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IL “VADEMECUM” DEL GOVERNATORE BUCCI PER DETTARE LA LINEA POLITICA AL “SECOLO XIX” PORTA LE “IMPRONTE DIGITALI” DI ALFONSO LAVARELLO, BRACCIO DESTRO DI GIANLUIGI APONTE, EDITORE DEL GIORNALE

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO “IL FATTO QUOTIDIANO”, IL FILE WORD ORIGINALE È STATO PRODOTTO PROPRIO SUL PC DI LAVARELLO: COME MAI?… IL FEDELISSIMO DI APONTE SI È FATTO DETTARE LE ASSURDE RICHIESTE DALLO STAFF DELLA REGIONE LIGURIA? … QUEL “VADEMECUM” FU POI SPEDITO VIA MAIL DALL’AD DEL QUOTIDIANO, PIERFRANCESCO VAGO, AL DIRETTORE DEL GIORNALE, MICHELE BRAMBILLA – STANDO A QUESTA RICOSTRUZIONE, DA QUESTA STORIA A USCIRNE MALISSIMO NON È SOLO BUCCI, MA ANCHE L’ARMATORE-EDITORE

Restare orfani è il destino dei peggiori pasticci, specie quando diventano di dominio pubblico. Ma nell’era informatica ogni file lascia una traccia. Questo vale anche per il documento più imbarazzante di questa storia, il vademecum “Risposta di Bucci” con cui si tentò di condizionare in favore del centrodestra la linea editoriale del Secolo XIX alle elezioni poi vinte da Silvia Salis.
Quel documento – è in grado di dimostrare oggi il Fatto – ha varie impronte digitali: il file Word originale è stato prodotto sul pc di Alfonso Lavarello, l’uomo che a Genova rappresenta gli interessi del patron di Msc Gianluigi Aponte, editore del Decimonono; in quel testo, inoltre, sono citati letteralmente passaggi del dossier “aprile-maggio 2025 Uff. stampa Regione”, di cui ha rivendicato la paternità davanti all’Ordine dei giornalisti Federico Casabella, portavoce di Marco Bucci. In sintesi, l’autore del file aveva anche i presunti dossier, confezionati.
Questi due elementi sembrano smentire la ricostruzione fornita dal governatore ligure sul caso dei presunti dossieraggi ai giornalisti del Secolo. Bucci ha negato pubblicamente due accuse, sostenute dal direttore del quotidiano, Michele Brambilla: da un lato ha disconosciuto la paternità del vademecum (“non è roba nostra”), salvo in seguito rettificare, lasciando intendere che fossero suoi pensieri,
ma non una sua iniziativa (“una risposta, è evidente, presuppone una richiesta”); dall’altro ha negato di aver avuto rapporti con l’editore, e di avergli inviato i report confezionati dal suo zelante staff (“io mi rapportavo con il direttore”). Due tesi assai indebolite dal confronto con le evidenze informatiche.
Cominciamo dal vituperato elenco di “desiderata”. Il testo propone un “riequilibrio” del “bilancino” del giornale, accusato in questo documento di essere “subdolamente” a favore di Silvia Salis.
E si allarga a proposte talmente invasive dell’autonomia della testata da apparire quasi grottesche: “Sarebbe di utilità un servizio su come è cambiata Genova negli ultimi anni” (cioè quando la governava Bucci); “servizio di inchiesta su quante volte un candidato sfavorito ha poi ribaltato le previsioni della vigilia” (l’underdog alle Amministrative di Genova in quel momento è Pietro Piciocchi, delfino di Bucci, sovrastato dalla sfidante Salis); “il quotidiano dovrebbe garantire più spazio ai minori” (nella sfida diretta Piciocchi è in difficoltà); “serve equilibrio nei titoli” (detto a un giornale con 140 anni di storia).
Chi è l’autore del documento (che forse prendeva nota) il Fatto lo ha scoperto dai metadati: Alfonso Lavarello, fedelissimo di Aponte che, pur non avendo ruoli formali nelle sue società, ne è considerato l’ambasciatore.
Ora, attenzione alle date. Lavarello (o chi ne usa il pc) produce la prima bozza in Word il 10 maggio 2025, guarda caso due giorni dopo un litigio tra Bucci e Brambilla, dopo il quale i due non si parleranno per mesi: “Sono veramente stanco di queste cose – scrive Brambilla a Bucci – Facciamo un giornale onesto e stop”.
Il 13 maggio alle 11.07 il documento Word diventa Pdf. Alle 16.01 dello stesso giorno, l’amministratore delegato del Secolo XIX Pierfrancesco Vago, genero di Aponte, manda il Pdf a Brambilla insieme al dossier “aprile-maggio” redatto dallo staff di Bucci. Il tutto accompagnato dalla frase: “Mi chiami appena può, così le spiego. La sto solamente mettendo in cc (copia conoscenza) di conversazioni che abbiamo a latere per tenere gli animi calmi”.
Il Fatto ieri ha chiesto un commento a Lavarello senza ottenere risposta. La domanda era: che ci fa il suo nome su un documento redatto per “tenere gli animi calmi”, in cui si citano i presunti dossieraggi ai cronisti dello staff di Bucci?

