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COME HA FATTO IL MESSICO A COSTRINGERE TRUMP A FARE UN PASSO INDIETRO SUI DAZI

INTERVISTA A JESUS RAMIREZ, GIORNALISTA E POLITICO MESSICANO

Jesús Ramírez è un giornalista e politico messicano del partito Morena, attualmente Coordinatore dei consiglieri della presidente della Repubblica, Claudia Sheinbaum. Parliamo con lui dell’accordo realizzato con gli Stati Uniti per rinviare l’applicazione di dazi sull’importazione di prodotti messicani, delle relazioni commerciali del Messico con i partner americani e con quelli asiatici e dei primi cinque mesi di governo della presidente messicana.
Alla fine Trump è tornato indietro sull’imposizione dei dazi: ci spiega com’è andata?
Trump si è dovuto confrontare con l’industria automobilistica che produce in Messico per gli Stati Uniti. Questa interdipendenza fa sì che imporre i dazi significhi aumentare il prezzo dei prodotti, molti dei quali sono emblematici della vita e dell’economia statunitense, specialmente le automobili. L’industria automobilistica è insediata principalmente in Messico – si tratta di automobili fabbricate in Messico con pezzi statunitensi importati – e l’imposizione di dazi al settore avrebbe avuto una ripercussione economica molto forte. L’industria automobilistica è stata quindi la prima a protestare. Non so se Trump avesse già preso la decisione prima della telefonata con Sheinbaum e abbia approfittato di questa per posporre l’applicazione dei dazi al Messico e al Canada. Penso che non l’avesse già presa, perché prima della telefonata Trump continuava a insistere sull’applicazione dei dazi. Nella telefonata con la presidente del Messico, entrambi hanno scambiato i loro punti di vista e verificato gli avanzamenti in materia di immigrazione, sicurezza e delle relazioni commerciali, che sono stati possibili anche grazie alla cooperazione tra i due paesi. E perciò la misura unilaterale dei dazi avrebbe rotto il clima di fiducia e di cooperazione: i risultati che Trump può vantare a questo proposito, come quello della riduzione dell’immigrazione o della riduzione del traffico di Fentanyl, sono possibili proprio perché frutto della cooperazione col Messico. Perciò, per entrambi i motivi, dev’essere sembrato più conveniente per l’amministrazione Trump mantenere le attuali relazioni col Messico.
La politica commerciale di Trump è erratica e sta creando molta confusione sui mercati. Si dice sempre che Trump usi i dazi come strumento di ricatto. Ma non sarà anche che la realtà economica è difficile da piegare?
Ci sono varie questioni. La prima è che la realtà s’impone sul desiderio. Trump prova a mantenere una politica da campagna elettorale con una retorica da campagna elettorale. Ma una cosa è il discorso, anche nella forma poco diplomatica che utilizza, altra è dovere assumere delle misure che siano realiste. Trump ha tradotto le strategie commerciali, imprenditoriali in politiche tra governi: non è lo stesso negoziare per gli affari che negoziare in termini diplomatici, perché nel primo caso pesano altri fattori. E questa credo sia la ragione principale del comportamento di Trump. Inoltre, ci sono anche altre industrie meno visibili ma con un peso importante, come quella aerospaziale o quella militare, che hanno una parte della produzione in Messico. In più, la consapevolezza che il trattato di libero commercio ha rafforzato la regione e che perciò attaccarlo significherebbe indebolire l’economia degli Stati Uniti e il ruolo dell’area nel commercio mondiale, contraddicendo quindi il piano di rafforzamento dell’economia statunitense.
La lotta al narcotraffico in Messico e al traffico illegale di armi negli Stati Uniti è uno dei terreni su cui state lavorando con i vostri vicini: ci spiega?
C’è un tavolo di lavoro comune dove si analizza la diagnosi della situazione, per cui ci sono oltre 200.000 armi che arrivano in Messico dagli Stati Uniti ogni anno e l’80% delle armi sequestrate dalle forze di sicurezza messicana proviene dagli Stati Uniti, incluse armi di guerra che non si trovano nei negozi dove si vendono armi per la caccia, ma che provengono direttamente dall’industria militare. Stiamo investigando questa situazione, nella quale le armi sono il principale strumento di dominio nel mercato illegale del narcotraffico, rafforzando quelli che oggi gli Stati Uniti considerano gruppi terroristici. Quindi, la discussione non è solo diminuire o terminare con il traffico di armi come una via per combattere il traffico di droghe illegali, specie del Fentanyl. Ma anche quella di ricercare le responsabilità dei governi di Messico e Stati Uniti in questo traffico illegale e della stessa industria. Perché uno dei punti di forza che hanno questi gruppi di criminali è la capacità di fuoco di cui dispongono. C’è un processo in corso in Messico contro varie imprese statunitensi per la loro responsabilità nel traffico illegale di queste armi, che si risolverà nelle prossime settimane.
