Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
LE REAZIONI DELLE OPPOSIZIONI: “VICENDA GRAVE A POCHE ORE DALLA MANIFESTAZIONE DI OGGI”
Sarebbe partito da una segnalazione della Germania il controllo all’eurodeputata Ilaria Salis
in un albergo della Capitale. L’alert è scattato nell’ambito del sistema di segnalazioni Schengen. «Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata, ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo‘. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ore dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio».
Lo affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, in una nota. «È inaccettabile che in Italia – proseguono i leader rossoverdi – una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di
Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda pretendiamo parole di chiarezza dal Ministro Piantedosi».
La richiesta dal paese terzo
Perché una europarlamentare è stata controllata nel suo albergo a Roma? La risposta da parte della Questura della Capitale parla di richiesta da parte di paesi terzi. «L’attività origina, quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese terzo del panorama europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane», spiegano in una nota.
La polizia non ha detto da quale paese è partita la segnalazione, che ora sarebbe stata avviata da Berlino. Fonti informate hanno detto all’Ansa, nel corso della mattinata, che non si trattava dell’Ungheria. Nel paese di Viktor Orbán Salis è stata detenuta con accuse di aggressione a neonazisti, rischiando fino a 11 anni di carcere. Nel 2023 la trentanovenne apparve in tribunale in manette e catene, con segnalazioni di condizioni carcerarie difficili. Una vicenda che poi si sospese con la sua elezione al Parlamento europeo, con il suo ritorno a Monza, dopo aver trascorso 16 mesi tra il carcere e i domiciliari a Budapest.
La ricostruzione della questura che parla invece di un controllo di routine dopo che era scattato l’allarme «web alloggiati» sull’ospite della struttura ricettiva per motivi tuttora da accertare e comunque per un provvedimento segnalato dall’estero. A questo punto i poliziotti sono intervenuti, come atto dovuto, trattenendosi 15 minuti circa nell’hotel per l’identificazione dell’euro parlamentare. Un’azione che sempre secondo la questura non avrebbe niente a che vedere con il corteo di sabato né con il decreto sicurezza.
Salis: «L’Italia è oramai un regime»
«L’Italia è ormai un regime», ha poi dichiarato sui social l’eurodeputata, aggiungendo l’emoticon della faccina che vomita. «Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare – aggiunge -, effetto del Decreto Sicurezza. Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere… Viviamo in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze. Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica! #NoKings».
Dura la reazione anche del capogruppo di AVS in Commissione Affari costituzionali alla Camera, Filiberto Zaratti, che ha chiesto che il ministro Piantedosi riferisca in Parlamento, parlando di un episodio “inaccettabile” e richiamando esplicitamente l’Articolo 68 della Costituzione italiana: una norma che tutela i parlamentari (nazionali ed europei) da interferenze come perquisizioni e controlli senza autorizzazione della Camera di appartenenza. La domanda politica, posta apertamente, è chi abbia autorizzato un intervento di questo tipo. Sulla stessa linea Elisabetta Piccolotti, che definisce quanto accaduto “assurdo e grave” e parla di una possibile violazione delle prerogative parlamentari, chiedendo al Viminale di chiarire immediatamente la catena di comando e di garantire una gestione democratica dell’ordine pubblico alla vigilia della manifestazione. Ancora più dura la posizione di Giovanni Barbera, della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, che parla di “segnale inquietante” e di un clima di repressione politica, arrivando a evocare pratiche di “dossieraggio” e “sorveglianza speciale” nei confronti di una rappresentante istituzionale. Anche in questo caso, la richiesta è netta: chiarire chi ha disposto il controllo e su quali basi giuridiche.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
“TENUTA PER UN’UORA NELLA STANZA DELL’HOTEL ALLE 7.30 DI MATTINA. MI HANNO CHIESTO SE ANDAVO AL CORTEO E SE AVEVO STRUMENTI ATTI A OFFENDERE. ALLA FINE NON HANNO NEANCHE FATTO IL VERBALE”… VIOLATE LE REGOLE CHE TUTELANO UN PARLAMENTARE EUROPEO: OGNI ATTO RICHIEDE L’AUTORIZZAZIONE DEL PARLAMENTO UE
«Sono arrivati alle 7,30 in hotel, hanno bussato direttamente alla porta della camera e sono rimasti oltre un’ora. Mi hanno chiesto se avevo intenzione di andare alla manifestazione e se avevo con me oggetti per offendere».