(da Il Fatto Quotidiano)

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“L’ALTRO IERI, SENZA FARE NULLA, SEAN PENN HA MANDATO IL MESSAGGIO PIÙ POTENTE”: “IL FOGLIO” IN LODE DELL’ATTORE AMERICANO, CHE HA DISERTATO LA CERIMONIA DEGLI OSCAR (DOVE HA VINTO UNA STATUETTA PER MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA), PER ANDARE IN UCRAINA

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

“LA GUERRA DELLA RUSSIA CONTRO L’UCRAINA SEMBRA ORMAI CANCELLATA DALLE GRANDI MANIFESTAZIONI PUBBLICHE OCCIDENTALI, SEAN PENN INVECE NON PERDE MAI OCCASIONE DI RICORDARE CHE PUTIN CONTINUA CON I SUOI BOMBARDAMENTI E L’EROICA UCRAINA CONTINUA A RESISTERE, ANCHE PER NOI”

Sean Penn l’altro ieri sera non si è presentato sul palco degli Oscar a Los Angeles. Era infatti in viaggio verso Kyiv quando è stato proclamato vincitore nella categoria miglior attore non protagonista per “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson.
Ieri l’attore è arrivato nella capitale ucraina, ed è andato subito a trovare il presidente Volodymyr Zelensky, che pubblicando una foto sui suoi social ha scritto: “Sean, grazie a te sappiamo cosa significa essere un vero amico dell’Ucraina. Sei stato con noi fin dal primo giorno della guerra su larga scala e sappiamo che continuerai a sostenere il nostro paese e il nostro popolo”.
Penn era a Kyiv anche durante l’inizio dell’invasione su larga scala, il 24 febbraio del 2022, e ci è tornato molte volte in seguito – anche donando all’ufficio presidenziale un Oscar, e il documentario Superpower, dedicato alla guerra e alla leadership di Zelensky. Per il contributo della sua organizzazione umanitaria CORE Response ai rifugiati ucraini, Kyiv gli ha conferito l’Ordine al Merito di terzo grado.
Agli Oscar non sono formalmente proibiti i discorsi politici e le manifestazioni di protesta, e negli anni più recenti ne abbiamo visti molti, eppure la guerra della Russia contro l’Ucraina sembra ormai cancellata dalle grandi manifestazioni pubbliche occidentali, relegata a un accidente della storia, forse poco instagrammabile per i grandi attori impegnati politicamente.
Sean Penn invece non perde mai occasione di ricordare che Putin continua con i suoi bombardamenti e l’eroica Ucraina continua a resistere, anche per noi. L’altro ieri, senza fare nulla, Sean Penn ha mandato il messaggio più potente, e ci ha ricordato il 1973, quando Marlon Brando non si presentò agli Oscar che aveva vinto con “Il Padrino” e al suo posto mandò sul palco l’attrice nativa americana Sacheen Littlefeather.
(da agenzie)

