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A CAPO DELLA SEGRETERIA DI FDI, ARIANNA NON NE HA AZZECCATA UNA, OGGI FDI SI RITROVA ATTRAVERSATO DA UNA GUERRIGLIA INTESTINA FATTA DI COLPI BASSI, RIPICCHE E SPUTTANAMENTI, INTRIGHI E COMPLOTTI

DALLA SICILIA (CASINO CANNATA-MESSINA) A MILANO (AFFAIRE MASSARI-LA RUSSA), FINO AL CASO GHIGLIA-RANUCCI, DOVE IL FILO DI ARIANNA SI È ATTORCIGLIATO PERICOLOSAMENTE INTORNO AL COLLO … GIORGIA L’AVREBBE CHIAMATA A RAPPORTO PER LE SCELTE SBAGLIATE: SE IL PARTITO VA AVANTI COSÌ, RISCHIA DI IMPLODERE

Su, siate per una volta comprensivi: con i neuroni sprofondati nella irritabilità più scossa, Arianna Meloni aveva proprio urgente bisogno, a mo’ di sollievo, dell’articolo di debutto sul “Corrierone” di Simone Canettieri.
Benché ‘sto “retroscena” (“La numero 2 di FdI correrà alle politiche”) sia fresco come un surgelato (Canettieri si è auto-copiato avendolo già scritto su “Il Foglio” del 14 maggio scorso, dove aggiungeva anche una sapida battuta: “La lunga marcia di Arianna potrebbe risolversi in un vertice a tre.
In una chat che si chiama ‘Io, mammeta e tu’. Giorgia, Arianna e la mamma Anna”), l’elegia da Rag. Filini di oggi sul “Corriere della Sera” è arrivata in un momento che dire pesante è poco per l’ex moglie di Lollobrigida, catapultata a capo supremo di Fratelli d’Italia dall’amatissima sorellina.
Essì, dopo tre anni di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il celebre detto di Giulio Andreotti va ribaltato: il potere logora anche chi ce l’ha.
Soprattutto quando non si possiede l’esperienza e la competenza necessaria per gestirlo. Del resto, siamo davanti a un partito
miracolo che al suo esordio alle politiche del 2013 non arrivò al 2% e dopo cinque anni, nel 2018, raggiunse il 4,3% (contro il 14 di Forza Italia e il 17,4 della Lega).
Un mese prima del giuramento di Draghi, a gennaio 2021, Fratelli d’Italia era data nei sondaggi al 16,3%.
La mattana di Salvini di formare un governo contronatura con il M5S, con Conte premier, e il declino psichico-fisico di Berlusconi, avevano lasciato a Giorgia Meloni campo libero per occupare lo spazio dell’opposizione di destra.
Quando poi è arrivata l’ammucchiatona del governo Draghi, l’ex ministro della Gioventù dell’ultimo governo Berlusconi si è così ritrovata a capo dell’unico partito di opposizione.
Dire no a tutto e a tutti, con la sua empatia popolaresca di comunicazione (“Io sono Giorgia, una di voi”) unita alla sua abilità da politica consumata (altro che Underdog), ha pagato.
Alle politiche del 2022, ha fatto bingo: è il primo partito non solo all’interno del centro-destra ma anche in Parlamento, ottenendo il 26% dei voti alla Camera e il 26,01% al Senato.
Più che un incremento di voti, un’autentica esplosione di consensi che ha issato, per la prima volta nella storia repubblicana, una donna sulla poltrona di premier.
Una volta intronizzata a Palazzo Chigi, l’ex “gabbianella” di Colle Oppio, pur travolta tra salamelecchi e baci della pantofola dei tanti che sgomitavano per salire sul carro del vincitore, è
stata costretta a prendere atto che la classe dirigente del partito era insufficiente, inadeguata e a volte impresentabile per governare uno sciagurato paese a forma di stivale.
E quella manciata di politici, esponenti e manager della Fiamma che si salvavano, dopo trent’anni passati reietti e a digiuno ai margini della cuccagna del potere, erano ignari dei mille artifici e giochi di potere che serpeggiano, e avvelenano i pozzi, nei Palazzi romani.
Diffidente di tutti coloro che non hanno le loro radici nella destra del Movimento Sociale e del Fronte della Gioventù, o perlomeno in quella Alleanza azionale che Fini annacquò a Fiuggi, la Melona ha sempre governato il partito concentrando tutto il potere nelle sue manine.
Una volta a capo di un governo di coalizione dove brilla il suo nemico più intimo, quel rompicazzi in servizio permanente ed effettivo di Matteo Salvini, malgrado la sua cocciutaggine da secchiona e la dipendenza patologica al lavoro politico, gli otoliti del suo sistema nervoso hanno iniziato ad andare in tilt.
Mantenere sotto schiaffo il governo e sotto controllo il partito, era un’impresa impossibile. Anche perché, durante i tre anni al potere, i miracolati Fratellini d’Italia hanno visto ingrossare le file in maniera abnorme e i potentati locali, con leader sempre più ubriachi di posti e prebende, hanno iniziato a sbroccare.