È provata ma anche sconcertata Ilaria Salis per quanto accaduto oggi, sabato 28 marzo, giorno di manifestazione prevista a Roma. Perché si tratta di una deputata del Parlamento europeo e perché il controllo di polizia scattato all’alba «era evidentemente collegato al corteo».
«Sono arrivata a Roma giovedì – spiega Salis – e ho svolto alcune attività per il mio ruolo di parlamentare europeo. Non era un mistero che fossi nella Capitale. Però fino a oggi non era accaduto nulla. E invece questa mattina alle 7,30 hanno bussato alla porta della mia stanza e quando ho aperto mi sono trovata davanti i poliziotti. Mi hanno detto che erano arrivati per semplici accertamenti».
Salis chiarisce che non c’è stata – come solitamente avviene in questi casi – una telefonata preventiva da parte della reception dell’hotel. E poi continua: «Appena li ho visti ho spiegato che sono una parlamentare ma loro mi hanno cominciato a fare domande dirette sul corteo. “Ha intenzione di partecipare?” “Custodisce oggetti particolari?”. Ho ribadito di essere una parlamentare ma sono andati avanti e sono rimasti nella mia stanza per circa un’ora».
Alla fine, nonostante la richiesta di Salis, «hanno deciso di non compilare alcun verbale. Sono andati via come nulla fosse ma era evidente che erano arrivati perché oggi a Roma c’è il corteo».
Le accuse, la detenzione, l’elezione: la storia di Ilaria Sali
Ilaria Salis – all’epoca una insegnante 39enne, da sempre impegnata in movimenti antifascisti -venne arrestata l’11 febbraio 2023 con l’accusa di aver partecipato al pestaggio di alcuni neonazisti durante un evento di skinheads e hooligans, radunatisi a Budapest per commemorare un battaglione nazista.
I due neonazisti riportarono ferite lievi; Salis venne fermata in un taxi, assieme con due «antifa» tedeschi, ore dopo l’aggressione, a cui ha sempre sostenuto di essere del tutto estranea.
Inizialmente fu accusata di aver preso parte a quattro aggressioni; per due di queste la contestazione cadde, visto che all’epoca dei fatti non era ancora arrivata in Ungheria. Quando venne fermata, Salis fu trovata in possesso di un manganello retrattile («Lo aveva portato con sé per un’eventuale difesa personale», ha raccontato poi suo padre). Tenuta per mesi in carcere in Ungheria, in condizioni degradanti, Salis venne poi eletta con Alleanza Verdi e Sinistra al Parlamento europeo: per questo gode dell’immunità riservata agli eurodeputati, e per questo è stata liberata nel giugno del 2024, dopo un anno, quattro mesi e tre giorni di detenzione.
Nell’ottobre del 2025, la plenaria del Parlamento europeo riunita a Strasburgo votò per la conferma dell’immunità a Salis, con un solo voto di scarto. Su Instagram Salis postò una foto di sé in piedi in Aula con il pugno alzato e la caption: «Siamo tutti antifascisti!». E parlando fuori dall’Aula disse che «è una vittoria dell’antifascismo, dell’Europa antifascista».
In una nota rimarcò poi come quello fosse «un voto per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo. Questa decisione dimostra che la resistenza funziona. Dimostra che quando rappresentanti eletti, attivisti e cittadini difendono insieme i valori democratici, le forze autoritarie possono essere affrontate e sconfitte». Avvertendo però: «La lotta è tutt’altro che finita. Le minacce permangono e continuare a lottare è essenziale. Tutti gli attivisti antifascisti presi di mira per aver sfidato l’autoritarismo e le forze fasciste devono essere difesi».
