ADDIO A UN GRANDE IMPRENDITORE: E’ MORTO ALBERTO BERTONE, IL “RE DELLE ACQUE MINERALI” FONDATORE DI “SANT’ANNA”, AVEVA 59 ANNI
LE CORAGGIOSE PRESE DI POSIZIONE: “SONO FAVOREVOLE AL SALARIO MININO, ANZI 9 EURO L’ORA SONO POCHE”… QUANDO REGALO’ UNA MENSILITA’ A TUTTI I DIPENDENTI
E’ morto nella notte Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna. Bertone, 59 anni, lottava da mesi contro una grave malattia scoperta per caso tempo fa: negli ultimi giorni le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate.
La società, la famiglia Bertone, tutti i suoi dipendenti e collaboratori danno l’annuncio “con immenso dolore”. L’imprenditore, che nove anni fa aveva perso la moglie, lascia i due figli Filippo, 20 anni, studente universitario a Milano, nato da una prima unione, e la più piccola di 10 anni. Laureato in Scienze politiche a indirizzo economico e con un master al Politecnico di Milano, Bertone era stato anche consigliere superiore della Banca d’Italia e consigliere della Fondazione Crt.
Fondatore dell’azienda nel 1996, Bertone, come sottolineano fonti della società, “imprenditore visionario e coraggioso, ha saputo coniugare visione imprenditoriale, capacità d’innovazione e una profonda attenzione per le persone, diventando nel tempo un punto di riferimento non solo per il suo settore, ma per l’intero tessuto economico e sociale del Paese”.
Per il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, “Torino perde oggi un grande imprenditore e una persona di straordinaria umanità. Alberto Bertone è stato un amico, un torinese autentico, esempio di etica del lavoro e di visione. Alla sua famiglia e ai suoi collaboratori va il nostro cordoglio e il mio più sincero abbraccio”.
Bertone, nato a Moncalieri nel 1966, aveva creato praticamente dal nulla la società Sant’Anna Fonti di Vinadio, nel Cuneese, assieme al padre Giuseppe grazie a un’intuizione di quest’ultimo: imprenditore edile come da tradizione di famiglia, aveva intuito per tempo la crisi che avrebbe decimato il settore delle costruzioni, avviando un processo di “diversificazione familiare” che ha portato il marchio piemontese in poco più di dieci anni a diventare leader nazionale delle acque minerali davanti a nomi prestigiosi controllati anche da potenti gruppi internazionali come la Nestlé, e a investire, primo in Italia, anche sull’e-commerce e sui robot per gestire il magazzino.
La chiave del successo è stata proprio quella sorgente individuata da Bertone senior nel 1995: la sorgente Rebruant a Vinadio, nelle Alpi Marittime, a quota 1950 metri, da cui sgorga un’acqua leggerissima e pura al punto da non richiedere alcun trattamento. Nonostante il settore delle acque minerali fosse dominato da multinazionali, con margini risicati e concorrenza feroce, la famiglia decise di investire. Alberto, all’epoca trentenne e con nessuna esperienza nel beverage, venne incaricato dal padre di occuparsene. Un anno dopo nacque la società di cui Alberto è stato fino a ieri presidente e amministratore delegato.
In dieci anni Alberto brucia tutte le tappe. La Cina, dieci anni fa, diventa una delle tessere più importanti di un mosaico internazionale che la società di Vinadio costruisce e che si estende da alcune Repubbliche ex sovietiche all’Arabia Saudita, dalla Francia al Belgio, alla Russia, al Sud Africa e a Hong
Kong. In un paese come l’Italia, nel quale si affollano circa trecento marchi di acque minerali molti dei quali controllati da gruppi internazionali, Sant’Anna riesce a conquistare la leadership grazie anche ad alcune sue intuizioni come la bottiglia da 1,5 litri completamente biodegradabile che, se smaltita nei siti di compostaggio, si dissolve in 80 giorni.
Negli ultimi anni, oltre a consolidare la propria posizione in Italia e a livello globale, il gruppo Sant’Anna guidato da Bertone ha dovuto anche affrontare sfide impegnative come la penuria di anidride carbonica sui mercati internazionali, necessaria per produrre l’acqua frizzante, e il cambiamento climatico con la conseguente siccità e la necessità di trovare nuove sorgenti.
Ma il lascito di Bertone, spiegano ora fonti della società, “va oltre i risultati economici: la sua umanità, il rispetto per i collaboratori, la sensibilità verso il territorio e la costante volontà di migliorare, ne hanno fatto un esempio di leadership autentica e generosa. Un grande uomo guidato da altruismo e senso del dovere che non saranno mai dimenticati, profondamente legato alla sua famiglia”.
In un’intervista a Repubblica, due anni fa, Bertone si era schierato a favore del salario minimo, argomento ancora adesso di stretta attualità, e aveva aggiunto che avrebbe dovuto essere dignitoso: “Troppo pochi 9 euro l’ora”, aveva detto, aggiungendo che “devono aumentare i controlli su lavoro nero, sfruttamento e non corretta applicazione dei contratti”. Nel 2022, per fronteggiare caro bollette e inflazione, Bertone aveva dato
una mensilità in più ai 200 dipendenti della società.
E proprio in famiglia Alberto Bertone ha dovuto affrontare anche prove durissime, compresa la scomparsa del padre vittima nel 2008 di un incidente stradale a Marene, sempre nel Cuneese: nell’aprile del 2016, a causa di un malore, era morta sua moglie, Roberta Ruffino, che aveva 40 anni e la figlia di sette mesi per la quale stava organizzando il battesimo. Due anni dopo lo stesso destino, per una malattia, era toccato alla cognata Cristina Menegozzo, 53 anni, architetto e designer, moglie del fratello Fabrizio e anch’essa strettamente legata all’exploit del marchio: era stata lei, infatti, a disegnare la prima bottiglia da cui prese il via l’avventura globale della Sant’Anna.
Cordoglio arriva anche dall’Unione Industriali di Torino, di cui Bertone era uno storico associato: “Sostenibilità, coraggio e responsabilità sociale – è il commento del presidente Marco Gay – Sono questi i primi valori che mi vengono in mente pensando ad Alberto Bertone, che ci ha lasciato oggi improvvisamente. E’ stato anche un grande innovatore, perché ha coniugato una forte visione industriale alla comunicazione di un bene prezioso come l’acqua, come strumento universale di benessere e salute. Ebbe il coraggio di mettere una foto di suo figlio in fasce sull’etichetta, per garantire personalmente il suo prodotto. L’eredità che lascia andrà quindi lontano, molto oltre anche tutte le tante strade che la sua acqua ha seguito”.
(da Repubblica)
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