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“LA GUERRA ALL’IRAN È STATA INIZIATA PER LA PRESSIONE DI ISRAELE E DELLA SUA POTENTE LOBBY AMERICANA”: SI DIMETTE JOE KENT, IL CAPO DELL’ANTITERRORISMO AMERICANO, VETERANO DELLA GUERRA IN IRAQ E DA ANNI SOSTENITORE DI TRUMP: “NON POSSO SOSTENERE LA GUERRA. L’IRAN NON RAPPRESENTAVA UNA MINACCIA IMMINENTE PER IL NOSTRO PAESE”

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

IN UNA LETTERA A TRUMP, KENT DENUNCIA LA “CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE” ORCHESTRATA DA ALTI FUNZIONARI ISRAELIANI CHE HA MINATO LA “PIATTAFORMA AMERICA FIRST” … I MEDIA AMERICANI: “GLI ALLEATI DI TRUMP SONO PREOCCUPATI PER LA GUERRA IN IRAN: TEMONO CHE IL PRESIDENTE NON CONTROLLI PIÙ COME O QUANDO LA GUERRA FINIRÀ”

Joe Kent, il capo del centro per l’antiterrorismo americano, si dimette. “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana”, afferma Kent in una nota pubblicata sul suo account su X.
In una lettera indirizzata a Donald Trump, Kent ha denunciato la “campagna di disinformazione” orchestrata da alti funzionari israeliani e dai media che ha minato la “piattaforma America First” del presidente.
Sostenitore di Trump da anni, Kent è un veterano della guerra in Iraq e, nella missiva, ha spiegato come a suo avviso le argomentazioni a sostegno dell’attacco all’Iran e le promesse di una rapida vittoria riecheggiano il dibattito sull’entrata in guerra dell’Iraq nel 2003. Kent ha quindi fatto riferimento alla sua defunta moglie Shannon, crittografa militare morta in Siria.
“Come veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane”, ha messo in evidenza. Con l’uscita di Kent, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard perde un consigliere importante, uno che finora ha premuto per un approccio più moderato nella politica estera.
(da agenzie)

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LA GUERRA IN MEDIORIENTE DI TRUMP LA PAGHIAMO NOI (DITELO ALLA SUA AMICA GIORGIA MELONI). JOSEPH STIGLITZ, NOBEL PER L’ECONOMIA: “SARANNO I CITTADINI COMUNI A SOSTENERE LA MAGGIOR PARTE DEI COSTI”

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

“NON SOLO TRUMP HA RIDOTTO LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA, MA IL PREZZO DEL PETROLIO DI MOSCA È SCHIZZATO ALLE STELLE. LA RUSSIA È UNA GRANDE VINCITRICE” … “L’AMERICA È DIVENTATA UN’OLIGARCHIA, SI SPERA TEMPORANEAMENTE. NULLA LO DIMOSTRA MEGLIO DELL’IMMAGINE DEL GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DI TRUMP, CIRCONDATO DA MILIARDARI”