In che cosa consiste l’immunità parlamentare
Come spiega il Parlamento europeo qui, l’immunità parlamentare «non è un privilegio personale dei deputati, ma una garanzia che un deputato al Parlamento europeo possa esercitare liberamente il suo mandato senza essere esposto a una persecuzione politica arbitraria», e prevede che i membri del Parlamento europeo
«non possano essere ricercati, detenuti o perseguiti per le proprie opinioni o per i voti espressi nella loro veste di deputati al Parlamento europeo».
L’immunità degli europarlamentari è duplice e consiste anzitutto «in una immunità analoga a quella concessa ai membri del parlamento nazionale, nel territorio dello Stato membro di origine; e nell’esenzione da ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario, nel territorio di ogni altro Stato membro».
L’immunità non può comunque essere invocata «nel caso di flagrante delitto».
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
“SARÀ UNA GRANDE FESTA POPOLARE CONTRO I RE E LE LORO GUERRE, E CONTRO LA TORSIONE AUTORITARIA DEI GOVERNI” – IN AMERICA SONO IN PROGRAMMA OLTRE 3.100 MANIFESTAZIONI IN TUTTO IL PAESE
Sono 3.100 le manifestazione ‘No Kings’ in programma nella giornata di oggi negli Stati
Uniti. Gli organizzatori prevedono un’affluenza record per quella che si stima essere la maggiore manifestazione della storia americana. La bandiera ‘No Kings’ è un contenitore di varie cause che vanno dal combattere la deriva autoritaria dell’amministrazione Trump alle proteste contro l’Ice passando per quelle contro la guerra in Iran.
La doppia mobilitazione «contro i re e le loro guerre», contro la «torsione autoritaria dei governi» si è trasformata in qualcosa d’altro: la prima grande prova
di piazza anti-Meloni dopo il largo No al referendum di una «maggioranza sociale» che ha trovato convergenze in un «movimento plurale».
Un collaudo tutto romano di due giorni — ieri con il concertone gratuito alla Città dell’altra economia, oggi alle 14 in corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni — nel quale i No Kings promettono di portare in strada «centinaia di migliaia di persone con pullman e treni in arrivo da tutta Italia, facciamo fatica pure a contarli», raccontano i portavoce. Ben più delle 15mila persone attese, dunque.
Oltre 700 sono le sigle che hanno aderito: dalla Fiom Cgil al mondo dell’associazionismo laico e religioso, dai movimenti per la Palestina alle donne iraniane, dai giovani per il clima alle transfemministe, dagli studenti ai centri sociali, fino agli anarchici. Ci saranno pure 150 cori polifonici, pronti a cantare. «Bloccheremo Roma con i nostri corpi», annunciano.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lanciato alla Camera un appello preventivo: «Le forze politiche prendano le distanze da chi volesse portare in piazza azioni violente». I No Kings replicano: «Consigliamo al ministro di cambiare linguaggio. Non accettiamo strumentalizzazioni su infiltrazioni. In piazza ci sarà la maggioranza che ha sfiduciato Meloni».
