“ACCOLTI COME EROI, CHE EMOZIONE PORTARE AIUTI A CUBA”: UN VOLONTARIO ITALIANO RACCONTA IL VIAGGIO DEL CONVOGLIO CHE HA SFIDATO L’EMBARGO
LA STORIA DEL NUESTRA AMERICA CONVOY, LA SPEDIZIONE UMANITARIA CHE HA SFIDATO IL BLOCCO STATUNITENSE
«Alle prime luci del sole, stavamo costeggiavamo il Malecón, abbiamo visto centinaia di persone con bandiere e striscioni che erano lì a fare i cori e a cantare», racconta Umberto Cerutti. Umberto è uno dei volontari che ha seguito l’organizzazione del convoglio europeo diretto a Cuba e si è imbarcato sulle navi partite dal Messico. «Sembrava di essere degli eroi, quindi quasi esagerato, ma bellissimo» aggiunge. Il Nuestra América Convoy, a bordo del quale viaggiava, è arrivato in un momento di estrema difficoltà per Cuba, segnata dalla scarsità di combustibile e dalle sanzioni statunitensi. L’iniziativa, lanciata da Progressive International, ha unito associazioni e cittadini da tutto il mondo per portare aiuti concreti e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla situazione cubana. Umberto ha raccontato a Open la missione, le difficoltà incontrate e l’impatto umano di un’azione solidale dal basso.
Una missione tra aiuti umanitari e sensibilizzazione politica
Il convoglio è partito a febbraio con il doppio scopo: fornire aiuti alla popolazione e accendere i riflettori sull’isolamento dell’isola. «Cuba è sotto embargo dagli Stati Uniti da decenni, e la perdita del principale fornitore di petrolio, il Venezuela, ha aggravato la crisi», spiega Umberto, che a Cuba vive da un anno. Prima della crisi, il Paese importava circa il 50% del suo petrolio dal Venezuela. Oggi il carburante è razionato, i blackout sono frequenti e spostarsi nel Paese è complicato. A questo si aggiunge l’aumento costante del costo della vita e le difficoltà per famiglie e comunità nel reperire beni essenziali. «Il messaggio che volevamo lanciare è semplice: là dove i governi non riescono ad arrivare, i popoli e le persone, se si organizzano, riescono a fare la differenza», continua Umberto. Il convoglio, quindi, non era solo un trasporto di medicinali e beni materiali, ma anche un simbolo di solidarietà internazionale e di vicinanza al popolo cubano.
L’organizzazione del convoglio europeo
Preparare il convoglio europeo ha richiesto oltre due mesi di lavoro intenso e coordinamento tra associazioni e volontari provenienti da tutta Europa. L’attività principale consisteva nella raccolta e catalogazione delle donazioni, nella gestione logistica e nellìorganizzazione dei voli e delle spedizioni marittime. Volontari provenienti da diversi Paesi hanno preso aerei e imbarcato valigie piene di medicinali, mentre tre navi sono partite dal Messico cariche di generi di prima necessità. La nave principale, Granma 2, è stata preparata giorno dopo giorno. «Abbiamo passato giorni a sistemare e riparare le barche», racconta Umberto. Ma, prima ancora, c’è stato il problema di reperirle: nessuno voleva affittare ai volontari barche dirette a Cuba perché le assicurazioni non coprono quel territorio. Alla fine, Umberto e gli altri hanno trovato tre imbarcazioni disponibili: quasi dei relitti che hanno avuto bisogno di numerosi interventi prima di poter essere rimessi in acqua e caricati con i beni da consegnare sull’isola.
Difficoltà e i prossimi passi
La delegazione europea ha trasportato oltre cinque tonnellate di medicinali, sull’isola. Per Umberto il momento più significativo è stato la consegna delle donazioni all’ospedale William Soler dell‘Avana. «Vedere i camion scaricare le donazioni, gli occhi dei medici e dei pazienti emozionati, è stato unico. Anche se è solo una goccia nell’oceano, l’aiuto arriva davvero alle persone». La campagna Let Cuba Breathe, lanciata dall’AICEC, l’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba e dai partner internazionali, continua a dare voce alla situazione cubana organizzando nuove iniziative. La seconda edizione del convoglio europeo, prevista dal 21 aprile al 2 maggio, si concentrerà sulle regioni orientali dell’isola, da Santiago a Guantánamo.
Le difficoltà affrontate
Non sono mancati ostacoli durante la missione. Umberto ci racconta che l’organizzazione sul campo è stata «abbastanza complicata ma penso sia anche stata uno degli aspetti più belli di questo viaggio perché è stata un’organizzazione dal basso». Alcune difficoltà si sono presentate dal lato statunitense dove alcuni partecipanti hanno subito pressioni al momento del ritorno. «Molti sono stati
detenuti per ore e i loro computer sequestrati, un chiaro tentativo di ostacolare la solidarietà con Cuba», denuncia Umberto.
La situazione a Cuba
Cuba vive una crisi complessa, frutto di decenni di isolamento economico e pressioni internazionali. L’embargo statunitense, in vigore dal 1962, limita fortemente l’accesso a beni essenziali, petrolio, medicinali e tecnologie. La perdita del Venezuela ha aggravato la scarsità di carburante, rendendo i trasporti instabili e provocando blackout, mentre la pandemia e il calo del turismo hanno ulteriormente ridotto le entrate. Questa situazione è esacerbata da un periodo complicato per cuba da dopo la pandemia che ha segnato un calo del turismo che ha ridotto ridotto le entrate e le risorse disponibili, accentuando le difficoltà quotidiane di milioni di cubani. Nonostante queste difficoltà, il popolo cubano mostra grande resilienza e creatività. Umberto racconta infatti che «il cubano è maestro dell’arte dell’inventare: mezzi elettrici improvvisati, tricicli artigianali, soluzioni creative per andare avanti». Questa capacità di adattamento ha permesso a comunità intere di affrontare carenze e sfide spesso senza aiuti esterni.
(da Fanpage)
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