“Saranno i cittadini comuni a sostenere la maggior parte dei costi”, tra “aumento dei prezzi del petrolio” e dei beni importati. “Gli Usa avevano già una crisi del costo della vita, e ora è ancora più grave”. “Questo è uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia”. Lo ha detto il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz in un’intervista all’ANSA prima della partecipazione a Bruxelles al Simposio Fiscale Ue 2026. “Non solo Trump ha ridotto le sanzioni contro la Russia, ma il prezzo del petrolio russo è schizzato alle stelle”: “purtroppo la Russia è un grande vincitore”.
“Vediamo gli americani pagare il prezzo in termini di aumento dei prezzi del petrolio e di tutto ciò che importano, con effetti lungo tutta la catena di approvvigionamento” è stata la premessa. “Gli Stati Uniti avevano già una crisi del costo della vita, e ora è ancora più grave”, ha proseguito il noto economista statunitense. “Finora l’Iran ha provocato forti aumenti nei prezzi di petrolio e gas, ma ci aspettiamo che, se la situazione continuerà, questi aumenti si estendano anche al cibo, all’alluminio e a molte altre materie prime”, ha segnalato.
In questa situazione “ci sono alcuni vincitori – ha sottolineato -: le compagnie petrolifere stanno andando molto bene. Stavo scherzando con un rappresentante del governo norvegese e gli ho detto: ‘Questo è davvero ottimo per la Norvegia’. Quindi
ci sono dei vincitori e, purtroppo, la Russia è un grande vincitore”. “Non solo Trump ha ridotto le sanzioni contro la Russia, ma il prezzo del petrolio russo è schizzato alle stelle – ha concluso-. Questo è uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia”.
“Nel momento in cui la Russia ha invaso l’Ucraina, invece di investire massicciamente nelle energie rinnovabili, l’Europa si è concentrata sulla costruzione di terminali di gas naturale liquefatto, rendendosi vulnerabile a un altro shock. Ho sempre scherzato dicendo che il sole e il vento non sono perfettamente affidabili, ma sono più affidabili di Putin e sono più affidabili di Donald Trump. Quindi l’Europa avrebbe dovuto investire di più nella creazione di energia rinnovabile”. Lo ha detto il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz intervenendo al Simposium fiscale Ue 2026 a Bruxelles
“Il mondo oggi affronta una crisi climatica, lo sappiamo tutti – ha spiegato Stiglitz -. Affronta anche una crisi delle disuguaglianze e una crisi della democrazia. C’è una vulnerabilità della democrazia, un arretramento democratico che molti di noi non si aspettavano nel corso della propria vita, e tutto questo è avvenuto molto rapidamente
Sapete tutti abbastanza della crisi climatica. È una crisi di lunga durata”. Su questo “le tasse avrebbero fatto una grande differenza – ha segnalato l’economista -: una carbon tax, non al livello basso che avete in Europa, non dovrei criticare perché negli Stati Uniti è pari a zero, ma a un prezzo del carbonio che rifletta il costo reale, superiore ai 100 euro per tonnellata”.
“C’è stato un aumento enorme delle disuguaglianze, in particolare ai vertici, e questo si collega all’erosione democratica: quando si concentrano potere di mercato e ricchezza nelle mani di pochi, si traduce inevitabilmente in un’erosione della democrazia”. “Nulla lo dimostra meglio dell’immagine del giorno dell’insediamento di Donald Trump, circondato da miliardari: anche l’America è diventata un’oligarchia, si spera temporaneamente”.
Lo ha detto il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, sottolineando che “il denaro ha dettato le politiche economiche e ogni aspetto delle politiche pubbliche”. “Negli ultimi 25 anni – ha ricordato il Nobel statunitense intervenendu all’ ‘Eu Tax Symposium’ a Bruxelles – oltre il 40% dell’aumento della ricchezza è andato all’1% più ricco, mentre il 50% più povero ha ricevuto solo l’1%”.
“L’1% più ricco ha visto la propria ricchezza crescere di 1,3 milioni di dollari, il 50% più povero di poco più di 500”. Per Stiglitz, dunque, “serve una fiscalità più progressiva” e “una qualche forma di tassa sui grandi patrimoni”, ha affermato, rinviando anche alla proposta danese dello 0,5% come “un passo nella giusta direzione”.
(da agenzi)

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PER EDMONDO CIRIELLI SI METTE MALISSIMO! L’INCONTRO FRA IL VICEMINISTRO MELONIANO E L’AMBASCIATORE RUSSO PAROMONOV È UNA SORPRESA ANCHE PER IL QUIRINALE: MATTARELLA “ERA ALL’OSCURO DI TUTTO”

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

TRA IL 9 E IL 10 FEBBRAIO TAJANI VIENE A SAPERE (NON DAL DIRETTO INTERESSATO) CHE IL SUO VICE, DA LÌ A POCHISSIMO AVRÀ UN INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO A ROMA E AVVISA GIORGIA MELONI, CHE NON SAPEVA NULLA DELLA VICENDA (“NON È STATO L’UNICO APPUNTAMENTO”, AMMETTERÀ L’ESPONENTE DI FRATELLI D’ITALIA. ANCHE DEGLI ALTRI APPUNTAMENTI LA MELONI NON SAPEVA NULLA?) – LA PREMIER VIENE DESCRITTA “AMAREGGIATA” AL PARI DI GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, SOTTOSEGRETARIO DA SEMPRE SCHIERATISSIMO PER KIEV – IL DEM SENSI CHIEDE LE DIMISSIONI DI CIRIELLI, RENZI INCALZA TAJANI E CALENDA GRAFFIA: “LA RUSSIA HA ATTACCATO PIU’ VOLTE IL CAPO DELLO STATO”