Il timore è che al termine della manifestazione frange minoritarie possano impadronirsi dei disordini di piazza. Luca Blasi, assessore alla Cultura del III municipio, volto noto dei centri sociali e oggi portavoce dei No Kings, risponde: «C’è chi parla di terrorismo per una foto bruciata… Noi saremo radicali nei contenuti, ma chi viene per portare in piazza pratiche non condivise, che non appartengono alle nostre intenzioni dichiarate, non fa parte di questo movimento»
Una realtà fluida e composita che chiede «le dimissioni del governo, ma anche di Trump, di Putin, di Netanyahu e del regime iraniano», che si immagina come «alternativa reale fatta di saperi dal basso», che ha l’intenzione di «crescere ancora»: «Con il no al referendum abbiamo dato scacco alla Regina — dice Raffaella Bolini di Arci — ora tocca ai Re». Ovvero ai governi. Ma il movimento ne ha pure per le opposizioni: «Basta parlare solo di leadership, a noi interessano i programmi, bisogna investire su istruzione e sanità anziché sulle armi»
Non sarà sola Roma nella protesta, unita idealmente in corteo a Parigi, Londra, Cuba, New York. Lì Al Pacino e Bruce Springsteen, a Roma Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Willie Peyote, Ascanio Celestini e altri 50 tra musicisti e attori
che si sono esibiti non solo per pubblicizzare il corteo, ma come «atto politico del mondo della cultura», hanno spiegato gli artisti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
PROFESSORESSE CRUDELI, VEDOVE CHE PARLANO SEMPRE DI GUAI DAL FRUTTIVENDOLO E REPRESSI DI PAESE SPOSATI PER FAR CONTENTI I GENITORI, E CHE VIVONO COVANDO RANCORE, DESIDERI EROTICI VERSO I NERI CHE TRAMUTANO IN RABBIA PER ALLONTANARLI, E SOGNANDO DAVANTI ALLE VETRINE DEI NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO DI INDOSSARE QUELLA BELLISSIMA GONNA FLOREALE. CHE REGALANO POI ALLA MOGLIE PER PROVARSELA QUANDO LEI VAI AL LAVORO”
Amici cari, sono gay da 39 anni e vi posso assicurare che quel tipo di occhiali viene usato esclusivamente da tre categorie: professoresse crudeli del liceo che godono nel mettere voti bassi, vedove che parlano sempre di guai dal fruttivendolo, e repressi di paese sposati per far contenti i genitori, e che vivono covando rancore, desideri erotici verso i neri che tramutano in rabbia per allontanarli, e sognando davanti alle vetrine dei negozi di abbigliamento di indossare quella bellissima gonna floreale. Che regalano poi alla moglie per provarsela quando lei vai al lavoro.
Da account facebook di Pierpaolo Mandetta
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
ORA SIAMO QUASI AL COMPLETO, MANCA SOLO LA SANTANCHE’
Una nuova operazione politica prende forma nel panorama della destra italiana. Il prossimo
31 marzo, a Roma, verrà ufficializzata una nuova convergenza. Il Movimento Indipendenza guidato da Gianni Alemanno confluirà infatti in Futuro Nazionale, progetto politico lanciato dal generale Roberto Vannacci. L’obiettivo è quello di fondare una realtà “di destra vera”. Inoltre, secondo rumors raccolti dal Giornale d’Italia, potrebbe entrare in Futuro Nazionale anche l’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè dopo l’ “epurazione” attuata da Meloni.
Dopo le dimissioni da ministro del Turismo per l’ “epurazione” attuata da Meloni, secondo rumors raccolti dal Giornale d’Italia, Daniela Santanchè starebbe valutando l’ingresso in Futuro Nazionale con Vannacci, considerato, di fatto l’unico partito “di destra vera”
Il prossimo 31 marzo, a Roma, si terrà una conferenza stampa per sancire la confluenza di Indipendenza in Futuro Nazionale, segnando un passaggio significativo nel processo di aggregazione dell’area sovranista italiana.
Circa un mese fa, Gianni Alemanno aveva dichiarato, in merito alla scelta di Roberto Vannacci di fondare Futuro Nazionale e di entrare quantomeno in Parlamento, superando la soglia di sbarramento: “Se saprà costruire un’aggregazione politica ampia e partecipata, ce la farà sicuramente. Tra l’altro ha un background di vita, cultura e patriottismo molto superiore a quello di Meloni e Salvini”.
A sostenere con convinzione questa operazione è anche Roberto Jonghi Lavarini, tra i primi promotori dell’alleanza, che ha sottolineato il valore strategico dell’intesa: “È una convergenza politica naturale che unisce tutti i veri patrioti sovranisti italiani. Indipendenza e Gianni Alemanno portano in dote a Futuro Nazionale e al Generale Vannacci, la cultura politica e l’esperienza amministrativa della destra sociale missina, classe dirigente fondamentale per organizzare un vero partito e presentare liste elettorali a tutte le prossime competizioni amministrative, regionali, nazionali ed europee.”
Secondo Jonghi Lavarini, l’ingresso di Alemanno rappresenta anche un elemento di garanzia sul piano internazionale: “E la presenza di Alemanno nel nuovo soggetto politico unitario della destra italiana, rassicura tutti su una chiara politica estera patriottica e sovranista nei confronti di UE, NATO, rapporti con Russia, Usa e Israele”.