Rotti i ponti col suo antico demiurgo Fabio Rampelli, messi da parte i Donzelli e i Lollobrigida, dal 2023 la governance di via della Scrofa è passata da una sorella all’altra.
Ma pur contando due anni di più, Arianna è sempre rimasta nell’ombra di Giorgia: nel 2000 era solo una dipendente della Regione Lazio e la moglie di ‘’Lollo’’, nomignolato lo “Stallone di Subiaco”.
Che Arianna non possieda la “cazzimma” del potere, fatta di scaltrezza e determinazione e abilità oratoria che si trasforma in leadership, se n’è dovuta accorgere amaramente la secondogenita.
Messa di fronte alla governance di FdI che, alla pari di qualsiasi altro partito di massa, dal Pd alla Lega, da M5s a Forza Italia, oggi si ritrova attraversato e destabilizzato da una guerriglia intestina fatta di colpi bassi, ripicche e sputtanamenti, intrighi e complotti, Arianna non ne ha azzeccata una.
In Sicilia regna il casino più rusticano: “Soldi in nero per le sedi di Fdi in Sicilia”, Arianna Meloni sapeva del sistema Cannata”, titola Palermotoday.it. E ci fa sapere che ‘’Luca Cannata, il principale rappresentante di Giorgia Meloni nella commissione Bilancio alla Camera, di cui è vicepresidente, ha ammesso a Today.it la raccolta di denaro in contanti senza rendicontazione, sostenendo che si trattava di una colletta, un regolare contributo volontario”.
“Gli ex assessori, nel periodo in cui Cannata era sindaco di Avola in Sicilia, hanno invece dichiarato a Today.it che gli versavano una somma fissa mensile: un impegno compreso tra i 250 e i 550 euro per volta, con un totale che per tutti i cinque anni del suo mandato avrebbe superato i 150 mila euro. E, soprattutto, hanno rivelato che i soldi raccolti servivano anche a pagare le sedi del partito a Siracusa e ad Avola”.
Se in Sicilia FdI balla la rumba, a Milano impazza la tarantella. Debora Massari, figlia del divo della pasticceria Iginio è stata nominata, assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda alla Regione senza chiedere il permesso ai Fratelli La Russa, Ignazio e Romano, deus ex machina del potere in Lombardia. Alla Massari, che non ha nemmeno la tessera di Fratelli d’Italia, è bastato essere amica di Arianna.
La reazione non si è fatta aspettare. Secondo quanto riporta Lettera43.it: “La Russa ha preteso di decidere almeno una cosa: la caposegreteria. Roberta Capotosti torna così in Giunta: sarà lei la “burattinaia” dell’assessorato”, finito, come un gentil cadeaux, nelle mani dell’amica di Arianna.
Ma è col caso Ghiglia-Ranucci che il filo di Arianna si è attorcigliato pericolosamente intorno al suo collo.
Il 22 ottobre, il giorno prima della decisione del Collegio del Garante della Privacy di condannare “Report” a una sanzione di 150mila euro per aver diffuso l’audio della conversazione tra
Sangiuliano e la moglie, che ci faceva di bello il membro in quota FdI dell’authority, Agostino Ghiglia, riverito ospite per un’ora e dieci minuti nella sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa?
Ghiglia, in un soprassalto di fantasy degna di Tolkien, ha dichiarato di aver incontrato Italo Bocchino per “parlare di libri” (sic!). Ma, a detta del direttore editoriale del “Secolo d’Italia”, l’incontro è durato venti minuti “al massimo”.
Ahia!, chi ha incontrato Ghiglia per i restanti cinquanta? E dato che l’ufficio di Bocchino si trova sullo stesso pianerottolo di Arianna Meloni, che Ghiglia ha ammesso di aver “incrociato e salutato con due convenevoli”, si è aperto il rubinetto dei veleni.
Per Arianna, l’affaire Ghiglia è stata una botta terribile per i suoi neuroni: basta vedere il video con la sua rispostaccia ai cronisti che la tampinavano. A cui ha fatto seguito il pronto soccorso del “Corrierone” che ha accolto il suo sfogo furibondo: ‘’Si sente assediata, accusata ingiustamente, coinvolta in qualcosa che – si è sfogata con i suoi – è “senza senso, fuori da ogni logica”. Ed è agguerrita”, avvisa Paola Di Caro.
Che continua: “Anche per questo martedì sera, ‘’braccata’’ come dice lei dai giornalisti per tutto il giorno, a chi le chiedeva del caso Ranucci è sbottata: “Ma avete una forma di ossessione, dovete farvi curare!”. Parole che hanno sollevato critiche: può una personalità così di spicco sottrarsi al confronto?’’
‘’Lei ai suoi lo ha spiegato: “Io non ho cariche istituzionali, faccio vita di partito e scelgo di stare dietro le quinte, non devo rispondere sempre e comunque, e comunque non a chi attacca a senso unico. Perché una cosa è il doveroso giornalismo di inchiesta, anche nei nostri confronti, altra una caccia alle streghe a senso unico”.
Dopo le rivelazioni sui messaggi tra Sangiuliano e Ghiglia, l’affaire è diventato un terreno di scontro politico con Pd, M5S e Avs che hanno chiesto che il commissario dell’Autorità venga audito in commissione, affinché possa chiarire quanto accaduto.
“Essere potente è come essere una signora”, diceva Margaret Thatcher, “Se hai bisogno di dirlo, non lo sei.” Ma la responsabile della segreteria e del tesseramento della Fiamma dimostra di non essere propriamente una Lady di Ferro.
E Giorgia, pur amandola più di sé stessa, secondo quanto sussurrano alcuni deputati di FdI, l’avrebbe chiamata a rapporto e bacchettata per le sue scelte sbagliate: se il partito va avanti così, rischia di implodere…
Su, siate compassionevoli: un articolo per rincuorarla ci voleva….
(da Dagoreport)

This entry was posted on lunedì, Novembre 3rd, 2025 at 15:56 and is filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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