In conferenza stampa Sheinbaum ha presentato i risultati della lotta al traffico di Fentanyl, con la consegna agli Stati Uniti di diversi capi del narcotraffico.
Sono stati consegnati 29 capi per cui c’era la domanda di estradizione attraverso la legge di Sicurezza Nazionale, alcuni di loro erano in causa di estradizione da quarant’anni.
Perché non era stata possibile prima la loro estradizione?
La trasformazione del potere giudiziario messicano negli ultimi anni, secondo gli standard più prossimi a quelli statunitensi, non ha però funzionato per mettere fine alla corruzione a all’impunità. La sottomissione del potere giudiziario ai poteri forti ha permesso casi come quello della liberazione di 72 delinquenti reo confessi di avere fatto sparire 43 studenti in Ayotzinapa, per violazione del giusto processo. La ragione principale della mancata estradizione dei capi del narcotraffico è che questi sono stati continuamente protetti e addirittura liberati da giudici corrotti.
E come ci siete riusciti ora?
Perché non si è trattato di estradizioni. Abbiamo applicato piuttosto la legge di Sicurezza Nazionale per muovere dei prigionieri la cui condotta criminale era comprovata, così da essere processati negli Stati Uniti, che ne avevano fatto richiesta. Una decisione di Stato che ha assunto il Consiglio di Sicurezza Nazionale, per mandare un segnale agli Stati Uniti, ma anche per dimostrare la volontà di combattere l’impunità dei capi del narcotraffico.
Attualmente c’è un’area di libero commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada: cosa ha significato questo per lo sviluppo del suo paese?
Nel 1994 il Messico ha firmato il trattato di libero commercio, il che ha comportato l’apertura della propria economia al mondo ma specialmente agli Stati Uniti. E il risultato è che l’80% delle esportazioni del Messico va agli Stati Uniti, siamo passati dall’essere il quarto o quinto esportatore degli Stati Uniti a esserne il primo socio commerciale, sopravanzando il Canada e soprattutto la Cina. La Cina era il principale esportatore di manufatti agli Stati Uniti, oggi sta al terzo posto. L’economia messicana si è vista beneficiata dalla capacità di produrre nella regione la gran parte dei prodotti che si necessitano, dalla diminuzione della dipendenza da altri mercati come l’Asia e dal miglioramento delle condizioni di vita di entrambe le popolazioni. Si è trattato di un benefico reciproco. Forse la critica che si può fare ha a che vedere col modello di integrazione economica, in cui si richiede ancora di migliorare le condizioni salariali, di lavoro, di democrazia sindacale. Noi abbiamo realizzato prima con Obrador e adesso con Sheinbaum un miglioramento nei redditi da lavoro. Adesso il salario messicano è duplicato, ma la differenza con quello statunitense è ancora molto grande: nel settore minerario gli statunitensi guadagnano nove volte più di quelli messicani e questo è il settore in cui i lavoratori sono meglio pagati in Messico e negli Stati Uniti.
Avete rapporti commerciali molto sviluppati con la Cina, Sheinbaum ha detto però di volere ridurre la dipendenza di alcuni prodotti riportando le produzioni in Messico.
La scommessa del Messico è di rafforzare il trattato di libero commercio per l’integrazione tra i paesi e il potenziamento della regione, per renderla più competitiva rispetto ad altre regioni e soprattutto all’Asia. Il Messico ha una politica di diversificazione delle relazioni commerciali con tutto il mondo, ma il messaggio che si è scelto di dare con le due ultime amministrazioni è di voler rafforzare la regione, anche potenziando il vincolo economico di tutto il continente, come un vantaggio di fronte alle altre aree del mondo. C’è una scommessa di Sheinbaum per rafforzare anche il mercato interno. Per esempio, vanno ricercate la sovranità energetica e quella alimentare, perché sono due settori molto importanti su cui si fonda la libertà dei paesi. Lavoriamo perché l’industria elettrica e del petrolio aumenti la produzione e rafforziamo la produzione di alimenti consumati in Messico. Ma sappiamo anche che la capacità di esportazione di alimenti messicani agli Stati Uniti è molto grande: il 63% degli alimenti dell’agricoltura e della pesca che consumano gli Stati Uniti sono prodotti dal Messico. E gli Stati Uniti non hanno la capacità di produrre gli alimenti di cui hanno bisogno, come propone Trump.
Domenica festeggerete l’accordo nel Zócalo, la piazza storica di Città del Messico. Che succede se il 2 aprile Trump impone definitivamente i dazi promessi alle importazioni messicane?