Infine, lo stesso Jonghi ha delineato la prospettiva politica del nuovo soggetto: “In campo geopolitico sarà la vera sfida al centrodestra meloniano, completamente appiattito su posizioni filo ucraine, europeiste, atlantiste e sioniste, contrarie ai legittimi interessi nazionali del nostro popolo, delle nostre famiglie e imprese”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
CRISI ENERGETICA E PROTARSI DELLA GUERRA IN IRAN, MA ANCHE IMMIGRAZIONE, POLITICA ESTERA E SITUAZIONE ECONOMICA GENERALE
Donald Trump vede crollare il suo consenso al 36% in una sola settimana: a pesare sul minimo storico del presidente, secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, non è solo il protrarsi della guerra in Iran, ma l’impatto diretto della crisi energetica sul costo della vita degli americani. Un dato allarmante che, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, svela le ragioni economiche dietro la perdita di popolarità della Casa Bianca.
Immigrazione, politica estera, economia e costo della vita
In un grafico riportato su Reuters, frutto di un sondaggio condotto online che ha raccolto le risposte di adulti statunitensi a livello nazionale (il cui margine di errore varia tra il 2% e il 3%) il punteggio attuale del consenso del presidente degli Stati
Uniti rispetto a quando è stato rieletto per la seconda volta, avrebbe subito una riduzione pari a -26%.
I parametri considerati nel calcolo riportano tra i fattori in giudizio l’immigrazione, la politica estera, l’economia e il costo della vita. Il valore più alto è quello relativo alle questioni migratorie: per quanto in calo del -13% rispetto ai consensi raccolti a inizio mandato, risulta essere quello valutato meno negativamente.
Fortemente negativi invece i giudizi sulla politica estera, al -27%, complice la scelta di continuare ad attaccare l’Iran a fianco di Israele, anche se quelli peggiori interessano l’economia, al -33%, e il costo della vita, con un -41%, in prima posizione nella classifica negativa. A influenzare quest’ultimo valore è certamente anche il prezzo della benzina alla pompa: come riportato dall’American Automobile Association, dopo l’inizio degli attacchi all’Iran del 28 febbraio, sarebbe aumentato di un dollaro nell’ultimo mese, raggiungendo una media nazionale di quasi 4 dollari al gallone
Gli americani e le preoccupazioni per il costo della vita
Secondo gli americani, sarebbe proprio il rincaro del carburante a pesare maggiormente sulle tasche delle famiglie. Il 55% degli intervistati avrebbe dichiarato di aver subito ripercussioni finanziarie lievi a causa dell’aumento dei prezzi della benzina, mentre il 21% sosterrebbe che i rincari stiano pesando con effetti notevoli sulle loro economie familiari.