Troncare e sopire. Alle 8 di mattina il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia) conferma la notizia svelata dal Corriere: lo scorso febbraio ha visto l’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov. L’incontro, ormai alla luce del sole, rimbalza tra Palazzo Chigi e la Farnesina e suscita le reazioni delle opposizioni. Al ministro Antonio Tajani il compito di «circoscrivere il caso», mentre nessuno di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni e di Cirielli,
interviene. Al contrario del capo leghista Matteo Salvini: «Avrà avuto i suoi motivi: non siamo in guerra con Mosca».
Cirielli per l’intera giornata cerca di spiegare: «Non è un’anomalia: se un ambasciatore accreditato chiede di parlare, ci parliamo. E in genere per prassi con l’ambasciatore parla il viceministro», dichiara.
Aggiungendo che alla Farnesina erano «presenti un funzionario della direzione generale e il mio capo della segreteria: hanno preso nota di tutto». E che non è stata neanche l’unica occasione: «È capitato almeno un’altra volta un anno fa sempre su loro richiesta».
Cirielli assicura che con Paramanov «è stato molto rigido» e che con Meloni non ci sono problemi: «Quattro o cinque giorni dopo l’incontro sono stato con la premier in Etiopia, non ne abbiamo proprio parlato. Ho agito per conto del governo».
Da Bruxelles interviene Antonio Tajani: «L’incontro è servito a ribadire la nostra posizione, la stessa che ho ribadito 5 minuti fa a Rutte», il segretario generale della Nato. «Non è che cambia il nostro atteggiamento nei confronti della Russia perché è venuto alla Farnesina l’ambasciatore», dice ancora Tajani.
Matteo Renzi è tagliente: «Svegliate il soldato Tajani, non dico di sapere che cosa succede, cosa fanno gli israeliani quando bombardano in Iran, a lui non lo dicono, ma almeno di sapere che cosa sta facendo il viceministro potrebbe essere un’idea».
Carlo Calenda, leader di Azione: «Ricordo a Tajani che la Russia ha attaccato più volte il presidente della Repubblica e conduce continui attacchi ibridi contro l’Italia, come più volte ricordato anche dal ministro Crosetto. Cercate di difendere la dignità delle istituzioni e ammettere il grave errore: Cirielli deve lasciare». Sulla vicenda è dura anche la segretaria del Pd Elly Schlein: «Lo abbiamo scoperto oggi: Meloni chiarisca. Se il governo sta riaprendo le relazioni con la Russia, si allontana dalla posizione unitaria europea. Occorre capire di cosa abbiano discusso».
«Non servono spiegazioni evasive», incalza Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo. Lo stesso chiede il capogruppo in Senato Francesco Boccia e un gruppo di parlamentari, a partire da Lia Quartapelle. Il senatore del Pd Filippo Sensi vuole le dimissioni di Cirielli ed evoca un contesto di tradimento: «Il punto ormai non è più solo la Lega. Ma lo smottamento da Cirielli alla Biennale: si mette in dubbio la linea fin qui tenuta dal governo sulla Russia. Proprio mentre la
resistenza ucraina guadagna terreno sull’esercito russo». Non pervenuti i leader di M5S e Avs.
(da Corriere della Sera)

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FRANCIA, LA SFIDA AI BALLOTTAGGI I SOCIALISTI «CERCANO» MÉLENCHON

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

A PARIGI E A MARSIGLIA I CANDIDATI SOCIALISTI IN TESTA HANNO SCELTO DI AFFRONTARE DA SOLI IL SECONDO TURNO DELLE MUNICIPALI, DOMENICA PROSSIMA… MA NEL RESTO DELLA FRANCIA, LA SINISTRA MODERATA SI STA ACCORDANDO CON L’ESTREMA SINISTRA