Quello di domenica è un atto di unità del popolo messicano per affrontare la situazione che si vive nel mondo, in relazione a quanto oggi sta facendo Trump cambiando le relazioni, i vincoli, la mappa geopolitica mondiale. Perciò, si richiede l’unità del paese e il rafforzamento della leadership di Claudia Sheinbaum. E’ un atto di unità del popolo, dei partiti e dei settori economici attorno alla presidente messicana. Ed è il migliore atteggiamento per affrontare le relazioni con i vicini del Nord. Il nostro messaggio è che vogliamo cooperare e migliorare le relazioni economiche a beneficio dei tre paesi, ma nel rispetto della sovranità e dell’autonomia di ciascuna nazione e ricercando l’interesse reciproco. Non accettiamo relazioni di subordinazione, né minacce esterne. La questione relativa al 2 di aprile ha a che vedere con il cambio di strategia di Trump. Dal mese di febbraio Trump va annunciando che avrebbe imposto dazi a Messico e Canada in modo unilaterale. Ma rinviando l’applicazione di dazi al 2 aprile la situazione cambia, perché in quel giorno il piano di Trump è di applicare dazi reciproci. Perciò si tratta di inquadrare il tema dei dazi nel trattato di libero commercio, per cui gli Stati Uniti non pagano dazi al Messico e il Messico non paga quasi dazi alle sue esportazioni agli Stati Uniti, con un vantaggio reciproco. Dal momento che si tratta di relazioni economiche asimmetriche, stiamo provando come attraverso il dialogo, con questo trattato di libero commercio, si possa arrivare a un trattamento rispettoso.
Perché è riuscito alla presidente del Messico quello che non era riuscito il giorno prima al presidente del Canada?
Contano le personalità di ciascuno, l’intesa tra le persone, nel caso di Trudeau e Trump si vede che non c’è alcuna chimica e questo si esprime nelle relazioni politiche e personali. Nel caso di Sheinbaum, intanto si tratta di un governo in continuità col progetto di cambio guidato da Andrés Manuel López Obrador, che è stato un presidente molto popolare, con una grande forza politica e sostegno sociale. Sheinbaum, però, non solamente eredita questa forza ma la moltiplica: la leadership di Claudia Sheinbaum oggi in Messico non ha precedenti, ha l’85% del consenso popolare. Trump è presidente da un mese e ha già perso quattro punti di consenso, nel caso di Sheinbaum il consenso popolare in cinque mesi da quando è presidente è aumentato in oltre dieci punti. Il Messico è perciò un paese unito, con un’economia minore di quello statunitense, ma con un governo e un popolo uniti e una leadership in crescita. E il riconoscimento di Sheinbaum tra i migranti messicani negli Stati Uniti è molto grande. L’opposizione in Messico sta cercando di minimizzare il fatto che sia stata una telefonata a far cambiare i piani a Trump. Ma il Messico ha preso misure che hanno beneficiato anche gli Stati Uniti in materia di immigrazione e di narcotraffico: i dazi avrebbero alterato e messo in crisi la relazione, obbligandoci a mettere da parte la cooperazione, perché non si può cooperare con qualcuno che ti picchia. E quindi il messaggio di Sheinbaum è stato molto chiaro: “Come possiamo cooperare se il mio popolo viene colpito da decisioni unilaterali? Devo proteggere e difendere gli interessi del mio popolo e perciò non posso accettare la vostra decisione di imporre i dazi”. E poi, evidentemente, c’è anche una componente personale, c’è una certa chimica tra la presidente e Trump che ha aiutato il fluire del dialogo.
La presidente Sheinbaum parla sempre di rispetto reciproco nel rapporto tra gli Stati. Che cos’è il rispetto in un’epoca in cui c’è un presidente americano che ha una concezione delle relazioni internazionali più del secolo XIX che del secolo XXI?
Quello che ci ricorda Trump è che il colonialismo, l’idea del dominio delle metropoli (nazioni imperiali, ndr) continua a essere parte della cultura delle relazioni internazionali e che quel comportamento che è contrario al senso comune, al diritto internazionale e al rispetto tra i popoli, continua a essere la politica dominante delle metropoli. Il rispetto va inteso come il campo nel quale si permette ai popoli di essere e di esercitare i propri diritti senza che vengano calpestati nella realtà. Ragionando in termini di comunicazione politica odierna, poiché si stanno rompendo le forme, il linguaggio corretto viene spesso messo da parte. Quindi bisogna distinguere tra la retorica politica e i fatti reali che possono costituire o meno il rispetto e non cadere nella trappola della retorica, delle forme. Perché quello che Trump comunica al suo interno non è lo stesso dei fatti concreti che magari vanno in altra direzione.
(da Fanpage)

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