Gli scenari futuri
Per quanto l’87% degli americani intervistati preveda ulteriori aumenti del prezzo del gas nei prossimi mesi, causato dal protrarsi del conflitto con l’Iran, non è stato registrato un aumento dei consensi a favore dei Democratici. Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, previste per novembre 2026, resta quindi da valutare quanto il calo di popolarità di Trump possa tradursi in un cambio politico a favore dei Democratici. Decisivi sul giudizio degli elettori saranno il costo della spesa, di benzina ed energia nei prossimi mesi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
FAZZOLARI E GIORGETTI PER LA LINEA DI ANTICIPARE LE ELEZIONI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
Stanno rimanendo più colli che teste. Rotola la quarta, ma è ghigliottina assistita. Si dimette
il capogruppo di FI al Senato, Gasparri, e sono già tutte sul vassoio di Meloni quelle dei presidenti delle partecipate di stato che devono essere rinnovate. Si toccano il colletto della camicia gli ad. Meloni, dopo un colloquio con Mattarella, assume l’interim al posto di Santanchè. In due spiegano adesso, a Meloni, la virtù dello spariglio, il voto. Fazzolari è per la linea “senza paura”, al voto, e anche Giorgetti pensa che dopo sarà tardi, “il momento è ora”. Il potere si è fatto piccolo, doloroso, come un foruncolo
Si passano la mano sulla nuca al Mimit di Adolfo Urso, mentre al ministero della Difesa si guarda attoniti entrare, a passo svelto, gli agenti della Guardia di Finanza che perquisiscono uffici. Si ipotizzano reati di corruzione, riciclaggio, si setacciano appalti di Terna, Rfi. Sui telefoni, su WhatsApp, appare una sigla “inoltrato molte volte” che significa “sta girando, sta girando”. I decreti di perquisizione e di sequestro viaggiano insieme al venticello di un vertice di governo Tajani-Salvini-Meloni, che di mattina non si tiene. La scena è per Gasparri. Lascia a Stefania Craxi il ruolo di capogruppo ma in realtà si scambia la maglia da presidente della commissione Esteri. Antonio Tajani, prima di partire per Parigi, saluta Meloni, ma è un saluto breve, e dopo telefona a Marina Berlusconi e alla Cavaliera dice che se si va oltre il rischio è “di passare per delegittimato”. Quando hanno chiesto alla
Cavaliera: cosa ne pensi se cambiamo Gasparri, Marina si è limitata a rispondere che lei non avrebbe aiutato ma neppure fermato. Sono giorni in cui basta una smorfia di Marina e Meloni e si andrebbe a pugnalare come nella casa di Marat. Un Cdm mai convocato non si può sconvocare ma è la spia di chissà quale manovra. Si dovrebbe tenere oggi. Al Quirinale, Mattarella è impegnato fino alle 18 perché riceve i nuovi ambasciatori, e dunque tocca cercare il nuovo ministro del Turismo fino a Dallas. Gianluca Caramanna, che di FdI è stato sempre la pancia e la testa, il possibile successore di Santanchè (così come il deputato Riccardo Zucconi) fa sapere che “lui non vuole cariche e Malagò sarebbe un nome, un grande nome, ma qualsiasi nome che farà Giorgia sarà perfetto”. Solo che il nome di Malagò, che ha imparato tutto da Gianni Agnelli, perfino il guardaroba, evapora.
Arriva per primo il nome nobile di Antonio Mura, quello che ha sempre voluto Mantovano (a dire il vero, voleva anche Luigi Birritteri, l’ex capo del Dag) come capo di gabinetto del ministro Nordio, al posto di Giusi Bartolozzi. Forse ora non ci sarà giustizia, ma serenità. A Chigi si prova a ripartire con due note, una sui fondi di coesione, gestiti da Fitto, la riprogrammazione di sette miliardi (ma l’effetto è che si infuria Attilio Fontana, il nord) e l’altra nota è sui “rimpatri”. C’è qualcosa di preoccupante nel silenzio di Salvini. Il governo dà parere negativo a un emendamento della Lega (del capogruppo Molinari) sul dl Bollette e Salvini ordina di non reagire, di fare silenzio. Si spiega solo con la ragione: si preparano a votare. Alla Camera, Luciano Violante, che chiama Meloni “la ragazza”, spiega che la “ragazza è intelligente, non andrà al voto, vedrete, anche perché queste cose si sa come iniziano ma non si sa come finiscono. E se poi se fanno il governo tecnico? Gli italiani non capirebbero questa scelta. Direbbero: hai perso, hai perso male, e ti metti tutti contro”. Anche Violante difende Santanchè che “povera, non c’entrava nulla. Meloni dovrebbe prendersela con i suoi vice. Uno, Salvini, era a Budapest e l’altro, Tajani, era in Italia, ma comunicava male. C’è solo da stare fermi, assorbire.