Nella capitale e a Marsiglia i candidati socialisti in testa hanno scelto di affrontare da soli il secondo turno delle municipali, domenica prossima. Ma nel resto della Francia, la sinistra moderata si sta accordando con l’estrema sinistra della France Insoumise, dopo polemiche, critiche e scontri nella gauche che non sono mai finiti dalle Europee e dalle successive Politiche anticipate del 2024, e che nelle ultime settimane sono cresciute di intensità con gli eccessi del leader radicale Jean-Luc Mélenchon.
Le grandi manovre a sinistra, ma anche nella destra e nel centro, attirano grande attenzione perché sembrano una prova generale di quel che accadrà in occasione del voto più importante, quello per l’Eliseo della primavera 2027.
La posta in gioco, per adesso, sono i sindaci delle grandi e medie città, mentre nella stragrande maggioranza dei municipi francesi tutto è già deciso: 33 mila 326 comuni, ovvero il 96 per cento del totale, hanno eletto il loro sindaco già nel primo turno della domenica appena passata; restano da eleggere solo 1.526 sindaci, ovvero il 4% del totale.
A Parigi il candidato socialista Emmanuel Grégoire ha rifiutato l’offerta di Sophia Chikirou della France insoumise, che evocava un’alleanza per frenare la destra, e spera di conservare comunque un municipio che da 25 anni è governato da socialisti (Delanoë poi Hidalgo). Ma i giochi restano aperti perché a destra Rachida Dati, ex ministra della Cultura arrivata seconda, ha trovato un accordo con il macronista Pierre-Yves Bournazel, nonostante gli attacchi delle scorse settimane.
Anche a Marsiglia il socialista sindaco uscente Benoît Payan arrivato primo ha rifiutato l’offerta del discusso melenchonista Sébastien Delogu, e cercherà di vincere da solo il testa a testa con il lepenista di origini piemontesi Franck Allisio,
che a sua volta non è riuscito a convincere la gollista Martine Vassal a passare dalla sua parte.
Ma a Tolosa, Nantes, Limoges, Avignone, Brest, Clermont-Ferrand, l’avanzata degli Insoumis ha spinto i socialisti a cercare un’intesa con il partito di Mélenchon. «Capisco perfettamente le scelte di questi candidati», ha detto ieri sera il segretario Olivier Faure, rifiutando di mettere sullo stesso piano le figure locali della France Insoumise con il leader Jean-Luc Mélenchon, e dopo avere escluso un’«intesa nazionale» con il rivale.
Il Rassemblement national conferma il suo nuovo radicamento locale con il sindaco di Perpignan, Louis Aliot, confermato con il 51% dei voti già al primo turno, e Steeve Briois largamente rieletto nella roccaforte lepenista Hénin-Beaumont, così come David Rachline a Fréjus
(da Corriere della Sera)

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IL COGNATO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA ATTILIO FONTANA E’ INDAGATO PER CAPORALATO: COMMISSARIATA PAUL&SHARK

