DALLE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DAI GIORNALI, ESCONO A PEZZI IL MINISTERO DELL’ECONOMIA BY GIORGETTI, L’AD DI MPS, LOVAGLIO E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
AL TESORO PER BEN TRE VOLTE HANNO FATTO DICHIARAZIONI SMENTITE DAI FATTI … IL RUOLO DEL GOVERNO ERA MOLTO PIÙ DEL SOLO “FACILITATORE”: DA UNA PARTE SOSTENEVA MPS, E DALL’ALTRA PENSAVA DI ESCLUDERE MEDIOBANCA
Tre dichiarazioni ufficiali inveritiere del ministero del Tesoro, e altri due episodi di
«supporto governativo» quali un sms del ministro Giancarlo Giorgetti e un intervento del deputato leghista Alberto Bagnai, nella ricostruzione della Procura di Milano hanno storicamente costellato la scalata di Mps Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca, per la quale i pm sul versante giudiziario indagano l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente Francesco Milleri della holding Delfin della famiglia Del Vecchio, in concorso con l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza Consob, Banca centrale europea e Ivass sul concerto non dichiarato al mercato.
A proposito della messa sul mercato il 13 novembre 2024 del 15% di azioni Mps di cui il governo era principale azionista, il 29 luglio 2025 il direttore generale del dicastero, Francesco Soro, ha negato a Consob qualunque «interlocuzione, contatto o scambio tra il ministero e gli investitori che poi hanno acquisito una partecipazione rilevante in Mps (Delfin, Caltagirone, Anima, Bpm) e/o con la banca» all’epoca di quella controversa procedura accelerata di cessione: talmente zeppa di «opacità e anomalie», per i pm, da sfuggire ora al reato di turbativa d’asta solo perché la particolare normativa che la disciplina non rende possibile qualificarla gara pubblica.
Ma proprio Caltagirone alla Consob ha candidamente «dichiarato di essere stato interpellato nel’ottobre 2024 dal ministero» perché il ministero era «interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Mps».
Lo racconta proprio Lovaglio usando il plurale con Caltagirone, intercettati il 18 aprile 2025 mentre commentano il voto contrario del ceo del fondo americano Blackrock con il 2% di Mps: «Qualcuno ci ha fatto il bidone, perché Blackrock è un 2% (…) Io ho scritto al ceo e so che il ministro ha scritto un sms perché io gli ho detto “Oh, guarda che non ha votato!”, quindi gli ho detto a Sala (Marcello, direttore generale del ministero prima di Soro, ndr) hanno scritto un sms, nonostante questo… non è andata bene».
Per i pm la procedura di vendita delle azioni governative Mps, benché «organizzata il 13 novembre 2024 in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente», fu «viceversa costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca».
Il ministero affidò il ruolo di raccogliere gli ordini di acquisto delle azioni per determinarne il prezzo (poi in un baleno offerto identico da Caltagirone e Delfin con il medesimo sovrappiù sulla medesima quantità del 3,5% a testa) a un intermediario insolito quale Banca Akros: talmente piccolo […] da dover farsi prestare una garanzia di 600 milioni dalla propria controllante Bpm, peraltro poi acquirente proprio del 5% delle azioni governative Mps, accanto al 3% di Anima in quel momento sotto Opa di Bpm. Questa scelta, per la Procura, «non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione».
(da Carriere della Sera)
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