Le sconfitte sono come l’acqua per la terra. Si assorbono”. Violante, esempio, ha assorbito, e bene, l’uscita dalla fondazione Leonardo, la stiva della società dell’ad Roberto Cingolani che sarebbe poco amato oltreoceano, per il suo progetto Michelangelo Dome. Peserà sulla nomina delle partecipate? Siamo a quattro teste tagliate, teste mozze (c’è pure un libro, “Teste mozze. Storie di decapitazioni, reliquie, trofei, souvenir e crani illustri”) e cosa ci sarebbe, ancora, di più eclatante
che offrirne altre, nientemeno che di presidenti, ad? In Forza Italia i due deputati, Giuseppe Castiglione e Andrea Caroppo si misurano la pancia e scherzando, ma neppure tanto, si domandano “andiamo bene per il casting? O tagliano pure noi?”. Castiglione, che ha conosciuto Berlusconi, il padre, ricorda che “ci teneva all’aspetto, ai giovani, ma misurava anche la testa. Tajani gli è stato leale, ha salvato il partito, piano con la parola ‘novità, novità’”. Il boia di questi tempi fa gli straordinari. Si anticipa che la prossima settimana rotolerà la quinta testa, quella di Paolo Barelli, capogruppo di FI alla Camera, e che al suo posto debba andare Debora Bergamini. Si recuperano torti passati in prescrizione, ci si vendica contro il vicino. In testa di Meloni c’è solo la legge elettorale, da fare, presto, “la prima cosa”. O voto, rimpasto o niente perché si dice sempre, quando si soffre “non è niente, non è niente”. Non è vero che non cambiava nulla. Quando si perde resta sempre una piccola macchia. Un foruncolo.
(da foglio.it)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
COME HA FATTO LA 18ENNE MIRIAM CAROCCIA A DIVENTARE TITOLARE PRIMA DEL 50% DELLE QUOTE E POI DEL 100%? CHI HA REALMENTE GESTITO L’OPERAZIONE? CHI HA MESSO I SOLDI?
L’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia è diventata l’indagine sui soci della Bisteccheria d’Italia. E dunque sull’ex sottosegretario Andrea Delmastro e su un pezzo rilevante di Fratelli d’Italia in Piemonte.
La Guardia di finanza ha acquisito, e lo farà ancora nei prossimi giorni, decine di documenti: le visure camerali che documentano i passaggi societari, certo. Ma anche i bonifici, estratti conto, fatture, contratti della Bisteccheria d’Italia.
L’obiettivo è verificare la versione fornita da Delmastro: non sapere che il padre della sua socia fosse il prestanome del clan Senese. Una versione che, agli atti, presenta più di una crepa. Se infatti venisse fuori la prova che Delmastro sapesse, anche lui e gli altri soci di Biella finirebbero nell’indagine aperta per riciclaggio e intestazione fittizia.
l nodo è la continuità. Tra le vecchie attività riconducibili a Mauro Caroccia e la nuova avventura della Bisteccheria d’Italia. «Il nome? Una lunga storia…», diceva lui stesso in un video promozionale. Una frase che oggi assume un peso diverso.
Gli elementi che spingono gli investigatori a guardare in questa direzione sono diversi. Il primo riguarda le frequentazioni: Delmastro, come documentano
fotografie pubblicate sui social, era cliente abituale dei locali del “Baffo”, poi sequestrati e confiscati per mafia.
Il secondo è di natura contabile: emergono movimenti societari che suggeriscono una continuità tra le esperienze precedenti e quella attuale. Il terzo è il più delicato: la consapevolezza.
Perché la fotografia iniziale della società racconta molto più delle versioni successive. Al momento della costituzione, la diciottenne Miriam Caroccia ottiene il 50 per cento delle quote e diventa amministratrice unica.
L’altro 50 per cento è distribuito tra esponenti di Fratelli d’Italia e figure a loro vicine: Delmastro con il 25 per cento, l’ex vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino con il 5, l’assessore di Biella Cristiano Franceschini con il 5, il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà con un altro 5 e l’imprenditrice Donatella Pelle: 10 per cento.
Una composizione che gli investigatori leggono non solo come un’operazione imprenditoriale, ma come una costruzione consapevole. C’è un dato che viene considerato difficilmente aggirabile: Mauro Caroccia non poteva comparire formalmente. E infatti non compare.