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

L’AZIENDA AVREBBE SFRUTTATO MANODOPERA CINESE “IN STATO DI BISOGNO” NELLA PRODUZIONE DEI CAPI DEL BRAND

Andrea Dini, il cognato del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, è indagato con altre 5 persone per caporalato dalla Procura di Milano in un filone d’inchiesta sullo sfruttamento nella moda e nel made in Italy. I pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci hanno disposto il controllo giudiziario d’urgenza della Dama spa, la società di produzione di maglieria e vestiario guidata dal fratello 61enne della moglie del governatore, e di Aspesi, noto marchio della moda.
L’accusa nei confronti dell’azienda da 107 milioni di ricavi l’anno, 5,6 milioni di utili e 309 dipendenti di cui 130 operai, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, è di “sfruttamento” della manodopera cinese in “stato di bisogno” impiegata 7 giorni 7 dalle 8:00 del mattino alle 22:00 della sera nella produzione dei capi del brand Paul&Shark, il marchio internazionale la cui attività produttiva si svolge principalmente nella sede di via Piemonte a Varese. Le collezioni sono distribuite in tutto il mondo nelle “località più esclusive” dello shopping e attraverso il sito dell’azienda. La misura, che dovrà essere vagliata da un gip entro 10 giorni, è stata eseguita in mattinata, martedì 17 marzo, dalla guardia di finanza.
Caso camici in Regione Lombardia
Non è la prima volta che la Dama spa finisce nel mirino della procura di Milano. Già in passato, infatti, ad aprile 2020, in piena emergenza Covid-19, la società era stata coinvolta nel cosiddetto “caso camici” nel quale il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, era accusato di frode in pubbliche forniture assieme ad
altre 4 persone. In particolare, le indagini della procura si erano concentrate sull’affidamento della fornitura da 513mila euro di camici sanitari e altri dispositivi di protezione individuale alla società Dama spa, detenuta appunto al 90 per cento dal cognato del presidente della Regione, Andrea Dini.
Sin dall’inizio la difesa di Fontana aveva specificato come tali fatti “non corrispondono al vissuto del Presidente”. Al contrario, l’accusa aveva sempre ribadito che la presunta frode sarebbe stata realizzata “allo scopo di tutelare l’immagine politica del presidente della Regione una volta che era emerso il conflitto d’interessi derivante dai rapporti di parentela”. Poi, in occasione dell’udienza preliminare era arrivato il “non luogo a procedere” per il governatore, per il cognato Andrea Dini, titolare di Dama spa, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex dg e dirigente di Aria (la centrale acquisti di Regione Lombardia) e per il vicesegretario generale di Regione Lombardia, Pier Attilio Superti. Infine, a luglio 2023 era arrivato il proscioglimento anche in Appello.
(da agenzie)

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REPORTER SENZA FRONTIERI CONTRO I PROPAGANDISTI FILORUSSI: “FINGONO DI ESSERE GIORNALISTI, VANNO SANZIONATI”

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

“GLI AGENTI DI INFLUENZA STRANIERA DEVONO ESSERE SMASCHERATI”

L’organizzazione Reporters Without Borders (RSF) ha assunto una posizione chiara e decisa contro gli organi di propaganda del Cremlino e dei loro collaboratori. Attraverso un post X, l’Ong sostiene apertamente le sanzioni UE contro il francese Adrien Bocquet, autore di bufale sulla strage di Bucha per coprire i crimini di guerra di Mosca. L’Organizzazione, che ogni anno stila la classifica mondiale della libertà di stampa, figure come Bocquet «fingono di essere giornalisti» al solo scopo di diffondere disinformazione e giustificare l’invasione russa in Ucraina, celebrando la politica estera russa.
L’affondo social colpisce direttamente l’agenzia russa International Reporters, dove opera l’italiano Andrea Lucidi in qualità di caporedattore, realtà con cui Bocquet ha collaborato in passato.
L’attacco di RSF: «Fingono di essere giornalisti»
In un post X, pubblicato il 16 marzo 2026, RSF ha rivendicato il ruolo della propria investigazione nell’esporre la rete di Adrien Bocquet. «Gli agenti di influenza straniera e disinformazione che, come Bocquet, fingono di essere giornalisti, devono essere smascherati e disciplinati» («disciplined*»), ha dichiarato l’Ong. Di fatto, RSF non si limita più a difendere la categoria, ma punta il dito su chi ne usa il nome minacciando la vera informazione.
Da finto volontario a reclutatore di Putin: l’affondo di Parigi su Adrien Bocquet
Il Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha confermato l’inserimento di Bocquet nel 20° pacchetto di sanzioni UE. Secondo Barrot, Bocquet non sarebbe solo un diffusore di fake news, ma avrebbe agito come «reclutatore di combattenti stranieri» per conto di Vladimir Putin. Le misure sono state adottate per il suo ruolo attivo nel fabbricare narrazioni false sui massacri di civili a Bucha, spacciandosi per un volontario umanitario.
Nota: In merito al titolo e alle citazioni riportate, si precisa che nel post originale pubblicato su X il 16 marzo 2026, l’organizzazione Reporters Without Borders (RSF) ha utilizzato il termine inglese “disciplined”. L’espressione originale completa è: «Agents of foreign influence and disinformation who, like Bocquet, pretend to be journalists, must be outed and disciplined».
La scelta di rendere nel titolo il termine con “sanzionati” è motivata dalla necessaria contestualizzazione giornalistica: la presa di posizione di RSF è giunta in risposta immediata all’inserimento di Adrien Bocquet nel 20° pacchetto di sanzioni ufficiali dell’Unione Europea, che prevede misure restrittive economiche e di movimento.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI FURIOSA CON CIRIELLI PER L’INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO

Marzo 17th, 2026 Riccardo Fucile

SILENZIO DI PALAZZO CHIGI SUGLI ATTACCHI DELL’OPPOSIZIONE E SULLE RICHIESTE DI DIMISSIONI… NESSUNO AVEVA AUTORIZZATO CIRIELLI

La regola aurea è quella del silenzio. Nessuna dichiarazione, tantomeno di difesa. Neanche in caso di richiesta di dimissioni. E anche durante il suo intervento a Quarta Repubblica si parla di guerra e referendum, ma non del caso del giorno. Ovvero dell’incontro tra Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri in quota FdI, e l’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov. La premier Giorgia Meloni è «amareggiata e furiosa». Lei dell’abboccamento ha saputo tra il 9 e il 10 febbraio, su input del vicepremier Antonio Tajani. Che poi ha mandato anche un dirigente apicale della Farnesina all’appuntamento. Anche il Quirinale era all’oscuro.
Meloni furiosa con Cirielli
La premier ha già avuto un «confronto» con Cirielli. Notando che l’iniziativa non era concordata ed è stata scoperta in ritardo. E cercando di lasciare tutto coperto. Senza però rinunciare, ricostruiscono fonti di governo con il Corriere della Sera alla «sovranità del nostro Paese, alle relazioni diplomatiche, sebbene la nostra linea non cambi». Poi però la notizia finisce sui giornali. E allora le cose cambiano. Paramonov era stato convocato alla Farnesina il 30 luglio per le frasi di Guido Crosetto inserite sul sito del ministero degli Esteri di Mosca e considerate «russofobe». Poi alla fine di gennaio proprio Paramonov aveva auspicato un riallacciamento dei rapporti con Roma. Mentre il 3 marzo aveva risposto proprio alla premier sulla crisi del diritto internazionale «figlia dell’aggressione russa all’Ucraina», sostenendo che in realtà la colpa fosse «delle bugie occidentali».
Il faccia a faccia
L’incontro è avvenuto a febbraio. «Non è stato l’unico appuntamento», ha anche fatto sapere l’esponente di Fratelli d’Italia. Che ieri ha tentato più volte di contattare Meloni mentre si difendeva dagli attacchi dell’opposizione. Ma Palazzo Chigi è rimasto in silenzio. Un silenzio furioso, spiegano le fonti. Mentre dentro FdI la linea è stata subito chiarissima: silenzio, nessuna dichiarazione anche davanti alle
richieste di dimissioni. Sarà il ministro degli Esteri a parlare del caso. Anche perché la premier è «amareggiata» per una storia che non doveva tornare a galla. E anche il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari è molto arrabbiato.
L’Ucraina
Intanto anche l’ambasciata ucraina si dice sorpresa: «Nessuno ci aveva avvisato di questo incontro». E, quanto alle spiegazioni di Tajani e Cirielli, gli incaricati d’affari di Kiev dicono di «non essere convinti» fino in fondo. E il Pd ha subito depositato un’interpellanza. «Il governo deve fare chiarezza su cosa hanno discusso l’ambasciatore russo e Cirielli», dice Schlein. Iv annuncia una interrogazione: «Svegliate il soldato Tajani», punge Matteo Renzi. E Carlo Calenda – anche lui firmatario con Azione di una richiesta di chiarimenti – lo esorta a «difendere la dignità delle istituzioni e ammettere il grave errore». «Meloni chiarisca se Cirielli fa diplomazia parallela», attacca infine Riccardo Magi (+Europa).
(da agenzie)

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