hai dato un Nobel. Un Nobel che, poi, non conta ormai nemmeno tanto: abbiamo visto che l’hanno assegnato a Montale perché l’anno prima l’avevano dato per amichettismo a degli amici svedesi.
Che poi in questo marasma di “disruption” politica, non solo Destra e Sinistra perdono di significato, ma anche le tradizionali convergenze tra nazionalismi sfumano.
Agli occhi della tecno-destra americana (il potere oligarchico dei Big-tech unito all’industria satellitar-elettrica di Musk e alle cyber-visioni di Peter Thiel), le destre europee sono come i dinosauri. Vecchie, lente, sull’orlo dell’estinzione.
Dinanzi alla velocità dirompente del nuovo mondo, in cui la democrazie cede il passo alla “Repubblica Tecnologica” di cui parla Alex Karp, ceo di Palantir, l’Europa sembra una casa di riposo per burocrati. Il “terremoto Trump”, con le sue mire espansionistiche, fa traballare anche quelle frange sovraniste che in lui avevano visto un condottiero.
Quando la Casa bianca ha esplicitato la pretesa di annettere la Groenlandia, in Francia il lepenista Bardella si è schierato contro Trump e al fianco del suo avversario Macron; in Gran Bretagna, il brexiter Farage ha fatto lo stesso con il laburista Starmer; e persino Giorgia Meloni, pur timidamente, ha dovuto ammettere che il tycoon stava sbagliando.
D’altronde con Trump non c’è possibilità di dialogo, solo sudditanza: o gli “baci il culo”, come ebbe a vantarsi con eleganza parlando dei leader che lo chiamavano per i dazi, o soccombi. Lo ha ben compreso il Segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, che non perde occasione di mostrare la sua piaggeria con il “paparino” Donald.
Se sei utile agli interessi della famiglia Trump, benvenuto. Altrimenti, “you’re fired”, sei licenziato (come amava dire ai tempi del reality “The Apprentice”).
(da Dagoreport)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
DA TRUMP A MILEI DI CLIMATE CHANGE E’ VIETATO PARLARE
Mentre il mondo ha deciso di ignorare il cambiamento climatico, il mega ciclone Harry si è abbattuto per tre giorni, tra il 19 e il 21 gennaio, su Calabria, Sicilia e Sardegna, con venti fortissimi e onde alte fino a sedici metri.
Mentre Donald Trump ha detto che la produzione di gas e petrolio è tornata a essere ai massimi storici, i dati pluviometrici nelle tre regioni hanno fatto segnare picchi da record, che in alcuni luoghi hanno sfiorato i 600 millimetri di pioggia in tre giorni.
Mentre il presidente americano parlava di “grande truffa verde”, di pale eoliche da abbattere, le tre regioni facevano la conta di danni per miliardi di euroMentre il suo omologo argentino Javier Milei, sempre a Davos, ha parlato dell’ambientalismo, ma anche di femminismo, diversità, l’inclusività, l’uguaglianza, la migrazione, aborti, ambientalismo e ideologia di genere, come parti di un unico grande complotto, “teste dello stesso mostro”, l’Italia faceva i conti col suo primo evento climatico estremo del 2026, dopo i 376 del 2025, secondo anno più distruttivo di sempre nel 2023.
Mentre avveniva tutto questo, mentre la più grande minaccia del nostro tempo, o forse di tutti i tempi, ci regalava la sua ennesima manifestazione, noi guardavamo altrove. Rubricata a una fatalità senza cause, a un evento fatto di immagini “strane” come la nevicata in Kamchatka. E chissà che a vedere le onde che superano i fari avrà pensato a un falso generato dall’intelligenza artificiale.
E forse, quando gli effetti del cambiamento climatico faranno ancora più male, e faranno sembrare Harry una pioggerellina, in confronto, ripenseremo a questi giorni, a questi mesi, a questi anni, dove i potenti del mondo si trovavano in Svizzera a parlare di tutto, tranne che di cambiamento climatico.
Mentre avrebbero dovuto parlare solo, o quasi, di cambiamento climatico.
(da Fanpage)
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