La scena è quella dello studio notarile di Biella: dentro i soci, fuori – emerge – il padre. Non è negli atti, ma è dentro la storia. Non firma, ma c’è. È su questo punto che l’indagine cambia passo. Perché se la titolarità formale è della giovane Miriam, resta da chiarire chi abbia realmente gestito l’operazione. Chi ha deciso, chi ha trattato, chi ha messo i soldi. E soprattutto: con quali risorse.
Anche la versione fornita dalla ragazza – che sostiene di non aver pagato nulla in contanti per l’acquisto delle quote – sarà oggetto di verifiche. Perché nei primi riscontri contabili emergono indicazioni diverse, che parlano di versamenti e passaggi difficili da ricostruire.
Il giro delle quote, già al centro di versioni contraddittorie, diventa così uno snodo chiave. Se i passaggi non sono chiari, se i pagamenti non sono tracciabili, il problema si sposta sulla provenienza del denaro e sulla reale struttura della società. E poi ci sono i flussi: incassi, sponsorizzazioni, spese. Chi pagava davvero? Chi sosteneva l’attività nella fase iniziale? Chi copriva i costi di un ristorante frequentato da politici e funzionari?
Sul fondo resta la stessa domanda che attraversa tutta la vicenda: chi controllava davvero la Bisteccheria d’Italia? Perché mentre all’esterno si moltiplicano le versioni – nessuno sapeva, nessuno conosceva, nessuno controllava – dentro le carte gli investigatori cercano una risposta più semplice.
Se quella società sia stata, fin dall’inizio, la prosecuzione di un modello già visto: quello dei ristoranti riconducibili a Caroccia, finiti sotto sequestro perché utilizzati per ripulire il denaro del clan Senese.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 28th, 2026 Riccardo Fucile
PER LA FELICITÀ DI GIANNI LETTA, GASPARRI COSI’ NON POTRÀ PIÙ “SABOTARE” SIMONA AGNES… SI SALVA (PER ORA) DALL’EPURAZIONE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA, PAOLO BARELLI. E UN GRAZIE LO DEVE RIVOLGERE AL FIGLIOLO GIANPAOLO SPOSATO CON FLAMINIA TAJANI
Quante probabilità ha il senatore sfiduciato dalla Famiglia Berlusconi, Maurizio Gasparri, di
restare nella Commissione di Vigilanza Rai? Poche, pochissime, quasi zero. Una cosa però è certa: per la felicità di Gianni Letta, Gasparri non sarà più il “plenipotenziario” di Forza Tajani a Viale Mazzini e non potrà più “sabotare” la povera Simona Agnes, la cui fallita corsa alla presidenza della tivù di Stato rappresenta il più clamoroso flop dell’Eminenza Azzurrina.
Come è altrettanto certo che scompariranno dalle trasmissioni Rai le innumerevoli interviste dell’ex colonello An di Fini. Come non assisteremo più alle ospitate Rai di Fabrizio Corona in chiave anti Marina e Pier Silvio, che facevano tanto contento Gasparri, di cui ne paga il prezzo l’incauto Massimo Giletti, il cui contratto al 99% non verrà rinnovato dall’Ad Gianpaolo Rossi.
Invece, si è salvato dall’epurazione il capo gruppo alla Camera di Forza Italia, Paolo Barelli. Intanto, un grazie lo deve rivolgere al figliolo Gianpaolo coniugato con Flaminia Tajani, figlia del segretario ciociaro del partito fondato da Silvio Berlusconi.
Ma al di là dei rapporti familiari, azzerando Barelli voleva dire in sostanza sfiduciare Tajani. Ciò non toglie che il suo “licenziamento” è solo una questione di tempo: i deputati forzitalioti stanno verificando i numeri sufficiente per sfiduciarlo.
Invece, Tajani può dormire tranquillo: far fuori il numero uno del partito avrebbe avuto ripercussioni disastrose sul governo Meloni uscito malconcio dal referendum, ricoprendo il ruolo di vice-premier e di primo ‘’maggiordomo’’ della Ducetta (dove lo trova un altro ministro degli Esteri così servizievole?).
E’ altresì ovvio che il benservito da Arcore per il settantenne ex monarchico arriverà alle prossime politiche del 2027. “Scorza Italia” non perdona…
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »